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MIGRAZIONI
Territorio d'accoglienza
Giovanni Lattarulo · Fuori Binario n. 270, Febbraio 2025
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Autore: Giovanni Lattarulo
Oltre 10mila i richiedenti asilo ospiti in Toscana. Il sistema italiano garantisce davvero questo diritto?
In Toscana 10.198 persone straniere beneficiano del sistema di accoglienza (dati al 31/12/2024, fonte Ministero dell'Interno). Di esse 8.341 sono ospitate nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e altre 1.857 nel Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI). Ma quali sono i diritti di queste persone? Dove nasce il dovere di ospitarle nel nostro Paese? Come si può sostanziare quanto affermato dal presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno quando afferma che "Il rispetto verso gli altri rappresenta il primo passo per una società più accogliente, più rassicurante, più capace di umanità. Il primo passo sulla strada per il dialogo, la collaborazione, la solidarietà, elementi su cui poggia la nostra civiltà"?
Il rifugiato, o richiedente asilo, è "chiunque nel giustificato timore d'essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può, o per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato". Si tratta della definizione contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951 nel quadro di un nuovo ordine internazionale sorto dopo la Seconda guerra mondiale.
La possibilità del riconoscimento dello status di rifugiato veniva ancorata a specifici motivi di persecuzione, ma già nel contesto dell'approvazione della Convenzione gli Stati furono invitati ad estendere la protezione ad altre più ampie circostanze. Il diritto di asilo è stato quindi esteso in favore delle vittime di situazioni di violenza indiscriminata o di gravi turbative dell'ordine pubblico all'interno del paese di appartenenza nelle aree geografiche dell'Africa, delle Americhe, dell'Europa.
Un'ulteriore estensione del diritto di asilo la ritroviamo nell'articolo 10 della Costituzione italiana in favore dello straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra Carta. Il "diritto di asilo costituzionale", nell'interpretazione data dai giudici, si collega strettamente al contenuto dell'art. 2 della Costituzione che riconosce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Con questa nuova visione i diritti di democrazia e i diritti inviolabili della persona acquisiscono un valore universale e perdono la connotazione di prerogativa riservata ai cittadini di uno Stato attraverso il riconoscimento del diritto di asilo al cittadino straniero che li abbia visti negati nel suo paese.
La Costituzione italiana fu scritta da persone che durante il regime fascista ricevettero asilo in altri paesi (un esempio è quello di Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, che trovò rifugio in Francia) e offre oggi una protezione a cittadini stranieri che un domani potranno essere anche loro protagonisti di processi di cambiamento democratico e di sviluppo civile nei loro paesi, e che possono rappresentare un "ponte" con aree geografiche a noi distanti nel contesto di ampi processi di cooperazione tra i popoli.
Il riconoscimento del diritto di asilo presuppone una valutazione positiva della richiesta da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della Protezione internazionale, o da parte del giudice in caso di ricorso, e può portare all'attribuzione dello status di rifugiato, di titolare della protezione sussidiaria o derivante dagli obblighi costituzionali. La tutela del diritto di asilo nel nostro paese si sostanzia innanzitutto nell'opportunità per il cittadino straniero di soggiornare regolarmente nel territorio dal momento della richiesta fino alla definizione della domanda, e naturalmente anche successivamente se la domanda viene accolta. Si concretizza inoltre nella predisposizione di un sistema di accoglienza teso ad offrire al beneficiario opportunità di sviluppo di una propria condizione di vita autonoma.
Ecco spiegati allora i CAS e i SAI, che rappresentano il sistema italiano di accoglienza nel settore dell'asilo. Il sistema di accoglienza nasce agli inizi degli anni Novanta in ambito nazionale, con il coinvolgimento diretto degli enti locali chiamati ad aderire su base volontaria. Ad ogni progetto della Rete SAI corrisponde un ente locale capofila con un possibile coinvolgimento di altri enti locali limitrofi. Accanto ai centri di accoglienza della Rete SAI si è poi fortemente sviluppata la rete dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), oggi numericamente prevalenti, gestiti da soggetti privati selezionati dalle Prefetture e rivolti a richiedenti asilo.
Il sistema potrebbe funzionare meglio, naturalmente. Basti citare i tempi di attesa per ottenere una risposta alla domanda di asilo, purtroppo non rapidi. Inoltre potrebbero essere superate le differenze tra i diversi sistemi di accoglienza che spesso vedono enti parzialmente presenti in diverse aree. Tali obiettivi garantirebbero un sistema più omogeneo e coeso, in grado di coinvolgere meglio tutti gli enti e le comunità locali. A guadagnarne sarebbe tutto il nostro territorio che, lavorando fuori dai riflettori, dimostra di saper accogliere lo straniero molto meglio di come rappresentato da certa politica e certa stampa nel nostro Paese.
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Da cosa fuggono i migranti
Per capire meglio cosa c'è dietro la causa di tante migrazioni, pubblichiamo un estratto di alcuni messaggi resi pubblici dai giovani pakistani ospitati dall'associazione "Oltre - Ponti fra i Mondi" di Vicchio, attiva in Mugello con lo scopo di favorire l'integrazione fra persone di culture differenti. Ce li ha inviati la nostra lettrice Marina Carli che ringraziamo.
78 giorni di assedio "Per favore, chiediamo a tutti gli operatori umanitari, in occasione della gioia natalizia, di fermare l'assedio di Parachinar (cittadina a 300km dalla capitale Islamabad, ndr), nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, in Pakistan, che ormai dura da 78 giorni. I terroristi hanno ucciso molti sciiti innocenti durante il massacro, i cui video si trovano sui social. La gente muore di fame, tutte le strade sono completamente bloccate, la gente è costretta letteralmente a morire di fame. Non ci sono medicine negli ospedali. Manca tutto. Lo stato del Pakistan non è riuscito a proteggere gli sciiti di Parachinar. I terroristi arrivano dall'Afghanistan e uccidono i nostri bambini e le nostre donne. Per favore sosteneteci. Ci auguriamo che ci sostenga anche il governo italiano. È a causa di queste brutalità che ci siamo rifugiati nel vostro paese".
Bambini e anziani muoiono di fame "Siamo molto preoccupati per gli anziani e i bambini della nostra casa a Parachinar. La strada è bloccata da 78 giorni. Bambini e anziani muoiono di fame. Lo stato del Pakistan non è riuscito a proteggere le nostre vite e le nostre proprietà. Un piccolo elicottero ha portato medicine da Karachi ma non sono sufficienti. Oltre 400mila persone sono sotto assedio e la temperatura è sotto i 5 gradi. Non ci sono né cibo né bevande nei mercati. C'è una tragedia umanitaria nella città di Parachinar".
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