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RITRATTI - CONTROVENTO
Libera di amare
Laura Bardelli · Fuori Binario n. 270, Febbraio 2025, pagina 2
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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Laura Bardelli
Diventa un film la storia della prima donna italiana a dichiararsi lesbica. Licenziata, rimase senza dimora e visse sui treni.
L'8 marzo 1972 Mariasilvia Spolato, insegnante di matematica, attivista del movimento "Fuori!" (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e del collettivo femminista Pompeo Magno, sfila a Campo de' fiori rivendicando, con un cartello che verrà immortalato da "Panorama" a corredo di un'intervista a Simone de Beauvoir, la sua omosessualità: è la prima donna italiana a dichiararsi pubblicamente lesbica. Quello scatto, e la coraggiosa battaglia contro quella che Mariasilvia definiva la "doppia oppressione" (come donna e come omosessuale) le costeranno cari: sarà allontanata dall'insegnamento "per indegnità", dopo essere stata già in precedenza "demansionata", ovvero trasferita d'ufficio dall'istituto tecnico di Frascati in cui prestava servizio ad una scuola media di Roma. Per un paio di anni resta nella capitale, grazie alla rete delle compagne ma poi, senza soldi né casa, allontanatasi anche dalla famiglia (era nata nel 1935 a Padova), scivola velocemente ai margini della società e comincia una vita raminga sui treni (acquista biglietti di andata e ritorno sulla tratta Roma-Bolzano, lungo la quale di fatto vive), in compagnia di due grandi borse, dei giornali raccattati da terra, delle sigarette e delle sue voci interiori. E dei libri, da cui non si separa mai: ne ha pure scritto uno, un manuale di insiemistica a uso scolastico ("Gli insiemi e la matematica: con 120 esercizi" Bologna, Zanichelli, 1970); e a seguire un altro, con prefazione di Dacia Maraini, su "I movimenti omosessuali di liberazione" (Roma, La nuova Sinistra, 1972).
Poi, di lei si perdono le tracce: la ritroviamo sul finire degli anni Ottanta a Bolzano, terra che le è cara per ragioni familiari, dove le testimonianze la ricordano intabarrata nella sua giacca a vento rossa e blu, il cappello ben calcato sulla testa, sempre intenta a leggere o a scrivere, spesso nei pressi della Biblioteca civica, dove si ripara quando il freddo morde troppo forte. Infine, le precarie condizioni di salute la inducono a porre fine ad un trentennio di vita senza dimora e ad accogliere l'aiuto dei servizi sociali, che le offrono un posto prima presso "Casa Margaret" (rifugio per donne senza tetto della diocesi di Bolzano), e dal 2008 presso la casa di riposo "Villa Armonia". Mariasilvia accetta ad una sola condizione: restare libera di girare a suo piacimento durante il giorno e solo alla sera rientrare in struttura; qui, molto lentamente, comincerà a riacquistare fiducia nella comunità e a raccontarsi.
Circa un anno dopo la morte, avvenuta il 31 ottobre 2018, la sua vicenda è ricostruita da un articolo uscito il 9 novembre 2019 sul quotidiano "Alto Adige".
Questa storia di impegno, emarginazione e ritrovata solidarietà è adesso diventata un film ("Io non sono nessuno", scritto e diretto da Geraldine Ottier, per Thyche Production), presentato in anteprima al Florence Queer Festival nel novembre scorso: nelle sale uscirà in occasione della Festa della donna, il prossimo 8 marzo. Abbiamo incontrato la regista, cui va il merito di aver contribuito, con la sua ricostruzione attenta e a tratti poetica (che si avvale della bella colonna sonora dei "Rumorerosa"), a dare visibilità a una storia "di giudizio e pregiudizio – ci dice – che pare quasi inventata" per il corto circuito di discriminazione e ingiustizia di cui è portatrice e per la potenza simbolica dei suoi passaggi: sul filo rosso della fotografia, di cui Mariasilvia era appassionata, e sulla grande metafora del treno come viaggio nella vita (forse il rumore del treno, spiega ancora Geraldine, era "l'unica cosa che riuscisse a sovrastare e attutire il suono delle voci nella sua testa"), è infatti costruita l'intera narrazione, che si distende con un ritmo affabulatorio e costante per tutte le due ore e mezzo di durata della pellicola. Ma soprattutto colpisce, sottolinea infine, "l'estrema dignità di una donna che non ha mai ceduto alla tentazione della rabbia, della lamentela o del protagonismo" né, aggiungiamo, si è piegata ai venti che spazzano questa nostra epoca di narcisismo collettivo.
L'Università di Padova, che nel 1678 è stato il primo ateneo al mondo a laureare una donna (Elena Lucrezia Cornaro Piscopia), dedica ogni anno una giornata di studi alla ricostruzione della biografia di Mariasilvia Spolato, cui mancano ancora tante tessere: poco si sa, per esempio, della sua attività poetica, né è possibile ricostruire, se non a grandi linee, le tappe del suo lungo vagabondare sui treni. Il gruppo di studi riunito intorno al professor Giovanni Focardi garantisce in tal modo alle ricerche in corso il necessario rigore storico e storiografico e si pone l'obiettivo di collocare questa complessa figura di donna nel più vasto contesto dell'attivismo italiano e internazionale, contribuendo a dare spessore ad una vicenda letteralmente "extra-ordinaria".
Per chi volesse approfondire, segnaliamo i seguenti contributi: Sara Poma, "Prima", un podcast del 2021; Focardi Giovanni, Da Lio, Nicolò, Mansi Adriano, "Essere esseri umani. Il coraggio di Mariasilvia Spolato", 2021; Donata Mljac Milazzi, "Da un pugno di polvere, la biografia della prima donna che ha compiuto coming out in Italia. 1935 - 2018", Rossini Editore, 2024.
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Uscito sul numero 270 (Febbraio 2025), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
