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BENI COMUNI

L'acqua pubblica non è un pranzo di gala

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 270, Febbraio 2025, pagina 3

!Beni comuni

Autore: Valentina Baronti

Undici sindaci contro la multiutility: "Non si possono fare profitti sulla pelle delle nostre comunità. Per l'acqua la gestione in house è più conveniente, oltre che democratica". Intanto la quotazione in borsa viene sospesa.

Coordinamento No Multiutility

Oltre venti associazioni in tutto il territorio toscano portano avanti da tempo una campagna contro la multiutility toscana, con momenti di approfondimento con la cittadinanza e azioni di protesta. Nel novembre 2023 i Comuni a guida Pd, con la regia dei Sindaci di Empoli, Firenze e Prato, ossia i soci con le quote maggiori, sottopongono a votazione quasi simultanea in decine di consigli comunali la decisione di dare vita alla società multiservizi. Fin da subito, movimenti ambientali e comitati locali, in particolare a Prato e Pistoia, hanno sollecitato referendum civici, per far esprimere la cittadinanza sulla questione della finanziarizzazione di servizi pubblici e beni comuni, contrariamente alle promesse elettorali delle loro amministrazioni. A questo si affiancano le azioni dei Sindaci contrari alla privatizzazione dei servizi pubblici, che hanno votato contro nelle assemblee di ambito e portato il caso alla Corte dei Conti, confermando l'illegittimità della cessione delle reti idriche ai privati, oltre al fatto che i Comuni non avrebbero il controllo dei servizi pubblici che erogano. L'operazione multiutility avrà grosse ripercussioni sulle vite dei cittadini coinvolti, peraltro già evidenti con l'inarrestabile rincaro delle tariffe negli anni a fronte di scarsi investimenti, per dirottare molte risorse su dividendi crescenti ai soci. Solo grazie al movimento dal basso è stato possibile portare all'attenzione dell'opinione pubblica questo ennesimo gioco di scatole cinesi, deciso sulle nostre teste.

A colpi di sentenza

Tutta l'operazione multiutility risulta anomala. La Corte dei Conti esprime due pareri negativi: prima, su istanza di Vinci, perché "l'operazione darebbe vita a una società con costi certi ed un appesantimento della procedura decisionale" e poi, su istanza di Loro Ciuffenna, perché l'operazione potrebbe violare l'inalienabilità dei beni demaniali. Nel 2024 il Tar nega l'accesso agli atti al consigliere comunale Dmitrij Palagi, in quanto il Comune di Firenze, socio di maggioranza, non detiene una partecipazione tale da configurare una "influenza dominante", stabilendo così la totale mancanza di controllo pubblico sulla neonata società.

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L'intervista al Sindaco Carovani

Quanti di noi si trovano in difficoltà con le fatture dei servizi pubblici? Quanto reddito viene mangiato ogni mese da spese di cui non possiamo fare a meno: acqua, rifiuti, energia? Quanti sono alle prese con inefficienze che questi anni di gestione mista pubblico-privata non hanno risolto, ma piuttosto aggravato? Le conseguenze della progressiva privatizzazione dei beni comuni sono sotto gli occhi di tutti e con la multiutility la situazione non può che peggiorare. Per un motivo molto semplice: si delega ogni decisione ai Consigli di amministrazione in cui siedono i privati, che hanno lo scopo del lucro. Con le elezioni dello scorso anno sono cambiate il 70% delle amministrazioni comunali e si è aperta la possibilità di rivedere la decisione di andare verso la multiutility. Un gruppo di undici sindaci, il cui capofila è Sesto Fiorentino, battezzati come "ribelli", ha presentato un documento il 23 ottobre scorso, che non è stato votato dall'assemblea di ambito. Tra questi c'è Giuseppe Carovani, sindaco di Calenzano.

Sindaco Carovani, quali sono le vostre richieste? Chiediamo che l'acqua sia pubblica e che venga quindi gestita in house dai Comuni, senza quotazione in borsa e senza soci privati. Cosa che peraltro avviene in altre zone della Toscana e in altri Comuni d'Italia, soprattutto al nord, anche di colore politico diverso dal nostro. Sono esempi virtuosi, hanno tariffe più basse di quelle di Publiacqua, dove negli ultimi anni, su un investimento totale di un miliardo e 200 milioni di euro, il privato ne ha messi 60 milioni e si è portato a casa 200 milioni di utili. Se la gestione fosse stata tutta pubblica quei 200 milioni sarebbero serviti agli investimenti o a ridurre la tariffa per i cittadini.

In sostanza, state dicendo che, se non è andata bene finora perché dovrebbe migliorare con il nuovo bando sul socio privato? Proprio così. Non si capisce perché si debba uscire da un chiodo per infilarsi in un altro per altri trent'anni. Non è come individuare un soggetto che deve farti i lavori di investimento. Se non assolve il contratto, potrai avere dei contenziosi, ma lo risolvi. No. Qui hai un socio per trent'anni che, se incappi male e vuoi mandarlo via, devi pagare penali mostruose. Le gestioni in house invece funzionano e non si capisce perché dovremmo metterci nelle mani di un privato, senza nessuna garanzia.

E gli investimenti, chi li farebbe? Si possono fare accedendo al credito bancario, per esempio. Siamo in un regime di monopolio. Se non finanziano questo le banche cosa devono finanziare? Ma possiamo trovare anche altre forme, obbligazioni popolari per esempio, senza dover cedere la proprietà di un servizio pubblico al privato e mantenendo in mano pubblica la gestione del servizio. Questa è la strada maestra, le altre sono scorciatoie che non si sa bene a quale fine sono state create.

Il vostro documento non è stato approvato, mentre è passato quello di Firenze, Prato ed Empoli. Sì. È stata messa in pausa la scelta di quotare in borsa il nuovo soggetto industriale e ci si è impegnati a cercare altre fonti di finanziamento e verificare quindi quello che dicono i comuni "dissidenti". Ma l'utilizzo del tempo può essere il solito giochino. Noi abbiamo votato contro, perché la quotazione in borsa non è stata del tutto accantonata, quindi rimane un elemento di ambiguità.

Il nodo principale è l'acqua. La priorità è quella dell'acqua, perché un referendum del 2011 ha sancito che per i cittadini l'acqua deve essere pubblica e non deve esserci nessun riconoscimento di dividendi per il capitale investito. La stessa assemblea dell'autorità idrica nel 2018 ha votato all'unanimità per l'acqua pubblica, perché poi nel 2023 si è cambiato idea? Per l'energia il discorso è diverso perché siamo in regime di mercato. Per i rifiuti non ci sono garanzie e c'è un problema di democrazia. Già adesso il Comune non ha di fatto possibilità di determinare le tariffe, perché i piani finanziari vengono approvati dall'autorità di ambito e il Comune non ha margini. Solo a Calenzano in tre anni la TARI è aumentata del 70%.

L'acqua pubblica è possibile? I rapporti di forza sono a nostro sfavore, siamo 11 sindaci, contro l'83% dell'assemblea che ha approvato il documento di Firenze, Prato ed Empoli. Ma intanto la quotazione in borsa è stata sospesa e per la gara c'è ancora tempo. Abbiamo margini per riaprire il dibattito nelle nostre comunità.

A 14 anni dall'inequivocabile scelta referendaria dei cittadini italiani - 26 milioni di Sì, il 95,8% dei voti - i beni comuni sono ancora sotto attacco.

Pagina 3 del numero 270 Uscito sul numero 270 (Febbraio 2025), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero