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SOCIETÀ

Un carcere senza futuro

Vincenzo Russo · Fuori Binario n. 270, Febbraio 2025, pagina 4

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Autore: Vincenzo Russo

Il 2025 si apre con l'ennesimo suicidio a Sollicciano. Non si può recuperare un contesto così devastato.

È appena iniziato l'anno nuovo e a Sollicciano si conta l'ennesimo suicidio. Non solo è il primo dopo appena due giorni dall'inizio del 2025, ma anche il decimo in quasi tre anni. Una vera strage, una strage di innocenti, che sono tali non per non aver commesso un errore, ma per il loro subire il torto ed il dolore di una condizione di estrema povertà e abbandono.

Tutto questo è inaccettabile e non può continuare ad avvenire in mezzo al silenzio dell'indifferenza.

Mai la privazione della libertà può trasformarsi in circostanza di privazione della vita! Eppure questo è ciò che accade a Sollicciano, dove l'esito della morte, in mezzo ad una disperata condizione, appare l'unica via di uscita da un tunnel senza fine di povertà e di soppressione di ogni più essenziale dignità umana.

Dentro quelle mura, non solo si è assolutamente lontani dalla giustizia ma anche dalla verità, che nella negazione di ciò che più è umano riceve la sua maggiore offesa.

A farne le spese, gli invisibili, quelli che a tutti gli effetti sono trattati da figli di un "dio minore", ai quali è tolto quasi tutto, compresa la giusta applicazione del diritto. A realizzare ciò è lo Stato stesso che, ammantato di rigore e infallibilità all'esterno, dentro il carcere contraddice la sua natura e finalità, realizzando ciò che gli è contrario.

Quando qualche voce si leva per dire basta a questa strage che si sta consumando a Sollicciano, subito viene ridotta al silenzio. Così è stato per il cappellano, che più volte ha manifestato ciò che stava e sta tuttora accadendo in quell'Istituto, fino a che non è stato allontanato. Altre voci, invece, sono state diffuse e caldeggiate, quelle proclamanti gli ambiziosi progetti realizzati all'interno.

Ricordo l'annuncio della realizzazione degli Uffizi diffusi a Sollicciano, così come il racconto di percorsi di lavoro e formazione professionale avviati con la collaborazione di soggetti esterni. Ebbene, di tutti questi proclami non vedo frutti significativi oggi in carcere. Che fine hanno fatto tali progetti, cosa hanno portato, quale esito hanno avuto i fondi appositamente impiegati? Tutto ciò, sebbene abbia ricevuto un notevole risalto mediatico, non ha restituito altro se non persone abbandonate.

Mentre si distraeva l'attenzione con roboanti notizie, di fatto, dall'altra parte si lasciava ad una quotidianità di rovina ogni progetto realmente importante per le persone detenute. La luce accesa da questi annunci illuminava sepolcri imbiancati, vendendo come vita ciò che era morte.

Che ragioni vi sono ancora per tenere aperto un carcere che non serve a nulla, che è solo una tomba per i vivi, che costa e non restituisce altro se non persone peggiori di quello che erano prima, quando non cadaveri?

La strage non può continuare, la disperazione non può essere l'esito di un percorso che, invece, la nostra Costituzione vuole sia destinato al recupero e al pieno ritorno alla vita. Davanti a questi morti ci sono responsabili, con nomi e cognomi. Non si tratta di eventi accidentali ma del frutto di inadempienze o di errati interventi rispetto ai quali coloro che ne sono causa, ad ogni livello, devono essere chiamati a rispondere. Ciò che accade a Sollicciano non è inevitabile ma conseguenza di un sistema che non funziona e che va urgentemente messo in discussione.

Adesso, di fronte alla notizia del nuovo suicidio, si sente invocare da qualcuno la proposta di iniziative di prevenzione rispetto a simili eventi. Si dimentica però, che nel carcere fiorentino nessuna prevenzione può trovare efficace attuazione. Ad essere irrecuperabile e devastato è tutto il contesto in sé; non si può costruire nulla in un contesto così altamente distruttivo che continua a seppellire una dietro l'altra vite umane, mentre è esso stesso che deve essere seppellito.

Nelle stanze e nei comodi salotti della politica, si ragiona di possibili interventi parziali, di una ristrutturazione a pezzi del complesso. Mentre ciò è assolutamente inutile ed insufficiente ad affrontare il problema, si continua a morire e gli unici pezzi reali sono quelli sanguinanti delle vite frantumate di coloro che sono lì reclusi.

Non c'è futuro per Sollicciano, nessuno. Se si vuole, incoscientemente, continuare a tenerlo in vita ad ogni costo, sarà il futuro delle persone detenute ad avere qui la sua tomba.

Pagina 4 del numero 270 Uscito sul numero 270 (Febbraio 2025), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero