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CULTURA - LA VITA MESSA A NUDO
La compassione del samaritano
Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 270, Febbraio 2025, pagina 7
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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
Il dipinto di Domenico Fetti raffigura l'umanità di un "ultimo".
La luce di un tardo pomeriggio d'autunno domina i dipinti, straordinari, di Domenico Fetti: artista "introverso e isolato" (come lo definì Francis Haskell) che coniuga una raffinatezza compositiva di ascendenza tardo-manierista (aveva studiato a Roma con Ludovico Cigoli, e conosceva bene l'opera di Federico Barocci) con un'efficacia emotiva tutta caravaggesca, e con un segno sfaldato e impressionista che, attraverso una precocissima sequela di Rubens (del quale conobbe direttamente le opere mantovane, essendo anch'egli al servizio dei Gonzaga), recupera in profondità Tiziano e Correggio.
Vediamo una delle tante versioni della sua Parabola del buon samaritano, la cui 'matrice' era stata concepita per ornare, insieme ad altri dodici quadri che rappresentavano altre parabole evangeliche e proverbi biblici, una sala del Palazzo Ducale di Mantova.
È un'invenzione potente, che attraverso Delacroix arriverà a sedurre Vincent Van Gogh. "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico – racconta Gesù nel Vangelo di Luca – e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: 'Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno'".
Vediamo il volto del ferito, che il samaritano adagia sul suo povero asino.
Vediamo in lui quell'essere umano che il sacerdote e il levita non vollero vedere. I primi saranno gli ultimi… Non vediamo invece il volto del soccorritore: un samaritano, che per gli ebrei del tempo di Gesù equivaleva a dire eretico, scismatico, quasi un pagano. Una non-persona: un ultimo. Tradotta in termini attuali, la parabola suonerebbe così: un uomo bianco è in terra per strada, ferito. Passa un ministro della Repubblica, e non si ferma. Passa un imprenditore di successo, e non si ferma. Passa un professore: e non si ferma. Poi passa un immigrato, nero: e si ferma, e lo soccorre. Commentando la parabola, Enzo Bianchi ha detto: "Non esiste il prossimo: il prossimo è colui che io decido di rendere vicino". Forse Fetti non ci mostra il volto del samaritano perché ci ricordiamo che quel volto potrebbe essere il nostro. Se solo decidiamo di rendere vicino chi ha bisogno di cura. Se solo cogliamo l'occasione per salvare noi stessi.
Domenico Fetti e bottega, La parabola del samaritano, olio su tela, 1618-22. Madrid, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza
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Uscito sul numero 270 (Febbraio 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
