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Per un buon 2025Cristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
Dopo tre anni e mezzo di lotte il Collettivo e le Rsu ex-Gkn sono riuscite a far approvare una legge regionale sui consorzi di sviluppo industriale. Norme innovative che permetteranno anche l'esproprio degli stabilimenti la cui proprietà si rifiuta di reindustrializzare, puntando all'ennesima speculazione edilizia. Era l'ora, si tratta della mera applicazione dell'articolo 42 della Costituzione: "La proprietà privata può essere [...] espropriata per motivi d'interesse generale".
La cosa più intrigante dal nostro punto di vista è che questa legge vede la luce semplicemente perché la politica, dopo le iniziali esitazioni, non è potuta sfuggire alla pressione popolare promossa dal Collettivo, al rullare esplosivo dei tamburi nelle stanze istituzionali, ai movimenti solidali alla lotta, alle tante iniziative di sostegno alla vertenza: 40.000 persone nelle strade di Firenze all'indomani dei licenziamenti e poi altre migliaia a presidi, a manifestazioni, spettacoli teatrali, festival di letteratura working class. Una miriade di articoli, inchieste, servizi giornalistici e libri ha acceso un faro sull'impegno e le analisi degli operai, creando una narrazione che ha costretto la politica, per una volta, a stare dalla parte giusta.
Grazie, operai ex Gkn, il vostro invito alla convergenza contro la speculazione finanz-capitalista e i vizi delle amministrazioni ha dato i primi frutti. A noi resta una grande lezione: in politica le ragioni dei migliori possono avere speranza solo se i migliori agiscono concretamente con trasparenza, costanza e serietà. La luce in fondo al tunnel è ancora lontana, ma per un 2025 in cui si avverino i nostri desideri di giustizia sociale abbiamo una strada tracciata da seguire.
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Non violento radicaleTiziano Cardosi · Ritratti - Controvento
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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Tiziano Cardosi
Dal movimento NO TAV, il suo messaggio ancora vivo contro le opere inutili e dannose
Quando ad Alberto Perino diceva no che era il leader del movimento No TAV, rispondeva un po' irritato: "In Valsusa non ci sono capi, ognuno è il leader di se stesso". Credo sia bene partire da questa frase e da questo atteggiamento per capire la particolarità del movimento No TAV e l'importanza dell'uomo che, malgrado tutto, è diventato un importante simbolo della lotta ambientalista, economica, politica, tecnica contro una linea ferroviaria dannosa e assolutamente non necessaria e contro quel nefasto fenomeno delle grandi opere inutili e imposte.
Chi conosce un po' le vicende della lotta contro la ferrovia Torino-Lione, sa che le parole di Alberto sono vere, il movimento No TAV è una esperienza rara – purtroppo - in cui una intera comunità si mobilita con una notevole intelligenza collettiva auto-diretta.
In ogni contesto ci sono persone con diverse competenze e perciò ruoli particolari, c'è chi è capace di organizzare assemblee dove dibattere e decidere; c'è chi è capace di supportare il movimento con le proprie attitudini culinarie (i mitici Fornelli in lotta); c'è chi ha competenze tecniche che hanno rivoltato il progetto TAV come un calzino, dimostrandone l'irrazionale insensatezza. C'è una realtà religiosa che ha sentito il progetto TAV come una offesa a quei luoghi sacri da millenni, alla gente della valle e della montagna (il Rocciamelone); c'è un mondo laico che preferisce stare in strada o nei boschi a contestare e ostacolare gli inutili cantieri, tagliando illegittimi e ingiusti recinti; c'è chi ne scrive, chi ne parla, chi diffonde volantini; insomma c'è una comunità che si è resa miracolosamente conto che stava per abbattersi su di essa un disastro ambientale ed ha risposto in modo corale. Da qui è rinata anche una realtà viva, che cerca di liberarsi dalla solitudine dell'individualismo, indotto da un sistema che vuole solo soggetti deboli da manipolare facilmente.
Alberto Perino è stato, tra le altre cose, l'anello di congiunzione di tutti questi aspetti ed ha saputo tenerli sapientemente insieme. Gli avversari, quel mondo politico al servizio degli interessi economici che cercano di estrarre ricchezza anche con infrastrutture inutili e assurde, lo hanno denigrato in ogni modo, ma questa sua funzione umana e politica resta un valore immenso, un esempio che dovrebbe guidare le lotte ambientali, sociali e per i diritti.
Che lui lo volesse o no, era davvero un leader, ma non nel senso che va per la maggiore, quella di "capo" che decide per il popolo che poi lo segue; era capace di ascoltare le tante voci, poi di dare a tutte il loro spessore per raggiungere l'obiettivo comune: fermare l'opera imposta. Il suo essere leader non era un ruolo che gli desse potere, ma una funzione di servizio per la comunità. Ciò che ne faceva un leader era l'autorevolezza, non l'autorità. Questa lezione di vita potrebbe diventare l'obiettivo, non solo di una lotta come quella No TAV, ma di una politica che voglia uscire dalla violenza strutturale, dalla povertà e dalla guerra in cui stiamo precipitando ormai da tempo.
Il ruolo di leader-non capo di Perino viene da lontano, almeno dagli anni '70, maturato quando decise la scelta nonviolenta in favore dell'obiezione di coscienza assieme ad altri personaggi come Giovanni Salio, Domenico Sereno Regis, Piercarlo Racca. Per la loro azione di propaganda antimilitarista furono arrestati il 4 novembre 1971, dopo una contestazione dell'alza bandiera a Torino; molti furono condannati in primo grado, Perino a 8 anni e 5 giorni per "vilipendio alle Forze Armate e alla bandiera nazionale, istigazione dei militari a disobbedire alle leggi". In Appello furono tutti pienamente assolti.
In seguito, la lotta ambientalista e contro le grandi opere inutili è stata condotta da Perino con grande fermezza e radicalità, con vere modalità nonviolente, senza sbandierare questa parola che oggi abbonda troppo spesso sulle bocche di quel potere che la violenza la esercita effettivamente. Si è trattato comunque di una lotta tenace e dura, all'altezza della coscienza di quanto le opere contestate fossero socialmente e ambientalmente insostenibili.
Sempre Alberto ricordava che anche forme dure come il sabotaggio, purché non recanti danno a esseri viventi, sono legittime contro un'opera ingiusta; tagliare una recinzione imposta è giusto e legittimo.
Il sistema politico-economico-mediatico, a corto di argomenti, ma non di mezzi economici, ha risposto a questo risveglio culturale e sociale con una campagna di criminalizzazione costante del movimento e dello stesso Alberto, ha addirittura evocato il pericolo di terrorismo. La grancassa dei media, controllati da chi ha interessi diretti nel volere la galleria, ha contribuito generosamente nel diffondere una narrazione tossica del movimento No TAV.
Alberto non si è mai tirato indietro di fronte a questa propaganda diffamatoria, sostenuto dalla coscienza di essere al servizio della comunità; è sempre stato presente in ogni occasione finché la salute glielo ha permesso. È stato un riferimento per tutti, non un capo, ma un punto di incontro di tante volontà diverse, tutte mosse come lui verso il bene comune.
Tutt'ora, sotto il suo immancabile cappello da montanaro, ci indica un possibile futuro alternativo, tutti assieme, con la dose di gioia che ci può concedere la vita.
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Salviamo FirenzeCristiano Lucchi · Qualità della vita
!Qualità della vita
Autore: Cristiano Lucchi
Trasformata in hotel per ricchi la città muore
I testi sull'overtourism
Un luogo imprescindibile per capire le dinamiche che intrecciano l'overtourism alla speculazione edilizia è la rivista fiorentina La Città invisibile. Tanti articoli e ben tre libri ricchi di analisi, documenti e proposte dedicati al fenomeno, scaricabili gratuitamente dal sito perunaltracitta.org. Il primo titolo che consigliamo è Firenze fabbrica del turismo in cui Ilaria Agostini, Antonio Fiorentino e Daniele Vannetiello affrontano il tema del city grabbing, ovvero quel processo di accaparramento di risorse urbane da parte del capitale, con la conseguente impossibilità di godere universalmente del diritto alla città. In A chi fa gola Firenze Antonio Fiorentino indaga e rende trasparente quel mondo costituito da società multinazionali, holding finanziarie e immobiliari, fondi pensione, banche e assicurazioni, società di intermediazione, nelle cui mani sono state consegnate le chiavi della città. L'ultimo della serie è Turismo di classe. Studentati di lusso e selezione sociale a Firenze, in cui Ilaria Agostini e Francesca Conti, oltre a fare il punto della situazione, offrono alternative desiderabili ad un fenomeno che prevede vendite al ribasso degli edifici pubblici, mercificazione del patrimonio culturale, laissez-faire nei confronti dei grandi player globali e, da non trascurare, quella retorica del degrado e decoro che mette il securitarismo al primo posto nella battaglia contro chi resta ai margini e sporca l'immagine della città da vendere nel mondo.
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Il ruolo delle istituzioni
I danni con cui la turistificazione capitalista ferisce le città sono ormai entrati a buon diritto nel dibattito pubblico. Sindaci, parlamentari e ministri, battono l'acqua nel mortaio con ordinanze, delibere, leggi che al momento non sono risolutive e che spesso si arenano al primo ricorso. Se guardiamo ai fatti reali, invece, ci accorgiamo il gran daffare per attrarre altri investitori esteri del lusso. Ricordiamo l'azione dell'allora sindaco Nardella animatore e protagonista dell'operazione Florence city of the opportunities, in cui, da novello commesso viaggiatore, piazzava parte del patrimonio fiorentino nelle fiere internazionali del mercato immobiliare.
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Fermare la turistificazione — L'azione di Salviamo Firenze
Aumentano i costi. Affittare la casa dove abitare è una chimera. Chi lavora è sfruttato, sempre più povero e non può più permettersi una vita serena. Cresce l'inquinamento e la priorità diventa favorire lusso, grandi opere e speculazioni. Così muore una città
La campagna Salviamo Firenze X Viverci nasce per rendere visibile, finalmente visibile, la più tremenda trasformazione che Firenze sta vivendo da tempo immemore. Non è azzardato affermare che né le bombe alleate né l'alluvione del '66 possono essere paragonate alla devastazione sociale ed umana che sta subendo oggi la nostra città. Se nel Novecento bastò rimboccarsi le maniche per uscire dai danni provocati dalla guerra e dal diluvio, oggi pare non esistere una soluzione concreta per ripristinare quella civitas in cui chi vi abita o lavora possa trovare condizioni armoniche per vivere bene.
Non daremo tregua — La turistificazione capitalista imposta da piattaforme come Airbnb e Booking e avallata da governi e amministrazioni ispirate dal dogma del libero mercato, consente di estrarre profitti e rendite per pochissime persone a discapito della maggioranza dei residenti a cui vengono tolti luoghi in cui abitare, spazi pubblici, servizi, negozi di prossimità, lavoro dignitoso, risorse per vivere. "Firenze è una città delicata, piccola - dice il portavoce della campagna Massimo Torelli. Così muore. Ci siamo mobilitati per poterci vivere anche nel futuro. Non siamo contro i turisti, nello scenario internazionale ognuno di noi è anche un turista. Cerchiamo però una convivenza capace di superare la speculazione e l'uso inconsulto della città. Come è possibile che il Comune permetta quello che sta avvenendo oggi? Ci vuole volontà politica e capacità di andare oltre la demagogia. Non farlo o adottare misure ormai vane vuol dire appoggiare questa deriva. Non daremo tregua".
Chi ha amato il centro storico di Firenze oggi, quando è costretto a passarci, lo attraversa più frettolosamente possibile. I luoghi della cultura, banalizzati dai social hype, diventano impraticabili e fonte di stress continuo. Ci siamo abituati a vedere interi edifici sventrati e in cui appartamenti dignitosi vengono frantumati in camere da pochi metri quadri apparecchiate per i turisti. I costi delle abitazioni sono alle stelle e sempre più persone non possono permettersi né l'affitto né l'acquisto di una casa. I prezzi, a partire dagli alimentari, aumentano. I lavoratori sono troppo spesso sfruttati e pagati a nero, basta chiederlo a camerieri, lavapiatti, baristi, addetti alla pulizia delle stanze o impiegati nelle lavanderie, fattorini. La cronaca nera ci racconta di come le mafie, invisibili ma presenti, ripuliscano anche nel turismo i loro denari.
Aumenta inoltre l'inquinamento e il degrado ambientale, e a pagare in termini economici e di salute non è chi visita la città per un fine settimana. Per attrarre ancora più turisti le amministrazioni si intestardiscono nel pianificare grandi opere, radendo al suolo habitat naturali e colpendo così la biodiversità del nostro territorio. Esemplare in tal senso è il desiderio spasmodico di ampliare l'aeroporto di Peretola distruggendo il Parco della Piana e aumentando il rischio di incidenti aerei in un'area immensa che va da Prato a Firenze Sud.
Giudicati dalle generazioni future — Salviamo Firenze è finita sulla stampa di tutto il mondo gettando una luce sinistra sulle key box, le scatolette portachiavi degli Airbnb, e poi proiettando i suoi slogan sulle pareti dei cantieri del lusso, definiti da Padre Bernardo, abate di San Miniato, "orrori inqualificabili per cui saremo impietosamente giudicati dalle generazioni future". Una grande X si è così stagliata sullo studentato di viale Belfiore (550 camere), poi sull'ex Teatro Comunale (150 luxury apartments) e sul nuovo albergo/studentato di via Pietrapiana (altri 200 vani per ricchi). "Abbiamo deciso di illuminare, di fare letteralmente luce, sui cantieri della speculazione dei grandi fondi di investimento che, con il consenso delle amministrazioni, stanno comprando pezzo per pezzo la nostra città per trasformarla in un grande hotel per i ricchi del mondo", denunciano le attiviste e gli attivisti di Salviamo Firenze. "La X è contemporaneamente un segnale di allarme, un cerotto sulle ferite inferte dalla speculazione e, in positivo, il cuore della nostra azione, un 'per' che possa nutrire la speranza di resistere e ribaltare questo fenomeno".
Al momento il turismo di massa, non governato, ha trasformato Firenze in un'esperienza di consumo, rendendola invivibile e compromettendo la sua identità storica e culturale. La perdita di qualità di vita è eclatante e certificata anche dall'annuale classifica del Sole24Ore che vede la città passare in un solo anno dal 6° al 36° posto, proprio a causa, tra gli altri, del diritto all'abitare. Sta però consolidandosi un'opposizione seria, concreta, ricca di argomenti e capace di lottare e di proporre: dalla regolamentazione dei flussi turistici alla promozione del turismo sostenibile, dalla protezione del patrimonio culturale ad una concreta partecipazione dei residenti nell'elaborazione di politiche urbane innovative e seriamente sostenibili.
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Più lenti, meno incidentiJacopo Bardi · Mobilità
Autore: Jacopo Bardi — Rete Firenze 30
Trenta km all'ora in città per ridurre le morti sulla strada. La segnaletica non basta, bisogna riprogettare la città
Innumerevoli studi e dati empirici dimostrano che, laddove il limite della velocità di scorrimento nelle strade è di 30 km/h, si ottiene una riduzione significativa del numero e della gravità degli incidenti stradali. In particolare, un pedone o un ciclista investito da un'automobile che si muove a 50 km/h ha il 10% di probabilità di sopravvivere mentre a 30 km/h ne ha l'80%.
La diffusione delle zone 30 nelle nostre città non è quindi una moda o un mero sistema per rimpinguare le casse dei comuni, ma è semplicemente il frutto della crescente consapevolezza dell'efficacia di questo strumento nel ridurre morti e feriti. I critici lamentano un eventuale aumento dei tempi di percorrenza, ma il limite dei 30 km/h in ambito urbano comporta un rallentamento di soli 5 secondi ogni 500 metri percorsi.
Allora ci chiediamo: è più importante salvare vite o arrivare a destinazione con qualche secondo di anticipo? A Bologna la risposta dell'amministrazione è stata chiara e inequivocabile: dal 16 gennaio 2024 è in vigore la Città 30, cioè il limite dei 30 km/h in tutta la città fuorché negli assi di scorrimento principali. A Firenze invece questo esempio è stato ritenuto impraticabile e si è preferito proseguire con l'ampliamento delle zone 30, fino ad arrivare alla copertura di circa il 50% del centro abitato.
Analizzando la situazione fiorentina vediamo che, se da un lato è stata recentemente sostituita la vecchia segnaletica orizzontale con bolli dei "30" più grandi e visibili, dall'altro è evidente che in troppi non rispettano il limite. Da questo punto di vista, una diffusa campagna pubblica di comunicazione sul tema aiuterebbe la comprensione - e quindi l'osservanza – dei limiti di velocità.
Infine, le zone 30 fiorentine non sfruttano tutte le potenzialità dello strumento, limitato quasi sempre alla sola segnaletica. A questa dovrebbero invece accompagnarsi interventi di progettazione urbanistica e moderazione del traffico, capaci di capovolgere il paradigma autocentrico e ridistribuire lo spazio urbano tra tutti gli abitanti, a iniziare da quelli più fragili, e rendere le strade non solo più sicure ma anche più vivibili.
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Repressione senza sicurezzaTiziano Carducci · Mobilità
!Mobilità
Autore: Tiziano Carducci — Rete Firenze 30
La riforma del Codice della strada finge severità mentre ostacola ciclabili, autovelox e zone 30
Il Parlamento ha definitivamente approvato la riforma del Codice della strada, ignorando mesi di proteste delle associazioni di familiari delle vittime della strada e dei movimenti per la mobilità sostenibile. Anche ANCI ha ritirato le proprie perplessità, dopo il richiamo alla disciplina di coalizione per i sindaci di centrodestra. I temi emersi sulla stampa riguardano l'inasprimento delle sanzioni e gli obblighi per i monopattini. Misure che non risolvono il problema della sicurezza e danneggiano la mobilità leggera.
Partiamo dai monopattini: come ogni nuovo mezzo furono accolti come una stranezza, un giocattolo, non un oggetto adatto alle strade. Col tempo però, il suo utilizzo si è esteso ed è stato conosciuto e normalizzato. Ora però, obbligo di casco e assicurazione e l'inspiegabile divieto di circolazione sulle piste ciclabili ne porteranno la graduale estinzione.
Veniamo all'inasprimento delle sanzioni, inefficace ai fini della sicurezza: aumenterebbe la vostra attenzione alla guida sapere di rischiare 600 euro anziché 300 euro di multa? L'altra misura riguarda la guida "a seguito di assunzione" anziché "sotto l'effetto" di sostanze stupefacenti. Una misura di stampo repressivo e non preventivo su un tema che, a parte emozionare i proibizionisti, riguarda meno del 4% degli incidenti delle nostre strade.
Come e dove avvengono invece gli incidenti? Al 73% nelle aree urbane, principalmente per distrazione, mancata precedenza e velocità. Una piaga, questa sì, da numeri drammatici: 3.039 morti, 224.634 feriti di cui quasi 17.000 gravi nel 2023. Numeri gradualmente in calo negli ultimi decenni ma stabili negli ultimi anni. Per creare più sicurezza nell'ambiente urbano è necessario organizzare lo spazio pubblico, dando priorità a chi è alla base della piramide della vulnerabilità: chi si muove a piedi o in bici.
La riforma, al contrario, lega le mani alle amministrazioni locali, rendendo più complesse le procedure sia per l'introduzione di zone 30, che per l'installazione di sistemi di controllo della velocità: strumenti tanto odiati quanto necessari, con una buona pianificazione, per tutelare le vite umane in città. Inoltre, saranno depotenziati strumenti innovativi e diffusi in tutta Europa per la mobilità ciclistica (corsie ciclabili, case avanzate, ossia lo spazio per ciclisti in prima fila a un incrocio, e doppio senso ciclabile).
In breve: grandi proclami con multe e repressione, ma strizzando l'occhio agli "amici di Fleximan" con una silente crociata anti-controlli. Una riforma che ci rende tutti meno sicuri, allontanandoci dall'obiettivo "zero vittime" del 2050. Tuttavia, la partita non è chiusa, la riforma prevede una delega al Governo per dettagliare le norme nel prossimo anno: come associazioni continueremo a dar battaglia. Una zona 30 ti salva la vita e la rende migliore.
www.firenze30.it
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Nuovi modelli di solidarietà - Premio BargelliniRedazione · Attualità
Bando per tesi di laurea e di dottorato. Scadenza il 28 febbraio 2025
È aperto fino al 28 febbraio 2025 il bando per la VI edizione del Premio Lorenzo e Donato Bargellini, destinato alle tesi di laurea magistrale e di dottorato. Questa edizione è dedicata allo "studio delle forme del conflitto e dei nuovi modelli di solidarietà che attraversano gli spazi democratici delle società contemporanee. Si privilegeranno lavori dedicati a forme e azioni collettive che hanno al centro la cura delle relazioni e dei luoghi e alle strutture e alle reti capaci di attivare nuove soggettività sociali e politiche promuovendo effetti trasformativi forieri di giustizia sociale e ambientale".
Il premio è stato istituito nel 2019 da un comitato promotore che comprende, oltre alla famiglia di Lorenzo e Donato Bargellini, anche Archivio Il Sessantotto, Fondazione Giovanni Michelucci, Istituto Ernesto de Martino, la rivista Cambio. Prevede una borsa di 1.000 euro finanziata dalla famiglia, dagli enti promotori e da Cobas Firenze.
La proclamazione e la consegna del premio, con una presentazione pubblica e una tavola rotonda sul tema trattato, si terranno nel giugno 2025.
Per informazioni: premiolorenzobargellini@gmail.com
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La strada verso il prossimoJacopo Stefani · Attualità
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Autore: Jacopo Stefani
Autobiografia di Mihai, diffusore di Fuori Binario, manutentore al Cimitero degli inglesi, attivista per la comunità rom
Mihai Copalea diffonde Fuori Binario in strada da oltre dieci anni. Non solo. È padre di quattro figli; lavora da tempo al mantenimento del Cimitero degli Inglesi; è impegnato in attività solidali come la gestione di fondi per il sostegno ad altre famiglie della sua comunità; e, dal mese scorso, è anche un autore. La sua autobiografia, La strada verso il prossimo – La mia vita fra Italia e Romania, è stata presentata lo scorso 7 dicembre al Cimitero di Piazzale Donatello.
Il libro è agile, ma denso di contenuti. Racconta la storia di Mihai fin dai primi, difficili anni in Romania, terzo di undici figli di una famiglia della comunità rom. La povertà e le difficoltà dei genitori rendono impossibile la scuola e una stabilità materiale. Dopo un grave infortunio che colpisce il padre e il ricongiungimento con la madre, Mihai nel 2008 viene scelto per accompagnarli in Italia, in cerca di migliore fortuna.
È ancora piccolo, ma non troverà l'accoglienza che spera. Con i genitori si rassegna a vivere nel campo rom dell'Osmannoro, insieme a persone di varie etnie e provenienze; poi il sindaco Renzi ne ordina la cancellazione senza che siano previste alternative per chi vi dimora. A quel punto si spalanca il baratro dell'indigenza: per anni la piccola famiglia composta dai genitori, da Mihai e dal suo gemellino è senza dimora, per lo più intorno a Santissima Annunziata, dormendo all'addiaccio e sopravvivendo grazie a lavori saltuari e all'aiuto della Caritas.
Ma la sua non è una storia di rassegnazione, ed è illuminata dalla grande resilienza di questa comunità e, insieme, dall'attenzione di tanti fiorentini che si adoperano per aiutarli. Fra tutti spicca la figura di Suor Julia Bolton Holloway, ex professoressa universitaria, scrittrice e, da molti anni, custode del Cimitero degli Inglesi. Suor Julia entra in contatto con la comunità rom, scopre il razzismo e la marginalità a cui è condannata e decide di valorizzarne le straordinarie capacità pratiche per realizzare la riqualificazione del Cimitero, all'epoca in stato di degrado.
Nascono così progetti di alfabetizzazione per i bambini, mentre i genitori iniziano a lavorare al restauro del giardino e delle tombe, assunti con regolari contratti. Quando Mihai compie 18 anni, dopo anni di scuola di italiano, inizia anche lui a lavorare al progetto collettivo. Poi la collaborazione con Fuori Binario, l'espandersi del giro delle conoscenze e, piano piano, un percorso di riscatto che oggi, con il suo libro, ha toccato un'ulteriore tappa.
Cosa manca ancora? Per esempio la certezza abitativa. In una città con i problemi di Firenze, piagata da prezzi sempre più alle stelle causati da speculazione e overtourism, non è difficile immaginare quanto sia difficile trovare qualcuno che affitti un monolocale a un prezzo accettabile, diciamo 3-400 euro, a una persona di etnia rom. Mihai non demorde e continua a cercare. Forse tra voi lettori c'è qualcuno disposto a venirgli incontro e in grado di segnalargli l'occasione giusta.
Certamente si ricorderanno di lui molte delle persone intervenute il 7 dicembre, fra le quali non pochi membri dell'Associazione Aureo Anello, che unisce nel sostegno al Cimitero persone della comunità Rom, studiosi e membri di famiglie storiche fiorentine. Dopo la presentazione del libro, si è tenuto un pranzo conviviale, cucinato da Mihai e la sua famiglia, in cui spiccavano dei deliziosi sarmale. Specialità romena, simbolo di quanto l'apparente diversità e marginalità può spesso essere fonte di incontri fra valori. Chi leggerà il libro, potrà averne un'ulteriore riprova.
> Quando conobbi Suor Julia, lei aveva già iniziato ad aiutare diverse famiglie rom; ogni tanto offriva loro un lavoretto al Cimitero degli inglesi, e soprattutto faceva scuola di italiano ai bambini. Faceva parte dello sforzo dell'Associazione Aureo Anello, che aveva fondato per dare un futuro al Cimitero e insieme offrire un'opportunità a persone come noi. [...] > > Ricordo ancora la prima volta che scrissi e lessi il Padre nostro a memoria, su un foglio bianco. Com'ero contento, e com'era contenta Suor Julia! Era come un miracolo. Quella volta per festeggiare ci portò il gelato. Ci mettemmo tutti a mangiarlo, ma ecco che diversi di noi, e poi quasi tutti, cominciamo a lamentarci per il dolore. Tanti si misero a piangere! La suora era preoccupatissima e ci chiedeva "cos'è successo? Cos'è successo?" Era che avevamo i denti infiammati e molto sensibili, perché a casa chi ce l'aveva lo spazzolino per lavarseli! Decidemmo che il gelato non l'avremmo comprato più. [...] > > La mia amicizia con Suor Julia è nata così, andando da lei tutte le domeniche per i primi quattro anni che stetti qui. Alla fine avevo davvero un po' imparato a leggere e scrivere. Col passare del tempo ho sentito sempre più affetto e fiducia per lei. Piano piano mi sono affezionato moltissimo, e penso, mettendomi una mano sul cuore, che sia stata una delle persone più importanti della mia vita nel mantenermi sulla strada giusta. > > Vedendo come si comportava e ciò che faceva per noi, pensai che anch'io dovevo continuare sulla sua strada, fare la mia parte. Desiderai mettermi a disposizione, e più avanti, nel mio piccolo, ci sarei riuscito. > > (estratto dal libro "La strada verso il prossimo. La mia storia fra Italia e Romania", di Mihai Copalea)
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Donne in carcereCristina Niccoletti · Lavoro
Autore: Cristina Niccoletti
Come vivono le detenute a Sollicciano?
La funzione del carcere, sia femminile che maschile, dovrebbe essere quella di riabilitare i detenuti e detenute, offrendo un percorso di crescita e consapevolezza personale al fine di rientrare nella società. Se associamo il carcere solo alla punizione, non è possibile rompere il ciclo esclusione-recidività. Invece un rapporto riabilitativo con educatori, supporto psicologico, e formazione professionale riducono i tassi di recidiva. Gli istituti penitenziari devono migliorare le condizioni di vita al loro interno. Sono temi ribaditi anche dalla relazione 2023 del Tribunale di sorveglianza sulla situazione carceraria di Firenze, in cui in particolare ci si concentra sulla mancanza di accesso ai servizi di base, al sovraffollamento, alla mancanza di assistenza sanitaria.
Le persone detenute in Toscana sono circa 3.000, di cui solo il 2,4 per cento è donna. Perché le donne delinquono molto meno degli uomini? È una domanda a cui è difficile rispondere.
Detto ciò le sezioni femminili sono leggermente più vivibili rispetto alle maschili. È il caso di Sollicciano a Firenze che ospita una cinquantina di donne. Recentemente sono stati fatti lavori di ristrutturazione e sono stati chiusi una sezione penale e una sezione nido per l'assenza di detenute madri. È stata invece riaperta, all'occorrenza, la sezione per donne transgender chiusa dal 2021. Tuttavia anche per le donne in carcere, oltre alle carenze infrastrutturali, mancano formazione e lavoro.
A differenza delle sezioni maschili, le donne possono usufruire di un ambiente separato dotato di doccia e bidet. Le docce comuni non vengono utilizzate, ma usate come lavatoi. È presente un'area verde dotata di giochi per bambini. Nonostante tutto questo non sono rari i casi di autolesionismo.
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Ricominciare dalle bambole
La Poesia delle Bambole è un progetto dell'Associazione Pantagruel di Firenze, iniziato nel 2001, con un corso di formazione all'interno delle sezioni femminili del carcere di Sollicciano, come momento di creatività ma anche come risposta ai bisogni economici e terapeutici di chi lo frequenta.
Le operatrici insegnano ad un gruppo di ragazze detenute a fare le bambole create nelle scuole Waldorf, le scuole che mettono in pratica la pedagogia di Rudolf Steiner.
"La Poesia delle Bambole", oltre a coinvolgere un gruppo di donne detenute nel carcere di Sollicciano, seguite da alcune volontarie e collaboratrici, vede l'attribuzione di borse lavoro destinate a donne ex detenute o detenute in misura alternativa impiegate nel laboratorio esterno, che si trova in via di Mezzo 39R a Firenze. Qui è anche possibile acquistare le creazioni fatte a mano del laboratorio, tra cui bambole e pupazzi di ogni foggia e dimensione.
Per altre informazioni sull'associazione www.asspantagruel.org.
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Vite venduteValentina Baronti · Lavoro
!Lavoro
Autore: Valentina Baronti
A Calenzano l'ultima strage nella guerra del profitto. Sono 890 i lavoratori morti in dieci mesi nel 2024
Ci sono momenti rilevanti dal punto di vista giornalistico, nei quali non riesco a osservare, chiedere, intervistare, ascoltare, con l'obiettivo di scrivere un articolo. Uno di questi è stato il presidio organizzato dai sindacati confederali davanti al municipio di Calenzano l'11 dicembre scorso, due giorni dopo l'esplosione nel deposito di carburanti dell'Eni, nella quale 5 lavoratori sono morti e altri 26 sono rimasti feriti.
In quella piazza, di solito frequentata da poche persone, c'era una moltitudine di lavoratrici, cittadini, militanti, associazioni del territorio. Si sentiva forte una commozione disperata, incapace di trasformarsi in indignazione e protesta. Mi sono messa al mio posto, in silenzio, vicino agli operai della ex Gkn. Avevo indosso il giubbotto del collettivo di fabbrica. Non cercavo una notizia ed è stata lei a venire da me. Mentre dalle scale del comune si susseguivano i discorsi di rito, una signora si è avvicinata a me, ha visto il logo del collettivo sul giubbotto e mi ha chiesto se fosse ancora in tempo a partecipare all'azionariato popolare. Io ho detto di sì e ho spiegato come funziona l'azionariato, quali sono le finalità, cosa si deve fare dal punto di vista pratico. Poi è stata lei a parlare: "Sono una familiare delle vittime, questi discorsi che fanno non li posso sentire, ho tanta rabbia. Cosa vuole dire 'Mai più' se poi nessuno fa niente? Non c'è nessuno che li contesta? Sono venuta da voi perché siete l'unica speranza di un mondo del lavoro pulito, voglio fare parte della cooperativa". Poi si è avvicinato un ragazzo giovane, forse il figlio, le ha messo una mano sulla spalla e si sono allontanati.
Io non sono riuscita a dire niente. Non so neanche come si chiama. Sono stata una cattiva giornalista quel giorno. Ho avuto davanti a me una notizia e non ho avuto la forza di fermarla, chiederle come si chiama, intervistarla, approfondire. Sono rimasta senza parole. Lei è andata via e io mi sono girata verso un operaio che non si era accorto di niente. Gliel'ho raccontato. "Ho i brividi" è stata la sua risposta.
Il 2024 ha avuto numeri da guerra: 890 morti sul lavoro nei primi dieci mesi, il 2,5% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Quattro gli incidenti che hanno causato una strage: l'esplosione nella centrale idroelettrica a Suviana, il crollo nel cantiere di via Mariti a Firenze, gli operai avvelenati dalle esalazioni a Casteldaccia e infine la centrale Eni di Calenzano.
Quella signora di cui non so neanche il nome ha cercato una via collettiva per uscire da un inimmaginabile dolore intimo, dimostrando di aver capito che i controlli, le leggi, le procedure di sicurezza servono fino a un certo punto. Finché sarà il profitto a governare il nostro tempo di lavoro, ci saranno i morti, i lutti, la rabbia. Chi ha un ruolo per salire su una scalinata e parlare a un microfono, non coglie o non vuole cogliere il nocciolo della questione, mentre noi, là sotto, capiamo benissimo che non finiranno mai le stragi sul lavoro, se non ribaltiamo il sistema di sfruttamento su cui è incardinato. Uno dei trasportatori uccisi a Calenzano aveva denunciato irregolarità al proprio datore di lavoro. Non è stato ascoltato, semplicemente perché per i padroni una misura di sicurezza in più vuole dire un dividendo in meno, per noi invece vuol dire andare a lavorare per vivere e tornare a casa vive.
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Bambini a rischioMariella Marzuoli · Palestina
Autrice: Mariella Marzuoli
Save the Children: in Italia sono più di un milione quelli in povertà assoluta
Il benessere dei bambini è legato all'ambiente di vita, alla possibilità di avere relazioni significative, di conoscere, di muoversi in libertà, giocare, andare a scuola, essere curati, avere una buona alimentazione. Stare bene per i bambini significa poter vivere in nuclei familiari con un reddito sufficiente e in un contesto sociale in cui vengono garantiti sanità, istruzione, sport, verde pubblico fruibile.
La XV edizione dell'Atlante dell'Infanzia a rischio in Italia, dal titolo "Un due tre… stella. I primi anni di vita", pubblicato lo scorso novembre da Save the Children, fotografa una situazione di grande difficoltà per i bambini. In Italia il 13,4% delle bambine e dei bambini tra 0 e 3 anni è in povertà assoluta e circa 200mila di età tra 0 e 5 anni (l'8,5%) vivono in povertà alimentare (erano il 7,7% del 2021). Il 9,7% della stessa fascia d'età sperimenta la povertà energetica, cioè vive in ambienti non adeguatamente riscaldati. Malnutrizione e basse temperature nei primi anni di vita hanno conseguenze permanenti sullo sviluppo.
I minori in povertà assoluta in Italia sono un milione 295mila, pari al 13,8% del totale, i più poveri di tutti se confrontati con le altre generazioni: lo sono il 6,2% degli ultrasessantenni, il 9,4% dei 35-64enni e l'11,8% dei 18-34enni.
Nel 2023 l'Italia ha raggiunto un nuovo record di denatalità, con 379.890 nuovi nati. Le bambine e i bambini tra 0 e 2 anni rappresentano solo il 2% della popolazione. Fra le cause la situazione di precarietà lavorativa dei giovani e gli aumentati costi di beni e servizi; se si è poveri, con problemi di alloggio e lavori a termine, si è restii a fare figli.
Gli stranieri residenti nel recente passato hanno in parte compensato la diminuita fertilità, ma anche loro nel tempo hanno scelto di avere meno figli. Le cause sono le stesse per tutti: lavoro precario, difficoltà a trovare casa, difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, mancanza di politiche di sostegno. Non meno importante l'ansia per il futuro, il cambiamento climatico, le guerre (Centro di Documentazione per l'Infanzia e l'Adolescenza di Regione Toscana).
I bambini in situazioni di difficoltà soffrono anche di povertà educativa, ossia di mancanza di strumenti che possano far sviluppare i propri talenti e orientare le scelte successive in relazione ai desideri che una crescita armoniosa e ricca di opportunità può far emergere (Osservatorio #Conibambini).
Oggi soltanto il 30% delle bambine e dei bambini tra 0 e 2 anni trova posto all'asilo nido, con profondi divari tra le regioni: si va infatti dal 46,5% dell'Umbria, al 13,2% della Campania e al 13,9% della Sicilia (Save the Children).
Sono soltanto alcuni fra i tanti dati da conoscere e su cui è importante riflettere in un momento in cui i bambini sono invisibili per i media e nella società. I primi mille giorni di vita condizionano tutto il resto dell'esistenza: occorre che la politica attivi risorse e competenze e che la società civile guardi all'infanzia come a una responsabilità condivisa.
Info: www.savethechildren.it
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Mesarvot, dire no alla guerraEmanuela Bavazzano, Camilla Lattanzi · Palestina
!Palestina
Autrici: Emanuela Bavazzano, Camilla Lattanzi
Incontro con la rete dei giovani che in Israele contesta l'occupazione e rifiuta il servizio militare
Il 21 e 22 ottobre 2024 è arrivato anche a Firenze il tour promosso dal Movimento Nonviolento, insieme con Mesarvot ("noi rifiutiamo" in ebraico), una rete di giovani israeliani che rifiutano di prestare il servizio militare, e CPT, una realtà che sostiene la resistenza nonviolenta dei palestinesi contro l'occupazione israeliana. Inserito nella campagna di obiezione alla guerra, il tour si è posto due obiettivi concreti: promuovere il riconoscimento dello status di rifugiati politici agli obiettori (israeliani) e reperire fondi per poter finanziare le organizzazioni che sostengono l'obiezione nonviolenta.
Quattro persone giovani, due palestinesi e due israeliane, hanno girato l'Italia insieme per portare un punto di vista critico verso le operazioni militari israeliane. Ascoltare quello che subiscono lascia senza fiato: umiliazioni, violenze, licenziamenti, aggressioni. Raccontano di vite controllate, ristrette, di case distrutte da ruspe, di terreni e proprietà di ogni genere confiscati, sottratti, devastati, di attese senza fine ai check point e armi puntate addosso. Eppure tutto questo non li ferma: "Ho dovuto fare 50 giorni di prigione perché non volevo avere sangue sulle mie mani e per non essere complice. Odiavo i palestinesi e aspettavo di entrare nell'esercito per poter dare il mio contributo. Tutto è cambiato quando sono andato all'università, dove ho avuto libri diversi, professori diversi ma soprattutto mi sono confrontato con persone palestinesi".
Una giovane palestinese che offre supporto ai checkpoint dice: "La mia vita e la mia incolumità valgono meno di quelle di una persona ebrea". Anche lei ha dovuto subire la prigione, dove ha incontrato una ragazza israeliana della sua età, che aveva commesso crimini comuni: "Eravamo entrambe studentesse e abbiamo trovato un terreno comune parlando di libri e di filosofia. Poi abbiamo parlato della situazione attuale e la ragazza israeliana ha affermato con disinvoltura che il genocidio era per lei l'unica opzione di Israele per evitare di essere annientato. La comunicazione non è più stata possibile". "La situazione è surreale – continuano - si aggirano tra noi criminali di guerra. E questo accade perché manca l'accountability, nessuno paga per i propri crimini. Gli israeliani si sentono le uniche vittime, gli unici ad avere esistenze in pericolo, gli unici a rischiare di essere cancellati, eppure non è un rischio reale".
Non ci sarà quindi pace, finché non sarà garantita giustizia, finché il popolo palestinese continuerà a subire arbitrari crimini da parte dell'esercito israeliano.
Per approfondire e dare supporto: https://www.facebook.com/mesarvot — https://linktr.ee/Meaarvot
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In memoria di StefaniaLorenzo Guadagnucci · Cultura
Autore: Lorenzo Guadagnucci
Il 25 novembre scorso ci ha lasciato Stefania Micol, attivista dalla parte dei più deboli, da sempre amica di Fuori Binario, animatrice dell'associazione Aurora. La ricordiamo con le parole del nostro Lorenzo Guadagnucci.
Conoscemmo Stefania Micol intorno al 2007. Era nata in città una forte mobilitazione contro un'ordinanza comunale che proibiva e puniva l'attività dei lavavetri. La firmò l'assessore Graziano Cioni, il sindaco era Leonardo Domenici. Fu un atto dal forte valore simbolico e politico: si colpiva un piccolo gruppo di persone – tutte appartenenti al popolo rom – per imprimere una svolta a destra all'amministrazione locale e più in generale al centrosinistra italiano, che cominciò in quel periodo a seguire l'agenda delle destre in materia di "sicurezza", abbandonando al loro destino le fasce più bisognose della popolazione. È una deriva che continua tuttora.
Un gruppo di attivisti, per mesi e mesi, si dedicò alla lotta contro l'ordinanza sui lavavetri, compiendo un inedito lavoro di inchiesta sociale, e dando vita a numerose manifestazioni, fra le quali un sit-in davanti a Palazzo Vecchio durato settimane e culminato con una notte trascorsa all'addiaccio in piazza Signoria. Non bastò a fermare la giunta Domenici, ma quella mobilitazione lasciò un segno, sancendo una netta separazione fra l'élite politica locale e le classi meno elevate nella gerarchia sociale.
Quel gruppo di attivisti si definì Assemblea Autoconvocata e si riuniva regolarmente nello spazio di via de' Macci che Stefania aveva creato e che gestiva con entusiasmo e un'enorme carica di empatia. Era un luogo di accoglienza aperto alle persone più povere e più esposte, a chi viveva per strada: si poteva lavarsi, trovare dei cambi di abbigliamento, cenare (bene) a una cifra pressoché simbolica. Era un luogo vivo, positivo, creativo, ricco di umanità. L'attivismo politico e il sostegno concreto ai bisognosi per una volta procedevano di pari passo. L'Assemblea Autoconvocata, a distanza di tanto tempo, può essere ricordata come una delle esperienze più significative e più profetiche dell'attivismo fiorentino: Stefania Micol ne fu una componente essenziale.
Pochi giorni prima ci hanno lasciato anche Anna Nocentini e Fabio Fontanelli, due persone che hanno sempre lottato per l'uguaglianza sociale e contro l'oppressione capitalista. La redazione di Fuori Binario si unisce al cordoglio delle famiglie, dei compagni e degli amici di Stefania, Fabio e Anna.
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Sfrattato, muore di freddoRiccardo Boni · Cultura
Autore: Riccardo Boni
Marco Magrin dormiva in un garage. Il suo stipendio non bastava per l'affitto
Caro Marco, avevi 53 anni, poco meno della mia età. Le nostre differenze? Una manciata di anni e il nostro cuore: il tuo più buono, morbido, timido e riservato. Il mio più forte, più duro per la vita che ho fatto. Ma tu te ne sei andato via qualche notte fa, stretto nel tuo giubbotto, con il cappello calcato in testa per sentire meno freddo e non eri uno di quelli che si rifugiano in litri di alcol, per non sentire freddo sennò non avresti avuto la forza di alzarti al mattino per lavorare per uno schifo di stipendio, che non ti permetteva un affitto né la sopravvivenza.
Il sistema che ti ha lasciato indietro, è quello che non sostiene quelli come noi, se non con il carcere. Forse tu, per pudore nell'esporre la tua situazione, non hai voluto avere a che fare con i servizi sociali. Non ne hai voluto parlare con nessuno. Non con la tua compagna, che assieme avevate preso quella casa finché avete potuto pagare il canone e poi, con la tua onestà, hai restituito le chiavi, tenendoti quelle del freddo garage. Non con i tuoi amici del bar. Non con i tuoi colleghi, che passavano per portarti al tuo nuovo lavoro: sfilettare il pesce, sempre e comunque al freddo. Hai preferito stare in quel freddo umido buio garage, senza dire né chiedere niente a nessuno, ma con la tua integra dignità.
Ma poi il tuo cuore buono non te l'ha più permesso. Stremato dal freddo, dai pasti saltati, da una vita così dura, che non tu avevi deciso di affrontare così di petto. Ma lui, il tuo cuore, si è tirato indietro per non farti soffrire più di quello che già stavi soffrendo, fisicamente, psicologicamente. Nella tua solitudine che ti gela dentro, senti quella mano fredda che ti stringe il cuore. Ma quando ti risvegli lei è più potente e tu correvi a lavorare, per il misero stipendio che il sistema ti offriva. Il sistema che ti offre solo sfruttamento nel lavoro, la paga che non ti permette di avere una casa, mangiare, avere una vita con un minimo di dignità.
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Doveri del giornalismoMarta Benettin · Femminismi
!Cultura
Rubrica: FEMMINISMI | Autrice: Marta Benettin
Il podcast di un quotidiano nazionale ha dedicato vari minuti a tratteggiare la vita difficile e l'ambiente disastroso da cui provenivano Aurora, di soli 13 anni e il quindicenne accusato di averla uccisa buttandola giù da un balcone perchè lei voleva interrompere la loro relazione. Ascoltandolo, il mio primo pensiero è stato "sì ma guarda con chi si era messa insieme" invece di ragionare sull'aumentata violenza sulle giovanissime. Me ne sono vergognata e scriverlo qui non è facile. Perchè l'ho pensato, anche se femminista? Perchè mi ha influenzata il racconto, che di giornalistico aveva ben poco, soffermandosi sulla caratterizzazione dei soggetti coinvolti, pieno di stereotipi della condizione sociale, a scapito delle informazioni relative all'ennesimo caso di femminicidio.
Nel "Testo Unico dei doveri del giornalista" (2021) si legge che nei casi di femminicidio e violenza di genere il giornalista presta attenzione a evitare stereotipi e si attiene all'essenzialità della notizia senza espressioni che sminuiscono la gravità del fatto commesso.
Eppure i giornali sono ancora infarciti di parole che avallano la mentalità della cultura patriarcale. "Il 52enne avrebbe ucciso la sua ex per motivi sentimentali". Per motivi sentimentali si tiene il servizio da tè brutto della bisnonna. Oppure "Non sono ancora chiari i motivi che avrebbero portato l'uomo a uccidere la moglie". Davvero non abbiamo capito che l'unico motivo è il bisogno di controllo e possesso, radicato in una cultura in cui il femminicidio è l'estremo atto di dominio?
Cosa possiamo fare: scriviamo ai giornali, ricordando il Testo Unico e il dovere di corretta informazione omesso. Attenersi alle regole deontologiche è un obbligo.
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NuovƏ italianƏ cresconoLaura Tabegna · Cultura
Autrice: Laura Tabegna
Una ricerca appena uscita indaga sulle "seconde generazioni". Femminismo e antirazzismo nella loro rivoluzione pacifica
Figli di una terra di mezzo, cittadini del mondo eppure senza cittadinanza. Divisi tra le radici di una cultura ereditata e il presente di un'identità non riconosciuta, i nuovi italiani ci parlano con la lingua del futuro e i canali della contemporaneità. Il risultato è una storia che appartiene a tutti e che non possiamo non ascoltare. Le voci di questa narrazione sono degli italiani con background migratorio, termine utilizzato con attenzione e sensibilità da Tiziana Chiappelli ed Erika Bernacchi, ricercatrici rispettivamente dell'Università di Firenze e dell'Università telematica Pegaso, autrici del testo "Genere e generazioni" (FrancoAngeli edizioni, 2024).
"I ragazzi che nascono in Italia da genitori immigrati devono affrontare una doppia difficoltà – spiegano le ricercatrici –, ossia emanciparsi dalla famiglia di origine, con codici culturali diversi da quelli della terra dove sono nati, e affermarsi come italiani in un contesto sociale che li definisce stranieri. Eppure, in queste nuove voci non c'è vittimismo, ma un'energia che invia un messaggio ben chiaro: noi siamo il cambiamento".
Se le prime generazioni lottavano per i diritti collegati al lavoro e alle proprie minoranze etniche, le seconde generazioni chiedono la cittadinanza, di essere riconosciuti come italiani. Ma non solo. "Dalla situazione iniziale di difficoltà – continuano – questi giovani riescono a sviluppare degli anticorpi che li rendono esemplari per esprimersi nella fusione di culture del mondo globalizzato. Parliamo di capacità e competenze che derivano dal bilinguismo, dalla necessità di mediare continuamente tra differenti piani culturali. Le discriminazioni multiple sono affrontate con proattività, non solo con resilienza". Molti ragazzi scompaiono nell'invisibilità, schiacciati da queste problematiche. Ma chi emerge riesce a portare avanti una lotta collettiva di diritti che unisce femminismo, antirazzismo e valori LGBTQIA+.
L'approccio accademico delle ricercatrici è partito dall'analisi dei dati scolastici per poi passare alla letteratura scientifica, adottando l'ottica del femminismo postcoloniale e l'approccio intersezionale, dove si intrecciano sessismo e razzismo. La voce di tanti giovani, soprattutto giovani donne, si esprime nell'associazionismo, ma assume anche le nuove forme di comunicazione del mondo di internet.
Il focus su Firenze inquadra varie espressioni di attivismo culturale, di cui segnaliamo il Kibaka film festival del cinema africano, lo spazio The Recovery Plan in via Santa Reparata e il gruppo iPartecipate. Questo movimento sottile di rinnovamento, di affermazione dei diritti attraversa anche moda, teatro, letteratura, musica. Una rivoluzione pacifica, ma non silenziosa.
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Caravaggio, una verità scandalosaTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo
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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO — ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
Due pellegrini sporchi e miseri e per modella una prostituta
"Nella prima cappella della chiesa di Sant'Agostino Caravaggio fece una Madonna di Loreto ritratta dal naturale con due pellegrini uno coi piedi fangosi l'altra con una cuffia sdrucita e sudicia, e per queste leggerezze in riguardo delle parti che la gran pittura ver deve, dai popolani ne fu fatto estremo schiamazzo".
È Giovanni Baglione a darci il resoconto più avvincente di ciò che succede nella navata sinistra per chi entra nella basilica agostiniana di Campo Marzio a Roma, piantata nel dedalo di vie che Caravaggio e i suoi amici percorrono quasi ogni notte. Possiamo pensare che la scelta del tema dipenda dal committente, Ermete Cavalletti: nel suo testamento dispone che questa cappella sia dedicata a Santa Maria di Loreto. Egli era profondamente legato al culto di Loreto: come volontario faceva parte dell'Arciconfraternita della Trinità dei Pellegrini che, in occasione del Giubileo dell'anno 1600, si prodigava nel trovare un letto e un pasto ai poveri che arrivavano a Roma da tutto il mondo di allora. Della casa di Maria, secondo la tradizione conservata a Loreto, vediamo però solo un dettaglio: la porta. Perché Maria è ianua coeli, porta del Cielo: ma anche per un'altra ragione, come vedremo tra poco. Davanti a lei si inginocchiano due pellegrini, con le mani giunte: il primo di loro «è un povero scalzo ai piedi e alle gambe con la mozzetta di cuoio e il bordone appoggiato alla spalla ed è accompagnato da una vecchia con la cuffia in capo», dice un biografo dell'artista. I piedi sporchi rozzamente esposti al popolo fanno scandalo: perché lo scandalo della povertà non è nascosto, ma reso ineludibile.
Non sono scelte gratuite: sono pellegrini poveri, in carne ed ossa, proiettati nello spazio sacro, messi sullo stesso piano della Vergine. Non era forse stato detto: «gli ultimi saranno i primi?». Ma Caravaggio è ancora più eversivo: anche la Vergine è una povera donna del suo tempo. È Lena Tognetti: donna di Caravaggio, ma anche prostituta, che lavorava aspettando i suoi clienti in piedi, appoggiata alla porta di casa sua in piazza Navona (a pochi metri da quell'altare). Grande fu lo scandalo, ma il quadro rimase lì. E oggi ci rammenta che il Vangelo non è dei ricchi, ma dei poveri; non dei padroni, ma degli schiavi; non dei santi, ma dei peccatori. Come Masaccio prima di lui, Caravaggio diceva la verità, anzi la dipingeva: un peccato imperdonabile, sempre contestato a chi si schiera dalla parte dei poveri. Dalla parte del torto: quella giusta.
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, Madonna dei Pellegrini. Olio su tela, 1605-06. Roma, Sant'Agostino.
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Notizie in breveVari (Mariella Marzuoli, Clara Baldasseroni) · Attualità
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Un Premio per Fuori Binario
Difendere la libertà di informazione vuol dire difendere la democrazia: è il messaggio che emerge dalla tradizionale festa degli auguri natalizi dell'Associazione Stampa Toscana. Quest'anno alla cena c'era anche una delegazione di Fuori Binario composta da Clara Baldasseroni, Francesco Martinelli e Cristiano Lucchi. Hanno ritirato il premio "Giornalisti Toscani 2024" dedicato al nostro progetto di giornalismo redistributivo. Questa la motivazione: "A Fuori Binario, storico giornale di strada fiorentino, presidio di informazione e di aiuto, anche economico, per chi lo vende in strada con l'obiettivo di emanciparsi dall'elemosina e costruire una propria prospettiva di professionalità e autonomia". La redazione tutta ringrazia il sindacato dei giornalisti per il riconoscimento e la gratificazione ricevuta, vero carburante per realizzare un giornale sempre migliore.
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Interno carcere, anni Settanta
Un applauso interminabile ha accolto l'anteprima del film Pensando ad Anna nella sala gremitissima del cinema La Compagnia di Firenze, durante il Festival dei Popoli. Ispirato all'autobiografia di Pasquale Abatangelo, scritto e diretto da Tomaso Aramini, il film fa luce sulle lotte carcerarie degli anni Settanta.
È il racconto di vent'anni passati in carcere di un giovane che, dopo dieci anni di collegio, condividendo la vita hippy di fine anni Sessanta, si ritrova in galera per reati minori. È qui che diventa un delinquente politicizzato, poi fra i fondatori dei Nuclei Armati Proletari. La narrazione, dura e coinvolgente, apre uno squarcio sul trattamento riservato in quegli anni ai detenuti politici, sulle carceri speciali, sulle violenze fisiche e psicologiche rivolte ai carcerati ma anche ai loro familiari.
Si tratta di un documentario intervista, di un film di finzione, ma anche di un'esperienza di tipo teatrale. Tutt'e tre le cose. La macchina da presa, condotta da Peter Zeitlinger, ha inseguito i movimenti e le reazioni dell'intervistato con brevi piani-sequenza a ottica grandangolare, per immergere lo spettatore nella dinamica dell'esperimento, costruendo un montaggio interno che ha misurato le emozioni e le oscillazioni della coscienza di Pasquale.
Pensando ad Anna è anche il racconto di una struggente storia d'amore, quella che ha legato Pasquale alla moglie Anna, che gli è stata vicina per tutto il tempo. Gli attori Luca Iervolino e Tiziana De Giacomo interpretano in modo davvero credibile i due protagonisti. Il film, che ha richiesto una preparazione di tre anni, è stato girato in due settimane nell'ex ospedale psichiatrico giudiziario di Napoli. In uscita a gennaio, speriamo che abbia un'ampia diffusione. (Mariella Marzuoli)
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Liberi di protestare
Il 6 marzo del 2018, centinaia di persone si riversano in strada in segno di protesta per la morte di Idy Diene, cittadino senegalese ucciso a colpi di pistola da Roberto Pirrone. Ci sono momenti di forte tensione, con i tafferugli scoppiati sul ponte Vespucci dopo una contestazione al sindaco Dario Nardella (bersaglio di uno sputo). A distanza di quasi sei anni da quei fatti, si è arrivati alla sentenza: tutti assolti i 9 imputati. Sono cadute le accuse formulate dalla procura, che aveva contestato reati anche gravi come istigazione a delinquere, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. L'assassino di Idy Diene, 63 anni, quel giorno era uscito di casa deciso a farla finita, ma gli era mancato il coraggio e, dopo aver esaminato altri possibili bersagli, aveva deciso di scaricare i colpi su di lui. Sotto shock, la comunità senegalese scese in strada parlando di odio contro gli stranieri e razzismo: in quel contesto maturò la protesta. Nessun reato, però, ha stabilito ora il tribunale fiorentino riguardo i tafferugli.
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Scatti di normalità
Andrea Petinari è un fotografo che si occupa di temi sociali. Ha avviato un progetto per dare voce a chi non appare sui giornali. Le sue foto e le sue interviste raccontano di persone normali, uomini e donne che affrontano difficoltà quotidiane con dignità, ma senza ricevere il riconoscimento che meritano. Andrea non si limita alla superficie, ma esplora le storie dietro i volti di chi lotta per vivere, fotografando e parlando con persone che vivono ai margini, con coloro che affrontano la precarietà, la solitudine o l'invisibilità sociale. Ogni ritratto è una prova di resilienza; ogni scatto invita a pensare a una società che ignora chi non è sotto i riflettori. Il lavoro di Petinari è un atto artistico e una denuncia, un richiamo a guardare oltre le apparenze e a riconoscere l'umanità vicino a noi. Lo trovate su Instagram @andrea_petinari
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Canti di lotta senza tempo — CoroSoccorsO
Il CoroSoccorsO è un coro popolare antifascista composto da 13 persone, 9 donne e 4 uomini: Daniele, Antonella, Aida, Caterina, Brunetta, Maria, Angela, Barbara, Annalisa, Marianna, Francesco, Gino e Samuel. Il repertorio è vario, ci sono canzoni popolari, pezzi degli anni '70 scritte dal Collettivo Victor Jara, l'attivista e musicista cileno fatto uccidere da Pinochet. È nato nel mese di ottobre 2022 a Londa, in seguito a un flashmob dove si cantava per protestare contro la costruzione di un parcheggio in un giardino pubblico. Alcuni dei partecipanti decisero di continuare a cantare insieme: "Avevamo voglia di stare insieme e volevamo farlo con qualcosa di vivo. Le canzoni non cambiano il mondo, ma possono denunciare l'ingiustizia. Ed è bello cantare insieme canzoni che aiutano noi e chi ci ascolta e che possono dare un momento di serenità, solidarietà, riflessione, leggerezza".
Il sistema, che richiama l'attenzione verso problemi sociali, con leggerezza e ironia, attraverso canzoni come "La colpa è del diavolo" e "La strega". Risentire oggi queste canzoni ci ricorda che c'è ancora bisogno di quella forza e di quel coraggio e che, con creatività e un tocco di satira, si può affrontare la verità cantando. Daniele Trambusti, che face parte del Collettivo Victor Jara, è oggi il direttore artistico del CoroSoccorsO: "Un futuro dietro le spalle – racconta - gli ideali che animano le manifestazioni degli studenti di oggi, sono gli stessi dei giovani che riempivano le piazze per costruire un mondo migliore negli anni '60 e '70". (Clara Baldasseroni)
Per info e contatti si può seguire la pagina FB Coro SoccorsO o scrivere all'indirizzo mail corosoccorso@gmail.com
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CPR bocciati dall'Europa
L'organo antitortura del Consiglio d'Europa (CPT - Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti) ha bocciato i centri di permanenza per i rimpatri in Italia, definendoli "non idonei". Tra le motivazioni, la loro gestione e le condizioni di vita dei migranti lì trattenuti. Tra gli aspetti negativi riscontrati, le pessime condizioni materiali, l'assenza di un regime di attività, l'approccio sproporzionato alla sicurezza, la qualità variabile dell'assistenza sanitaria e la mancanza di trasparenza da parte degli appaltatori privati. In pratica gli stessi elementi per cui ha messo in discussione i centri in Albania.
L'analisi è contenuta nel rapporto sulla visita condotta dal CPT tra il 2 e il 12 aprile scorso, in quattro dei nove centri presenti in Italia: via Corelli a Milano, Gradisca d'Isonzo, Palazzo San Gervasio a Potenza e Ponte Galeria a Roma. Centri che sono stati oggetto di inchieste giornalistiche e che ora vengono anche bocciati dall'Europa. E il governo italiano? Continua a fare finta che vada tutto bene?
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Rubriche - Millefoglie, Un mondo ganzoVari (Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Rubriche
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La farnia di Mantignano
Rubrica: MILLEFOGLIE | Autrice: Valentina Nicastro
Oggi si va a salutare la farnia di Mantignano, un albero monumentale d'Italia il cui nome scientifico è Quercus robur. Siamo ben oltre le mura di Firenze, in zona Mantignano. La grande quercia fu piantata nel 1918 da Artemio Berti e mi racconta la signora Mazzuoli - moglie del bisnipote Berti - che quando fu deciso di costruire il nuovo ponte, proprio dove si trova la quercia che sarebbe stata destinata a morire, i cittadini di Mantignano e Ugnano si opposero e manifestarono il loro dissenso. E così fu risparmiata la grande quercia che è anche storia in questo luogo, da oltre un secolo testimone silenzioso del quotidiano in questa terra di contadini.
Nelle ultime settimane l'albero è stato testimone silenzioso dello smantellamento del celebre "ponte dei cazzotti", a questo fine il colosso è stato recintato per permettere agli operai di svolgere questo intervento di demolizione: un ponte di fine '800 che ha visto passare tanti contadini che andavano a vendere verdure e frutta a Firenze. Passavano con i loro barrocci e, essendo stretto il ponte, volavano insulti e pure scazzottate, poiché non si riusciva a scambiarsi con i mezzi scalcagnati e primitivi del tempo. E poi memorie della Liberazione di Firenze da parte delle truppe neozelandesi (maori), canadesi e statunitensi e la lotta dei Partigiani che persero la vita qui per proteggere l'acquedotto di Mantignano, così prezioso perché serviva la città...
Eh, quante ne ha viste questo albero! Un monumento verde silenzioso in terra di Firenze, il nostro patrimonio inestimabile da valorizzare e salvaguardare. Difendiamo gli alberi, tutti, monumentali e non, perché fanno parte della storia di ognuno di noi!
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Un futuro di canapa
Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Eravamo ancora ragazzi quando andavamo alle giostre e ci sembrava che le macchinine elettriche dell'autoscontro potessero essere il futuro dell'automobile... siamo dovuti diventare vecchi per vedere che avevamo ragione!
Il feroce paradigma all'origine della scelta fossile è ancora prepotente e vuole continuare a scegliere al nostro posto la direzione del progresso, ma la sua ricetta di futuro è un inferno, mentre gli strumenti per cambiare musica sono già a portata di mano, anche se non tutto è stato inventato: un secolo di oscurantismo tecnologico ha lasciato al buio vasti campi della ricerca che invece riservano scoperte sorprendenti.
La canapa - Cannabis sativa - è il pilastro fondamentale della transizione ecologica, perché con la canapa si può fare tutto quello che adesso si fa con il petrolio, ma meglio, perché il carbonio che useremo nelle bioplastiche di canapa, che sono biodegradabili, l'avremo tolto dall'atmosfera e ne avremo tolto anche parecchio, perché il 45% del suo residuo secco è carbonio di origine atmosferica, inoltre questa è la pianta che produce più biomassa in assoluto.
La Hemp Body Car fu presentata nel 1941 da Henry Ford alla Deaborn Days in Michigan e si dice che per dimostrare la resistenza della carrozzeria in bioplastica di canapa la colpisse violentemente con un martello senza neanche scalfirla; le fibre di canapa sono praticamente un diamante lineare, ho visto anche biciclette col telaio in fibra di canapa; come isolante in bioedilizia poi è il migliore perché oltre a tutto il resto regola anche l'umidità dell'aria.
Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.
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L'Italia impaurita e intolleranteFelice Simeone · Società
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Autore: Felice Simeone
Il rapporto Censis 2024 fotografa un Paese ignorante e incapace di comprendere se stesso e il mondo
Il rapporto Censis 2024 restituisce l'immagine di un'Italia immobile, sfiduciata, impaurita. La mole ingente di dati raccolti non sono riusciti a mettere in evidenza nessuna tendenza, né positiva, né negativa, che potesse segnalare qualche dinamica rispetto agli anni precedenti.
Investimenti, prodotto interno lordo, esportazioni, occupazione oscillano "intorno a valori di medietà" (cit. Censis 2024). Siamo fermi. In questo ristagno, però, alcuni record si sono comunque registrati: l'astensione alle ultime elezioni Europee è stata la più alta mai registrata (51,7%); il numero di italiani convinti che i politici si occupano solo di se stessi rappresenta l'8% della popolazione; un altro 7% crede che l'Europa sia solo un carrozzone vuoto; circa il 70% di noi esprime un profondo anti-occidentalismo, anche in conseguenza delle guerre in Ucraina e in Palestina.
Un dato particolarmente interessante è quello che può essere ricondotto alla radicalizzazione identitaria degli Italiani, spiegabile, interpreta il Censis, come risposta alla staticità di una struttura sociale che strozza qualsiasi tentativo di ascesa anche a fronte di impegno e sforzo personali. Ed è così che il 57% degli italiani si sente minacciato da chi porta regole ed abitudini in contrasto con quelli storici, e da chi (il 38%) vuole facilitare l'ingresso di stranieri. Si registra anche una forte opposizione a concezioni di famiglia diverse da quella tradizionale: il 29% percepisce come 'nemiche' le nuove famiglie.
Il rapporto ha fatto emergere una ostilità diffusa verso tutto ciò che si sottrae alla conformità a consuetudini del vivere sociale che si sono affermate nel passato recente: una fetta sostanziale della popolazione, infatti, esprime inimicizia verso chi professa religioni diverse da quella cattolica romana (22%), verso chi appartiene ad una etnia non autoctona (21%), verso chi ha un diverso colore della pelle (14%), verso chi non è eterosessuale (11%). Sottolineiamo che queste percentuali si spiegano solo considerando che una stessa persona intervistata ha espresso più sentimenti ostili allo stesso tempo.
Il ventaglio delle minacce percepite, comunque, ricalca gli allarmi che la propaganda di destra cavalca ed alimenta da sempre. È singolare, infatti, che nessuno sembra sentirsi minacciato, o preoccupato, dalla riduzione delle nascite (-34% in 15 anni), o dall'espatrio massiccio di giovani (più di 350.000 in 10 anni), molti dei quali (circa il 51%) in possesso di una laurea. Il rapporto ha anche rivelato una profonda frattura fra città e provincia: il 51% degli abitanti di piccoli comuni ha dichiarato di avere difficoltà a raggiungere un supermercato o una farmacia. Allarmanti sono le cifre del disagio giovanile: il 58% di giovani di 18-34 anni si sente fragile, il 56% si sente solo, e il 69% ha bisogno di sentirsi rassicurato. Si tratta, ammette il rapporto, di stati d'animo legati all'incertezza, alla paura di non farcela, alle difficoltà sperimentate nella competizione con i propri pari.
Il rapporto ha messo in evidenza, amaramente, anche una diffusa ignoranza, intesa come mancanza di strumenti e conoscenze necessarie per interpretare la complessità del presente. Se da un lato più del 20% degli Italiani non sa che Potenza è il capoluogo della Basilicata e mostra pesanti mancanze nelle conoscenze logico-matematiche, dall'altro è convinto che in Italia ci siano più di 10 milioni di immigrati, che gli ebrei controllano il mondo con la finanza, o che ancora l'omosessualità è una malattia, e che Jihad e Islam siano la stessa cosa. È interessante notare come questi pregiudizi diffusi siano tutti riconducibili ad una la stessa matrice di intolleranza che spesso sfuma in aperto razzismo.
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Ecco la guerraFuori Binario · Infine - Ultima pagina
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Rubrica: INFINE | Fuori Binario
Il governo svedese ha distribuito una versione aggiornata del suo opuscolo "In caso di crisi e guerra", un documento che fornisce indicazioni pratiche ai cittadini su come affrontare un conflitto militare. Questo opuscolo, triplicato nelle dimensioni rispetto alla versione precedente, riflette un cambiamento significativo nella percezione della sicurezza nazionale in Svezia. Da mera previsione di emergenza, la guerra è diventata la minaccia principale.
Il contenuto dell'opuscolo - scaricabile online e tradotto in italiano da puntocritico.info - ha scioccato chi l'ha letto. Vi si trovano istruzioni su come cercare riparo durante un bombardamento aereo, come sistemare la casa affinché sia attrezzata alle emergenze, come evacuare la propria famiglia in un rifugio sicuro, come parlare ai bambini della guerra e come rendere l'acqua potabile o fermare un'emorragia, fino alla sistemazione di cani e gatti. Lo slogan è "Se la Svezia verrà attaccata non ci arrenderemo mai!". Fa un po' impressione leggere tutto ciò. La Svezia è terrorizzata. Dopo oltre un secolo di neutralità nel marzo scorso ha aderito alla Nato e ora si prepara ad una guerra mondiale.
E noi? Cosa possiamo fare?
Il primo passo è prendere coscienza del pericolo che rappresenta questa cultura della guerra. Le vittime dello scontro tra vecchi imperialismi in declino e nuovi in ascesa saranno ancora una volta le persone più fragili: poveri, lavoratori, pensionati, donne e bambine e bambini, mentre una minoranza di privilegiati non avrà difficoltà a trasferirsi lontano dalle bombe o in un rifugio antiaereo privato sotto casa dotato di mille comodità.
Il secondo passo è organizzarsi, agire in prima persona, diventare sabbia negli ingranaggi del militarismo. La cronaca ci mostra che la soluzione del problema non saranno certo i governi che per riarmarsi oggi tagliano sanità e scuola.
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·Altri articoli del numero1
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone
!Alfabeto
Rubrica: ALFABETO | Autore: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori. Seguiteci!
A come AMICIZIA - No Other Land, il documentario diretto da Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor, è opera di un collettivo israelo-palestinese che ha filmato per quasi dieci anni le operazioni di espulsione forzata degli abitanti di Masafer Yatta in Cisgiordania da parte dell'esercito israeliano. Basel Adra, un giovane palestinese, scopre grazie a questo progetto la possibilità di avere un grande amico israeliano, si tratta del giornalista Yuval Abraham. Un'amicizia che si oppone all'odio distruttivo tra i due popoli.
B come BOLOGNA - Uno dei tratti delle città contemporanee è la loro ambizione a diventare attrattive senza però essere accoglienti. Questa contraddizione è il frutto principale della speculazione sulla casa. Ciò che allarma è che questa trasformazione è avanzatissima anche in città che sono state avanguardie civiche e modelli di inclusività. Bologna è fra queste. Mayla Bottaro ha scoperto con la sua lente di ingrandimento i segni del degrado nelle luccichio della città cartolina. Il suo documentario "Mai più senza casa" racconta la difficoltà a trovare un tetto, e la facilità con cui lo si perde: Bologna è ai primi posti per numero di sfratti.
C come CRESCERE - Sebbene la nostra costituzione lo abbia istituito come strumento di rieducazione, il carcere in Italia si è consolidato esclusivamente come luogo di pena e di vendetta. La prova di questa situazione è che ci sono bambini costretti a vivere in carcere con le loro madri condannate. Ed anche su una vicenda come questa la politica strumentalizza a fini elettorali. Alice Facchini e Iris Biasio raccontano il tempo dietro le sbarre di madri, figli e figlie nella loro inchiesta a fumetti "Crescere in Carcere", pubblicata on-line dal portale larevue.it.
D come DISERTORE - Che cosa significa politicamente e filosoficamente un rifiuto? Nel discorso che pronuncia alla Camera dei Deputati il 12 luglio 1920, Francesco Misiano deve cercare di evitare l'autorizzazione a procedere richiesta dal procuratore del Re: è stato disertore della Grande Guerra. Francesco Misiano fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. In Parlamento, Misiano rilancia la visione di una sinistra che vuole riorganizzarsi con un programma decisamente antimilitarista. Cronòpio ha pubblicato il suo discorso: è del 1920, ma sembra scritto ieri. Francesco Misiano, "Il Disertore".
E come EXTRACOMUNITARI - Linda Dalmonte e Ilaria Mohamud Giama, due attiviste, hanno scritto un reportage da Shengjin, Albania. Shengjin è la città che ospita i Centri Permanenti per il Rimpatrio (CPR) costruiti in seguito all'accordo Italia-Albania sulla gestione degli immigrati extracomunitari. A Shengjin nessuno sembra sapere niente di come e quando questi CPR funzioneranno, se non che lì vicino è stata inaugurata la Pizzeria Meloni. Almeno dagli anni '80 in poi, i rapporti, asimmetrici, tra Italia e Albania, sembrano essere possibili solo sulla base di immigrazione, frontiere, rimpatri. Il reportage "Cronache da Shengjin" è su meltingpot.org.
F come FIGLI - Ci sono coppie disposte a sborsare qualsiasi cifra pur di avere un figlio. Il Prof. Severino Antinori ha promesso a migliaia di coppie la possibilità di diventare genitori a qualsiasi età. E su questa promessa ha costruito un impero. Fino all'aprile del 2016, quando dalla sua clinica arriva una telefonata disperata. Ad una ragazza sono stati sottratti gli ovuli dopo essere stata sedata contro la sua volontà. L'impero di Antinori comincia a crollare, anche sotto i colpi del suo stesso machismo. Il podcast "L'impero dei figli impossibili" ripercorre questa storia incredibile.
G come GAZA - "A Gaza bisogna arrivare la sera di primavera, chiudersi in camera e ascoltare i suoni che arrivano dalle finestre aperte." Così, Pietro Usberti inizia "Viaggio a Gaza", un documentario che racconta di incontri con giovani abitanti della Striscia prima del 7 Ottobre 2023. Pietro, regista e narratore, lascia che dal film emergano le aspirazioni delle persone che incontra e che si rivelano aspirazioni universali: l'occupazione, l'indigenza, la violenza quotidiana non fanno altro che esasperarle. Ma tutte convergono in uno stesso punto: il rispetto per ogni vita umana.
H come HAWAK - Hawk Owl's Lament è un brano dell'ultimo disco degli Afro Celt Sound System, OVA. A noi dell'Alfabeto piacciono le contaminazioni inimmaginabili: non potevamo non segnalare questa uscita. La propria missione musicale questo gruppo la dichiara già nel nome: fondere la musica celtica, cioè irlandese, con quella africana, precisamente quella che si suona con la Kora del Mali. Il gruppo fondato da Simon Emmerson si è aggiudicato diversi premi internazionali e ammaliato pubblici di tutte le latitudini. Simon è scomparso circa un anno fa: ad OVA seguiranno altri dischi.
I come INVISIBILI - Il turismo di massa sta diventando un incubo. A Firenze è anche possibile notare un altro fenomeno: i turisti si concentrano in pochissime strade, sempre le stesse, quelle indicate nelle guide scritte da persone che non conoscono le città. Chi vive per strada, invece, conosce le città come nessun altro. Ad Edimburgo, un gruppo di persone con un passato di senza dimora, infatti, organizza e guida tour alternativi. Se mai vi capitasse di andare da quelle parti, chiedete a invisible-cities.org di portarvi in giro. invisible-cities.org/
L come LOBBISTI - L'ultima Conferenza COP29, Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell'ONU, è stata inconclusiva. Non c'è da stupirsi di questo esito quando si pensa che i lobbisti delle fonti fossili, spesso in incognito, sono i partecipanti più attivi di questi eventi: solo dal 2028 i delegati hanno l'obbligo di dichiarare chi rappresentano. Il collettivo A Sud ha lanciato la campagna "Clean the COP" con l'obiettivo di smascherare gli interessi e i rappresentanti dell'industria fossile e di impegnare i governi, compreso quello Italiano, alla trasparenza sulle scelte climatiche. asud.net/clean-the-cop/
M come MINORANZE - Quanti conoscono gli Arbëreshë, gli Occitani, i Tabarchini e le tante altre minoranze linguistiche che, fin dall'antichità e prima dei flussi migratori recenti, hanno portato nuove lingue e tradizioni in Italia? Quanti sanno di questa ricchezza che costituisce uno degli assi portanti della straordinaria varietà e bellezza del nostro Paese? Il libro collettivo "Gli Italiani che non conosciamo, Lingue, DNA e percorsi delle comunità storiche minoritarie" racconta il loro passato e presente, dando voce anche a coloro che quotidianamente si impegnano per la salvaguardia delle culture e dei saperi.
N come NEOLIBERISMO - Il 14 giugno del 2024, gli azionisti della Tesla hanno ratificato una retribuzione decennale di 45 miliardi di dollari per Elon Musk, l'amministratore delegato. Si tratta di così tanti soldi che non è possibile immaginarseli. La notizia, però, non ha suscitato nessuna indignazione. Nel suo monologo "Taci, Il Capitale ti ascolta", Marco D'Eramo sostiene che questa condiscendenza è possibile solo perché il neoliberismo è riuscito a mettere al centro delle nostre vite, non le persone, ma le aziende, anzi, ha trasformato le persone in aziende.
O come OMISSIONI - La malattia di Alzheimer colpisce in Italia una persona su cento. Dopo decenni di ricerca finanziata con cifre astronomiche (tranne che in Italia), non esiste ancora una cura efficace. In "Alzheimer S.p.A", Agnese Codignola racconta come i colossi farmaceutici e ampi settori accademici abbiano seguito linee di ricerca sbagliate, spesso sapendolo, osteggiando indagini alternative. All'avidità delle aziende si sovrappongono le omissione dei ricercatori, spesso per vanità. È anche così che si apre la strada al proliferare di ciarlatani e guaritori, ai quali le famiglie disperate spesso si affidano.
P come PADRI - Oggi un numero crescente di uomini si occupa dei bambini fin dalla nascita e mostra di saperlo fare benissimo. Questa è una rivoluzione che scuote in profondità le fondamenta della nostra società senza la necessità di instaurare nuovi regimi. Ci hanno sempre raccontato che la vocazione all'accudimento è una funzione innata biologicamente nelle donne. Ma Sarah B. Hrdy ci racconta, nel suo libro "Il tempo dei padri - L'istinto maschile nella cura dei figli" che addirittura gli uomini a contatto intimo con i bambini cambiano profondamente e mostrano risposte quasi identiche a quelle delle madri. Hasta la victoria, rivoluzionari!
Q come QUESTIONI - È vero che il clima è sempre cambiato e, se sì, perché dovremmo preoccuparci adesso? E gli scienziati sono davvero tutti d'accordo sul fatto che le responsabilità siano umane? Capire la crisi climatica, smontarne le narrazioni false ed ideologiche, comporta un certo grado di comprensione di questioni di fisica, chimica, tecnologia, spesso in attrito con l'intuizione spontanea di ciascuno di noi. "A Fuoco" è una newsletter a cura di Simone Fontana, che, con l'aiuto di esperti, divulgatori, giornalisti scientifici indaga, e spiega, un tema della crisi climatica. www.a-fuoco.it
R come ROSE - In Afghanistan, alle donne era permesso solo di studiare come infermiere o ostetriche. I Talebani ora hanno negato anche questo diritto, impedendo alle donne di curarsi, visto che un medico uomo può farlo solo in presenza di un tutore. Le donne partoriranno e moriranno in casa; si ammaleranno e moriranno da sole. Da anni lottano per riprendersi quel diritto. Il documentario di Jennifer Lawrence e Malala Yousafzai (che oltre al premio nobel, si è presa anche una pallottola in testa per aver spronato le donne a studiare) documentano questa lotta nel documentario "Pane e Rose".
S come SICUREZZA - La storica associazione Antigone ha raccolto in un unico volume i commenti, gli approfondimenti e i documenti sul pacchetto sicurezza (il famoso DDL 1660) del governo Meloni, quello della criminalizzazione delle proteste di diversa natura, come occupazioni e blocchi stradali. Il volume edito da Momo Edizioni si intitola "Il più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana italiana" ed è uno strumento utile sia per chi voglia saperne di più, sia per tutti quelli che intendono contrastarlo. Zerocalcare ne ha firmato le illustrazioni.
T come TAMBURELLI - Justin Adams e Mauro Durante hanno pubblicato un nuovo disco "Sweet Release". Justin Adams è stato il chitarrista di Robert Plant, quello dei Led Zeppelin. Mauro Durante è il rappresentante della pizzica salentina più avanzata. Questo connubio improbabile sta producendo da tempo un genere musicale che rappresenta al tempo stesso un rinnovamento sia della musica popolare salentina, che del rock dal pubblico internazionale. È pizzica cantata in inglese, o rock arricchito dai tamburelli? Entrambi, ed è bellissimo.
U come UCRONIA - Philip Roth è stato uno dei più celebrati scrittori statunitensi. Nei suoi libri, è riuscito come pochi altri a svelare la fragilità del sogno americano, senza risparmiare dure critiche alla comunità ebraica di quel paese di cui faceva parte. Il complotto contro l'America, del 2004, immagina che l'olandese volante Lindbergh, di simpatie naziste, diventi presidente degli USA e stringa patti con Hitler stesso. Questa storia fantastica è in realtà lo stratagemma che permette a Roth di mostrare gli istinti profondi di un'America che oggi non si vergogna più di mostrarsi.
V come VIRTUALE - Pensiamo di sapere cosa sia la realtà: se avessimo qualche dubbio in proposito, potremmo affacciarci alla finestra e farci un'idea. Il documentario di Adele Tulli "REAL", però, ci mette in guardia da questo tipo di facilonerie. Da quando le tecnologie digitali sono entrate nelle nostre vite, infatti, la realtà si è espansa e contratta allo stesso tempo. Usando gli stessi strumenti di cui si nutre la rete, REAL indaga la normalità della realtà digitale che, in realtà, di normale non ha niente: è solo che ci siamo abituati. REAL è soprattutto un'opera d'arte, proiettata anche al recente Festival dei Popoli.
Z come ZEITZ - Già l'Alfabeto del mese scorso aveva annunciato la nomina di una direttrice di una sezione della Biennale di Venezia. Lo rifacciamo: Koyo Kouoh è stata nominata, a sorpresa, curatrice della sezione "arte". Non ne abbiamo mai sentito parlare, eppure Koyo è Direttrice dello Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (Zeitz MOCAA) a Città del Capo, ha organizzato mostre dirompenti sul femminismo delle artiste africane, ed è stata definita dal New York Times "una delle più rilevanti curatrici d'arte africana". Ci auguriamo che a qualcuno non venga l'idea di deportarla in Albania.
a cura di Felice Simeone
