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LAVORO
Vite vendute
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 269, Gennaio 2025, pagina 6
!Lavoro
Autore: Valentina Baronti
A Calenzano l'ultima strage nella guerra del profitto. Sono 890 i lavoratori morti in dieci mesi nel 2024
Ci sono momenti rilevanti dal punto di vista giornalistico, nei quali non riesco a osservare, chiedere, intervistare, ascoltare, con l'obiettivo di scrivere un articolo. Uno di questi è stato il presidio organizzato dai sindacati confederali davanti al municipio di Calenzano l'11 dicembre scorso, due giorni dopo l'esplosione nel deposito di carburanti dell'Eni, nella quale 5 lavoratori sono morti e altri 26 sono rimasti feriti.
In quella piazza, di solito frequentata da poche persone, c'era una moltitudine di lavoratrici, cittadini, militanti, associazioni del territorio. Si sentiva forte una commozione disperata, incapace di trasformarsi in indignazione e protesta. Mi sono messa al mio posto, in silenzio, vicino agli operai della ex Gkn. Avevo indosso il giubbotto del collettivo di fabbrica. Non cercavo una notizia ed è stata lei a venire da me. Mentre dalle scale del comune si susseguivano i discorsi di rito, una signora si è avvicinata a me, ha visto il logo del collettivo sul giubbotto e mi ha chiesto se fosse ancora in tempo a partecipare all'azionariato popolare. Io ho detto di sì e ho spiegato come funziona l'azionariato, quali sono le finalità, cosa si deve fare dal punto di vista pratico. Poi è stata lei a parlare: "Sono una familiare delle vittime, questi discorsi che fanno non li posso sentire, ho tanta rabbia. Cosa vuole dire 'Mai più' se poi nessuno fa niente? Non c'è nessuno che li contesta? Sono venuta da voi perché siete l'unica speranza di un mondo del lavoro pulito, voglio fare parte della cooperativa". Poi si è avvicinato un ragazzo giovane, forse il figlio, le ha messo una mano sulla spalla e si sono allontanati.
Io non sono riuscita a dire niente. Non so neanche come si chiama. Sono stata una cattiva giornalista quel giorno. Ho avuto davanti a me una notizia e non ho avuto la forza di fermarla, chiederle come si chiama, intervistarla, approfondire. Sono rimasta senza parole. Lei è andata via e io mi sono girata verso un operaio che non si era accorto di niente. Gliel'ho raccontato. "Ho i brividi" è stata la sua risposta.
Il 2024 ha avuto numeri da guerra: 890 morti sul lavoro nei primi dieci mesi, il 2,5% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Quattro gli incidenti che hanno causato una strage: l'esplosione nella centrale idroelettrica a Suviana, il crollo nel cantiere di via Mariti a Firenze, gli operai avvelenati dalle esalazioni a Casteldaccia e infine la centrale Eni di Calenzano.
Quella signora di cui non so neanche il nome ha cercato una via collettiva per uscire da un inimmaginabile dolore intimo, dimostrando di aver capito che i controlli, le leggi, le procedure di sicurezza servono fino a un certo punto. Finché sarà il profitto a governare il nostro tempo di lavoro, ci saranno i morti, i lutti, la rabbia. Chi ha un ruolo per salire su una scalinata e parlare a un microfono, non coglie o non vuole cogliere il nocciolo della questione, mentre noi, là sotto, capiamo benissimo che non finiranno mai le stragi sul lavoro, se non ribaltiamo il sistema di sfruttamento su cui è incardinato. Uno dei trasportatori uccisi a Calenzano aveva denunciato irregolarità al proprio datore di lavoro. Non è stato ascoltato, semplicemente perché per i padroni una misura di sicurezza in più vuole dire un dividendo in meno, per noi invece vuol dire andare a lavorare per vivere e tornare a casa vive.
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Uscito sul numero 269 (Gennaio 2025), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
