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SOCIETÀ

L'Italia impaurita e intollerante

Felice Simeone · Fuori Binario n. 269, Gennaio 2025, pagina 12

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Autore: Felice Simeone

Il rapporto Censis 2024 fotografa un Paese ignorante e incapace di comprendere se stesso e il mondo

Il rapporto Censis 2024 restituisce l'immagine di un'Italia immobile, sfiduciata, impaurita. La mole ingente di dati raccolti non sono riusciti a mettere in evidenza nessuna tendenza, né positiva, né negativa, che potesse segnalare qualche dinamica rispetto agli anni precedenti.

Investimenti, prodotto interno lordo, esportazioni, occupazione oscillano "intorno a valori di medietà" (cit. Censis 2024). Siamo fermi. In questo ristagno, però, alcuni record si sono comunque registrati: l'astensione alle ultime elezioni Europee è stata la più alta mai registrata (51,7%); il numero di italiani convinti che i politici si occupano solo di se stessi rappresenta l'8% della popolazione; un altro 7% crede che l'Europa sia solo un carrozzone vuoto; circa il 70% di noi esprime un profondo anti-occidentalismo, anche in conseguenza delle guerre in Ucraina e in Palestina.

Un dato particolarmente interessante è quello che può essere ricondotto alla radicalizzazione identitaria degli Italiani, spiegabile, interpreta il Censis, come risposta alla staticità di una struttura sociale che strozza qualsiasi tentativo di ascesa anche a fronte di impegno e sforzo personali. Ed è così che il 57% degli italiani si sente minacciato da chi porta regole ed abitudini in contrasto con quelli storici, e da chi (il 38%) vuole facilitare l'ingresso di stranieri. Si registra anche una forte opposizione a concezioni di famiglia diverse da quella tradizionale: il 29% percepisce come 'nemiche' le nuove famiglie.

Il rapporto ha fatto emergere una ostilità diffusa verso tutto ciò che si sottrae alla conformità a consuetudini del vivere sociale che si sono affermate nel passato recente: una fetta sostanziale della popolazione, infatti, esprime inimicizia verso chi professa religioni diverse da quella cattolica romana (22%), verso chi appartiene ad una etnia non autoctona (21%), verso chi ha un diverso colore della pelle (14%), verso chi non è eterosessuale (11%). Sottolineiamo che queste percentuali si spiegano solo considerando che una stessa persona intervistata ha espresso più sentimenti ostili allo stesso tempo.

Il ventaglio delle minacce percepite, comunque, ricalca gli allarmi che la propaganda di destra cavalca ed alimenta da sempre. È singolare, infatti, che nessuno sembra sentirsi minacciato, o preoccupato, dalla riduzione delle nascite (-34% in 15 anni), o dall'espatrio massiccio di giovani (più di 350.000 in 10 anni), molti dei quali (circa il 51%) in possesso di una laurea. Il rapporto ha anche rivelato una profonda frattura fra città e provincia: il 51% degli abitanti di piccoli comuni ha dichiarato di avere difficoltà a raggiungere un supermercato o una farmacia. Allarmanti sono le cifre del disagio giovanile: il 58% di giovani di 18-34 anni si sente fragile, il 56% si sente solo, e il 69% ha bisogno di sentirsi rassicurato. Si tratta, ammette il rapporto, di stati d'animo legati all'incertezza, alla paura di non farcela, alle difficoltà sperimentate nella competizione con i propri pari.

Il rapporto ha messo in evidenza, amaramente, anche una diffusa ignoranza, intesa come mancanza di strumenti e conoscenze necessarie per interpretare la complessità del presente. Se da un lato più del 20% degli Italiani non sa che Potenza è il capoluogo della Basilicata e mostra pesanti mancanze nelle conoscenze logico-matematiche, dall'altro è convinto che in Italia ci siano più di 10 milioni di immigrati, che gli ebrei controllano il mondo con la finanza, o che ancora l'omosessualità è una malattia, e che Jihad e Islam siano la stessa cosa. È interessante notare come questi pregiudizi diffusi siano tutti riconducibili ad una la stessa matrice di intolleranza che spesso sfuma in aperto razzismo.

Pagina 12 del numero 269 Uscito sul numero 269 (Gennaio 2025), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero