Archivio › n. 269

Archivio › Fuori Binario n. 269 · Gennaio 2025 › pagina 2

RITRATTI - CONTROVENTO

Non violento radicale

Tiziano Cardosi · Fuori Binario n. 269, Gennaio 2025, pagina 2

!Ritratti

Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Tiziano Cardosi

Dal movimento NO TAV, il suo messaggio ancora vivo contro le opere inutili e dannose

Quando ad Alberto Perino diceva no che era il leader del movimento No TAV, rispondeva un po' irritato: "In Valsusa non ci sono capi, ognuno è il leader di se stesso". Credo sia bene partire da questa frase e da questo atteggiamento per capire la particolarità del movimento No TAV e l'importanza dell'uomo che, malgrado tutto, è diventato un importante simbolo della lotta ambientalista, economica, politica, tecnica contro una linea ferroviaria dannosa e assolutamente non necessaria e contro quel nefasto fenomeno delle grandi opere inutili e imposte.

Chi conosce un po' le vicende della lotta contro la ferrovia Torino-Lione, sa che le parole di Alberto sono vere, il movimento No TAV è una esperienza rara – purtroppo - in cui una intera comunità si mobilita con una notevole intelligenza collettiva auto-diretta.

In ogni contesto ci sono persone con diverse competenze e perciò ruoli particolari, c'è chi è capace di organizzare assemblee dove dibattere e decidere; c'è chi è capace di supportare il movimento con le proprie attitudini culinarie (i mitici Fornelli in lotta); c'è chi ha competenze tecniche che hanno rivoltato il progetto TAV come un calzino, dimostrandone l'irrazionale insensatezza. C'è una realtà religiosa che ha sentito il progetto TAV come una offesa a quei luoghi sacri da millenni, alla gente della valle e della montagna (il Rocciamelone); c'è un mondo laico che preferisce stare in strada o nei boschi a contestare e ostacolare gli inutili cantieri, tagliando illegittimi e ingiusti recinti; c'è chi ne scrive, chi ne parla, chi diffonde volantini; insomma c'è una comunità che si è resa miracolosamente conto che stava per abbattersi su di essa un disastro ambientale ed ha risposto in modo corale. Da qui è rinata anche una realtà viva, che cerca di liberarsi dalla solitudine dell'individualismo, indotto da un sistema che vuole solo soggetti deboli da manipolare facilmente.

Alberto Perino è stato, tra le altre cose, l'anello di congiunzione di tutti questi aspetti ed ha saputo tenerli sapientemente insieme. Gli avversari, quel mondo politico al servizio degli interessi economici che cercano di estrarre ricchezza anche con infrastrutture inutili e assurde, lo hanno denigrato in ogni modo, ma questa sua funzione umana e politica resta un valore immenso, un esempio che dovrebbe guidare le lotte ambientali, sociali e per i diritti.

Che lui lo volesse o no, era davvero un leader, ma non nel senso che va per la maggiore, quella di "capo" che decide per il popolo che poi lo segue; era capace di ascoltare le tante voci, poi di dare a tutte il loro spessore per raggiungere l'obiettivo comune: fermare l'opera imposta. Il suo essere leader non era un ruolo che gli desse potere, ma una funzione di servizio per la comunità. Ciò che ne faceva un leader era l'autorevolezza, non l'autorità. Questa lezione di vita potrebbe diventare l'obiettivo, non solo di una lotta come quella No TAV, ma di una politica che voglia uscire dalla violenza strutturale, dalla povertà e dalla guerra in cui stiamo precipitando ormai da tempo.

Il ruolo di leader-non capo di Perino viene da lontano, almeno dagli anni '70, maturato quando decise la scelta nonviolenta in favore dell'obiezione di coscienza assieme ad altri personaggi come Giovanni Salio, Domenico Sereno Regis, Piercarlo Racca. Per la loro azione di propaganda antimilitarista furono arrestati il 4 novembre 1971, dopo una contestazione dell'alza bandiera a Torino; molti furono condannati in primo grado, Perino a 8 anni e 5 giorni per "vilipendio alle Forze Armate e alla bandiera nazionale, istigazione dei militari a disobbedire alle leggi". In Appello furono tutti pienamente assolti.

In seguito, la lotta ambientalista e contro le grandi opere inutili è stata condotta da Perino con grande fermezza e radicalità, con vere modalità nonviolente, senza sbandierare questa parola che oggi abbonda troppo spesso sulle bocche di quel potere che la violenza la esercita effettivamente. Si è trattato comunque di una lotta tenace e dura, all'altezza della coscienza di quanto le opere contestate fossero socialmente e ambientalmente insostenibili.

Sempre Alberto ricordava che anche forme dure come il sabotaggio, purché non recanti danno a esseri viventi, sono legittime contro un'opera ingiusta; tagliare una recinzione imposta è giusto e legittimo.

Il sistema politico-economico-mediatico, a corto di argomenti, ma non di mezzi economici, ha risposto a questo risveglio culturale e sociale con una campagna di criminalizzazione costante del movimento e dello stesso Alberto, ha addirittura evocato il pericolo di terrorismo. La grancassa dei media, controllati da chi ha interessi diretti nel volere la galleria, ha contribuito generosamente nel diffondere una narrazione tossica del movimento No TAV.

Alberto non si è mai tirato indietro di fronte a questa propaganda diffamatoria, sostenuto dalla coscienza di essere al servizio della comunità; è sempre stato presente in ogni occasione finché la salute glielo ha permesso. È stato un riferimento per tutti, non un capo, ma un punto di incontro di tante volontà diverse, tutte mosse come lui verso il bene comune.

Tutt'ora, sotto il suo immancabile cappello da montanaro, ci indica un possibile futuro alternativo, tutti assieme, con la dose di gioia che ci può concedere la vita.

Pagina 2 del numero 269 Uscito sul numero 269 (Gennaio 2025), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero