Archivio › Fuori Binario n. 269 · Gennaio 2025 › pagina 7
PALESTINA
Mesarvot, dire no alla guerra
Emanuela Bavazzano, Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 269, Gennaio 2025, pagina 7
!Palestina
Autrici: Emanuela Bavazzano, Camilla Lattanzi
Incontro con la rete dei giovani che in Israele contesta l'occupazione e rifiuta il servizio militare
Il 21 e 22 ottobre 2024 è arrivato anche a Firenze il tour promosso dal Movimento Nonviolento, insieme con Mesarvot ("noi rifiutiamo" in ebraico), una rete di giovani israeliani che rifiutano di prestare il servizio militare, e CPT, una realtà che sostiene la resistenza nonviolenta dei palestinesi contro l'occupazione israeliana. Inserito nella campagna di obiezione alla guerra, il tour si è posto due obiettivi concreti: promuovere il riconoscimento dello status di rifugiati politici agli obiettori (israeliani) e reperire fondi per poter finanziare le organizzazioni che sostengono l'obiezione nonviolenta.
Quattro persone giovani, due palestinesi e due israeliane, hanno girato l'Italia insieme per portare un punto di vista critico verso le operazioni militari israeliane. Ascoltare quello che subiscono lascia senza fiato: umiliazioni, violenze, licenziamenti, aggressioni. Raccontano di vite controllate, ristrette, di case distrutte da ruspe, di terreni e proprietà di ogni genere confiscati, sottratti, devastati, di attese senza fine ai check point e armi puntate addosso. Eppure tutto questo non li ferma: "Ho dovuto fare 50 giorni di prigione perché non volevo avere sangue sulle mie mani e per non essere complice. Odiavo i palestinesi e aspettavo di entrare nell'esercito per poter dare il mio contributo. Tutto è cambiato quando sono andato all'università, dove ho avuto libri diversi, professori diversi ma soprattutto mi sono confrontato con persone palestinesi".
Una giovane palestinese che offre supporto ai checkpoint dice: "La mia vita e la mia incolumità valgono meno di quelle di una persona ebrea". Anche lei ha dovuto subire la prigione, dove ha incontrato una ragazza israeliana della sua età, che aveva commesso crimini comuni: "Eravamo entrambe studentesse e abbiamo trovato un terreno comune parlando di libri e di filosofia. Poi abbiamo parlato della situazione attuale e la ragazza israeliana ha affermato con disinvoltura che il genocidio era per lei l'unica opzione di Israele per evitare di essere annientato. La comunicazione non è più stata possibile". "La situazione è surreale – continuano - si aggirano tra noi criminali di guerra. E questo accade perché manca l'accountability, nessuno paga per i propri crimini. Gli israeliani si sentono le uniche vittime, gli unici ad avere esistenze in pericolo, gli unici a rischiare di essere cancellati, eppure non è un rischio reale".
Non ci sarà quindi pace, finché non sarà garantita giustizia, finché il popolo palestinese continuerà a subire arbitrari crimini da parte dell'esercito israeliano.
Per approfondire e dare supporto: https://www.facebook.com/mesarvot — https://linktr.ee/Meaarvot
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Uscito sul numero 269 (Gennaio 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
