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Il fatto non sussisteCristiano Lucchi · Resistenze
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
Alle attiviste e agli attivisti fiorentini di Ultima Generazione impegnati contro l'emergenza climatica abbiamo dedicato la copertina di febbraio. Il titolo: "Attaccati. Il Potere usa norme antimafia per colpire il dissenso politico" commentava la foto delle mani di Simone, Laura e Beatrice incollate - i loro corpi erano letteralmente "attaccati" - al vetro protettivo della Primavera di Botticelli esposta agli Uffizi. Protestavano per attirare l'attenzione su un sistema economico che sta uccidendo il pianeta, e noi ci permettemmo così di giocare con le parole, l'unico strumento che un giornale possiede per intervenire nel dibattito pubblico.
Il Tribunale di Firenze, invece, lo scorso 20 novembre si è comportato con molta serietà. Il giudice dell'udienza preliminare nel processo contro i tre per manifestazione non preavvisata, interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale (potenzialmente fino a 5 anni di carcere), ha sentenziato che "il fatto non sussiste". Ha così ridicolizzato negazionisti, perbenisti, opinionisti al soldo dell'industria del fossile. Ha dato una corretta accezione al termine "giustizia", incoraggiando l'azione di chi viene colpito dalla repressione poliziottesculturale che anima la nostra malata democrazia.
In attesa della sentenza, Ultima Generazione ha imbrattato di fango la vetrata del Tribunale per denunciare le politiche criminali che hanno portato alle alluvioni disastrose in Toscana, Emilia Romagna e Veneto. Sconsolati, hanno denunciato il mancato impegno del Governo nel proteggere la popolazione dalla crisi climatica.
Intanto Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, sprona la comunità internazionale a mettere in campo "un'azione drastica sul clima ora", perché "il pianeta è su una traiettoria di riscaldamento catastrofico: da 2,5 a 2,9 gradi entro il 2100", con tutti i drammi che ne conseguono. La 28esima Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici terminerà il prossimo 12 dicembre. Speriamo serva finalmente ad invertire la rotta.
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Ci rifiutiamo di essere nemiciRiccardo Michelucci · Controvento
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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Riccardo Michelucci
Non solo Hamas e Netanyahu: palestinesi e israeliani, ispirati dalla nonviolenza, cercano di costruire una convivenza pacifica e aiutare la popolazione.
In Cisgiordania la resistenza palestinese non ha il volto truce e spietato di Hamas o della Jihad islamica. Ha lo sguardo sincero e rassicurante dei contadini, i modi gentili di operai, medici, attivisti. E la determinazione dei tanti giovani che continuano a credere fermamente nella lotta nonviolenta. Gente che vive da sempre in queste terre che avrebbero dovuto ospitare lo stato di Palestina, se non fossero state sottratte a poco a poco dal sopruso di decine di migliaia di coloni armati e protetti dall'esercito israeliano.
È quanto stabilirono gli storici accordi di Oslo, firmati trent'anni fa da Rabin e da Arafat, accordi che dovevano dar vita a "due popoli, due stati". Uno slogan ormai del tutto irrealistico che ancora oggi viene ripetuto come un mantra, sebbene sia stato sommerso dai fatti creati sul terreno. Creare uno Stato palestinese in una terra disseminata di colonie israeliane, con l'accesso regolato da decine di check-point militari, è ormai solo un esercizio retorico di fantapolitica.
Eppure ci sono persone come Daoud Nassar che non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Nel settembre scorso questo palestinese cristiano di 52 anni si è presentato per l'ennesima volta in aula, alla Corte Suprema di Gerusalemme, per difendere i suoi terreni dall'esproprio. La battaglia legale della sua famiglia dura da oltre trent'anni ed è un esempio di resilienza ispirata dalla fede cristiana e dalla nonviolenza.
Era il lontano 1991 quando lo stato di Israele provò per la prima volta a nazionalizzare la sua fattoria, oltre 42 ettari di terreno coltivabile sulle alture di Betlemme. Ma Daoud dimostrò che apparteneva alla sua famiglia da quattro generazioni, presentando i documenti ufficiali di epoca ottomana datati 1916. La legge gli dava ragione ma non bastò a evitare l'inizio di un interminabile contenzioso legale. Da allora i suoi terreni sono stati circondati da cinque insediamenti di coloni ebraici.
Qualche anno fa gli hanno offerto persino un assegno in bianco per convincerlo a vendere tutto e andarsene. "Ho rifiutato senza alcuna esitazione – ci ha spiegato - perché secondo la tradizione biblica cedere la terra dei propri padri equivale a tradire le proprie radici familiari". Al suo interno ha dato vita alla Tenda delle nazioni, un progetto di resistenza nonviolenta dove cristiani e musulmani lavorano insieme per la pace, la tolleranza e la difesa dell'ambiente. Hanno realizzato pannelli solari per l'elettricità, cisterne per la raccolta delle acque piovane, poi hanno aggirato i divieti di costruzione scavando grotte con camere, bagni e cucine nel sottosuolo.
Ogni anno decine di volontari internazionali vengono ad aiutare con le potature, i raccolti e i progetti di energia rinnovabile. Una scritta accoglie i visitatori all'ingresso della fattoria, "We refuse to be enemies" ("Ci rifiutiamo di essere nemici"). Ma nel frattempo i coloni e l'esercito israeliano continuano a fare di tutto per sfiancarlo. Gli hanno distrutto centinaia di piante di ulivo con le ruspe, hanno bloccato la principale strada di accesso alle sue terre, un anno fa un incendio doloso ha mandato in fumo fichi, mandorli, viti e albicocchi.
La resistenza palestinese in queste terre ha anche lo sguardo sincero, la determinazione e i modi gentili del dottor Nidal Salameh di Betlemme. Negli anni '80 Nidal ha studiato medicina in Italia tra mille difficoltà. Ha dovuto sfidare il divieto delle autorità israeliane che volevano impedirgli di rientrare nel suo paese e ha pagato la sua disobbedienza con un anno e mezzo di carcere duro. Vent'anni fa ha fondato il Centro medico Al Saqada, nel cuore di Betlemme, dove insieme a un gruppo di medici e infermieri si prende cura gratuitamente delle famiglie più povere. Il governo di Israele continua a ostacolarlo in tutti i modi, persino inviando i soldati a compiere violente perquisizioni nei corridoi del suo ambulatorio, che pullulano di mamme con i bambini, e di malati di tutte le età. Per molti palestinesi della zona il centro medico di Nidal rappresenta l'unica opportunità di ricevere cure mediche aggirando l'occupazione militare israeliana, che li costringe a estenuanti viaggi, controlli e attese ai check-point. "Se volessi potrei emigrare negli Stati Uniti e andare a lavorare lì", confessa Nidal. "Ma la nostra libertà è in Palestina e io voglio aiutare il mio popolo a resistere qua, sulle nostre terre".
La Cisgiordania è il secondo fronte di questa ennesima guerra israelo-palestinese iniziata con i brutali attacchi lanciati da Hamas il 7 ottobre scorso. Ma contrariamente a quanto accade a Gaza, qui Israele non combatte contro i miliziani delle brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas: si accanisce per rappresaglia contro civili inermi nel tentativo di cacciarli una volta per tutte dalle loro terre. Civili come Daoud e Nidal. "La violenza dei coloni in Cisgiordania è un problema da anni ma ora ha avuto una drammatica accelerazione", denuncia Guy Butavia, attivista dell'Ong israeliana Ta'ayush, che non esita a definirla "una seconda Nakba" con riferimento al tragico esodo che nel 1948 vide circa 700mila arabi palestinesi espulsi dai loro villaggi. A niente è servito finora il grido d'allarme lanciato da una trentina di associazioni di ebrei per i diritti umani che un mese esatto dopo gli attacchi di Hamas hanno documentato centinaia di episodi di violenza da parte dei coloni, intere comunità cacciate con la forza, case e auto incendiate, raccolti distrutti. E almeno 115 palestinesi uccisi. Numeri che crescono giorno dopo giorno, nella più completa indifferenza della comunità internazionale.
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Stop genocidio, fai la tua parte al supermercatoLa Freccia di Robin · Resistenze
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: La Freccia di Robin
Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: le parole chiave della campagna BDS.
Il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) è la risposta pacifica contro la politica di apartheid e l'occupazione israeliana, nata nel 2005 su iniziativa di 170 gruppi della società civile palestinese che comprendeva sindacati palestinesi, reti di rifugiati, organizzazioni femminili, associazioni professionali e comitati di resistenza popolare.
Prende ispirazione dal movimento anti-apartheid sudafricano e, attraverso una lotta nonviolenta che vuole colpire l'economia del colonizzatore, si prefigge tre obiettivi principali: porre termine all'occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellare il Muro; riconoscere i diritti fondamentali dei palestinesi cittadini di Israele per una piena uguaglianza; rispettare, proteggere e promuovere i diritti dei profughi palestinesi al ritorno nelle loro case e nelle loro proprietà.
Per Israele il BDS è una spina nel fianco non da poco, tanto che nel 2015 è stato dichiarato "minaccia strategica" e dal 2017 è stato vietato l'ingresso in Israele e nei Territori palestinesi occupati a chiunque sostenga o lavori per il boicottaggio.
Anche in Europa non sono mancati tentativi di criminalizzare il movimento: due casi importanti riguardano la Germania e la Francia che hanno condannato gli attivisti che sostenevano pubblicamente le attività del BDS e che promuovevano il boicottaggio. Tuttavia, nel 2020 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito con una sentenza che la condanna di 11 attivisti francesi che avevano organizzato iniziative per promuovere il boicottaggio di prodotti israeliani è una violazione del diritto alla libertà d'espressione e che le azioni degli attivisti rientrano nell'ambito dell'espressione politica e sono parte di un dibattito di interesse generale.
La strategia adottata dal BDS riguarda il boicottaggio mirato, si concentra su una cerchia di prodotti e aziende che supportano e traggono profitto dall'occupazione e ha il fine di rendere non più sostenibile economicamente il genocidio in corso e contribuire a fermarlo. Per la lista dei prodotti e delle aziende a cui viene data una massima priorità nella campagna di boicottaggio si rimanda al sito bdsmovement.net. Vi troviamo ad esempio McDonald's, Burger King, Pizza Hut, Puma, Hewlett Packard, Siemens, SodaStream...
Il web e i social sono importanti alleati per la campagna di boicottaggio, terreni dove gli utenti trasformano il proprio senso di impotenza di fronte a un massacro di civili palestinesi (il 40% sono bambini), che va avanti da più di un mese, in azioni concrete di supporto e sensibilizzazione che hanno un impatto tale da travalicare confini, differenze culturali e barriere linguistiche. "Possiamo mettere da parte i nostri lussi giornalieri per non supportare un genocidio – dice la content creator Ariana Jasmine Afshar in un suo video diventato virale – Mentre il nostro drink da Starbucks può essere sostituito, la gente di Gaza, in particolare i bambini di Gaza, non hanno scelta, sono costretti a subire tutto questo".
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Nonviolenza, arma dei fortiJason Nardi · Resistenze
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Jason Nardi
Cisgiordania: da oltre 20 anni un corpo civile di pace opera tra i villaggi dell'occupazione israeliana. Il racconto di un volontario.
Giovanni (non è il suo vero nome) è un fiorentino appena tornato dalla Cisgiordania, dove per tre mesi ha fatto il volontario nell'Operazione Colomba, un corpo civile di pace attivo in Palestina dal 2002. Ha vissuto in pieno gli avvenimenti del 7 ottobre, e oggi racconta a Fuori Binario, con gli occhi di un attivista nonviolento, la straordinaria "normalità" della vita dei palestinesi e la loro capacità di resistenza e resilienza.
Dove fate interposizione? Ad At-Tuwani, un villaggio a sud di Hebron, dove i palestinesi hanno deciso di resistere in maniera nonviolenta all'occupazione israeliana sin dalla fine degli anni Ottanta. Israele usa alcuni metodi per espropriare la loro terra: definisce alcune aree "campo di addestramento militare", "riserva naturale" o "sito archeologico". Quindi evacua le eventuali comunità che vivono all'interno di quell'area. Chi vive lì dovrà andarsene per sempre, lasciare la casa e tutto quanto è annesso, a partire dai pascoli e dalle coltivazioni.
Come resistono? Lottano contro l'esproprio adottando il termine arabo "Sumud", che vuol dire "Resilienza sulla terra". In realtà ha un significato molto più profondo. Vuol dire che ogni pastore coltiva la sua terra e utilizza i suoi pascoli, nonostante sappia che da un momento all'altro possano arrivare i coloni a colpirlo con il volto travisato e agitando catene, spranghe, bastoni, pietre. Non è raro che arrivino soldati ad arrestare il pastore anziché i coloni.
Ad At-Tuwani il muro non c'è. Sì. Le battaglie più eclatanti sono state proprio le manifestazioni del venerdì contro il muro di segregazione. I palestinesi hanno portato a casa una bella vittoria, lottando quotidianamente e con straordinaria tenacia. Succede lo stesso con le case che vengono ricostruite immediatamente quando gli israeliani le demoliscono al fine di espellerli dalle loro comunità.
Qual è il vostro ruolo? Abitiamo ad At-Tuwani, la nostra organizzazione è l'unica che vive in Area C, una zona molto pericolosa perché sotto controllo diretto delle autorità israeliane. Viviamo all'interno del villaggio a strettissimo contatto con le famiglie palestinesi, stando con loro e come loro, nella maniera meno impattante possibile.
Come fate interposizione? Accompagniamo fisicamente i pastori nei loro pascoli utilizzando tre strumenti: il nostro passaporto, la telecamera e il telefono con una ricca rubrica di numeri da chiamare. I nostri contatti sono spesso altri attivisti che lavorano con Ong israeliane contro l'apartheid, tipo B'Tselem, oppure gli attivisti israeliani dei Ta'Ayush, tra cui ci sono anche refusenik, giovani che hanno deciso di disertare.
Cosa succede quando si palesano i coloni? In caso di loro attacco accendiamo le telecamere e iniziamo le riprese, utili a successive denunce. Se il pastore viene colpito fisicamente ci mettiamo nel mezzo. Se arrivano i soldati a cacciare i pastori, alziamo il nostro passaporto e iniziamo una trattativa. Se il pastore decide invece di andare via, andiamo via con lui. Non imponiamo nessun tipo di linea, siamo solo uno strumento per aiutare i palestinesi nella loro resistenza nonviolenta.
Cos'è cambiato dopo l'attacco del 7 ottobre? Tutto è degenerato e in questo contesto gli attivisti israeliani anti-apartheid sono fondamentali. Entrano con noi nel villaggio e hanno contatti con i palestinesi, li accompagnano nelle azioni nonviolente. Possono inoltre permettersi di avere un profilo molto più alto del nostro, sia nei rapporti con i soldati che con i coloni. Mentre noi rischiamo l'espulsione loro rischiano il carcere, anche se per brevi periodi. Ho la più profonda stima di queste persone perché, lottando contro il regime di apartheid, vanno contro gran parte della propria famiglia e della società israeliana.
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4Emergenza climatica1 articolo
Alluvione. Per colpa di chi?Fuori Binario · Emergenza Climatica
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Rubrica: EMERGENZA CLIMATICA | Autore: Fuori Binario
Gli urbanisti Pileri e Ziparo commentano il disastro avvenuto in Toscana. Da Firenze a Pistoia la Piana è cementificata, il suolo impermeabile non assorbe più.
Otto morti e danni quantificabili tra i cinquecento milioni e il miliardo di euro. Case devastate, vite spezzate, annichilite dall'acqua e dal fango, imprese costrette alla chiusura, migliaia di tonnellate di rifiuti. È il bilancio tragico dell'alluvione che lo scorso novembre ha colpito la Piana tra Firenze e Pistoia. Ma siamo certi che sia solo 'colpa' della natura e dell'emergenza climatica o dovremmo iniziare a ragionare con più forza di una tra le tante tragedie causate da decenni di scelte politiche scellerate? Una cosa non esclude l'altra, anche perché la cementificazione non è altro che una delle cause del clima impazzito.
Il Rapporto Ispra 2023 sul consumo di suolo racconta che la Toscana, con i suoi 238 ettari cementificati nel 2022, ha 7.886 ettari edificati in aree a media pericolosità idraulica ed è la Regione con la più alta superficie edificata esposta a frane in Italia: 10.518 ettari. Firenze è tra le tre città toscane più impermeabilizzate: 42,6% della superficie. Dati simili per Prato (33,3%) e Sesto Fiorentino (20,8%). E tutti i Comuni della piana hanno cementificato nell'ultimo anno come se nulla fosse.
Prevenzione civile
Scrive Pileri: "Uno a sei, ma forse anche uno a otto. Lo diciamo e ripetiamo da mesi, anni. Si tratta del rapporto tra l'acqua che si infiltra nel suolo cementificato e quella che può penetrare in un terreno non cementificato. Quando si urbanizza, si impermeabilizza. E di conseguenza la forza dell'acqua troverà meno ostacoli, facendo più danni. Se il clima è cambiato e piove tanto in poco tempo, dopo mesi di siccità in cui il suolo è diventato meno permeabile di suo, le conseguenze si fanno peggiori". Pileri è interessato ai presidenti e ai sindaci che definisce della "prevenzione civile", ovvero "quelli che decidono di fermare il consumo di suolo prima che arrivi l'ennesima alluvione. A noi interessa chi mette all'ordine del giorno le decostruzioni e organizza gite e visite di studio ai cantieri della depavimentazione. A noi interessa chi discute dell'urgenza di interrompere la cementificazione senza compromessi e rimandi".
Restauro territoriale
Alberto Ziparo, in un articolo che ricorda l'alluvione di Firenze del 1966, non è certo più tenero con i nostri amministratori. "Nell'Italia del pieno 'boom economico', che preferisce credere nell'ineluttabilità delle 'catastrofi naturali' per 'lanciarsi verso il futuro' oscurando le denunce giornalistiche e le analisi tecnico-scientifiche che già correlavano catastrofi e assetti territoriali", si verificano eventi che si sarebbero dovuti interpretare e comprendere nella loro correlazione con la rottura, destrutturazione e destabilizzazione fisica e sociale dovuta alle iperurbanizzazioni sfrenate.
"La cementificazione incontrollata è stata spesso aggravata da veri e propri errori o addirittura obbrobri urbanistici" - continua il docente di pianificazione - "come la propensione a realizzare le infrastrutture lineari in rilevato nelle grandi piane, che in caso di forti piogge trasformano gli ambiti interessati in 'piscine improprie'; la tombinazione o addirittura la cementificazione di fiumare e torrenti in molte aree, con le vie di fuga dell'acqua impedite e conseguenti esondazioni".
"La crisi ecoclimatica impone di mettere finalmente mano a una gigantesca azione di risanamento e restauro del territorio nazionale - conclude Ziparo. Avvertendo però che "è più probabile che questo possa avvenire per l'ampliarsi delle azioni di quelle migliaia di piccole realtà territoriali che già da tempo praticano strategie di conversione ecologica, difesa del territorio e valorizzazione autosostenibile del suo patrimonio, piuttosto che per un'azione istituzionale prigioniera del passato e incapace di affrontare i problemi descritti".
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Il Panopticon, metafora del controlloCorrado Marcetti · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Corrado Marcetti
Che il Panopticon, citato nei commenti giornalistici che hanno accompagnato la prima immagine dei "futuribili" nuovi Centri di permanenza e rimpatrio per i migranti voluti dal governo, non sia altro che una suggestione dovuta alla loro forma circolare, è una semplice evidenza. La "macchina della sorveglianza" ideata a fine '700 dal filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham, per favorire il maggiore controllo visivo, auditivo e psicologico dei detenuti, fu all'epoca un'efficace rappresentazione degli orientamenti illuministici in campo penitenziario.
La struttura circolare dell'edificio prevedeva al centro la torre di guardia e sul perimetro le celle, l'una accanto all'altra per vari ordini sovrapposti. Il modello consentiva ai sorveglianti nella torre la visibilità su tutte le celle che affacciavano con i cancelli all'interno dell'edificio. Il Panopticon aveva una tale complessità geometrica e tecnologica che solo in alcuni luoghi trovò una concreta applicazione. Non è il caso dell'Ergastolo di Santo Stefano, citato nei documenti governativi, la cui forma a ferro di cavallo ricorda piuttosto quella di un impianto teatrale, seppure votato a spettacolo della pena.
Possiamo ritenere il Panopticon una metafora della modernità col sempre più esteso e capillare controllo esercitato sulla vita pubblica e privata delle persone e occuparci piuttosto dei programmati nuovi Cpr per quel che se ne può dedurre dalle notizie, purtroppo incomplete, fuoriuscite sui giornali e dall'ideogramma di corredo. Quest'ultimo raffigura una banale disposizione radiale di container detentivi, composti da moduli cosiddetti abitativi e una rotonda centrale, secondo uno schema compositivo ripreso dalla geometria carceraria ottocentesca, orientata al più agevole isolamento in caso di rivolta.
Altrettanto evidente è la spinta ad ottimizzare i costi di realizzazione ma sia su questi che su quelli di gestione si tratta di pura velleità. Completamente illusori appaiono pure i tempi preventivati per la realizzazione e la futura attivazione che non tengono conto di una quantità di fattori tra cui la dichiarata contrarietà e l'opposizione insorgente nei territori indicati nella lista presentata. Certo resta invece il tetto dei 18 mesi da trascorrere, in attesa di esecuzione di provvedimenti di espulsione, nella quotidianità coatta più allucinante, come testimonia l'esperienza venticinquennale dei Cpr, in strutture collocate nel più lontano possibile dai centri abitati, piccoli lager vicino a scali aeroportuali o nodi autostradali.
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Peggio del carcere: i CprCristiano Lucchi · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Cristiano Lucchi
La Rete dell'Accoglienza Non Governativa si oppone ai decreti dell'infamia. Chiede di fermare la deriva disumana che colpisce chi cerca asilo in Europa.
Il decreto legge dell'infamia approvato dal governo di Giorgia Meloni e Matteo Salvini è il n. 124 del 19 settembre scorso. Al terzo comma dell'articolo 21 prevede la costruzione dei nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr), destinati a chi scappa da guerre e carestie nel sud del mondo, sopravvive a viaggi estenuanti e pericolosi, e finalmente arriva sul suolo europeo.
Superato tutto ciò il migrante che giunge nel nostro paese è destinato, dal governo più a destra della Repubblica italiana, a finire in luoghi che alcune associazioni per i diritti umani hanno definito "peggio delle carceri". Le celle di sicurezza dei Cpr saranno infatti costituite da moduli prefabbricati blindati, per evitare tentativi di rivolta e le porte saranno chiuse con serramenti di tipo penitenziario. Magnanimamente, però, la legge italiana favorisce lo "straniero" - in cerca di asilo nel continente più ricco ed egoista del mondo -, permettendogli di versare una cauzione di 5mila euro e evitare così la detenzione.
Nei documenti ufficiali, svelati meritoriamente dal quotidiano Il Domani, è indicata anche la costruzione di un Cpr in Toscana, ad Aulla. Immediatamente è scattata la reazione delle associazioni toscane, unite nella rete dell'Accoglienza Non Governativa (Ang), tra cui Oxfam, Arci, Asgi, Cospe, Cat. Insieme chiedono alla Regione Toscana e agli Enti locali "di opporsi con forza alle nuove norme". Per loro "i Cpr hanno già dimostrato di essere inutili per gestire i rimpatri, estremamente costosi e profondamente lesivi della dignità e dei diritti umani fondamentali, visto che si tratta di spazi semplicemente non degni di un paese civile".
Secondo le organizzazioni aderenti alla rete il decreto dà "il senso di un disegno non solo segregazionista, ma violentemente securitario e prevaricante delle istituzioni e comunità locali. Nella partita Cpr, infatti, entrano improvvisamente il Ministero della Difesa, le Forze Armate e Difesa S.p.A.. Inoltre i Cpr sono stati inseriti nella lista delle opere destinate alla sicurezza e alla difesa nazionale, al pari di caserme, basi missilistiche, poligoni di tiro, arsenali".
Per la rete Accoglienza Non Governativa, "continuare a considerare i movimenti migratori come un fenomeno eccezionale, come negli ultimi decenni, non permette di affrontare le sfide con le quali la società si deve confrontare. Occorre cambiare paradigma, trasformare ciò che i governi vedono come rischi e pericoli in opportunità di crescita sociale".
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Imparare e fare meglioRedazione · Dal Basso
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Rubrica: DAL BASSO | Autore: Redazione
La Scuola di Mutualismo, lanciata dal Gruppo Spesa SOSpesa di Firenze Città Aperta nel maggio scorso, è adesso co-organizzata e ospitata in modo itinerante dalle 13 realtà attive in quattro quartieri fiorentini (dalla Comunità delle Piagge, fino alla Rete Fòrimercato a Firenze sud, passando per via del Leone) e nell'area circostante (come nel caso della Soms Ex Gkn).
Gli incontri mensili della Scuola incrociano sempre l'approfondimento di un tema (cosa è il mutualismo, il suo carattere politico, gli spazi di mutualismo, ecc.) con la presentazione diretta di storie, come ad esempio quelle del Gruppo di Acquisto Politico di Bologna, di Perugia Solidale o Mamma Roma. Alla fine di ogni incontro tra realtà abituate a fare e a fare solidale, nasce una discussione che porti una iniziativa comune 'a misura' dei soggetti coinvolti e dei bisogni incrociati.
Primo progetto in cantiere è la Rete di Sportelli Sociali che metterà in comunicazione, con un sistema leggero fatto di canali virtuali e non virtuali, i diversi sportelli sociali e legali esistenti, per assicurare un passaggio veloce di strumenti, soluzioni a casi comuni, ma anche necessità di segnalazioni e rivendicazioni su mancate o insufficienti risposte istituzionali.
Per far parte della scuola potete contattare: Lara Panzani al 3298060876 e Alessandro Orsetti al 3888416077.
Perché a scuola di mutualismo?
La risposta nasce da una convergenza di storie e percorsi vissuti soprattutto durante la fase della emergenza Covid, quando gruppi e reti di vario genere hanno deciso di auto-organizzare aiuti, spesso anche servizi per rispondere a bisogni legati all'impoverimento e all'isolamento crescenti in città.
Alla base di questa decisione, tre ragioni: la consapevolezza che le periferie della città sarebbero diventate sempre più 'periferie'; la certezza che persone già in situazioni vulnerabili sarebbero diventate invisibili sotto la coltre della emergenza generalizzata; l'evidenza che le risposte date dalle istituzioni pubbliche, spesso sotto forma di bonus temporanei 'fino ad esaurimento fondi', sarebbero state puntuali e poco accessibili per persone con difficoltà di accesso alle informazioni, alla lingua, ad un computer e alla documentazione richiesta.
A distanza di tre anni dall'inizio di quelle esperienze, ci si è posti un problema comune: come trasformare e far crescere quel capitale di umanità solidale? E come passare dalle forme necessariamente assistenziali richieste dalla pandemia, a forme di mutualismo più attivo, organizzato, paritario e sempre più centrato su diritti e dignità? Come arrivare ad un mutualismo politico?
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Il mutualismo necessarioLorenzo Guadagnucci · Dal Basso
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Rubrica: DAL BASSO | Autore: Lorenzo Guadagnucci
Del "mercato" non ci fidiamo più: l'aiuto reciproco è il fattore comune dell'azione sociale e politica di tante realtà diverse.
Che cosa lega una cooperativa finanziaria come Mag Firenze e l'Assemblea di Valle del Falterona, la Comunità delle Piagge e il giornale di strada che state leggendo, gli operai del Collettivo di fabbrica Gkn e la rete contadina Genuino clandestino e un'associazione come Sheep Italia? Probabilmente più di una cosa, ma ce n'è una, in particolare, che merita d'essere messa a fuoco, come comune terreno d'elezione e di impegno. È il mutualismo, concetto nobile e antico, in passato e per lungo tempo concreta pratica di emancipazione per le classi subalterne. Era l'epoca del primo capitalismo, quando si fondavano cooperative di produzione e di consumo, banche autogestite, società di mutuo soccorso e case del popolo. La cura, la previdenza, la sussistenza si garantivano così: nell'aiuto reciproco.
È passato un secolo e tutto è cambiato: lo stato sociale ha via via assorbito le strutture preesistenti, ma poi è cominciata l'opera di demolizione, a forza di privatizzazioni e fiducia smisurata nel mercato. Ora il mutualismo sta tornando d'attualità, come espressione concreta di vita e di lavoro, e anche – forse – come anticipazione di un altro modello di società.
È dentro questa cornice che i soggetti citati all'inizio si sono ritrovati qualche settimana fa alla Comunità delle Piagge, durante la Festa del microcredito, a ragionare di sé, delle prospettive proprie e generali, insomma del nuovo mutualismo. Il quale è una gran cosa, ma corre il rischio d'essere strumentalizzato per tappare alla meglio le falle create dall'espansione del mercato (nella sanità, nella scuola, nelle attività di cura) a danno dello stato sociale.
Non c'è spazio, dunque, per narrazioni idilliache o eccessive illusioni, ma per una seria riflessione su di sé e sul momento che attraversiamo. E così Alessandro, il prete della Comunità delle Piagge, parla del mutualismo come "necessità" e come modo di fare "comunità", indicando poi una prospettiva che si snoda attorno ad alcuni concetti salienti: de-istituzionalizzare; autogestione; trasformazione ossia liberazione e infine "dissolvenza", quindi riuscire a non essere più necessari, come soggetto, perché il contesto attorno è davvero cambiato.
L'altro Alessandro, del Collettivo Gkn, ricorda le pratiche sperimentate in fabbrica: l'aiuto reciproco come forma di sostegno esistenziale; i prestiti vitali di Mag Firenze; l'esperienza fondativa dei "solidali". Emiliano racconta dei campi incolti riportati in attività nell'Alta Valle del Falterona da un gruppo di famiglie "all'epoca del green pass", un modo per sostenersi e rilanciare una sfida collettiva di fronte a una forma di esclusione sociale.
Maddalena, per Genuino clandestino, propone una filosofia d'azione che ruota attorno alle nozioni di "bien vivir", semplicità e capacità d'ascolto, e Saverio racconta il soccorso ma anche le occasioni di crescita offerte da Sheep Italia nella sua lotta contro la solitudine e il disagio sociale e psichico. Per Cristiano, che dirige Fuori Binario, il mutualismo è una pratica sia interna sia esterna, nello sforzo d'essere lievito di cambiamento in un mondo nel quale giustizia, eguaglianza, convivialità arretrano paurosamente.
Diceva Petr Kropotkin, scienziato e pensatore anarchico, che il mutuo aiuto – e non la competizione – è motore di progresso per le comunità umane, l'architrave per la sopravvivenza e il benessere individuale e collettivo. Il mutualismo, insomma, è dentro di noi, e fa – deve fare – parte del nostro futuro.
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La scuola che crollaRedazione · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Redazione
Allarme sui cedimenti strutturali: 90 in un anno, 28 negli ultimi due mesi.
Quasi 90 crolli in un anno, 28 in soli due mesi. I dati allarmanti sullo stato di salute delle scuole italiane sono stati presentati nella XXI giornata nazionale della sicurezza nelle scuole promossa da Cittadinanzattiva: quattro scuole su dieci si trovano in zona a media ed elevata sismicità, per un totale di 1467 edifici; una su cinque si trova invece in zona a rischio idrogeologico ed idraulico, per un totale di 8600 edifici.
"Con amarezza constatiamo come il Ministero dell'Istruzione e del Merito abbia totalmente ignorato questa giornata – ha detto Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva - e continui a non convocare l'Osservatorio nazionale sulla edilizia scolastica, che non si riunisce da due anni, affinché eserciti le sue funzioni istituzionali di indirizzo e coordinamento nell'edilizia scolastica, sia in relazione ai fondi del PNRR che per la programmazione triennale ordinaria degli interventi, oltre che nella diffusione della cultura della sicurezza".
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La natura sotto le bombeCamilla Lattanzi · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Camilla Lattanzi
Appello di pace per ogni animalità vittima dei conflitti.
La natura è sempre vittima dei conflitti armati con il suo suolo reso infertile, con le sue piante seccate dal fumo e dagli incendi, con i suoi insetti e i suoi piccoli e grandi selvatici vittime di armi da fuoco o uccisi dalla fame, spesso dopo lunghe agonie. Viventi incolpevoli cioè senza colpe e innocenti cioè incapaci di nuocere. Com'è stato per la guerra tra Russia e Ucraina, anche in questo terribile violento conflitto umano, troppo umano, tra Hamas e il governo israeliano, ad andarci di mezzo sono le solite eterne vittime umane civili, il solito suolo, le solite piante, i soliti animali incolpevoli e innocenti. L'animalità non conosce confini, non conosce frontiere, Stati, cittadinanze formali. L'animalità abita l'intero pianeta, e si sposta da quando esiste vita sulla terra secondo logiche di opportunità, bisogno, curiosità e desiderio. Gli animali altri muoiono a causa dei fili spinati, dei muri, dei confini innaturali, delle barriere alzate per respingere gli umani, tutti dispositivi contro natura, nemici della nostra stessa animalità che è libera, fluida, globale.
Nessun individuo ragionevole può pretendere che una terra sia sua, solo sua; nessun popolo è mai "definito", né può pretendere un legame preciso a una certa terra e da questa a una certa nazione e da questa a un certo Stato. I cultori degli stati nazionali e dei patriottismi sono già stati responsabili di due guerre mondiali e ancora si sta uccidendo per la proprietà esclusiva di una terra, di un suolo che è a disposizione di ogni vivente, di un patriottismo che è sempre agito contro l'altro, il diverso da sé, l'estraneo. Perciò chiediamo una "pace animale", una pace che consenta a ogni vivente la ricerca di risorse e di sogni, sempre e ovunque. Se il diritto e le convenzioni non lo consentono oggi, dovranno consentirlo domani.
Donatella Di Cesare, una filosofa italiana molto acuta, propone il nuovo concetto di "Straniero Residente": siamo tutti stranieri laddove soggiorniamo. Tutto è impermanente e transitorio e l'identità va fatta scorrere come il fiume, mantenuta in movimento.
Ogni giorno come l'ultimo, pianteremo un albero e lasceremo la porta socchiusa per l'ospite umano o non umano che sia. Un mondo ricevuto in custodia che non appartiene a noi, a nessuna animalità prima che a tutte le altre, e che riconsegneremo alle animalità che ci sopravviveranno. Una società della cura interspecifica, in una prospettiva aperta e fluida di non appartenenza. In nome di questo futuro ancora in gestazione, la redazione di Fuori Binario accende un piccolo lume per ogni animalità spaventata dalla guerra, ferita nel corpo e nello spirito, uccisa.
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Tempo scadutoBarbara Imbergamo · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Barbara Imbergamo
L'appello del papa sulla crisi climatica: "Il mondo che ci accoglie si sta sgretolando".
Un mese fa piogge eccezionali hanno investito la Toscana, in uno dei territori più antropizzati della regione, causando alluvioni ed enormi danni. Negli stessi giorni mi sono imbattuta in un libriccino firmato da papa Francesco sulla crisi climatica e, inaspettatamente, l'ho comprato. Laudate Deum. Esortazione apostolica a tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica è un piccolo testo divulgativo, semplice, breve, più scientifico che spirituale, più politico che religioso. Molto radicale, poco clericale per fare un facile gioco di parole.
Il papa snocciola dati, esprime preoccupazione, prende posizione, si schiera. A parte il punto sulla riduzione delle nascite sul quale la posizione del papa resta tradizionalissima, per il resto usa parole e argomenti che potremmo associare alla sinistra più progressista.
Il pontefice aveva già scritto sul tema otto anni fa. Ce lo ricorda in apertura quando scrive che "non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura".
Mi sono domandata che impatto abbiano avuto queste parole sulla comunità nazionale e internazionale. Direi poco. Molto poco. Il 4 ottobre, data dell'uscita, hanno scritto un articolo di rito i principali giornali nazionali e internazionali. Poi la questione è decaduta.
Non è che, siccome ce lo dice il papa, allora dovremmo ascoltare con maggiore attenzione di quando lo dicono scienziate e scienziati. Penso però che sia importante notare che persino il papa, se esprime posizioni opposte a quelle delle lobby del petrolio, viene ridotto al silenzio. E allora, proprio per questo, Laudate Deum dovremmo leggerlo tutte/i. Ne vale la pena.
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Alfabeto PalestinaFelice Simeone · Segnalazioni
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Rubrica: SEGNALAZIONI | Autore: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti, per costruire insieme una società più giusta. Questo mese dedichiamo l'Alfabeto alla conoscenza e comprensione della Palestina.
A - ANTROPOLOGIA - I membri della Società Italiana di Antropologia Applicata (SIAA) hanno pubblicato un comunicato che richiama l'attenzione su almeno due elementi. "È urgente mettere sotto lente critica il modo, tipicamente bellico e propagandistico, di costruire il discorso pubblico da parte dei media, di denunciare il non rispetto dell'umanità dei civili e di auspicare la sospensione del tremendo assedio nella Striscia di Gaza". E, aggiungono, "l'altro aspetto centrale oscurato nel dibattito pubblico riguarda ancora una volta la memoria: la rimozione della lunga storia di occupazione, sopraffazione e colonizzazione".
B - BASHIR - Ari Filman è l'autore del film di animazione Valzer con Bashir (2008) che rievoca la sua esperienza di soldato dell'esercito israeliano in Libano nel 1982, quando centinaia di palestinesi furono giustiziati a Sabra e Shatila per mano dei falangisti Libanesi, con la collaborazione dell'esercito israeliano ai comandi di Ariel Sharon.
C - CASA - Private è il film con cui Saverio Costanzo ha esordito come regista nel 2004. Una pattuglia di soldati israeliani si impossessa della casa di una famiglia palestinese nei territori occupati. La metafora dell'occupazione è evidente. Pardo d'oro a Locarno nel 2004, e David di Donatello nel 2005 come miglior regista esordiente.
D - DIRITTO - Dovremmo ormai essere tutti consapevoli che i missili di ogni latitudine trasportano, oltre all'esplosivo, anche quantità ingenti di propaganda. Una giornalista italiana, Laura Silvia Battaglia, segue i conflitti nella loro evoluzione storica, lavora vicino ai fronti, conosce le lingue. Ha scritto per Slow News l'articolo "Gaza: se la cura è lo sterminio", che si conclude con queste parole: "Nel diritto internazionale, non ci può essere pace possibile senza giustizia".
E - EST-OVEST - La Western-Eastern Divan Orchestra fu fondata nel 1999 da Edward W. Said e Daniel Baremboim. Superando le feroci contrapposizioni politiche dei due popoli, l'Orchestra fu composta da musicisti sia arabi che israeliani. "Dobbiamo essere più forti delle armi" ha scritto Baremboim, "ci può essere solo una soluzione a questo conflitto, una soluzione basata su umanesimo, giustizia ed uguaglianza, e senza forze armate e di occupazione".
F - FORTINI - Franco Fortini scrisse, nel 1967, I cani del Sinai, riflessioni sul conflitto israelo-palestinese all'indomani della guerra dei sei giorni. Fortini invita a distinguere fra l'essere ebrei, essere sionisti ed essere israeliani. Le guerre le vince chi è più forte e il più forte è immancabilmente anche il più ricco: il contrasto che oppone Israeliani a Palestinesi è anche, se non soprattutto, un conflitto di classe.
G - GIOCO - Nel libro "Il gioco dei Regni", Clara Sereni racconta la storia della propria famiglia, soprattutto dal punto di vista delle donne, che attraversa due guerre mondiali, le leggi razziali, i campi di sterminio. Un viaggio attraverso le mille facce dell'identità ebraica, tutt'altro che monolitica.
H - HUMAN - I Radiodervish sono un gruppo musicale italo-palestinese fondato nelle aule dell'Università di Bari da Nabil Salameh, studente palestinese, e Michele Loccaro. "Human" è un album del 2013 che rievoca l'esortazione "restiamo umani" di Vittorio Arrigoni. Nel 2007, il comune di Melpignano (Lecce) conferisce la cittadinanza onoraria a Nabil Salameh e alla cantante israeliana Noa. "Classica" è l'ultimo lavoro dei Radiodervish, uscito nel 2019: evoca atmosfere mediterranee fatte volteggiare dagli archi dell'Orchestra Sinfonica del Salento.
I - IRONIA - I Palestinesi si tramandano l'esperienza dell'occupazione Israeliana di padre in figlio. Elia Suleiman è regista, attore, e soggetto principale del film "Il tempo che ci rimane" che racconta il passaggio dell'eredità della presenza degli Israeliani da una generazione di palestinesi all'altra. Iconica la scena della canna del carroarmato parcheggiato di fronte alla porta d'ingresso della casa di un palestinese.
L - LADINO - Yasmin Levy, musicista israeliana che rigenera la tradizione ebraica ladina, e Natacha Atlas che rielabora in chiave pop le sue radici multiculturali, decidono di duettare. Nel brano "Mano Suave", la chitarra flamenca accompagna la voce calda di Yasmin Levy che canta in ladino degli ebrei sefarditi della Spagna del Sud, da cui, miracolo, affiora l'arabo mediterraneo della voce di Natacha Atlas.
M - MAPPA - Non basta mai ripetere che in guerra la prima cosa a morire è la verità. Un team di giornalisti dell'agenzia Reuters ci dà un'idea di cosa voglia dire oggi fare giornalismo, pubblicando una mappa parlante dell'attacco a Gaza da parte dell'esercito Israeliano. Dati, mappe, foto, video tutto ad un solo link interattivo.
N - NARRAZIONE - Il fumetto Palestina di Joe Sacco è forse la più nota graphic novel sul conflitto israelo-palestinese. Più che un'opera di finzione, è un esempio di giornalismo grafico. Ogni pagina racconta in modo approfondito e chiaro i molti aspetti dell'occupazione: le uccisioni, i ferimenti, le torture, le detenzioni amministrative, le confische delle terre, la distruzione delle case e degli ulivi.
O - OSLO - Nel 1993, in Norvegia, negoziatori israeliani e palestinesi si incontrano per dei mesi per dare vita agli Accordi di Oslo. La più grande e forse ultima possibilità di pace tra i due popoli, con la storica stretta di mano tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat. Oslo 30 - l'Illusione della pace è un podcast di Anna Maria Selini.
P - PANTANO - Quando nell'autunno del 1973 Egitto e Siria attaccarono di sorpresa Israele, Amos Gitai, un regista cinematografico, venne spedito al fronte come riservista. A Gitai occorsero più di 20 anni per elaborare la sua esperienza di guerra e farne un film, Kippur (2000). Buona parte di questo film mostra soldati israeliani che affondano nel fango: non riescono ad estrarre dalla melma neanche i corpi dei compagni morti.
Q - QUOTIDIANITÀ - Finito di scrivere nel 2011, il fumetto Cronache di Gerusalemme, di Guy Delisle, ritraccia il periodo trascorso in Israele dall'autore canadese. Lo humour sottile e spesso cinico di Delisle fa ridere e riflettere allo stesso tempo. Il muro di separazione con i territori occupati è praticamente finito, le colonie sono in piena espansione, l'esistenza di un nuovo apartheid è resa evidentissima.
R - RACHEL - Il 16 Marzo 2003, Rachel Corrie, un'attivista americana dell'International Solidarity Movement, fu uccisa, a 23 anni, da un bulldozer israeliano a cui impediva, a mani nude, la demolizione di una casa di un medico palestinese a Gaza. Nelle sue lettere Rachel confessava: "Sto anche scoprendo una forza straordinaria e una straordinaria capacità elementare dell'essere umano di mantenersi umano anche nelle circostanze più terribili".
S - SPORTELLO - Nell'unico disco in cui Fabrizio De André sperimenta, troviamo il brano Sidùn, che si apre con le voci di Reagan e Sharon registrate in Libano. "Sidùn (Sidone) è la città libanese che ci ha regalato, oltre all'uso delle lettere dell'alfabeto, anche l'invenzione del vetro" disse De André.
T - TUNNEL - Le ricerche archeologiche di Israel Broshi, protagoniste del fumetto Tunnel, di Rutu Modan, disegnatrice israeliana molto apprezzata, sono il pretesto per mostrare il ginepraio di contraddizioni del conflitto Israelo-Palestinese, che sembrano concentrarsi sottoterra, nei tunnel.
U - UTOPIA - Nel 1994, Alexander Langer pubblicò un decalogo della convivenza, soprattutto come reazione ai nazionalismi jugoslavi. "Situazioni di compresenza di comunità di diversa lingua, cultura, religione, etnia sullo stesso territorio saranno sempre più frequenti, soprattutto nelle città". Queste parole di Langer sono anche il pretesto per ricordarci di una utopia che ad un certo punto ha avuto diritto di cittadinanza: quella di uno stato, uno solo, israelo-palestinese.
V - VANUNU - Mordechai Vanunu è un tecnico nucleare israeliano che nel 1987 ha rivelato l'esistenza di un programma nucleare dello Stato di Israele. Lavorava alla centrale nucleare Dimona. Vanunu fotografò di nascosto il centro di produzione delle armi nucleari e lo rese pubblico. Da quel giorno, Mordechai Vanunu è un perseguitato politico.
Z - ZION - Nel libro "I Netanyahu", Joshua Cohen racconta di come Ruben Blum, professore di storia, viene incaricato di accompagnare per un weekend uno studioso israeliano: Ben-Zion Netanyahu, padre di quel Benjamin che diventerà primo ministro di Israele. "I Netanyahu" è una commedia dissacrante, una lezione di storia, una polemica sul sionismo, una riflessione sui conflitti culturali e religiosi degli ebrei americani e sulle vulnerabilità dei discorsi identitari.
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La sequoia gentileValentina Nicastro · Mille Foglie
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Rubrica: MILLE FOGLIE | Autore: Valentina Nicastro
Si può far visita ai parenti, agli amici, ai vicini… noi vi raccomandiamo di far visita a una sequoia gentile e solitaria e a un platano imponente e dignitoso, compiendo un breve tragitto fuori città, in direzione Impruneta.
A Pozzolatico, in una macchia abbandonata, si trova Villa De Larderel, risalente alla seconda metà del trecento, vecchia residenza nobiliare acquistata dai conti De Larderel nel 1800, che a cavallo tra il Novecento e il Ventunesimo secolo fu sede della Scuola Waldorf e del centro fisioterapico e riabilitativo Don Gnocchi trasferito poi a Scandicci.
Nonostante i molti anni di abbandono, dalla strada è ancora oggi visibile la targa del Centro Don Gnocchi, davanti alla quale un senso di fatiscenza colpisce il cuore: le finestre sgangherate, le porte murate, oggetti in terra che ripercorrono il tempo che fu, i muri dipinti da graffiti. A rassicurare ci sono solo gli alberi, elemento di continuità tra passato e presente, capaci di raccontare storie a chi sa ascoltarli.
La Sequoia (Sequoia sempervirens) è proprio lí, davanti a quello che era l'ingresso del centro: è bella e solitaria, un po' triste ma sempre solenne.
A pochi metri le fa compagnia il Platano di Santa Caterina (Platanus orientalis), eccezionale per dimensioni, aspetto, importanza storica. Vuole la tradizione che Santa Caterina de Ricci, che era nata a Firenze, da bambina si recasse spesso a trovare i suoi parenti a Pozzolatico e qui, proprio all'ombra del platano, soleva tenere le lezioni di catechismo ai suoi coetanei.
Un onore conoscere questi monumenti verdi e avere l'opportunità di raccontarveli.
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L'educazione che salva la vitaMarta Benettin · Femminismi
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Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin
Tra quando scrivo questa rubrica e quando la leggerete, ci saranno state altre 4 donne uccise in ambito familiare-affettivo per mano del partner/ex partner. Quattro potenziali Giulia Cecchettin, di cui abbiamo letto con orrore in questi giorni, che a 22 anni invece di discutere la tesi di laurea, uscire con gli amici o andare al lavoro verranno ammazzate dall'ex fidanzato.
Le statistiche ci fanno pensare che non ci si possa fare nulla. Sbagliato. Sbagliatissimo. Possiamo educare. E possiamo farlo in maniera capillare e continuativa: a scuola. Che pensiero rivoluzionario che l'educazione passi attraverso la scuola, eh? Eppure, se in Italia siamo tutti contrari (almeno a parole) alla violenza sulle donne, poi guai a proporre di educare sentimentalmente i nostri figli a scuola. Noi genitori arruffiamo le penne: "giù le mani dal mio ragazzo, i valori glieli passo io, in classe solo tabelline e geografia".
E i politici ultracattolici e di destra cavalcano l'onda e chiedono le dimissioni di un preside o di un insegnante che, nonostante tutto, ci provano. O fanno in modo di affondare in Parlamento qualunque discussione, come è successo poco più di un mese fa con il ddl 294 "Educazione all'affettività e alle differenze" a scuola, presentato da D'Elia (PD). Bagarre in aula. "La Lega, non consentirà mai che vengano «insegnate porcherie» ai bambini a scuola" (Sasso). Ed è proprio qui che sta il punto. Le "porcherie" succedono perché noi non educhiamo i nostri giovani.
12 anni fa l'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, che invita i Paesi a "includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado" temi come "i ruoli di genere non stereotipati" con lo scopo di combattere la violenza sulle donne. Niente è stato fatto da allora. Fino a quando?
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Il coraggio di perdereGiampaolo Pancetti · Non Violenza
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Rubrica: NON VIOLENZA | Autore: Giampaolo Pancetti
Mamma che buio. Intorno solo sabbia e sassi. Ripensavo al campo crociato… sangue, solitudine, vite spezzate, figli perduti. Negli occhi solo rabbia, nel cuore solo dolore.
Non vogliono perdere… "Con i nemici non si parla" - mi dicevano - "i musulmani sono dei demoni! Sai che cosa hanno fatto al nostro popolo? Loro intendono solo la spada! La ragione sta dalla nostra parte".
Ma noi siamo gente semplice, … siamo andati. Ci hanno presi, ci hanno picchiato… ma non avevamo spade, solo un saio e un crocifisso. Ci hanno portato dal sultano.
Mi fecero sedere davanti a lui, non gli parlai di teologia o di geopolitica, riuscivo a pensare solo alle troppe vittime di quella assurda guerra. Allora gli parlai di colui che aveva rivoluzionato la mia vita, Gesù, un uomo dalla parte degli ultimi, degli oppressi, degli "sbagliati", contro le ipocrisie e le tante forme di violenza politica e religiosa, la stessa che pensava di estrometterlo, inchiodandolo ad una croce, ma Gesù ebbe il coraggio di perdere e spezzò la catena di odio, per sé e per quanti lo avrebbero seguito!
Il sultano restò perplesso. Negli occhi solo rabbia, nel cuore solo dolore. Che cosa mai poteva capire di un certo Gesù, uno stupido perdente? "Con i nemici non si parla" - mi diceva - "i cristiani sono dei demoni! Sai che cosa hanno fatto al nostro popolo? Loro intendono solo la spada! La ragione sta dalla nostra parte".
Anche io avevo perso. Alla luce della bianca luna le nostre lacrime si fondevano e per un attimo c'è stata pace.
(Francesco d'Assisi, 1217, V crociata)
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O l'occupazione o la stradaFrancesco Martinelli · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Francesco Martinelli
Per il Movimento di lotta per la casa occupare è proprio l'ultima cosa da fare. Ma una soluzione legale spesso resta un miraggio, soprattutto per gli stranieri.
Firenze anno 2023. Anno del declino del diritto alla casa. Sappiate però che, per fortuna, esiste ancora un Movimento di lotta per la casa con sportelli dedicati alle persone che vivono un'emergenza abitativa o hanno problemi di casa o di lavoro. Ci sono degli avvocati per affrontare meglio le varie questioni, dai bandi per la casa al contributo affitto fino al reddito di cittadinanza. Per il Movimento l'occupazione di un immobile è l'ultimo metodo da impiegare, dopo aver tentato tutte le vie legali per garantire un tetto a chi ne ha bisogno. Da sottolineare come i servizi sociali comunali abbiano delle tempistiche molto lunghe per risolvere questo tipo di problema.
Anche perché la vita dell'occupante, non avendo residenza e documenti, non è facile. Nella maggior parte dei casi chi occupa ha come alternativa solo la strada. Talvolta si entra in un vano abbandonato e, dopo due o tre giorni, si viene sgomberati dalla polizia. Sono gli ultimi degli ultimi a fare questo passo e spesso hanno dietro famiglia e figli.
Si parla molto di italiani e stranieri e del loro diritto di precedenza sulla dimora. La differenza? "L'italiano ha spesso una rete familiare a cui appellarsi mentre lo straniero no, anche se questo non è scontato. Lo straniero viene utilizzato quando si vuol girare il dito nella piaga della lotta tra poveri. Perché di questo si tratta, una guerra da cui non scamperà nessuno se non chi la guarda dall'alto. Il Movimento viene a volte accusato di assistenzialismo nei confronti di chi non ha la cittadinanza italiana, ma in realtà il Movimento si preoccupa del problema casa dando voce, e accoglienza, a chi non ce l'ha".
C'è chi si ritrova uno sfratto sul collo da un giorno all'altro, ha vissuto in regola tutta la vita, ma all'improvviso si ritrova in difficoltà. A chi può rivolgersi se un affitto medio costa più di 700 euro e tantissimi proprietari hanno scelto di affittare sulle piattaforme B&B? E il Comune fa poco o nulla per invertire questa tendenza.
Ovviamente se si va in occupazione si entra nell'illegalità. Chi occupa per necessità in realtà non dovrebbe essere punibile secondo la Cassazione, ma non va sempre così ed i processi sono lunghi, costosi e sfiancanti. Il movimento non è solo: ci sono anche l'Unione inquilini e la Rete Antisfratto. Il problema dell'abitare non è semplicemente locale bensì sistematico, nell'ottica repressiva dei governi che hanno interesse nel creare nuovi poveri per alimentare le loro campagne elettorali, fabbricando nuove forme di "degrado" utili alla conservazione del loro potere. Non a caso il 18 novembre scorso c'è stata la giornata del Fronte di Lotta No Austerity per l'unità delle vertenze contro il capitalismo, compresa quella per il diritto alla casa.
Non ci dobbiamo prendere in giro: non c'è ricchezza senza povertà. Una povertà indotta dal caporalato, il lavoro nero e l'invenzione del sottoproletariato. Con l'augurio di un autunno caldo, un saluto da chi vive l'emergenza freddo.
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C'era una volta... la sanità pubblicaValentina Baronti · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Valentina Baronti
Un piccolo ospedale calabrese diventa simbolo di resistenza.
"C'era una volta in Italia. Giacarta sta arrivando". È il titolo del film di Federico Greco e Mirko Melchiorre, che da mesi gira per sale cinematografiche e cineforum nelle varie regioni d'Italia. Racconta la chiusura del piccolo ospedale di Cariati in Calabria, dove "un manipolo di ribelli di ogni età decide di protestare come nessuno ha mai osato fare, occupando l'ospedale con l'obiettivo di ottenerne la riapertura".
L'ospedale di Cariati, in favore del quale si sono pronunciate personalità della cultura e dello spettacolo, diventa così un simbolo della privatizzazione neoliberista della sanità, non solo in Italia. A raccontarlo, oltre ai protagonisti dell'occupazione, sono personalità riconosciute a livello globale per il loro impegno civile, come Vittorio Agnoletto, Gino Strada, Roger Waters e Ken Loach.
Attraverso questa storia si ripercorrono le tappe della sanità pubblica in Italia, dall'approvazione della Costituzione nel 1948, con il suo articolo 32 dedicato al diritto alla salute, alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978, fino alla sua graduale e inesorabile distruzione.
In Italia in realtà questa deriva neoliberista inizia da subito: nel momento in cui nasce il Sistema Sanitario Nazionale, si inizia subito a fare modifiche per minarlo alla base: l'introduzione del ticket, la libera professione negli ospedali, l'accreditamento delle strutture private, fino ad arrivare alla situazione attuale, quando le liste di attesa nel sistema pubblico sono infinite, ma per avere subito la visita o l'intervento basta pagare. Partire da un sistema pubblico universalistico, per arrivare gradualmente alla privatizzazione neoliberista. Una storia comune a tante nazioni europee e non solo, che affonda le radici nel Cile di Pinochet, per arrivare poi nell'Inghilterra di Thatcher e negli Stati Uniti di Reagan. E poi su su, fino ai giorni nostri.
Tutte le informazioni sul film, con le date e i luoghi delle proiezioni si trovano sul sito www.ceraunavoltainitalia.com. Il prossimo appuntamento fiorentino è il 20 dicembre al Cinema Stensen.
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Le sorgenti dell'energiaFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo è Possibile
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Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Il Sole, il Vento, l'Intelligenza, la Fantasia e il Lavoro sono le sorgenti dell'energia a cui possiamo attingere gratuitamente in quanto regalateci direttamente dalla Natura.
In un contesto di spazi contenuti come quello condominiale, se si vuole raggiungere l'autonomia energetica diventa importante usare ogni tecnologia disponibile perché i diversi metodi sono complementari ed un uso congiunto permette ottimi risparmi.
Per esempio il fotovoltaico produce tanta corrente d'estate mentre d'inverno si siede, ma d'inverno il vento può fare tutta l'energia che il sole non può, permettendo di contenere lo spazio necessario a raccogliere l'energia solare. L'uso simbiotico dei due sistemi permette di tenere dimensioni ridotte sia per l'uno che per l'altro e di avere la tua sorgente di energia elettrica direttamente sul balcone.
Stesso discorso per quanto riguarda la produzione del calore dove gli impianti simbiotici sono tre: il solare termico, che risolve egregiamente il compito di scaldare l'acqua d'estate, la termo cucina che d'inverno la scalda insieme alla casa tutta nel tempo di fare da mangiare e l'isolamento dell'involucro esterno dell'appartamento con fibre naturali, la canapa è la più indicata, in modo da rendere minimo lo scambio termico con l'esterno e togliere dall'atmosfera in maniera permanente anidride carbonica in eccesso.
Il legname necessario ad alimentare la termo cucina dovrà essere quello che si ricava dalle potature che ora si bruciano nei campi e quello che deriva dalla cura dei boschi entro dieci chilometri da casa.
La natura ci offre il sole e il vento, ma l'intelligenza, la fantasia e il lavoro ce li dobbiamo mettere noi.
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L'Io inconscioRoberto Pelozzi · Poesia
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Rubrica: POESIA | Autore: Roberto Pelozzi
Pensare è basso se non guardato capito e attivato. Quanto siamo capaci o in grado di farlo? Quale parte è specifica per l'inizio? L'attenzione è il primo punto da aprire, distinguere il secondo, decidere il terzo. Tutto è influente alla scelta di azione, che avendo consapevolezza del farsi dona il meglio. E così con coscienza si reclama la unica soluzione, Pace!
Apresi aria nuova, guarda che arriva, semplice, fresca, liberata dalla guerra.
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- consapevolezza
- attenzione
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Pfizer in cattedraNicola Schiavone · Attualità
!Attualità
Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Nicola Schiavone
Alfabetizzazione scientifica: ci si può fidare di una multinazionale del farmaco?
Desta perplessità il nuovo progetto di Pfizer di alfabetizzazione scientifica, contro la disinformazione e le fake news, destinato alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori italiane. Per il colosso farmaceutico statunitense si prospetta un evidente conflitto di interessi e colpisce come lo Stato italiano consenta tale entratura ad una delle multinazionali più multate al mondo (2,3 miliardi comminati dal Dipartimento di giustizia Usa per pratiche commerciali scorrette) e nel 2017 ultima nella classifica di Forbes per la reputazione presso i consumatori.
Se è vero che la disinformazione dilaga su Internet (ma anche sui media tradizionali) è anche vero che sono molti i debunker che non forniscono alcuna garanzia di obiettività e trasparenza. Risalire ai reali finanziatori dei creatori di fake news e dei debunker è quasi sempre molto difficile. Il cittadino medio deve saper aggirare molti ostacoli per accertare che le fake news non siano messe in circolazione dagli stessi che ne diventano bersaglio, meccanismo utilizzato per inquinare e così screditare le informazioni vere, o che i debunker siano esenti da conflitti di interessi.
Alla luce di questo, pare piuttosto singolare che un soggetto privato con un'influenza enorme in ambito scientifico e sanitario, destinatario di risorse pubbliche immense, venga considerato idoneo a svolgere una funzione educativa nella scuola pubblica.
Risultano inoltre irriverenti, se non offensive, le parole del direttore della comunicazione di Pfizer Italia, Biagio Oppi, quando afferma che il problema delle fake news va risolto "alla radice". Forse Oppi ritiene che la scuola pubblica italiana sia priva di insegnanti qualificati e di professori all'altezza nel fornire un'adeguata formazione ai propri studenti? Questo atteggiamento rientra in una tendenza atta a screditare i servizi pubblici che, ormai da anni, subiscono un progressivo processo di sostituzione, discredito e depotenziamento.
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È una marea che saleValentina Baronti · Attualità
!Brevi
Rubrica: LA FOTONOTIZIA | Autore: Valentina Baronti
Non un minuto di silenzio. Dopo l'ennesimo femminicidio.
Com'è bello il centro di Firenze quando la protesta si riprende le vie del turismo di massa. Quanto sono belle quelle piazze, vive, giovani, ribelli, rumorose e irriverenti, che si organizzano in poche ore e riempiono gli spazi pubblici per gridare tutto il loro dissenso. Nelle ultime settimane, la strage di Gaza prima e l'ultimo inaccettabile femminicidio poi, hanno fatto crescere una marea spontanea, mettendo insieme donne e uomini, giovani e vecchie, realtà organizzate e singoli. Manifestazioni spesso organizzate in pochi giorni, con un tam tam sui social e sui gruppi whatsapp.
La passeggiata rumorosa per Giulia Cecchettin, lo scorso 21 novembre, era stata lanciata da Non Una Di Meno solo due giorni prima, eppure alle 19 di martedì, in piazza Santissima Annunziata si sono ritrovate in cinquemila e hanno percorso il centro cittadino facendo rumore, perché zitte non vogliamo più stare, perché è arrivato il momento di urlarla questa rabbia, di farla sentire ai media compiacenti che prima elogiano il bravo ragazzo e la fuga d'amore e poi piangono lacrime di coccodrillo. È arrivato il momento di gridare in faccia alla politica che Filippo Turetta non è il rampollo di buona famiglia uscito di senno, ma che sì, è il figlio sano del patriarcato, che la sorella di Giulia Cecchettin ha ragione. E non è tanto perché sono le indagini in corso a dirlo: il rapporto possessivo, la sua smania di controllo, la premeditazione. È il figlio sano del patriarcato perché sono secoli che le cose vanno così, perché nessuna legge è riuscita a fermare la mano assassina dell'uomo sulla donna, perché l'educazione femminista è riuscita sì a cambiare la percezione in tante donne ma ha lasciato fuori i maschi, perché un uomo oggi si sente comunque legittimato a controllare, a pretendere, a possedere. E se poi il condizionamento psicologico non funziona, allora si passa alla clava.
La società patriarcale è rimasta intatta e impermeabile ai cambiamenti, soprattutto nel momento in cui i Governi d'Europa e non solo, virano a destra e non si vergognano neanche più di mostrare la loro faccia feroce. Vi diranno che siete ideologiche, che il patriarcato non esiste. Eppure, sono i numeri a parlare, quelli forniti dall'ultima indagine Istat, secondo la quale il 48,7% degli intervistati ha ancora almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale, il 39,3% degli uomini pensa che una donna possa sempre sottrarsi a un rapporto sessuale, se davvero non lo vuole, e quasi il 20% pensa che la violenza sia provocata dal modo di vestire delle donne. Oppure i numeri delle chiamate al 1522, il numero per violenza e stalking, che subito dopo l'omicidio di Giulia Cecchettin è passato da 200 a 400 telefonate al giorno.
E il Governo? Con la mano destra minimizza, dicendo che è un caso isolato e con la sinistra taglia i fondi antiviolenza, che passano da 7 a 5 milioni di euro tra il 2022 e il 2023, e destina solo il 13% alla prevenzione.
E allora ci dovete spiegare perché si dovrebbe rimanere zitte. "Se domani sono io. Distruggi tutto", recitava lo striscione esposto sotto Palazzo Vecchio al termine della passeggiata silenziosa per Giulia Cecchettin. Una frase ripresa dalla poesia dell'attivista peruviana Cristina Torres Càceres, diventata il simbolo del femminismo di ultima generazione. Così, i ragazzi delle scuole si sono ribellati al minuto di silenzio deciso dal Ministro Valditara e hanno gridato. Così le cinquemila donne e uomini di tutte le età che sono scese in piazza a Firenze l'hanno fatto facendo rumore con fischietti, pentole, coperchi, maracas e qualsiasi cosa potesse servire a far frastuono. Un'onda. Una marea che sale e che si fa sentire. Con rabbia e con amore.
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Rinasce il teatro operaio del rione LippiRedazione · Spazi
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Rubrica: SPAZI | Autore: Redazione
Il teatro Lippi è un pezzo di storia operaia di Firenze, che affonda nell'epoca delle prime società di mutuo soccorso, delle case del popolo costruite dopo il lavoro, delle tute blu che uscivano dalla fabbrica per andare al circolo. Costruito nei primi anni '50 dagli operai della Pignone e delle altre industrie del quartiere, il teatro Lippi è stato per decenni un punto di riferimento culturale per lavoratrici e lavoratori fiorentini, fino a che molte fabbriche si sono spostate e il circolo con il suo teatro hanno avuto lo stesso destino di tanti altri, fino all'abbandono.
Oggi quello storico teatro torna a nuova vita, con un nome che è una speranza – Brillante – e una programmazione che spazia dalla musica al teatro working class. Info e programma sui canali social Brillante Nuovo Teatro Lippi.
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Disagio abitativo per 200mila famiglie in ToscanaRedazione · Casa
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Rubrica: CASA | Autore: Redazione
Con 8604 richieste di esecuzione con la forza pubblica, la Regione Toscana si aggiudica il quarto posto in Italia per numero di sfratti, con un incremento del 200% rispetto all'anno precedente. I dati sono stati presentati da "Alleanza per abitare", gruppo costituito da sindacati dei lavoratori, sindacati degli inquilini e Terzo settore, che ha presentato alle istituzioni un decalogo di proposte: l'istituzione di un ministero per la Casa, la costruzione di 600mila nuove case popolari, il ripristino del contributo per l'affitto e la morosità incolpevole. Poi, a livello regionale: un piano casa di almeno 20 milioni di euro, il sostegno a piani di riqualificazione, la creazione di una banca dati degli alloggi disponibili degli enti pubblici e previdenziali.
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Un podere in città per educare alla sostenibilitàRedazione · Natura
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Rubrica: NATURA | Autore: Redazione
Lo storico podere del Quartiere 4 torna ad essere un luogo di educazione al rispetto della natura e dell'ambiente. Alla Fattoria dei ragazzi, ristrutturata grazie a un finanziamento europeo di 200mila euro, si possono trovare un orto, alberi da frutto, animali della fattoria e spazi didattici. Le attività sono rivolte alle scuole, con percorsi sulla stagionalità di frutta e verdura, alimentazione biologica, lavori stagionali come la raccolta dell'uva o delle olive, fino al tema dei rifiuti e del compostaggio. Ma quell'area rimane aperta anche in orario extrascolastico, con visite guidate e attività varie su prenotazione, basate soprattutto sull'osservazione delle piante e degli animali, oltre che presentazioni di libri, convegni e mostre.
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Quando la neutralità diventa complicitàRedazione · Democrazia
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Rubrica: DEMOCRAZIA | Autore: Redazione
La richiesta era semplice: stop agli accordi tra l'Università di Firenze e gli atenei israeliani, disinvestimento da società e aziende che finanziano l'occupazione illegale di territori da parte di Israele, condanna del genocidio e richiesta di cessate il fuoco. Peccato che, mentre il Senato accademico dichiarava la mozione inammissibile, gli studenti sono stati caricati dalle forze dell'ordine. Chiedevano pace, hanno avuto i manganelli. "Unifi complice del genocidio" si leggeva sullo striscione che invitava al presidio. Già, perché se davanti alla richiesta di aprire una discussione, l'Università risponde che non se ne parla neanche, il limite tra la neutralità e la complicità è stato ampiamente superato.
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Dal popolo per il popoloBenedetta Rizzo · GKN
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Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Benedetta Rizzo
Dentro l'emergenza dell'alluvione: le operazioni di soccorso dalla fabbrica socialmente integrata.
All'indomani dell'alluvione che ha colpito la piana fiorentina e la vallata pratese, Campi Bisenzio è tornata alla ribalta delle cronache per essere stata una delle zone maggiormente colpite e ancora una volta, dopo la tenace lotta del Collettivo di Fabbrica GKN, diventa il luogo in cui la comunità si autorganizza per trovare una soluzione. Subito dopo l'esondazione, in quella stessa fabbrica si sono concentrate le forze di varie realtà sociali e politiche del territorio, mettendosi a disposizione di chi è stato duramente colpito dall'alluvione: Cantiere Sociale K100, Centro Storico Lebowski, Circolo Arci "la Costituzione" Quinto Basso, SI Cobas Prato-Firenze, Brigate di Solidarietà Attiva - oltre ovviamente al Collettivo di Fabbrica e la Soms Insorgiamo.
In poco tempo, queste realtà sono riuscite ad organizzare circa un migliaio di volontari e volontarie coordinando diversi interventi, tra cui la biblioteca di Villa Montalvo e l'archivio dell'Anpi. La fabbrica socialmente integrata, dunque, con quel territorio che l'ha difesa e che ha mostrato tantissima solidarietà nel corso di questi due anni. Importantissimo l'apporto delle Brigate di Solidarietà Attiva (BSA), associazione nazionale di volontariato accreditata che, sin dalla sua nascita nell'aprile del 2009, in occasione del terremoto in Abruzzo, ha messo a punto un modello di intervento nelle situazioni emergenziali totalmente dal basso e autorganizzato.
Così, mentre nel maggio scorso erano stati gli operai e i solidali della GKN ad accorrere in Romagna, a novembre le BSA sono arrivate a Campi Bisenzio con un camion carico di stivali, pale, idrovore, pompe, generatori e soprattutto un modello di intervento, già consolidato attorno a obiettivi chiari: stimolare l'autorganizzazione e la presa di coscienza delle cause del disagio, svelare le negligenze del meccanismo di aiuti, favorire la costituzione di assemblee, comitati cittadini e momenti di espressione del dissenso.
Tutto il contrario dell'approccio reattivo e di emergenza della Protezione Civile, che sconta la totale mancanza di piani di prevenzione e pianificazione nel nostro Paese - necessari più che mai nell'era della crisi climatica e di cementificazione selvaggia. Con le BSA invece, andando oltre il puro assistenzialismo, si introducono forme di autorganizzazione dal basso totalmente orizzontali in cui volontari e volontarie mettono a disposizione le proprie competenze per creare comunità critica, laddove l'emergenza porta il deserto sociale. Dal popolo, per il popolo.
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Capodanno di lottaRedazione · GKN
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Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Redazione
Il 31 dicembre a mezzanotte, salvo colpi di scena della vertenza, scatta quella che il Collettivo di fabbrica dell'ex GKN chiama "l'ora X". Quel giorno a quell'ora, infatti, scadranno i 75 giorni di preavviso della procedura di licenziamento avviata il 18 ottobre scorso. I 185 operai rimasti a presidiare la fabbrica saranno licenziati e tutte le prospettive faticosamente costruite negli ultimi due anni rischiano di svanire. Da un lato c'è il licenziamento e un'operazione immobiliare sullo stabilimento, dall'altro la cooperativa di lavoratori e la fabbrica socialmente integrata. Nel mezzo ci sono rapporti di forza sbilanciati e un contesto internazionale giunto a un livello tale di escalation, bellica e climatica, che fa sembrare inutile ogni altro sforzo.
Nel momento in cui per la vertenza scatta il conto alla rovescia, Gaza sprofonda nella strage e la corsa agli armamenti si fa vertiginosa; nel momento in cui si stanno organizzando le iniziative di lotta dell'ultimo mese, i fiumi esondano e il territorio dove vivono gran parte degli operai viene invaso da acqua e fango, lasciando la fabbrica miracolosamente intatta, a disposizione del territorio ferito. Nel mezzo ci sono le istituzioni assenti: primo fra tutti il Governo, che si rifiuta persino di convocare il tavolo di crisi, poi la Regione che non risponde alla richiesta di rilevare lo stabilimento per metterlo a disposizione della reindustrializzazione.
In questa situazione complessa e per certi versi caotica, la città si prepara al periodo di distrazione di massa per eccellenza: le festività natalizie. GKN non è una vertenza che può spegnersi nel letargo opulento del Natale e infatti dicembre sarà un mese di mobilitazione crescente, fino all'epilogo del Capodanno che, comunque vadano le cose, non potrà essere un veglione come gli altri. Perché, se l'ora X si riuscirà ad impedirla, quel giorno ci sarà da festeggiare e se invece verrà confermata, dopo due anni e mezzo di lotta, non potremo certo passarla da soli quell'ora: faremo di tutto per non farcelo portare via, questo sogno.
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Storia stesa ad asciugareValentina Baronti · GKN
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Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Valentina Baronti
L'archivio dell'Anpi invaso da acqua e fango. L'impegno dei volontari per salvare la memoria.
Centosessanta, tanti sono i protagonisti della Resistenza di Campi Bisenzio. E la locale sezione dell'Anpi, una delle prime a costituirsi nel 1945, li ha minuziosamente studiati e catalogati, riportandone alla luce la personalità, la dimensione politica, le storie: interviste, materiali originali, documenti di archivio, fotografie, giornali dell'epoca, attestati di riconoscimento, libretti personali, testimonianze scritte di pugno da loro stessi, casellari politici, fogli matricolari. Una montagna di documenti messi insieme negli anni, insieme a libri, dischi, audiocassette con la loro voce, persino videointerviste.
Tanti di quei fascicoli, il 2 novembre scorso, sono finiti sotto un metro e mezzo di acqua e fango, perché la sede della sezione si trova proprio dove l'argine del torrente Marina ha ceduto. "In quei faldoni c'era la nostra memoria, il frutto di anni di ricerche, sistemate e catalogate nome per nome, perché solo così potevamo restituire ai protagonisti della Resistenza un'identità e quindi rendere merito al loro valore". È commosso Fulvio Conti, storico presidente dell'Anpi di Campi Bisenzio, quando lo incontriamo sotto il tendone del presidio ex GKN, dove i documenti sopravvissuti vengono ripuliti e stesi ad asciugare.
"Quando siamo entrati nella sede, tanti di quei faldoni erano mattoncini di fango, alcuni si erano aperti e tutti i documenti erano mischiati e sommersi di melma. Almeno il 30% è andato perduto, ma tanto è stato recuperato. La rimetteremo insieme la nostra memoria".
Mentre ci muoviamo sotto il tendone, facendo lo slalom tra i pancali dove sono stese file di fotografie, due giovani studenti della facoltà di storia stanno pulendo alcuni libri e Fulvio Conti a volte si sofferma davanti a un foglio steso e sorride, perché credeva di averla persa quella testimonianza: "Questo è il documento personale del commissario politico Ferdinando Puzzoli, è originale. Questa invece è la copia dell'attestato di riconoscimento, l'originale Ferdinando volle tenerlo per sé, giustamente, però facemmo una fotocopia e si mise tutto nel suo fascicolo personale".
Anni di storia, ricostruiti grazie al lavoro incessante dei volontari dell'Anpi di Campi Bisenzio che oltre ai documenti in possesso dei partigiani rimasti in vita, hanno spulciato gli archivi del ministero, facendo le copie dei documenti che li riguardavano. Una mole di memoria su carta, catalogata e sistemata con cura nei faldoni, messi a disposizione di quella comunità democratica nata dal sacrificio di quei centosessanta campigiani.
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Il clima del mondo nuovoEmanuele Leonardi e Alberto Manconi · GKN
!GKN Clima
Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Emanuele Leonardi e Alberto Manconi
Ricercatori universitari solidali
In un celebre passo, Marx osserva che la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Pure il greenwashing, in effetti si è mostrato due volte, ma in forma rovesciata: prima come farsa e poi, ora, come tragedia.
Nella farsa le politiche climatiche – roboanti a parole, senza esiti nei fatti - scontavano un deficit di concretezza: le persone non riuscivano a stabilire un contatto reale con la propria esperienza del "global warming". Di fronte all'inefficacia conclamata delle strategie di mercato – "diamo un prezzo alla natura, e il problema svanirà!", ci dicevano le élite a ogni livello di governo – i movimenti per la giustizia climatica rivendicavano un cambio di passo, mentre i negazionisti conservatori la buttavano in caciara: "Dov'è il riscaldamento globale, quando serve?", ironizzava Donald Trump qualche anno fa, in una fredda giornata di gennaio.
Oggi, dopo le alluvioni devastanti in Romagna e nella piana fiorentina, gli impegni magniloquenti e vuoti delle élite assumono le tinte fosche di una tragica inadeguatezza, di una danza macabra di fronte al pericolo. Tale assenza dello Stato genera sia paura sia indignazione negli abitanti, che guardano sbigottiti le proprie case ancora piene di fango e acqua ma spoglie di oggetti, accatastati per la strada.
Tuttavia, nella negligenza istituzionale come nei sorrisi e nel calore con cui sono accolte le pettorine delle Brigate di Solidarietà Attiva e del Collettivo di Fabbrica ex-GKN, si scorge il valore intrinseco dell'azione coordinata dalle realtà del territorio.
Nell'eccezionalità della situazione, la complicata espressione «fabbrica socialmente ed ecologicamente integrata» utilizzata dagli operai ex-GKN in lotta per riportare un futuro industriale utile e sostenibile, acquista senso materiale immediato.
Ecco che in questo tempo nuovo non emerge solo la tragedia - crisi climatica e cementificazione selvaggia - ma si fa spazio l'alternativa. Dal basso, laddove una vera transizione ecologica e sociale appare sempre più urgente. Il fulcro, poi, non può che essere il presidio permanente della GKN. Dove la lotta è incessante: indossa stivali e guanti, inventa progetti industriali e cori. Insomma: fabbrica un mondo nuovo.
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