Archivio › n. 257

Archivio › Fuori Binario n. 257 · Dicembre 2023 › pagina 4

EMERGENZA CLIMATICA

Alluvione. Per colpa di chi?

Fuori Binario · Fuori Binario n. 257, Dicembre 2023, pagina 4

!Emergenza Climatica

Rubrica: EMERGENZA CLIMATICA | Autore: Fuori Binario

Gli urbanisti Pileri e Ziparo commentano il disastro avvenuto in Toscana. Da Firenze a Pistoia la Piana è cementificata, il suolo impermeabile non assorbe più.

Otto morti e danni quantificabili tra i cinquecento milioni e il miliardo di euro. Case devastate, vite spezzate, annichilite dall'acqua e dal fango, imprese costrette alla chiusura, migliaia di tonnellate di rifiuti. È il bilancio tragico dell'alluvione che lo scorso novembre ha colpito la Piana tra Firenze e Pistoia. Ma siamo certi che sia solo 'colpa' della natura e dell'emergenza climatica o dovremmo iniziare a ragionare con più forza di una tra le tante tragedie causate da decenni di scelte politiche scellerate? Una cosa non esclude l'altra, anche perché la cementificazione non è altro che una delle cause del clima impazzito.

Il Rapporto Ispra 2023 sul consumo di suolo racconta che la Toscana, con i suoi 238 ettari cementificati nel 2022, ha 7.886 ettari edificati in aree a media pericolosità idraulica ed è la Regione con la più alta superficie edificata esposta a frane in Italia: 10.518 ettari. Firenze è tra le tre città toscane più impermeabilizzate: 42,6% della superficie. Dati simili per Prato (33,3%) e Sesto Fiorentino (20,8%). E tutti i Comuni della piana hanno cementificato nell'ultimo anno come se nulla fosse.

Prevenzione civile

Scrive Pileri: "Uno a sei, ma forse anche uno a otto. Lo diciamo e ripetiamo da mesi, anni. Si tratta del rapporto tra l'acqua che si infiltra nel suolo cementificato e quella che può penetrare in un terreno non cementificato. Quando si urbanizza, si impermeabilizza. E di conseguenza la forza dell'acqua troverà meno ostacoli, facendo più danni. Se il clima è cambiato e piove tanto in poco tempo, dopo mesi di siccità in cui il suolo è diventato meno permeabile di suo, le conseguenze si fanno peggiori". Pileri è interessato ai presidenti e ai sindaci che definisce della "prevenzione civile", ovvero "quelli che decidono di fermare il consumo di suolo prima che arrivi l'ennesima alluvione. A noi interessa chi mette all'ordine del giorno le decostruzioni e organizza gite e visite di studio ai cantieri della depavimentazione. A noi interessa chi discute dell'urgenza di interrompere la cementificazione senza compromessi e rimandi".

Restauro territoriale

Alberto Ziparo, in un articolo che ricorda l'alluvione di Firenze del 1966, non è certo più tenero con i nostri amministratori. "Nell'Italia del pieno 'boom economico', che preferisce credere nell'ineluttabilità delle 'catastrofi naturali' per 'lanciarsi verso il futuro' oscurando le denunce giornalistiche e le analisi tecnico-scientifiche che già correlavano catastrofi e assetti territoriali", si verificano eventi che si sarebbero dovuti interpretare e comprendere nella loro correlazione con la rottura, destrutturazione e destabilizzazione fisica e sociale dovuta alle iperurbanizzazioni sfrenate.

"La cementificazione incontrollata è stata spesso aggravata da veri e propri errori o addirittura obbrobri urbanistici" - continua il docente di pianificazione - "come la propensione a realizzare le infrastrutture lineari in rilevato nelle grandi piane, che in caso di forti piogge trasformano gli ambiti interessati in 'piscine improprie'; la tombinazione o addirittura la cementificazione di fiumare e torrenti in molte aree, con le vie di fuga dell'acqua impedite e conseguenti esondazioni".

"La crisi ecoclimatica impone di mettere finalmente mano a una gigantesca azione di risanamento e restauro del territorio nazionale - conclude Ziparo. Avvertendo però che "è più probabile che questo possa avvenire per l'ampliarsi delle azioni di quelle migliaia di piccole realtà territoriali che già da tempo praticano strategie di conversione ecologica, difesa del territorio e valorizzazione autosostenibile del suo patrimonio, piuttosto che per un'azione istituzionale prigioniera del passato e incapace di affrontare i problemi descritti".

Pagina 4 del numero 257 Uscito sul numero 257 (Dicembre 2023), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero