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FEMMINISMI

L'educazione che salva la vita

Marta Benettin · Fuori Binario n. 257, Dicembre 2023, pagina 10

!Attualità

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Tra quando scrivo questa rubrica e quando la leggerete, ci saranno state altre 4 donne uccise in ambito familiare-affettivo per mano del partner/ex partner. Quattro potenziali Giulia Cecchettin, di cui abbiamo letto con orrore in questi giorni, che a 22 anni invece di discutere la tesi di laurea, uscire con gli amici o andare al lavoro verranno ammazzate dall'ex fidanzato.

Le statistiche ci fanno pensare che non ci si possa fare nulla. Sbagliato. Sbagliatissimo. Possiamo educare. E possiamo farlo in maniera capillare e continuativa: a scuola. Che pensiero rivoluzionario che l'educazione passi attraverso la scuola, eh? Eppure, se in Italia siamo tutti contrari (almeno a parole) alla violenza sulle donne, poi guai a proporre di educare sentimentalmente i nostri figli a scuola. Noi genitori arruffiamo le penne: "giù le mani dal mio ragazzo, i valori glieli passo io, in classe solo tabelline e geografia".

E i politici ultracattolici e di destra cavalcano l'onda e chiedono le dimissioni di un preside o di un insegnante che, nonostante tutto, ci provano. O fanno in modo di affondare in Parlamento qualunque discussione, come è successo poco più di un mese fa con il ddl 294 "Educazione all'affettività e alle differenze" a scuola, presentato da D'Elia (PD). Bagarre in aula. "La Lega, non consentirà mai che vengano «insegnate porcherie» ai bambini a scuola" (Sasso). Ed è proprio qui che sta il punto. Le "porcherie" succedono perché noi non educhiamo i nostri giovani.

12 anni fa l'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, che invita i Paesi a "includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado" temi come "i ruoli di genere non stereotipati" con lo scopo di combattere la violenza sulle donne. Niente è stato fatto da allora. Fino a quando?

Pagina 10 del numero 257 Uscito sul numero 257 (Dicembre 2023), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero