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RESISTENZE

Nonviolenza, arma dei forti

Jason Nardi · Fuori Binario n. 257, Dicembre 2023, pagina 3

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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Jason Nardi

Cisgiordania: da oltre 20 anni un corpo civile di pace opera tra i villaggi dell'occupazione israeliana. Il racconto di un volontario.

Giovanni (non è il suo vero nome) è un fiorentino appena tornato dalla Cisgiordania, dove per tre mesi ha fatto il volontario nell'Operazione Colomba, un corpo civile di pace attivo in Palestina dal 2002. Ha vissuto in pieno gli avvenimenti del 7 ottobre, e oggi racconta a Fuori Binario, con gli occhi di un attivista nonviolento, la straordinaria "normalità" della vita dei palestinesi e la loro capacità di resistenza e resilienza.

Dove fate interposizione? Ad At-Tuwani, un villaggio a sud di Hebron, dove i palestinesi hanno deciso di resistere in maniera nonviolenta all'occupazione israeliana sin dalla fine degli anni Ottanta. Israele usa alcuni metodi per espropriare la loro terra: definisce alcune aree "campo di addestramento militare", "riserva naturale" o "sito archeologico". Quindi evacua le eventuali comunità che vivono all'interno di quell'area. Chi vive lì dovrà andarsene per sempre, lasciare la casa e tutto quanto è annesso, a partire dai pascoli e dalle coltivazioni.

Come resistono? Lottano contro l'esproprio adottando il termine arabo "Sumud", che vuol dire "Resilienza sulla terra". In realtà ha un significato molto più profondo. Vuol dire che ogni pastore coltiva la sua terra e utilizza i suoi pascoli, nonostante sappia che da un momento all'altro possano arrivare i coloni a colpirlo con il volto travisato e agitando catene, spranghe, bastoni, pietre. Non è raro che arrivino soldati ad arrestare il pastore anziché i coloni.

Ad At-Tuwani il muro non c'è. Sì. Le battaglie più eclatanti sono state proprio le manifestazioni del venerdì contro il muro di segregazione. I palestinesi hanno portato a casa una bella vittoria, lottando quotidianamente e con straordinaria tenacia. Succede lo stesso con le case che vengono ricostruite immediatamente quando gli israeliani le demoliscono al fine di espellerli dalle loro comunità.

Qual è il vostro ruolo? Abitiamo ad At-Tuwani, la nostra organizzazione è l'unica che vive in Area C, una zona molto pericolosa perché sotto controllo diretto delle autorità israeliane. Viviamo all'interno del villaggio a strettissimo contatto con le famiglie palestinesi, stando con loro e come loro, nella maniera meno impattante possibile.

Come fate interposizione? Accompagniamo fisicamente i pastori nei loro pascoli utilizzando tre strumenti: il nostro passaporto, la telecamera e il telefono con una ricca rubrica di numeri da chiamare. I nostri contatti sono spesso altri attivisti che lavorano con Ong israeliane contro l'apartheid, tipo B'Tselem, oppure gli attivisti israeliani dei Ta'Ayush, tra cui ci sono anche refusenik, giovani che hanno deciso di disertare.

Cosa succede quando si palesano i coloni? In caso di loro attacco accendiamo le telecamere e iniziamo le riprese, utili a successive denunce. Se il pastore viene colpito fisicamente ci mettiamo nel mezzo. Se arrivano i soldati a cacciare i pastori, alziamo il nostro passaporto e iniziamo una trattativa. Se il pastore decide invece di andare via, andiamo via con lui. Non imponiamo nessun tipo di linea, siamo solo uno strumento per aiutare i palestinesi nella loro resistenza nonviolenta.

Cos'è cambiato dopo l'attacco del 7 ottobre? Tutto è degenerato e in questo contesto gli attivisti israeliani anti-apartheid sono fondamentali. Entrano con noi nel villaggio e hanno contatti con i palestinesi, li accompagnano nelle azioni nonviolente. Possono inoltre permettersi di avere un profilo molto più alto del nostro, sia nei rapporti con i soldati che con i coloni. Mentre noi rischiamo l'espulsione loro rischiano il carcere, anche se per brevi periodi. Ho la più profonda stima di queste persone perché, lottando contro il regime di apartheid, vanno contro gran parte della propria famiglia e della società israeliana.

Pagina 3 del numero 257 Uscito sul numero 257 (Dicembre 2023), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero