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DIRITTI
Il Panopticon, metafora del controllo
Corrado Marcetti · Fuori Binario n. 257, Dicembre 2023, pagina 5
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Corrado Marcetti
Che il Panopticon, citato nei commenti giornalistici che hanno accompagnato la prima immagine dei "futuribili" nuovi Centri di permanenza e rimpatrio per i migranti voluti dal governo, non sia altro che una suggestione dovuta alla loro forma circolare, è una semplice evidenza. La "macchina della sorveglianza" ideata a fine '700 dal filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham, per favorire il maggiore controllo visivo, auditivo e psicologico dei detenuti, fu all'epoca un'efficace rappresentazione degli orientamenti illuministici in campo penitenziario.
La struttura circolare dell'edificio prevedeva al centro la torre di guardia e sul perimetro le celle, l'una accanto all'altra per vari ordini sovrapposti. Il modello consentiva ai sorveglianti nella torre la visibilità su tutte le celle che affacciavano con i cancelli all'interno dell'edificio. Il Panopticon aveva una tale complessità geometrica e tecnologica che solo in alcuni luoghi trovò una concreta applicazione. Non è il caso dell'Ergastolo di Santo Stefano, citato nei documenti governativi, la cui forma a ferro di cavallo ricorda piuttosto quella di un impianto teatrale, seppure votato a spettacolo della pena.
Possiamo ritenere il Panopticon una metafora della modernità col sempre più esteso e capillare controllo esercitato sulla vita pubblica e privata delle persone e occuparci piuttosto dei programmati nuovi Cpr per quel che se ne può dedurre dalle notizie, purtroppo incomplete, fuoriuscite sui giornali e dall'ideogramma di corredo. Quest'ultimo raffigura una banale disposizione radiale di container detentivi, composti da moduli cosiddetti abitativi e una rotonda centrale, secondo uno schema compositivo ripreso dalla geometria carceraria ottocentesca, orientata al più agevole isolamento in caso di rivolta.
Altrettanto evidente è la spinta ad ottimizzare i costi di realizzazione ma sia su questi che su quelli di gestione si tratta di pura velleità. Completamente illusori appaiono pure i tempi preventivati per la realizzazione e la futura attivazione che non tengono conto di una quantità di fattori tra cui la dichiarata contrarietà e l'opposizione insorgente nei territori indicati nella lista presentata. Certo resta invece il tetto dei 18 mesi da trascorrere, in attesa di esecuzione di provvedimenti di espulsione, nella quotidianità coatta più allucinante, come testimonia l'esperienza venticinquennale dei Cpr, in strutture collocate nel più lontano possibile dai centri abitati, piccoli lager vicino a scali aeroportuali o nodi autostradali.
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Uscito sul numero 257 (Dicembre 2023), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
