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ATTUALITÀ
È una marea che sale
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 257, Dicembre 2023, pagina 12
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Rubrica: LA FOTONOTIZIA | Autore: Valentina Baronti
Non un minuto di silenzio. Dopo l'ennesimo femminicidio.
Com'è bello il centro di Firenze quando la protesta si riprende le vie del turismo di massa. Quanto sono belle quelle piazze, vive, giovani, ribelli, rumorose e irriverenti, che si organizzano in poche ore e riempiono gli spazi pubblici per gridare tutto il loro dissenso. Nelle ultime settimane, la strage di Gaza prima e l'ultimo inaccettabile femminicidio poi, hanno fatto crescere una marea spontanea, mettendo insieme donne e uomini, giovani e vecchie, realtà organizzate e singoli. Manifestazioni spesso organizzate in pochi giorni, con un tam tam sui social e sui gruppi whatsapp.
La passeggiata rumorosa per Giulia Cecchettin, lo scorso 21 novembre, era stata lanciata da Non Una Di Meno solo due giorni prima, eppure alle 19 di martedì, in piazza Santissima Annunziata si sono ritrovate in cinquemila e hanno percorso il centro cittadino facendo rumore, perché zitte non vogliamo più stare, perché è arrivato il momento di urlarla questa rabbia, di farla sentire ai media compiacenti che prima elogiano il bravo ragazzo e la fuga d'amore e poi piangono lacrime di coccodrillo. È arrivato il momento di gridare in faccia alla politica che Filippo Turetta non è il rampollo di buona famiglia uscito di senno, ma che sì, è il figlio sano del patriarcato, che la sorella di Giulia Cecchettin ha ragione. E non è tanto perché sono le indagini in corso a dirlo: il rapporto possessivo, la sua smania di controllo, la premeditazione. È il figlio sano del patriarcato perché sono secoli che le cose vanno così, perché nessuna legge è riuscita a fermare la mano assassina dell'uomo sulla donna, perché l'educazione femminista è riuscita sì a cambiare la percezione in tante donne ma ha lasciato fuori i maschi, perché un uomo oggi si sente comunque legittimato a controllare, a pretendere, a possedere. E se poi il condizionamento psicologico non funziona, allora si passa alla clava.
La società patriarcale è rimasta intatta e impermeabile ai cambiamenti, soprattutto nel momento in cui i Governi d'Europa e non solo, virano a destra e non si vergognano neanche più di mostrare la loro faccia feroce. Vi diranno che siete ideologiche, che il patriarcato non esiste. Eppure, sono i numeri a parlare, quelli forniti dall'ultima indagine Istat, secondo la quale il 48,7% degli intervistati ha ancora almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale, il 39,3% degli uomini pensa che una donna possa sempre sottrarsi a un rapporto sessuale, se davvero non lo vuole, e quasi il 20% pensa che la violenza sia provocata dal modo di vestire delle donne. Oppure i numeri delle chiamate al 1522, il numero per violenza e stalking, che subito dopo l'omicidio di Giulia Cecchettin è passato da 200 a 400 telefonate al giorno.
E il Governo? Con la mano destra minimizza, dicendo che è un caso isolato e con la sinistra taglia i fondi antiviolenza, che passano da 7 a 5 milioni di euro tra il 2022 e il 2023, e destina solo il 13% alla prevenzione.
E allora ci dovete spiegare perché si dovrebbe rimanere zitte. "Se domani sono io. Distruggi tutto", recitava lo striscione esposto sotto Palazzo Vecchio al termine della passeggiata silenziosa per Giulia Cecchettin. Una frase ripresa dalla poesia dell'attivista peruviana Cristina Torres Càceres, diventata il simbolo del femminismo di ultima generazione. Così, i ragazzi delle scuole si sono ribellati al minuto di silenzio deciso dal Ministro Valditara e hanno gridato. Così le cinquemila donne e uomini di tutte le età che sono scese in piazza a Firenze l'hanno fatto facendo rumore con fischietti, pentole, coperchi, maracas e qualsiasi cosa potesse servire a far frastuono. Un'onda. Una marea che sale e che si fa sentire. Con rabbia e con amore.
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Uscito sul numero 257 (Dicembre 2023), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
