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Un premio a chi ci premiaCristiano Lucchi · Resistenze
Il Comune di Firenze e il Quartiere 1 hanno conferito a Fuori Binario e all'associazione Periferie al centro che lo edita il "premio simbolico" (sic) Lo Bello Stilo "per l'impegno profuso a sostegno della cittadinanza durante la pandemia e la grande tenacia con cui ha aiutato le persone più in difficoltà". Onorati vorremmo ringraziare il sindaco e il governo della città contraccambiando e offrendo loro la possibilità di concorrere all'attribuzione del premio Fuori Binario.
Il bando, in via di definizione, premierà quell'amministrazione pubblica capace di mettere al centro delle sue politiche i bisogni delle persone e i loro diritti, e che, allo stesso tempo, si impegni nella costruzione di una città accogliente, solidale e non respingente per chi ha pochi soldi e non si può permettere di spendere cifre esagerate per abitarvi. In particolare sarà premiato chi non ostacolerà più il diritto alla residenza per i senza dimora e chiunque non aderisca ai principi da "Stato etico" imposti dai servizi sociali comunali che dividono i cittadini in "buoni" e "cattivi".
Il premio verrà assegnato a quei responsabili della cosa pubblica che non useranno più due pesi e due misure nella gestione degli spazi della città: gli studentati dovranno essere accessibili anche a chi non ha una famiglia ricca alle spalle; il trasporto pubblico dovrà essere efficiente anche per chi prende il bus e non può permettersi taxi e ncc; i sagrati dovranno essere a disposizione di tutti e non occupati solo dai dehors dei bar per ricchi. Nella città della rendita da turismo una particolare attenzione sarà destinata a quell'amministrazione che saprà colpire le imprese che sfruttano i lavoratori in nero, falsano la concorrenza, tolgono risorse agli imprenditori onesti che creano lavoro buono.
Il premio Fuori Binario - simbolico anch'esso - andrà a quella giunta comunale che si impegnerà attivamente nella formazione della Polizia municipale affinché possa gestire l'ordine pubblico senza mettere a rischio l'incolumità dei fermati con mosse che ne impediscano la respirazione e riesca a guidare le auto elettriche nelle zone pedonali senza investire chi transita.
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Lo sai che...Redazione · Prima pagina
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2Pagina 21 articolo
Prigioniero politicoSabrina Tosi Cambini · Controvento
L'attivista per i diritti dei nativi americani è da 46 anni in carcere per un reato non commesso. In tutto il mondo si moltiplicano gli appelli per la sua liberazione.
Sono ancora qui. Cosa vogliamo fare? Così scrive Peltier nella prefazione all'edizione italiana del suo Prison Writings. My Life is my Sun Dance (Fazi editore, 2005). In questo testo bellissimo e avvolgente, Leonard sottolinea sin dal principio di essere una persona "normale" e questo è uno dei suoi grandi insegnamenti. Per essere un uomo nuovo e lottare per un mondo più giusto, per credere che si può fare qualcosa di concreto perché a tutte le persone sia riconosciuta la stessa dignità di vivere e perché il rapporto con l'ambiente in cui siamo immersi sia completamente diverso, basta essere quelli che si è: uomini e donne "normali". È un richiamo alla responsabilità quotidiana che ognuno di noi ha rispetto agli altri e al mondo, ad uscire dallo sguardo "corto" ripiegato sulle proprie individualità.
Sfogliando le pagine dei suoi Scritti, ci troviamo a tu per tu con una vita umana che cresce al ritmo della discriminazione... Ne sentiamo la sofferenza ma anche la consapevolezza che da giovane adulto lo fa incontrare con l'American Indian Movement (AIM). Il Movimento era stato fondato nel Minnesota, a Minneapolis, nell'estate del 1968, inizialmente per supportare gli indiani che si trovavano nei ghetti urbani a seguito del loro trasferimento indotto dai programmi governativi che avevano l'effetto di costringerli a lasciare le riserve. Molto velocemente, il Movimento cominciò ad allargare il proprio orizzonte e ad organizzarsi per una lotta per il riconoscimento delle culture indiane, la protezione dei diritti legali, l'autonomia sulle cosiddette "riserve" e il ripristino della "sovranità" sulle terre sequestrate illegalmente. Indiano, nato nel North Dakota nel 1944, Leonard vi aderì nei primissimi anni '70, partecipando attivamente alla crescita di un movimento che gettò storicamente le basi per i diritti dei "popoli nativi", di riconquista sociale e culturale della propria dignità e di orgoglio di essere indiani.
AIM e con esso Leonard, organizzano il dissenso e la protesta con iniziative profondamente simboliche e di grande impatto. Nel 1972 una carovana di migliaia di indiani percorre il "Sentiero dei trattati infranti", attraversando gli Stati Uniti e giungendo a Washington per occupare il Bureau of Indian Affairs e per presentare al Governo, con Nixon presidente, i "Venti punti", un documento-manifesto che viene totalmente ignorato. L'anno successivo, il 27 febbraio, è la volta di Wounded Knee: nella riserva indiana di Pine Ridge, il Movimento occupa per 71 giorni il luogo simbolo del genocidio delle popolazioni native, dove nel 1890 era avvenuto il massacro di 300 Lakota, a seguito dei contrasti con l'amministrativa filogovernativa. Dopo iniziali contrattazioni, l'esercito statunitense iniziò ad assediare i militanti con anche scontri a fuoco. I processi che si tennero a seguito di questi eventi prosciolsero tutti gli accusati indiani, ma le persecuzioni e le uccisioni avvennero all'interno delle riserve, ad opera di uomini al servizio del corrotto filogovernativo Dick Wilson.
Si giunge, infine, all'"incidente di Oglaga", 26 giugno 1975, dove l'FBI scatena una sparatoria nella quale perdono la vita un giovane dell'AIM e due agenti: Leonard Peltier guida la fuga dei militanti dall'FBI e da Wilson, e da quel momento la sua vita cambierà per sempre.
I suoi compagni, Dino Butler e Bob Robideau, processati non molto tempo dopo a Rapid City, vengono assolti per legittima difesa. Leonard diventa allora l'uomo su cui l'FBI concentra la sua caccia e la sua vendetta: arrestato in Canada ed estradato negli USA viene processato a Fargo da una giuria di soli bianchi e condannato a due ergastoli sulla base soprattutto di una testimonianza estorta con gravi minacce e prove che, grazie all'accesso ai documenti con l'introduzione del Freedom of Information Act, si riveleranno false.
"La quantità di fatti che il governo ha tenuta nascosta, pur di imprigionare Peltier, è assolutamente incredibile", scrive Ramsey Clark consulente legale di Peltier ed ex ministro della Giustizia degli Stati Uniti.
Nel 1983 esce il libro di Peter Matthiessen che fa piena luce sulla persecuzione subita e nel 1985, ricorda Clark, "dopo che Leonard aveva già scontato un decennio in carcere, uno dei procuratori distrettuali ha ammesso che l'accusa non conosceva chi aveva sparato. Ha detto proprio così: 'Non sapevamo chi era stato a sparare'".
Nonostante i tentativi dell'FBI di diffamare la sua figura, l'innocenza di Peltier è ormai assodata ed è diventato un simbolo dell'oppressione in tutto il mondo, continuando dal carcere una incisiva attività di sensibilizzazione e di impegno sociale e politico, oltre di produzione letteraria.
Come ricorda il Centro per la Pace di Viterbo in vari appelli, la liberazione di Leonard Peltier è stata richiesta da Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Desmond Tutu, Rigoberta Menchú, papa Francesco e il Dalai Lama.
Il Parlamento Europeo ne aveva richiesto la liberazione con due risoluzioni del 1994 e del 1999; mentre nel 2021 il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli fece un appello pubblico per la concessione della grazia presidenziale da parte del Presidente degli Stati Uniti d'America, al quale si è aggiunta la richiesta di liberazione della commissione giuridica ad hoc dell'Onu. Fino ad arrivare al Comitato Nazionale del Partito Democratico degli Stati Uniti d'America che l'8 settembre 2022 ha chiesto a Biden l'atto di grazia.
Leonard Peltier è in carcere innocente da 46 anni.
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3Tecnologie2 articoli
Spie nella nebbiaGilberto Pierazzuoli · Tecnologie
Miliardi di dati personali raccolti dalle app sono venduti dai broker ad aziende e polizie.
Dopo la nuvola, la nebbia. Se il cloud non ci sta simpatico perché corrisponde a una idea della rete centralizzata che comporta una sudditanza e una dipendenza dalle grandi compagnie, le sole che si possono permettere i grandi data center, la nebbia ci appare essere più insidiosa, appiccicosa e pervasiva. La centralizzazione esasperata è infatti un problema anche per loro. Nell'internet delle cose (IoT), quello sviluppo che vede circa 50 miliardi di dispositivi connessi al 2020 che devono dialogare in termini istantanei, servono dei nodi più diffusi. È la nuvola che si espande come nebbia sui territori. Fog è allora una stazione intermedia, un punto di raccolta dati o di distribuzione di capacità computazionali in grado di elaborarli. Fog sono i nodi dove operano i broker di dati.
Fog Data Science LLC, una società precedentemente sconosciuta, fornisce alle forze dell'ordine un accesso facile e spesso senza garanzie alla geolocalizzazione precisa e continua di centinaia di milioni di americani ignari, raccolta tramite le loro app per smartphone e quindi aggregati da oscuri broker di dati. Questa cosa è tipicamente americana dove si dà per scontato - ma non per acquisito - che le agenzie governative (NSA, CIA, FBI) abbiano accesso ai dati della popolazione, ma che questo non valga per le polizie locali che hanno un potere di intervento diretto nelle comunità e presso i singoli.
In Italia il problema riguarda infatti le polizie municipali che dovrebbero soltanto provvedere alla vigilanza dei regolamenti locali e che sono alle dirette dipendenze del sindaco, ma che diventano sempre più un'espansione dei corpi di polizia, che dipendono invece direttamente dal ministero dell'Interno e alle quali compete invece la tutela dell'ordine per quanto riguarda quell'insieme di comportamenti di rilevanza penale.
I dati personali non vengono raccolti da ripetitori di telefoni cellulari o giganti della tecnologia come Google: sono ottenuti dal broker tramite migliaia di app diverse su app store Android e iOS come parte del più ampio mercato dei dati sulla posizione.
La società Fog Data Science afferma all'interno dei materiali di marketing di avere "miliardi" di dati su "oltre 250 milioni" di dispositivi e persone e che i suoi dati possono essere utilizzati per conoscere dove lavorano, vivono e si ritrovano. Fog vende l'accesso a questi dati tramite un'applicazione web, chiamata Fog Reveal, che consente ai clienti di puntare e fare clic per accedere a cronologie dettagliate. Il servizio proposto dalla app è perciò a disposizione anche di figure civili quali gli investigatori privati. Fog, infatti, ha rapporti contrattuali passati o in corso con almeno 18 clienti delle forze dell'ordine locali, statali e federali.
Ma cosa se ne fanno le polizie o chiunque altro possa essere interessato a visionare questi dati? Essi "informano" per esempio le applicazioni di polizia predittiva, che non sono attendibili e che discriminano le minoranze. Informano altresì le case farmaceutiche e le assicurazioni. Pensate a tutti i dispositivi fitness tracker, agli orologi che monitorano il sonno, le pulsazioni, le attività fisiche. Queste sono dati che ogni produttore ottiene tramite le app che rendono operativo il dispositivo.
Firenze è la città dove operano più videocamere "intelligenti" rispetto al numero di abitanti e alla superficie coperta. I sindaci e le loro protesi di polizia municipale ci osservano. Questo basta ad abbassare il numero dei piccoli reati, ma per fare questo non servono telecamere intelligenti, anche quelle stupide sarebbero bastanti.
C'è un surplus di intelligenza, una enorme eccedenza di dati oltre alle informazioni legalmente estraibili. Chi li usa? Per cosa li usa?
Il riconoscimento facciale, stigmatizzato in più occasioni in quanto dispositivo discriminante, è a disposizione dei nuovi sindaci sceriffi, che nell'immediato potrebbe essere usato per espellere altrove tutto quello che viene astrattamente definito come indecoroso e che domani potrebbe addirittura permettere l'esclusione dei cittadini da quelle parti della città riservate al turismo vip: si creerebbe così anche a Firenze un centro blindato e una periferia abbandonata a se stessa, in via di trasformazione, che assomiglierà sempre di più agli slum metropolitani del terzo mondo.
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Tra monopolio e sorveglianzaGinox · Cyber Bluff
Settembre è stato un mese piuttosto burrascoso per le varie commissioni e tribunali europei che si occupano di questioni digitali. In particolare sono interessanti due vicende.
La prima riferita a Google. L'azienda ha perso per la seconda volta un ricorso con la corte di giustizia europea, questa volta relativo a un procedimento per abuso di posizione dominante. La vicenda è legata al sistema operativo Android e alla sue clausole di distribuzione che vincola i produttori di smartphone a accettare una serie di condizioni che legano indissolubilmente i prodotti con Android all'universo Google. La multa è di 4,1 miliardi di euro e si aggiunge a quelle di 2,4 relativa alla sentenza contro il sistema Google shopping e di 1,5 miliardi relativa ad Adsense, le pubblicità che spesso appaiono sui siti gestite dall'azienda statunitense. A giugno del 2022 il fatturato di Google è di circa 70 miliardi di dollari, con utile stimato di 20.
La seconda vicenda è più di nicchia, e più inquietante. È stata istituita non troppo tempo fa una commissione europea nota come PEGA, il cui compito è indagare sull'utilizzo di spyware utilizzati in operazioni di intelligence di qualche tipo con target politici e giornalisti. Tra i nomi delle aziende coinvolte spicca la NSO israeliana, che vende il proprio sistema di sorveglianza remota a governi un po' in tutto il mondo. Negli atti viene citata anche un'altra azienda meno nota finora con sede a Cipro: la Interlexa, produttrice di Predator, un altro software con funzionalità simili a Pegasus del Nso Group. La cosa interessante è che il fondatore di Interlexa proviene a sua volta dall'intelligence israeliana. Questo tipo di programmi permettono la sorveglianza remota dei dispositivi su cui vengono installati, tipicamente smartphone.
Il ramo cipriota di questa indagine è partito da una denuncia del socialista greco Androulakis, che ha per l'appunto rinvenuto sul proprio cellulare il malware Predator. A questa vicenda si è aggiunta in seguito una lettera firmata da diversi giornalisti greci, che temevano di essere state vittime del medesimo software.
Assistiamo quindi a due battaglie legali, che rappresentano un po' i due fronti tra i quali ci si trova schiacciati in questo buffo e a tratti spaventevole mondo digitale: da un lato monopoli di fatto, con politiche commerciali super aggressive spacciate per normalità, dall'altro uno scenario inquietante di potenziale sorveglianza legata all'intelligence.
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Pop-house, più di una casaFelice Simeone · Diritto all'abitare
Un comune bolognese affida al giornale di strada Piazza Grande la gestione di un innovativo progetto di edilizia sociale pubblica a canoni calmierati.
Qualche anno fa, il comune di Calderara di Reno, alle porte di Bologna, si ritrova con un palazzo di 22 alloggi da risistemare e rimettere sul mercato. Come praticamente tutte le aree urbane d'Italia, anche Bologna e il suo circondario fronteggiano da qualche decennio un'emergenza abitativa alimentata soprattutto dalla speculazione. La richiesta costante di alloggi da parte di studenti e lavoratori, l'esplosione dell'affitto breve, molto redditizio, prenotabile on-line, l'acquisizione di grandi patrimoni immobiliari urbani da parte di società speculative hanno trasformato la casa da diritto a bene quasi inaccessibile. Di fronte a questo contesto, molte amministrazioni locali hanno adottato politiche speculative del proprio patrimonio, anche quando non c'era bisogno di far quadrare i conti in rosso dei bilanci comunali.
Il comune di Calderara di Reno, però, sceglie di andare controcorrente. Dopo aver scritto e vinto un bando per la riqualificazione, ristruttura il palazzo con i suoi 22 alloggi, dotandolo di tecnologie che ne riducono sia l'impatto ambientale che i costi di utenze e gestione. Invece che a una società immobiliare, il Comune decide di destinare gli alloggi a coppie giovani. Accade, però, un fatto inaspettato: pochissime coppie decidono di andarci a vivere. Il progetto, fin qui, sembra fallito. Ma è proprio in questo momento che il comune di Calderara fa un'altra scelta rivoluzionaria: affida la gestione dello stabile a Piazza Grande, che non è una nuova società immobiliare, ma è il giornale di strada di Bologna, i cugini, quasi coetanei, di Fuori Binario. Piazza Grande riceve il mandato di cercare inquilini potenziali per lo stabile fra le fasce deboli della popolazione. È ferma intenzione del Comune, infatti, quella di richiedere canoni calmierati. A questo punto, anche perchè memori dell'esperienza fallita con le giovani coppie, cresce la consapevolezza che una casa non è costituita solo dai muri, ma anche, e spesso soprattutto, dalle relazioni che genera: con gli inquilini, con il circondario, con la città, con il lavoro.
Sia il Comune che Piazza Grande sanno che è impossibile controllare tutti questi aspetti, ma fare del palazzo di Calderara un luogo non solo abitativo, ma soprattutto vivo, è possibile. Nasce così Pop-House, molto probabilmente il primo esperimento di edilizia sociale pubblica in Italia.
Isabella Cioccolini di Piazza Grande ci racconta del lavoro che questa sfida sta richiedendo. Il primo scoglio è quello di comunicare chiaramente ai potenziali inquilini gli obiettivi del progetto. Si vuole che i 22 alloggi vengano occupati da nuclei familiari il più diversi possibile, per composizione, per età, per formazione, e per reddito. Lo scopo di questa diversità è quella di evitare che lo stabile si trasformi in un dormitorio dove tutti hanno gli stessi orari, stesse necessità: l'omogeneità ucciderebbe la curiosità verso gli altri. Poi si richiede la disponibilità a partecipare a dei momenti comuni. Non si sa ancora cosa sono questi momenti comuni. Non c'è niente di deciso, chiarisce Isabella, speriamo nella spontaneità di queste dinamiche sociali. Lo stabile, infatti, è dotato di spazi abbastanza capienti per poter funzionare da salone per feste, per riunioni, o da sala giochi per bambini: saranno gli inquilini a deciderlo.
Il progetto è, infatti, in divenire. Piazza Grande è al momento impegnata con le selezioni degli inquilini. Ho chiesto ad Isabella se hanno dovuto rifiutare qualche candidatura: "Non ce n'è stato bisogno. Quando si spiega la natura del progetto, qualcuno si ritira spontaneamente, ma altri ne rimangono entusiasti!". Questo entusiasmo è un riflesso della difficoltà ad instaurare relazioni di vicinato nei contesti urbani; difficoltà che conosciamo bene anche noi che non abitiamo a Calderara.
E poi c'è anche una richiesta di sicurezza, declinata in senso di fiducia. Spesso nei nostri condomini non sappiamo chi abita sopra di noi, e ci penseremmo forse più di una volta prima di chiedere supporto o aiuto ad uno sconosciuto, anche se è il nostro vicino. Pop-House vuole dare anche a questa esigenza una risposta, non in termini securitari o di controllo del territorio, ma in termini di vicinanza e fiducia.
Pop-House è ancora all'inizio, e abbiamo promesso ad Isabella di risentirci fra un anno, quando ci saranno già delle storie da raccontare da parte degli inquilini. Ma c'è un punto da cui non si può tornare indietro: la sfida alla speculazione che genera esclusione, lontananza, povertà non solo materiale, è lanciata. La rivoluzione di Pop-House si fortificherà mentre evolve, e l'esperienza, le sensibilità, le riflessioni che genererà serviranno a migliorare il progetto, e magari a lanciarlo da altre parti.
Pop-House è un progetto di social housing. Il termine indica interventi di edilizia sociale che garantiscono alloggi di qualità a buon prezzo e al tempo stesso favoriscono la socializzazione attraverso spazi comuni e servizi progettati dagli abitanti.
Tutti gli appartamenti sono stati ristrutturati adottando tecnologie che contraddistinguono Pop-House per efficienza energetica, riduzione dell'impatto ambientale e dei costi di gestione degli impianti.
Gli alloggi disponibili sono monolocali, bilocali e trilocali, in un condominio di 6 piani in cui sono inoltre presenti una sala comune, una lavanderia condominiale e altri spazi le cui funzioni e modalità di utilizzo saranno identificate dalle persone che ci vivranno.
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5Diritto all'abitare3 articoli
Di chi sono le nostre città?Stefania Valbonesi · Diritto all'abitare
Soffocate da turismo e finanza, in tutta Europa soffrono per la crisi degli alloggi. Amsterdam obbliga ad affittare, a Berlino cresce la protesta, e Firenze cosa fa?
La questione abitativa sta scoppiando in Europa. La casa sta diventando un problema che travalica le marginalità e raggiunge sempre di più le classi medie. Spronata, in questo galoppo vertiginoso, da alcuni fenomeni sociali: l'aumento dei working poors, la turistificazione delle città, la finanziarizzazione del bene casa.
Fenomeni cui l'Europa intera sta guardando con preoccupazione. In Italia la questione abitativa è sempre più aggravata dalla parallela crescita della turistificazione, che desertifica, come ben si sa a Firenze, i centri storici e droga il mercato degli affitti. Ma il problema non è sconosciuto in altre città a grosso impatto turistico, come Amsterdam e Berlino, che tuttavia hanno alcune specificità diverse.
Nel caso di Amsterdam, sta facendo notizia la decisione della municipalità cittadina di attaccare i proprietari di case vuote, emanando un regolamento che raddoppia quasi le sanzioni a loro carico nel caso che non abbiano segnalato l'edificio vuoto. Infatti esiste nella città di Amsterdam una lista cui i proprietari devono iscrivere i loro immobili vuoti da almeno sei mesi. Finora, passati 12 mesi di "vuoto", con legge del 2016, il consiglio cittadino ha la possibilità di ordinare ai proprietari di affittare a un inquilino. Se il proprietario non volesse ottemperare, lo aspetta una sanzione di 7.500 euro. Per inciso, ricordiamo che la municipalità di Amsterdam ha anche la possibilità di determinare l'affitto massimo. Con le nuove regole, la sanzione per chi non dichiara che la propria casa o ufficio è vuota da sei mesi passa da 2500 euro attuali per i proprietari di case private a 4.500, e a 9.000 euro per gli affittuari professionisti, attesi i 5.000 attuali. Da sottolineare che la regolamentazione introdotta dalla municipalità di Amsterdam è possibile grazie ai poteri "speciali", motivati dalla crisi, che il governo centrale ha concesso alla città.
Il problema si è posto anche a Berlino, dove ci sono quartieri che vedono l'80% dei cittadini in affitto. Il segnale del profondo malessere della città è stato reso evidente dall'esito del referendum del 26 settembre scorso, quando, insieme al rinnovo del Parlamento sia federale che cittadino, i berlinesi si sono dovuti pronunciare sulla requisizione da parte pubblica di uno stock di immobili residenziali tenuti fermi nella pancia dei grandi fondi immobiliari. Il fatto che il referendum abbia dato la vittoria a quello che si chiama con termine adeguato "esproprio" pur essendo dichiarato nullo dalla Corte costituzionale (comunque si trattava di referendum consultivo) ha dato un segnale molto interessante di come la questione sociale venga affrontata dalla popolazione. Senza contare che l'antefatto del referendum è da condursi alla bocciatura, sempre da parte della Suprema corte, di una norma che era stata introdotta dal governo tedesco che consentiva la costituzione di un tetto per gli affitti.
Per capire quanto sia urgente la situazione tedesca, bastano alcuni dati di Berlino: a fronte di una popolazione che vive per l'80% in affitto, i canoni si sono innalzati negli ultimi dieci anni fino al record del +20% del 2017 per un aumento complessivo, dal 2004 al 2021, del 120%. Il meccanismo che soggiace a questa impennata è in buona sostanza la finanziarizzazione del bene casa, passato da diritto a strumento finanziario. Infatti, i grandi fondi di investimento non hanno specifico interesse a fare investimenti produttivi secondo i vecchi intendimenti, quanto piuttosto a "cristallizzare" la ricchezza sul suolo nel cuore della città, mantenendo vuote le case. La speculazione innescata fa lievitare i prezzi. Le persone rimangono senza alloggio, la questione sociale ingigantisce.
A Firenze, dove il problema che si pone è in buona sostanza quello della turistificazione, un tentativo di regolamentare la situazione è stato fatto con un disegno di legge, firmato Nardella e sostenuto da sindaci di Bologna e Bergamo, in cui si chiede di adottare regole incisive, da parte dell'amministrazione cittadina, per quanto riguarda la valutazione dei cambi di destinazione d'uso e il numero dei locali destinati agli affitti brevi.
Una proposta bloccata dal ministro al turismo Massimo Garavaglia, mentre è andata in porto la norma speciale per Venezia. La città veneta è la prima in Italia ad avere la possibilità di regolare gli affitti brevi (emendamento 37-bis al Decreto aiuti, passata in Senato il 14 luglio 2022), avendo il comune la facoltà di intervenire redigendo un nuovo regolamento che pone limitazioni al numero degli immobili destinati all'uso turistico, a seconda delle aree della città in cui sono collocati.
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Per Natale, regala Fuori BinarioRedazione · Diritto all'abitare
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Vivere consapevolmenteRoberto Pelozzi · Diritto all'abitare
Quello che siamo ci appartiene ci dovremmo sentire, come mai questo non accade. È perché non siamo attenti? Quando e come. In effetti siamo presenti e solo esserlo è già sostanza. Allora mi chiedo, come facciamo ad essere se non lo viviamo in questo istante.
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6Pagina 62 articoli
Lofoio, il piacere di fare da séGianna Innocenti · Attualità
La condivisione di strumenti e competenze è la carta vincente di questo laboratorio che riporta l'artigianato in Oltrarno
Un bellissimo makerspace a Firenze, dove trovare (e utilizzare) stampanti 3d, torni, trapani e attrezzi, ma anche frequentare corsi e seminari per imparare ad usare al meglio le mani, come una volta sapevano fare gli artigiani dell'Oltrarno. E proprio in Oltrarno, in via del Campuccio, ha la sua sede Lofoio, il nome dell'associazione di cui abbiamo incontrato due dei soci fondatori: Francesca Lupo e Marco Di Domenico.
Come nasce l'idea?
Lofoio è un laboratorio condiviso, concepito sulla scia del movimento maker e della cultura open source in cui è centrale il libero scambio di informazioni tra pari, la solidarietà e il sostegno reciproco, l'ibridazione di storie personali per evitare l'isolamento lavorativo e promuovere la socialità che rafforza l'apprendimento attraverso la pratica.
Chi frequenta le vostre attività?
Persone di tutte le età interessate a imparare in un luogo di condivisione delle conoscenze, ma anche giovani maker che hanno bisogno di un luogo dove poter sperimentare.
I laboratori più partecipati?
Falegnameria, cucito, lasercut, fabbro e stampa 3D. Ne proponiamo tanti, per questo abbiamo ampliato i nostri locali con un altro fondo, appena accanto al primo. Così riusciamo a separare i laboratori più artigianali e polverosi, come la falegnameria e la lavorazione del ferro, da quelli che utilizzano macchine a controllo numerico, come la stampante 3D o il taglio laser.
Che programmi avete per i prossimi mesi?
D'inverno proponiamo in genere corsi introduttivi all'uso delle macchine e al lavoro manuale. Inoltre cerchiamo di ampliare la nostra rete di collaborazioni e partecipiamo a diversi bandi... per ora gli esiti sono incerti, rimaniamo quindi scaramantici!
Come ha risposto Firenze?
Siamo parte viva del tessuto cittadino, spesso partecipiamo alle iniziative di quartiere come, ad esempio, per l'emergenza Ucraina quando abbiamo trasformato i nostri locali in un punto di raccolta. L'estate scorsa abbiamo anche organizzato, nei giardini dell'Ardiglione, un laboratorio di falegnameria per adolescenti dai 12 ai 18 anni.
Nel post pandemia siete diventati ancora più importanti per il quartiere.
Lofoio ha attratto l'attenzione e la fiducia delle persone che attraverso il lavoro manuale sperano di riscattarsi e migliorare la loro qualità di vita. Parliamo di persone che non studiano e non lavorano, e anche di persone che hanno un lavoro economicamente stabile ma poco gratificante dal punto di vista umano. Il prossimo anno organizzeremo esperienze formative di medio periodo, in piccoli gruppi, e cercheremo sponsor e benefattori, in modo tale da essere più accessibili e appaganti per tutte le persone che hanno la nostra stessa voglia di cambiare il loro mondo... con gli attrezzi giusti.
Invitiamo i lettori e le lettrici di Fuori Binario ad andare a visitare questo spazio unico per Firenze e a seguire le tante proposte di Lofoio su Facebook o sul canale Telegram (t.me/lofoio).
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- autoproduzione
In basso a sinistra, ecco come ripartireClara Baldasseroni · Attualità
L'opinione di una militante UP: "Il responso delle urne è un motivo in più per lottare"
Dal 25 settembre il Parlamento è in mano alla destra. Meloni & Co. hanno vinto con una maggioranza "fittizia", che non rappresenta il paese reale, grazie al Rosatellum, la legge elettorale voluta dal Partito Democratico.
Il Pd è oggi messo in discussione, finalmente, anche dai suoi iscritti. Alcuni dei suoi fondatori, come Rosy Bindi, chiedono il suo scioglimento. Sarà l'imminente congresso a decidere il destino del partito che, tra mille contraddizioni, sta "imballando" il campo progressista ormai da troppo tempo: un'identità sempre più di destra, liberista, a cui si è aggiunta la volontà interventista in Ucraina.
Un altro dato che emerge dalle elezioni è l'elevato astensionismo che ha raggiunto quasi il 40%, una larga parte della popolazione che non ha più fiducia in questa politica, a cui si aggiunge chi non ha potuto votare per mille motivi contingenti: persone fragili, studenti fuori sede, l'eccessivo costo dei mezzi di trasporto. In altri casi, voi lettori di Fuori Binario ben lo sapete, perché molte persone private dalle istituzioni della residenza, come accade a Firenze, si vedono private, tra gli altri, anche del diritto al voto.
Unione Popolare guidata da De Magistris è stata l'unica vera alternativa di sinistra. Una rete di politici, attivisti, sindacati, partiti, reti, collettivi, associazioni, intellettuali, scienziati, persone di cultura e liberi pensatori è riuscita a raccogliere le firme in pieno agosto e a produrre in poco tempo un programma mirato alla risoluzione dei problemi reali delle persone.
Durante la campagna elettorale i delegati di UP sono stati invitati poco in televisione e hanno avuto in generale poco accesso ai media. Nei sondaggi figurava sotto la nomenclatura di "altro" mentre comparivano altri partiti con una percentuale minore. Il mainstream costruisce continuamente messaggi legati al profitto di pochi e comunque a vantaggio di chi è più ricco. Basti vedere la cagnara sul prezioso reddito di cittadinanza mentre nessuno alza la voce sull'enorme evasione fiscale.
Unione Popolare continuerà il suo lavoro a partire dai 400.000 voti raccolti (1,5%), una base su cui innestare il grande potenziale che può avere nella situazione attuale un partito anticapitalista. C'è un grande bisogno di ritornare a credere nella politica in un momento di forte crisi causata dal liberismo (guerra, energia, inflazione, taglio ai servizi) che ci coinvolge tutti. Primo appuntamento la grande manifestazione contro la guerra.
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7Convivenze3 articoli
Willy, amato e liberoLorenzo Guadagnucci · Convivenze
Il rione Sant'Anna a Bari piange la scomparsa del suo "cane di quartiere"
Bari, rione Sant'Anna. Questa è la storia di Willy, cane di quartiere morto poco tempo fa, suscitando in molte persone un senso di lutto sincero, ma in altre un silenzioso impulso di sollievo. Willy viveva in zona da una decina d'anni. Non era un cane come gli altri, o meglio era un cane che non viveva come gli altri: apparteneva solo a sé stesso e alla gente che viveva intorno a lui. Non aveva un umano di riferimento, ossia - per usare il linguaggio corrente, tutto sbilanciato sul lato umano della relazione - non aveva "un padrone". E perciò era un cane scomodo: sfuggiva agli inquadramenti consolidati, non corrispondeva al ruolo pensato per lui dal resto della società. Perciò Willy ha avuto un'esistenza complicata: felice, ma piena di inciampi. L'anno scorso era addirittura finito in canile - luogo terribile per qualunque cane, e specialmente per lui - dopo la denuncia di un cittadino "perbene" che lo aveva indicato come il cane che l'aveva aggredito per strada. Si sbagliava, com'è stato poi dimostrato, ma forse quel cittadino - come altri nel rione - aveva puntato Willy perché non accettava l'idea di vedere un cane libero, senza padrone; non sopportava tanta libertà, tanta trasgressione.
E tuttavia Willy era diventato un beniamino di una bella fetta del rione. Gente che vedeva in lui un simbolo di libertà, un animatore della vita di quartiere, insieme alla cagnolina Bianca, con la quale spesso condivideva la vita quotidiana e una porzione di suolo pubblico a un certo angolo di strada. Era stata la gente di Sant'Anna a salvare Willy dalla prigione per le ingiuste accuse: era stato liberato, curato, vaccinato e iscritto all'anagrafe degli animali di affezione, in modo che avesse le carte in regola anche rispetto ai cittadini "perbene", diffidenti e preoccupati per la sua stravagante (ai loro occhi) condotta di vita.
Li chiamano "randagi", i cani come lui, e intendono dire che sono fuori norma, sospetti, in qualche modo pericolosi per il solo fatto di vivere così. Avendo le carte a posto, magari non cambia la diffidenza, ma almeno è più facile difendersi. I cani liberi, e in specie i cani di quartiere, hanno in verità una lunga storia: hanno convissuto per molto tempo con gli abitanti umani dei loro luoghi di vita; erano considerati una presenza "normale", accettata, in una relazione sempre viva, di reciproca attenzione e cura. Poi qualcosa è cambiato, non fra i cani ma fra gli umani, e l'idea del cane libero, peggio ancora dei cani che vivono in branco, è entrata nel campo dell'irregolarità; i cani di quartiere sono diventati fuorilegge.
Ma la storia di Willy dimostra che si può vivere, rispettarsi, perfino amarsi in tanti modi diversi. E oggi al rione Sant'Anna in lutto c'è chi progetta di ricordarlo con una targa, una statua o magari un murale. Se davvero qualcuno lo dipingerà, sarà un murale non solo alla libertà e al diritto d'essere sé stessi, ma anche un monito a non ergersi mai a giudici morali delle vite altrui.
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Il grande pino di via del PinoValentina Nicastro · Millefoglie
Le penose scene di tanti magnifici pini crollati in Toscana mi suggeriscono di andare a conoscere il vecchio pino di Firenze, uno dei più grandi e più antichi rappresentanti della specie in Toscana. Il pino che ha dato il nome a Ponte al Pino, quello originario, non c'è più - sostituito con un altro - ma ben vivo e presente è quello che ha dato il nome a via del Pino, nel quartiere di Coverciano.
Oggi è lui il pino più grande di Firenze, con una circonferenza di tronco di 4,32 metri, rilevata nel 2000. L'albero è letteralmente incastonato fra le case: al muro stesso è stata fatta compiere una deviazione per ricavare uno spazio adeguato a contenerlo e la chioma viene periodicamente sacrificata per non far entrare i rami nelle finestre adiacenti. Fino a una ventina di anni fa c'era anche una cancellata a chiudere questo spazio, ma venne poi eliminata perché i suoi elementi di ferro, con la crescita dell'albero, erano penetrati nel legno del fusto.
Su quest'albero si racconta un divertente aneddoto: a circa 30 metri di distanza, un fabbro teneva la sua officina dotata di una forgia con quattro piedi saldamente murati al terreno. Dopo alcuni mesi, il fabbro si accorse che tutti e quattro i piedi si erano dissaldati dal cemento come se qualcuno li avesse strappati. Ritenendo il fatto opera di un sabotatore dispettoso, il fabbro fece rimettere a posto il tutto, con nuovo ancoraggio ma, passato altro tempo, l'episodio si ripeté. Questa volta l'uomo era veramente infuriato e un giorno si sfogò con un amico che era venuto a trovarlo: "Se pesco il delinquente che mi fa questo scherzo, gliene faccio passare io la voglia!". "Ma come? - rispose l'amico - non hai capito chi è che ti fa questi danni? Eppure abita proprio qui vicino!". "Dov'è? Chi è? Dimmelo!", incalzò il fabbro. "Eccolo lì! - rispose l'amico, mentre il suo indice additava la gigantesca figura del pino - se vuoi, gliene puoi dire quattro!". Il volto del fabbro si rasserenò, contento di poter dare finalmente un nome e un volto al suo misterioso nemico.
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Cento mucche per una MeloniRedazione · Restiamo Animali
Alcuni giorni fa il generale ugandese Muhoozi Kainerugaba, comandante delle forze armate di terra dell'Uganda, ha sostenuto in un tweet che Giorgia Meloni "vale almeno 100 mucche della razza Ankole", una razza molto pregiata secondo la sua cultura. Alle critiche ricevute Kainerugaba ha risposto così: "Le mucche Ankole sono le più belle della terra. So che gli europei regalano fiori alle ragazze che amano i fiori, ma io non l'ho mai capito. Nella nostra cultura diamo una mucca".
Lo scandalo generato da queste affermazioni è stato sorprendentemente trasversale. Le persone femministe, democratiche e progressiste hanno sostenuto che dare un controvalore a una donna significa poterla acquistare o vendere, e calcolare poi tale controvalore in animali rafforza - secondo i benpensanti - il senso offensivo e degradante dell'accostamento.
La stessa frase scandalizza ugualmente tante persone conservatrici, neocolonialiste, antifemministe, sia perché gli animali sono comunque esseri inferiori, sia perché è stato un uomo africano e nero a permettersi questo affronto.
A scandalizzarsi sono anche le persone amiche dell'antispecismo, che - come noi - non accettano che gli animali vengano pensati come unità di misura, bottino, "capitale" (parola che ha nella sua etimologia il latino "caput", ovvero capo, capo di bestiame). Non possiamo sentirci migliori degli ugandesi perché anche la cultura occidentale ha le sue storture, a cominciare dagli armamenti atomici, prima inventati poi utilizzati e oggi pericolosamente d'attualità. C'è un aspetto però che accomuna praticamente tutte le culture umane ed è la possibilità di sfruttare a piacimento gli animali, comprandoli, vendendoli, uccidendoli, allevandoli, cacciandoli, mangiandoli, compiendo orribili esperimenti su di loro in nome di una falsa scienza, inseminandoli artificialmente, selezionando le razze, confinandoli in zoo, circhi, acquari, addestrandoli: nei loro confronti purtroppo nessuna cultura umana si è realmente evoluta.
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8Pagina 83 articoli
Rischi e limiti della privatocraziaBarbara Imbergamo · Attualità
Cresce il fenomeno della delega di funzioni e servizi ai privati. Un saggio di Cordelli ne analizza l'impatto sulla collettività
Privatocrazia è un libro di filosofia politica intelligente e molto leggibile. Facile. Comprensibile anche a chi non frequenta temi filosofici.
Il volume di Chiara Cordelli ha il pregio di affrontare il tema della privatizzazione dello Stato adottando uno sguardo logico-filosofico e proponendo una serie di passaggi attraverso i quali esamina i rischi di questo fenomeno che, ormai, pervade le istituzioni statali occidentali. Così facendo, solleva dei dubbi su tutta una serie di pratiche di privatizzazione anche in chiave filantropica e no profit che, davvero di rado, trovano oppositori e letture critiche.
Cordelli si domanda: può un sistema privatocratico governare in modo legittimo? Un sistema privato efficiente e capace (ammesso che lo sia) riesce a garantire legittimità democratica? La legittimità, afferma l'autrice, è più importante dell'efficienza quando si tratta di giudicare un sistema di governo e lo Stato democratico - qui l'aggettivo è determinante - è l'unico che può garantire una condizione di giustizia super partes, proprio perché fondata non sull'interesse di un singolo o di un gruppo ma di tutti.
Il testo ha il merito di spingersi in questa esplorazione non solo rivolgendo l'attenzione ai privati "cattivi" - quelli che speculano, fanno pressioni - ma anche a quelli buoni - il terzo settore e, soprattutto, i filantropi - mostrando come un sistema così organizzato finisce comunque per spostare il potere dalle mani di tutti (popolo/democrazia/Stato) alle mani di alcuni "benevolenti", che in maniera arbitraria decidono cosa e quanto donare. Con la conseguenza ultima di disporre del potere di decidere quali cause siano meritevoli di interesse. È un tema corrente nel mondo anglosassone, ma che il dibattito italiano fatica ad affrontare.
Molto interessante, infine, l'analisi che l'autrice fa delle ricadute che le privatizzazioni hanno sia a livello simbolico che a livello di crescita del "capitale umano" dello Stato. Cordelli fa notare che delegare funzioni al privato significa sia perdere il rapporto diretto col cittadino (che successivamente identificherà il privato come diretto interlocutore), sia perdere competenze professionali di chi lavora nel pubblico a favore di quelle dei consulenti e appaltatori esterni. Insomma, anche se osservata sotto il profilo dell'efficienza - in questo caso direi addirittura "aziendalista" - la strategia è sfavorevole agli interessi pubblici.
A quattro capitoli molto interessanti segue, purtroppo, l'ultimo, debolissimo e soprattutto fuori fuoco rispetto alla logica tracciata nelle pagine che lo precedono. Un capitolo nel quale l'autrice sembra scordarsi perfino di argomenti trattati nelle pagine precedenti, articolando proposte che trascurano del tutto la dimensione del conflitto tra interessi privati e quelli, auspicabili, della cittadinanza intesa come collettivo universale.
Chiara Cordelli, Privatocrazia, Mondadori 2022
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Il prezzo del gas? Fa parte del giocoFrancesco Festini · Se hai, hai per dare
di Francesco Festini per MAG Firenze
L'assurdo e devastante aumento di prezzo del gas per riscaldamento rappresenta una delle tante oscene conseguenze di una guerra insensata. Scoprire però che la maggior parte degli aumenti è causata NON da carenza di materia prima MA dalle speculazioni che si sono scatenate al mercato T.T.F. (Title Transfer Facility, mercato finanziario virtuale...) di Amsterdam può scandalizzare e sorprendere solo qualche ingenuo.
O non lo sappiamo che tutto il mondo economico - pubblico e privato - in cui siamo immersi segue ciecamente la legge della domanda e dell'offerta? Non siamo forse abituati a pensare che appena un debitore è in crisi è giusto che il suo debito diventi più caro? Non ci pare normale che un produttore forte (monopolista) possa imporre il prezzo al mercato e che anche un consumatore potente (tipo per esempio le coop) possa fare altrettanto? Non ci sta forse bene che la stragrande maggioranza del denaro del mondo se ne vada in giro a fare scommesse su come andranno le cose invece di servire alla "produzione e lo scambio di beni e servizi"? Non è forse la prima cosa che chiediamo ad una banca quando apriamo un conto: quanto mi renderanno i miei depositi (senza che debbano fare alcunché)? La legge della domanda e dell'offerta è la legalizzazione universale della legge del più forte sul più debole; e questo sembra starci davvero bene, specie quando teniamo il coltello dalla parte del manico.
Forse è venuto il momento di contestare definitivamente e ribaltare tutti quegli incontestati principii che dominano il mondo e che stanno portando all'aumento delle ingiustizie sociali, oltre che ad un meccanismo di crescita infinita (assurdo, in un ambiente finito) che molti cominciano a ritenere pericoloso come un cancro per l'intera umanità.
Mag Firenze è oggi un chiaro esempio di come concretamente si possa dire NO ad un sistema iniquo e disumano fondato sul guadagno finanziario realizzando una finanza ed un'economia fondate sul mutualismo con al centro l'uomo.
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9Il racconto3 articoli
Città futura. Se sono tempi duri, è tempo di combattereFraska · Il racconto
Ero in piazza Leopoldo in una giornata qualsiasi e vendevo Fuori Binario a passanti di buongusto e buon cuore.
In un momento di pausa, spaziando con lo sguardo, la mia attenzione si posò sul ritratto di Nelson Mandela tatuato sul muro del palazzo di fronte a me. Distaccandomi dal contesto attorno mi ritrovai a tu per tu con il grand'uomo e gli parlai chiedendo: "Nelson, guarda che tempi, cosa dovrei fare secondo te?". Mandela, osservandomi con occhi severi, rispose: "A me lo chiedi c***o!? Io ho fatto 30 anni di carcere per fare quel che ho fatto!". In soggezione mi inchinai e scusandomi mi allontanai. Come sono tosti questi nostri avi...
Camminando mi ritrovai in piazza Dalmazia dove una lapide ai caduti per la libertà nella lotta contro il nazifascismo mi fece sentire parte di una setta ormai scomparsa. "Ma sei impazzito?" mi urlarono contro le voci dei tanti combattenti. "Perché parlo con una lapide?" chiesi imbarazzato. "No, perché parli di setta! Noi siamo morti proprio per non esserci nascosti e aver lottato non solo per noi, ma per tutti!". Mi ritrovai a balbettare e a ripetermi "Sì, ma guardate che tempi...". Sentii il rumore di centinaia di teste che si scuotevano dissentendo.
Fu allora che notai un banchetto di propaganda elettorale, proprio accanto alla corona di fiori in memoria di Diop e Samb... ed era proprio un partito di quelli che costituzionalmente non dovrebbero esistere a tenere il banco. E, bruciasse la pagina se mento, a difesa di quei destrorsi razzisti c'erano poliziotti in borghese con ghigni da picchiatori!
Ma forse io sono pazzo, e del resto noi anarchici non vogliamo votare, ma non possiamo votare in quanto ci definiscono una società segreta e naturalmente a delinquere. Chi comanda ci educa quotidianamente alla violenza che afferma di voler arginare. La risposta è nel momento epocale, non nel futuro o nel passato. Infrangere i tabù, individuare le nuove classi sociali e tutto ciò che appartiene al presente è il nostro compito e combatterle.
Il resto verrà da sé...
Confido in uomini e donne che sanno rappresentarsi anche in assenza di autorità. Confido in chi lotta per le proprie idee come Mandela, nei partigiani di oggi che sanno quel che fare esattamente come ogni partigiano prima di loro, confido anche nelle vittime come i tanti Samb e Diop che forgeranno nel loro olocausto nuove generazioni a venire, confido in chi leggerà questo giornale e ne trarrà beneficio.
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La poesia nascosta delle piccole coseGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
Mary Ruefle è una creatura che nutre la meraviglia: simpatica, irriverente, ironica e brava al punto di riuscire a evocare immagini e mondi emotivi con la sola forza della sua poesia.
Poeta, artista e saggista di culto per l'intero panorama culturale americano, fino al punto di essere paragonata a Emily Dickinson.
Questo libro, fatto di piccole prose che a tratti sembrano poesia, è l'esempio evidente della sua personalità immaginifica e autoironica, in grado di rendere le sue fantasticherie così bene da farle diventare nostre.
Leggendo i suoi pensieri a volte bislacchi a volte malinconici, le sue riflessioni sulla mancanza di senso, sulla voglia di sparire e allo stesso tempo sulla gioia delle cose piccine o magiche, si capisce che per godere della poesia è indispensabile lasciarsi andare, rovesciare il paradigma e attivare tutti i sensi mescolandoli fra loro. Non è necessario comprendere tutto, ma è bello godere di ogni parola lasciandola vivere nell'immaginazione e nell'interiorità. Arriverà sicuramente un momento in cui troveremo un passo che parla di noi, e ci chiederemo se è questo il potere della poesia, delle parole come creatrici di vita e portatrici di trasformazione incessante.
Perché la tristezza, come scrive l'autrice, può essere di tutti i colori, e il campionario che lei ne offre è una catena di perle che si snoda lungo tutto il libro, ma niente cambia se alla parola tristezza si sostituisce la parola felicità, come ci suggerisce in epigrafe: la mia preferita è la tristezza gialla, "la tristezza della sorpresa [...], di uova e sonnellini, delle piume di cigno, dei sacchetti profumati e delle salviette umide. È l'agrume della tristezza, e tutte le cose rotonde e intere e morenti come il sole possiedono questa tristezza".
Nelle note finali, la traduttrice Gioia Guerzoni ci offre dettagli meravigliosi di Mary Ruefle, che non ha il computer e usa ancora le lettere con il francobollo. Scrive infine Guerzoni: "[...] e poi ho pensato, È matta. E poi, Non vedo l'ora di conoscerla".
Mary Ruefle, La mia proprietà privata, NN Editore, 2021
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La misoginia colpisce anche le persone intersexMel · Intersexioni
Ventidue anni fa sono stata assegnata al sesso femminile alla nascita, ma in pubertà ho sviluppato caratteristiche fisiche differenti dalle mie coetanee. Quella 'F' sui miei documenti è estremamente riduttiva: io sono intersex, orgogliosamente direi.
Sono una persona socializzata come donna, che da solo due anni ha smesso di provare vergogna per il proprio corpo virilizzato: non mi scuso più per i miei muscoli e genitali ipertrofici, così come per la mia notevole peluria corporea. Lo dico perché, soprattutto in periodo estivo, subisco molestie, insulti e mi è capitato di venire ripresa con il cellulare da sconosciuti, per poi essere derisa a causa del mio sesso atipico.
Quello che subisco non è solo intersexfobia, ma anche transfobia e misoginia. Quello che subisco è odio triplicato, che da quasi 8 anni influisce molto negativamente sulla mia salute psico-fisica.
Non è un caso che io abbia iniziato a soffrire di depressione grave nel momento in cui la mia variazione intersex si è resa visibile, essendo stati i miei 15 anni l'inizio di una lunga invisibilizzazione sociale e violenza medica.
Sono stata obbligata a fare terapie farmacologiche e trattamenti estetici per rientrare negli standard socialmente accettati del sesso femminile, senza che qualcuno mi chiedesse se fosse questo ciò che volevo. Ricordo con disgusto le mani dei medici che mi hanno visitato, i loro occhi ricolmi di pietismo e i loro commenti sul mio corpo 'troppo' mascolino per una donna, così come le notti passate a piangere e la puzza della mia pelle bruciata per via della laserterapia che dovevo fare.
A noi persone intersex viene insegnato fin dall'infanzia a vergognarci dei nostri corpi e a nasconderli. Ci viene insegnato a mantenere le nostre variazioni naturali un segreto e a non mettere in discussione i trattamenti non vitali e non consensuali che ci vengono imposti. I nostri corpi sono ancora visti come scherzi della natura, quando invece ne mostrano la sua complessità e bellezza.
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10Pagina 103 articoli
CinemAnemico #luoghiamiciRedazione · Servizio
Nato nel 2006 dalla passione cinefila di due amici, CinemAnemico propone le sue rassegne di film nella sala al primo piano della Casa del popolo di Settignano.
La scelta dei titoli si contrappone a logiche commerciali e di puro intrattenimento. CinemAnemico vuol dare spazio alla distribuzione indipendente e privilegiare film con un contenuto politico-sociale, superando i confini della produzione nazionale o del "made in USA" più scontato per andare alla scoperta di altri mondi: Europa dell'Est, Africa, Asia, America latina... I film proposti sono sempre in lingua originale - con sottotitoli - nella convinzione che il linguaggio sia un elemento irrinunciabile dell'opera, nonché uno strumento per avvicinare e comprendere la diversità.
CinemAnemico si fonda sul lavoro volontario, è completamente autogestito e autofinanziato: è possibile sostenerlo con una tessera annuale, mentre le proiezioni sono gratuite.
CinemAnemico in via San Romano 1, Settignano.
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#Luoghiamici - Dove trovare il giornale?Redazione · Servizio
Una rete solidale di gruppi, realtà, associazioni, movimenti che accompagnano la crescita dei diffusori di Fuori Binario: per ridurre i costi di acquisto a loro carico, per rinsaldare i rapporti con la città, per ampliare il numero dei lettori e delle lettrici. Hai un luogo amico da proporre? Scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.
- Anelli Mancanti in via Palazzuolo 8
- Casa del Popolo 25 Aprile in via del Bronzino 117
- Centro Salute Mentale in via G. D'Annunzio 31
- CinemAnemico in via San Romano 1, Settignano
- Comunità delle Piagge in piazza Alpi-Hrovatin 2
- Comunità dell'Isolotto in via degli Aceri 1
- Csa Next Emerson in via di Bellagio 15
- Fattoria di Mondeggi sulle colline di Bagno a Ripoli
- Firenze Città Aperta in via delle Porte Nuove 33
- Forimercato in via di Ripoli 96
- Orto Collettivo in via degli Ulivi 30, Calenzano
- Palazzuolo Strada Aperta in via Palazzuolo 95
- Villaggio dei Popoli in via dei Pilastri 45r
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Gli Orti di pace e l'albero TuttiFrutti, autoproduzione e condivisioneFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile
Le prospettive piuttosto fosche per il prossimo futuro rendono necessario guardare con attenzione a quello che potrebbe venire a mancare da qui a breve, in modo da trasformare il problema in occasione di progresso.
La cosa più preoccupante non è tanto l'energia, ma il fatto che da decenni il nostro paese non basta più a dar da mangiare a tutti noi. Nel frattempo, infatti, si mangia quello che viene da altri paesi, che magari restano senza, ma, facendo finta di non vedere questo trascurabile aspetto, è probabile che continuando a battere la strada della competizione invece di quella della cooperazione tra paesi e individui si arrivi ad avere problemi a riempire il piatto.
Bisogna contare sulle proprie forze e quindi da parte nostra dovremmo rimettere a coltura tutto il terreno agricolo che oggi viene colpevolmente premiato per stare a riposo. Questo certo non basterà per togliere la fame dal mondo, magari servirà anche immaginare nuove tecniche o forse rivalutare le vecchie: ad esempio, quando ero ragazzo, tra gli olivi che erano disposti a filare era piantata la vite e tra filare e filare il grano.
Poi servirà anche che l'amministrazione pubblica organizzi la raccolta delle eccedenze, la loro trasformazione e la distribuzione dei prodotti a chi ha bisogno.
Ogni metro quadrato di terra deve essere coltivato, mentre noi che stiamo in città possiamo curare gli orti urbani: ogni orto può dare quasi da mangiare a una famiglia e quello che manca poi si riempie con la solidarietà e la condivisione...
Per esempio: un piccolo orto avrà certamente un albero di pesche, quando viene maggio si riempirà di frutti profumati, molti di più di quelli che potremmo mangiare ed allora tutto quello che non ci serve possiamo portarlo in piazzetta, altri nel frattempo avranno portato susine, albicocche e le ciliegie che avranno d'avanzo, e magari un fiasco di vino.
La Solidarietà è un albero Tuttifrutti.
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11Per non perdersi2 articoli
Fuori dal tunnel - Per non perdersi a FirenzeRedazione · Per non perdersi
Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.
Segnalazioni alla email redazione@fuoribinario.org
PER MANGIARE
STAZIONE CAMPO MARTE Ore 19.30: Ve/Sa Ore 20.30: Lunedì Ore 21: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa Ore 21.30: Domenica
STAZIONE S.M. NOVELLA Ore 7: Ma/Gi/Do Ore 9.30: Mercoledì Ore 11.30: Mercoledì
CARITAS Pranzo: Lu/Ma/Me/Gio/Ve/Sa/Do Piazza S.S. Annunziata - 055282263 Via Baracca 150/e - 05530609230
PER CURARSI
ANELLI MANCANTI Ore 19-21: Mercoledì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
CENTRO STENONE Ore 15-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Ore 8-10: Venerdì Via della Chiesa 66 - 055280960
L.I.L.A. TOSCANA Ore 17-19.30: Me/Gi Via delle Casine 12r - 0552479013
CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE Via dei Pucci 2 - 055282008
CONSULTORIO FAMILIARE Via Villani 21a - 0552298922
PER ESSERE ACCOLTE E VESTIRSI (DONNE)
PROGETTO ARCOBALENO Via del Leone 9 - 055280052
PROGETTO SANT'AGOSTINO Via Sant'Agostino 19 - 055294093
PRONTO DIMMI Via del Pesciolino 11/M - 055316925
SAN FELICE Via Romana 2 - 055222455
CENTRO AIUTO VITA Ragazze madri in difficoltà Piazza San Lorenzo - 055291516
ANELLI MANCANTI Ore 18-20: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
PER ESSERE ACCOLTI E VESTIRSI (UOMINI)
ALBERGO POPOLARE Via della Chiesa 66 - 055211632
IL SAMARITANO Via Baracca 150/E - 05530609270
CENTRO OASI Via Accursio 19 - 0552049112
CASA CACIOLLE Via delle Panche 30 - 055429711
CASA DEL MELOGRANO Via S. Pellico 2 - 0552469146, 3397798479
CASA SAN PAOLINO Via del Porcellana 30 - 055463891, 0552646182
ANELLI MANCANTI Ore 18-20: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
PER PARLARE
NOSOTRAS - DONNE STRANIERE Via Faenza 103 - 0552776326
CARITAS Ore 14.30-17: Lunedì Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve Via Faentina, 34 - 055463891
LA FENICE Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Ore 9.30-12: Sabato Via del Leone 35 - 3312144403
C.I.A.O. Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via delle Ruote 39 - 0554630876
ACISJF HELP CENTER Ore 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Valfonda 1 - 3472494777
ANGELI DELLA CITTÀ Ore 15-18: Martedì Ore 10-12.30: Lu/Gio Via Sant'Agostino 19 - 3405239889
VINCENZIANI Ore 9.30-11.30: Mercoledì Via Ronco Corto 20 - 0550128846
PROGETTO ARCOBALENO Ore 18-19.30: Lu/Me Via del Leone 9 - 055288150
SPAZIO CIP Ore 13-16: Martedì Ore 14-17: Giovedì Via dell'Agnolo 5 - 055284823
MADONNINA DEL GRAPPA Ore 8.30-11.30: Mercoledì Ore 8.30-10.30: Venerdì Via delle Panche 28 - 3703169581
ANELLI MANCANTI Sportello Consumatori - Ore 19-21: Giovedì Sportello Lavoro - Ore 19-21: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
CENAC Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Pratesi 11 - 0556122035
SANT'EGIDIO Ore 18.30-20: Martedì Via della Pergola 8 - 0552342712
CENTRO ATTAVANTE Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve Ore 14-20: Martedì Help Center Ore 10-13: Lu/Ve Ore 14-18: Lu/Gi Via Attavante - 0557364043
PREZIOSISSIMO SANGUE Ore 17-18: Mercoledì Via Boccherini 23 - 055361046
ASCENSIONE Via G. da Empoli 2 - 055366433
DIVINA PROVVIDENZA Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese Via D. Compagni 6 - 055583008
SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani Ore 9-12: Ma/Gi per persone straniere Piazza Santa Maria al Pignone 1 - 055229188, 0552276388
SACRA FAMIGLIA Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì Via Gioberti 33 - 055666928
SAN MARCO VECCHIO Ore 10-11.30: Ma/Gi Via Faentina 131 - 055588274
SANT'ANTONIO AL ROMITO Ore 11-12: Ma/Sa Via Corridoni 19r - 055486329
SPORTELLO LEGALE
ANELLI MANCANTI Ore 19-21: Martedì e Giovedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
AVVOCATI DI STRADA Ore 17.30-19: Giovedì Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 3396171468
L'ALTRO DIRITTO adir@altrodiritto.unifi.it
PROGETTO ARCOBALENO legale@progettoarcobaleno.it
PER IMPARARE L'ITALIANO
CENTRO "G. BARBERI" Borgo Pinti 74 - 0552480067
CENTRO LA PIRA Via de' Pescioni 3 - 055213557
PROGETTO ARCOBALENO Via del Leone 9 - 055288150, 055280052
ANELLI MANCANTI Via Palazzuolo 8 - 0552399533
IL COLLE Da Settembre a Giugno Via R. Giuliani 115/n - 3482324967
COMUNITÀ DELLE PIAGGE Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 055373737
CENAC Via Rubieri 5r - 055667604
PER FARSI UNA DOCCIA
CARITAS Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do Via Baracca 150/e
SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini Piazza S. Maria al Pignone 1 - 055229188
LA FENICE Ore 9-12: Ma/Gi/Sa Via del Leone 35 - 055211632
INFO DIPENDENZE
PORTE APERTE "ALDO TANAS" Via del Romito 19 - 0558493526, 055683627
CENTRO JAVA Ore 15-19: Ma/Ve Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte Via Pietrapiana angolo via Fiesolana - 0552340884
BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI
MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA Ore 17-20: Venerdì Via dei Pepi 47r - 393 5895698
RESISTENZA CASA SOLIDALE Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese - Via Palazzuolo 95 Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese - Via Palazzuolo 8 - 3311673985 Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese - Piazza Baldinucci 8r - 3311673985
SPORTELLO CASA RESISTENZE Ore 16-17: Sabato Via Rocca Tedalda - 3935895698
SPORTELLO UNIONE INQUILINI Ore 17-19: Ma/Me/Gi Via dei Pilastri 41r - 055244430
SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO Ore 17-19.30: Martedì Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio - 3351246551
LAVORO
SPORTELLO CUB 2° e 4° Mercoledì del mese Via Palazzuolo 95
STOP VIOLENZA
ARTEMISIA Via Mezzetta 1 - 055601375
CENTRO UOMINI MALTRATTANTI Via Enrico il Navigatore 17 - 3398926550
DEPOSITO BAGAGLI
CARITAS Ore 9-11: Tutti i giorni Via G. Pietri 1 Via Baracca 150/e
- servizi sociali
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- sportelli legali
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Diventare strillone: guadagnare qualcosa vendendo il giornaleRedazione · Servizio
Cari aspiranti diffusori,
se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete contattare la redazione allo 0552286348 o via email su redazione@fuoribinario.org per proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui a sinistra. Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione libera e indipendente. Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte. Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.
La redazione di Fuori Binario
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12Pagina 124 articoli
Come sostenerciRedazione · Servizio
Cara lettrice, caro lettore,
il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, ed è da sempre autogestito e autofinanziato.
I nostri diffusori
La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, ma non solo, che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.
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Le altre attività
L'editore è l'associazione Periferie al Centro che si impegna affinché i senza dimora abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e coperte per chi dorme in strada.
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- Piazza delle Cure, da Totò
- Rifredi, da Cristina e Fraska
- Via Masaccio, Via Milanesi, da Robert
- Sant'Ambrogio, FS Campo di Marte, Borgo San Lorenzo, da Nanu
- Novoli e Peretola, da Filippo
- Tramvia Santa Maria Novella, da Danila
- Viale XI Agosto, da Berisa
- Pontassieve, Mugello, Livorno, da Clara e Raffaele
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DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi
REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Cecilia Stefani & Valentina Baronti (desk), Veronica Urbano (grafica), Rossella Giglietti e Ginox (sito), Barbara Imbergamo e Gianna Innocenti (social & segreteria redazione), Maria Veltri (luoghi amici), Alessandro Simoni, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Clara Baldasseroni, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gian Luca Garetti, Gilberto Pierazzuoli, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Lorenzo Guadagnucci, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Stefania Valbonesi, Valentina Nicastro.
SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348.
DIFFUSORI - Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni e Raffaele Venuto (Livorno, Pontassieve, Mugello), Cristina (Rifredi), Danila Remus (Tranvia S.M.N.), Filippo Bartoletti Teloni (Novoli e Peretola), Fraska (Rifredi), Giovanni Minervino (Piazza Tasso e Piazza del Carmine), Nanu Ghiocel (Sant'Ambrogio, F.S. Campo di Marte e Borgo San Lorenzo), Robert Ionita (Masaccio e Milanesi), Totò Orlando (Le Cure), Teodor Stanescu (Piagge, Repubblica, Cimabue).
SU INTERNET - www.fuoribinario.org | redazione@fuoribinario.org
CREDITI FOTOGRAFICI - Cecilia Stefani (1, 9), Lofoio (6), Valentina Nicastro (7).
OBBLIGHI DI LEGGE - Testata registrata al Tribunale di Firenze con il n°4393 del 23 giugno 1994. ISSN 2784-9384. Edito dall'Associazione Periferie al Centro. Sede legale via del Leone 76, Firenze. Stampa Litografia IP, Firenze.
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Social forum europeo vent'anni dopoRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
Chi c'era, la ricorda ancora come una delle più grandi manifestazioni italiane per la pace del Secondo dopoguerra. E non ha dimenticato quell'enorme striscione blu, "Firenze città aperta ripudia la guerra", che apriva il corteo. Sembra un secolo fa, eppure sono trascorsi appena vent'anni.
Il 9 novembre 2002 una gigantesca marea umana, circa un milione di persone, dette vita al corteo contro la guerra che concluse il Social Forum europeo nel capoluogo toscano. Il mondo si era svegliato da poco dall'incubo degli attentati del 11 settembre e proprio da Firenze partì anche l'idea di organizzare la prima manifestazione globale contro la guerra. Tre mesi dopo i pacifisti avrebbero affollato in contemporanea le piazze di tutto il mondo per chiedere di fermare l'invasione statunitense dell'Iraq. Non ci riuscirono, sebbene si fossero guadagnati l'appellativo di "seconda superpotenza mondiale".
Da allora ci sono state decine di altri conflitti ma mai era stato paventato il rischio concreto di una guerra nucleare mondiale. Oggi, proprio mentre in Ucraina è in atto una drammatica escalation, quell'avanguardia incompresa si prepara a incontrarsi di nuovo in occasione del ventesimo anniversario.
Dal 10 al 13 novembre decine di delegati dei movimenti sociali provenienti da tutta Europa e dai paesi del Mediterraneo si ritroveranno a Firenze e cercheranno di costruire le condizioni per una futura agenda comune. Si interrogheranno sul ruolo dei movimenti sociali di fronte alla crisi globale, alle crescenti disuguaglianze sociali, al cambiamento climatico. E proveranno a superare la frammentazione tematica e geografica che in questi anni ha disperso fatalmente le loro energie.
"Allora credevamo che sarebbe stato possibile creare un mondo diverso e più giusto per tutti", spiega Tommaso Fattori, che fu uno degli organizzatori del Forum sociale europeo di Firenze. "Presentammo una serie di possibili soluzioni a quei problemi. Eravamo ancora in tempo, se solo i governi ci avessero dato ascolto prima dell'esplosione della crisi internazionale degli ultimi anni".
Il programma su: https://2022firenze.eu/
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