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Archivio › Fuori Binario n. 245 · Novembre 2022 › pagina 2

CONTROVENTO

Prigioniero politico

L'attivista per i diritti dei nativi americani è da 46 anni in carcere per un reato non commesso. In tutto il mondo si moltiplicano gli appelli per la sua liberazione.

Sabrina Tosi Cambini · Fuori Binario n. 245, Novembre 2022, pagina 2

Sono ancora qui. Cosa vogliamo fare? Così scrive Peltier nella prefazione all'edizione italiana del suo Prison Writings. My Life is my Sun Dance (Fazi editore, 2005). In questo testo bellissimo e avvolgente, Leonard sottolinea sin dal principio di essere una persona "normale" e questo è uno dei suoi grandi insegnamenti. Per essere un uomo nuovo e lottare per un mondo più giusto, per credere che si può fare qualcosa di concreto perché a tutte le persone sia riconosciuta la stessa dignità di vivere e perché il rapporto con l'ambiente in cui siamo immersi sia completamente diverso, basta essere quelli che si è: uomini e donne "normali". È un richiamo alla responsabilità quotidiana che ognuno di noi ha rispetto agli altri e al mondo, ad uscire dallo sguardo "corto" ripiegato sulle proprie individualità.

Sfogliando le pagine dei suoi Scritti, ci troviamo a tu per tu con una vita umana che cresce al ritmo della discriminazione... Ne sentiamo la sofferenza ma anche la consapevolezza che da giovane adulto lo fa incontrare con l'American Indian Movement (AIM). Il Movimento era stato fondato nel Minnesota, a Minneapolis, nell'estate del 1968, inizialmente per supportare gli indiani che si trovavano nei ghetti urbani a seguito del loro trasferimento indotto dai programmi governativi che avevano l'effetto di costringerli a lasciare le riserve. Molto velocemente, il Movimento cominciò ad allargare il proprio orizzonte e ad organizzarsi per una lotta per il riconoscimento delle culture indiane, la protezione dei diritti legali, l'autonomia sulle cosiddette "riserve" e il ripristino della "sovranità" sulle terre sequestrate illegalmente. Indiano, nato nel North Dakota nel 1944, Leonard vi aderì nei primissimi anni '70, partecipando attivamente alla crescita di un movimento che gettò storicamente le basi per i diritti dei "popoli nativi", di riconquista sociale e culturale della propria dignità e di orgoglio di essere indiani.

AIM e con esso Leonard, organizzano il dissenso e la protesta con iniziative profondamente simboliche e di grande impatto. Nel 1972 una carovana di migliaia di indiani percorre il "Sentiero dei trattati infranti", attraversando gli Stati Uniti e giungendo a Washington per occupare il Bureau of Indian Affairs e per presentare al Governo, con Nixon presidente, i "Venti punti", un documento-manifesto che viene totalmente ignorato. L'anno successivo, il 27 febbraio, è la volta di Wounded Knee: nella riserva indiana di Pine Ridge, il Movimento occupa per 71 giorni il luogo simbolo del genocidio delle popolazioni native, dove nel 1890 era avvenuto il massacro di 300 Lakota, a seguito dei contrasti con l'amministrativa filogovernativa. Dopo iniziali contrattazioni, l'esercito statunitense iniziò ad assediare i militanti con anche scontri a fuoco. I processi che si tennero a seguito di questi eventi prosciolsero tutti gli accusati indiani, ma le persecuzioni e le uccisioni avvennero all'interno delle riserve, ad opera di uomini al servizio del corrotto filogovernativo Dick Wilson.

Si giunge, infine, all'"incidente di Oglaga", 26 giugno 1975, dove l'FBI scatena una sparatoria nella quale perdono la vita un giovane dell'AIM e due agenti: Leonard Peltier guida la fuga dei militanti dall'FBI e da Wilson, e da quel momento la sua vita cambierà per sempre.

I suoi compagni, Dino Butler e Bob Robideau, processati non molto tempo dopo a Rapid City, vengono assolti per legittima difesa. Leonard diventa allora l'uomo su cui l'FBI concentra la sua caccia e la sua vendetta: arrestato in Canada ed estradato negli USA viene processato a Fargo da una giuria di soli bianchi e condannato a due ergastoli sulla base soprattutto di una testimonianza estorta con gravi minacce e prove che, grazie all'accesso ai documenti con l'introduzione del Freedom of Information Act, si riveleranno false.

"La quantità di fatti che il governo ha tenuta nascosta, pur di imprigionare Peltier, è assolutamente incredibile", scrive Ramsey Clark consulente legale di Peltier ed ex ministro della Giustizia degli Stati Uniti.

Nel 1983 esce il libro di Peter Matthiessen che fa piena luce sulla persecuzione subita e nel 1985, ricorda Clark, "dopo che Leonard aveva già scontato un decennio in carcere, uno dei procuratori distrettuali ha ammesso che l'accusa non conosceva chi aveva sparato. Ha detto proprio così: 'Non sapevamo chi era stato a sparare'".

Nonostante i tentativi dell'FBI di diffamare la sua figura, l'innocenza di Peltier è ormai assodata ed è diventato un simbolo dell'oppressione in tutto il mondo, continuando dal carcere una incisiva attività di sensibilizzazione e di impegno sociale e politico, oltre di produzione letteraria.

Come ricorda il Centro per la Pace di Viterbo in vari appelli, la liberazione di Leonard Peltier è stata richiesta da Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Desmond Tutu, Rigoberta Menchú, papa Francesco e il Dalai Lama.

Il Parlamento Europeo ne aveva richiesto la liberazione con due risoluzioni del 1994 e del 1999; mentre nel 2021 il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli fece un appello pubblico per la concessione della grazia presidenziale da parte del Presidente degli Stati Uniti d'America, al quale si è aggiunta la richiesta di liberazione della commissione giuridica ad hoc dell'Onu. Fino ad arrivare al Comitato Nazionale del Partito Democratico degli Stati Uniti d'America che l'8 settembre 2022 ha chiesto a Biden l'atto di grazia.

Leonard Peltier è in carcere innocente da 46 anni.

Pagina 2 del numero 245 Uscito sul numero 245 (Novembre 2022), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero