Archivio › Fuori Binario n. 245 · Novembre 2022 › pagina 7
CONVIVENZE
Willy, amato e libero
Il rione Sant'Anna a Bari piange la scomparsa del suo "cane di quartiere"
Lorenzo Guadagnucci · Fuori Binario n. 245, Novembre 2022, pagina 7
Bari, rione Sant'Anna. Questa è la storia di Willy, cane di quartiere morto poco tempo fa, suscitando in molte persone un senso di lutto sincero, ma in altre un silenzioso impulso di sollievo. Willy viveva in zona da una decina d'anni. Non era un cane come gli altri, o meglio era un cane che non viveva come gli altri: apparteneva solo a sé stesso e alla gente che viveva intorno a lui. Non aveva un umano di riferimento, ossia - per usare il linguaggio corrente, tutto sbilanciato sul lato umano della relazione - non aveva "un padrone". E perciò era un cane scomodo: sfuggiva agli inquadramenti consolidati, non corrispondeva al ruolo pensato per lui dal resto della società. Perciò Willy ha avuto un'esistenza complicata: felice, ma piena di inciampi. L'anno scorso era addirittura finito in canile - luogo terribile per qualunque cane, e specialmente per lui - dopo la denuncia di un cittadino "perbene" che lo aveva indicato come il cane che l'aveva aggredito per strada. Si sbagliava, com'è stato poi dimostrato, ma forse quel cittadino - come altri nel rione - aveva puntato Willy perché non accettava l'idea di vedere un cane libero, senza padrone; non sopportava tanta libertà, tanta trasgressione.
E tuttavia Willy era diventato un beniamino di una bella fetta del rione. Gente che vedeva in lui un simbolo di libertà, un animatore della vita di quartiere, insieme alla cagnolina Bianca, con la quale spesso condivideva la vita quotidiana e una porzione di suolo pubblico a un certo angolo di strada. Era stata la gente di Sant'Anna a salvare Willy dalla prigione per le ingiuste accuse: era stato liberato, curato, vaccinato e iscritto all'anagrafe degli animali di affezione, in modo che avesse le carte in regola anche rispetto ai cittadini "perbene", diffidenti e preoccupati per la sua stravagante (ai loro occhi) condotta di vita.
Li chiamano "randagi", i cani come lui, e intendono dire che sono fuori norma, sospetti, in qualche modo pericolosi per il solo fatto di vivere così. Avendo le carte a posto, magari non cambia la diffidenza, ma almeno è più facile difendersi. I cani liberi, e in specie i cani di quartiere, hanno in verità una lunga storia: hanno convissuto per molto tempo con gli abitanti umani dei loro luoghi di vita; erano considerati una presenza "normale", accettata, in una relazione sempre viva, di reciproca attenzione e cura. Poi qualcosa è cambiato, non fra i cani ma fra gli umani, e l'idea del cane libero, peggio ancora dei cani che vivono in branco, è entrata nel campo dell'irregolarità; i cani di quartiere sono diventati fuorilegge.
Ma la storia di Willy dimostra che si può vivere, rispettarsi, perfino amarsi in tanti modi diversi. E oggi al rione Sant'Anna in lutto c'è chi progetta di ricordarlo con una targa, una statua o magari un murale. Se davvero qualcuno lo dipingerà, sarà un murale non solo alla libertà e al diritto d'essere sé stessi, ma anche un monito a non ergersi mai a giudici morali delle vite altrui.
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Uscito sul numero 245 (Novembre 2022), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
