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Archivio › Fuori Binario n. 245 · Novembre 2022 › pagina 5

DIRITTO ALL'ABITARE

Di chi sono le nostre città?

Soffocate da turismo e finanza, in tutta Europa soffrono per la crisi degli alloggi. Amsterdam obbliga ad affittare, a Berlino cresce la protesta, e Firenze cosa fa?

Stefania Valbonesi · Fuori Binario n. 245, Novembre 2022, pagina 5

La questione abitativa sta scoppiando in Europa. La casa sta diventando un problema che travalica le marginalità e raggiunge sempre di più le classi medie. Spronata, in questo galoppo vertiginoso, da alcuni fenomeni sociali: l'aumento dei working poors, la turistificazione delle città, la finanziarizzazione del bene casa.

Fenomeni cui l'Europa intera sta guardando con preoccupazione. In Italia la questione abitativa è sempre più aggravata dalla parallela crescita della turistificazione, che desertifica, come ben si sa a Firenze, i centri storici e droga il mercato degli affitti. Ma il problema non è sconosciuto in altre città a grosso impatto turistico, come Amsterdam e Berlino, che tuttavia hanno alcune specificità diverse.

Nel caso di Amsterdam, sta facendo notizia la decisione della municipalità cittadina di attaccare i proprietari di case vuote, emanando un regolamento che raddoppia quasi le sanzioni a loro carico nel caso che non abbiano segnalato l'edificio vuoto. Infatti esiste nella città di Amsterdam una lista cui i proprietari devono iscrivere i loro immobili vuoti da almeno sei mesi. Finora, passati 12 mesi di "vuoto", con legge del 2016, il consiglio cittadino ha la possibilità di ordinare ai proprietari di affittare a un inquilino. Se il proprietario non volesse ottemperare, lo aspetta una sanzione di 7.500 euro. Per inciso, ricordiamo che la municipalità di Amsterdam ha anche la possibilità di determinare l'affitto massimo. Con le nuove regole, la sanzione per chi non dichiara che la propria casa o ufficio è vuota da sei mesi passa da 2500 euro attuali per i proprietari di case private a 4.500, e a 9.000 euro per gli affittuari professionisti, attesi i 5.000 attuali. Da sottolineare che la regolamentazione introdotta dalla municipalità di Amsterdam è possibile grazie ai poteri "speciali", motivati dalla crisi, che il governo centrale ha concesso alla città.

Il problema si è posto anche a Berlino, dove ci sono quartieri che vedono l'80% dei cittadini in affitto. Il segnale del profondo malessere della città è stato reso evidente dall'esito del referendum del 26 settembre scorso, quando, insieme al rinnovo del Parlamento sia federale che cittadino, i berlinesi si sono dovuti pronunciare sulla requisizione da parte pubblica di uno stock di immobili residenziali tenuti fermi nella pancia dei grandi fondi immobiliari. Il fatto che il referendum abbia dato la vittoria a quello che si chiama con termine adeguato "esproprio" pur essendo dichiarato nullo dalla Corte costituzionale (comunque si trattava di referendum consultivo) ha dato un segnale molto interessante di come la questione sociale venga affrontata dalla popolazione. Senza contare che l'antefatto del referendum è da condursi alla bocciatura, sempre da parte della Suprema corte, di una norma che era stata introdotta dal governo tedesco che consentiva la costituzione di un tetto per gli affitti.

Per capire quanto sia urgente la situazione tedesca, bastano alcuni dati di Berlino: a fronte di una popolazione che vive per l'80% in affitto, i canoni si sono innalzati negli ultimi dieci anni fino al record del +20% del 2017 per un aumento complessivo, dal 2004 al 2021, del 120%. Il meccanismo che soggiace a questa impennata è in buona sostanza la finanziarizzazione del bene casa, passato da diritto a strumento finanziario. Infatti, i grandi fondi di investimento non hanno specifico interesse a fare investimenti produttivi secondo i vecchi intendimenti, quanto piuttosto a "cristallizzare" la ricchezza sul suolo nel cuore della città, mantenendo vuote le case. La speculazione innescata fa lievitare i prezzi. Le persone rimangono senza alloggio, la questione sociale ingigantisce.

A Firenze, dove il problema che si pone è in buona sostanza quello della turistificazione, un tentativo di regolamentare la situazione è stato fatto con un disegno di legge, firmato Nardella e sostenuto da sindaci di Bologna e Bergamo, in cui si chiede di adottare regole incisive, da parte dell'amministrazione cittadina, per quanto riguarda la valutazione dei cambi di destinazione d'uso e il numero dei locali destinati agli affitti brevi.

Una proposta bloccata dal ministro al turismo Massimo Garavaglia, mentre è andata in porto la norma speciale per Venezia. La città veneta è la prima in Italia ad avere la possibilità di regolare gli affitti brevi (emendamento 37-bis al Decreto aiuti, passata in Senato il 14 luglio 2022), avendo il comune la facoltà di intervenire redigendo un nuovo regolamento che pone limitazioni al numero degli immobili destinati all'uso turistico, a seconda delle aree della città in cui sono collocati.

Pagina 5 del numero 245 Uscito sul numero 245 (Novembre 2022), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero