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Archivio › Fuori Binario n. 245 · Novembre 2022 › pagina 4

DIRITTO ALL'ABITARE

Pop-house, più di una casa

Un comune bolognese affida al giornale di strada Piazza Grande la gestione di un innovativo progetto di edilizia sociale pubblica a canoni calmierati.

Felice Simeone · Fuori Binario n. 245, Novembre 2022, pagina 4

Qualche anno fa, il comune di Calderara di Reno, alle porte di Bologna, si ritrova con un palazzo di 22 alloggi da risistemare e rimettere sul mercato. Come praticamente tutte le aree urbane d'Italia, anche Bologna e il suo circondario fronteggiano da qualche decennio un'emergenza abitativa alimentata soprattutto dalla speculazione. La richiesta costante di alloggi da parte di studenti e lavoratori, l'esplosione dell'affitto breve, molto redditizio, prenotabile on-line, l'acquisizione di grandi patrimoni immobiliari urbani da parte di società speculative hanno trasformato la casa da diritto a bene quasi inaccessibile. Di fronte a questo contesto, molte amministrazioni locali hanno adottato politiche speculative del proprio patrimonio, anche quando non c'era bisogno di far quadrare i conti in rosso dei bilanci comunali.

Il comune di Calderara di Reno, però, sceglie di andare controcorrente. Dopo aver scritto e vinto un bando per la riqualificazione, ristruttura il palazzo con i suoi 22 alloggi, dotandolo di tecnologie che ne riducono sia l'impatto ambientale che i costi di utenze e gestione. Invece che a una società immobiliare, il Comune decide di destinare gli alloggi a coppie giovani. Accade, però, un fatto inaspettato: pochissime coppie decidono di andarci a vivere. Il progetto, fin qui, sembra fallito. Ma è proprio in questo momento che il comune di Calderara fa un'altra scelta rivoluzionaria: affida la gestione dello stabile a Piazza Grande, che non è una nuova società immobiliare, ma è il giornale di strada di Bologna, i cugini, quasi coetanei, di Fuori Binario. Piazza Grande riceve il mandato di cercare inquilini potenziali per lo stabile fra le fasce deboli della popolazione. È ferma intenzione del Comune, infatti, quella di richiedere canoni calmierati. A questo punto, anche perchè memori dell'esperienza fallita con le giovani coppie, cresce la consapevolezza che una casa non è costituita solo dai muri, ma anche, e spesso soprattutto, dalle relazioni che genera: con gli inquilini, con il circondario, con la città, con il lavoro.

Sia il Comune che Piazza Grande sanno che è impossibile controllare tutti questi aspetti, ma fare del palazzo di Calderara un luogo non solo abitativo, ma soprattutto vivo, è possibile. Nasce così Pop-House, molto probabilmente il primo esperimento di edilizia sociale pubblica in Italia.

Isabella Cioccolini di Piazza Grande ci racconta del lavoro che questa sfida sta richiedendo. Il primo scoglio è quello di comunicare chiaramente ai potenziali inquilini gli obiettivi del progetto. Si vuole che i 22 alloggi vengano occupati da nuclei familiari il più diversi possibile, per composizione, per età, per formazione, e per reddito. Lo scopo di questa diversità è quella di evitare che lo stabile si trasformi in un dormitorio dove tutti hanno gli stessi orari, stesse necessità: l'omogeneità ucciderebbe la curiosità verso gli altri. Poi si richiede la disponibilità a partecipare a dei momenti comuni. Non si sa ancora cosa sono questi momenti comuni. Non c'è niente di deciso, chiarisce Isabella, speriamo nella spontaneità di queste dinamiche sociali. Lo stabile, infatti, è dotato di spazi abbastanza capienti per poter funzionare da salone per feste, per riunioni, o da sala giochi per bambini: saranno gli inquilini a deciderlo.

Il progetto è, infatti, in divenire. Piazza Grande è al momento impegnata con le selezioni degli inquilini. Ho chiesto ad Isabella se hanno dovuto rifiutare qualche candidatura: "Non ce n'è stato bisogno. Quando si spiega la natura del progetto, qualcuno si ritira spontaneamente, ma altri ne rimangono entusiasti!". Questo entusiasmo è un riflesso della difficoltà ad instaurare relazioni di vicinato nei contesti urbani; difficoltà che conosciamo bene anche noi che non abitiamo a Calderara.

E poi c'è anche una richiesta di sicurezza, declinata in senso di fiducia. Spesso nei nostri condomini non sappiamo chi abita sopra di noi, e ci penseremmo forse più di una volta prima di chiedere supporto o aiuto ad uno sconosciuto, anche se è il nostro vicino. Pop-House vuole dare anche a questa esigenza una risposta, non in termini securitari o di controllo del territorio, ma in termini di vicinanza e fiducia.

Pop-House è ancora all'inizio, e abbiamo promesso ad Isabella di risentirci fra un anno, quando ci saranno già delle storie da raccontare da parte degli inquilini. Ma c'è un punto da cui non si può tornare indietro: la sfida alla speculazione che genera esclusione, lontananza, povertà non solo materiale, è lanciata. La rivoluzione di Pop-House si fortificherà mentre evolve, e l'esperienza, le sensibilità, le riflessioni che genererà serviranno a migliorare il progetto, e magari a lanciarlo da altre parti.

Pop-House è un progetto di social housing. Il termine indica interventi di edilizia sociale che garantiscono alloggi di qualità a buon prezzo e al tempo stesso favoriscono la socializzazione attraverso spazi comuni e servizi progettati dagli abitanti.

Tutti gli appartamenti sono stati ristrutturati adottando tecnologie che contraddistinguono Pop-House per efficienza energetica, riduzione dell'impatto ambientale e dei costi di gestione degli impianti.

Gli alloggi disponibili sono monolocali, bilocali e trilocali, in un condominio di 6 piani in cui sono inoltre presenti una sala comune, una lavanderia condominiale e altri spazi le cui funzioni e modalità di utilizzo saranno identificate dalle persone che ci vivranno.

Pagina 4 del numero 245 Uscito sul numero 245 (Novembre 2022), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero