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Fuori Binario n. 276

Settembre 2025 · 20 articoli · ISSN 2784-9384

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ContainerCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina

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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

La parola carcere non esiste nella Costituzione italiana. Nell'Articolo 27 si legge che "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità". Tra le misure alternative ci sono l'affidamento ai servizi sociali, i domiciliari, la semilibertà e l'espulsione. Le politiche giustizialiste del governo, ispirate al motto "buttiamo via la chiave" (mai garantiste, se non per politici e colletti bianchi) puntano invece solo e soltanto alla pena della galera, la meno indicata al reinserimento sociale. Per dare un minimo di sollievo a chi vi è costretto basterebbe quindi semplicemente rafforzare la misura delle pene alternative.

L'ottusità dei dominanti è però sempre all'erta, il governo annuncia piani roboanti e disumani. Il Piano di edilizia penitenziaria, utile solo alla lobby del cemento, prevede 9.696 nuovi posti entro il 2027. Il ministro Nordio affronta l'"emergenza carceri" con dei container, definiti "blocchi di detenzione" che - bontà sua - il commissario straordinario all'edilizia chiama "strutture modulari, sicure e moderne". Si tratta di cubi di cemento 6 metri per 5, roventi d'estate e freddi di inverno, che aggiungeranno 384 posti al costo di oltre 45 milioni di euro: una soluzione che aggraverà ulteriormente la sofferenza nelle carceri e di cui nessuno parla. Quanti psicologi, educatori, laboratori si potrebbero pagare con 45 milioni, per supportare i detenuti che non possono accedere alle misure alternative? Facciamo due conti, e non lasciamoci instupidire dalla retorica securitaria così cara a chi governa il Paese. Ricordando anche che il trattamento inumano e degradante dei detenuti è già costato all'Italia diverse sentenze di condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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  • Sollicciano
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Essere donna e nera nell'OttocentoJacopo Stefani · Controvento - Ritratti

!Essere donna e nera nell'Ottocento

Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Jacopo Stefani

Vita eccezionale di un'attivista afroamericana dai comizi contro la schiavitù negli USA agli studi di medicina in Europa

Le lotte per i diritti civili, capitolo moderno dell'eterno sforzo contro l'emarginazione e lo sfruttamento degli ultimi, hanno una storia più lunga di quel che comunemente si pensa. Attraverso il tempo e lo spazio risaliamo, se non alla spiritualità dei cacciatori e raccoglitori, quantomeno a quelle eresie medievali che predicavano il ritorno a un vangelo di comunione dei beni e fratellanza universale – fino agli ideali messianici dei profeti israeliti, che ancora scorrevano nel sangue del razionalissimo Marx.

Ma vi sono anche legami più sottili, fatti di ispirazioni a distanza, conoscenze casuali e incrociate, passaggi di testimone, spesso sottaciuti e sottovalutati dalla cultura ufficiale. La nostra città in molti momenti della storia è stata un punto d'incontro tra chi ha speso la vita per la giustizia e la misericordia. Certo, molti di noi conoscono la Firenze di La Pira, don Milani, Facibeni, ma pochi sanno che già nel Medioevo, accanto alle lotte fratricide fra guelfi e ghibellini, fra Comune e Comune, qui sorsero opere pioneristiche di assistenza che avrebbero ispirato per secoli figure anche internazionali. Fra le altre, possiamo ricordare due fra le più antiche istituzioni di assistenza solidale del mondo: la Misericordia di Firenze e l'Ospedale di Santa Maria Nuova – oggi ammodernato e inserito in un sempre più affannato SSN, ma all'epoca frutto delle ultime volontà del padre di Beatrice, la musa di Dante. Lo spinse a questa decisione Monna Tessa, governante di casa, che avrebbe fondato la congregazione delle Oblate, infermiere nell'ospedale per secoli.

Suor Julia Bolton Holloway, custode del "cimitero degli inglesi", di cui in questo spazio abbiamo già parlato, è fra coloro che si occupano di tenere viva la memoria di questa Firenze "altra" – forse, in realtà, quella più autentica. Recentemente mi ha raccontato una storia che ben rappresenta il potere degli ideali di fratellanza nel costruire legami a distanza: la storia di Sarah Parker Remond. Questa ragazza afroamericana nata nel 1824 in Massachusetts, quando arriva a Firenze nel 1866 aveva già una lunga vita alle spalle. Avendo avuto la fortuna di nascere libera, si era resa conto precocemente della condizione del suo popolo, e fin dai 16 anni aveva iniziato a tenere comizi e lottare in giro per gli States, fino a diventare un membro dell'American Anti-Slavery Society. Poi, durante la Guerra Civile, si era recata in Inghilterra, dove aveva condotto campagne per procurare agli Stati del nord finanziamenti da parte britannica.

Qui la Remond frequentò il Bedford College e l'All Saints University College Hospital, e conobbe, fra gli altri, Giuseppe Mazzini, che le scrisse una lettera di presentazione quando decise di partire per l'Italia per studiare ostetricia. Fu così che Sarah arrivò a Firenze, dove, anche grazie alla raccomandazione di Mazzini, poté studiare proprio all'Ospedale di Santa Maria Nuova, fondato così tanto tempo prima per insistenza della popolana Monna Tessa. Ritroviamo così due "ultime" della storia, capaci a distanza di secoli, come in un dialogo mai del tutto interrotto, di passarsi il testimone e, dandosi la mano, realizzare piccoli miracoli. Perché proprio a Santa Maria Nuova e presso lo "spedale" degli Innocenti – un altro istituto di carità fondato nel tardo medioevo e faro in Europa – Remond avrebbe completato gli studi e praticato la professione per molti anni. Non solo, sarebbe stata anche socia, insieme a Dostoevskij, John Ruskin e Robert Browning, del Gabinetto Vieusseux. Provate a immaginare il coraggio di una tale emancipazione, in quell'epoca, per una donna afroamericana, in un continente a lei estraneo!

Oggi Remond riposa al Cimitero Acattolico di Roma, ma nel nostro "Cimitero degli Inglesi" è possibile visitare le tombe di molti personaggi di levatura internazionale che qui hanno incrociato il suo cammino: Elizabeth Barrett Browning, grande scrittrice e abolizionista, discendente di una schiava giamaicana; Frances Trollope, scrittrice inglese che si recò negli Stati Uniti per lottare contro la schiavitù, scrivendo il primo romanzo abolizionista della storia; Richard Hildreth, autore di un romanzo che, insieme a quello di Trollope, anticipa e ispira "La capanna dello zio Tom"; il grande predicatore abolizionista di Boston, Theodore Parker, costretto a tenere sul pulpito la pistola perché costantemente braccato dai procacciatori di schiavi; e altri ancora, che qui non potremmo ricordare in modo appropriato.

Queste persone sono parte di una genealogia che connette a distanza, come in una catena aurea, i tanti sacrifici che donne e uomini in ogni epoca hanno fatto per restituire alla nostra comune umanità una storia che sembra altrimenti dominata dalla legge del più forte.

Oggi come allora, immagino il loro sforzo come quello calviniano di "cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio". Vale la pena ricordarli, casomai anche noi, in quest'epoca di nuovo caos, potessimo esserne, a modo nostro, eredi.

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Firenze capitale (della rendita)Ilaria Agostini · Speculazione

!Firenze capitale della rendita

Sezione: SPECULAZIONE | Autore: Ilaria Agostini

I veri padroni della città oggi sono i fondi di investimento. Non c'è posto per poveri e classe media, benvenuti i super ricchi

La rendita è spesso definita come reddito "parassitario". Infatti – a differenza del salario e del profitto (derivante dallo scambio commerciale) – essa rappresenta una forma di reddito non scaturito dal lavoro svolto da chi la percepisce, ma generato da investimenti finanziari, immobiliari o fondiari: ad esempio, su fondi ad uso agricolo che diventano edificabili, o sulla compravendita di immobili.

Negli anni del neoliberismo – ripudiata in Occidente la formula "denaro-merce-denaro" (ovvero la produzione di denaro attraverso la merce e quindi attraverso il lavoro) in favore della produzione di denaro attraverso il denaro, cioè della rendita – le città si trasformano in immense occasioni di investimento. Da fine anni Ottanta, le funzioni produttive ne sono espulse poiché la speculazione fondiaria si dimostra più redditizia del ciclo produttivo (si veda, a Firenze, il caso Fiat a Novoli). Con le fabbriche sono espulsi anche gli operai. Gli affitti salgono per l'abbandono delle politiche abitative pubbliche, ma anche perché la proprietà della casa diventa – in Italia – un costume diffuso, cui peraltro segue il diffuso indebitamento delle famiglie.

L'opera degli "animal spirits" (fattori psicologici irrazionali, ndr) era appena avviata. Per consolidarla, a cavallo del millennio è avviata la metamorfosi dell'anima stessa delle città: cioè, l'annullamento del mandato sociale della loro gestione e il cambio antropologico delle popolazioni residenti. La politica cede così il passo alla strategia di marketing; lo spazio urbano – pubblico e privato – diviene asset finanziario; la popolazione residente è equiparata a una public company formata da auto-imprenditori che invece di lavorare preferiscono fare affari con appartamenti ereditati o comprati per investimento, e da azionisti che investono nei grandi fondi di gestione del risparmio (Sgr). Scalzati i Mottola e i Ligresti, questi fondi sono oggi i veri padroni della città.

Non abbiamo mai creduto alla favola dello sgocciolamento che avrebbe redistribuito le ricchezze dall'alto verso il basso. E neanche alla vulgata per cui dalla privatizzazione dell'acqua o dei treni, dalla vendita degli immobili pubblici per farne alberghi, dalla speculazione firmata dalle archistar e dai dividendi di multiutility e Sgr, l'intera cittadinanza ne avrebbe tratto vantaggio.

E, comunque sia, il ragionamento che vuole tutti partecipi della rapina delle città non fila: perché, per sua natura, la città non è riducibile a pura merce. Essa è spazio di relazioni, immaginari ed emancipazione; è ambiente di vita, luogo di accoglimento (fuori dal mercimonio turistico); è un bene comune inalienabile.

Il caso milanese sta fornendo ottime prove della fallacia del dogma mercantilista. Milano si è resa attrattiva per grandi investitori presentandosi (senza dirlo) come paradiso fiscale: il basso valore degli oneri concessori ha deprivato la città di risorse economiche da destinare ai servizi alla cittadinanza. Contemporaneamente, la flat tax per i capitali stranieri voluta da Matteo Renzi – pari a 100.000 euro annui, oggi raddoppiata – ha agito da magnete per quei milionari che fanno affari all'estero, ma prendono (senza difficoltà, loro) la residenza in Italia.

I super ricchi sono desiderati (e atterrati) anche a Firenze, lo dicono i prezzi dell'immobiliare: 20.000 euro al mq per le nuove residenze extra lusso nell'ex ospedale militare San Gallo. L'afflusso legato alla flat tax, nel capoluogo toscano, si aggiunge ai grandi mutamenti qui compiuti nel nome dell'iperturismo che ha prodotto ghetti per ricchi ed estromissione di classi impoverite.

Ma anche la città si è impoverita. Ad esempio, per mezzo dell'alienazione sottocosto del demanio pubblico e comunale che ha lasciato spazio ad alberghi, appartamenti di alta gamma, e student hotel privati; o attraverso la monetizzazione (a pro dei costruttori) degli standard urbanistici, che costituirebbero ancora una misura di redistribuzione sociale delle plusvalenze derivate dalla trasformazione edilizia.

A chi non ha un tetto sopra la testa, restano le macerie di una città che, pure, ha avuto un passato progressista. Su queste rovine è oggi necessario agire per ricostruire, recuperare e rinnovare, pratiche di gratuita accoglienza e di sostegno, finalizzate all'emersione di coloro che, per vivere, non possono comprare né azioni né appartamenti, ma offrire solo la propria forza lavoro.

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Complici di genocidioFuori Binario · Palestina

!Complici di genocidio

Sezione: PALESTINA | Autore: Fuori Binario

Israele verso la soluzione finale per Gaza e Cisgiordania e lo fa con armi anche italiane: la Storia ci giudicherà

Settantamila morti, almeno quelli "ufficiali". Migliaia di bambini amputati, orfani, o uccisi mentre erano in fila per il cibo. Ovunque morte e distruzione. Salute mentale pregiudicata per intere esistenze. Cos'è questo se non un genocidio? Netanyahu vuole per Gaza una soluzione finale, liberarsi dei palestinesi per sempre, occupare la Striscia e la Cisgiordania. Lo denunciamo nel nostro piccolo da ormai quasi due anni. Ma Israele può fare tutto questo - assassinare, affamare, distruggere le vite e il futuro di centinaia di migliaia di palestinesi - solo e soltanto perché noi del sedicente "Occidente civilizzato" glielo permettiamo. Davvero pensiamo di non avere nessuna responsabilità nella morte e nelle sofferenze del popolo palestinese?

Abbiamo chiesto un parere alla docente di Diritto internazionale Micaela Frulli, nostra lettrice: "Mai come adesso dobbiamo garantire il massimo sostegno alle attività della Corte penale internazionale nel far rispettare il diritto internazionale e nel far valere le responsabilità per le gravissime violazioni a cui stiamo assistendo, ovunque esse avvengano e da chiunque siano commesse. Occorre perciò richiamare con forza i governi degli Stati europei ai loro obblighi giuridici e alle loro responsabilità politiche". Lo Statuto di Roma che istituisce la Corte Penale Internazionale prevede infatti varie forme di responsabilità. Fra queste anche la complicità, l'aiuto e il favoreggiamento nei confronti di compie un crimine. "In particolare - ci ricorda ancora Frulli - c'è l'articolo 25, paragrafo 3, lettera C che prevede che si possa essere considerati responsabili penalmente se si è sostanzialmente agito allo scopo di agevolare la commissione di un reato, favorendolo anche attraverso la fornitura di mezzi per la sua commissione".

In questo contesto che tipo di responsabilità hanno Giorgia Meloni e i suoi pari europei che sostengono Israele? Per restare al nostro paese, secondo l'organizzazione Archivio Disarmo, l'Italia sta continuando a fornire armi a Israele. Si tratta di sistemi di arma costruiti dalla Leonardo (ma non solo), tecnologie per la navigazione aerea e spaziale, aerei, droni, radar e bombe, granate e siluri. AD denuncia "tutto ciò nonostante la Legge 185/1990 vieti l'invio di armamenti a Paesi coinvolti in conflitti".

Un'inchiesta di Altreconomia ci racconta come l'Italia abbia inviato a Israele materiali chiave per esplosivi e armi nucleari: cordoni detonanti, nitrato di ammonio e trizio: dal 7 ottobre 2023 il nostro Paese è diventato tra i principali esportatori di materiali a "duplice uso" verso Tel Aviv. Alcuni utilizzabili per le demolizioni controllate che stanno cancellando Gaza.

Dal canto suo, Tomaso Montanari lancia un appello durissimo contro il silenzio e la complicità delle democrazie occidentali. "A Gaza sta accadendo un genocidio, e non è una questione terminologica. Il governo Netanyahu ha più volte dichiarato l'intenzione di eliminare un intero popolo. E questo non riguarda solo Israele: è un genocidio anche europeo, occidentale, italiano, perché viene compiuto anche con le armi di Leonardo. I cittadini e le cittadine italiane devono sapere che, in loro nome, si sta verificando un genocidio". E arriva al merito della questione: "In quanto alleata di Israele, l'Italia potrà essere, anzi, io credo, sarà processata dalla Corte Internazionale di Giustizia come Stato. E i suoi rappresentanti saranno chiamati a rispondere alla Corte Penale Internazionale. Le condizioni previste dalla Convenzione del 1948 sul genocidio ci sono tutte".

In parlamento AVS ha intanto annunciato un esposto-denuncia alla Corte penale internazionale contro il governo italiano per "complicità nei crimini internazionali commessi a Gaza". Alla base della denuncia c'è "la prosecuzione del trasferimento di armi e materiali a Israele in un contesto di violazione del diritto internazionale da parte di Israele. I singoli membri del governo, responsabili delle decisioni di continuare a trasferire le armi, potrebbero essere ritenuti penalmente responsabili, se si dimostra che erano consapevoli che la loro attività ha agevolato crimini internazionali".

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Gaza casa nostra, prendiamoci il domicilio

Eleggere il domicilio a Gaza significa non cancellare quei luoghi che adesso stanno crollando sotto le bombe, significa credere nella ricostruzione di un Paese e di un popolo. Significa agire perché il mondo resti umano. È in circolazione un documento con l'invito, rivolto a tutti, di dichiarare che Gaza è il proprio domicilio elettivo. L'iniziativa è nata per dare un segnale forte di solidarietà a Gaza e di ammonimento alla comunità internazionale, nel disperato tentativo di fermare il progetto di Netanyahu di liberare Gaza e Israele dalla presenza sul territorio del popolo palestinese. Tra i promotori dell'appello: Raniero La Valle e il nostro Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo Presidente di Pax Christi e p. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Elena Basile e Ginevra Bompiani, e molti altri, tra cui Fuori Binario. Secondo l'ordinamento italiano il domicilio, diverso dalla residenza, è il luogo riferito alle cure e agli interessi, e questo è effettivamente Gaza oggi per moltissime persone in tutto il mondo. Per aderire all'iniziativa scrivere all'indirizzo mail domiciliatigaza@primaloro.com. Nel sito Primaloro.com sarà pubblicato l'elenco dei nuovi domiciliati.

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Le chiavi della città a Francesca Albanese

Dopo Bari, anche Firenze deve dare un segnale chiaro di sostegno a Francesca Albanese, sotto attacco mediatico per il suo lavoro di relatrice speciale dell'Onu nei territori palestinesi occupati. È questo, in sintesi, il messaggio partito sulla piattaforma Change.org, dove è stata lanciata una petizione per far conferire con iter accelerato le Chiavi della città di Firenze alla giurista esperta in diritti umani, inviata a Gaza dalle Nazioni Unite. Dopo aver ricevuto la medesima onorificenza a Bari, Albanese è vittima di una campagna di delegittimazione per i risultati del suo rapporto su Gaza, nonostante questo sia stato puntualmente documentato e argomentato. Nelle motivazioni della petizione si legge: "Francesca Albanese ha svolto la sua missione in modo rigoroso e imparziale: condannando sia Hamas che Israele, denunciando crimini strutturali contro i palestinesi, proponendo misure concrete contro chi compie violazioni del diritto internazionale. Le sanzioni contro di lei rappresentano una minaccia alla legittimità della base giuridica dell'ONU sui diritti umani. Difendere il suo mandato significa difendere il diritto delle vittime a essere ascoltate".

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Airbnb cancelli gli annunci nei territori occupati

Duecento ospiti e gestori di Airbnb hanno scritto alla direzione della piattaforma chiedendo la cancellazione degli annunci sui territori palestinesi occupati: "Non possiamo risultare complici del genocidio". La richiesta è stata firmata a seguito della pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite presentato il 3 luglio 2025 dalla relatrice speciale Francesca Albanese in cui si denuncia che Airbnb e Booking offrono alloggi negli insediamenti israeliani dichiarati già illegali nel 2014, nei territori palestinesi occupati, in aperta violazione della Convenzione di Ginevra, della risoluzione 2334/2016 del Consiglio di sicurezza dell'ONU e del parere della Corte Internazionale di Giustizia del 2004. Le richieste: rimuovere tutte le inserzioni negli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati; pubblicare una posizione chiara e trasparente sull'uso della piattaforma in zone di conflitto e violazione dei diritti umani; aprire un confronto etico. Si continuano a raccogliere firme all'indirizzo: hostsforpalestine@tutamail.com.

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Fare affari con la morteFelice Simeone · Infografica

!Fare affari con la morte

Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

Il rapporto ONU di Francesca Albanese rivela chi fa profitti grazie allo sterminio del popolo palestinese

Nel giugno 2025, la Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese ha presentato al Consiglio per i Diritti Umani il rapporto A/HRC/59/23, "Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio". Il rapporto denuncia che l'eliminazione sistematica del popolo è il risultato di una fitta rete di interessi economici che trasformano Gaza e la Cisgiordania in un laboratorio di guerra, controllo e, soprattutto, profitto.

Per le industrie belliche, la guerra è un'occasione ghiotta. Elbit Systems, Lockheed Martin, Boeing, Airbus e l'italiana Leonardo forniscono droni, missili e sistemi radar utilizzati nei bombardamenti su aree densamente popolate. A queste si affiancano aziende che forniscono infrastrutture per raccolta di dati usati per sorveglianza, schedatura, spionaggio. Tecnologie nate per il mercato civile vengono integrate in operazioni militari e di controllo di massa. Attraverso il progetto Nimbus, Amazon e Google permettono il monitoraggio predittivo e l'archiviazione di dati biometrici raccolti, ad esempio, ai posti di blocco. Microsoft, Palantir, Cisco, Intel e HP sostengono la rete digitale dell'occupazione, dalle carceri ai checkpoint. La NSO ha sviluppato Pegasus, una app-spia per contrastare attivisti e giornalisti.

Rendere Gaza inabitabile fa parte del programma di espulsione dei palestinesi. Aziende come Hyundai, JCB e Volvo forniscono i mezzi per radere al suolo case, scuole e ospedali. La Caterpillar ha sviluppato appositamente per il governo israeliano il D9, un bulldozer armato usato sia per abbattere case che per sradicare ulivi. Nel frattempo, le colonie illegali hanno sviluppato un'economia che soffoca quella dei palestinesi. La Maersk, per esempio, immette prodotti agroalimentari delle colonie nel mercato globale, anche ricorrendo a un'etichettatura falsa.

Multinazionali dell'energia estraggono combustibili e materie prime dai territori occupati, gli stessi combustibili usati poi per far volare i bombardieri. Attraverso i canoni e i profitti derivanti dalle licenze per l'estrazione di gas, Chevron genera entrate fiscali multimilionarie per Israele, sostenendo di fatto il regime di apartheid e l'occupazione. Dati commissionati da Oil Change International mostrano che le forniture continuano nonostante la sentenza provvisoria della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) nel gennaio 2024, che afferma che Israele potrebbe plausibilmente commettere genocidio. La continuità territoriale è garantita da aziende che hanno realizzato collegamenti stradali e ferroviari da e verso le colonie.

Espulsione e sostituzione etnica sono supportate da colossi finanziari come Vanguard, Black Rock, Barclays. Parallelamente, piattaforme come Airbnb e Booking fanno profitti trasformando gli insediamenti illegali in attrazioni turistiche. Università straniere (fra cui l'MIT di Boston) collaborano con l'esercito israeliano per l'evoluzione della macchina militare. Nel suo libro rivelatore "Un giorno nella vita di Abed Salama", Nathan Thrall ha definito questo stato di cose "l'architettura dell'oppressione".

Un punto cruciale del rapporto di Albanese è che oggi tutte queste imprese sono consapevoli degli obiettivi che il governo israeliano persegue grazie ai loro servizi. Ma, invece di dissociarsi, dopo l'Ottobre 2023 il loro coinvolgimento si è intensificato, alimentando la più massiccia ondata di sfollamenti dal 1967. Dietro le macerie di Gaza non ci sono solo vittime invisibili: ci sono bilanci in attivo e portafogli azionari in crescita. Il rapporto chiede con urgenza che le aziende cessino ogni complicità, che governi e tribunali pretendano responsabilità penali e civili, e che la società civile interrompa i flussi di denaro che alimentano la macchina di sterminio.

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Giustizia riparativa, il primo centro a Firenzef.m. · Dal basso

!Giustizia riparativa

Sezione: DAL BASSO | Autore: f.m.

A Firenze sorgerà il primo centro toscano dedicato alla giustizia riparativa, introdotta dalla riforma Cartabia del 2022. Un approccio alla giustizia basato sulla riparazione del danno causato dal reato, più che sulla punizione del colpevole, senza per questo sostituirsi alla fase processuale. Nel centro verranno coinvolti attivamente sia la vittima che l'autore del reato, sostenuti da mediatori, coinvolgendo eventualmente anche la comunità. L'obiettivo è quello di strutturare programmi che possano comporre e risolvere le conseguenze del reato, oltre a favorire l'espressione di emozioni e bisogni, attraverso la partecipazione attiva e consensuale delle parti, assistite da un mediatore. E, in caso di accordo, questo passaggio potrà avere effetti positivi anche sull'esito del processo. Il Comune di Firenze ha proposto la propria candidatura per accogliere il centro di giustizia riparativa in città, mettendo a sistema le esperienze importanti che già esistono come quelle della Società della salute di Firenze nell'ambito del progetto regionale 'Reti territoriali e giustizia riparativa'. Ora si attende solo il via libera del ministero. Intanto il Comune sta lavorando alla costruzione di una rete di realtà che possano mettere a disposizione le figure professionali necessarie e all'individuazione della sede, oltre a un protocollo con le Università di Firenze, Siena e Pisa per la formazione dei mediatori.

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  • riforma Cartabia
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Per un carcere di cristalloStefano Cecconi · Dal basso

!Per un carcere di cristallo

Sezione: DAL BASSO | Autore: Stefano Cecconi

La denuncia dei volontari di Sollicciano: struttura fatiscente, sezioni al collasso, situazione invivibile. Servono fatti, non proclami

La visita del sottosegretario Del Mastro e di alcuni deputati di Fratelli d'Italia al carcere fiorentino di Sollicciano risale ormai ai primi di maggio 2025. Non sembrava esattamente dettata dalla frase di Papa Francesco "Perché voi e non io?", pronunciata nella sua ultima visita a Rebibbia per l'apertura della porta Santa a fine 2024.

Nelle dichiarazioni rilasciate dalle forze di governo all'uscita della casa circondariale si parla di: - lavori di ristrutturazione ingenti, il cui appalto però risultava bloccato e non poteva ripartire prima di fine anno (al momento i lavori risultano ripartiti solo in una della 13 sezioni del carcere) - nomina della Direttrice (ora nominata ma pro tempore) - sforzo "titanico" per nuove assunzioni di agenti di polizia penitenziaria, guanti antitaglio, scudi, caschi e la costituzione di un gruppo di intervento rapido per sedare le rivolte, mentre non si fa riferimento ai mediatori culturali e altro personale specializzato nel reinserimento sociale; - l'abbattimento del carcere di Sollicciano veniva citato come una possibilità, al momento non praticabile, mentre in altri istituti in Italia il sovraffollamento viene gestito, provvisoriamente, con strutture prefabbricate.

Come volontari che giornalmente entrano in carcere non possiamo che essere preoccupati. La situazione della sezione accoglienza è al limite del collasso: celle spesso allagate, diffuso stato di abbandono e sporcizia, con detenuti con evidenti problemi psichiatrici reclusi lì perché non si riesce a gestirli al centro clinico.

Ci attendono mesi complicati con infiltrazioni di acqua, aree inagibili, mancanza di attività e di lavoro, area soffocante d'estate, freddo d'inverno, muffa, cimici che pungono i detenuti in cella, atti di autolesionismo se non più gravi, difficoltà operative e psicologiche sia per chi lavora all'interno del carcere sia per i detenuti.

Gestire un carcere come Sollicciano è una cosa complessa che non si risolve con slogan e proclami. Noi come cittadini e cittadine non possiamo che continuare a essere presenti, vigilare ed evidenziare tutte le mancanze.

Il carcere di Sollicciano è fuori dalla città ma andrebbe riportato dentro le "mura". Firenze è città di turismo (troppo), facciate rinascimentali, musei, arte. Le facciate interne ed esterne di Sollicciano sono invece muri di cemento armato, grigi, che incutono timore e tristezza. Perché non farli diventare murales, opere d'arte, far conoscere anche ai cittadini dell'area metropolitana questa parte della città dove vivono, mangiano, dormono, lavorano circa 1.000 persone? Perché non farli diventare muri colorati, vivi e forse trasparenti come nella favola di Gianni Rodari?

"Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione. Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri. Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire. Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano".

(Il racconto Giacomo di cristallo è in "Favole al telefono" di Gianni Rodari).

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I garanti dei detenuti: Indulto unica soluzionef.m. · Dal basso

!I garanti dei detenuti

Sezione: DAL BASSO | Autore: f.m.

Per risolvere il problema del sovraffollamento non c'è che una soluzione: l'indulto. A dirlo sono i garanti dei diritti dei detenuti, riuniti a Firenze per un convegno sulla riforma dell'ordinamento penitenziario a cinquant'anni dalla sua entrata in vigore. La riforma, voluta dal magistrato Alessandro Margara, morto nove anni fa, è basata sul reinserimento sociale del detenuto e sull'utilizzo di misure alternative alla detenzione, ma la crisi in cui versa oggi il sistema carcerario la rende, di fatto, inapplicabile.

Il garante dei detenuti del Lazio, Salvatore Anastasia, intervenuto al convegno 'Cinquant'anni di ordinamento penitenziario. Riforma e crisi del carcere. In ricordo di Alessandro Margara', ha parlato di una condizione delle carceri "che non si può altro che definire disperata, per il sovraffollamento, per le condizioni di detenzione, per la mancanza di prospettiva della gran parte delle persone che vi sono detenute". Per Anastasia "anche se il governo pensa realmente che il nostro sistema penitenziario possa diventare un sistema per 90.000 persone, ci vorrà comunque del tempo per avere le nuove carceri, per avere il personale necessario ad aprirle. E questo obbliga, intanto, a una misura urgente, che non può che essere un provvedimento di amnistia, di indulto che riduca la popolazione detenuta a quella che oggi effettivamente può essere ospitata dentro le nostre carceri".

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Fiori d'asfalto - PoesieLaura Bardelli (a cura di) · Fiori d'asfalto

!Fiori d'asfalto

Rubrica: FIORI D'ASFALTO - Esercizi di sguardo poetico dalle periferie | A cura di: Laura Bardelli

Dal volume "Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza" (Fazi Editore, 2025), questo mese pubblichiamo i versi di Hend Joudah (1983), nata nel campo profughi di al-Bureij, a Gaza. Ha scritto poesie, canzoni, racconti, sceneggiature per documentari.

Cosa significa essere poeta in tempo di guerra?

Significa chiedere scusa, chiedere continuamente scusa, agli alberi bruciati, agli uccelli senza nidi, alle case schiacciate, alle lunghe crepe sul fianco delle strade, ai bambini pallidi, prima e dopo la morte e al volto di ogni madre triste, o uccisa!

Cosa significa essere al sicuro in tempo di guerra?

Significa vergognarsi, del tuo sorriso, del tuo calore, dei tuoi vestiti puliti, delle tue ore di noia, del tuo sbadiglio, della tua tazza di caffè, del tuo sonno tranquillo, dei tuoi cari ancora vivi, della tua sazietà, dell'acqua disponibile, dell'acqua pulita, della possibilità di fare una doccia, e del caso che ti ha lasciato ancora in vita! Mio Dio, non voglio essere poeta in tempo di guerra

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Sensi

Le mie labbra cercano le tue labbra: piene d'amore

Respiro il tuo profumo e me ne sazio per i giorni vuoti di te

Allora, nel silenzio delle mie ore di solitudine sento ancora le tue mani accarezzarmi E penso a te!

Stefano Spadi

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Ricordi e lacrime

Ora… vaga la mia mente su immagini sfocate di sere ormai distanti

Torna… l'eco, dolcemente di frenetiche risate ch'adesso, sono pianti

Mentre… campane che, festose scandiscono rintocchi d'una mattina in festa

Sento… scendermi, copiose due lacrime dagl'occhi: tutto ciò che mi resta!

Stefano Spadi

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Piero l'irrequietoBarbara Cremoncini · Storie

!Piero l'irrequieto

Sezione: STORIE | Autore: Barbara Cremoncini

Mille lavori diversi, l'impegno sociale, l'incidente che lo ferma. Oggi ritrova l'entusiasmo collaborando con Fuori Binario

Piero aggiusta cose. Ha fatto la scuola alberghiera ma, all'occorrenza, sa fare di tutto: costruisce mobili, ripara biciclette. L'unica cosa che non è ancora riuscito ad aggiustare è se stesso. La sua vita è un insieme di tanti pezzi che non riescono a combinarsi fra loro, cercano ancora un collante. E così, nel frattempo, Piero vive alla giornata e ora, a 60 anni, si preoccupa per il futuro.

Gli anni migliori li ha passati in maniera burrascosa, percorrendo strade pericolose come tanti giovani negli anni Ottanta. "Quando ero adolescente, a Scandicci dove abitavo l'eroina circolava a fiumi. Conoscevo tutti nel giro e tutti conoscevano me. A 15 anni non avevo nulla, ho rubato per comprarmi le scarpe. Ma sono una persona schietta, se sentivo puzza di bruciato me ne andavo". Così ha sfiorato tante situazioni critiche senza bruciarsi fino in fondo e, dice, "il carcere, almeno quello sono riuscito ad evitarlo".

Ma non per questo la vita gli ha sorriso più di tanto. I suoi genitori si separano quando lui è ancora un bambino. Il padre se ne va e la madre, rimasta sola con lui e i suoi due fratelli, non regge al trauma. "La mamma stava male, ma io ero quello che sempre le buscava".

Non ci sono soldi così Piero finisce in collegio, dove sperimenta per la prima volta sulla sua pelle l'esistenza del privilegio di classe. Un concetto che le suore avevano ben chiaro. E che si stampa a chiare lettere anche nella coscienza di Piero. "A noi che non si pagava la retta perché eravamo poveri non davano il budino, mentre agli altri bambini, paganti, sì".

Poi un altro collegio, questa volta a Viareggio, per frequentare la scuola alberghiera. Finita la scuola, una serie di esperienze nella ristorazione, va anche all'estero: a Londra rimane due anni. Torna e apre tre studi di tatuaggi, lavora per alcune cooperative. "Non riesco a stare fermo, non mi concentro. Ho bisogno di cambiare, sempre".

Ma a cambiargli davvero la vita è un brutto incidente, in moto. Si rimette in piedi, ma la sua schiena ne risentirà per sempre. Altri guai di salute, più di recente, hanno limitato di molto la sua autonomia. E hanno messo fine, almeno per lui, anche all'esperienza che più ha sentito come sua, che per molti anni lo ha motivato dal punto di vista politico e sociale e gli ha dato una ragione di vita. Fin dai primi anni Novanta, infatti, Piero è insieme a Lorenzo Bargellini nel Movimento di lotta per la casa.

"Non si trattava di fare occupazioni e basta – spiega – c'era un disegno politico. Dare un tetto a chi non l'aveva, scegliendo realtà abbandonate per farle rivivere. Giustizia sociale ma anche solidarietà, creando comunità capaci anche di interloquire con il Comune. In pratica abbiamo fatto in tante occasioni il lavoro sporco per loro. Alcune realtà, tipo via Aldini, o via Giuliani si sono trasformate in autorecupero, a tutto vantaggio degli abitanti ma anche dell'amministrazione".

Una casa occupata, in via Bardelli, è stata anche l'ultimo domicilio di Piero prima dell'Albergo Popolare. "Ma non è finita bene, il gruppo originario, affiatato, con un chiaro obiettivo politico e la volontà di integrarsi nel quartiere, si è sfaldato, sono subentrate persone che volevano solo approfittare della situazione, portando caos, spaccio, delinquenza".

Ora per Piero quella stagione è finita, anche perché per motivi di salute non può più vivere nella precarietà. Finalmente riesce ad ottenere un posto all'Albergo Popolare di via della Chiesa dove, da un anno e mezzo, ha una stanza, pagando un piccolo affitto mensile. "Meno male, perché davvero stavo per mettermi il cappio al collo".

È all'Albergo Popolare che qualcuno gli indica Fuori Binario, a pochi metri da lì. Piero intravede una possibile àncora di salvezza. Ora è un punto fermo nel suo vivere alla giornata. La sua giurisdizione è il cortile, che lui provvede a tenere pulito e in ordine. Al momento sta costruendo delle panchine e delle fioriere con vecchi pancali, oltre a un impianto voce. Allo spazio ripulito e rinnovato si accede da un cancello su piazza Tasso, quasi un'oasi in questa torrida estate, per chi viene dalla polvere arroventata della piazza.

"Qui potrebbero essere fatte tante iniziative, aperte al pubblico. Un modo per accogliere ma anche l'occasione per portare musica e eventi di qualità nel quartiere". Si vede che ci tiene. L'entusiasmo di un tempo ritorna fuori. Ancora una volta, con tutti i suoi acciacchi, Piero aspetta solo di rimettersi in gioco.

  • senza dimora
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Un amico per la vita va scelto con curaRiccardo Boni · Dal basso

!Un amico per la vita

Sezione: DAL BASSO | Autore: Riccardo Boni

Consigli per adottanti

Nella scelta del cucciolo vanno considerati diversi elementi: la vostra pregressa esperienza con altri cani, il contesto abitativo in cui si inserirà, se ci sono altri animali. Sconsiglio come primo cane razze molossoidi o aggressive e sconsiglio le adozioni via internet. Dovete vedervi e annusarvi per scegliervi. Nella foto vediamo tre cani: quello davanti a tutti in piedi è il maschio "alfa", dal carattere dominante. Seduto dietro c'è il secondo maschio dal carattere più tranquillo, e per ultima la femmina bianca, empatica e dolce. Il cucciolo alfa dal carattere impulsivo sarà il più impegnativo, il secondo più facile da gestire, e infine la cucciola dolce che si adatterà subito nel vostro contesto. L'arrivo nella nuova casa è un momento importante per il cane e per voi: i primi mesi di convivenza porranno le basi del suo futuro comportamento all'interno della famiglia, che diventerà per lui il nuovo branco. Dovrà imparare le gerarchie che lo comandano e non disturbare l'armonia del gruppo. Ci saranno problemi di comunicazione all'inizio, perché il cane parla con il linguaggio del corpo, e dovrete imparare a interpretare la sua postura, la posizione della coda, il pelo ritto, le orecchie ritte, e naturalmente l'abbaio e il ringhio. La fisiologia del cane è diversa da quella umana, per esempio ha una visione dicromatica, vede solo il blu e il giallo mentre il rosso e verde gli appaiono come sfumature del grigio. Afferra le cose con la bocca e quindi morde. Quando sarete malati, vedrete che il vostro amico vi starà accanto, casomai vi annuserà dove avete una frattura (lo dico per esperienza personale). Ci sono persino ricerche scientifiche che hanno testato la capacità del cane di "fiutare" la presenza di alcune patologie. Il cane è una creatura con metodi comportamentali e di comunicazione che vanno capiti. I cani vivono in gruppi regolati da gerarchie del branco del lupo discendendo dallo stesso. Sta a voi non umanizzarlo troppo, ma non lasciarlo troppo solo perché non socializza e diventa diffidente.

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A ciascuno il suo coroCamilla Lattanzi · Dal basso

!A ciascuno il suo coro

Sezione: DAL BASSO | Autore: Camilla Lattanzi

Per bambini e adulti, impegnati e leggeri, classici, jazz, etnici... Sono centinaia i cori in Toscana, e Firenze fa la sua parte

Abbassa il cortisolo, aumenta la serotonina, libera endorfine, allena memoria e concentrazione: sono i benefici del cantare in coro.

L'Associazione Cori della Toscana conta 151 cori iscritti, un mondo apprezzato al punto che nel 2023, alla ex Gkn fu organizzato un convegno di cori e centinaia di persone accorsero per cantare insieme "Occupiamola", inno alla dignità degli operai licenziati.

A Firenze ogni coro ha la sua personalità e vocazione: sul fronte dei diritti civili c'è Choreos il coro Lgbtqia+ di Firenze del maestro Simone Faraoni che prova in via Bronzino al circolo Arci 25 Aprile: settanta elementi di tutte le identità di genere e di tutti gli orientamenti sessuali.

Canzoni di resistenza, libertà e rivolta caratterizzano Le Musiquorum di Maria Grazia Campus, un coro al femminile che anima spesso le mobilitazioni sociali e civili.

Il Piccolo coro Melograno diretto da Laura Bartoli è un coro per bambine e bambini a partire dai 4 anni di età, con sede in via Gino Capponi.

Il coro Animae Voces diretto dal maestro Edoardo Materassi vanta 40 elementi e molte occasioni di apprendimento, come workshop all'estero, concerti in alta montagna, scambi culturali con cori e maestri di tutto il mondo: negli ultimi mesi a Firenze Animae Voces ha cantato con cori australiani, coreani e norvegesi. Il repertorio (più di 400 pezzi) esplora ogni genere musicale e le collaborazioni sono tante e prestigiose: dalla polistrumentista Claudia Bombardella a Saverio Lanza e Cristina Donà, fino al compositore Andrea Portera, che ha voluto Animae Voces per la sua opera di musica contemporanea "Isacco il figlio imperfetto".

Con la Pink Floyd Legend Orchestra, autorevole cover band del leggendario gruppo musicale, il coro di Materassi sta preparando lo spettacolo "Atom Earth Mother" che sarà al Teatro Verdi di Firenze il 10 ottobre. "Qui non si chiude mai uno spartito senza averne aperti altri due - dice Alessio, un recente acquisto – infatti stiamo già provando il 'Sacred Concert' di Duke Ellington che il coro porterà in scena il 18 ottobre al Manzoni di Pistoia, in collaborazione con il direttore Daniele Giorgi".

A Sesto fiorentino c'è anche il Menura vocal ensemble, coro femminile a cappella con un repertorio che varia dalla polifonia classica, pop e jazz, fino al genere etnico.

Tra i cori tradizionali con vocazione più classica spicca il coro Harmonia cantata del maestro Raffaele Puccianti.

E per finire, sulle colline troviamo il Coro di Settignano, diretto dalla mezzosoprano Patrizia Scivoletto, circa 80 persone che si trovano all'auditorium della scuola Dino Compagni.

Di cori ce ne sono anche altri e sarà facile scoprirli per chi fosse incuriosito. Ma attenzione, non c'è spazio per il narcisismo nel canto in coro, le voci devono amalgamarsi armonicamente, niente a che vedere con il virtuosismo individualista dei talent: qui si trasmette pace e bellezza attraverso uno strumento semplice a disposizione di tutti, la voce, e tanta voglia di stare insieme.

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Senza dimora e animali da compagniaRedazione · Dal basso

!Senza dimora e animali

Sezione: DAL BASSO

Una recente ricerca pubblicata sul Journal of Social Distress and Homelessness getta luce su un fenomeno poco studiato ma di grande impatto sociale: il legame tra persone senza dimora e i loro animali da compagnia. Lo studio dimostra come questo rapporto sia spesso vitale per gli individui in condizioni di estrema difficoltà, offrendo non solo conforto emotivo ma anche una ragione per vivere.

Attraverso interviste e analisi condotte su un campione di senzatetto negli Stati Uniti, i ricercatori hanno identificato tre funzioni chiave degli animali da compagnia: 1. Supporto emotivo: l'animale diventa un antidoto alla solitudine e alla depressione, offrendo affetto incondizionato. 2. Struttura e responsabilità: prendersi cura di un animale dà un senso di scopo e routine, contrastando l'abbandono di sé. 3. Protezione e sicurezza: molti intervistati hanno segnalato che il proprio cane li ha difesi da aggressioni.

Per contro, non mancano gli ostacoli che i senza dimora affrontano a causa di questo legame: 1) strutture inaccessibili: la maggior parte non accetta animali, costringendo molte persone a dormire all'aperto pur di non separarsi dal compagno. 2) stigma sociale: i senzatetto vengono spesso giudicati incapaci di occuparsi di un animale, un pregiudizio che ignora la qualità del rapporto. 3) mancanza di cure veterinarie: l'impossibilità di accedere a servizi sanitari per animali aggrava le difficoltà.

La ricerca indica anche delle soluzioni: si tratta di adottare politiche più inclusive a partire da alloggi pet-friendly per emergenze e percorsi di reinserimento, servizi veterinari mobili o a basso costo dedicati, formazione per operatori sociali, per riconoscere il valore terapeutico di questo legame. Per chi vive in strada un animale può fare la differenza tra la disperazione e la speranza. Non integrare questa realtà nei servizi sociali non è solo una questione di benessere animale, ma l'ennesima opportunità da non perdere per dare dignità e diritti.

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9Cultura2 articoli
C'era una volta la bellezza pubblicaTomaso Montanari · La vita messa a nudo - Cultura

!C'era una volta la bellezza pubblica

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - Arte e Povertà | Autore: Tomaso Montanari

Ai tempi di Cosimo de' Medici Firenze era meno escludente di oggi

Come Augusto aveva fatto con Roma, Cosimo trasformò la vecchia Firenze ancora in gran parte medioevale e repubblicana in una città indissolubilmente legata alla sua personalità di autocrate.

Ancora oggi i fiorentini vivono tra i segni del suo dispotismo: culturalmente splendido, ma repressivo e sanguinario in misura inconsueta anche per i tempi in cui visse. Con una banale passeggiata per le vie del più modaiolo shopping fiorentino chiunque può rendersene conto: si parte da Piazza della Signoria, dove la sua statua equestre in bronzo pareggia Cosimo a un imperatore romano, e si passa sotto il loggiato dei suoi Uffizi, sulla cui facciata ancora lui ci guarda da un marmo colossale.

Lo sguardo scrutatore del principe non ci abbandona nemmeno su Ponte Vecchio: sopra di noi corre il Corridoio vasariano, strada segreta e coperta attraverso la città, e la nostra vista spazia verso il superbo Ponte a Santa Trinita, ornato con enormi teste di capro (l'emblema del Capricorno, segno zodiacale che Cosimo condivideva con Augusto, e che sul modello di questi elesse a simbolo). E poi la sterminata reggia di Pitti, con il giardino di Boboli: simbolo esplicito della monarchia. Ovunque busti di Cosimo, e colonne piantate alla romana in mezzo alle piazze: in onore di questo piccolo, nuovo 'imperatore'.

A Firenze nessuna rivoluzione ha abbattuto i segni bellissimi della sovranità di quell'uomo della Provvidenza. Ma la Rivoluzione Francese (1789), la lenta costruzione otto-novecentesca della democrazia e la Costituzione della Repubblica (1948) hanno dato la sovranità al popolo, e oggi tutti quei segni hanno anche un altro significato, perché attraverso il comune possesso e la conoscenza rappresentano la dignità del popolo sovrano.

Che non siano discorsi astratti serve a capirlo la testimonianza di un'umile cuoca fiorentina del Dopoguerra: "In Piazza Santo Spirito c'erano tutti quei meravigliosi palazzi. Quando mi sposai tornai di casa in via Maffia. Avevo una casa che era un tugurio, ma aveva una finestra sul retro che la si affacciava su tutti quei bei palazzi e di lì si vedevano le meraviglie: riuscivo a vedere persino Palazzo Pitti e Boboli".

La povertà privata era in qualche modo riscattata da una bellezza pubblica: una bellezza di tutti. La reggia di Pitti intravista dalle finestre riusciva a innalzare, a nobilitare e soprattutto a umanizzare quel tugurio: la sovranità del granduca era ora la sovranità di tutti, anche degli ultimi.

Ci crediamo ancora, nell'età che trasforma le città in brand, le persone in 'capitale umano'? Ci crediamo ancora in questa Firenze capitale del lusso esclusivo, cioè che esclude?

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La magia del colore sveglia le coscienzeLaura Tabegna · Cultura

!La magia del colore

Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna

Le grandi tele di Marco Eracli raccontano il nostro mondo convulso

Per prima cosa ci confessa di non riuscire a stare mai fermo, soprattutto con il pensiero. Questa inquietudine creativa si percepisce subito, anche senza conoscere Marco Eracli, perché le sue opere sono lo specchio di un'interiorità profonda e complessa, espressa in maniera autentica attraverso un medium d'eccezione: il colore.

Talento istintivo, autodidatta, viaggiatore, Eracli è tornato alla pittura con la pandemia e ha conquistato l'attenzione di critici importanti. Fiorentino purosangue, soprattutto per la sincerità disarmante e tagliente, Marco non nasconde il disagio psicologico che lo accompagna da tempo, ma nemmeno la sapienza che lo rende pienamente cosciente di essere un maestro del colore.

Neuromarketing, cromoterapia, cromologia sono materie conosciute da quest'artista, protagonista di una recente personale alle Giubbe Rosse. "Il colore è subdolo e agisce nel tempo, in maniera subliminale sul pensiero e sul comportamento umano. – ci racconta Eracli nella sua stanza-studio all'Albergo Popolare di Firenze – Lo sanno bene i grandi brand, che usano specifici colori per attrarre i consumatori verso un prodotto. Ma i primi ad avere consapevolezza del potere del colore sono i professionisti della cosmesi del viso e del corpo, abili 'manipolatori' di seduzione".

Nelle sue grandi tele, Marco Eracli agisce proprio come le "eminenze nere" del marketing, ma rovesciando l'obiettivo. Il colore non serve a comandare in maniera subdola il pensiero, ma a svegliare la coscienza. Per fare questo, l'artista presenta grandi mondi, quasi fiabeschi, senza gravità, agitati da colori fluo, da maschere, occhi spalancati, cavalli in corsa, popolati da un'umanità puntiforme, massa impotente preda di un moto misterioso. I colori accesi, l'innocenza infantile e le composizioni da graphic novel non tradiscono lo spirito di denuncia, ma anzi lo amplificano per contrapposizione.

I temi trattati da Eracli raccontano il nostro presente estrapolandone la verità grottesca, dall'orrore della guerra alla satira su Firenze "Disneyland del turismo". E poi l'equazione del tempo: "Per un vero artista - continua - il tempo non esiste, è un'invenzione della società. Il tempo è solo un intercalare tra la luce e le tenebre. Il colore, invece, da un punto di vista antropologico, è una delle cose che nessun conquistatore può imporre al popolo che sottomette. Il colore ce l'hai nel sangue". Sebbene emergano inquietudine, vertigine e, spesso, angoscia, i mondi di Eracli hanno una loro ordine misterioso, una metrica che guida in maniera silenziosa questo artista senza filtri accademici. "Colorare non è facile né difficile. Colorare è magico".

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Sommersi di stracci - Vestiti a bischeroFuori Binario · Capitalismo

!Sommersi di stracci

Sezione: CAPITALISMO | Autore: Fuori Binario

I danni del fast fashion, la moda a basso costo che sta distruggendo il pianeta. Una campagna di Greenpeace denuncia i guasti di un sistema che pensa solo al profitto

Shein, Temu, Zara, Ovs e H&M sono solo alcuni marchi che vendono, online e nelle nostre città, abiti a basso costo, prodotti a ritmo vertiginoso. Si tratta del fenomeno conosciuto come "fast fashion" che a molti pare conveniente ma che in realtà cela un modello industriale insostenibile che genera enormi danni ambientali e sociali, come ben sappiamo anche a casa nostra. Nonostante le promesse "green" e le etichette che parlano di capi riciclati o eco-friendly, nessun marchio di fast fashion può dirsi sostenibile. La logica dell'usa e getta è semplicemente incompatibile con qualsiasi forma di rispetto per il pianeta e per le persone. Greenpeace Italia ha lanciato una campagna per sensibilizzare i clienti della moda a basso prezzo individuando quattro punti critici.

Lo spreco di un ciclo senza fine

Il fast fashion si regge su un meccanismo distruttivo: produrre troppo e troppo in fretta. Marchi come Zara, H&M, Ovs, Shein, Temu, insieme a tanti altri, immettono sul mercato centinaia di nuovi modelli ogni settimana, alimentando una cultura dell'usa e getta che genera tonnellate di rifiuti tessili. Milioni di capi passati di moda finiscono così nelle discariche o vengono bruciati, con conseguenze ambientali devastanti. Ad Accra, in Ghana, il più grande mercato dell'usato è ormai sommerso da abiti inutilizzabili provenienti da Europa e Nord America. Realizzati con materiali scadenti, questi capi non possono essere rivenduti, riusati né riciclati, vengono così bruciati all'aperto, sprigionando fumi tossici. Nel deserto di Atacama, in Cile, continuano ad accumularsi montagne di abiti scartati, provenienti da Stati Uniti, Europa e Asia. Immagini satellitari mostrano un disastro ambientale in uno degli ecosistemi che dovrebbe essere tra più incontaminati del pianeta.

I costi ambientali nascosti

Il fast fashion consuma in maniera spropositata anche risorse naturali ed energia. Per produrre un solo paio di jeans servono fino a 7.000 litri d'acqua. Una maglietta? Richiede circa 2.700 litri, l'equivalente di quello che una persona beve in quasi tre anni. Le coltivazioni di cotone richiedono enormi quantità di acqua e pesticidi, mentre il poliestere contribuisce all'inquinamento da microplastiche di oceani e fiumi. Persino i cosiddetti tessuti "sostenibili" richiedono processi ad alta intensità energetica e trattamenti chimici che danneggiano gli ecosistemi. Greenpeace ha rivelato come solo per la tintura dei tessuti si usano ogni anno 1,7 milioni di tonnellate di sostanze chimiche, molte delle quali finiscono nei corsi d'acqua dei Paesi produttori, spesso nel Sud del mondo, inquinando ecosistemi e fonti di acqua potabile. L'impronta ambientale di questa filiera è preoccupante anche per il fenomeno dei cambi. Gli abiti resi gratuitamente dopo l'acquisto sui più famosi e-commerce (Amazon, Temu, Zalando, Zara, H&M, OVS, Shein, ASOS), un malcostume tipico della nostra società dei consumi, percorrono infatti decine di migliaia di chilometri, spesso solo per essere gettati o bruciati.

Il costo umano: lo sfruttamento dei lavoratori

Il fast fashion fallisce anche sul fronte dei diritti dei lavoratori. I marchi più famosi, ma non solo, si affidano spesso a manodopera a basso costo in Paesi con scarse tutele ambientali e lavorative. Le fabbriche in Bangladesh, Vietnam, Cina e molti altri Paesi sono note per le condizioni di lavoro poco sicure, i salari da fame e l'inquinamento che devasta la vita delle comunità locali. Come abbiamo raccontato più volte questo è però un fenomeno che riguarda purtroppo anche le fabbriche toscane.

La trappola del greenwashing

Perché il fast fashion continua a prosperare? Perché incoraggia l'acquisto impulsivo, nascondendo il proprio impatto dietro una patina di sostenibilità. Molti marchi infatti promuovono collezioni "sostenibili", senza cambiare nulla nel proprio modello produttivo. Il risultato è un'enorme operazione di greenwashing, di mera ripulitura di immagine: a niente servono piccoli accorgimenti di facciata, mentre la produzione resta smisurata. La verità è che nessun marchio può dirsi sostenibile se continua a produrre milioni di capi ogni anno. Infine, anziché assumersi le proprie responsabilità, spesso le aziende cercano di aggirare le regole. Shein, ad esempio, investe in attività di lobbying per ottenere politiche favorevoli. Ha arruolato l'ex Commissario europeo Günther Oettinger per influenzare le normative a suo favore, e anche l'ex ministro francese Castaner è impegnato a difendere il marchio nonostante i danni ambientali e sociali ampiamente documentati.

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11Attualità1 articolo
Attualità - Notizie breviVari (redazione, Clara Baldasseroni, Ornella De Zordo) · Attualità

!Attualità

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Zone rosse fuori legge

Il Tar della Campania ha annullato le ordinanze con cui il prefetto di Napoli prorogava l'istituzione delle cosiddette "zone rosse", aree sottoposte a severe restrizioni per motivi di ordine pubblico e sicurezza. I giudici hanno ritenuto illegittimo il provvedimento, per mancanza di una adeguata motivazione e per l'eccessiva durata delle misure. Le "zone rosse", introdotte come strumento straordinario per contrastare fenomeni criminali o situazioni di degrado, nel tempo sono diventate permanenti, colpendo soprattutto quartieri già marginalizzati. La decisione del Tar riaccende il dibattito: da un lato, c'è chi difende le zone rosse come necessarie per garantire sicurezza, dall'altro, cresce la critica verso un approccio che criminalizza intere zone con i loro abitanti, aggravando le disuguaglianze sociali. Limitare i diritti senza investire in politiche sociali, educative e di integrazione, significa solo spostare il problema altrove, creando ulteriore sfiducia nelle istituzioni. Questa sentenza potrebbe essere l'occasione per ripensare davvero la sicurezza, puntando su prevenzione e inclusione invece che su divieti e repressione.

Da Barbiana per la pace

Partirà da lì una lunga marcia che si congiungerà alla Perugia-Assisi

Il 30 Settembre partirà da Barbiana per la prima volta una lunga marcia per la pace attraverso l'Appennino dell'Italia centrale, che si ricongiungerà alla 64° edizione della tradizionale Perugia-Assisi.

La marcia Barbiana-Perugia-Assisi presenterà epicamente il bisogno di pace che tutti noi sentiamo sempre più forte, e darà la possibilità di incontrarsi per scambiare idee. Sarà un'esperienza in grado di creare aggregazione dal basso, senza escludere nessuno, e permetterà ad ognuno di farsi "l'unico responsabile di tutto" per dirlo con le parole di don Milani (dalla 'Lettera ai giudici').

Ripercorrere gli scritti di Lorenzo Milani aiuta ancora una volta a porre l'attenzione su vari problemi, come le divisioni che tutt'ora affliggono il nostro tempo: "Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri" (dalla 'Lettera ai Cappellani Militari Toscani'). L'enorme divario che si sta frapponendo tra ricchi e poveri (dati alla mano: il 10% della popolazione detiene l'85% delle ricchezze del pianeta, mentre per inverso il 90% ne ha solo il 15%) detta la necessità di cercare nuovi modelli per una convivenza umana giusta e sostenibile. È necessario bloccare il consumismo, responsabile dei nuovi inutili bisogni scaturiti dallo scempio ambientale, che si soddisfano attraverso lo spreco delle risorse della Terra dovuto alle volontà assuefatte alle logiche del profitto e alle guerre.

È anche sull'onda della solidarietà che si svolgerà questa grande esperienza collettiva: la lunga camminata durerà 13 giorni per un totale di 228 km (di cui gli ultimi 24 saranno Perugia-Assisi), da suddividere in 13 tappe. Ogni giorno si camminerà per 5/6 ore, a seconda della lunghezza delle tappe, da fare tutte o in parte in base alle esigenze e alle disponibilità. Per partecipare alla marcia non è necessaria la prenotazione, basta presentarsi alla partenza muniti del necessario per il viaggio e per il pernottamento. Per contatti e informazioni: www.marcia.barbianassisi.it e marcia.barbiana.assisi@gmail.com. Clara Baldasseroni

La Corte boccia i CPR in Albania

Un nuovo e durissimo colpo è arrivato per il governo sulla questione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR)

Dopo la Cassazione, anche la Corte Costituzionale ha affossato le norme che permettevano la detenzione amministrativa fino a 18 mesi di migranti innocenti, privati della libertà senza adeguate garanzie giuridiche.

Come denunciato da avvocati, movimenti e partiti – spesso ingiustamente accusati di favorire l'immigrazione irregolare – i CPR erano un sistema extra legis, basato su procedure arbitrarie e standard di tutela inferiori a quelli previsti per i detenuti nelle carceri. Una vera e propria deriva illiberale, che istituzionalizzava un "diritto parallelo" in cui la libertà personale poteva essere revocata con un semplice atto amministrativo.

Questa sentenza non cancella solo una vergogna, ma anche un pericoloso precedente antidemocratico. Tuttavia, la battaglia non è finita: ora tocca al Parlamento legiferare in modo chiaro, mentre il governo – già autore di misure liberticide come il decreto Sicurezza – potrebbe tentare nuove strade repressive.

Grazie Marzia

Addio a una donna ferma e generosa, anima del Movimento di Lotta per la casa

Il 2 luglio di quest'anno Firenze ha perso un altro fondamentale pezzo dello storico Movimento di lotta per la casa. Dopo Lorenzo Bargellini, che di quel movimento è stato il cuore e la guida, se n'è andata la compagna Marzia Mecocci, che dopo la perdita di Lorenzo aveva continuato con caparbietà a lottare in difesa di chi la casa non l'aveva o ne veniva sfrattato. La sua azione, punto di riferimento per la parte più fragile di questa città, continuava infatti con la Rete Antisfratto e nell'Associazione Solidarietà Alternativa, che con la sua attività di supporto legale e di informazione, presta aiuto a chi non riesce a districarsi nella burocrazia di pratiche essenziali per far valere i propri diritti.

La sua morte lascia un vuoto incolmabile in chi ha fatto della battaglia per il diritto all'abitare una ragione di vita.

Marzia aveva imparato molto da Lorenzo, "Mao", che per decenni aveva guidato le lotte abitative fiorentine. Quando Bargellini morì nel 2017, lei ne raccolse il testimone con la stessa determinazione, trasformando il dolore per la perdita in energia per continuare. Dietro l'attivista c'era una donna che sapeva ascoltare prima di parlare, che accompagnava le persone negli uffici comunali, che organizzava turni e presidi antisfratto senza mai mettersi in mostra.

Nei miei 10 anni di opposizione in consiglio comunale a Firenze sono stata al suo fianco in molte delle battaglie in difesa di persone sfrattate e in occupazione abitativa. Nelle occupazioni, nei presidi e nei picchetti antisfratto, ci ha mostrato con fermezza e generosità che l'azione per cui eravamo lì era sempre umana e politica insieme. Con la Marzia, e grazie a lei, abbiamo cercato di costruire un pezzo di città meno indifferente, più accogliente, o anche solo meno feroce verso chi la società tende a scartare. Lorenzo, Marzia e il Movimento di Lotta per la casa sono stati compagni di strada preziosi, un punto di riferimento costante nella città che resiste e non si arrende.

Con Fuori Binario l'abbiamo ricordata il 30 agosto scorso in una serata a lei dedicata con i compagni e le compagne di una vita. Ornella De Zordo

Contro gli abusi in psichiatria

Con la sentenza n. 76 del 2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittimo l'articolo 35 della legge Basaglia che regola il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Violati art. 13 (libertà personale), 24 (difesa) e 111 (giusto processo). Cosa cambia? D'ora in poi ci sarà l'obbligo di notifica al paziente o al legale, il giudice dovrà ascoltare l'interessato prima di convalidare e non saranno più ammesse videochiamate, l'audizione andrà fatta in presenza. Intanto, il TSO resta spesso abuso: contenzione, sedazione, ricatti terapeutici. Nonostante la chiarezza della sentenza permangono dubbi sulla sua effettiva applicazione. Già il Tribunale di Milano ha proposto audizioni in videochiamata, sollevando timori di un ulteriore svuotamento delle tutele. Inoltre, come denuncia il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, il TSO spesso si trasforma in un percorso coercitivo a lungo termine, con abusi come contenzione fisica e sedazione forzata, strumenti che la sentenza implicitamente mette in discussione. La sentenza è un passo, ma senza controlli seri, tutto resta come prima.

Censimento delle persone senza dimora

Si terrà all'inizio del 2026 la Rilevazione delle Persone Senza Dimora nelle 14 Città Metropolitane italiane, tra cui Firenze. Una "fotografia notturna" per conoscere meglio il fenomeno della grave emarginazione adulta, raccogliere dati utili e migliorare le politiche e i servizi dedicati alle persone che vivono in strada. La Rilevazione è un'occasione preziosa di collaborazione tra istituzioni, enti locali, terzo settore, servizi sociali, università, mondo della ricerca e cittadinanza attiva. L'Istat ha incaricato per il censimento la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD) che si avvarrà di persone volontarie e operatori esperti che individueranno e incontreranno le persone che non dispongono di un alloggio stabile e sicuro. Il progetto permetterà all'Istat, entro il 2026, di rilasciare dati e informazioni che rivestiranno un ruolo centrale nella progettazione di un sistema informativo per il monitoraggio continuo delle gravi emarginazioni. Per informazioni: comunicazione@fiopsd.org

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Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzoVari (Marta Benettin, Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Rubriche

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Quel sottile privilegio

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Qualche tempo fa ho lanciato un sondaggio anonimo online tra i miei conoscenti: 194 risposte. Un campione piccolo e non rappresentativo, ma con un dato interessante. La maggior parte delle donne si definiva femminista, ma solo poco meno del 70% crede che in Italia gli uomini, solo per il fatto di essere nati maschi, siano privilegiati.

Forse pensiamo al privilegio come a qualcosa che esiste altrove, dove solo i figli maschi possono studiare o lavorare. Da noi, nessuno vieta alle bambine di fare "cose da maschi". Ma siamo sicuri che le carte non siano comunque truccate, anche se in modo meno evidente? Magari non in famiglia, ma potrebbe essere da parte della società, a scuola, negli club sportivi, ecc ovvero tutti i luoghi frequentati dai nostri bambini e bambine.

Tre domande: Ascoltate le conversazioni al parco o sull'autobus: alle bambine si dice di non sporcarsi, di non urlare, di essere tranquille. Con i bambini vi capita mai di sentire "Eh, è vivace"? Entrate in un negozio di giocattoli: ancora oggi, nel 2025, vedete scaffali con scatole rosa (e solo rosa!) con bambole, cucine e ferri da stiro in miniatura da una parte, e colorate macchinine e attrezzi da lavoro dall'altra? Sfogliate oggi i libri per bambini: non ci sono mai mamme che cucinano, bambine che aiutano in casa mentre i papà leggono il giornale e i fratellini giocano?

Se avete risposto sì anche solo a una di queste domande, iniziate notare quel privilegio maschile che, pur essendo meno visibile, è reale e rende la vita delle donne più difficile. Quando un maschio e una femmina stanno facendo la stessa cosa, ricordatevi che la donna ci è arrivata nonostante la partita a carte truccata.

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La cipressa sonora

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Più di 250 anni d'età e ben oltre 400 cm di circonferenza: sono due delle informazioni presenti nella scheda del Registro degli Alberi di un cipresso di notevoli dimensioni che per età, per la generosa circonferenza e per il bel portamento con branche ascendenti a candelabro e un fusto con marcati contrafforti si è meritato il titolo di Albero Monumentale d'Italia.

Ma questo esuberante antenato verde non è chiuso in un museo, tutt'altro: fino agli anni '60 del secolo scorso vegetava nel resede del Circolo Ricreativo di Rimaggio, tra via di Quarto e via di Vernalese, nel Comune di Bagno a Ripoli (Fi).

Il suo generoso tronco costeggiava la pista da ballo esterna, al punto da essere ribattezzato "la Cipressa sonora" perché chissà quante orchestrine ha avuto modo di ascoltare nei decenni, con piacere o rassegnazione. Testimone dei giorni di festa, la cipressa, ma anche dei giorni di lavoro, in quella comunità antica di "curandai" e lavandaie, quando le donne umili lavavano i panni sporchi dei signori per pochi spiccioli, signori che a Rimaggio avevano belle residenze fuori città, dove si recavano nei fine settimana o in periodi di vacanza o anche solo per cambiare aria e far festa, loro che potevano.

Adesso sono Mara e Daniele, due privati cittadini, a possedere quello spazio e ad avere acquisito con esso, l'orgoglio, il senso di responsabilità e la cura della cipressa maestosa, e ci hanno tenuto tantissimo all'iscrizione nel registro degli Alberi, per tutelarla nel presente e nel futuro. "Bisogna conoscere gli alberi: la conoscenza è l'anticamera dell'amore": l'ha scritto Paolo Pejrone, architetto e paesaggista autore del bel libro "In giardino non si è mai soli". Amare gli alberi è un modo per migliorare le nostre vite.

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Un kit autoprodotto è per sempre

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Si fa un gran parlare di un kit di sopravvivenza di tre giorni nel caso malaugurato dovesse scoppiare una guerra, ma qui ormai non si sa neanche quando cominciano, figuriamoci se sappiamo quando finiscono! Quindi i tre giorni sono tanto per dire... intanto noi non possiamo che leggere l'incapacità totale del nostro territorio di sostenerci in una situazione di crisi di questo tipo: durante la seconda guerra mondiale gli abitanti della piana di Firenze si sono nutriti con i prodotti degli orti e i pesci dell'Arno, ora gli orti vicini alla città sono tutti parcheggi e in Arno non si pesca più nulla di buono.

Anche sul piano energetico va detto che siamo in una condizione di fragilità, ma in questo campo potremmo fare qualcosa come affidare ad ogni cittadino la possibilità di produrre l'energia elettrica minima indispensabile.

Certo per questo bisogna maturare la consapevolezza che l'energia elettrica è un presidio medico, che da consumatori si diventa produttori e si può creare ricchezza invece di consumarla, cosa che di questi tempi farebbe comodo. Non serve tanto: 2 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, due batterie da 100 Ampere, un regolatore di carica, un inverter e una striscia di led. Con queste cose ci si garantisce la luce, l'elettronica e gli apparecchi elettromedicali tutti i giorni, meno qualcuno intorno a Natale; nelle tre stagioni calde si può alimentare un frigo da campeggio per le medicine e gli alimenti deperibili. Tutto ciò richiede un piccolo sforzo d'orgoglio: acquisire la G.K.N. nel patrimonio pubblico.

  • privilegio maschile
  • femminismo
  • genere
  • stereotipi
  • educazione
  • cipresso
  • albero monumentale
  • Bagno a Ripoli

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13Segnalazioni1 articolo
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni

!Alfabeto - 21 proposte

Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.

  • A - AMORE: Il carcere è un'Istituzione che mutila per sempre anima e corpo di chi lo abita. "L'amore in gabbia" è un'inchiesta di Donatella Stasio che attraversa carcere, povertà e desiderio negato. Gianluca, cresciuto nella periferia milanese tra silenzi e abbandono, entra in carcere a 17 anni. Undici anni di celle, violenza, solitudine, ma anche studio, resistenza e tentativi di rinascita. Donatella Stasio ne ricostruisce la traiettoria tra esclusione e riscatto. Un atto politico che denuncia cosa accade quando si nega ai corpi poveri il diritto all'intimità. https://bit.ly/475L2Se
  • B - BENE: A Napoli, il turismo di massa ha trasformato profondamente il centro storico e il tessuto socio-economico. In questo scenario, operano grandi enti del Terzo settore nei quartieri Sanità, Forcella e Quartieri Spagnoli, offrendo servizi oltre l'assistenza classica. Agiscono tra pubblico e mercato, influenzando politiche urbane e narrazioni dominanti. Tuttavia, le loro strategie imprenditoriali puntano più al profitto che al benessere collettivo, generando precarietà e contraddicendo le promesse di inclusione e vivibilità. Lo racconta Luca Rossomando nel saggio "L'impresa del bene". Qui la recensione di Lucia Tozzi: https://bit.ly/4m57Eqw
  • C - CORPO: "Vi chiedo di non filmarmi quando sarò uccisa. Filmarmi per quale motivo, per esporre ancora una volta il tradimento del mondo? Riuscirete a fermare la guerra per la mia morte? Perché siete ancora silenziosi? Siamo testimoni di scene di morte e di persone che vengono bruciate vive. Gente bruciata viva. Riuscite ad immaginarvelo? Sono scene che si ripetono ogni giorno, e il mondo rimane in silenzio. Quanto silenzioso e complice è il mondo…". Queste parole le ha pronunciate una ragazza palestinese di fronte alla telecamera, forse del proprio telefonino. Le ha raccolte la giornalista Paola Caridi, sul proprio blog Invisible Arabs. https://bit.ly/45aFfIz
  • D - DESTRA: "La destra e le donne" di Sara Lucaroni è un'indagine documentata su come la destra italiana ha costruito e manipolato l'immagine femminile, dal fascismo a oggi. Dalle frasi sessiste di Mussolini al berlusconismo dei corpi-merce, fino all'attuale governo guidato da una donna di destra, Lucaroni smonta miti, retoriche e pregiudizi. Tra maschilismo culturale, stereotipi e ruoli imposti, il libro ricostruisce una lunga storia di controllo patriarcale, svelando quanto il passato continui a pesare sul presente. https://bit.ly/45553pq
  • E - EMERGENCY: A Gaza la popolazione è provata da oltre un anno di conflitto: i bisogni rimangono di tutti i tipi. I medici di Emergency curano indistintamente coloro che subiscono le conseguenze della guerra. Sono a Gaza e in Ucraina per fornire cure alla popolazione civile. Ma rimangono anche in Sudan, dove una guerra dimenticata continua a fare vittime. E continuano a curare ogni giorno migliaia di persone in Afghanistan e in Iraq. Sebbene curare costa molto meno che produrre armi per ferire e uccidere, per continuare ad operare Emergency ha bisogno di fondi, che chiede un contributo a tutti coloro che intendono supportare le sue attività. Si può donare dal sito: https://sostieni.emergency.it/
  • F - FIGLI: Avere un figlio, oggi, è una scelta che non ha nulla di scontato. Accanto alla precarietà economica e lavorativa e all'incertezza del futuro, fra le ragioni dei ragazzi e delle ragazze c'è anche una velata (ma non troppo) accusa a noi adulti, che padri e madri lo siano già: «Guardare voi, non ci fa venire voglia di diventarlo», dicono. Il mensile Vita ha preso sul serio questa provocazione, mettendo attorno a un tavolo dodici esperti: una riflessione a più voci per vedere meglio i giovani, ma anche noi stessi. Il risultato è il podcast "Perché non vogliamo figli, il ruolo degli adulti." https://bit.ly/4o9QEB1
  • G - GRAMSCI: Nel carcere di Turi, alcuni detenuti hanno realizzato "L'albero del riccio", libro tattile con inserti in Braille ispirato alla fiaba scritta da Gramsci in prigione. Frutto del progetto conTatto, il libro è interamente creato a mano con materiali sensoriali, per lettori con disabilità. Oltre a offrire formazione e nuove competenze, il laboratorio è un'occasione concreta di riscatto, lavoro e reinserimento. Ogni copia è unica, come le storie di chi l'ha prodotta, e contribuisce alla costruzione di un futuro possibile, dentro e fuori le mura. https://bit.ly/3GOSIxI
  • H - HI HA: Al Festival Medimex di Taranto, il tema della Strada si intreccia con l'identità del Mediterraneo, visto come via di connessione tra popoli e culture, un immenso bacino culturale fatto di contaminazioni, sperimentazioni, viaggi millenari. Medimex quest'anno ha proposto diverse voci femminili Mediterranee, fra cui Magalì Datzira giovane contrabbassista, cantante e compositrice barcellonese. Il suo è un universo musicale che spazia dal funk al pop elettronico, dai suoni più intimi e mediterranei, ai ritmi urbani. Il suo ultimo album è "La salut i la bellesa", in cui l'amore e l'amicizia sono dei pilastri in questo mondo ultraconnesso. La prima traccia è "Hi Ha un abisme". https://bit.ly/46vrEhi
  • I - IRRIDUCIBILI: "Irriducibili, Alterità dell'anima zingara" di Dijana Pavlović è un saggio-memoir che intreccia autobiografia, riflessione politica e memoria collettiva. Attrice e attivista rom, l'autrice denuncia persecuzioni, razzismo e assimilazione forzata, rivendicando l'alterità culturale di rom e sinti. Con parole intense e lucide, racconta un popolo sopravvissuto a genocidi, marginalità e stereotipi, e invita a conoscere un sapere non occidentale, fatto di oralità, riti, legami e resistenza. Un libro importante. https://bit.ly/45mXN9I
  • L - LETTERE: Sono migliaia le lettere degli italiani emigrati in Brasile. Ce le racconta Patrizia Giancotti nel podcast di Radio Rai "Le lettere degli emigrati italiani in Brasile". Le lettere raccontano le esperienze, le speranze e le difficoltà di chi ha lasciato l'Italia per cercare fortuna nel paese sudamericano. Queste testimonianze, spesso scritte a mano e inviate alle famiglie rimaste in patria, offrono uno sguardo intimo sulla vita degli emigranti, le loro relazioni, le loro paure e i loro sogni. Quasi tutte si soffermano su un aspetto, il più traumatico dell'esperienza: la lunga e spaventosa traversata oceanica gestita da "mercanti di carne umana". https://bit.ly/3J65A2Y
  • M - MARGINI: Il documentario di Francesco Tom "La Restanza: storie di montagna fra Toscana ed Emilia", esplora la scelta di vivere o restare nelle terre alte della Toscana, tra Alpi Apuane e Appennino Tosco-Emiliano. Attraverso un lavoro di campo immersivo, racconta le vite di chi resiste in territori marginali, tra carenza di servizi e lontananza delle istituzioni. Senza filtri o romanticismi, dà voce a chi vive queste aree con dignità e fatica, sollecitando politiche che valorizzino questi luoghi come bene comune. Un ritratto autentico di resilienza e appartenenza. https://bit.ly/3IUua6V
  • N - NIÑA: La Niña, pseudonimo di Carola Moccia, cantautrice e polistrumentista napoletana, ha vinto la Targa Tenco 2025 per il Miglior Album in Dialetto con "Furèsta". Il disco, interamente in napoletano, fonde tradizione popolare e sonorità contemporanee, dando vita a un "rito sonoro" che unisce Napoli al mondo. Un'opera intensa e originale, che conferma il talento dell'artista e valorizza la musica in dialetto, che, a dispetto del disinteresse dei media nazionali, è sempre in continua evoluzione. https://bit.ly/4kYTRAA
  • O - ORDINE: Malapolizia è una mappa online, nello stile Google maps, dei decessi avvenuti in Italia durante operazioni delle forze dell'ordine. Ideato dal giornalista Luigi Mastrodonato, il progetto colma un vuoto istituzionale in un Paese che, a differenza di altri europei, non rende pubblici questi dati. Dal 2000 a oggi, circa 70 le morti rilevate, spesso di persone straniere, segno di una profilazione razziale sistemica. Malapolizia è uno strumento utile contro l'impunità e l'opacità del potere. https://bit.ly/40IrqzM
  • P - PECORE: Venti anni fa, Laterza pubblicava "Pecore Nere", una serie di racconti su identità, razzismo e cittadinanza, affidati a quattro autrici di seconda generazione. Igiaba Scego, autrice di uno dei racconti, ha ricordato quel libro con queste parole: "il libro resta attuale perché nulla è cambiato: la legge sulla cittadinanza è ancora assente, la rappresentazione resta monocolore e il razzismo persiste, anche a sinistra. La politica, soprattutto quella progressista, non ha mai lottato davvero. Serve ora una narrazione nuova e un lavoro culturale profondo per costruire un'Italia inclusiva e consapevole del proprio futuro." Il libro continua ad essere in catalogo. https://bit.ly/44TvsYy
  • Q - QUADRO: "Morire di Stato", pubblicato da Cronache Ribelli, raccoglie storie di persone morte in Italia, dal 1945 a oggi, in circostanze legate ad apparati statali: forze dell'ordine, carceri, sanità, giustizia. Non è un'inchiesta né un saggio, ma un archivio di memoria, un quadro civile che riporta vicende spesso dimenticate o distorte. Il volume solleva domande cruciali sul rapporto tra cittadino e istituzioni, sulla giustizia e sulla responsabilità collettiva, mostrando come la violenza non sia un'eccezione, ma un fenomeno sistemico della nostra società. https://bit.ly/4fbBR4I
  • R - RINASCITA: Casale Monferrato, colpita dal disastro Eternit, è oggi simbolo di resistenza e giustizia civile. La comunità non ha ceduto al dolore per migliaia di morti da amianto, ma ha reagito con bonifiche, cultura e cura. La loro lotta ha riportato al centro dell'attenzione il legame tra salute, ambiente e legalità. Casale insegna cosa vuol dire resistere. L'amianto, con almeno 10 morti al giorno, resta una ferita aperta in tutta Italia. Rosy Battaglia lo racconta nel documentario "La rivincita di Casale Monferrato", ora disponibile sulla piattaforma openddb.it. https://bit.ly/45aGg3t
  • S - SUN (SOLE): Pochi giorni prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, migliaia di attiviste israeliane e palestinesi si sono riunite per chiedere pace. Dopo l'attacco e la durissima risposta israeliana su Gaza, i movimenti Women Wage Peace e Women of the Sun hanno ribadito la loro solidarietà: "Ogni madre, Araba e Israeliana, partorisce per far crescere, non seppellire". Nate dopo il conflitto del 2014, queste realtà femministe continuano a promuovere il dialogo nonostante guerra e occupazione. Un richiamo urgente a una pace possibile, ignorata dalla politica. womensun.org/; womenwagepeace.org.il/en/
  • T - TRASFORMAZIONE: "Se fossi Ugo" di Sergio Olivotti e Giulia Pastorino, è stato il miglior libro al Premio Andersen per lettori di età 3-6 anni, con questa motivazione: Per la vivacità e la ponderata irriverenza di una storia capace di parlare di identità, scoperta di sé e cambiamento. Per il sapiente dialogo, ritmato e intonato, tra testo e illustrazioni, in un continuo processo di trasformazione, surreale e esilarante. Per il determinato inno all'unicità di ciascuno, scevro da pregiudizi e dalle convenzioni. https://bit.ly/4l8Gn5o
  • U - UTOPIA: Combatants for Peace (Combattenti per la pace) è un movimento binazionale di ex combattenti israeliani e palestinesi uniti dalla scelta della nonviolenza come via di resistenza e trasformazione. Promuove co-resistenza all'oppressione, liberazione collettiva e pace fondata su giustizia ed uguaglianza. Riconosce la sofferenza di entrambi i popoli e rifiuta ogni narrazione disumanizzante. Attraverso il cambiamento personale e l'azione comune, dimostra che un futuro condiviso, libero da occupazione e discriminazione, è possibile. https://www.cfpeace.org/
  • V - VOCE: Nel libro "La vita è un profumo", Chiara Ingrao racconta la storia vera di Blessing, arrivata dalla Nigeria a dieci anni e accolta da Giovanna, "mamma per amore", a diciassette. Tra giochi, liti e affetto, emerge il coraggio di una ragazza segnata da traumi profondi, che scrive poesie piene di luce ma lotta con un dolore che, infine, la travolge. Sono proprio i suoi scritti che intrecciano, in un racconto commovente, memoria, poesia e denuncia, ed, in certo senso, restituiscono la sua voce. Un inno all'amore, all'identità afro-europea e alla forza di chi non smette di lottare, anche quando perde. https://www.produzionidalbasso.com/
  • Z - ZIG ZAG: Damian, 35 anni, fugge dalla Polonia e arriva a Roma in cerca di una nuova vita, dopo uno ZigZag fisico e umano. Senza soldi, trasforma una torre sopra la Stazione Termini nella sua casa. Si innamora di Sofia, senzatetto carismatica. Da un incontro casuale con i registi Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes nasce il documentario "San Damiano", che vuole mostrare il mondo dei senzatetto. Fin qui tutto bene. Il documentario ha infatti suscitato alcune critiche per scelte stilistiche che rappresentano i senza dimora come macchiette stereotipate, al limite di un razzismo involontario. L'importanza del documentario sta proprio nella capacità di innescare il dibattito sulla rappresentazione dei senza dimora. https://bit.ly/3H2k5Ey
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Tempo mercificatoValentina Baronti · Infine - Ultima pagina

!Tempo mercificato

Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti

Non possiamo chiudere a Ferragosto perché siamo anche "un presidio per il territorio e un punto di riferimento per la comunità locale". La direzione de I Gigli ha risposto così alle proteste dei sindacati per l'ennesima apertura in un giorno festivo, che poi hanno portato allo sciopero, unitario, non solo per il centro commerciale di Campi Bisenzio ma per tutta la regione.

Nell'afa insopportabile della piana, I Gigli sicuramente sono un luogo in cui si rifugiano intere famiglie nel tempo libero. Basta farci un giro per capire che molti non sono lì per comprare, ma solo per avere un posto in cui poter respirare. Sulle poltroncine nei corridoi ci sono ragazzine con la testa abbassata sui telefoni, genitori che sonnecchiano mentre i bambini dormono nei passeggini, anziane che se ne stanno semplicemente lì, sedute.

È una sorta di bar del paese del nuovo millennio, con la differenza però che nessuno parla, gioca a carte, interagisce, discute, smanaccia. Nessuno ride. L'apertura di Ferragosto diventa la goccia che fa traboccare il vaso già pieno del nostro tempo svenduto al consumo, anche quando i soldi per comprare in realtà non ci sono e non ci sono nemmeno per fare un Ferragosto fuori porta e tanto meno al mare.

E allora, andiamo a farci un giro ai Gigli, che è un caldo insopportabile, così si passa una mezza giornata, in un'infinita spirale che si stringe sempre di più intorno alle nostre vite e al nostro tempo. È estate, fa caldo e ai Gigli si sta freschi. Poi però arriverà l'autunno e pioverà e i fiumi si gonfieranno e ci ricorderemo di quel giorno in cui, con la piana allagata, otto morti, la gente intrappolata nei condomini, quello che oggi viene chiamato "un presidio per il territorio", ripulì in fretta e furia i propri pavimenti lucidi e riaprì, come se niente fosse, come se tutto intorno non fosse disperazione. Non riaprì per mettere a disposizione i propri spazi o la propria merce per chi non aveva più una casa. No. Il "punto di riferimento della comunità locale" riaprì per vendere.

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