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STORIE
Piero l'irrequieto
Barbara Cremoncini · Fuori Binario n. 276, Settembre 2025, pagina 7
!Piero l'irrequieto
Sezione: STORIE | Autore: Barbara Cremoncini
Mille lavori diversi, l'impegno sociale, l'incidente che lo ferma. Oggi ritrova l'entusiasmo collaborando con Fuori Binario
Piero aggiusta cose. Ha fatto la scuola alberghiera ma, all'occorrenza, sa fare di tutto: costruisce mobili, ripara biciclette. L'unica cosa che non è ancora riuscito ad aggiustare è se stesso. La sua vita è un insieme di tanti pezzi che non riescono a combinarsi fra loro, cercano ancora un collante. E così, nel frattempo, Piero vive alla giornata e ora, a 60 anni, si preoccupa per il futuro.
Gli anni migliori li ha passati in maniera burrascosa, percorrendo strade pericolose come tanti giovani negli anni Ottanta. "Quando ero adolescente, a Scandicci dove abitavo l'eroina circolava a fiumi. Conoscevo tutti nel giro e tutti conoscevano me. A 15 anni non avevo nulla, ho rubato per comprarmi le scarpe. Ma sono una persona schietta, se sentivo puzza di bruciato me ne andavo". Così ha sfiorato tante situazioni critiche senza bruciarsi fino in fondo e, dice, "il carcere, almeno quello sono riuscito ad evitarlo".
Ma non per questo la vita gli ha sorriso più di tanto. I suoi genitori si separano quando lui è ancora un bambino. Il padre se ne va e la madre, rimasta sola con lui e i suoi due fratelli, non regge al trauma. "La mamma stava male, ma io ero quello che sempre le buscava".
Non ci sono soldi così Piero finisce in collegio, dove sperimenta per la prima volta sulla sua pelle l'esistenza del privilegio di classe. Un concetto che le suore avevano ben chiaro. E che si stampa a chiare lettere anche nella coscienza di Piero. "A noi che non si pagava la retta perché eravamo poveri non davano il budino, mentre agli altri bambini, paganti, sì".
Poi un altro collegio, questa volta a Viareggio, per frequentare la scuola alberghiera. Finita la scuola, una serie di esperienze nella ristorazione, va anche all'estero: a Londra rimane due anni. Torna e apre tre studi di tatuaggi, lavora per alcune cooperative. "Non riesco a stare fermo, non mi concentro. Ho bisogno di cambiare, sempre".
Ma a cambiargli davvero la vita è un brutto incidente, in moto. Si rimette in piedi, ma la sua schiena ne risentirà per sempre. Altri guai di salute, più di recente, hanno limitato di molto la sua autonomia. E hanno messo fine, almeno per lui, anche all'esperienza che più ha sentito come sua, che per molti anni lo ha motivato dal punto di vista politico e sociale e gli ha dato una ragione di vita. Fin dai primi anni Novanta, infatti, Piero è insieme a Lorenzo Bargellini nel Movimento di lotta per la casa.
"Non si trattava di fare occupazioni e basta – spiega – c'era un disegno politico. Dare un tetto a chi non l'aveva, scegliendo realtà abbandonate per farle rivivere. Giustizia sociale ma anche solidarietà, creando comunità capaci anche di interloquire con il Comune. In pratica abbiamo fatto in tante occasioni il lavoro sporco per loro. Alcune realtà, tipo via Aldini, o via Giuliani si sono trasformate in autorecupero, a tutto vantaggio degli abitanti ma anche dell'amministrazione".
Una casa occupata, in via Bardelli, è stata anche l'ultimo domicilio di Piero prima dell'Albergo Popolare. "Ma non è finita bene, il gruppo originario, affiatato, con un chiaro obiettivo politico e la volontà di integrarsi nel quartiere, si è sfaldato, sono subentrate persone che volevano solo approfittare della situazione, portando caos, spaccio, delinquenza".
Ora per Piero quella stagione è finita, anche perché per motivi di salute non può più vivere nella precarietà. Finalmente riesce ad ottenere un posto all'Albergo Popolare di via della Chiesa dove, da un anno e mezzo, ha una stanza, pagando un piccolo affitto mensile. "Meno male, perché davvero stavo per mettermi il cappio al collo".
È all'Albergo Popolare che qualcuno gli indica Fuori Binario, a pochi metri da lì. Piero intravede una possibile àncora di salvezza. Ora è un punto fermo nel suo vivere alla giornata. La sua giurisdizione è il cortile, che lui provvede a tenere pulito e in ordine. Al momento sta costruendo delle panchine e delle fioriere con vecchi pancali, oltre a un impianto voce. Allo spazio ripulito e rinnovato si accede da un cancello su piazza Tasso, quasi un'oasi in questa torrida estate, per chi viene dalla polvere arroventata della piazza.
"Qui potrebbero essere fatte tante iniziative, aperte al pubblico. Un modo per accogliere ma anche l'occasione per portare musica e eventi di qualità nel quartiere". Si vede che ci tiene. L'entusiasmo di un tempo ritorna fuori. Ancora una volta, con tutti i suoi acciacchi, Piero aspetta solo di rimettersi in gioco.
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Uscito sul numero 276 (Settembre 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
