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INFOGRAFICA
Fare affari con la morte
Felice Simeone · Fuori Binario n. 276, Settembre 2025, pagina 5
!Fare affari con la morte
Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone
Il rapporto ONU di Francesca Albanese rivela chi fa profitti grazie allo sterminio del popolo palestinese
Nel giugno 2025, la Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese ha presentato al Consiglio per i Diritti Umani il rapporto A/HRC/59/23, "Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio". Il rapporto denuncia che l'eliminazione sistematica del popolo è il risultato di una fitta rete di interessi economici che trasformano Gaza e la Cisgiordania in un laboratorio di guerra, controllo e, soprattutto, profitto.
Per le industrie belliche, la guerra è un'occasione ghiotta. Elbit Systems, Lockheed Martin, Boeing, Airbus e l'italiana Leonardo forniscono droni, missili e sistemi radar utilizzati nei bombardamenti su aree densamente popolate. A queste si affiancano aziende che forniscono infrastrutture per raccolta di dati usati per sorveglianza, schedatura, spionaggio. Tecnologie nate per il mercato civile vengono integrate in operazioni militari e di controllo di massa. Attraverso il progetto Nimbus, Amazon e Google permettono il monitoraggio predittivo e l'archiviazione di dati biometrici raccolti, ad esempio, ai posti di blocco. Microsoft, Palantir, Cisco, Intel e HP sostengono la rete digitale dell'occupazione, dalle carceri ai checkpoint. La NSO ha sviluppato Pegasus, una app-spia per contrastare attivisti e giornalisti.
Rendere Gaza inabitabile fa parte del programma di espulsione dei palestinesi. Aziende come Hyundai, JCB e Volvo forniscono i mezzi per radere al suolo case, scuole e ospedali. La Caterpillar ha sviluppato appositamente per il governo israeliano il D9, un bulldozer armato usato sia per abbattere case che per sradicare ulivi. Nel frattempo, le colonie illegali hanno sviluppato un'economia che soffoca quella dei palestinesi. La Maersk, per esempio, immette prodotti agroalimentari delle colonie nel mercato globale, anche ricorrendo a un'etichettatura falsa.
Multinazionali dell'energia estraggono combustibili e materie prime dai territori occupati, gli stessi combustibili usati poi per far volare i bombardieri. Attraverso i canoni e i profitti derivanti dalle licenze per l'estrazione di gas, Chevron genera entrate fiscali multimilionarie per Israele, sostenendo di fatto il regime di apartheid e l'occupazione. Dati commissionati da Oil Change International mostrano che le forniture continuano nonostante la sentenza provvisoria della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) nel gennaio 2024, che afferma che Israele potrebbe plausibilmente commettere genocidio. La continuità territoriale è garantita da aziende che hanno realizzato collegamenti stradali e ferroviari da e verso le colonie.
Espulsione e sostituzione etnica sono supportate da colossi finanziari come Vanguard, Black Rock, Barclays. Parallelamente, piattaforme come Airbnb e Booking fanno profitti trasformando gli insediamenti illegali in attrazioni turistiche. Università straniere (fra cui l'MIT di Boston) collaborano con l'esercito israeliano per l'evoluzione della macchina militare. Nel suo libro rivelatore "Un giorno nella vita di Abed Salama", Nathan Thrall ha definito questo stato di cose "l'architettura dell'oppressione".
Un punto cruciale del rapporto di Albanese è che oggi tutte queste imprese sono consapevoli degli obiettivi che il governo israeliano persegue grazie ai loro servizi. Ma, invece di dissociarsi, dopo l'Ottobre 2023 il loro coinvolgimento si è intensificato, alimentando la più massiccia ondata di sfollamenti dal 1967. Dietro le macerie di Gaza non ci sono solo vittime invisibili: ci sono bilanci in attivo e portafogli azionari in crescita. Il rapporto chiede con urgenza che le aziende cessino ogni complicità, che governi e tribunali pretendano responsabilità penali e civili, e che la società civile interrompa i flussi di denaro che alimentano la macchina di sterminio.
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Uscito sul numero 276 (Settembre 2025), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
