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LA VITA MESSA A NUDO - CULTURA

C'era una volta la bellezza pubblica

Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 276, Settembre 2025, pagina 9

!C'era una volta la bellezza pubblica

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - Arte e Povertà | Autore: Tomaso Montanari

Ai tempi di Cosimo de' Medici Firenze era meno escludente di oggi

Come Augusto aveva fatto con Roma, Cosimo trasformò la vecchia Firenze ancora in gran parte medioevale e repubblicana in una città indissolubilmente legata alla sua personalità di autocrate.

Ancora oggi i fiorentini vivono tra i segni del suo dispotismo: culturalmente splendido, ma repressivo e sanguinario in misura inconsueta anche per i tempi in cui visse. Con una banale passeggiata per le vie del più modaiolo shopping fiorentino chiunque può rendersene conto: si parte da Piazza della Signoria, dove la sua statua equestre in bronzo pareggia Cosimo a un imperatore romano, e si passa sotto il loggiato dei suoi Uffizi, sulla cui facciata ancora lui ci guarda da un marmo colossale.

Lo sguardo scrutatore del principe non ci abbandona nemmeno su Ponte Vecchio: sopra di noi corre il Corridoio vasariano, strada segreta e coperta attraverso la città, e la nostra vista spazia verso il superbo Ponte a Santa Trinita, ornato con enormi teste di capro (l'emblema del Capricorno, segno zodiacale che Cosimo condivideva con Augusto, e che sul modello di questi elesse a simbolo). E poi la sterminata reggia di Pitti, con il giardino di Boboli: simbolo esplicito della monarchia. Ovunque busti di Cosimo, e colonne piantate alla romana in mezzo alle piazze: in onore di questo piccolo, nuovo 'imperatore'.

A Firenze nessuna rivoluzione ha abbattuto i segni bellissimi della sovranità di quell'uomo della Provvidenza. Ma la Rivoluzione Francese (1789), la lenta costruzione otto-novecentesca della democrazia e la Costituzione della Repubblica (1948) hanno dato la sovranità al popolo, e oggi tutti quei segni hanno anche un altro significato, perché attraverso il comune possesso e la conoscenza rappresentano la dignità del popolo sovrano.

Che non siano discorsi astratti serve a capirlo la testimonianza di un'umile cuoca fiorentina del Dopoguerra: "In Piazza Santo Spirito c'erano tutti quei meravigliosi palazzi. Quando mi sposai tornai di casa in via Maffia. Avevo una casa che era un tugurio, ma aveva una finestra sul retro che la si affacciava su tutti quei bei palazzi e di lì si vedevano le meraviglie: riuscivo a vedere persino Palazzo Pitti e Boboli".

La povertà privata era in qualche modo riscattata da una bellezza pubblica: una bellezza di tutti. La reggia di Pitti intravista dalle finestre riusciva a innalzare, a nobilitare e soprattutto a umanizzare quel tugurio: la sovranità del granduca era ora la sovranità di tutti, anche degli ultimi.

Ci crediamo ancora, nell'età che trasforma le città in brand, le persone in 'capitale umano'? Ci crediamo ancora in questa Firenze capitale del lusso esclusivo, cioè che esclude?

Pagina 9 del numero 276 Uscito sul numero 276 (Settembre 2025), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero