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Fuori Binario n. 273

Maggio 2025 · 19 articoli · ISSN 2784-9384

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Arcipelago mangificioCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina

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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

Abbiamo scritto più volte della mancanza di case dovuta all'ingordigia di chi specula sull'affitto erodendo il diritto all'abitare di migliaia di persone sotto sfratto, giovani costretti a vivere coi genitori, studenti fuori sede. Una caccia al profitto che costringe molti, infine, a vivere in strada.

Tra le cause c'è anche il "lavoro povero": si ha un impiego ma si viene pagati poco e male. Un fenomeno dilagante, oggi messo nero su bianco da un'analisi sul lavoro nella ristorazione nel centro storico, condotta da Cosimo Barbagli attraverso 295 interviste, per il Laboratorio di Geografia sociale dell'Università di Firenze. Il quadro è devastante: imprenditori senza scrupoli di ristoranti, pizzerie, bar, in una palude di precarietà, sfruttamento, falsi contratti, turni frantumati nell'arco della giornata, abolizione del diritto ad ammalarsi e a godere delle ferie. Il nero è onnipresente, soprattutto con la formula "ti assumo per 10 ore a settimana ma ne devi lavorare 40, pagate fuori busta", un modo per evitare i contributi e sfuggire allo stesso tempo ai controlli. E se sei donna vieni pagata dal 15% al 30% in meno. Fenomeni odiosi e incontrastati nella maggioranza dei casi.

Nella città capace di dibattere mesi sulla legalità o meno di una seduta sul sagrato di una chiesa, la categoria sotto esame, quella degli imprenditori del Mangificio Firenze, appare intoccabile. Certo non tutti sono uguali, ma la cronaca recente è costellata di altri fatti inquietanti: mafie, riciclaggio, doppie contabilità, evasione, non rispetto delle norme igienico sanitarie. Ne riparleremo.

  • lavoro povero
  • ristorazione
  • centro storico
  • sfruttamento
  • lavoro nero
  • precarietà
  • evasione
  • contratti

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2Ritratti1 articolo
I sogni di giustizia di una donna liberaStefania Bertini, Emanuela Bavazzano · Controvento - Ritratti

!Ritratti

Rubrica: CONTROVENTO | Autrici: Stefania Bertini, Emanuela Bavazzano

"Io dalla vita ho avuto il massimo: la paralisi e il pensiero"

Gabriella nasce nel 1940, in Mugello, a Dicomano, in un ambiente contadino; nel 1953 viene colpita dalla malattia: dai 13 ai 18 anni rimane fissa in un letto, dove la mamma e il fratello sono costretti a lasciarla per andare a lavorare.

"Con i lunghi capelli neri al vento, con l'eleganza di una musa, le gambe distese senza vita, al lato della sella della vespa piaggio degli anni Cinquanta, le domeniche pomeriggio, stretta al bacino di suo fratello Giulio, corrono lungo le vie della campagna fiorentina. Hanno perso il padre da piccoli, colpito da una scheggia durante un bombardamento. Teresa, la madre, seguiva il suo amore via terra, nei porti delle città dove Alberto, ufficiale di marina, a bordo della sua nave, poteva ancorare. Gabriella rivive così quell'ebrezza provata da bambina, mentre correva nei prati e si arrampicava libera e disubbidiente sugli alberi."

Nel 1958 inizia a lavorare come segretaria del prof. Adriano Milani Comparetti, nel reparto dove era stata ricoverata, uno dei primi centri in Italia per bambini con spasticità; consapevole che la condizione personale può essere affrontata rendendola collettiva, constata l'inadeguatezza dei servizi e le discriminazioni che subiscono i disabili.

Prende la macchina nel 1965; iniziano gli anni di fermento della Chiesa, incontra don Mazzi, frequenta don Milani e i suoi ragazzi, nel 1970 partecipa all'occupazione di piazza Signoria con le tende, protesta promossa da Bruno Borghi, per i diritti dei disabili al lavoro.

Gabriella conosce Beppe Banchi, con il quale si sposerà e inizierà un percorso di lotte condivise, che durerà per tutta la loro vita insieme; apriranno la casa famiglia di via Galliano, quale proposta concreta di deistituzionalizzazione, dedicata alle persone con disabilità, successivamente andranno alla casa di via Incontri.

"Cambio tutto / giro tutto muovo tutto / ho bisogno di sapere / che c'è sempre speranza."

Nel 1972 va con Beppe a Stoke Mandeville, dove si sperimentano cure nuove; tornata, crea il Comitato per la Riabilitazione, che avrebbe contribuito, nel 1978, alla nascita al CTO di Careggi del primo reparto per pazienti para e tetraplegici; intanto Beppe e Gabriella partecipano alla fondazione di Medicina Democratica, a metà anni Settanta; nel 1982 nascerà l'Associazione Toscana Paraplegici; nel 1988 in Toscana si avrà la prima legge per l'istituzione dell'Unità Spinale; partirà il progetto del CIVIC a Marina di Grosseto, centro per vacanze e incontri culturali sull'handicap, che coinvolgerà movimenti di lotta ed esperti in materia giuridica e sanitaria; nel 1992 nascerà l'Associazione Vita Indipendente.

"Non vi ho cercato per parlarvi di mostri / io vi ho cercato per parlarvi di sogni."

Gabriella è impegnata anche nelle lotte per i diritti delle donne e per la pace: con le donne de La Ragnatela, manifesterà contro l'installazione di missili a Comiso nel 1983, così come contro le esercitazioni militari della Nato a Greenham Common nel 1984; a Trafalgar Square partecipa alle manifestazioni per la pace; qui, tra i manifestanti, conosce una ragazza londinese, che è in gravidanza e ha grosse difficoltà economiche, Gabriella le offre il suo aiuto: si prenderà cura della bambina (che Gabriella e Beppe chiameranno Pace), finché le cose non andranno meglio: la bambina crescerà in via Incontri per il suo primo anno; superate le iniziali difficoltà, la giovane madre sceglierà di riprendere con sé la figlia.

Era il 1985, il sogno di diventare madre si avvererà sette anni dopo, quando arriverà Adi, nel 1992; ricorda Beppe: "dopo pochi giorni a casa, fu lui che ci adottò, su una casina, costruita di cartone", scrisse: Casa di Adi. Adi sarà dichiarato adottabile nel febbraio 1993. Così scrive: "Io sono l'esperienza vivente che quando si vuole qualcosa, se ci si crede nella vita bisogna lottare per ottenerlo. Questo è quello che mi diceva sempre mia mamma".

Gabriella, "ribelle per natura", rompeva gli schemi, andava contro un sistema dove si fanno le cose perché "così fan tutti"; Gabriella, che voleva portare coscienza in ogni piccola cosa, nelle azioni del giorno; Gabriella, "maestra"; che nei suoi gesti, così come nel suo modo di "spezzare i foglietti di carta riciclati, per farli diventare un taccuino", regalava i suoi pensieri alle persone care, tracciando "parole libere".

Gabriella, che voleva risvegliare gli animi intorpiditi da un sistema accecato e dormiente, perché a Gabriella interessavano le minoranze; sapeva che, per riportare alle nostre società l'elemento umano, l'unico percorso era quello di risvegliare la coscienza individuale, a costo di andare contro; Gabriella, "donna essenzialmente libera", consapevole che la giustizia è un valore imprescindibile, la lotta è necessaria per superare barriere valicabili.

Gabriella, "poetessa", poetessa lo era sempre: le sue parole erano "enunciati di verità", quelle verità che nessuno osa dire perché taglienti e scomode. Aveva una forza misteriosa nel farsi ascoltare, la capacità di incantare con la verità, di persuadere e creare solidarietà, quella vera, perché il desiderio di riscatto e il bisogno di giustizia trapelava in lei sempre e da ogni parte.

Gabriella ci lascia progetti incompiuti, perché possano vivere nelle coscienze e nelle prassi: il nostro ricordo nasce dal bisogno di ridare vita ai Sogni.

  • disabilità
  • diritti
  • donne
  • pace
  • paralisi
  • paraplegici
  • vita indipendente
  • femminismo

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3Esperienze1 articolo
AlLegria, il futuro è quiValentina Baronti · Esperienze

!Esperienze

Sezione: ESPERIENZE | Autore: Valentina Baronti

Legri, frazione di Calenzano: 210 soci per la seconda cooperativa di comunità della Toscana, che dà lavoro a tredici giovani

La strada che porta a Legri è senza uscita. Oltre il paese ci sono solo boschi, uliveti e pascoli. Ci si arriva uscendo dalla piana industriale, ci si lascia alle spalle i piloni dell'autostrada del Sole e si serpeggia lungo il torrente Marinella, che solo poche settimane fa si è ingrossato fino a travolgere argini, muri di contenimento e perfino la terrazza di un ristorante. Piove e l'acqua scorre torbida lungo un letto pietroso, troppo grande per quel corso d'acqua. La crisi climatica e l'abbandono del territorio si vedono anche solo in questo paesaggio fluviale, improvvisamente svuotato dal verde, che in tanti punti nascondeva il fiume alla vista. Un tragitto di sette chilometri, che in qualche modo ci prepara a incontrare chi della cura del territorio ha fatto la sua missione.

Marco Morandi, della Cooperativa di Comunità AlLegria ci accoglie all'emporio. Quando arriviamo sta tagliando un pezzo di pecorino di un pastore della zona. Nell'altra stanza ci sono una ventina di giovani universitari che stanno lavorando a un workshop sulla comunicazione nella cooperazione. Ci sediamo a un tavolino: "Qui possiamo stare tranquilli per un'oretta, poi ci dobbiamo spostare, perché questo è il tavolo delle carte e nel tardo pomeriggio arrivano gli anziani del paese per giocare". Marco è un giovane pianificatore urbanista, guida ambientale e contadino. È nato e cresciuto a Sesto Fiorentino, ma con Legri ha sempre avuto un legame, per via di un'oliveta di famiglia di cui si prende cura: "Vengo da un quartiere di periferia piuttosto degradato, qui ho ritrovato il valore e la forza delle relazioni. Conoscevo l'esperienza delle cooperative di comunità e qui ho trovato un terreno già fertile, un contesto associativo radicato, anche se aveva le sue criticità".

I locali in cui si trova la Bottega dell'Allegria sono un centro civico comunale, nato all'inizio degli anni Duemila come luogo di aggregazione. Quando chiuse anche l'ultimo negozio del paese, il centro civico iniziò anche a fornire servizi e diventò l'embrione di quello che è oggi: un vero e proprio spazio condiviso, in cui poter trovare prodotti locali, passare per un caffè e fermarsi per l'intera mattinata, leggere, mangiare una pizza, pagare un bollettino, ricevere un pacco, fare una fotocopia, ascoltare un concerto o vedere uno spettacolo teatrale.

Ma c'è molto di più. Il progetto della cooperativa di comunità di Legri tiene insieme la socialità con la cura del territorio, i servizi con la vocazione agricola ed è praticamente l'unica opportunità di lavoro nella frazione: "Abbiamo 210 soci, di cui l'80% sono legresi. Il paese in totale ha 600 abitanti e praticamente in ogni famiglia c'è un socio. Siamo la seconda cooperativa di comunità della Toscana, dopo quella storica di Monticchiello. I soci lavoratori sono 13, di cui 10 donne. Otto di loro hanno meno di 30 anni". In quel momento entrano Patrizia ed Enrico, madre e figlio. Sono entrambi di Legri. Lui, 21 anni, si allontana per preparare l'impasto della pizza per il fine settimana, 48 ore di lievitazione e un misto di farine che lo rende più digeribile. Prodotti di qualità, del territorio e con un prezzo contenuto, per dare a tutti la possibilità di mangiare bene e in buona compagnia. Patrizia faceva la cuoca al mercato centrale a Firenze: "Lavoravo per mandare i titolari alle Seychelles. Ora lavoro per la mia comunità".

La cooperativa di comunità è una cosa complessa, fatta di legislazioni regionali che non permettono la creazione di reti nazionali, di cavilli burocratici che rischiano di bloccare alcuni progetti, di bilanci e decisioni assembleari. Ma forse il succo è tutto lì, come dice Patrizia: fare un lavoro utile, mettere la propria fatica, il proprio corpo e la propria competenza per un progetto collettivo, che contribuisca a tenere vivi i posti più periferici, che dia opportunità non solo a chi lavora in cooperativa, ma anche a quei contadini e quei pastori che grazie all'emporio non hanno abbandonato la collina e hanno trovato una ragione per rimanere. "E poi la cooperativa di comunità è una palestra di democrazia – conclude Marco –. Il nostro è stato un percorso lungo, nato dall'esperienza ventennale del centro civico. Durante la pandemia la gente di qui si è resa conto di quanto questo presidio fosse importante e allora abbiamo iniziato a coinvolgerli, prima in una serie di camminate per conoscere il territorio e poi con una lettera di intenti che abbiamo incassettato porta a porta. E non ci siamo limitati al centro del paese, ci siamo arrampicati fino all'ultima casa in collina, per arrivare a tutti. L'idea della cooperativa poi è nata da sola, proprio da quella comunità che eravamo riusciti a riaggregare".

La strada per Legri è senza sfondo, ma percorrendola tutta si arriva a un emporio che è un po' un bar, un po' una bottega, un po' un centro servizi, un po' una sala riunioni. La strada finisce ma il futuro è lì, in quel posto piccolo piccolo che sa di comunità.

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Cosa fa la cooperativa

I filoni di attività sono quattro. I servizi di comunità e quindi il bar, l'emporio polifunzionale, la pizzeria. La socialità e quindi le attività culturali, la riscoperta delle antiche feste contadine. La vocazione agricola e quindi il collegamento con le aziende del territorio che vendono i propri prodotti alla bottega, corsi di formazione agricola e anche un trattore condiviso, con il quale svolgere i servizi in quei piccoli appezzamenti che non hanno quel tipo di mezzo. Il territorio e quindi iniziative per conoscerlo e valorizzarlo, come le camminate, la pulizia di sentieri e fonti, la ricerca collettiva di erbe selvatiche. Informazioni e prossime iniziative sui canali social di AlLegria – Cooperativa di Comunità. (v.b.)

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CCCQ, centro culturale contadino Querciamencola

Il centro culturale contadino Querciamencola si trova alle pendici di Monte Morello, poco prima del centro abitato di Legri ed è uno dei tanti frutti della cooperativa di comunità. L'idea nasce all'interno del percorso della cooperativa, tanto che la stessa è tra i soci fondatori dell'associazione CCCQ con un suo delegato. L'obiettivo è creare, nella casa colonica dell'antico podere dei Salviati, un centro culturale che recuperi le tradizioni contadine e rivaluti il territorio. Il progetto è appena nato, ma ha già le idee chiare: restauro degli edifici rurali, degli annessi e dei terreni agricoli, dei boschi e dell'area botanica di Querciamencola, inaugurata nel 1996 ma da alcuni anni in stato di abbandono; sistemazione della sentieristica collegata all'area di Querciamencola come porta di accesso a Monte Morello; museo della civiltà contadina; sosta e ospitalità temporanea; soggiorni mirati alla vita all'aria aperta e al contatto con la natura e gli animali, per minori, giovani, famiglie, anziani e persone fragili. L'associazione porta avanti anche progetti alla Bottega dell'AlLegria, come i corsi sulle erbe selvatiche commestibili e l'ormai tradizionale "cena degli erbi boni", che viene organizzata da più di dieci anni dalla parrocchia di Legri e che ora è diventato uno dei tanti eventi dell'emporio di comunità. "Legri si conferma – si legge nella presentazione dell'associazione CCCQ – come luogo fecondo di incubazione, 'gemmazione' e avvio di iniziative e progettualità sociali e ambientali". (v.b.)

  • cooperativa di comunità
  • Legri
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  • socialità
  • territorio
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4Stato sociale2 articoli
Piazza Tasso ore 8 e mezzoAstrid H. · Stato sociale

!Stato sociale

Sezione: STATO SOCIALE | Autore: Astrid H.

Sono le 8 e mezzo. I bambini si avviano in fretta verso l'ingresso della scuola elementare in Via della Chiesa.

In direzione contraria, uomini dallo sguardo perso si muovono incerti verso la piazza, Piazza Tasso. Sono quelli fortunati che hanno guadagnato un posto letto e una colazione all'Albergo Popolare.

Lì li aspetta una panchina umida dove fermarsi per un po'. Italiani, per lo più meridionali, stranieri del centro e nord Africa e altri dell'Est. Si sentono lingue mai sentite prima.

Non ti chiederanno l'elemosina. Non ti infastidiranno. Cercano altri sventurati come loro per racimolare e condividere pochi spiccioli per qualche birretta o qualche cartoccio di vino scadente per dimenticare e per nutrire la loro anima temporaneamente persa.

La vicina Biblioteca Comunale funge da riparo per chi vuole magari sfogliare qualche quotidiano e per usufruire del bagno.

Leggo su Fuori Binario nella rubrica "Fuori dal Tunnel – per non perdersi" dove potere andare per soddisfare i bisogni primari: dove avere un pasto caldo, un letto per dormire nella cattiva stagione, un aiuto per trovare vestiti nuovi.

D'istinto incomincio a disegnare un esagono nei cui sei angoli scrivo Albergo Popolare, La Fenice, Progetto Arcobaleno, Angeli della Città, Fuori Binario, Ostello del Carmine.

A sinistra dell'esagono disegno una Porta. È il varco nelle mura accanto al mitico Torrino di Santa Rosa che passeremo per arrivare alla Parrocchia del Pignone in Via della Fonderia, dove volontari preparano pasti caldi e altri conforti.

A destra dell'esagono un Ponte, Ponte alla Carraia, che attraverseremo per arrivare a Via Palazzuolo, sede degli Anelli Mancanti. Lì avremo altri aiuti, tipo corsi per imparare l'italiano, sportelli legali etc.

L'asse portante dell'esagono è indubbiamente Via del Leone a due passi dal centro nevralgico di Piazza Tasso. È lì che i Senza Tetto, i Migranti esclusi dal Sai, i disoccupati senza casa, camminano per trovare un barlume di soluzione intermedia alla loro esistenza.

Sempre in Via del Leone vediamo una bella palazzina tutta colorata e dipinta da una ignota Artista della strada – forse la stessa artista che ha affrescato il muro decrepito della contigua piazza Tasso, un tributo a Bollo, trovato morto qualche anno fa nell'altra casa occupata in Via Giano della Bella, ora abbattuta, e a Orso, il nostro eroe morto combattendo a fianco dei Curdi.

Si tratta dell'Occupazione Via del Leone. Ormai fa parte della storia odierna del nostro quartiere. Una bella storia la loro, che merita un racconto tutto per sé.

Questo esagono è il mio quartiere – San Frediano – un poligono destinato a cambiare forma ed a arricchirsi ancora di altri luoghi deputati all'accoglienza. Sono molto fiera di abitarci: mi ha insegnato tantissimo. Ha contribuito a farmi sognare in grande una società che sa accogliere e essere solidale e fare tesoro della diversità culturale dei popoli. Qui è già una realtà!

Ma non basta: bisogna fare di più e fare meglio. Cambiare strategia. Se non altro per Marco e Ciro morti su una panchina di Piazza Tasso.

(Abito in San Frediano da 55 anni e da 36 anni faccio la libraia in una importante libreria di Firenze. Questo racconto rappresenta unicamente il mio sguardo sul quartiere e non pretende quindi di narrare le cose con esattezza).

  • San Frediano
  • quartiere
  • solidarietà
  • accoglienza
  • senza dimora
  • Albergo Popolare
  • occupazione
  • Bollo

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Morire da poveri, 'naturalmente'Fuori Binario · Stato sociale

!Stato sociale

Sezione: STATO SOCIALE | Autore: Fuori Binario

Sotto gli alberi di piazza Tasso, soli: così sono morti Ciro e Marco, abbandonati dalle "politiche del merito"

Ciro aveva 63 anni, Marco 57. Sono morti su due panchine in piazza Tasso, a pochi metri l'uno dall'altro nella notte tra il 9 e il 10 aprile. In quella piazza vivevano il loro abbandono e la loro solitudine, a due passi dall'Albergo Popolare. Sulle cause della loro morte non possiamo ancora dire niente: la Procura di Firenze ha aperto due inchieste parallele e ha ipotizzato il reato di "morte come conseguenza di altro reato", legato allo spaccio di droga, ma solo l'esito delle autopsie potrà dire di più.

Certo non può non colpire la coincidenza di queste due morti, che fa immaginare scenari terribili. Marco e Ciro erano conosciuti nel quartiere, che spontaneamente si è riversato in piazza per una veglia di ricordo e riflessione. Ma dovrebbe consolarci pensare che la loro morte solitaria sia stata "naturale"? È davvero "naturale" morire di stenti e abbandonati da tutti in un paese all'ottavo posto nel mondo per prodotto interno lordo? In una città tra le più ricche della terra? È "naturale" che un paese come il nostro non garantisca ai più poveri uno stato sociale degno di questo nome? È "naturale" che le disuguaglianze crescano giorno dopo giorno, mentre la politica attua misure punitive nei loro confronti?

Ciro e Marco sono gli ennesimi senza dimora uccisi da un sistema sociale-economico-politico ipocritamente fondato sul merito, che colpisce i poveri anziché la povertà. Nel 2024 sono state 434 le persone che vivevano in strada trovate senza vita, di cui 32 in Toscana. Nel 2025 siamo già a 122 decessi. La Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora analizza tutti gli anni il fenomeno e ci restituisce un quadro inquietante. L'età media delle persone decedute è molto bassa, pari a 44,9 anni, un'aspettativa di vita dimezzata rispetto a chi non vive questa condizione. Nel 39% dei casi si muore per malattia e condizioni sanitarie inadeguate; le morti traumatiche per aggressioni, incidenti, e suicidi, tra i senza dimora sono il 47% del totale, mentre sono il 4% per chi non vive questa condizione. Il 32% viene trovato in luoghi all'aperto, proprio come è accaduto per Marco e Ciro sotto gli alberi di Piazza Tasso. I giovani sotto i 29 anni, la fascia d'età più colpita dopo i cinquantenni, rappresentano circa il 20% dei decessi totali. È evidente che la vita in strada espone a rischi maggiori e soprattutto amplifica gli effetti di eventi che in condizioni di sicurezza incidono molto meno. E tutto questo vi pare "naturale"?

Eppure quando si parla di "sicurezza" in tv, al bar, nelle fiaccolate parafasciste, non si pensa mai alle condizioni minime di sicurezza da garantire ad un essere umano. La possibilità di disporre di una casa dove vivere e non essere costretti in un dormitorio affollato o in strada; la possibilità di mangiare tre volte al giorno; la possibilità di ricevere un reddito di cittadinanza con il quale coprire i bisogni fondamentali a partire da un accesso incondizionato a cibo, acqua pulita, servizi sanitari e istruzione di base; la possibilità di avere un lavoro buono e non essere sfruttati; la possibilità di godere di quella "sicurezza sociale", che è stata, in sintesi, una delle più grandi conquiste dei meravigliosi Anni Settanta del secolo scorso. Ricordate? Introduzione del Sistema sanitario nazionale, dello Statuto dei lavoratori, dei diritti sindacali, del nuovo diritto di famiglia, dell'equo canone, la chiusura dei manicomi, l'umanizzazione delle condizioni carcerarie e via discorrendo. Invece, la "sicurezza" nel dibattito corrente è quella che una politica interessata solo al consenso "di pancia" degli elettori spergiura di garantire a chi ne "percepisce" poca. Un fatto strano, in un'epoca come la nostra dove i reati sono crollati negli ultimi trent'anni, ma si continua a punire chi molto spesso è costretto a delinquere per poter mangiare. Da qui l'istituzione delle zone rosse, le ordinanze contro le persone, le migliaia di telecamere, le panchine anti riposo, le grate anti seduta e tutte quelle vessazioni legate alle politiche securitarie di ordine pubblico e di decoro urbano.

L'"emergenza povertà", l'"emergenza senza dimora" non sono affatto emergenze. Sono semplicemente il frutto avvelenato di scelte politiche che producono povertà e, come nel caso di Ciro e Marco, morte.

Per un approfondimento sui decessi delle persone senza dimora nel 2024 è disponibile l'articolo di Felice Simeone pubblicato nel numero di aprile di Fuori Binario.

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  • morte
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  • welfare
  • disuguaglianze
  • politiche securitarie

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5Diritti1 articolo
Paludi e fiori della menteGuido Leoni · Diritti

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Sezione: DIRITTI | Autore: Guido Leoni

L'esperienza ventennale di un paziente della Salute Mentale fiorentina: "Dovremmo avere più ascolto"

Avendo attraversato due quartieri, avendo vissuto un'esperienza lunga ed approfondita, offro questa mia sintesi degli ultimi due decenni di Salute Mentale fiorentina.

Ho visto un mondo eterogeneo, che rispecchia fedelmente la nostra società. Terapeuti, operatori ed educatori con livelli di preparazione e di ascolto molto diversi. Negli ultimi vent'anni ho incontrato persone appassionate, e burocrati cinici e stolidi, soprattutto nelle zone più alte e più basse dell'organigramma.

Ho trovato dei fiori. Ho trovato persone che hanno dato una spinta sostanziale al mio recupero, hanno creduto in me e mi hanno saputo guidare attraverso scelte utili e sane. Persone che mi hanno invaso, mi hanno di fatto ostacolato, come sabbie mobili. Anche, naturalmente, figure che mi hanno lasciato deboli tracce del loro contributo, come le brughiere.

Nei reparti psichiatrici ho trovato rifugio, ma anche la sospensione dello stato di diritto. Nelle strutture residenziali accoglienza, ma pure confusione, anche da parte di chi avrebbe avuto il compito di tutelarmi. Nei centri di salute mentale, nei centri diurni, cure più o meno adeguate, ma anche stigma: quel senso di colpa che il sistema sanitario per primo, per sua storia, restituisce a chi chiede aiuto.

Nei luoghi di lavoro, dove ho svolto un inserimento socio-terapeutico, ho vissuto i conflitti di uno strumento ancora fermo alla prima frontiera, tra confini poco definiti: in un rapporto non lavorativo, con un compenso simbolico, tra pressioni e responsabilità incongrue. Ma anche situazioni adeguate, frutto di valutazioni attente.

Nel 2011 e 2012 un manipolo di operatori e pazienti, con il timido avallo della dirigenza, organizzò un festival alle Murate, aperto a tutta la cittadinanza, che ebbe molto successo. Io partecipai due volte con un reading. L'iniziativa si spense poi per l'assenza totale di contributi economici. La Tinaia, centro di attività espressive con un passato lungo e glorioso, dopo l'ultima mostra al Forte Belvedere, smise di fare mostre in grande stile e si relegò in piccole gallerie. Con il covid-19 fu inaugurata una nuova epoca di grande disinvestimento, coerente con il resto della sanità pubblica. Venne dimezzato l'orario di apertura dei centri diurni. Chi andava in pensione non veniva più sostituito. Finita l'emergenza è stata mantenuta la medesima politica.

Le strutture residenziali ad oggi continuano a coprire una percentuale infima delle necessità dei quartieri. Anche i reparti psichiatrici rifiutano sempre più spesso i ricoveri per mancanza di posti letto. Quando mi reco dallo psicologo, all'accettazione mi salutavano, mi accoglievano, mi chiamavano per nome. Adesso mi chiedono ogni settimana, da tre anni a questa parte, in modo spiccio e a volte aggressivo chi sono e cosa ci sto a fare.

Il mio psicologo è anche il referente per la recovery, la riunione dei miei terapeuti in cui sono presente pure io. Lì siamo considerati alla pari, ogni punto di vista ha lo stesso diritto, almeno ufficialmente.

Gli psichiatri, gli operatori, i familiari, hanno le loro associazioni. I pazienti non sono rappresentati. Non si sanno organizzare, problema insito nelle loro stesse patologie. Il mese scorso a Prato c'è stata l'ennesimo incontro, il titolo era "Quanto la persona è al centro della sua cura?". A giudicare dal programma, dagli interventi previsti di consiglieri, assessori, psichiatri, operatori, per niente: non gli viene nemmeno passato il microfono! D'altronde la partecipazione dei pazienti presuppone un lungo lavoro.

Un educatore professionale che mi seguiva tanti anni fa conduceva dei gruppi mensili, di sua iniziativa e senza alcun vantaggio per sé. C'era il gruppo per chi cercava nell'inserimento lavorativo solo un po' di socialità, per chi invece cercava un po' di produttività, infine per chi perseguiva la ricerca di un posto a contratto. Era quindi normale, nel contesto di una tavola rotonda, invitarci e perfino parlare in pubblico della nostra esperienza. Ecco l'immagine della palude e del fiore: da una parte la paura fetida e mortale, dall'altra il profumo del volo.

L'emancipazione dei pazienti, quantomeno la possibilità di una voce, nella pratica reale passa attraverso le offerte di quegli operatori illuminati che hanno il coraggio di dare spazio, attraverso quei genitori che mettono da parte i timori e danno fiducia ai loro figli.

Dipingo a La Tinaia, e mi hanno proposto di dirigere un laboratorio per fare un murale. Il referente del progetto non ci ha dato il muro, non si fida. Così prenderemo una tela. Il seme è nato monco, ma fiorirà lo stesso.

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6Accoglienza1 articolo
Tutori si diventaGiulietta Stefani · Accoglienza

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Sezione: ACCOGLIENZA | Autore: Giulietta Stefani

Sono oltre ventimila i ragazzi stranieri soli nel nostro paese: la tutela volontaria li accompagna nel percorso di integrazione

Musica in cuffia, jeans larghi, felpa con cappuccio, telefono in mano: i minori stranieri non accompagnati (MSNA) che incontrate a Firenze possono avere la pelle più scura e parlare lingue che raramente conosciamo, ma sembrano ragazzi come gli altri. In realtà poco condividono con gli adolescenti cresciuti qui, perché hanno già vissuto esperienze che li rendono molto più adulti di quanto non dica il loro corpo. Tutti infatti portano su di sé il peso di uno sradicamento precoce, che li ha allontanati troppo presto dalla famiglia d'origine, se non anche di traumi drammatici subiti soprattutto durante il rischioso viaggio verso l'Europa.

Una volta arrivati qui spesso si sentono, o sono, debitori nei confronti di chi è rimasto, e cercano quindi di guadagnare rapidamente per mandare i soldi a casa, magari tralasciando la scuola, o, nel peggiore dei casi, rischiando lo sfruttamento lavorativo o criminale.

Alcuni sono molto confusi e disorientati, soprattutto chi non riesce a inserirsi nei percorsi educativi o lavorativi che sono disponibili. Per loro il ruolo della tutrice o del tutore volontario diventa particolarmente importante, come figura di riferimento che possa non solo aiutarli a capire la propria strada, ma anche farsi carico di tutelarne gli interessi nei confronti del mondo esterno, agevolando contatti non sempre facili: da quelli con le amministrazioni per il rilascio dei vari documenti a quelli con i datori di lavoro, dalle visite mediche alle banche, dove da soli non possono aprire un conto corrente.

Diverse di queste incombenze spesso sono sbrigate dal personale delle cooperative sociali o delle associazioni di volontariato che gestiscono le strutture di accoglienza. I MSNA vivono infatti in comunità per minori o nei cosiddetti appartamenti per l'autonomia. I tutori e le tutrici non sono tenuti quindi né ad ospitarli a casa propria né a mantenerli.

La tutela può essere interpretata in maniera elastica, a seconda delle necessità di supervisione o di intervento, e dipende molto anche dalla relazione che si instaura col minore. Con alcuni ragazzi è abbastanza facile creare un rapporto di amicizia, soprattutto se da parte loro c'è un bisogno di "famiglia"; può accadere che alcuni ti chiamino "mamma" o "babbo" pur avendo ben presente i loro genitori, seppur molto lontani, e che magari sentono anche spesso. Altri, più vicini a parenti o famiglie d'origine, possono essere meno interessati a un accompagnamento anche affettivo, e la tutela può limitarsi a un ruolo di rappresentanza legale.

Certamente ci sono difficoltà e rischi in questa esperienza, non tanto in termini di responsabilità, ma piuttosto per la fatica di superare assieme i mille ostacoli del loro percorso, e soprattutto per lo scarto culturale e generazionale che può comportare talvolta incomprensioni, equivoci ed errori di valutazione. È compito degli adulti impegnarsi per evitarli, per abbandonare una serie di pregiudizi e giudizi – spesso basati sull'ignoranza rispetto ai contesti di provenienza dei minori – e per assumere un atteggiamento di ascolto e di rispetto. Può essere pericolosa e frustrante anche l'intenzione di "salvarli", di proteggerli a tutti i costi, magari spingendoli verso comportamenti o percorsi che riteniamo migliori ma che invece a loro non corrispondono.

Insomma come tutori abbiamo molto da imparare. Un supporto fondamentale ci arriva dall'Associazione Toscana Tutori Volontari, punto di riferimento per informazioni e confronto sulle varie problematiche che si possono incontrare nel corso della tutela (https://www.tutorivolontaritoscana.it/).

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Chi sono i MSNA

Autore: Giovanni Lattarulo

Per Minore straniero non accompagnato (MSNA) si intende il cittadino extra europeo minorenne che si trova per qualsiasi causa nel territorio italiano privo di genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili. È innanzitutto tutelato dalla convenzione di New York sui diritti dell'infanzia del 1989, il cui principio fondamentale è la considerazione del "best interest of the child" in tutte le decisioni che lo riguardino.

Gli interventi di tutela in favore dei MSNA si integrano a quelli previsti per tutti i minori privi di un ambiente familiare di riferimento. Il sistema italiano considera però le peculiarità della condizione del MSNA, collegate soprattutto all'età prevalente (15-17 anni), alla provenienza e al percorso migratorio vissuto, condotto spesso per lunghe e rischiose rotte migratorie, come quelle del Mediterraneo o dei Balcani, e che approda nei luoghi di sbarco oppure sul territorio italiano. Qui viene individuato e sistemato in un luogo di prima accoglienza – dove spesso però resta più a lungo dei 30 giorni massimi previsti – prima di essere inserito in una comunità per minori all'interno della rete nazionale SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), oppure, se non ci sono posti disponibili, in una di quelle direttamente gestite dai comuni.

In Italia quasi un terzo dei MSNA presenti è concentrato nella sola regione Sicilia. In Toscana, al 28 febbraio 2025 si contavano 677 MSNA, la maggior parte nella provincia di Firenze, il resto nelle province di Livorno, Pistoia, Lucca e Siena. La maggioranza sono ucraini, giunti in Italia soprattutto a causa del conflitto bellico, ospitati da parenti o da connazionali. Nelle comunità per minori troviamo prevalentemente adolescenti provenienti dall'Albania, dall'Africa settentrionale e occidentale.

La cosiddetta legge Zampa del 2017, dedicata ai MSNA, ha previsto l'introduzione della figura del tutore volontario nominato dal Tribunale per i Minorenni competente.

I numeri: I minori stranieri non accompagnati (MSNA) censiti in Italia al 30 giugno 2024 sono 20.206, sono in maggioranza maschi (88,4%) e hanno per la maggior parte 17 (49,8%), 16 (25,1%) e 15 anni (13,7%); arrivano soprattutto da Egitto (3.924 minori), Ucraina (3.811), Gambia (2.274), Tunisia (2.145) e Guinea (1.679).

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Aspiranti tutori cercasi

In Toscana ci sono 250 tutori volontari iscritti presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, ma non sono sufficienti. La Garante per l'Infanzia della Toscana sta promuovendo un percorso formativo per aspiranti tutori, che si terrà dal 9 al 13 giugno 2025. https://www.consiglio.regione.toscana.it/garante-infanzia/iniziativa.aspx?id=386

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7Genocidio palestina1 articolo
L'altra faccia della resistenzaMaddalena Giannelli · Genocidio Palestina

!Genocidio Palestina

Sezione: GENOCIDIO PALESTINA | Autore: Maddalena Giannelli

Il movimento BDS combatte da vent'anni contro i crimini di Israele puntando alle aziende che sostengono l'occupazione

Da quasi vent'anni, parallelamente alla resistenza palestinese nei confronti dei crimini e dei soprusi israeliani, si muove e si ramifica un'azione non violenta, alla quale diventa sempre più urgente prendere parte. Si tratta del movimento Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni – comunemente noto con l'acronimo BDS – che, dal luglio 2005, combatte il regime di colonialismo, di insediamento e occupazione esercitato dallo stato di Israele nei confronti del popolo palestinese.

Ispiratosi ai movimenti anti-apartheid sudafricani della seconda metà del secolo scorso, il movimento BDS rappresenta la più grande coalizione di protesta della società civile palestinese, che, negli anni, si è potuta espandere e diffondere, non solo grazie al sostegno di associazioni, sindacati e ONG di tutto il mondo, ma anche e soprattutto grazie al capillare formarsi di movimenti interni, nazionali e regionali, ad essa affiliati.

Attraverso un'attività compatta e mirata, il movimento BDS concentra le proprie campagne di boicottaggio sulle grandi aziende del mercato globale che, tramite accordi e collaborazioni con lo stato di Israele, finanziano i crimini che questo compie contro il popolo palestinese, denunciando non solo la guerra genocidaria che da quasi due anni va avanti a Gaza, ma anche i soprusi, le violenze e le occupazioni illegali dei territori palestinesi da parte dei coloni.

Esempio eclatante dell'attività di contrasto da parte del movimento è il Project Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di dollari, stretto nel 2021, con i colossi di Google e Amazon per la fornitura di servizi cloud al governo israeliano e alle sue Forze di difesa militari (Idf). Nonostante il tentativo di smentita da parte delle due aziende americane, il BDS non smette di fare luce su tutte le grandi multinazionali che sostengono l'occupazione israeliana, costringendole a cambiare le loro politiche aziendali: nel 2018, il movimento ha portato la società tedesca Puma alla cessazione del suo contratto con la Federcalcio israeliana, che aveva accolto e sponsorizzato squadre con sede nelle colonie illegali; nel 2022, grazie al BDS, la multinazionale americana alimentare, General Mills, ha disinvestito la sua quota del 60% in una consociata israeliana in quanto alcuni suoi prodotti venivano confezionati dai coloni.

Affiliati al BDS, sorgono sempre più Spazi Liberi dall'Apartheid Israeliana (SPLAI), luoghi, movimenti e associazioni fondate sui principi di libertà, giustizia e uguaglianza, che possono essere, anche per la società occidentale, un monito e un richiamo da seguire.

Sembra infatti evidente come gli spazi che attraversiamo, gli agi e le comodità che carezzano le nostre abitudini più solide siano ogni giorno più problematici a causa del loro possibile coinvolgimento con azioni colonialiste e di oppressione. Non è più tempo di sentirci i santi dell'Occidente, per gli USA e così sia di cui cantava, nel '78, Francesco Guccini.

È dunque la pratica di un'attenzione e l'allenamento di una responsabilizzazione collettiva quella che oggi diventa urgente per tutti noi: la piccola e necessaria parte che dobbiamo imporci di compiere in un mondo in cui le logiche della violenza e della sopraffazione sembrano imperare. Perché libertà, giustizia e uguaglianza possiamo davvero ottenerle solo quando tutti e tutte ne saranno finalmente partecipi.

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Boicottare con una app

McDonald's, Carrefour... Inquadrando il codice a barre è semplice scoprire chi finanzia cosa

Grazie alla collaborazione, iniziata lo scorso novembre, tra il movimento BDS e l'applicazione Boycat, anche i singoli individui possono scegliere di muovere le proprie azioni verso il boicottaggio di tutte le realtà che sostengono i crimini israeliani contro il popolo palestinese.

L'app Boycat, e altre con la medesima funzione, come NoThanks, consentono ai loro utenti di acquistare in modo etico e responsabile da aziende che non collaborano con lo Stato di Israele. Il loro funzionamento è pensato, infatti, per l'uso quotidiano del consumatore, cui è data possibilità, nel momento dell'acquisto di un prodotto, di inquadrarne il codice a barre per scoprirne l'origine, gli investimenti e l'eticità dell'azienda che lo produce. Inoltre, all'interno di queste applicazioni, è presente una lunga classificazione dei principali marchi protagonisti dei nostri acquisti quotidiani, ordinati secondo il loro grado di coinvolgimento, che informa sulle azioni e i finanziamenti degli stessi.

Primo tra tutti appare il colosso di McDonald's, la cui filiale israeliana, il 12 ottobre 2023, tramite il suo profilo Instagram, ha dichiarato di aver donato oltre 100.000 pasti gratuiti – per un valore di 1,2 milioni di dollari – all'Idf, agli ospedali locali e ai civili israeliani afflitti dagli attacchi di Hamas. A sua volta, anche la multinazionale francese Carrefour, legata dal marzo 2022 in una partnership con l'azienda Electra Consumer Product e la sua filiale Yenot Bitan, fornisce viveri necessari al mantenimento delle colonie illegali e utilizza risorse naturali palestinesi per i loro fini commerciali.

Se c'è un rischio, in questa tipologia di opposizione che tali app consentono di fare, è che la bidimensionalità dello schermo del cellulare e l'impostazione quasi da social media di Boycat – con tanto di profilo personale dell'utente, premi virtuali per i suoi progressi d'acquisto e scelta di team a cui prender parte – possa essere confusa per l'abbaglio di una realtà smussata dall'ennesima forma di intrattenimento per le nostre vite digitali.

Forse una riflessione sui pericoli di questa atrofizzazione – prima di tutto umanitaria – e della riduzione tecnologica della nostra partecipazione politica e comunitaria deve urgentemente scomodarci, ricordandoci che dall'altra parte dello schermo, questa volta, ci sono uomini, donne e bambini le cui case vengono illegalmente occupate in Cisgiordania e distrutte sotto le bombe di Gaza. Per tutto questo la Storia ci chiederà il conto. (m.g)

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Carcere, che fare?Clara Baldasseroni · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Clara Baldasseroni

Il carcere è uno strumento d'isolamento e abbandono sociale, non serve a diminuire il numero di reati – i dati delle statistiche lo dimostrano – ma a rassicurare alcune derive securitarie a cui non interessa la sofferenza di chi ci vive recluso. L'abitudine sta portando all'accettazione passiva di un luogo separato, un mondo impenetrabile, invisibile, senza umanità, ingiusto.

Dall'altra parte in molti capiamo che il carcere non è la soluzione, che colpisce persone in difficoltà per reati lievi legati prevalentemente alla microcriminalità assumendo sempre più la funzione di un centro d'accoglienza. Il sovraffollamento ha raggiunto un picco massimo del 130%, e se i posti sono poco più di 50 mila, le presenze sono più di 60 mila. La maggior parte sono giovani, un terzo sono italiani mentre sta aumentando il numero di non-italiani.

Il volontariato è l'unica presenza che offre un tramite con l'esterno, mentre servirebbe un collegamento maggiore soprattutto per colmare la necessità di servizi. All'interno i pochi psicologi e psichiatri sono difficili da incontrare e non riescono a risolvere i problemi legati alla psichiatria, dipendenza di alcol e tossicodipendenza.

Chi esce dal carcere ha poca speranza di trovare un lavoro attraverso un percorso di reinserimento e la possibilità di misure alternative sembra dedicata a pochi fortunati di transito.

La legge "svuota carceri" approvata quest'estate è risultata parziale e demagogica. Tra le proposte quella di aumentare le guardie carcerarie di 1000 unità per contrappasso, invece di: mirare a un personale qualificato per il recupero, e investire per ridurre la povertà per diminuire l'incidenza dei reati.

Le strutture fatiscenti cadono a pezzi e in un tale contesto assume una forte eco la dichiarazione della sindaca Funaro che dopo il terzo morto a Sollicciano del 2025 ha avanzato una proposta sostenibile: "Sollicciano deve essere completamente riformato, buttato giù e ricostruito". Insieme all'assessore Paulesu hanno inviato una lettera al ministro Nordio per cercare una soluzione.

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Non di solo paneAntonio Quarta · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Antonio Quarta

Apre a Pisa un nuovo centro Caritas che oltre al cibo offre alloggi temporanei e spazi collettivi

Nascosti tra le vie storiche di Pisa, a pochi passi dalla celebre Torre Pendente, si consumano storie di emarginazione e solitudine. Volti segnati dalla fatica, mani rugose che stringono cartoni di fortuna, sguardi persi nel vuoto. Sono gli "ultimi", coloro che ogni giorno lottano per la sopravvivenza, costretti a consumare il loro pasto giornaliero per strada, spesso in fila, avvolti dal freddo e dall'indifferenza.

Da anni, questa scena si ripete immutata, nonostante l'esistenza di un'ordinanza comunale che vieta il consumo di cibo in strada. Una norma che, lungi dal risolvere il problema, sembra ignorare la sua radice: la mancanza di una mensa. Questa carenza alimenta bivacchi giornalieri nei pressi delle poste centrali, unico riparo in zona.

Le strutture esistenti, come la mensa del Cottolengo, forniscono un prezioso servizio a pranzo grazie ai volontari, ma non sostituiscono una mensa tradizionale.

La pandemia ha trasformato il servizio delle mense Caritas, passando da pasti in loco a cibo da asporto. La chiusura della mensa di San Francesco, aggravata dalla perdita del suo pilastro, Remo, ha evidenziato la necessità di un modello più ampio. Finalmente, l'Arcidiocesi di Pisa, attraverso la Caritas, si è mossa e ha deciso di creare un nuovo centro presso l'ex palestra dei Cappuccini, che offrirà non solo pasti, ma anche alloggi temporanei e spazi di supporto.

Invece di concentrarsi solo sul cibo, il nuovo centro risponde a diverse esigenze: alloggio, ascolto, supporto pratico (lavanderia, igiene). La presenza di alloggi offre una soluzione temporanea per chi ha gravi problemi abitativi, riducendo la dipendenza da soluzioni di emergenza. La sala mensa può essere utilizzata anche per attività di gruppo, laboratori o eventi comunitari. Gli spazi esterni coperti possono ospitare attività varie, mercatini solidali o eventi di raccolta fondi. Insomma, non una semplice mensa ma un centro di accoglienza e supporto globale, che mira a ricostruire il tessuto sociale e offrire una speranza concreta a chi si trova in difficoltà.

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Ho un prurito antifascistaFrancesco Martinelli · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Francesco Martinelli

Dall'alba al tramonto aspettiamo una scintilla, che non arriva. Chi invece avanza, lo fa con una sola parola da offrire: Insorgiamo!

Giovani e vecchi aspettano la rivoluzione, nascosta nel bunker della loro mente. Dall'alba al tramonto aspettiamo una scintilla, che non arriva. Intanto, alle 20.30, vediamo guerre, sepolte in trincea e risorte al sole in forma di droni. I fascisti avanzano mesti, mentre noi tremiamo di un tremore atavico, prodotto dal nostro DNA antifascista. La mia non è paura, è solo l'inverno sterile portato dalle destre europee. Nella propria resistenza, qualcuno cede, qualcun'altro crepa nelle galere. Altri invece mantecano idee e ideologie, in una carbonara yankee italo-tedesca e camorrista. Chi invece avanza, lo fa con una sola parola da offrire, assieme ai propri corpi: Insorgiamo! Siamo fragili per quanto antichi, ma più antica di noi è la terra e la natura soffre con noi. Soffre l'anima del mondo che reclama i figli degli uomini e delle donne, cui ha dato residenza. Acceso e spento: è il metodo binario, il sistema con il quale ci hanno educato all'obbedienza. Chiedete a Fenoglio e alla città di Alba.

Quando senti che il corpo prude, senti salire un antico ballo eretico, o di San Vito, o forse una tarantella o un fuoco di Sant'Antonio. Ma c'è poco da fare, se non sappiamo come reagire. Viviamo in strada con le croste sulla testa, psoriasi sulla pelle, ansia e schizofrenia. Croste che rimangono sotto le unghie quando ti gratti, quando il prurito ti fa toccare, nonostante gli sguardi che non vorresti. A volte sono zecche, non le "zecche rosse con la kefiah" come dicono loro, i fascisti, ma zecche vere e proprie che ti succhiano il sangue. Decidi di non grattarti, ma prude comunque. Ti tocca fare come gli orsi sugli alberi, ma non basta. Allora crocifiggo me stesso su di un sentiero partigiano. Saluto tutte e tutti. Io vado a stare più in là, in letargo, e poi magari sparisco pure. Almeno non dovrei più sopportare questo disagio che sale ovunque. Poi però pensi alle cose belle della vita e ti viene una specie di singhiozzo, dove ogni singulto è un "NO, non così" e quindi risorgi e torni nelle strade, che non sono fatte per le sfilate o le parate, ma per il popolo che le vive e che le ha costruite. Allora la cara vecchia rivoluzione forse arriverà. E forse verrà il giorno in cui i vecchi padroni saranno buoni per il macello e non ce ne sarà di nuovi. In autunno cadranno le foglie e quest'anno saremo sempreverdi.

A volte lo penso davvero, sapete. Perché mi ricordo del comandante Ebio, tanti anni fa. Combatté contro i nazifascisti e i repubblichini di Salò. Venne colpito dalla mitraglia a pochi metri da casa sua dopo la liberazione e in occasione del compleanno di sua madre – motivo per cui lo aspettavano in agguato. Oggi niente è cambiato. Ma stavolta qui ci siamo noi.

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Mondeggi va in cittàJason Nardi · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Jason Nardi

L'incontro con la sindaca di Firenze e il sindaco di Bagno a Ripoli apre la strada a un riconoscimento del progetto del Comitato

Il 19 marzo scorso Sara Funaro, sindaca di Firenze e della Città Metropolitana, assieme ai vertici dello staff metropolitano e al sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti, ha ricevuto una delegazione del Comitato Mondeggi Bene Comune. L'incontro, richiesto più volte a partire dall'estate 2024, può essere definito "storico": il percorso verso il riconoscimento dell'esperienza di difesa, cura e custodia agroecologica di un territorio pubblico da parte di una comunità autogestita durata oltre 10 anni è stato finalmente avviato.

Dopo un passato di rapporti burrascosi con l'ex sindaco Nardella e l'ex sindaco Casini; dopo anni in cui Mondeggi Bene Comune ha comunque operato come soggetto sociale e politico fondamentale per rigenerare, custodire e preservare l'area abbandonata; dopo che un riconoscimento dell'esperienza collettiva era avvenuto già nei fatti, con l'assegnazione del comodato d'uso dei terreni, arriviamo ora ai vertici del governo locale per rivendicare la gestione del bene comune.

Abbiamo quindi portato le nostre istanze e registrato attenzione e apertura. Il progetto proposto da Mondeggi riguarda la rigenerazione in chiave agroecologica dei terreni con finalità in parte produttive in parte sociali e comunitarie, nonché l'avvio di progetti di inclusione sociale, inserimento lavorativo e contrasto alle vulnerabilità. È un progetto elaborato insieme alla più ampia rete associativa con cui Mondeggi Bene Comune sta operando in vista della gestione futura.

Durante l'incontro sono state date le risposte alle nostre richieste: l'avviso di coprogettazione partirà a breve e riguarderà tutta la tenuta, quindi i 6 casali e i terreni, villa esclusa. Da parte della Città Metropolitana è stata espressa anche la volontà di garantire la continuità del presidio e delle sue attività fino alla fine dei lavori: l'ipotesi attualmente sul tavolo è quella del passaggio del presidio da casa a casa.

Da oggi, più che mai, il Comitato Mondeggi Bene Comune continuerà a produrre idee, stimolare progetti, stringere relazioni, rafforzare le proprie pratiche, pungolare le istituzioni.

Per sapere di più sul progetto Mondeggi 2026 e partecipare ai prossimi appuntamenti, come il Mosto di Firenze il 17 Maggio e il Compleanno di Mondeggi il 21 e 22 giugno: www.mondeggibenecomune.org

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Mi chiamerò FedericaBarbara Cremoncini · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Barbara Cremoncini

Una vita non facile in un corpo che non sente suo, ha trovato a Fuori Binario "tanti cuori" che l'hanno accettata e aiutata

Federica aiuta Consuelo a chiudere le pratiche, a Fuori Binario è appena finita la distribuzione dei pacchi alimentari e bisogna registrare i documenti delle persone che li hanno ritirati. Si muove con sicurezza ed efficienza, contenta di poter essere d'aiuto. Non è da tutti, dopo una mattinata passata ad accudire anziani in una Rsa del centro di Firenze. Non è da tutti aver ancora voglia di aiutare. "Qui ho trovato persone che mi hanno dato tanto, qui ci sono i miei amici, la mia vita di oggi. Con loro sono riuscita ad aprirmi, mi hanno visto piangere e stare male. Grazie a loro ho ritrovato la voglia di vivere".

La vita, per Federica, non è stata mai facile. Mai, fin dall'inizio. Fin dal momento in cui ha realizzato di non sentirsi bene nel corpo in cui era nata, così come con quel nome che, presto, potrà cambiare. Sui documenti per ora è Riccardo, ma ancora per poco. "Ho deciso di cominciare il percorso per il cambio di sesso, so che mi farà stare bene. Oggi sono a metà strada, fra poco comincerò a fare gli ormoni e poi voglio fare anche l'intervento. E sarò Federica: l'ho scelto, questo nome, perché piaceva tanto a mia nonna, che non c'è più e mi manca, lei era la mia forza e il mio scudo".

Federica si vede già proiettata nella sua nuova vita. Ora che sta per concludere il corso per operatore socio sanitario può aspirare ad un vero lavoro, un lavoro che le piace perché ha scoperto che aiutare le persone la fa stare bene. E poi anche a una sua casa, lei che una casa non l'ha avuta quasi mai. A Monza, dove ha vissuto fino a sette anni fa, sua madre, una donna forte e in gamba, che andava avanti da sola senza uomini, si è vista portare via tre figli su quattro. "Sono stata in affido e poi per più di dieci anni in comunità. Alle superiori andavo all'alberghiero, ma non ho finito. Ho scoperto di avere l'epilessia, quindi sono cominciate le cure, i farmaci e alla fine, per ridurre gli effetti della malattia, mi hanno dovuto operare. A Milano facevo cose brutte, per strada, in pratica mi prostituivo, per soldi, per qualsiasi cosa, un tatuaggio, un pacchetto di sigarette. Ho incontrato uomini che mi hanno fatto del male, io non riesco a dire di no, ho un problema a controllare il mio istinto e le persone se ne sono approfittate. Riccardo il bravo ragazzo ne ha combinate tante... Ma poi ho detto basta, ci vuole uno stacco. E ho seguito mia sorella in Toscana. Le voglio bene, andiamo d'accordo, adoro le sue bambine".

Anche qui però sono alti e bassi. "Ho portato le pizze, ho lavorato in un negozio, ma sono anche tornata per strada, per soldi. Poi nel 2023 sono stata investita da una macchina, non lavoravo e non potevo più pagare l'affitto. Così sono stata dove capitava e poi all'albergo popolare".

L'albergo è a due passi da via del Leone, la sede di Fuori Binario. E da qui si è messa in moto una catena, "tanti cuori" dice Federica. Persone che l'hanno accettata, accolta e anche concretamente aiutata. Attivando i servizi, le cure mediche, il percorso per la transizione di genere, un nuovo posto in una residenza a Campi, il corso per Oss.

Ci tiene a elencare i nomi di tutti, li ripassa per essere sicura di non dimenticare nessuno: Francesco, Cristiano, Consuelo, Marco del centro La Fenice, e poi ancora Ornella, Mariella, Sabrina... Sono la sua realtà di oggi. Non è detto che quella di ieri sia del tutto alle spalle, ammette. "Ma vedremo. Mia nonna diceva: quando avrai tutto davanti, vedrai". E davanti c'è Federica, che non è più un sogno ma aspetta il compimento della sua vera identità. E tutte queste persone, la sua assicurazione sulla vita.

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Raccontare per ricordareLaura Tabegna · Cultura

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Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna

Il progetto "Vite in autostop" costruisce "biblioteche umane" per recuperare la forza dell'incontro e del racconto orale

Il primo passo è superare il muro del silenzio. Poi arriva un simbolo, che sblocca la memoria e apre la narrazione del ricordo. Cosa significa raccontare la propria vita in trenta minuti a uno sconosciuto? C'è chi focalizza il tema su un conflitto familiare, chi racconta una storia già nata con un destino sbagliato, chi ha attraversato l'inferno di un viaggio della speranza ma preferisce definire la propria biografia con l'unico ricordo felice che custodisce. Ogni vita merita di essere raccontata e ascoltata. Ogni essere umano può far parte di una libreria vivente. Il progetto "Vite in autostop" dell'associazione Sconfinando punta proprio ad aiutare le persone a recuperare ricordi, rielaborare il senso della propria vita, per poi trasmetterlo oralmente a un lettore sconosciuto, scoprendo la bellezza del raccontare guardandosi negli occhi. Questo scambio di energie crea un circuito virtuoso che lavora in profondità nella coscienza. L'associazione ha già contribuito a formare tante "biblioteche umane", lavorando con varie comunità, dal carcere ai bambini, dai migranti ai residenti delle periferie.

Sconfinando nasce nel 2008 tra Firenze e il Valdarno grazie a un gruppo di giovani con competenze che vanno dall'antropologia all'architettura, dal trekking alla riqualificazione urbana e l'attività socio-culturale. Nel 2018 l'associazione abbraccia l'idea della Human Library, partita da Copenaghen e diffusa a livello internazionale per recuperare la forza del racconto come antidoto alla dissociazione provocata dai cellulari.

Dal 2020 Sconfinando decide di elaborare un proprio metodo, che attraverso il gioco raggiunge spazi sommersi della memoria profonda. "Gli strumenti che utilizziamo – spiega Eleonora Antonelli, presidente dell'associazione – sono mappe immaginarie con luoghi simbolo ed elementi chiave, come ad esempio la tenda-rifugio, la strada-prospettiva, il faro-sostegno, la foresta-mistero. Ogni volta che organizziamo un'attività si parte con una fase di preparazione attraverso giochi (carte, percorsi con dadi, teatro sociale di improvvisazione). Le storie cominciano ad emergere grazie agli elementi chiave suggeriti dai simboli, che fanno leva su archetipi profondi. Si comincia a imbastire la storia con quattro ricordi. Questa pratica aiuta la memoria come una ginnastica. Anche chi ascolta è attivo. Si tratta di un esercizio per sé stessi, per ritrovarsi".

Per saperne di più visitate il sito www.sconfinandointoscana.it

  • Human Library
  • narrazione
  • memoria
  • associazione
  • biblioteche umane
  • racconto orale
  • comunità
  • carcere

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Il monito delle porte d'oroTomaso Montanari · Cultura - Arte e povertà

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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - Arte e Povertà | Autore: Tomaso Montanari

Rivestite dalle coperte simbolo dei salvataggi dei migranti, interrogano la nostra umanità perché non dimentichi i poveri

Le nostre chiese sono piene d'oro: calici, glorie, paramenti… Ma, come ha scritto un padre della Chiesa che d'oro aveva solo la bocca (tanto erano preziose le sue parole), san Giovanni Crisostomo, "che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d'oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l'affamato, e solo in seguito orna l'altare con quello che rimane. … Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errando e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell'edificio sacro. Attacchi catene d'argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. … Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni".

E allora l'oro che veramente si addice alle chiese, oggi, è quello con il quale Giovanni De Gara ne copre le porte: l'oro delle coperte termiche che avvolgono i corpi dei poveri tra i poveri, i migranti salvati dalle acque. In questo anno di giubileo, in cui sono rimessi i peccati e dovrebbero essere cancellati i debiti, le porte coperte da quell'oro sono le porte sante davvero. Perché ci ricordano che è per le porte che si muore. Le porte, le soglie: le frontiere d'America e d'Europa, quelle difese dalle armi e dalla tortura.

Quante vite costano quelle linee tracciate sulle carte, le frontiere? Ebbene, le porte di oro povero ci dicono che ognuno di noi deve scegliere dove porre le proprie frontiere: "Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri" (don Lorenzo Milani).

La Porta d'Oro di Gerusalemme era quella attraverso cui si manifestava la presenza di Dio: le porte d'oro di De Gara invocano la nostra umanità, la interpellano senza sosta perché torni a manifestarsi. "Se voi tacerete, grideranno le pietre" ha detto una volta Gesù. E oggi, nel silenzio terribile di un'Europa che investe sulle armi invece di investire sul riscatto dalla povertà, gridano le porte delle chiese.

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Attualità - Notizie breviVari (redazione) · Attualità

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Santo Spirito - Basta lusso, vogliamo spazi per la scuola

I collettivi e rappresentanti d'istituto delle scuole Machiavelli, Gramsci, Da Vinci ed Elsa Morante hanno chiesto a Palazzo Vecchio, attraverso una petizione che ha raggiunto le 500 firme, la modifica della destinazione d'uso dell'Ex-Caserma Ferrucci in Santo Spirito. Non vogliono la prevista Rsa di lusso, un ulteriore spazio privatizzato ed esclusivo nel centro della città, ma chiedono che la struttura venga destinata all'utilizzo delle scuole per le attività di educazione fisica e per le assemblee d'istituto e che si trasformi in un luogo pubblico nel pomeriggio per chi abita nel quartiere. Per gli studenti la riconversione "popolare" dell'ex-Caserma Ferrucci rappresenterebbe "il salvataggio di uno spazio dalla sua svendita". Per loro le priorità sono altre quando ai cittadini, agli studenti, agli anziani, mancano servizi e funzioni basilari. "Non tutto in questa città può essere svenduto – dicono. Dobbiamo saper recuperare a funzioni pubbliche i pochi spazi liberi rimasti". Padre Giuseppe Pagano, prore della basilica di Santo Spirito, ha accolto con favore la mobilitazione degli studenti e li ha invitati ad un confronto. Vedremo nei prossimi mesi quale sarà il destino dell'ex distretto militare.

Dieci anni senza Riccardo

Riccardo Torregiani è stato un partigiano resistente, un antirazzista, un uomo di pace. Tutte le compagne e i compagni di Firenze ricordano il suo impegno nella società civile, per la difesa dei diritti umani e per la promozione della pace e della solidarietà. Sempre vicino ai più deboli, ha lottato contro ogni forma di razzismo e ingiustizia. Negli anni è stato sempre vicino alle persone che cercavano un reddito grazie alla vendita in strada di Fuori Binario.

È stato inoltre membro dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese di Firenze, presidente del Cospe e della Casa dei Diritti dei Popoli. Ha fondato il Coordinamento Fiorentino Antirazzista e ha fatto parte tra i primi della Rete Antirazzista Nazionale. Attivo in Rifondazione Comunista come dirigente, è stato sindacalista nella Cisl a sinistra di Pierre Carniti. In suo onore è stata fondata la Biblioteca Riccardo Torregiani a Firenze, che ha diffuso i valori per cui ha vissuto.

A dieci anni dalla morte lo ricorderemo insieme con letture, danze, canti, poesie, video, fotografie e ricordi personali. Appuntamento il 10 maggio dalle 15.30 fino all'ora di cena, quando mangeremo insieme cibo palestinese, presso la Comunità delle Piagge in piazza Alpi-Hrovatin a Firenze.

Marco va avanti

L'avevamo scritto. Nella vicenda di Marco, il libraio senza dimora delle Cure, era lui quello privo di sicurezza, altroché. Non coloro che chiamavano la polizia per il degrado rappresentato dalle persone che si riparano nel tunnel. E infatti solo pochi giorni dopo la grande assemblea per chiedere al Comune il ritiro della multa da 5000 euro comminata a Marco per vendita abusiva di libri (sì, ce l'abbiamo fatta, sanzione cancellata!), qualche fascistello, come al solito nascosto dalle tenebre, ha pensato bene di dare fuoco ai libri del sottopasso sui quali Marco basa il suo unico reddito. Un atto vandalico che non ha spaventato Marco, ma che lo ha costretto a ripartire nuovamente, dopo il sequestro del mese precedente da parte della polizia locale. E Marco è ripartito, sono arrivati altre centinaia di libri dalla Firenze solidale che sta dalla parte dei più deboli. Ora questi libri li dobbiamo comprare però: tutti i lunedì, mercoledì e venerdì mattina Marco vi aspetta al suo banco al mercato delle Cure. Non mancate l'appuntamento.

Cittadini di domani

Votiamo sì al referendum di giugno per dare pienezza di diritti a 2,5 milioni di "stranieri"

L'8 e 9 giugno si voterà per cinque Referendum: quattro sul lavoro, uno sul Diritto di Cittadinanza. Quest'ultimo propone di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza per la richiesta di concessione della Cittadinanza. Si va a modificare l'articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia ai fini della presentazione della domanda di Cittadinanza da parte dei maggiorenni, che, una volta ottenuta, sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni.

Si tratterebbe di una conquista decisiva per circa 2.500.000 persone di origine straniera che, in questo Paese, non solo nascono e crescono, ma da anni vi abitano, lavorano e contribuiscono alla nostra comunità. Il Referendum sulla Cittadinanza non va a modificare gli altri requisiti tra cui la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l'incensuratezza penale, l'ottemperanza agli obblighi tributari. Sarà possibile partecipare a percorsi di studio all'estero, rappresentare l'Italia nelle competizioni sportive, votare, partecipare a concorsi pubblici come tutti gli altri cittadini italiani. Diritti oggi negati. Il Referendum vuole allineare l'Italia ai maggiori paesi europei che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e futuro per l'intero Paese.

Facciamo però attenzione alla disinformazione diffusa da chi difende una non meglio definita "identità nazionale". Siamo un Paese in denatalità e le previsioni economiche che legano il PIL alla decrescita della popolazione vedono un calo per i prossimi anni. Molti giovani inoltre si trasferiscono all'estero, spesso per sempre. A giugno si vota per una misura di civiltà minima che però non riporta l'Italia nell'alveo culturale di cui si vanta. Restano sistemi di accoglienza illegali e non sicuri e un sistema nei fatti razzista, si dimezzano però i tempi di ottenimento della cittadinanza per chi vive in questo Paese: un piccolo passo di importanza fondamentale.

Altre informazioni su www.referendumcittadinanza.it — Roberto di Loreto

Rette Rsa, a Grosseto sentenza storica

Il Tribunale di Grosseto ha condannato la Società della salute del Grossetano (Coeso) al pagamento di oltre 100.000 euro di oneri di ricovero di una donna affetta da schizofrenia grave. Lo rende noto Aduc spiegando che con questa decisione il tribunale si è uniformato "all'indirizzo giurisprudenziale della Cassazione, che ritiene che, anche in regime di lungo assistenza, gli oneri per le prestazioni sociosanitarie ad alta integrazione sanitaria siano a totale carico del Ssn". Viene ribadito così un principio fondamentale: quando l'assistenza in Rsa è di natura prevalentemente sanitaria, i costi devono essere coperti interamente dal Servizio sanitario nazionale, senza oneri per i pazienti o le loro famiglie. Coeso dovrà rimborsare 102.768 euro, ovvero la somma che la famiglia ha pagato negli anni per le cure in Rsa, più gli interessi di legge e le spese legali e dovrà garantire, d'ora in avanti l'assistenza sociosanitaria al 100% dei suoi costi.

Gioco d'azzardo, sportello alle Piagge

"Tilt Off" è il nome dello sportello di ascolto e orientamento dedicato alle persone che vivono situazioni di rischio o difficoltà legate al gioco d'azzardo, e ai loro familiari, che ha appena aperto alla Casa di Comunità delle Piagge. Nelle intenzioni del Comune si tratta di "un luogo sicuro e accogliente in cui sarà possibile confrontarsi con operatori esperti, ricevere consulenze personalizzate ed essere orientati ai servizi di cura del territorio". In campo anche attività nelle scuole superiori e nei luoghi di lavoro, eventi informativi nei luoghi di maggiore aggregazione, come spazi pubblici, servizi sanitari, mercati rionali. Lo sportello è gratuito ed è rivolto non solo a chi gioca e ai loro familiari, ma anche agli amici e a chiunque voglia comprendere meglio i rischi e le possibilità di intervento. Sarà inoltre possibile accedere ai servizi dello sportello anche online, tramite l'app 'Dubetter'. Per l'assessore al sociale Nicola Paulesu "il gioco d'azzardo patologico è un problema serio di salute pubblica, coinvolge non solo il giocatore e la sua famiglia, ma anche tutta la comunità. Per questo è fondamentale fare un lavoro di rete con le realtà operanti nel settore e con i servizi territoriali".

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Rubriche - Millefoglie, Femminismi, Un mondo ganzoVari (Valentina Nicastro, Marta Benettin, Fabio Bussonati) · Rubriche

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La tenacia del corbezzolo

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

C'è chi lo ha definito metafora della vita: è il rugby, uno sport minore, dove non girano le cifre a sei zeri del calcio, senza i mega-sponsor e le tv, e forse proprio grazie a questo ha preservato i suoi valori: "pronti a tornare indietro per poter andare avanti" perché per avanzare, devi passare la palla all'indietro. Non è intuitivo ma funziona. E poi la palla è ovale e non sai mai dove rimbalzerà, così come la vita non è mai prevedibile e bisogna restare presenti, lucidi, pronti a incassare, pronti a cadere per rialzarci.

C'è un campo di rugby a Firenze, si trova a San Bartolo a Cintoia e confina con l'Istituto tecnico per il turismo Marco Polo. Nascosto ai margini del parcheggio, solitario sorvegliante, troverete uno straordinario corbezzolo di Cipro vetusto, che ho scoperto per caso, colpita dalla sua incredibile forza, vitalità, armonia e bellezza. Testimone dello scorrere delle giornate degli studenti e dei giocatori, segna il territorio, il tempo e le stagioni con i suoi colori, con i suoi frutti rossi e i suoi fiori. Il tronco si sdraia a terra per poi risalire verso il cielo: è un capolavoro di tenacia e di voglia di farcela. Generoso e altruista, produce ossigeno per tutti: non è uno sport ma anche lui è un campione.

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Anche l'algoritmo è maschilista

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Ho chiesto a ChatGPT, un noto programma di intelligenza artificiale generativa (IAG), di tradurre in inglese la frase: "È stata una giornata difficile. Ha pulito casa, ha avuto cura dei figli", mantenendo la terza persona. Risultato? "It was a tough day for her [...]". Per lei. L'IA ha automaticamente associato queste attività a una donna.

Interrogata sulla scelta, ha risposto che l'interpretazione era influenzata dagli stereotipi culturali nei dati con cui è stata addestrata.

Il problema è che l'85% del mondo IA è maschile: a nutrire le macchine sono principalmente uomini ipertecnologici, bianchi americani o cinesi. E visto che ormai molte decisioni vengono affidate all'IA, dal credito finanziario alla priorità delle cure in ospedale, il rischio è che questi pregiudizi diventino verità assolute.

Esempi concreti? Gli algoritmi mostrano più spesso offerte di lavoro di alto livello agli uomini che alle donne. Nell'assegnazione del credito finanziario penalizzano le donne. Perfino nei salari e nelle promozioni l'IA finisce per favorire gli uomini perché si basa sui dati statistici degli anni passati (e presenti), perpetuando disuguaglianze.

I problemi sono due: 1. L'IA commette errori senza saperlo e 2. siamo così convinti della sua infallibilità da non mettere in discussione i suoi risultati.

Per cambiare serve più presenza femminile nel settore: le donne sono già capaci di tecnologia, ma vanno supportate. Il controllo su questi sistemi spetta a tutt+.

Per approfondire: Associazione Donne 4.0 https://donne4.it — Capitolo "L'etica dell'intelligenza artificiale" in "Intelligenza artificiale" di Francesca Rossi, Laterza 2024.

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Basta petrolio, facciamo delle feste!

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Ogni litro di petrolio non speso oggi sarà prezioso per le generazioni future e non contribuirà a quel cambiamento climatico che ci espone tutti, ma proprio tutti, a rischi di ogni tipo.

Il diritto alla luce elettrica e all'acqua calda sanitaria è strategico per il nostro paese, il primo per poter leggere la notte o divertirsi nelle ore senza sole e il secondo per restare puliti; per il primo serve un modulo di continuità permanente a persona (due metri quadrati di fotovoltaico) per il secondo uno scaldabagno solare a famiglia (un metro quadrato a persona).

Tutto ciò richiede l'acquisizione da parte del pubblico di tutte le fabbriche in crisi e la loro riconversione nella produzione di cose costruttive. Come finanziare questa operazione? Con i soldi altrimenti destinati alla costruzione di cose distruttive senza incidere sul rapporto deficit / Pil.

Il solare termico, a parità di posto al sole occupato, ha un'efficienza nel riscaldare l'acqua di due volte e mezzo il fotovoltaico. Il suo difetto è quello di scaldare troppo l'acqua in estate, cosa che però può essere un vantaggio se messa in valore: basta sostituire il liquido termovettore (da acqua e glicole a olio) e inventare una macchina a vapore piccola, capace di raccogliere anche l'acqua distillata prodotta secondariamente.

Un'altra sorgente di calore spesso poco considerata è il corpo umano: ogni essere umano irradia mediamente 100 Watt di calore quindi per avere un buon riscaldamento bisogna essere almeno una dozzina... Ne consegue che per sostituire il riscaldamento fossile è necessario fare feste numerose tutti i giorni!

Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.

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Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni

!Alfabeto - 21 proposte

Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.

  • A - AUTISTICA: Le città di tutto il mondo vogliono diventare attraenti. Milano, Parigi, Londra, New York. Amministratori appartenenti a schieramenti molto diversi tra loro lavorano incessantemente a trasformare le loro città in magneti. Ci stanno riuscendo. E non è una buona notizia: le città attraenti non sono necessariamente accoglienti. Alberto Vanolo denuncia questo stato di cose nel suo libro "La città autistica", una riflessione, provocatoria, sulla iperstimolazione, artificiale e maligna, che la città ci impone. https://bit.ly/3E1Pi9g
  • B - BAMBINI: I bambini sanno bene dalle fiabe che la pace è un valore da difendere. Come spiegare, allora, la guerra ai bambini? La risposta che si sono dati a Fanpage.it è stata: dando voce alle loro paure e trasformando questi sentimenti in qualcosa di più attivo e meno paralizzante. Partendo da "Promemoria" di Gianni Rodari, hanno realizzato un video dal titolo "Non è che vi siete dimenticati come si fa la pace? – la pace spiegata dai bambini", che rimproverano agli adulti le loro incoerenze e inaffidabilità. Semplice e profondo come solo i bambini sanno essere. https://bit.ly/4catLry
  • C - CITTADINANZA: Più di un milione di persone nate e cresciute in Italia non sono riconosciute dallo Stato come cittadini. Sono vissute in Italia, hanno frequentato le scuole, le università, lavorano, contribuiscono alla vita sociale e culturale del paese. Sono vite sospese. Sospese tra più culture, lingue, musiche, cibi, radici. Sospese perché non riconosciute, ostacolate nel loro riconoscimento da burocrazie complesse e respingenti, e da una legge per la cittadinanza tra le più restrittive d'Europa. "Vite sospese – Storie di italiani, italiane e cittadinanza" è un podcast di Radio Rai che dà voce a questi nostri concittadini. https://bit.ly/4224oDy
  • D - DIBATTITO: È da diversi anni, anzi, decenni, che sentiamo la necessità, insoddisfatta, di dibattiti seri, profondi, informati sulle questioni pubbliche che toccano le nostre vite. A colmare, parzialmente, questa mancanza, è intervenuto il blog "Lettera22" che ha deciso di rendere pubbliche le riflessioni sull'idea di Europa che i suoi diversi membri hanno avuto dietro lo schermo. Emerge, così, una pluralità di punti di vista, anche in contrasto fra di loro, che è impossibile vedere pubblicati tutti insieme su qualsiasi altro mezzo di informazione, sia cartaceo che digitale. https://www.lettera22.it/
  • E - EDUCARE: Il mondo è così com'è; la violenza è sempre esistita e per cambiare le cose occorre avere potere, essere un "grande", contare molto: questa è la convinzione comune. Se si vuole stimolare il senso di corresponsabilità dei giovani rispetto al destino del nostro mondo, l'educazione deve però riuscire a scuotere il loro crescente senso di rassegnazione. Sentirsi insignificanti significa divenire passivi. Già nel 2002, l'Associazione pace e dintorni ha pubblicato un manuale per educare alla pace, rivolto a genitori e insegnanti: "Violenza zero in condotta". La casa editrice La Meridiana ce l'ha sempre in catalogo. https://www.lameridiana.it/
  • F - FUMETTI: La Revue è una testata di giornalismo ambientale tutta a fumetti. Dal 2022, ogni tre mesi, pubblica inchieste e reportage che il giornalismo tradizionale ignora, trascura o usa per fare sensazione, paura o semplicemente per "mandarla in vacca". Per preservare la propria indipendenza, La Revue non ha pubblicità, eppure riesce a corrispondere ai propri collaboratori compensi giusti. Giornalisticamente, la Revue non insegue scoop, ma pubblica solo storie che sopravvivono alla lunga e lenta fase dell'illustrazione. https://www.larevue.it/
  • G - GIORNALISMO: Dal 22 al 24 marzo si è svolto a Roma Le Parole giuste, il primo festival di giornalismo dedicato all'inchiesta ambientale. Nelle sale di Industrie Fluviali, si sono incontratə giornalistə, attivistə, artistə, podcaster e fotoreporter; watchdog che si occupano di ambiente e clima, che raccontano le crisi del nostro tempo sfidando poteri con inchieste, reportage, libri, documentari, spettacoli teatrali, fumetti. Il festival si è concluso, ma il programma è disponibile on-line e darci un occhio è davvero interessante e istruttivo. https://asud.net/le-parole-giuste-festival/
  • H - HEREDIA: A Marzo di quest'anno, si è tenuta a New York la 24a edizione del festival del Flamenco. Questa edizione è stata dedicata a Granada, città natale del poeta Federico Garcia Lorca, fucilato dai nazionalisti fascisti del generale Franco durante la guerra civile spagnola. Il festival ha ospitato le compagnie più rappresentative del Flamenco contemporaneo, capaci di fondere tradizione e rinnovamento, danza, recitazione e le iconiche chitarre. Fra i nomi di spicco, Marina Heredia, Eva Yerbabuena, Julio Ruiz. Noi non ci siamo stati, ma i video dei concerti in rete ci hanno ipnotizzati. https://bit.ly/41RsD8S
  • I - ITALIA: Stretta tra il deserto a sud e i ghiacciai a nord, l'Italia si trova nel cuore di un hotspot climatico, un'area dove il cambiamento climatico colpisce più duramente della media. Il consumo di suolo cresce senza sosta, mentre alluvioni, frane, tempeste, incendi e siccità devastano il territorio. Questo stato di cose ha generato una nuova categoria di migranti, i rifugiati climatici: sono italiani in fuga da fenomeni distruttivi ed eventi meteorologici estremi dovuti alla crisi climatica. Nel libro "Migrare in casa", Virginia Della Sala rende conto di questa incredibile realtà. https://www.edizioniambiente.it/
  • L - LAVATRICE: Candy è una lavatrice classe A++ che vuole diventare la miglior lavatrice d'Italia. La sua vita viene sconvolta dall'arrivo di Elena, giovane rumena in cerca di lavoro. Candy diventa l'unica confidente di Elena. E così, con un filtro ironico e allo stesso tempo dolceamaro, Candy racconta la vita di Elena e di tutte le altre Elene nascoste dai padroni, sfruttate e abusate, nelle campagne. "Candy, Memorie di una lavatrice" è uno spettacolo scritto, diretto, interpretato da Iris Basilicata, "schifosamente tratto da storie vere e mai lavate". https://bit.ly/4cdTYp5
  • M - MALE: Perché la guerra? È possibile limitare la violenza bellica? Quali sono state le ragioni vere e quelle presunte delle guerre recenti? Da questi interrogativi parte il libro intervista di Antonio Cassese, "L'esperienza del male". Si tratta di una riedizione, quantomai tempestiva, vista la retorica dell'inevitabilità della guerra posta a fondamento di campagne di riarmo, sempre sulla testa di chi in guerra muore davvero. https://bit.ly/4iR0y7K
  • N - NARRATIVO: Come ogni anno, ad Aprile si assegna il Premio Alessandro Leogrande, intitolato all'intellettuale tarantino scomparso nel 2017. Vengono proposte in gara cinque pubblicazioni di giornalismo narrativo d'inchiesta votate dai gruppi di lettura dell'associazione e dalle scuole pugliesi aderenti al progetto Raccontami il giornalismo. Fra i libri candidati, "Dalla stessa parte mi troverai", di Valentina Mira, che racconta dell'amore che lotta, nonostante tutto, contro i rigurgiti fascisti della capitale. https://bit.ly/3QUgcmt
  • O - OSTRACISMO: L'inquinamento da PFAS, un tipo di sostanze indistruttibile, è una emergenza globale. I PFAS si accumulano nel corpo e provocano danni e malattie. Nel 2023, un progetto giornalistico internazionale ha mostrato che la contaminazione da PFAS è diffusa su tutto il globo. Dopo l'inchiesta, i produttori di PFAS hanno voluto minimizzare l'allarme. Quegli stessi giornalisti hanno smascherato la pressante campagna di lobbying di queste aziende che spendono somme ingenti per impedire divieti, controlli, e la consapevolezza dei consumatori. I risultati del Forever Lobbying Project sono disponibili online. https://foreverpollution.eu/lobbying/
  • P - PARTECIPAZIONE: In occasione della Giornata Mondiale delle Persone con Sindrome di Down (21 Marzo), l'associazione Coordown ha lanciato la campagna internazionale "No decision without us" (Nessuna decisione senza di noi), per rivendicare un'inclusione fatta di partecipazione, e non di concessioni. Nel video promozionale, una bambina con Sindrome di Down vuole decidere da sola come vestirsi, e un professionista in sedia a rotelle irrompe nello studio di progettazione di una nuova stazione per portare il suo punto di vista e le sue necessità. https://www.coordown.it/campagne/
  • Q - QUADRO: L'ONG olandese PAX e l'Ican, la Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari, hanno pubblicato, con il titolo "A caro prezzo", il rapporto sulla spesa per armamenti 2025, che dà un quadro del giro d'affari sugli armamenti. Gli Stati che possiedono arsenali nucleari, si legge, sono nove: Cina, Francia, India, Israele, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Regno Unito e Stati Uniti. Nel 2023 hanno investito complessivamente 91,4 miliardi di dollari per questi armamenti. L'incremento è di 23,2 miliardi in cinque anni. In questo contesto, l'EU annuncia un piano di riarmo da oltre 800 miliardi di €. Come andrà a finire? https://bit.ly/4hU05jO
  • R - RIPUDIA: L'Europa si sta riarmando, in Italia si parla di mandare le truppe al fronte ucraino: l'opzione guerra è ormai un discorso quotidiano. Partendo dalle origini dell'articolo 11 della Costituzione, il podcast (anzi, "peace-cast") "Ho detto R1PUD1A" vuole analizzare gli annunci di governi e media sulla "inevitabilità della guerra" per dire che no, la guerra non è inevitabile. Il podcast è realizzato in collaborazione con Emergency a supporto della campagna R1PUD1A. https://bit.ly/3XESLRO
  • S - SOSTENIBILITÀ: "Passi, Paesi, Parole – narrazioni a mezza costa" è una trasmissione di RADIO A, radio della Lunigiana, che va in onda tutte le domeniche mattina dalle 9 alle 10, e riascoltabile su podcast. È una trasmissione che parla di appennino, di aree interne, di sostenibilità, natura e ecologia interpellando autori, studiosi, appassionati. Con l'autore Antonio Galdo, per esempio, si è parlato di come la falsa sostenibilità, cioè quella sconnessa dal superamento delle diversità, invece di risolvere i problemi per cui è stata concepita, in realtà inquina un modo di vivere che potrebbe portare enormi benefici. https://bit.ly/4432uoT
  • T - TEKOŞER: Da Firenze Rifredi al nord della Siria, nel Rojava e poi di nuovo a Rifredi, passando per la battaglia di Afrin e di Deir el Zor negli ultimi giorni della campagna militare contro l'Isis e con la minaccia incombente della Turchia di Erdogan. Fortemente ispirato agli scritti di Lorenzo Orsetti, contenuti nel libro "Siria, scritti dal nord est", il documentario "Tekoşer", di Dario Salvetti, segue la vicenda di Lorenzo Orsetti (Orso), ragazzo di Rifredi partito alla fine del 2017 per sostenere la rivoluzione dei popoli del Rojava e combattere l'Isis. https://bit.ly/42cowD6
  • U - UTOPIA: Alla fine dell'Ottocento, la fatale combinazione fra l'accelerazione impressa dalla prima globalizzazione, le spinte indipendentiste che incendiano il mondo coloniale e l'influenza internazionale di un movimento anticoloniale anarchico realizza un'utopia: la caduta dei grandi imperi transnazionali. Questo fenomeno è indagato da Benedict Anderson nel libro "Anarchismo e immaginario anticoloniale", che mette soprattutto in evidenza l'effetto del contatto fra questi anarchici anticolonialisti incontratisi nelle prigioni. Nel farsi della storia, dice Anderson, lo scambio di idee è altrettanto determinante dello scambio di fucilate. https://bit.ly/4iIFPmm
  • V - VALICO: ALICO – "Tessere il Valico" è un progetto di riscoperta e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale delle aree interne della montagna pistoiese. Gli artisti Andrea Mori e Valentina Fanoni, già dal 2021, danno corpo e voce al territorio, rielaborando e rappresentando scenicamente le storie di uomini e donne incontrati lungo il cammino. Nel 2025 esploreranno il territorio di San Marcello Piteglio. Per l'occasione, il regista Andrea Azzetti girerà un documentario, che però ha bisogno di essere sostenuto: è possibile farlo donando sulla piattaforma Produzioni dal Basso. https://www.produzionidalbasso.com/
  • Z - ZNATY: Victoria Leléka è una cantante nata nel Donbass, la ormai tristemente regione russofona dell'Ucraina. Oggi Victoria vive in Germania dove ha fondato un quartetto a cui ha dato il suo nome. Il gruppo si è fatto apprezzare per un genere musicale che è stato definito Folk-Jazz su cui Victoria canta, inusualmente, testi in ucraino, lingua e cultura che Victoria ha abbracciato da adulta. La sua voce, gentile ma decisa, è di fatto uno degli strumenti del quartetto, completato da basso, batteria, e piano. Nel brano "Znaty", rappresentativo dello stile del gruppo, la voce amalgama nostalgia, sogno, e quiete. https://www.leleka.de/
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L'era del fossileValentina Baronti · Infine - Ultima pagina

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Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti

Lo stabilimento Eni di Calenzano avrebbe scaricato abusivamente acque industriali nel fosso Tomerello, mediante un bypass che lo collega direttamente alla vasca di trattamento delle acque industriali. Con quali conseguenze sui torrenti e i fiumi collegati al fosso e anche sulle falde acquifere sotterranee, lo sapremo solo alla chiusura dell'inchiesta. Questo inquinamento è emerso nel corso delle indagini sull'esplosione del 9 dicembre scorso, che uccise cinque lavoratori. C'è voluta una strage per capire la pericolosità di quello stabilimento, non solo per i lavoratori ma per la città e il territorio in cui è inserito, coinvolti non solo in caso di incidente ma anche nella normale attività di un'industria del fossile.

Negli stessi giorni in cui partiva la nuova indagine nei confronti dell'Eni, sono arrivati arresti domiciliari e interdizioni per i tecnici presunti responsabili del crollo nel cantiere dell'Esselunga di via Mariti, che uccise altri cinque operai. È trascorso più di un anno dalla strage, e solo adesso si iniziano a delineare le responsabilità, mentre la comunità in cui ricade il cantiere rivendica un uso pubblico di quell'area, svenduta al profitto che uccide e che fa sempre più utili sulla pelle dei cittadini, dei lavoratori e degli stessi consumatori. Chi pagherà per queste morti lo decideranno i tribunali. Chi pagherà invece per un sistema economico predatorio, che impoverisce, inquina, uccide e ci rende schiavi? Sul territorio fiorentino, un deposito di idrocarburi e un centro commerciale sono diventati il simbolo di un sistema fossile, che sfrutta allo stesso modo ambiente e lavoro, rendendoci tutti più insicuri e fragili.

Oggi, davanti a un'economia globale che corre verso la guerra e dimentica il green deal, che impone dazi novecenteschi e investe sul riarmo, chiunque parli di uscita dal fossile, di beni comuni, di equità sociale, di lavoro sicuro, appare un visionario. Ma non è proprio di queste visioni che abbiamo bisogno?

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