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Archivio › Fuori Binario n. 273 · Maggio 2025 › pagina 7

GENOCIDIO PALESTINA

L'altra faccia della resistenza

Maddalena Giannelli · Fuori Binario n. 273, Maggio 2025, pagina 7

!Genocidio Palestina

Sezione: GENOCIDIO PALESTINA | Autore: Maddalena Giannelli

Il movimento BDS combatte da vent'anni contro i crimini di Israele puntando alle aziende che sostengono l'occupazione

Da quasi vent'anni, parallelamente alla resistenza palestinese nei confronti dei crimini e dei soprusi israeliani, si muove e si ramifica un'azione non violenta, alla quale diventa sempre più urgente prendere parte. Si tratta del movimento Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni – comunemente noto con l'acronimo BDS – che, dal luglio 2005, combatte il regime di colonialismo, di insediamento e occupazione esercitato dallo stato di Israele nei confronti del popolo palestinese.

Ispiratosi ai movimenti anti-apartheid sudafricani della seconda metà del secolo scorso, il movimento BDS rappresenta la più grande coalizione di protesta della società civile palestinese, che, negli anni, si è potuta espandere e diffondere, non solo grazie al sostegno di associazioni, sindacati e ONG di tutto il mondo, ma anche e soprattutto grazie al capillare formarsi di movimenti interni, nazionali e regionali, ad essa affiliati.

Attraverso un'attività compatta e mirata, il movimento BDS concentra le proprie campagne di boicottaggio sulle grandi aziende del mercato globale che, tramite accordi e collaborazioni con lo stato di Israele, finanziano i crimini che questo compie contro il popolo palestinese, denunciando non solo la guerra genocidaria che da quasi due anni va avanti a Gaza, ma anche i soprusi, le violenze e le occupazioni illegali dei territori palestinesi da parte dei coloni.

Esempio eclatante dell'attività di contrasto da parte del movimento è il Project Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di dollari, stretto nel 2021, con i colossi di Google e Amazon per la fornitura di servizi cloud al governo israeliano e alle sue Forze di difesa militari (Idf). Nonostante il tentativo di smentita da parte delle due aziende americane, il BDS non smette di fare luce su tutte le grandi multinazionali che sostengono l'occupazione israeliana, costringendole a cambiare le loro politiche aziendali: nel 2018, il movimento ha portato la società tedesca Puma alla cessazione del suo contratto con la Federcalcio israeliana, che aveva accolto e sponsorizzato squadre con sede nelle colonie illegali; nel 2022, grazie al BDS, la multinazionale americana alimentare, General Mills, ha disinvestito la sua quota del 60% in una consociata israeliana in quanto alcuni suoi prodotti venivano confezionati dai coloni.

Affiliati al BDS, sorgono sempre più Spazi Liberi dall'Apartheid Israeliana (SPLAI), luoghi, movimenti e associazioni fondate sui principi di libertà, giustizia e uguaglianza, che possono essere, anche per la società occidentale, un monito e un richiamo da seguire.

Sembra infatti evidente come gli spazi che attraversiamo, gli agi e le comodità che carezzano le nostre abitudini più solide siano ogni giorno più problematici a causa del loro possibile coinvolgimento con azioni colonialiste e di oppressione. Non è più tempo di sentirci i santi dell'Occidente, per gli USA e così sia di cui cantava, nel '78, Francesco Guccini.

È dunque la pratica di un'attenzione e l'allenamento di una responsabilizzazione collettiva quella che oggi diventa urgente per tutti noi: la piccola e necessaria parte che dobbiamo imporci di compiere in un mondo in cui le logiche della violenza e della sopraffazione sembrano imperare. Perché libertà, giustizia e uguaglianza possiamo davvero ottenerle solo quando tutti e tutte ne saranno finalmente partecipi.

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Boicottare con una app

McDonald's, Carrefour... Inquadrando il codice a barre è semplice scoprire chi finanzia cosa

Grazie alla collaborazione, iniziata lo scorso novembre, tra il movimento BDS e l'applicazione Boycat, anche i singoli individui possono scegliere di muovere le proprie azioni verso il boicottaggio di tutte le realtà che sostengono i crimini israeliani contro il popolo palestinese.

L'app Boycat, e altre con la medesima funzione, come NoThanks, consentono ai loro utenti di acquistare in modo etico e responsabile da aziende che non collaborano con lo Stato di Israele. Il loro funzionamento è pensato, infatti, per l'uso quotidiano del consumatore, cui è data possibilità, nel momento dell'acquisto di un prodotto, di inquadrarne il codice a barre per scoprirne l'origine, gli investimenti e l'eticità dell'azienda che lo produce. Inoltre, all'interno di queste applicazioni, è presente una lunga classificazione dei principali marchi protagonisti dei nostri acquisti quotidiani, ordinati secondo il loro grado di coinvolgimento, che informa sulle azioni e i finanziamenti degli stessi.

Primo tra tutti appare il colosso di McDonald's, la cui filiale israeliana, il 12 ottobre 2023, tramite il suo profilo Instagram, ha dichiarato di aver donato oltre 100.000 pasti gratuiti – per un valore di 1,2 milioni di dollari – all'Idf, agli ospedali locali e ai civili israeliani afflitti dagli attacchi di Hamas. A sua volta, anche la multinazionale francese Carrefour, legata dal marzo 2022 in una partnership con l'azienda Electra Consumer Product e la sua filiale Yenot Bitan, fornisce viveri necessari al mantenimento delle colonie illegali e utilizza risorse naturali palestinesi per i loro fini commerciali.

Se c'è un rischio, in questa tipologia di opposizione che tali app consentono di fare, è che la bidimensionalità dello schermo del cellulare e l'impostazione quasi da social media di Boycat – con tanto di profilo personale dell'utente, premi virtuali per i suoi progressi d'acquisto e scelta di team a cui prender parte – possa essere confusa per l'abbaglio di una realtà smussata dall'ennesima forma di intrattenimento per le nostre vite digitali.

Forse una riflessione sui pericoli di questa atrofizzazione – prima di tutto umanitaria – e della riduzione tecnologica della nostra partecipazione politica e comunitaria deve urgentemente scomodarci, ricordandoci che dall'altra parte dello schermo, questa volta, ci sono uomini, donne e bambini le cui case vengono illegalmente occupate in Cisgiordania e distrutte sotto le bombe di Gaza. Per tutto questo la Storia ci chiederà il conto. (m.g)

Pagina 7 del numero 273 Uscito sul numero 273 (Maggio 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero