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CONTROVENTO - RITRATTI
I sogni di giustizia di una donna libera
Stefania Bertini, Emanuela Bavazzano · Fuori Binario n. 273, Maggio 2025, pagina 2
!Ritratti
Rubrica: CONTROVENTO | Autrici: Stefania Bertini, Emanuela Bavazzano
"Io dalla vita ho avuto il massimo: la paralisi e il pensiero"
Gabriella nasce nel 1940, in Mugello, a Dicomano, in un ambiente contadino; nel 1953 viene colpita dalla malattia: dai 13 ai 18 anni rimane fissa in un letto, dove la mamma e il fratello sono costretti a lasciarla per andare a lavorare.
"Con i lunghi capelli neri al vento, con l'eleganza di una musa, le gambe distese senza vita, al lato della sella della vespa piaggio degli anni Cinquanta, le domeniche pomeriggio, stretta al bacino di suo fratello Giulio, corrono lungo le vie della campagna fiorentina. Hanno perso il padre da piccoli, colpito da una scheggia durante un bombardamento. Teresa, la madre, seguiva il suo amore via terra, nei porti delle città dove Alberto, ufficiale di marina, a bordo della sua nave, poteva ancorare. Gabriella rivive così quell'ebrezza provata da bambina, mentre correva nei prati e si arrampicava libera e disubbidiente sugli alberi."
Nel 1958 inizia a lavorare come segretaria del prof. Adriano Milani Comparetti, nel reparto dove era stata ricoverata, uno dei primi centri in Italia per bambini con spasticità; consapevole che la condizione personale può essere affrontata rendendola collettiva, constata l'inadeguatezza dei servizi e le discriminazioni che subiscono i disabili.
Prende la macchina nel 1965; iniziano gli anni di fermento della Chiesa, incontra don Mazzi, frequenta don Milani e i suoi ragazzi, nel 1970 partecipa all'occupazione di piazza Signoria con le tende, protesta promossa da Bruno Borghi, per i diritti dei disabili al lavoro.
Gabriella conosce Beppe Banchi, con il quale si sposerà e inizierà un percorso di lotte condivise, che durerà per tutta la loro vita insieme; apriranno la casa famiglia di via Galliano, quale proposta concreta di deistituzionalizzazione, dedicata alle persone con disabilità, successivamente andranno alla casa di via Incontri.
"Cambio tutto / giro tutto muovo tutto / ho bisogno di sapere / che c'è sempre speranza."
Nel 1972 va con Beppe a Stoke Mandeville, dove si sperimentano cure nuove; tornata, crea il Comitato per la Riabilitazione, che avrebbe contribuito, nel 1978, alla nascita al CTO di Careggi del primo reparto per pazienti para e tetraplegici; intanto Beppe e Gabriella partecipano alla fondazione di Medicina Democratica, a metà anni Settanta; nel 1982 nascerà l'Associazione Toscana Paraplegici; nel 1988 in Toscana si avrà la prima legge per l'istituzione dell'Unità Spinale; partirà il progetto del CIVIC a Marina di Grosseto, centro per vacanze e incontri culturali sull'handicap, che coinvolgerà movimenti di lotta ed esperti in materia giuridica e sanitaria; nel 1992 nascerà l'Associazione Vita Indipendente.
"Non vi ho cercato per parlarvi di mostri / io vi ho cercato per parlarvi di sogni."
Gabriella è impegnata anche nelle lotte per i diritti delle donne e per la pace: con le donne de La Ragnatela, manifesterà contro l'installazione di missili a Comiso nel 1983, così come contro le esercitazioni militari della Nato a Greenham Common nel 1984; a Trafalgar Square partecipa alle manifestazioni per la pace; qui, tra i manifestanti, conosce una ragazza londinese, che è in gravidanza e ha grosse difficoltà economiche, Gabriella le offre il suo aiuto: si prenderà cura della bambina (che Gabriella e Beppe chiameranno Pace), finché le cose non andranno meglio: la bambina crescerà in via Incontri per il suo primo anno; superate le iniziali difficoltà, la giovane madre sceglierà di riprendere con sé la figlia.
Era il 1985, il sogno di diventare madre si avvererà sette anni dopo, quando arriverà Adi, nel 1992; ricorda Beppe: "dopo pochi giorni a casa, fu lui che ci adottò, su una casina, costruita di cartone", scrisse: Casa di Adi. Adi sarà dichiarato adottabile nel febbraio 1993. Così scrive: "Io sono l'esperienza vivente che quando si vuole qualcosa, se ci si crede nella vita bisogna lottare per ottenerlo. Questo è quello che mi diceva sempre mia mamma".
Gabriella, "ribelle per natura", rompeva gli schemi, andava contro un sistema dove si fanno le cose perché "così fan tutti"; Gabriella, che voleva portare coscienza in ogni piccola cosa, nelle azioni del giorno; Gabriella, "maestra"; che nei suoi gesti, così come nel suo modo di "spezzare i foglietti di carta riciclati, per farli diventare un taccuino", regalava i suoi pensieri alle persone care, tracciando "parole libere".
Gabriella, che voleva risvegliare gli animi intorpiditi da un sistema accecato e dormiente, perché a Gabriella interessavano le minoranze; sapeva che, per riportare alle nostre società l'elemento umano, l'unico percorso era quello di risvegliare la coscienza individuale, a costo di andare contro; Gabriella, "donna essenzialmente libera", consapevole che la giustizia è un valore imprescindibile, la lotta è necessaria per superare barriere valicabili.
Gabriella, "poetessa", poetessa lo era sempre: le sue parole erano "enunciati di verità", quelle verità che nessuno osa dire perché taglienti e scomode. Aveva una forza misteriosa nel farsi ascoltare, la capacità di incantare con la verità, di persuadere e creare solidarietà, quella vera, perché il desiderio di riscatto e il bisogno di giustizia trapelava in lei sempre e da ogni parte.
Gabriella ci lascia progetti incompiuti, perché possano vivere nelle coscienze e nelle prassi: il nostro ricordo nasce dal bisogno di ridare vita ai Sogni.
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Uscito sul numero 273 (Maggio 2025), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
