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DIRITTI
Paludi e fiori della mente
Guido Leoni · Fuori Binario n. 273, Maggio 2025, pagina 5
!Diritti
Sezione: DIRITTI | Autore: Guido Leoni
L'esperienza ventennale di un paziente della Salute Mentale fiorentina: "Dovremmo avere più ascolto"
Avendo attraversato due quartieri, avendo vissuto un'esperienza lunga ed approfondita, offro questa mia sintesi degli ultimi due decenni di Salute Mentale fiorentina.
Ho visto un mondo eterogeneo, che rispecchia fedelmente la nostra società. Terapeuti, operatori ed educatori con livelli di preparazione e di ascolto molto diversi. Negli ultimi vent'anni ho incontrato persone appassionate, e burocrati cinici e stolidi, soprattutto nelle zone più alte e più basse dell'organigramma.
Ho trovato dei fiori. Ho trovato persone che hanno dato una spinta sostanziale al mio recupero, hanno creduto in me e mi hanno saputo guidare attraverso scelte utili e sane. Persone che mi hanno invaso, mi hanno di fatto ostacolato, come sabbie mobili. Anche, naturalmente, figure che mi hanno lasciato deboli tracce del loro contributo, come le brughiere.
Nei reparti psichiatrici ho trovato rifugio, ma anche la sospensione dello stato di diritto. Nelle strutture residenziali accoglienza, ma pure confusione, anche da parte di chi avrebbe avuto il compito di tutelarmi. Nei centri di salute mentale, nei centri diurni, cure più o meno adeguate, ma anche stigma: quel senso di colpa che il sistema sanitario per primo, per sua storia, restituisce a chi chiede aiuto.
Nei luoghi di lavoro, dove ho svolto un inserimento socio-terapeutico, ho vissuto i conflitti di uno strumento ancora fermo alla prima frontiera, tra confini poco definiti: in un rapporto non lavorativo, con un compenso simbolico, tra pressioni e responsabilità incongrue. Ma anche situazioni adeguate, frutto di valutazioni attente.
Nel 2011 e 2012 un manipolo di operatori e pazienti, con il timido avallo della dirigenza, organizzò un festival alle Murate, aperto a tutta la cittadinanza, che ebbe molto successo. Io partecipai due volte con un reading. L'iniziativa si spense poi per l'assenza totale di contributi economici. La Tinaia, centro di attività espressive con un passato lungo e glorioso, dopo l'ultima mostra al Forte Belvedere, smise di fare mostre in grande stile e si relegò in piccole gallerie. Con il covid-19 fu inaugurata una nuova epoca di grande disinvestimento, coerente con il resto della sanità pubblica. Venne dimezzato l'orario di apertura dei centri diurni. Chi andava in pensione non veniva più sostituito. Finita l'emergenza è stata mantenuta la medesima politica.
Le strutture residenziali ad oggi continuano a coprire una percentuale infima delle necessità dei quartieri. Anche i reparti psichiatrici rifiutano sempre più spesso i ricoveri per mancanza di posti letto. Quando mi reco dallo psicologo, all'accettazione mi salutavano, mi accoglievano, mi chiamavano per nome. Adesso mi chiedono ogni settimana, da tre anni a questa parte, in modo spiccio e a volte aggressivo chi sono e cosa ci sto a fare.
Il mio psicologo è anche il referente per la recovery, la riunione dei miei terapeuti in cui sono presente pure io. Lì siamo considerati alla pari, ogni punto di vista ha lo stesso diritto, almeno ufficialmente.
Gli psichiatri, gli operatori, i familiari, hanno le loro associazioni. I pazienti non sono rappresentati. Non si sanno organizzare, problema insito nelle loro stesse patologie. Il mese scorso a Prato c'è stata l'ennesimo incontro, il titolo era "Quanto la persona è al centro della sua cura?". A giudicare dal programma, dagli interventi previsti di consiglieri, assessori, psichiatri, operatori, per niente: non gli viene nemmeno passato il microfono! D'altronde la partecipazione dei pazienti presuppone un lungo lavoro.
Un educatore professionale che mi seguiva tanti anni fa conduceva dei gruppi mensili, di sua iniziativa e senza alcun vantaggio per sé. C'era il gruppo per chi cercava nell'inserimento lavorativo solo un po' di socialità, per chi invece cercava un po' di produttività, infine per chi perseguiva la ricerca di un posto a contratto. Era quindi normale, nel contesto di una tavola rotonda, invitarci e perfino parlare in pubblico della nostra esperienza. Ecco l'immagine della palude e del fiore: da una parte la paura fetida e mortale, dall'altra il profumo del volo.
L'emancipazione dei pazienti, quantomeno la possibilità di una voce, nella pratica reale passa attraverso le offerte di quegli operatori illuminati che hanno il coraggio di dare spazio, attraverso quei genitori che mettono da parte i timori e danno fiducia ai loro figli.
Dipingo a La Tinaia, e mi hanno proposto di dirigere un laboratorio per fare un murale. Il referente del progetto non ci ha dato il muro, non si fida. Così prenderemo una tela. Il seme è nato monco, ma fiorirà lo stesso.
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Uscito sul numero 273 (Maggio 2025), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
