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Nessuna alternativaCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
Della più grande democrazia del Medio-riente abbiamo perso le tracce dopo le stragi, la distruzione, le azioni genocidiarie compiute in Palestina. E il nostro paese è stato zitto, ha lasciato correre, l'ha addirittura sostenuta nelle assurde giustificazioni utili ad uccidere quasi 50.000 persone.
Ora è il turno della più grande democrazia della Terra che finalmente rende palese come il mondo sia solo una giungla dove comanda il più forte con arroganza, prepotenza e violenza. E il nostro paese non prende le distanze dalle politiche reazionarie dell'improbabile coppia Trump-Musk.
Secoli di cultura giuridica hanno portato ad una convivenza più o meno civile fondata su avanzate Carte costituzionali. Abbiamo creduto alla supremazia del diritto sulla legge del più forte, della giustizia sull'arbitrio. Una supremazia perfettibile naturalmente, con grosse falle nei confronti dei poveri e delle minoranze come ben sapete.
Oggi assistiamo all'annichilimento della politica del bene comune - non che abbia goduto sempre di buona salute - quella partecipata, quella del milaniano "Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica". La nostra classe dirigente è totalmente inadeguata nell'affrontare le sfide a cui è chiamata, impegnata com'è a fare marketing personale sui social. Chi si oppone a questa deriva finisce male, come dimostra la storia di Mahmoud Khalil, lo studente newyorkese arrestato "senza nessuna prova" per il suo attivismo a favore dei palestinesi. Trump ha detto che sarà "il primo di molti". A noi stare dalla parte di chi, come Mahmoud, si oppone al fascismi cercando di costruire un mondo migliore. Non abbiamo alternative.
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In prima pagina anche l'anteprima dell'articolo "Sharif, finalmente la pace" di Barbara Cremoncini (a p. 5) e il riquadro "Con Marco per la sicurezza sociale contro il securitarismo".
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Una suora specialeJacopo Stefani · Ritratti
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Sezione: RITRATTI | Autore: Jacopo Stefani
Studiosa di Dante e del Medioevo, è la custode del Cimitero degli Inglesi che mantiene e restaura con un gruppo di rom inseriti in un progetto di inclusione e lavoro
Suor Julia Bolton Holloway è nata in Inghilterra, è stata professoressa di studi medievali negli Stati Uniti per poi prendere il velo. Dopo un periodo in Inghilterra, è tornata nella sua Firenze, che già conosceva per i suoi studi sui manoscritti danteschi, dove è stata prima curatrice della Casa Guidi, poi Custode del "Cimitero degli Inglesi". Con lei lavorano diverse persone della comunità Rom, fra cui Mihai, diffusore di Fuori Binario. L'intervista è stata condotta in inglese, la traduzione è mia.
Può dirci qualcosa della sua storia? Come è diventata la custode del Cimitero?
I miei genitori erano scrittori e giornalisti in India e Canada. Sono nata nel 1937 a Londra, a Marylebone, dove aveva vissuto Elizabeth Barrett Browning. Sono andata in America a 16 anni, ho studiato alla San Jose State University e completato il dottorato all'Università della California, a Berkeley, per poi insegnare a Princeton e Boulder. Dopo entrai nel convento anglicano-cattolico, in Inghilterra, dove ero stata a scuola. Ritornai quindi a Firenze, dove spesso mi ero recata in estate per studiare manoscritti danteschi alla Laurenziana e altre biblioteche. Fui curatrice della Casa Guidi; poi, poiché avevo curato l'opera di Elizabeth Barret Browning per la Penguin, fui contattata da Gerard Kraft, presidente della Chiesa Riformata Svizzera a Firenze. Il Cimitero è di possesso della Chiesa, ma c'era bisogno di qualcuno che lo salvasse. Kraft mi disse di trovare un milione di euro per restaurarlo. Io gli risposi che non avevo i soldi, ma avremmo potuto farlo lo stesso tramite l'amore e la conoscenza. Ed è stato così.
In tutti questi anni passati come custode, lei ha continuato a lavorare come studiosa e scrittrice. Può dirci qualcosa delle sue pubblicazioni, e di come si rapportano a Firenze?
Quasi tutti i miei tanti libri hanno un rapporto con Firenze, con Dante Alighieri, con il suo maestro Brunetto Latini, con scrittrici sepolte nel Cimitero, come Elizabeth Barrett Browning e Frances Trollope, che lavorò contro la schiavitù. Il mio ultimo libro è un'opera immensa che tratta tutto quello che c'è da sapere sul Cimitero. Inoltre al momento stiamo proponendo mappe di "cacce al tesoro", per i fiorentini e i turisti, relative alla Firenze di Dante, a quella delle sette Opere della Misericordia, dei santi fiorentini, la Firenze dei Savonarola di George Eliot e quella di Elizabeth Barrett Browning.
Come ha conosciuto Mihai? Avete lavorato molto insieme, al Cimitero?
I Rom mi chiesero di lavorare al giardino e al restauro delle tombe vandalizzate. Mihai fu uno dei molti che mi capitò di conoscere, insegnando loro l'alfabeto. Quando fu grande abbastanza da lavorare lo pagai prima con i voucher INPS, poi con contratti di due ore al giorno. I Rom sanno fare tutte le cose che servono, anche se sono analfabeti; sono fabbri, carpentieri, muratori, giardinieri, cuochi, sanno fare le pulizie. Costruiscono da soli gli scaffali della biblioteca. Il progetto che li coinvolge si chiama "Dalle tombe alle culle", e sono loro a fare anche le culle! Il suo obiettivo centrale è permettere ai bambini di andare a scuola, mentre gli adulti imparano a leggere e scrivere. Nel caso di Mihai, l'ho assunto anche per pulire il pavimento della Santissima Annunziata, perché la sua iscrizione latina lo paragona al pavimento del Tempio che Salomone aveva costruito a Gerusalemme.
Lei è anche la presidentessa dell'Associazione Aureo Anello, fondata con un duplice obiettivo: mantenere e valorizzare il Cimitero, e realizzare progetti di promozione sociale. Partiamo dalla prima cosa: ce ne può parlare?
Ci occupiamo di restaurare e fare ricerca sul cimitero, abbiamo costruito una biblioteca, lavoriamo all'alfabetizzazione dei Rom e costruiamo un confronto fra la storia ottocentesca della lotta alla schiavitù con quello che è successo nel Novecento ai Rom. In Romania questo popolo era schiavizzato dai monasteri e dai nobili fin da prima di Colombo, e lo è rimasto fino alla pubblicazione della Capanna dello Zio Tom di Harriet Beecher Stowe. Poi furono colpiti dall'Olocausto. Oggi i Rom in questo posto possono apprendere da Hebe Wilcock, che viene dall'Inghilterra, come fare incisioni sul marmo, da Enrico Giannini come creare facsimili del Libro del Chiodo, dal CNR come restaurare tombe, come marmorizzare e rilegare libri ecc.
Cosa ci può dire dei progetti sociali dell'Associazione, e in particolare di quello di cui si parla nel libro di Mihai, "Agata Smeralda"?
Il progetto Agata Smeralda del professor Mauro Barsi, insieme con la mia pensione di professoressa universitaria, ci aiuta ogni mese a offrire uno stipendio a dieci madri e a una vedova che possono in questo modo rimanere in Romania con i loro bambini; garantiamo loro anche un centro didattico con biblioteca: è la prima volta che le loro case vedono dei libri. Così le madri non devono rimanere a Firenze a mendicare per poter inviare soldi alle nonne, con cui erano rimasti i bambini. Per l'inverno offriamo anche qualche soldo in più per la legna, in modo da non rischiare che debbano bruciare i libri. Abbiamo aiutato anche con degli alloggi migliori in Romania, per esempio installando delle finestre per il ricambio d'aria, una misura di prevenzione contro la TBC più economica della cura con medicine e ospedali.
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Il mercato della saluteEmanuela Bavazzano, Francesco Martinelli · Diritto alla salute
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Sezione: DIRITTO ALLA SALUTE | Autori: Emanuela Bavazzano, Francesco Martinelli
L'erosione della sanità pubblica a vantaggio dei privati e la questione delle liste d'attesa
Immaginate un mondo in cui davanti a un ospedale ci sia uno strillone, che invece di offrirvi un bel Fuori Binario, vi proponga un tour nella struttura ospedaliera più in voga, divertente, effervescente e magari sì, un po' più cara, ma perché no? Guardate che risultati: tutti escono con il sorriso, sembra quasi una paresi collettiva, i figli si dimenticano dei genitori (tanta è l'estasi) e tutto è bene quel che finisce bene (dice la signora secca secca, vestita di nero, con la falce all'uscita).
"Ecco a voi il lazzaretto, per pochi spicci un giro completo, venite, venite, sani o malati che mi udite!"
Il giorno in cui la nostra sanità sarà completamente privatizzata e gestita come un parco divertimenti, dove al posto dei turisti ci saranno i pazienti truffati e dove i beneficiari saranno il direttore e gli azionisti, questa potrebbe essere l'accoglienza che avrete: in fila, con il biglietto in mano, per godere di una "diagnosi in tempo" (tempo utile prima che sia troppo tardi…), effettuata a caro prezzo, per scoprire che hai una malattia, di cui non sai chi debba farsene carico, e ti domandi se sei nel posto giusto al momento giusto.
Se ti stai facendo questa domanda, forse sei tra le persone che si sono trovate a fare pellegrinaggio sanitario, tra la diagnostica e i pacchetti di prestazioni indotti dal mercato, con tanto di bonus per terapie, come fossero assicurazioni per le macchine nuove, che garantiscono coperture assolute, anche quando non utili ai proprietari.
Allora, se assicurare un malato è come assicurare una macchina, ci chiediamo: Chi è proprietario della propria salute? Chi fornisce alle persone gli strumenti per le giuste risposte ai sintomi? Chi ti spiega la differenza tra la prevenzione e la cura? E chi ti aiuta ad arrivare prima che i sintomi diventino malattia?
Esiste lo stato sociale, per cui tutti paghiamo le tasse e, di conseguenza, dobbiamo veder garantito il diritto alla prevenzione e alla cura, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, che è pubblico. Eppure, stiamo assistendo al suo smantellamento, in favore del privato: una tendenza che attraversa tutta l'Europa e che ha portato, dal 2012, alla creazione della "Rete europea: la salute non è in vendita".
Alla Rete aderiscono organizzazioni di diversi Paesi europei, con una comune visione della salute quale "diritto umano fondamentale", legata a determinanti sociali, ambientali ed economiche. Da anni, la Rete organizza, il 7 aprile, la "Giornata internazionale della salute", con iniziative tese a sensibilizzare sui seguenti temi: finanziamento pubblico per i servizi sanitari, qualità e accessibilità alle cure per tutti, migliori condizioni di lavoro per chi opera nel settore.
A livello locale, sono stati creati gli Sportelli Popolari, con l'obiettivo di fornire strumenti (fruibili) di conoscenza e garanzia di attuazione dei propri diritti, all'interno del Servizio Sanitario Regionale. In particolare, sul territorio fiorentino, esistono "sportelli liste di attesa" (vedi a p. 19 "Fuori dal Tunnel"), ai quali si possono rivolgere tutte le persone che, pur avendo un'indicazione di priorità nella richiesta del medico, si trovano a non vedere rispettati i criteri di urgenza e priorità.
"Venite, venite, il lazzaretto privato non ha ancora chiuso! Sabato 5 Aprile c'è la Giornata Europea contro la commercializzazione della Salute, venite alle nostre iniziative, sani o meno vi aspettiamo!".
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Non riesci a prenotare un esame? Reclama il tuo diritto
Quante volte hai cercato di prenotare una visita o un esame per sentirti dire che dovrai aspettare mesi per via di liste d'attesa troppo lunghe? Oppure, che il ricovero per il quale devono chiamarti avverrà molto più in là di quanto previsto? O, ancora, che le agende di prenotazione sono chiuse e che quindi dovrai ritelefonare più avanti? La rivista Altroconsumo, nata a tutela dei diritti dei consumatori, ha lanciato una campagna che mette a disposizione dei cittadini e delle cittadine delle "lettere tipo" con i riferimenti normativi per ogni caso, personalizzata con gli indirizzi di Regioni e Asl a cui spedirle per far rispettare a queste ultime i tempi previsti dalla legge.
Basta compilare il modulo alla pagina https://www.altroconsumo.it/azioni-collettive/liste-di-attesa-sanita e arriverai in una pagina che contiene i tre modelli di lettera in pdf da scaricare. Scegli il modello adatto al tuo caso, compilalo e invialo a tutti i destinatari indicati sul modello. Per aiutarti, nella stessa pagina troverai anche un elenco diviso per regione contenente gran parte degli indirizzi email di Ats, Regioni e difensore civico a cui inviare il tuo reclamo.
Molti pensano che una lettera non serva a molto. Ma in realtà le persone che in questi mesi hanno inviato un reclamo usando questi modelli hanno risolto rapidamente il loro problema; sono stati chiamati nel giro di pochi giorni per fare una visita o per essere ricoverati. Le istituzioni, se chiamate in prima persona a rispettare la legge, lo fanno con molta più celerità di quanto ci possiamo aspettare.
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Liste di attesa - I tuoi diritti
Hai bisogno di una visita o di un esame medico? È bene essere ben informati sui tempi di attesa previsti dalla legge, che le Asl devono rispettare. Ecco pertanto alcune indicazioni che si trovano sulla prescrizione medica, la ricetta emessa dal tuo medico, che è bene conoscere per far valere i propri diritti. Ad ogni lettera corrisponde una classe di priorità.
- Classe U: visita entro 72 ore
- Classe B: visita entro 10 giorni
- Classe D: entro 15/30 giorni per visite ambulatoriali, 30/60 giorni per esami diagnostici
- Classe P: massimo 120 giorni
Se ti viene proposto un appuntamento oltre questi tempi, o ti dicono che le liste sono chiuse, hai il diritto di chiedere il rispetto dei tempi previsti. Se non sai come fare contatta gli sportelli segnalati qui sotto, sarai aiutato gratuitamente a far valere i tuoi diritti. La salute è un diritto, non un privilegio.
Sportelli gratuiti - Dove trovare aiuto a Firenze:
- Via di Scandicci 86, presso il sindacato di base CUB — Aperto: tutti i mercoledì, 16.30-18.30 — Contatto: Renato 3295923500
- Piazza Alpi e Hrovatin, presso Comunità delle Piagge — Aperto: tutti i mercoledì, 16.00-18.00 — Contatto: Silvia 3492527246
- Via delle Porte Nuove 33, presso Medicina Democratica al Circolo Arci di Porta a Prato — Aperto: 1° e 3° martedì del mese, 15.00-18.00 — Contatti: Paola 3395311085, Emanuela 3498360870
- Borgo San Frediano 53R, presso il Portierato di Quartiere, associazione Incontriamoci sull'Arno — Aperto: tutti i giovedì, 15.00-19.00 — Contatti: Massimo 3771098460
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4Esperienze2 articoli
Fiori d'asfalto - Esercizi di sguardo poetico dalle periferieLaura Bardelli (a cura di) · Poesia
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Rubrica: FIORI D'ASFALTO | A cura di: Laura Bardelli
Il giardino delle stelle
Il mozzo stringeva il cavallo alla bocca. La bava gli usciva per la fatica di aver per tanti Eoni portato il carro faticoso, dove sopra vi erano seduti poeti arrogati, pittori cialtroni ma anche uomini gentili dalle mani dure, donne soavi figlie di ogni cosa. Il bello e il buono lo tenevano al giogo e in sogno vide un giardino di notte. Il cavallo vi si diresse e il padrone gli tolse il morso che lo feriva alla bocca. E lui si abbeverò all'oro dell'Acquario colmo di Pesci Poi si adagiò: L'Orsa Maggiore si liberò dall'Orsa Minore.
Silvia Guasti
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Dio ci ha licenziato
Dio non è morto. Dio ci ha licenziato. La poesia lavora per farci riassumere. La poesia è il nostro sindacato
Franco Arminio, Canti della gratitudine, Bompiani 2024
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Rovesciamento e sovversione
Allora il pretesto di questo nostro scrivere è la nostra situazione reale. Questi infiniti e status quo in cui ci troviamo, sia a livello personale che sociale. Le tante paure che sorgono ogni volta che cerchiamo di comprendere la realtà. Eppure, in mezzo a questa incertezza che ci è chiesto di guardare e se è possibile avere visioni, cioè comprensione del senso profondo di ciò che accade. Sì, visioni; comprensioni diverse del reale. Ogni visione è rovesciamento di ciò che vediamo nell'immediatezza; la visione è profondità di ciò che guardiamo e dunque capacità di vederlo rovesciato.
Antonietta Potente, Sapienza sovversiva, EdizioniPiagge 2020
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Esercizio di meditazione poetica
Pratica la sovversione visionaria. Guarda un piccolo episodio della tua giornata come un gesto sacro, simbolico, staccato dalla quotidianità eppure immerso in essa: lavarsi le mani, mangiare un pezzo di pane, salire in sella al tuo scooter come su un destriero.
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Nel buio dell'abissoEmanuela Bavazzano · Esperienze
!Esperienze
Sezione: ESPERIENZE | Autore: Emanuela Bavazzano
La morte di un figlio è un dolore disumano e "contro natura". In due realtà toscane si sperimenta insieme una "cura collettiva"
"Nessuno di noi può sapere in anticipo quanto dovremo stare nella voragine o per quanto tempo dovremo percorrere quel tunnel nel buio. In entrambi i casi ci è d'aiuto e di conforto chi ci cammina accanto in silenzio nel tunnel, o ci aspetta ai bordi della voragine, dandoci il coraggio di risalire" (A. Marcoli, 2003).
Ho conosciuto due realtà toscane, dedicate alla "cura collettiva" delle persone che sperimentano la perdita dei figli e delle figlie, perdita "contro-natura" che mette alla prova la "fede" (fiducia) nella vita: il "Gruppo Naìn", presso la Fraternità di Romena, e "La stanza accanto", presso l'Abbazia di San Miniato al Monte, a Firenze. Si ritrovano una volta al mese, nella comune consapevolezza che, se "io ho nel cuore un dolore disumano, solo chi ha nel cuore lo stesso dolore può capire", perché "se tutti abbiamo vissuto gli stessi problemi, ci si capisce al volo". Il primo gruppo ha doppia conduzione, Don Luigi e Maria Teresa, con ruoli armonizzati nei differenti tempi del lavoro (insieme, divisi in gruppi, nuovamente insieme); il secondo gruppo ha conduzione unica, Abate Bernardo, sia pure con la presenza di una responsabile, Loredana, in ruoli distinti. Entrambi partono dal presupposto che essere "testimoni credibili" faciliti il passaggio verso una "tensione costante verso l'orizzonte", sempre nel rispetto dei differenti percorsi di ricerca in una spiritualità soggettiva, in una laica "benedizione" che consiste in "Accogliere, Ascoltare, Abbracciare" e, se possibile, "Affidare, Affidarsi". Se avere fiducia non implica essere di una confessione religiosa, al tempo stesso non comporta entrare nella dimensione clinica-psicoterapeutica, perché è il mettere insieme le emozioni, le lacrime e i sorrisi, a creare un senso di appartenenza che aiuta e conforta. Il primo gruppo propone la musica di contenuti profondi ed elevati (De André, Guccini, Battiato…), tenuta ad alto volume; il secondo gruppo si ritrova nel buio, dove l'illuminazione è quella di tre candele accese.
"Le persone che soffrono hanno bisogno di presenze umane, capaci di ascolto e capaci di creare comunità di cura e di destino. La comunità di cura è una forma di vita, di vicinanza umana e di solidarietà, alla quale siamo tutti chiamati, nella quale timidezza e insicurezza, inquietudine e debolezza, gentilezza e mitezza possono trovare ragioni di speranza" (E. Borgna, 2014).
Raccontano alcune persone testimoni di esperienza del gruppo: "All'inizio si è scettici, poi si sente il bisogno di tornare, perché è il confronto che aiuta a stare meglio (…) anche se il dolore non sparisce, si modifica, si impara a conviverci (…) si interiorizza e si lascia maturare".
E quando la comunità di cura da sola non basta? Potrebbero talvolta configurarsi nuovi traumi, derivanti dalla rimozione collettiva del lutto, inteso come un passaggio necessario, anche negativo, o dall'attaccamento prolungato a chi ha lasciato la vita. È possibile restituire un dolore "bonificato", non scisso o attaccato, dentro un atto terapeutico, che non patologizzi ma sappia scorgere i sintomi e i segni di un dolore troppo forte da poterlo condividere. È necessaria una sintonizzazione, che forse richiede uno sguardo esterno allo spazio di condivisione tra persone "pari", perché non si è subito capaci di mettere insieme i pezzi e c'è bisogno di trasformare, nel rispetto di eventuali temporanei blocchi psichici, le proprie difese. Ed ecco che "Accogliere" può richiedere anche "Progettare" entro percorsi terapeutici psicologici, che si accompagnano alla partecipazione in gruppo non terapeutico, attraverso i servizi pubblici sociosanitari sul territorio.
Raccontano le persone: "La psicologa non ha fatto esperienza, cercavo qualcuno e qualcosa di somigliante (…) la psicologia tende a ricercare il motivo della sofferenza, cercavamo altro (…) qui riusciamo a dirlo il dolore, perché c'è la libertà di parlare o stare in silenzio"; eppure io credo che anche la psicologa e la psicologia debbano trasmettere il senso del fare esperienza, al di là dell'essere madri e padri o orfani; ed io penso che, al di là di tutto, dobbiamo insegnare la libertà di manifestare il sentire, facilitare la possibilità di com-partecipare anche le differenti strade percorse, che siano l'una di stimolo all'altra, orientando delicatamente verso nuove direzioni di vita.
Raccontano le persone: "Non ho trovato una risposta preconfezionata (di fede) (…) io non lo so nell'aldilà che cosa possa trovare (…) io non so nemmeno se ci riuscirò a pensare di poterci ritrovare". Benedire laicamente consiste quindi rivolgere uno sguardo d'amore verso le persone che hanno lasciato la vita. Questo potrebbe facilitare la ricerca della speranza che arrivi la primavera, che possa essere desiderata, quindi ricercata, partendo da tracce, terrene, che siano capaci di nutrire i germogli: gemme terminali, che richiedono tempo, per poter divenire fiori e frutti.
"Riparare un lutto non vuol dire non soffrire più né dimenticare; dobbiamo creare una 'stanza' dentro di noi, un posto nel proprio mondo interno dove si rifugia il dolore dopo avere invaso la mente: una stanza che resta per sempre, da visitare per incontrarsi di nuovo". (I. Lapi, 2021)
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Sharif, finalmente la paceBarbara Cremoncini · Accoglienza
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Sezione: ACCOGLIENZA | Autore: Barbara Cremoncini
Fuggito dal terrore del Darfur, è a Firenze per lavorare. E ci aiuta a Fuori Binario: "C'è sempre chi sta peggio"
Sharif i segni della guerra li porta addosso. Segni delle torture, schegge di bombe ancora conficcate sotto la pelle, echi di esplosioni che ancora gli deflagrano negli orecchi. E il terrore che ritorna ogni volta che sente un tuono o un fuoco d'artificio. Perché la guerra è anche dentro. Nella testa, nei pensieri che si affollano e non riescono a diventare parole, anche se l'italiano lo ha imparato e per quello che non sa dire si aiuta con il traduttore del cellulare. Dentro c'è ancora troppo dolore, troppa paura, troppi ricordi di un passato terribile che oggi per fortuna è passato, ma che è durato una vita.
"Sono nato e cresciuto con la guerra. E così i miei genitori e prima di loro i miei nonni". Sharif ha 44 anni, viene dal Darfur, l'immensa regione del Sudan, teatro di un conflitto che ha conosciuto qualche breve tregua solo sulla carta ma che, di fatto, prosegue ininterrotto dagli anni Ottanta del Novecento, con un bilancio tragico di centinaia di migliaia di morti e 10 milioni di sfollati.
"Nel mio paese non si può vivere, né lavorare. Non siamo liberi di uscire senza rischiare di morire. E anche a casa la morte può arrivare in qualsiasi momento". Racconta Sharif che la gente, là, vive di agricoltura: l'economia della regione, vittima di un passato coloniale e di un presente di totale instabilità, è di pura sussistenza. Chi riesce a mettere in piedi qualche attività viene spesso preso di mira dai soldati, o da uomini del governo che rubano, arrestano, falsificano persino i risultati scolastici della popolazione locale. "Da anni la stessa famiglia è al potere in Sudan, in tutti i posti importanti ci sono loro parenti e amici. Così alla televisione, nei giornali e nelle ambasciate". Per questo, anche ora che è al sicuro, Sharif preferisce alcune cose non farle sapere.
A Firenze arriva quasi subito, dopo un periodo in Libia. L'idea era quella di fare il viaggio per mare verso le coste italiane. "Mi hanno rubato tutto, poi mi hanno arrestato e hanno chiesto dei soldi alla mia famiglia in Sudan, ma loro non li avevano". Riesce a scappare e a trovare finalmente i soldi per imbarcarsi.
Il racconto del viaggio è quello sentito ormai troppe volte. Cento persone stipate su una barca da pesca, tanti che non ce la fanno. A Palermo, all'arrivo, Sharif fa domanda di asilo, che ottiene. Poi subito in Toscana, prima Siena e poi Firenze. Qui è inserito in diversi progetti e lavora per conto suo, in maniera saltuaria.
Con i suoi modi gentili fa capire che di tutto questo è grato. E che no, da qui non se ne vuole andare. "Mi hanno curato, qui c'è pace, nessuno ruba le mie cose". Ma non vuole solo assistenza. Fa vedere le mani: "Sono venuto per lavorare". E quando non lavora, Sharif si dà da fare come può. "C'è sempre qualcuno che sta peggio di me", dice.
A Fuori Binario aiuta a distribuire i pacchi alimentari, pulisce e tiene in ordine la sede. Sorride e sulla sua faccia c'è tutto il sollievo di chi ancora si stupisce di poter camminare per strada senza il rumore delle armi. E se il suo corpo ci racconta la guerra, il suo sorriso ci ricorda che la pace è una sensazione bellissima che non bisogna mai dare per scontata.
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Darfur, una guerra senza fine
Il conflitto del Darfur (talvolta chiamato genocidio del Darfur) è un grande conflitto armato nella regione del Darfur, situata nell'ovest del Sudan, cominciato nel febbraio del 2003, quando i gruppi ribelli del Movimento per la Liberazione del Sudan (SLM) e del Movimento Giustizia ed Uguaglianza (JEM) iniziarono gli scontri contro il governo del Sudan, accusato di star opprimendo la popolazione non-araba del Darfur. Il governo rispose agli attacchi avviando una campagna di pulizia etnica contro la popolazione non-araba del Darfur. Questo ebbe l'effetto di provocare la morte di centinaia di migliaia di civili e l'imputazione dell'allora Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità da parte della Corte Penale Internazionale.
Uno dei lati del conflitto è composto principalmente dalle Forze armate del Sudan, forze di polizia e dalle milizie Janjawid (letteralmente "demoni a cavallo"), ovvero un gruppo di miliziani arabi reclutati principalmente fra i membri delle tribù africane locali arabizzate e in minor numero tra i Beduini della tribù Baggara originari del Darfur e del Kordofan. L'altro schieramento del conflitto è composto dai gruppi ribelli, tra cui spiccano il SLM e il JEM. Anche l'Unione Africana (UA) e le Nazioni Unite (ONU) disposero la creazione di una missione congiunta di peacekeeping nella regione, denominata United Nations–African Union Mission in Darfur (o UNAMID). Le stime del numero di vittime del conflitto arrivano fino a centinaia di migliaia di morti, sia per i combattimenti che per fame e malattie. Lo sfollamento di massa e le migrazioni forzate hanno costretto milioni di civili a recarsi presso campi per rifugiati o a lasciare il paese, creando una vera e propria crisi umanitaria. (Fonte: Wikipedia)
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Cappellani, una voce nel desertoVincenzo Russo · Carcere disumano
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Sezione: CARCERE DISUMANO | Autore: Vincenzo Russo, già cappellano di Sollicciano
Come si può parlare di speranza a detenuti senza più diritti? La Chiesa non è credibile se non denuncia l'orrore del carcere
Ho letto l'intervista rilasciata su Toscana Oggi dall'Ispettore Generale dei cappellani delle carceri, don Raffaele Grimaldi, in occasione della sua visita di tre giorni presso alcuni istituti penitenziari della Toscana. Dalle sue parole voglio trarre alcune riflessioni. Tutti deplorano le condizioni in cui sono costrette a vivere le persone detenute e, alla loro situazione oggi disperata, vogliono anteporre l'annuncio di una prospettiva opposta, appunto quella della speranza. Così si esprime anche l'Ispettore Generale. Ma se ci fermiamo un attimo e andiamo oltre la superficie, scopriamo che la speranza di cui si sente parlare è un vestito vuoto, una parola di fumo che presto svanisce, piuttosto adatta a infiorettare un cristianesimo di facciata.
Il carcere è luogo di disperazione. Non solo per le inadeguatezze strutturali e di risorse umane, ma particolarmente per l'assenza di proposte vere di vita. Alla desolazione dei detenuti si pensa di opporre un laboratorio o un'attività, organizzati tra quattro mura e semmai immortalati da foto ricordo a fini pubblicitari? Può essere, questo, motivo di vera luce e speranza per chi è recluso? Non occorre, piuttosto, rendere tali persone capaci di "stare in piedi" nella vita, di uscire da quella sfortunata esperienza con elementi di forza e preparazione che possano consegnarle a un futuro possibile e sereno? Ripenso all'intervista e scorgo come la speranza, emblema di questo anno giubilare, appaia ridotta a santino, a bella parola. In carcere quello che manca è la dignità; questa non può scaturire da una pacca sulla spalla, da una buona parola. Per rigenerarla occorre la presenza di una testimonianza che si fa vicina, che condivide, che porta insieme. Il cappellano ha un ruolo essenziale, può sostenere tale percorso di speranza: ma ciò comporta concretezza, significa portare alle persone detenute una prospettiva reale di uscita da quella situazione di pura passività e mestizia.
Il cappellano deve essere voce di uno che grida nel deserto: nel deserto della mancanza di dignità, della violazione dei diritti, dell'assenza di difesa e sostegno in favore delle persone recluse che oggi prevale in ogni contesto. Una voce coraggiosa, che non si limita al momento liturgico, ma va oltre e denuncia gli orrori che vede, affondando la propria attenzione nei luoghi dove l'umanità dei detenuti è calpestata. Caro Ispettore, non è l'invito a guardare Gesù che può risollevare la sorte presente di un detenuto; può farlo, piuttosto, lo sguardo dell'uomo che non si dimentica di lui, sguardo che deve appartenere all'intera comunità esterna e anche al cappellano. Il detenuto ha bisogno di ricominciare a costruire un proprio futuro.
Parlare di speranza ha senso solo se a questa parola segue l'impegno a trascinare quelle persone fuori dal non senso, per offrire loro un percorso concreto ed efficace. La preghiera non è un fatto intellettuale o puramente spirituale, ma un evento che coinvolge tutte le dimensioni della vita. Davanti ai cappellani si pone oggi un grido di angoscia, fatto di vere ferite, di sangue che scorre. La morte spadroneggia in carcere, come dimostra il numero record dei suicidi lo scorso anno. Di fronte a questo non può reggere la storiellina dell'attività ricreativa, o della visitina del personaggio di turno. È necessaria la profezia, quella capace di riconoscere Cristo in chi è tra quelle mura: "Ero forestiero, avevo fame, ero nudo, ero in carcere…". Ogni persona detenuta ci interpella e attende da noi la speranza vera, che deve essere connotata da fatti, qui ed ora, da elementi concreti e oggettivi, non parola di pura promessa rinviata a un domani che mai arriva.
I detenuti sono orribilmente soli e, ad oggi, poco o nulla si fa per strapparli a questa condizione. Soli sono anche i cappellani. Ho letto che un elemento di forza è la vicinanza dei loro pastori. Nella mia esperienza di cappellano ho provato una terribile solitudine, che si è accentuata nel momento in cui più avrei avuto bisogno di sostegno. Volevo essere voce e lo sono stato, voce che grida nel deserto. Ma nessun'altra voce, nella famiglia della Chiesa, si è fatta accanto. Leggo che finalmente oggi è inaugurata una stagione nella quale il carcere ha ricevuto un volto nuovo. Si fa fatica a scorgere questo nuovo volto, che non saprei dove individuare se non, amaramente, nel silenzio. Sì, il volto del silenzio: il silenzio delle istituzioni, della politica, della società, dell'Ispettorato dei Cappellani. Se, come è accaduto fino ad oggi, manca la denuncia forte e chiara dei veri soprusi perpetrati contro il povero dentro le carceri, allora di cosa stiamo parlando, quale speranza vogliamo annunciare?! Non siamo assolutamente credibili.
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Se questa è vita
Da un documento della Comunità dell'Isolotto
Le condizioni di Sollicciano, secondo quanto emerge dalle notizie di cui periodicamente danno conto gli organi di stampa e da quanto sanno e documentano le associazioni che si occupano di detenuti, sono disastrose. Le condizioni strutturali dell'edificio sono pessime (vi piove dentro, ci sono infiltrazioni, umido, infestazioni di cimici, ecc.) e la condizione dei detenuti – il 64% dei quali stranieri - è di grandissima sofferenza (sovraffollamento, uso/abuso di psicofarmaci, numerosi atti di autolesionismo che nel 2023 hanno riguardato il 55% dei presenti, e suicidi).
In questa situazione il direttore, nominato recentemente, lungi dal potersi dedicare a tempo pieno a questa realtà, ha avuto un incarico temporaneo e deve occuparsi anche del carcere di Pistoia. Tra gli aspetti considerati più gravi, l'aumento di detenuti stranieri giovani con pene brevi che non avendo spesso una residenza non possono usufruire dei domiciliari, il trasferimento in altre sedi dei detenuti che avevano presentato ricorso contro le condizioni inumane di vita a Sollicciano, i problemi particolarmente gravi dei detenuti con problemi psichiatrici o connessi alla dipendenza da sostanze e all'uso di farmaci antidepressivi e antipsicotici (anche per il mancato o inadeguato raccordo tra SER.D. e Psichiatria).
In questa situazione di generale sofferenza, accade che le pur numerose attività proposte dalle associazioni di volontariato non vengano frequentate o sfruttate al meglio.
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7Basta guerra2 articoli
Scuole, non casermeComitato Cittadino NO Comando NATO · Basta guerra
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Sezione: BASTA GUERRA | Autore: Comitato Cittadino NO Comando NATO
La propaganda bellicista comincia tra i banchi?
Il Comitato Cittadino NO Comando NATO (CNCVFI) né a Firenze né altrove ha al suo interno un Gruppo di Lavoro sulla militarizzazione delle Scuole e della società tutta, che si è dato il nome di "Scuole NON caserme", e che collabora e si coordina con l'Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università. https://osservatorionomilscuola.com, questo il sito al quale potete accedere per capire ancora meglio il problema della militarizzazione della scuola e della società. E a dirlo oggi, ad aprile 2025, fa ancora più impressione perché sentire parlare di ottocento miliardi di prestito per le armi... non era MAI accaduto prima. La propaganda di guerra ha dato i suoi frutti e le divise e la sicurezza a ogni costo entrano prepotentemente (anche) nelle aule, dove i ragazzi sono costretti ad ascoltare dalla cattedra personale con l'uniforme che li invita a progettare un futuro nell'Esercito, lasciando la scuola dopo il secondo anno (praticamente un dropout programmato) per unirsi a una delle strutture militari dove concludere gli studi e magari continuare a studiare fino a una laurea. Pensiamo quanto tutto questo sia più che allettante per le famiglie meno abbienti e per i ragazzi che non hanno molta voglia di studiare e, magari, già pensavano di abbandonare la scuola.
A Firenze abbiamo una delle scuole su cui l'Esercito sta puntando di più: il Liceo Aeronautico Dohuet, della Scuola di Guerra Aerea nel Parco delle Cascine, e che è stato invitato (accettato) all'iniziativa "Le Scuole si presentano" organizzata ogni anno per l'orientamento verso la scuola secondaria superiore, dall'Assessorato all'Educazione del Comune di Firenze.
È partendo proprio da questi temi che, come "Scuole NON caserme" del CNCNFI e Firenze per la Palestina, abbiamo pensato di impegnarci e prenderci l'onere, – e si spera pure l'onore –, di far sfondare anche a Firenze un'opera molto controversa, almeno per alcuni, che denuncia un sistema sociale generazionale e confessionale quale è quello scolastico e psicopedagogico israeliano. Parliamo del film "Innocence", di Guy Davidi, presentato alla Mostra del cinema di Venezia. E vogliamo sottolineare che il regista ha iniziato il lavoro nel 2013, non dopo quel 7 ottobre. Invitiamo quindi la cittadinanza non indifferente alla guerra e contro le armi e i riarmi a partecipare alla visione del film il prossimo 11 aprile, nell'ambito di una intera giornata dal titolo "Come si diventa disumani. Militarizzare l'innocenza", che vedrà la presenza, fra gli altri, di Antonio Mazzeo, autore di "La scuola va alla guerra", e Karem Rohana, attivista italo-palestinese. Appuntamento al Teatro l'Affratellamento, in via G. Orsini 73 a Firenze. Prenotazioni via Whatsapp al 3296235903.
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Un ebreo fuori dal coroRiccardo Michelucci · Basta guerra
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Sezione: BASTA GUERRA | Autore: Riccardo Michelucci
Il giornalista David Guetta esce dalla comunità ebraica fiorentina: "Non posso tollerare l'indifferenza per il massacro di civili a Gaza"
L'unica voce fuori dal coro è anche una delle voci radiofoniche più note in città. David Guetta, oltre quarant'anni di onorato servizio nelle radiocronache della Fiorentina, è uscito dalla comunità ebraica di Firenze in aperta polemica con le posizioni che ha assunto dopo il 7 ottobre e ha aderito all'appello della diaspora ebraica contro il genocidio a Gaza. "Israele ha risposto alla barbarie di Hamas nel peggiore nei modi e io vivo quanto sta accadendo in questi mesi con l'angoscia dell'ebreo ateo e un senso di colpa crescente. L'unica cosa che potevo fare era prendere le distanze dal mondo dell'ebraismo cittadino che finge di non vedere il massacro di civili innocenti in corso nella Striscia".
Quella di Firenze, riunita attorno alla sinagoga di via Farini è una delle più antiche comunità ebraiche italiane. "Abbandonarla - garantisce il giornalista fiorentino - è stata una scelta estremamente sofferta e di sicuro non rientrerò finché i miei correligionari non ammetteranno che ciò che Netanyahu sta facendo a Gaza è una porcheria". La famiglia di David Guetta è da sempre molto legata alla comunità ebraica a cominciare da sua sorella, che insegna all'università di Firenze. Due dei suoi fratelli vivono attualmente in Israele e come quasi tutte le famiglie ebree fiorentine ha avuto parenti deportati e morti nella Shoah. "Io stesso ho trascorso l'infanzia alla scuola ebraica e sono stato indottrinato a pensare che Israele avesse sempre ragione su tutto a prescindere", ci spiega. "Certo Israele ha le sue ragioni ma ci sono anche le ragioni dei palestinesi e quelle nessuno le ascolta, perché sono considerati un popolo inferiore. Questo è razzismo". "Si parla sempre degli ostaggi in mano a Hamas ma all'interno del mondo ebraico cittadino a nessuno sembra interessare la sorte delle migliaia di civili palestinesi uccisi, un terzo dei quali sono bambini, e ciò mi crea un disagio enorme".
In realtà, il disagio di Guetta nei confronti della politica di Israele risale a molto tempo fa, come si evince dal suo blog, in cui parla ovviamente di calcio ma dove ogni tanto compare anche qualche post sulla situazione in Medio Oriente. Da tempo sostiene che essere ebreo non significa automaticamente essere israeliano o filo-israeliano. Nella sua lunga carriera di giornalista sportivo – sempre al seguito della Fiorentina – gli è capitato anche di subire attacchi ignobili da parte di alcuni tifosi viola. Anni fa ricevette lettere anonime che lo prendevano di mira in quanto ebreo, comparvero scritte antisemite contro di lui e persino uno striscione allo stadio. È acqua passata ma fa ancora male.
Come tutti i membri della comunità ebraica, anche lui si è chiesto cosa avrebbe dovuto fare Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre. "Di sicuro non ciò che ha fatto, una reazione del tutto sproporzionata, come se per stanare i mafiosi avessero bombardato la Sicilia". Ma quella di Guetta è una delle poche voci fuori dal coro: a Firenze forse è addirittura l'unica. "Trovo del tutto inspiegabile l'arroccamento delle comunità ebraiche italiane che continuano a mostrarsi indifferenti di fronte a decine di migliaia di morti", conclude. "Un atteggiamento che nasce dal sentimento ebraico di autodifesa, dalla scarsa considerazione per i palestinesi e da una certa presunzione, un dogma di infallibilità che spinge molti ebrei a ritenersi il popolo eletto. Ma eletto da chi?".
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La strage invisibileFelice Simeone · Infografica
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Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone
La fragilità della vita in strada amplifica i pericoli. Nel 2024 sono morte 434 persone senza dimora
Il numero di decessi di persone senza dimora aumenta, dal 2010, di circa 15-20 unità all'anno, raggiungendo nel 2024 i 434 morti. È questa la conclusione del rapporto pubblicato dalla Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD) che da anni monitora le morti di strada. Si tratta di un documento non ufficiale, stilato sulla base delle segnalazioni degli associati alla federazione e delle notizie di cronaca locale; motivo per cui, avverte la fio.PSD, è molto probabile che questi numeri sottostimino il fenomeno reale, che il rapporto cerca di mettere in luce. Un dato è comunque certo: le persone senza dimora muoiono tutto l'anno, non solo durante l'emergenza freddo.
Nei mesi freddi, gennaio e dicembre soprattutto, c'è un leggero aumento (che non supera le 10 unità) rispetto agli altri mesi, e altrettanto si può dire dei mesi caldi, luglio e agosto; ma questi sono i periodi in cui si attivano, di solito, servizi per fronteggiare le emergenze.
La maggior parte di morti si concentra nelle regioni del centro-nord e, com'è naturale aspettarsi, nelle grandi città. Un dato inaspettato è che i numeri relativi ai piccoli centri di provincia, dove è possibile che i servizi di protezione siano insufficienti, non si discostano molto da quelli dei grandi centri urbani.
È drammatico, invece, ciò che emerge dall'analisi dell'età dei morti senza dimora. I giovani sotto i 29 anni rappresentano circa il 20% dei morti totali e il 20% di loro è morto in carcere. Sono la fascia più colpita dopo i cinquantenni.
La maggior parte di questi giovani sono uomini di origine straniera. Non è possibile tracciarne un profilo unico: alcuni di loro erano finiti in strada da poco tempo, altri, nonostante la giovane età, avevano già attraversato lunghi anni di vita fragile.
Anche le ragioni che hanno spinto questi giovani in strada sono molto varie: conflitti con le famiglie, discriminazione sessuale, abusi. Nel 47% dei casi, queste persone sono morte in seguito a traumi causati da eventi accidentali come aggressioni, incidenti, suicidi.
Il Rapporto evidenzia che il dato Istat relativo alle morti traumatiche relativo a tutta la popolazione nazionale è solo del 4%. Il dato sui morti in carcere, così come quello sulle cause di morte, sottolinea il rapporto, rivela l'estrema fragilità di queste persone.
È evidente che la vita in strada espone a rischi maggiori e soprattutto amplifica gli effetti di eventi (come il freddo o il caldo), che in condizioni di sicurezza incidono molto meno. La seconda causa di morte per chi vive in strada è legata alle condizioni sanitarie inadeguate. Circa il 39% dei decessi è avvenuto per malori improvvisi e per malattie: queste morti non possono che essere la conseguenza di anni vissuti in strada, senza accesso regolare a cure mediche adeguate e ad ambienti che favoriscono la guarigione.
Molto significativi sono anche i luoghi in cui i corpi sono stati ritrovati. La maggior parte di loro (32%) è stata ritrovata in ambienti pubblici aperti, come strade, parchi, aree pubbliche, luoghi, cioè, assolutamente prive di un riparo. Un altro 20% è morto in ripari di fortuna, baracche e capannoni. Di molti di loro non si è potuta accertare l'identità, a dimostrazione del fatto che esiste una marginalità sommersa, che sfugge a qualsiasi tipo di analisi.
Il rapporto, comunque, non viene redatto per finalità statistiche, ma "per stimolare una riflessione su come intervenire per interrompere una spirale di povertà, isolamento e vulnerabilità." Nei primi mesi del 2025, i decessi segnalati sono già 75.
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OGM o TEA, il rischio è lo stessoGiovanni Pandolfini · Ambiente
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Sezione: AMBIENTE | Autore: Giovanni Pandolfini
Le chiamano Tecniche di Evoluzione Assistita e producono organismi ingegnerizzati che verrebbero immessi in natura
"Gli OGM attualmente sul mercato sono il risultato di una visione riduzionista e determinista dei processi biologici e, grazie alla loro brevettabilità, favoriscono la privatizzazione degli organismi viventi da parte di alcune multinazionali". Inizia così un articolo del biologo Gianni Tamino sul blog "Cambiare il campo", che in modo chiaro e semplice sintetizza il nocciolo di questa ennesima manovra mistificatoria di estrattivismo, con l'obiettivo (ovviamente non dichiarato) da parte del capitale finanziario di appropriarsi dell'intero genoma.
Sono passati ormai molti anni da quando l'Europa mise al bando gli organismi geneticamente modificati, dopo estese proteste del mondo ambientalista, imboccando la strada del principio di precauzione. In altre zone del mondo globalizzato si produce con piante OGM ma in molti Stati europei ne è stata vietata la coltivazione ed è stato imposto l'obbligo di dichiararne la presenza e la tracciabilità in caso di prodotti di importazione.
Oggi con la scoperta di nuove tecnologie di modificazione genetica che a differenza dei vecchi OGM non utilizzano più metodi di transgenesi (con DNA proveniente da organismi di specie diverse) ma si concentrano su metodi di cisgenesi e genoma editing (interventi sul DNA di stessa specie) si pretende di deregolamentare l'attuale normativa secondo l'assunto "non sono OGM".
Queste nuove tecnologie si chiamano NBT (new breeding techniques) in Italia identificate con TEA (tecniche di evoluzione assistita). Durante lo scorso anno la Commissione Europea ha presentato una proposta che mira a deregolamentare la normativa attuale per le NBT viste come non più equiparabili agli OGM. In Italia la Commissione Agricoltura del Senato ha approvato un emendamento a Decreto Siccità che prevede addirittura la sperimentazione in campo di queste nuove tecnologie con il solito presupposto della non equiparazione agli OGM. L'Europa ancora non si è pronunciata in merito ma in Italia si stanno già immettendo nell'ambiente questi nuovi OGM detti TEA con la presunzione che siano tutt'altra cosa.
Una grossa parte del mondo della ricerca nel campo delle biotecnologie sta dicendo che dal punto di vista della pericolosità nell'immissione nell'ambiente di questi organismi ingegnerizzati potrebbe essere di scarsa rilevanza la differenza fra transgenesi e cisgenesi e genoma editing e che pertanto dovrebbe ancora valere il principio di precauzione mentre rimangono inalterati gli aspetti di non poco conto come l'erosione genetica (diminuzione della biodiversità) e il pericoloso adattamento dei patogeni (insetti compresi) che vincolerebbero la produzione del cibo sempre di più ad apparati complessi gestiti da pochi soggetti economici sempre più forti.
Il dibattito è assente. Media e politica istituzionale tacciono. I grandi sindacati agricoli sono conniventi con la storiella dell'innovazione necessaria per un futuro più produttivo e più sostenibile che ormai come un mantra ci trasciniamo dietro dalla rivoluzione verde degli anni Settanta.
Nel tentativo, a livello locale, di smuovere un dibattito pubblico, fra le altre innumerevoli iniziative di divulgazione e sensibilizzazione stiamo promuovendo, insieme al Consigliere Comunale Dimtrij Palagi di Sinistra Progetto Comune una proposta di delibera del Comune di Firenze che si porrebbe come territorio libero da OGM vecchi e nuovi. Vedremo in seguito come le nostre istituzioni locali decideranno di assumersi le loro responsabilità nei riguardi dell'ennesima imposizione dall'alto di profitti per pochi e disagi (leggi anche devastazioni) per tutti.
Altre info su: cambiareilcampo.org
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La montagna era incantataIlaria Di Biagio · Ambiente
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Sezione: AMBIENTE | Autore: Ilaria Di Biagio
Non si fermano gli scellerati progetti di impianti di risalita sull'Appennino tosco-emiliano, dove non nevica quasi più
La nuova seggiovia Polla-Scaffaiolo, sul Corno alle Scale, si farà. Cosi ha stabilito con sentenza definitiva il Consiglio di Stato lo scorso 12 febbraio. Situata a cavallo di due Parchi regionali dell'Appennino tosco-emiliano, sito protetto UE, non avrà bisogno di alcuna Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) prima dell'inizio lavori. L'impianto di risalita andrà ad ampliare il precedente di 200 metri verso il Lago Scaffaiolo, con una spesa di circa 7 milioni di euro, senza contare i costi di demolizione dell'ancora funzionante seggiovia. Soldi pubblici, ovviamente, e costi sicuramente in aumento, visto che nel progetto del 2021 era stimata per 5.8 milioni (stima ripresa identica senza aggiornamenti dagli elaborati preliminari di fine 2019).
Un ecosistema fragile, a ridosso del crinale, dove i venti soffiano anche a 160 Km/h, vedrà così migliaia di metri cubi di terra scavati e spostati, una parte di bosco tagliata, e la costruzione ex novo di 15 sostegni alti da quattro a sedici metri, oltre che le due stazioni di partenza e arrivo.
In questi anni il comitato "Un altro Appennino è possibile" (composto tra gli altri dalle sezioni regionali del Club Alpino Italiano, Italia Nostra e Wwf) ha fortemente contrastato il progetto con battaglie legali, ricorsi al Tar e l'appello al Consiglio di Stato. La recente bocciatura di quest'ultimo lascia molto perplessi: basterebbe leggere i dati per capire che sono investimenti ormai obsoleti.
Il rapporto "Nevediversa 2025" di Legambiente evidenzia come tra Alpi e Appennini siano 265 gli impianti dismessi, dato raddoppiato dal 2020 quando ne erano stati censiti 132. Gli impianti sottoposti ad "accanimenti terapeutici", quelli che sopravvivono cioè solo con forti iniezioni di denaro pubblico, sono 218. Non meno pesante nel bilancio la crescita dei bacini idrici per l'innevamento artificiale, 165. Il ricorso all'innevamento programmato non è affatto una soluzione sostenibile: richiede grandi quantità di energia e acqua, causando potenzialmente scarsità per altri settori.
Il progetto Polla-Scaffaiolo è solo uno dei tanti approvati, in approvazione o in fase di progetto che non tengono in considerazione le analisi dei ricercatori che rilevano un forte deficit di neve alle quote inferiori ai 1.800 metri d'altitudine (l'impianto del Corno sarà situato tra una quota di 1.487 e i 1.792 metri s.l.m.). Anche il progetto per la nuova funivia "Doganaccia - Corno alle Scale", che fortunatamente sta riscontrando perplessità e molte posizioni contrarie alla realizzazione, tra i tanti punti deboli avrebbe anche quello di un impatto significativo su un'area di eccezionale valore naturale, la Zona Speciale di Conservazione Monte Spigolino-Monte Gennaio.
Negli ultimi anni sono state tante e partecipate le mobilitazioni per la tutela delle terre alte. Il 9 febbraio scorso si è svolta "La montagna non si arrende". Organizzata dall'associazione A.p.e., Associazione Proletari Escursionisti, è stata forse una delle più capillari, con oltre quaranta sigle che hanno aderito dal Trentino alla Basilicata: "le scelte che facciamo oggi sulle terre alte - ogni nuovo impianto, ogni nuova cava o colata di cemento - peseranno per centinaia di anni sul futuro dei territori e delle comunità".
Queste decisioni spesso sono prese da persone e uffici lontani dal contesto montano. Più che investimenti a fini turistici, danno l'impressione di essere investimenti fini a sé stessi, per il puro profitto di costruire.
La montagna piange. Piange, e piove sempre più spesso, in mesi in cui dal cielo dovrebbero scendere ghiacciati fiocchi di neve.
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\"Noi saremo tutto\": scrittura di lottaLaura Tabegna · Cultura
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Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna
Al presidio ex GKN arriva la terza edizione del Festival di Letteratura Working Class
Ci sono storie che riescono a oltrepassare la cronaca e a smarcarsi dalla retorica unilaterale del potere. I lavoratori e la loro lotta diventano autori e protagonisti della stessa narrazione per restituire la storia a chi la vive sulla propria pelle. Non è un festival per intrattenere, ma una battaglia che merita di essere scritta e raccontata: dal 4 al 6 aprile al presidio ex Gkn di Campi Bisenzio è in programma la terza edizione del Festival di Letteratura Working Class, dal titolo evocativo "Noi saremo tutto". Gli operai della fabbrica di Campi stanno lottando per il diritto al lavoro da anni, ma non solo. "La battaglia del collettivo di fabbrica - spiega Alberto Prunetti, direttore artistico del festival - ha riconfigurato l'immaginario della lotta operaia spostandolo su palcoscenici che vanno oltre la dialettica con la parte avversa, dai podcast al teatro civile. La battaglia della Gkn è diventata una lotta che accoglie altre battaglie, un esempio capace di definire per antonomasia la letteratura della classe lavoratrice". Prunetti ha spiegato come il festival non abbia padroni in ogni senso: il suo finanziamento è stato completamente coperto dal contributo spontaneo raccolto con una campagna su piattaforma online. Grazie alla convergenza tra il collettivo di fabbrica, la casa editrice Alegre e la Soms Insorgiamo (in collaborazione con Arci Firenze), questo festival sta raccontando la storia di una classe lavoratrice che altrimenti non avrebbe voce, mentre in altri paesi è molto forte. "In Italia – continua Prunetti – la letteratura working class è più sporadica, perché il concetto di letteratura si abbina a un contesto più colto e borghese. Ci abbiamo lavorato per anni e poi, grazie alla Gkn, siamo riusciti a far parlare e scrivere in prima persona chi lottava per il lavoro". Dopo la prima edizione dedicata al passato e la seconda al presente, adesso il festival guarda al futuro, con l'obiettivo di contribuire alla nascita della fabbrica socialmente integrata. Tre giorni di festival aprono un panorama di riflessioni su musica popolare e poesia della classe lavoratrice. In primo piano gli anni Settanta, sviscerati da studiosi della critica militante del periodo, e uno dei temi contemporanei, la ristorazione ultra-neo-liberista. Da segnalare, oltre agli ospiti internazionali, Michele Riondino, attore e figlio di un operaio dell'Ilva di Taranto, e il premio Strega e Campiello Maurizio Maggiani. Tutto questo in attesa di dare un finale giusto al libro più importante, quello che sta scrivendo la Gkn.
https://edizionialegre.it/notizie/festival-di-letteratura-working-class-2025-il-programma
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Gesù è un senza dimoraTomaso Montanari · Cultura
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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
L'opera del contemporaneo Schmalz ci mostra ciò che non vogliamo vedere: un corpo reale e scomodo che ci interroga
L'odio per i poveri (neri e bianchi, stranieri e italiani, 'carico residuo' e 'abili al lavoro'…) che promana da una parte rilevante del ceto politico italiano (di destra, centro, centro-sinistra) è uno degli aspetti più sconcertanti del degrado culturale ed etico che affligge il nostro Paese. E la cosa più sconcertante è la spersonalizzazione, l'astrazione: di questi poveri non vogliamo vedere i corpi, i volti. Non vogliamo conoscere le storie e le aspirazioni, le narrazioni e le spiegazioni. Forse perché sarebbe impossibile, poi, non provare almeno un po' di solidarietà, di fraternità, di tenerezza verso chi ha occhi, bocca, cuore come noi: noi che abbiamo il 'merito' di esser nati in famiglie benestanti, bianche, sicure.
Lungo i secoli, gli artisti hanno mostrato ai loro ricchi committenti la dignità e la grandezza dei volti e dei corpi dei poveri: dall'Orcagna a Masaccio, da Lotto a Caravaggio, dai Bamboccianti ai fratelli Louis, Antoine e Mathieu Le Nain, da Murillo a Ceruti, da Courbet a Van Gogh. Non sarà forse paragonabile a loro lo scultore canadese del nostro tempo Timothy Schmalz, ma il suo "Gesù senzatetto" (presente attraverso alcuni multipli in molte città del mondo: io ogni tanto vado a trovare quello di Firenze, nel piccolo chiostro della Badia) ha il grandissimo merito di usare la muta lingua dell'arte per sbatterci in faccia ciò che non vogliamo vedere.
Un senzatetto, un 'barbone,' un senza fissa dimora dorme su una panchina, avvolto in una coperta dalla quale sbucano due piedi nudi: e su quei piedi ci sono i segni dei chiodi. È il Risorto, quello che disse che ciò che faremo o non faremo per gli ultimi tra noi, lo avremo fatto a lui. Non ne vediamo il volto: perché il volto è quello di ogni povero. E perché comunque non lo avremmo guardato: non lo facciamo mai, nemmeno quando tiriamo fuori di malavoglia qualche moneta.
La nostra statua ritrae uno stadio estremo della povertà (quello in cui oggi si trova un italiano su dieci: 5,7 milioni di persone). Ma parla di ognuno dei gradi di privazione e miseria che colpiscono un altro diciannove per cento degli italiani (11 milioni nel 2024): un italiano su tre è povero o a rischio di esserlo. E parla anche dei politici, che sfoderano il loro esser cristiani come un'arma, e poi colpiscono in ogni modo i poveri Cristi. È un inerte pezzo di bronzo, ma smuove la nostra anima e suscita la nostra indignazione: fa il lavoro dell'arte. E lo fa davvero bene.
Timothy Schmalz, Homeless Jesus, bronzo, 2019. Sulla targa "Ero nudo e mi avete vestito." (Mt. 25,36)
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La musica può fare politicaClara Baldasseroni · Attualità
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Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Clara Baldasseroni
"Credo ancora nell'impegno dell'artista": così Chiara Riondino, cantautrice e interprete dai tempi del Collettivo Victor Jara
Come è iniziata la storia del Collettivo?
I fondatori del gruppo furono mio fratello David, Silvano Panichi, Massimo Fagioli, Alessandro Fani ed io, a cui poi si aggiunse l'ottimo musicista e attore Daniele Trambusti. Nel 1973 ci fu il colpo di stato in Cile e decidemmo di darci il nome di Victor Jara, un eccellente musicista che fu sequestrato e ucciso dopo una violenta tortura ad opera del regime di Pinochet. Ci esibimmo a partire dal '74 con un'esperienza collettiva che mirava a stare nel presente con una forma di controinformazione politica in chiave satirica.
In un momento storico in cui impegno politico e personale si coinvolgevano in maniera inestricabile io ero una studentessa al primo anno delle superiori. Era il periodo in cui c'era un Isolotto molto attivo con Enzo Mazzi, alla Badia Fiesolana c'era Ernesto Balducci. Una Firenze che oggi non c'è più. Mio fratello mi coinvolse in questa esperienza e scrivemmo dei testi in cui cercavo di fissare i fatti che accadevano in parole e musica, come scatti di 'fotografie'. Per citarne uno la canzone Le Murate racconta la cronaca della rivolta che avvenne nel carcere dove morì il detenuto Giancarlo Del Padrone.
Qual era il contesto politico?
Ciò che abbiamo rimosso sono le stragi neofasciste che attraversarono gli Anni di piombo che arrivarono fino alla strage di Bologna in cui morirono 80 persone. In risposta avvennero grandi manifestazioni di massa con scontri. Negli anni '70 si lottò per i diritti e si ottennero conquiste importantissime (il divorzio, l'aborto, lo statuto dei lavoratori…). Adesso stanno cercando di cancellarle.
Attualmente il contesto sociale sembra cambiato
Ormai la situazione è critica a livello mondiale, i lavoratori sono sempre più sotto ricatto, soprattutto le donne. Ci sono alcune persone che nel giro di 24 ore si ritrovano a dormire per strada. Se il Comune di Firenze sceglie di vendere la città a multinazionali che occupano interi edifici per farci B&B con fini speculativi, si va verso un turismo sbrigativo e di massa che riempie la città di mercanti improvvisati. Ovviamente il ricavato non andrà mai per la risoluzione del problema dei senza tetto. Per non sciupare la città vetrina servirà farli spostare ai margini e renderli ancora più invisibili.
Si può fare arte e insieme politica?
Noi ai tempi principalmente credevamo in quello che facevamo senza pensare ai soldi, ci riunivamo su un tema politico o di costume e costruivamo un canovaccio da sviluppare improvvisando. Così come ieri, ancora oggi continuo a comporre canzoni e a partecipare a lavori teatrali o concerti strettamente connessi alle tematiche di impegno civile. Interpretando il clima odierno si possono fare ancora molte cose perché viviamo in una società piena di contraddizioni con una forbice tra chi ha troppo e chi non ha niente. Per creare e fruire di produzioni artistiche servono degli spazi, ma sono poco disponibili per un problema di amministrazione e di scelte politiche.
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Quando la violenza è silenziosaSimona Todaro · Attualità
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Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Simona Todaro
La maturità emotiva e il potere delle relazioni consapevoli
Ci sono ferite invisibili: fughe, assenze, parole non dette. La violenza non è solo fisica o psicologica, è anche il silenzio usato come arma, il non detto che diventa confine, la negazione di un diritto di esistere, lo spazio lasciato vuoto dove prima c'era qualcosa. Quando una scelta viene fatta solo per sé, senza il coraggio di confrontarsi, si alza un muro invisibile fatto di parole mai dette, di esclusione. Non servono urla o botte per ferire: basta uno sguardo evitato, un gesto mancato, una promessa non mantenuta. Le relazioni si costruiscono con azioni consapevoli. Non basta dire "ti ascolto", serve esserci davvero. Non basta dire "vediamoci", serve costruire quell'incontro insieme. Le azioni coerenti spezzano il ciclo delle ferite quotidiane, creando connessioni autentiche.
Doniamoci tempo nelle relazioni: un sorriso inatteso, uno sguardo che accoglie, un gesto di attenzione possono ricucire crepe sottili che lasciamo dietro di noi senza accorgercene. Ogni scelta pesa, non per chiedere permesso, ma perché ciò che riguarda una persona non può essere deciso in solitudine, soprattutto quando influisce sulla relazione. Senza ascolto e rispetto, quella non è libertà, è esclusione. Ma chi resta ha sempre una scelta: farsi schiacciare dal vuoto o trasformarlo in crescita, evoluzione e guarigione. Il dolore, se accolto, può diventare il seme di una nuova consapevolezza, una forza che nasce dalla vulnerabilità e si trasforma in qualcosa di liberatorio.
E, proprio le relazioni hanno il potere di cambiare tutto: abbattere muri, sciogliere silenzi. Quando ci ascoltiamo senza paura di mostrare fragilità, quando rispettiamo i bisogni dell'altrə, quando comprendiamo l'impatto delle nostre scelte, non ci sarà spazio per la violenza, in nessuna delle sue forme. La vera forza in una relazione è il coraggio di essere veri, di crescere insieme, di fare delle imperfezioni un terreno fertile per la comprensione. Questo è il significato di maturità emotiva. E, sopra ogni cosa, l'amore. Un amore che non è solo un sentimento, ma un atto di cura reciproca, il rispetto e la volontà di stare insieme nonostante le difficoltà, di vedere l'altrə come un essere umano completo, non come un oggetto da possedere. Oppure scegliere, in libertà, di non stare insieme, ma con confronto e rispetto, permettendo a ciascunə di esprimersi, sentendosi sicurə. Questo amore, se autentico, è ciò che ci permette di non fare male, di costruire ponti invece di muri, di riconoscere l'essenza dell'altrə senza giudicare.
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BreviVari (redazione) · Brevi
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Preoccupazione per gli ospiti di Vicofaro
"Profonda preoccupazione per la salute delle persone che, in assenza di alloggi dignitosi e di una adeguata accoglienza, si trovano a vivere a nella parrocchia di Vicofaro" è la denuncia dell'associazione Medici per i diritti umani (Medu). "Oggi la situazione a Vicofaro è sempre più tesa. E ciò riflette l'assenza di cura di un territorio che non è intervenuto per molto tempo se non per rispondere alle situazioni di emergenza", spiegano da Medu. "Assistiamo persone con gravi problematiche di salute, tra cui malattie croniche come diabete, epilessia e disturbi respiratori, condizioni che richiedono un ambiente adeguato per garantire il benessere e la cura necessaria. Ci sono inoltre persone con vulnerabilità psicologiche che restano invisibili e rimangono dimenticate". Da qui il doppio appello alle istituzioni: non dimenticate chi vive nella parrocchia di Vicofaro.
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Il braccio armato del potere
Nostra intervista a Michele Di Giorgio, studioso della storia e degli abusi delle polizie italiane
Leggere "Il braccio armato del potere" di Michele Di Giorgio (Nottetempo) è un'immersione in una storia tutta italiana che abbonda di abusi e violenze istituzionali. Le polizie italiane, infatti, da sempre rifuggono la verifica e la critica dall'esterno, da sempre non sentono di dovere spiegazioni pubbliche nei frequenti casi di errori e mancanze, da sempre godono di un appoggio pressoché incondizionato nei partiti, in Parlamento e da parte dei governi di ogni colore. Questo saggio storico-sociologico è tra le pochissime opere che nel nostro paese provano a gettare uno sguardo critico sulle polizie e sul loro divenire. Nel libro colpisce la linea di continuità nell'uso sproporzionato della violenza: dall'età liberale ai primi decenni del dopoguerra, passando per il fascismo. È una storia con centinaia di operai, contadini, manifestanti uccisi. Una storia di torture e abusi da cui emerge anche un classismo impressionante. Arrivando ai giorni nostri è incredibile come la politica prometta sempre la tutela e la difesa a oltranza degli agenti, qualsiasi cosa facciano. Lo Stato sembra dire all'agente: io ti proteggerò sempre, senza mai mettere in dubbio i tuoi comportamenti. Il rischio è che le forze di polizia si trasformino così in uno strumento di controllo e d'intervento nelle emergenze sociali. Nessuno, anche fra le forze di centrosinistra, sembra oggi avere un'idea politica sulle polizie, sul loro ruolo e sulla loro funzione in una democrazia. Per discutere di tutto ciò Fuori Binario ha invitato Michele Di Giorgio a presentare il suo lavoro lo scorso 14 marzo. Ad intervistarlo è stato il nostro Lorenzo Guadagnucci, giornalista e attivista, a sua volta vittima di abusi durante il G8 di Genova solo per aver avuto la colpa di trovarsi all'interno della scuola Diaz al momento del pestaggio operato dalla Polizia.
Trovate l'intervista su YouTube all'indirizzo https://youtu.be/8sF3BY-n-C0
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Nuovi progetti per San Salvi
Un nuovo istituto scolastico con 24 aule. Uno studentato pubblico da circa 30 posti, housing sociale con 12 alloggi e anche funzioni aperte al pubblico come sale studio e biblioteca. E poi una palestra da 200 posti e una nuova 'Fattoria dei Ragazzi', uno spazio espositivo per le opere d'arte prodotte dal centro espressivo La Tinaia. Sono i progetti previsti da un accordo tra Regione, Comune e Asl per l'area di San Salvi, a Firenze sud, per un investimento di circa 17 milioni di euro. L'ex manicomio di San Salvi rappresenta una pagina importante e dolorosa della storia italiana. Chiuso con la legge Basaglia del 1978, che rivoluzionò il sistema psichiatrico nazionale, il complesso è rimasto per decenni in stato di abbandono, nonostante il suo enorme potenziale culturale e sociale. Vedremo se alle promesse seguiranno i fatti.
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Le parole per il cambiamento
Le parole che usiamo plasmano il modo in cui vediamo il mondo e agiamo. Le Parole per il Cambiamento, un e-book scaricabile gratuitamente sul sito del Forum Disuguaglianze e Diversità, si concentra su concetti chiave come disuguaglianza, sostenibilità, diritti, partecipazione e resilienza, offrendo definizioni chiare e approfondite che vanno oltre il senso comune. Ogni termine è analizzato non solo dal punto di vista teorico, ma anche attraverso esempi concreti e proposte operative, rendendo il libro uno strumento utile per cittadini e attivisti. In particolare, il volume sottolinea l'importanza di valorizzare le diversità, intese non come un problema da risolvere, ma come una risorsa da cui partire per costruire una società più inclusiva. Nell'epoca di Trump, che vieta le parole e mina la libertà di espressione, è un testo da non perdere.
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Verso le Casse del Popolo
Un impianto audio autocostruito per eventi di comunità: raccolta fondi e uso condiviso
L'idea è di autocostruire un impianto audio polifunzionale, da mettere a disposizione di tutta la comunità, le casse del popolo, e di farlo insieme a persone emarginate, che hanno difficoltà ad inserirsi nel contesto sociale e lavorativo. Il progetto delle associazioni Belle Parole e Superterrestre prevede diverse fasi, a partire da un primo momento di formazione alla lavorazione del legno e della componentistica audio, oltre che all'elettrotecnica, progettazione acustica, assemblaggio dell'impianto finale. Una volta realizzato, l'impianto sarà utilizzato nella prima rassegna socio-culturale organizzata dalle associazioni che sostengono il progetto "Casse del Popolo" e poi sarà a disposizione delle realtà associative e culturali locali, che spesso non hanno a disposizione questo tipo di strumenti.
La fase finale del progetto prevede l'uso condiviso dell'impianto sul territorio. Per sostenere il progetto è stata avviata una campagna di crowdfunding, sul sito https://cassedelpopolo.sijam.it/it/ e, grazie al supporto della Fondazione CR Firenze, ogni donazione sarà raddoppiata una volta raggiunta la metà dell'obiettivo prefissato di 20.000 euro.
Valentina Baronti
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Anche gli stranieri in Questura, ma per aiutare altri stranieri
Anche i cittadini stranieri possono partecipare al concorso per funzionari del Ministero dell'Interno. Lo ha stabilito una sentenza dello scorso febbraio del Tribunale di Milano. Ora il Ministero dovrà rifare i concorsi garantendo la partecipazione delle persone straniere. Il ricorso era stato presentato, tra gli altri, dall'ASGI, l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione. Per il tribunale la "riserva di cittadinanza" è applicabile solo ai posti di lavoro ove viene esercitata in modo continuativo un pubblico potere; e non è questo il caso di posti che, come quelli messi a concorso, riguardano funzioni amministrative, finanziarie, contabili o addirittura "linguistiche". Chi sia cittadino europeo, familiare di cittadino europeo, straniero titolare del permesso di lungo periodo o titolare di protezione internazionale, può adesso concorrere per un posto al Ministero dell'Interno. Magari per supportare con maggiore empatia e sicuramente maggiore proprietà linguistica, le centinaia di persone che restano in coda davanti alle Questure in attesa di avviare o ritirare le pratiche necessarie per la permanenza nel nostro paese. Tutti e tutte, indipendentemente dalla cittadinanza, possono contribuire al bene comune.
- Vicofaro
- Medu
- salute
- accoglienza
- polizia
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- G8 Genova
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Rubriche - Millefoglie, Femminismi, Un mondo ganzoVari (Valentina Nicastro, Marta Benettin, Fabio Bussonati) · Rubriche
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Un mandorlo secolare testimone fiorito
Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro
Non ha lasciato parole scritte, ma a modo suo tramanda memorie affinché nessuno dimentichi ciò che può accadere quando la violenza viene accettata come sistema per imporre le proprie ragioni - o i propri torti - sugli altri. Stavolta andiamo a Fiesole, l'oltrepassiamo in direzione Borgo San Lorenzo e imbocchiamo via San Clemente. Lì, su una ripida salita, salutiamo il mandorlo secolare che fu testimone di un eccidio.
Una targa che indica la frazione di "Bracuccia" ci aiuta a individuare la casa in cui abitava la famiglia Gucci: era il 6 agosto 1944 quando alcuni tedeschi e un italiano entrarono in quell'abitazione e uccisero i nonni Ulisse e Maria e il babbo Aurelio. I figli di Aurelio, Giancarlo e Luciano, nonostante fossero ancora molto piccoli, riuscirono a mettersi in salvo, correndo tra i campi. Giancarlo fu ferito alla mano da una scarica di mitra e la mamma Norma scampò a un'orrenda violenza sessuale.
Il mandorlo, stagione dopo stagione, continua a testimoniare e a fiorire, sa che l'umano può essere molto violento, che è facile solleticare questa violenza affinché esploda proprio verso i più deboli e più innocenti, lui stesso potrebbe subire un taglio letale in qualsiasi momento: sapremo proteggerlo?
Poco distante, al tabernacolo di Montefiano, si coltiva la memoria degli eccidi nazifascisti: quello dei Gucci e dei tanti altri civili che furono uccisi nella zona, per mano fascista o tedesca.
Il mandorlo non ha dimenticato. E noi?
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Un passo avanti e tre indietro
Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin
Ci sono voluti anni di battaglie, denunce e troppi nomi scritti sulle panchine rosse. Ma il 7 marzo 2025 segna una svolta: il governo ha approvato un disegno di legge che introduce nel codice penale il reato di femminicidio. Per la prima volta in Italia la violenza su una donna in quanto donna viene riconosciuta come un crimine le cui radici sono l'odio di genere, il bisogno di controllo, la volontà di spegnere la libertà femminile. Non si tratta più di "semplice" omicidio. Il ddl prevede anche maggiori tutele per le vittime e formazione per i magistrati indipendentemente dalle funzioni svolte.
Questa è una legge giusta, un tassello fondamentale. Ma non basta. È necessario capire che da oggi con la nuova legge non ci sarà un calo del numero dei femminicidi soltanto perché sono state introdotte pene più severe. Servono prevenzione, educazione, risorse per i centri antiviolenza. E questo governo li sta boicottando sistematicamente: nel suo primo anno di lavoro l'esecutivo ha tagliato i fondi del 70%. Dai 17 milioni di euro del governo Draghi nel 2022, siamo scesi a 5 milioni nel 2023 (dati ActionAid).
Non funziona così. Un passo avanti e tre indietro. Negli ultimi 20 anni gli omicidi in Italia sono calati ma i femminicidi sono rimasti sostanzialmente invariati, uno ogni tre giorni. Se nel 2004 i femminicidi rappresentavano il 10,1% del totale degli omicidi, nel 2022 la percentuale è salita al 26,5% (dati European data journalism network).
È necessario cambiare la cultura del nostro Paese.
Quindi un po' di felicità concediamocela, ma poi avanti: la battaglia per fermare la violenza sulle donne non finisce qui.
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Come concentrare la luce solare
Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Sono tempi bui quelli in cui si preferisce costruire le bombe invece dei mulini a vento... ma noi siamo abituati a lavorare con la luce e non ci lasceremo certo disilludere da chi scommette sulla fine del mondo.
Abituati a risparmiare fin da piccini, abbiamo raccolto libri e riviste che rischiavano di essere perse per usarle come isolante e riserva di conoscenza; da questo è nata la necessità di un'archiviazione compatta e il cubo di libri che, posto su ruote, permette la massima capacità di archiviazione temporanea, la disponibilità dei libri e un tavolino.
Tra le riviste così recuperate abbiamo trovato "Le Scienze" n. 273, del maggio 1991, che parla dei concentratori non focalizzanti.
L'ottica senza immagini, che nacque intorno alla metà degli anni Sessanta grazie agli studi del sovietico V.K. Baranov, del tedesco Martin Ploke e dello statunitense Roland Winston, ha avuto un'importante sviluppo durante la crisi petrolifera del 1970. Poi sono venuti a mancare i finanziamenti, ma i concentratori non focalizzanti, tuttora utilizzati nelle applicazioni della fisica delle alte energie e nella raccolta dell'energia solare, possono concentrare la luce solare oltre il limite teorico della termodinamica che è 46.000 volte l'intensità della luce solare che arriva sulla terra.
I concentratori non focalizzanti sono statici e questo permette di risparmiare sui sistemi di inseguimento nonché di ridurre ad un terzo la necessità di celle fotovoltaiche o tubi sottovuoto e di raccogliere l'acqua piovana.
Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.
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Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni
!Alfabeto - 21 proposte
Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.
- A - ACQUA: Noi Italiani siamo colonialisti? Lo siamo stati? Che ne sappiamo? E oggi cosa siamo? "Acqua di Colonia" è uno spettacolo teatrale di Elvira Frosini e Daniele Timpano che si fa queste domande. Il colonialismo italiano è una storia rimossa e negata, che in realtà dura 60 anni, inizia già nell'Ottocento, ma che nell'immaginario comune si riduce ai 5 anni dell'Impero Fascista. È acqua passata, acqua di colonia, cosa c'entra col presente? Lo spettacolo è diventato un libro ed un podcast di radio Rai. https://bit.ly/3QJh1hB
- B - BACK STAGE: E' disponibile su internet il primo episodio di "Newsroom, La Stanza delle Inchieste", il nuovo podcast di IrpiMedia, la testata indipendente di giornalismo d'inchiesta. Questo podcast è un modo per entrare nel backstage della redazione di IrpiMedia, dove si parla non solo delle storie ma anche del perché e del come vengono scelte. Ogni episodio affronterà gli avvenimenti più importanti della settimana, proponendo un prodotto giornalistico che serve (non solo) per informarsi, ma per capire a fondo la realtà in cui viviamo. https://bit.ly/3FhAbsx
- C - COLONIALISMO: Razzismo e crisi ambientale sono le due facce di una stessa medaglia: il colonialismo. E' questa la tesi che Malcom Ferdinand sviluppa nel suo libro "Un'ecologia decoloniale". Ferdinand guarda alle devastazioni attuali e alla storia della schiavitù per ridefinire il colonialismo come modo di abitare la terra e l'attuale sconvolgimento del pianeta come suo effetto diretto. Il libro pone alla base della sfida ecologica la pluralità delle condizioni di vita e delle forme di oppressione che interessano gli esseri sia umani che non. https://bit.ly/4h4kVMN
- D - DROGBA: Hervé N.Dri è un migrante divenuto schiavo. Riesce a sfuggire alle minacce di morte e ritorna in Costa D'Avorio sfruttando il nome del calciatore Drogba. Ha raccontato la sua storia nel libro "Come Drogba mi ha salvato". E' un libro che non dà manforte all'ideologia dell'accoglienza, e neanche a quella dell'invasione. Il suo obiettivo è sensibilizzare i suoi conterranei sulla tratta di esseri umani in tutta l'Africa, non ha niente a che fare con il dibattito in Europa sulle migrazioni. Storie come quelle di Hervé N'Dri in Europa non arrivano proprio. Si fermano in Africa. https://bit.ly/4kD00DB
- E - EMERGENTI: "OpenDDB" è una piattaforma per la visione di opere cinematografiche auto-prodotte o co-prodotte prevalentemente da autori, autrici e case di produzione emergenti. OpenDDB è anche un luogo di incontro per creare dibattito, condividere reti sui territori, visioni e pratiche. OpenDDB è l'unica piattaforma ad aver destrutturato il concetto di prezzo fisso: ognuna delle circa 700 opere presenti in catalogo, infatti, è disponibile con una donazione libera e responsabile. https://openddb.it/
- F - FEBBRE: Ristoranti spesso vuoti ma con fatturati altissimi, locali che aprono e chiudono in poco tempo, catene in espansione rapidissima anche durante il lockdown. Questi e altri fenomeni della ristorazione bolognese vengono raccontati e osservati da vicino nella serie di video-inchieste "La Febbre del Cibo" che nasce da decine di segnalazioni che Libera-Bologna ha ricevuto da parte di cittadini. E' possibile che mafia, riciclaggio, criminalità in doppio-petto vanno a finire nel piatto? Per queste inchieste, rese pubbliche su internet, Libera Bologna è stata più volte minacciata. https://bit.ly/3XvXAg3
- G - GLOBALE: La musicista statunitense Rhiannon Giddens, vincitrice del premio Pulitzer nel 2023, ha tenuto una serie di conversazioni sonore con musicisti multiculturali riuniti nel progetto "Silk Road" (la via della seta), un progetto che mette a contatto differenze radicali per generare musica, e cultura, dalla collaborazione globale. Queste conversazioni musicali sono ora disponibili in una serie di video accessibili dalle più comuni piattaforme, dal titolo "My music". E' facile lasciarsi affascinare dalle sonorità d'avanguardia emesse da strumenti antichissimi. https://bit.ly/4hpshuu
- H - HILMA: Dal Rinascimento ai giorni nostri, sono state tante le pittrici, scultrici, fotografe, performer che hanno dato un contributo d'avanguardia alla cultura visiva: dalle più note Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo alle altrettanto iconiche Hilma af Klint e Yayoi Kusama. Eppure, non se ne molto sul loro conto. La storica dell'arte francese Marion Augustin ha allora deciso di raccontare queste artiste nel libro "La finestra dei tuoi occhi. L'arte delle donne a fumetti", illustrato nella edizione italiana da Sara Coleone. Un viaggio alla scoperta di bellezza e ribellione. https://bit.ly/41Ttw0w
- I - INTELLIGENZA: I libri di storia del futuro celebreranno il decennio che stiamo vivendo come il momento in cui si è affermata l'intelligenza artificiale. Ma che cos'è l'intelligenza artificiale? Ed è corretto chiamarla proprio così? Il dibattito è apertissimo, e la necessità di parole fondate è avvertita sempre di più. Attraverso il centro Nexa, il Politecnico di Torino ha aperto a chiunque il dibattito fra esperti, scienziati, giornalisti, intellettuali su aspetti importanti, urgenti, sottaciuti ed inediti di queste tecnologie. Chiunque può seguire i canali del Nexa ed iscriversi alla mailing list direttamente sul sito. nexa.polito.it
- L - LESSICO: Gli effetti della crisi climatica si fanno sentire sempre più di frequente nel mondo intero e anche da noi in Europa, dalla Romagna a Valencia. Nel frattempo le posizioni negazioniste arrivano fino alla Casa Bianca. Il podcast di Radio Rai "Le parole dell'ambientalismo" propone un lessico minimo - da estrattivismo a antropocene, da ecoattivismo a greenwashing - selezionato dalla ricercatrice e attivista Marica Di Pierri per capire cause, evoluzione e soluzioni alle crisi ambientali che viviamo e comprendere l'urgenza di accelerare la transizione ecologica. https://bit.ly/43ypagx
- M - MALESANGUE: Raffaele gioca a calcio, fa il portiere, ed è un tifoso accanito del Taranto, luogo in cui è nato. Crescendo diventa l'allenatore dei portieri della prima squadra della sua città nel campionato nazionale dilettanti, ma soprattutto diventa un operaio dell'Ilva. L'ingresso nella più grande e inquinante acciaieria d'Europa gli fa vivere eventi traumatici legati al lavoro operaio, tra sfruttamento, mancanza di sicurezza e gravi effetti sulla salute. Raffaele Cataldi ne racconta la storia, che è soprattutto la storia di un'intera classe operaia lasciata da sola ad affrontare enormi ingiustizie, in "Malesangue", ed. Alegre. https://bit.ly/4hk4Oec
- N - NOI: La guerra si insegna, e la pace invece? Quali sono i modelli e i metodi per imparare a gestire i conflitti? Quali possono essere svolti a scuola? Come possiamo scendere in campo in prima persona sia in Italia che all'estero? A questi temi, al tentativo di dare risposte a queste domande, è dedicato il numero di Febbraio 2025 della rivista "Vita", intitolato La Pace siamo noi. Per chi se lo fosse perso in edicola, il numero in questione si può acquistare sempre in formato digitale. https://www.vita.it/rivista/la-pace-siamo-noi/
- O - ORSO: "Raìse" è il nuovo album di Elli De Mon, una band costituita da un solo elemento: una donna. Elli de Mon si è fatta conoscere ed apprezzare per il suo blues selvaggio e impuro, contaminato dal punk e dalla musica indiana: nei suoi concerti, passa dalla chitarra al sitar durante uno stesso brano. Raìse è un piccolo libro illustrato che reinterpreta la leggenda di un uomo, Orso, tormentato dal suo passato e alla ricerca di redenzione. C'è un segreto di questa artista che i suoi stili musicali custodiscono gelosamente: Elli De Mon è una musicista italiana, Vicentina per la precisione. https://bit.ly/41r2kVt
- P - PALESTINA: Il prossimo Giugno, si concluderà la 18 edizione del Festival delle Culture di Ravenna, che, già da Gennaio, sta proponendo incontri, proiezioni, concerti, spettacoli che ruotano intorno ai molteplici aspetti dell'intercultura. Il tema portante dell'edizione di quest'anno è "Oltre il conflitto". Per i prossimi mesi, il programma prevede iniziative sui diritti umani in Iran, la disgregazione della Jugoslavia, l'invasione dell'Ucraina e, per la prima volta in Italia, una rassegna che darà voce alla diaspora palestinese: Rasha Nahas (24 aprile), Kamilya Jubran (23 maggio), 47Soul (24 maggio) e Bashar Murad (25 maggio). https://bit.ly/4bCnyEw
- Q - QUERCE: Ognuno di noi si è imbattuto almeno una volta in uno Zhang o in una Xi. Ci siamo anche chiesti: "Ma in Cina, si chiamano tutti Zhang e Xi?". Ovviamente no. E allora? Il mistero ce lo svela una designer cinese, Liuhuaying Yang, nel suo grafico interattivo "Not my name". I nomi cinesi che leggiamo abitualmente, in realtà, sono scritti in Pinyin, cioè un sistema che traduce in caratteri latini scritti i suoni degli ideogrammi cinesi. Succede, quindi, che al suono Zhang, o Xi, corrispondano anche decine di caratteri originali cinesi. "Not my name" visualizza i suoni Pinyin come dei tronchi d'albero le cui fronde corrispondono ai caratteri cinesi. Sia Zhang che Xi appaiono come querce secolari. https://bit.ly/4haB0k4
- R - RUOTA: "Carcere ai Ribell3 - Storie di attivist3. Il carcere come strumento di repressione del dissenso", è un libro a cura di Nicoletta Salvi Ouazzene, attivista delle Mamme in piazza per la libertà di dissenso di Torino. Il libro fa un'analisi del carcere a partire dall'esperienza diretta di attivisti a cui è capitato di conoscerlo dall'interno. Emergono, così, le contraddizioni e le perversioni di un non-luogo che dovrebbe rieducare e risocializzare ed invece deumanizza fino all'eutanasia i suoi reclusi. La pena applicata come vendetta, punizione e afflizione. https://bit.ly/4iyxl0E
- S - SELVAGGIO: Valori.it è una pubblicazione digitale centrata sulla finanza etica e l'economia sostenibile. Da qualche settimana, la rivista ha lanciato il podcast "Unchained-storie di ordinario capitalismo selvaggio". Ascoltandolo, ci si imbatte in miliardari che comprano governi, cantanti che usano il jet privato anche per fare la spesa, meme che diventano criptovalute. "Viviamo in un mondo pieno di storie assurde," dice Lorenzo Tecleme, il curatore, "ma dietro ognuna di queste storie c'è un pezzo del nostro presente che merita di essere raccontato." Unchained lo fa ogni settimana, una volta la settimana. https://bit.ly/4ihna0A
- T - TELEVISIONE: "Viviamo in un epoca in cui dirsi europei rischia di far franare le dighe erette a riparo da ambiguità e distinguo. Eppure, c'è una realtà, certo piccola, che dovrebbe metterci tutti d'accordo dell'essere fortunati a vivere nel vecchio continente: è il suo canale televisivo Arte.tv. E' un emittente multilingue che trasmette in diretta solo in Francia e Germania, ma che è disponibile via web in tutti gli altri paesi europei. Contiene contenuti di altissima qualità: informazione, inchieste, cinema, musica, e soprattutto concerti registrati dal vivo. Ci auguriamo che i nostri governanti di Bruxelles guardino almeno una volta al giorno la loro televisione ufficiale. www.arte.tv/it/
- U - UNIVERSITÀ: E' il 14 Febbraio 2023. All'Università di Padova si inaugura l'anno accademico, alla presenza della Ministra Bernini, ed altri ermellini. E c'è Emma Ruzzon, Presidente del Consiglio delle studentesse e degli studenti, che prende la parola. "La corona d'alloro" dice, "non deve significare l'eccellenza, la competizione sfrenata, deve essere un simbolo di liberazione attraverso il sapere". E aggiunge: "Per la nostra generazione il presente non è facile, spetta alle istituzioni avere il coraggio di fornirci gli strumenti necessari per portare a termine il nostro percorso". Il suo intervento può essere rivissuto on line. https://bit.ly/41EB4Tu
- V - VENUTI: "Negli ultimi mesi abbiamo sentito intonare più volte gli inni funebri per un occidente ormai defunto. Ecco, questa posizione i cui detrattori sbandierano a dimostrazione della propria originalità, ha in realtà una lunga tradizione. "Il tramonto dell'Occidente" è il titolo del capolavoro che Oswald Spengler pubblicò negli anni '20 del secolo scorso. Ed è anche il libro che 10 anni fa ha ispirato il disco omonimo del cantautore Mario Venuti. Si tratta di un disco corale, in cui affiorano le voci di Alice, Battiato, Francesco Bianconi (Baustelle), e Giusy Ferreri. I testi disegnano l'agonia dell'Occidente, ma indica anche molte vie di fuga per sfuggirla. https://bit.ly/3FhQzt5
- Z - ZOLO: In questi ultimi tempi non possiamo non fare i conti, una volta di più, con la complessità della pace. La guerra, al confronto, è facile facile. L'editore Feltrinelli ha raccolto in volume, "Profezie Bianche", le riflessioni sulla pace molto diverse di autori e autrici molto lontani fra loro: "da Erasmo a Gino Strada" recita il sottotitolo. Fra questi due estremi, leggiamo del rifiuto categorico della guerra degli anarchici Gori e Rafanelli, della necessità di prevenire proposta da Virginia Woolf ed Danilo Zolo, e le riflessioni sull'uso della forza a firma di Simone Weil ed Elsa Morante, e le parole di Gino Strada che dopo un decennio, purtroppo, non hanno perso la loro incisività. https://bit.ly/3QLUWPw
- cultura
- libri
- musica
- podcast
- film
- segnalazioni
- colonialismo
- ecologia
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Una piazza di civiltà - La bella piazzaFuori Binario (redazione), Giorgia Calvanelli (foto), Maddalena Giannelli (testi)
!Partecipazione
Sezione: PARTECIPAZIONE | Pagine: 9-10
Alle Cure un'assemblea densa e partecipata a favore dei progetti pubblici di sostegno per i senza dimora
Hanno risposto in centinaia all'invito di Fuori Binario a partecipare all'assemblea popolare in Piazza delle Cure in solidarietà a Marco, il libraio senza dimora che vive grazie ai volumi che offre ai passanti del tunnel ferroviario. Attività per la quale è stato multato dal Comune (assessorato alla sicurezza) con 5.000 euro. Ed è stato proprio Marco ad aprire l'incontro, emozionato per l'affetto e le centinaia di libri ricevuti per ripartire con la sua attività. La libreria a cielo aperto sostenuta paradossalmente sempre dal Comune (assessorato al sociale) grazie al progetto "Il Rifugio", promosso dalla Fondazione Devoto Arcobaleno e sostenuto dal nostro giornale (aperto in Piazza delle Cure il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8 alle 13). Diego Raffaele Verusio, l'avvocato che ha fatto ricorso per l'annullamento della multa, ha eufemisticamente definito il contraddittorio comportamento dell'amministrazione una "dissonanza".
Nel corso dell'assemblea si è parlato quindi di accoglienza e sicurezza sociale, contrapposte al securitarismo poliziesco che dal 2007 (l'anno dell'ordinanza contro i lavavetri) sta avvelenando la vita dei poveri in città. A ribadire il concetto sono state la trentina di persone che hanno preso il microfono tra le circa 500 intervenute. A partire da Tomaso Montanari, che ha tenuto una lezione sull'arte di strada come bene comune, Lorenzo Guadagnucci, autore di "Lavavetri", per arrivare al saggista Wolf Bukowski, il cui libro "La buona educazione degli oppressi" è un imprescindibile manuale per comprendere i tragici effetti della deriva securitaria perseguita dai partiti dominanti di destra e sinistra, deriva che colpisce i più poveri, le persone fragili, chi subisce lo stigma della diversità. Sono intervenuti anche Serena Berti, Daniela Morozzi, Ornella De Zordo, Alessandro Santoro, Moreno Biagioni, Massimo Torelli, Emilio Santoro, oltreché attivisti e abitanti del quartiere.
Dalla piazza sono emerse tre proposte:
1 - Residenza immediata ai senza dimora — La mancata residenza delle persone senza dimora è il grande e vero problema: oggi, in Italia, con essa si garantiscono i diritti fondamentali dei cittadini e la loro pari dignità sociale. Stessa cosa vale per tutti coloro che si trovano in carcere, anche per loro, l'ottenimento della residenza fiorentina, è una lotta continua. Vorremmo proporre al Comune di Firenze di sopprimere immediatamente l'assurdo e lunghissimo iter burocratico, cui molte persone sono costrette, per richiedere i documenti necessari alla compilazione della richiesta di residenza. L'idea è quella di garantire uno stato di residenza temporaneo che offra, fin da subito, a tutti coloro che si trovano a dormire per le strade di questa città, la visibilità e la dignità di chi la abita e ne è cittadino.
2 - Servizi di accoglienza a bassa soglia — Vorremmo che in ognuno dei cinque Quartieri di Firenze fossero realizzati luoghi di "decompressione" per i senza dimora tramite l'attivazione di servizi di tipo drop-in, a bassa soglia. Per partire in tempi realisticamente brevi, si potrebbero istituire presso i locali di alcune associazioni disponibili, con l'avviamento finanziato dal Comune. Originariamente indirizzati ai dipendenti da sostanze, negli ultimi anni hanno cominciato ad accogliere anche persone che si trovano in condizione di grave disagio, tra cui senza dimora e migranti o richiedenti asilo. Fuori Binario offre i propri locali, se il Comune vorrà, per una sperimentazione.
3 - Immobili abbandonati o inutilizzati — Nel tentativo di applicare l'art. 42 della Costituzione secondo cui "la proprietà non è garantita quale diritto soggettivo assoluto, ma esclusivamente in quanto finalizzata ad assicurare la funzione sociale del bene", proponiamo un'iniziativa per riqualificare gli edifici lasciati a se stessi sul territorio comunale dopo la loro acquisizione. Si tratta di una campagna promossa dal Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio che prevede, in primo luogo, un censimento del patrimonio immobiliare inutilizzato. Una volta mappato l'abbandono, il Comune può emettere un'ordinanza intimando ai relativi proprietari di adottare entro 120 giorni tutti i provvedimenti necessari per recuperare e ripristinare i beni. In caso di inadempienza l'amministrazione avrà la facoltà di dichiarare acquisito il bene al patrimonio comunale, per restituirlo ad una funzione sociale.
L'assemblea è stata sostenuta dall'Associazione 11 agosto, Casa Caciolle, Comunità dell'Isolotto, Comunità delle Piagge, Firenze Città Aperta, l'Altro Diritto, La Città invisibile-perUnaltracittà, Le Curandaie, Opera Madonnina del Grappa, Salviamo Firenze.
Sono intervenute anche tre delle forze politiche presenti a Palazzo Vecchio, ovvero Sinistra Progetto Comune, Firenze Democratica e Avs-Ecolò, che ringraziamo per aver onorato la nostra richiesta di dialogo con le istituzioni, e per averci difeso dall'attacco di Fratelli d'Italia che ha chiesto la chiusura della nostra sede solo per aver convocato un'assemblea a favore del ritiro della multa a Marco.
A ragionare con il popolo delle Cure (e della città tutta) Fuori Binario aveva chiamato anche la sindaca Sara Funaro e l'assessore al sociale Nicola Paulesu, che però hanno declinato l'invito. Li abbiamo così invitati in redazione per prendere un té caldo e continuare il confronto su sicurezza sociale e securitarismo, una concezione della sicurezza figlia di una cultura di destra che va tanto di moda anche a Firenze.
Video integrale dell'assemblea: https://youtu.be/ETW_rneop0Y
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Figli dell'epoca
di Wisława Szymborska (letta in piazza da Marianna)
Siamo figli dell'epoca, l'epoca è politica.
Tutte le tue, nostre, vostre faccende diurne, notturne sono faccende politiche.
Che ti piaccia o no, i tuoi geni hanno un passato politico, la tua pelle una sfumatura politica, i tuoi occhi un aspetto politico.
Ciò di cui parli ha una risonanza, ciò di cui taci ha una valenza in un modo o nell'altro politica.
Perfino per campi, per boschi fai passi politici su uno sfondo politico.
Anche le poesie apolitiche sono politiche, e in alto brilla la luna, cosa non più lunare. Essere o non essere, questo è il problema. Quale problema, rispondi sul tema. Problema politico.
Non devi neppure essere una creatura umana per acquistare un significato politico. Basta che tu sia petrolio, mangime arricchito o materiale riciclabile. O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma si è disputato per mesi: se negoziare sulla vita e la morte intorno a uno rotondo o quadrato.
Intanto la gente moriva, gli animali crepavano, le case bruciavano e i campi inselvatichivano come nelle epoche remote e meno politiche.
Dall'ansia alla rabbiaValentina Baronti
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Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti
Basterebbe guardare negli occhi le adolescenti per capire la deriva del capitalismo nel terzo millennio. Nei giorni dell'allerta meteo su Firenze e provincia, le ragazze hanno rivissuto all'improvviso la paura del covid: scuole e negozi chiusi, appelli a rimanere sbarrate in casa e la paura per i genitori che invece erano dovuti andare a lavorare. Poi tutto è finito e il sole di primavera è tornato a splendere. Non ci sono state vittime, questa volta, ma i giovani lo sanno che le casse di espansione e gli scolmatori sono serviti oggi, ma forse non basteranno domani, perché sono stati progettati per un clima diverso da quello che abbiamo.
Il 14 marzo scorso, a Firenze è caduta più pioggia di quanta ne cade in media nel mese, 105 mm. Il record se lo è aggiudicato Vaglia, con 252 mm di pioggia in 72 ore, quasi quanta ne cade in una primavera intera. Se proviamo a guardare tutto questo con occhi adolescenti, lo capiamo subito che il problema va affrontato alla radice, fermando la cementificazione, contrastando l'abbandono delle campagne, riconvertendo la produzione in maniera ecologica, potenziando il sistema di trasporto pubblico, promuovendo una politica di pace.
E invece? E invece la classe dirigente corre spedita verso l'economia più inquinante che ci sia: la guerra. In Europa le lobby delle armi sono così potenti da aver ottenuto il piano di riarmo, il governo italiano punta alla riconversione dell'automotive, non in senso ecologico bensì in direzione dell'industria bellica, a Firenze si vuole fare un altro aeroporto nella piana alluvionale e cementificare sempre di più. Così l'ansia da clima si somma a quella da guerra.
E se la facessimo diventare rabbia, quest'ansia? Una rabbia che sostenga e spinga un nostro piano per il futuro, l'unico in grado di salvarci dall'abisso e fare in modo che questo sole di primavera non sia solo una pausa tra un'emergenza e l'altra.
