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INFOGRAFICA
La strage invisibile
Felice Simeone · Fuori Binario n. 272, Aprile 2025, pagina 8
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Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone
La fragilità della vita in strada amplifica i pericoli. Nel 2024 sono morte 434 persone senza dimora
Il numero di decessi di persone senza dimora aumenta, dal 2010, di circa 15-20 unità all'anno, raggiungendo nel 2024 i 434 morti. È questa la conclusione del rapporto pubblicato dalla Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD) che da anni monitora le morti di strada. Si tratta di un documento non ufficiale, stilato sulla base delle segnalazioni degli associati alla federazione e delle notizie di cronaca locale; motivo per cui, avverte la fio.PSD, è molto probabile che questi numeri sottostimino il fenomeno reale, che il rapporto cerca di mettere in luce. Un dato è comunque certo: le persone senza dimora muoiono tutto l'anno, non solo durante l'emergenza freddo.
Nei mesi freddi, gennaio e dicembre soprattutto, c'è un leggero aumento (che non supera le 10 unità) rispetto agli altri mesi, e altrettanto si può dire dei mesi caldi, luglio e agosto; ma questi sono i periodi in cui si attivano, di solito, servizi per fronteggiare le emergenze.
La maggior parte di morti si concentra nelle regioni del centro-nord e, com'è naturale aspettarsi, nelle grandi città. Un dato inaspettato è che i numeri relativi ai piccoli centri di provincia, dove è possibile che i servizi di protezione siano insufficienti, non si discostano molto da quelli dei grandi centri urbani.
È drammatico, invece, ciò che emerge dall'analisi dell'età dei morti senza dimora. I giovani sotto i 29 anni rappresentano circa il 20% dei morti totali e il 20% di loro è morto in carcere. Sono la fascia più colpita dopo i cinquantenni.
La maggior parte di questi giovani sono uomini di origine straniera. Non è possibile tracciarne un profilo unico: alcuni di loro erano finiti in strada da poco tempo, altri, nonostante la giovane età, avevano già attraversato lunghi anni di vita fragile.
Anche le ragioni che hanno spinto questi giovani in strada sono molto varie: conflitti con le famiglie, discriminazione sessuale, abusi. Nel 47% dei casi, queste persone sono morte in seguito a traumi causati da eventi accidentali come aggressioni, incidenti, suicidi.
Il Rapporto evidenzia che il dato Istat relativo alle morti traumatiche relativo a tutta la popolazione nazionale è solo del 4%. Il dato sui morti in carcere, così come quello sulle cause di morte, sottolinea il rapporto, rivela l'estrema fragilità di queste persone.
È evidente che la vita in strada espone a rischi maggiori e soprattutto amplifica gli effetti di eventi (come il freddo o il caldo), che in condizioni di sicurezza incidono molto meno. La seconda causa di morte per chi vive in strada è legata alle condizioni sanitarie inadeguate. Circa il 39% dei decessi è avvenuto per malori improvvisi e per malattie: queste morti non possono che essere la conseguenza di anni vissuti in strada, senza accesso regolare a cure mediche adeguate e ad ambienti che favoriscono la guarigione.
Molto significativi sono anche i luoghi in cui i corpi sono stati ritrovati. La maggior parte di loro (32%) è stata ritrovata in ambienti pubblici aperti, come strade, parchi, aree pubbliche, luoghi, cioè, assolutamente prive di un riparo. Un altro 20% è morto in ripari di fortuna, baracche e capannoni. Di molti di loro non si è potuta accertare l'identità, a dimostrazione del fatto che esiste una marginalità sommersa, che sfugge a qualsiasi tipo di analisi.
Il rapporto, comunque, non viene redatto per finalità statistiche, ma "per stimolare una riflessione su come intervenire per interrompere una spirale di povertà, isolamento e vulnerabilità." Nei primi mesi del 2025, i decessi segnalati sono già 75.
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Uscito sul numero 272 (Aprile 2025), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
