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CULTURA
Gesù è un senza dimora
Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 272, Aprile 2025, pagina 13
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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
L'opera del contemporaneo Schmalz ci mostra ciò che non vogliamo vedere: un corpo reale e scomodo che ci interroga
L'odio per i poveri (neri e bianchi, stranieri e italiani, 'carico residuo' e 'abili al lavoro'…) che promana da una parte rilevante del ceto politico italiano (di destra, centro, centro-sinistra) è uno degli aspetti più sconcertanti del degrado culturale ed etico che affligge il nostro Paese. E la cosa più sconcertante è la spersonalizzazione, l'astrazione: di questi poveri non vogliamo vedere i corpi, i volti. Non vogliamo conoscere le storie e le aspirazioni, le narrazioni e le spiegazioni. Forse perché sarebbe impossibile, poi, non provare almeno un po' di solidarietà, di fraternità, di tenerezza verso chi ha occhi, bocca, cuore come noi: noi che abbiamo il 'merito' di esser nati in famiglie benestanti, bianche, sicure.
Lungo i secoli, gli artisti hanno mostrato ai loro ricchi committenti la dignità e la grandezza dei volti e dei corpi dei poveri: dall'Orcagna a Masaccio, da Lotto a Caravaggio, dai Bamboccianti ai fratelli Louis, Antoine e Mathieu Le Nain, da Murillo a Ceruti, da Courbet a Van Gogh. Non sarà forse paragonabile a loro lo scultore canadese del nostro tempo Timothy Schmalz, ma il suo "Gesù senzatetto" (presente attraverso alcuni multipli in molte città del mondo: io ogni tanto vado a trovare quello di Firenze, nel piccolo chiostro della Badia) ha il grandissimo merito di usare la muta lingua dell'arte per sbatterci in faccia ciò che non vogliamo vedere.
Un senzatetto, un 'barbone,' un senza fissa dimora dorme su una panchina, avvolto in una coperta dalla quale sbucano due piedi nudi: e su quei piedi ci sono i segni dei chiodi. È il Risorto, quello che disse che ciò che faremo o non faremo per gli ultimi tra noi, lo avremo fatto a lui. Non ne vediamo il volto: perché il volto è quello di ogni povero. E perché comunque non lo avremmo guardato: non lo facciamo mai, nemmeno quando tiriamo fuori di malavoglia qualche moneta.
La nostra statua ritrae uno stadio estremo della povertà (quello in cui oggi si trova un italiano su dieci: 5,7 milioni di persone). Ma parla di ognuno dei gradi di privazione e miseria che colpiscono un altro diciannove per cento degli italiani (11 milioni nel 2024): un italiano su tre è povero o a rischio di esserlo. E parla anche dei politici, che sfoderano il loro esser cristiani come un'arma, e poi colpiscono in ogni modo i poveri Cristi. È un inerte pezzo di bronzo, ma smuove la nostra anima e suscita la nostra indignazione: fa il lavoro dell'arte. E lo fa davvero bene.
Timothy Schmalz, Homeless Jesus, bronzo, 2019. Sulla targa "Ero nudo e mi avete vestito." (Mt. 25,36)
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Uscito sul numero 272 (Aprile 2025), a pagina 13. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
