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AMBIENTE

La montagna era incantata

Ilaria Di Biagio · Fuori Binario n. 272, Aprile 2025, pagina 12

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Sezione: AMBIENTE | Autore: Ilaria Di Biagio

Non si fermano gli scellerati progetti di impianti di risalita sull'Appennino tosco-emiliano, dove non nevica quasi più

La nuova seggiovia Polla-Scaffaiolo, sul Corno alle Scale, si farà. Cosi ha stabilito con sentenza definitiva il Consiglio di Stato lo scorso 12 febbraio. Situata a cavallo di due Parchi regionali dell'Appennino tosco-emiliano, sito protetto UE, non avrà bisogno di alcuna Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) prima dell'inizio lavori. L'impianto di risalita andrà ad ampliare il precedente di 200 metri verso il Lago Scaffaiolo, con una spesa di circa 7 milioni di euro, senza contare i costi di demolizione dell'ancora funzionante seggiovia. Soldi pubblici, ovviamente, e costi sicuramente in aumento, visto che nel progetto del 2021 era stimata per 5.8 milioni (stima ripresa identica senza aggiornamenti dagli elaborati preliminari di fine 2019).

Un ecosistema fragile, a ridosso del crinale, dove i venti soffiano anche a 160 Km/h, vedrà così migliaia di metri cubi di terra scavati e spostati, una parte di bosco tagliata, e la costruzione ex novo di 15 sostegni alti da quattro a sedici metri, oltre che le due stazioni di partenza e arrivo.

In questi anni il comitato "Un altro Appennino è possibile" (composto tra gli altri dalle sezioni regionali del Club Alpino Italiano, Italia Nostra e Wwf) ha fortemente contrastato il progetto con battaglie legali, ricorsi al Tar e l'appello al Consiglio di Stato. La recente bocciatura di quest'ultimo lascia molto perplessi: basterebbe leggere i dati per capire che sono investimenti ormai obsoleti.

Il rapporto "Nevediversa 2025" di Legambiente evidenzia come tra Alpi e Appennini siano 265 gli impianti dismessi, dato raddoppiato dal 2020 quando ne erano stati censiti 132. Gli impianti sottoposti ad "accanimenti terapeutici", quelli che sopravvivono cioè solo con forti iniezioni di denaro pubblico, sono 218. Non meno pesante nel bilancio la crescita dei bacini idrici per l'innevamento artificiale, 165. Il ricorso all'innevamento programmato non è affatto una soluzione sostenibile: richiede grandi quantità di energia e acqua, causando potenzialmente scarsità per altri settori.

Il progetto Polla-Scaffaiolo è solo uno dei tanti approvati, in approvazione o in fase di progetto che non tengono in considerazione le analisi dei ricercatori che rilevano un forte deficit di neve alle quote inferiori ai 1.800 metri d'altitudine (l'impianto del Corno sarà situato tra una quota di 1.487 e i 1.792 metri s.l.m.). Anche il progetto per la nuova funivia "Doganaccia - Corno alle Scale", che fortunatamente sta riscontrando perplessità e molte posizioni contrarie alla realizzazione, tra i tanti punti deboli avrebbe anche quello di un impatto significativo su un'area di eccezionale valore naturale, la Zona Speciale di Conservazione Monte Spigolino-Monte Gennaio.

Negli ultimi anni sono state tante e partecipate le mobilitazioni per la tutela delle terre alte. Il 9 febbraio scorso si è svolta "La montagna non si arrende". Organizzata dall'associazione A.p.e., Associazione Proletari Escursionisti, è stata forse una delle più capillari, con oltre quaranta sigle che hanno aderito dal Trentino alla Basilicata: "le scelte che facciamo oggi sulle terre alte - ogni nuovo impianto, ogni nuova cava o colata di cemento - peseranno per centinaia di anni sul futuro dei territori e delle comunità".

Queste decisioni spesso sono prese da persone e uffici lontani dal contesto montano. Più che investimenti a fini turistici, danno l'impressione di essere investimenti fini a sé stessi, per il puro profitto di costruire.

La montagna piange. Piange, e piove sempre più spesso, in mesi in cui dal cielo dovrebbero scendere ghiacciati fiocchi di neve.

Pagina 12 del numero 272 Uscito sul numero 272 (Aprile 2025), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero