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Il diritto cancellatoCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
La Strage di via Georgofili uccise le piccole Nadia e Caterina Nencioni, i genitori Fabrizio e Angela e lo studente Dario Capolicchio. Firenze ne fu sconvolta. L'uso della violenza, del terrore, per regolare questioni di potere apparve assurda e devastante in uno Stato di diritto.
Nel giorno in cui la Corte penale internazionale - pienamente indipendente dagli stati nazionali - ha emesso il mandato di arresto per crimini di guerra per il primo ministro Benyamin Netanyahu, in Palestina sono state uccise dal terrore israeliano oltre 100 persone: l'equivalente di 20 stragi dei Georgofili in 24 ore (!), portando i numeri della "mattanza Netanyahu" a 41.272 palestinesi uccisi e 95.551 feriti. Buona parte degli alleati di Israele, a partire dagli Usa, ha subito contestato e rigettato come "politica" la decisione della Corte.
Il governo italiano si inventa le deportazioni dei migranti in Albania e accusa di "partigianeria politica" la magistratura che le dichiara illegali. Nelle carceri, in custodia dello Stato, si continua ad essere torturati e a morire, mentre il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro confessa "intima gioia" nel dichiarare che i detenuti "non vanno lasciati respirare", trovando il tempo di istigare all'odio i suoi sostenitori contro il nostro Tomaso Montanari dopo un articolo non gradito. Christian Raimo è stato sospeso per tre mesi dall'insegnamento per aver criticato il ministro dell'istruzione Giuseppe Valditara.
Potremmo continuare ancora nel descrivere la "società dei dominanti" che cancella il diritto per mere questioni di potere. Vorremo capire, invece, se a noi, dominati, tornare alla legge della giungla stia bene o meno.
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Un'altra FirenzeLorenzo Guadagnucci · Controvento
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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Lorenzo Guadagnucci
Agire localmente e pensare globalmente: dieci anni di giornalismo e venti di attivismo di un laboratorio politico fondamentale
Pensa globalmente, agisci localmente. Si potrebbe recuperare il vecchio slogan del "movimento dei movimenti" per definire che cos'è, da dieci anni a questa parte, La Città Invisibile, un raro esempio di giornalismo civico e politico, una rivista online radicata nella città di Firenze ma "pensata" su scala globale, cioè tenendo presenti gli scenari allargati, le tendenze di fondo. Locale ma non localistica. Dieci anni di vita, che sono in verità venti, perché la rivista e il Laboratorio politico di cui è parte sono sì nati nel 2014, ma non esisterebbero senza la precedente esperienza della lista politica cittadina perUnaltracittà, attiva a Palazzo Vecchio fin dal 2004 con Ornella De Zordo, consigliera comunale che aveva inteso il suo compito in senso ampio: fare opposizione nel Salone dei Dugento, ma essere anche strumento di conoscenza di quel che avviene in città, dentro il Palazzo, ma anche fuori, nella vita reale.
In una città chiusa, gestita da circoli di potere poco trasparenti, con una classe politica poco propensa a favorire la partecipazione dei cittadini, circola poca, pochissima informazione. A Firenze si discute davvero poco prima di decidere su questioni anche importanti, e non si ricordano ampi, strutturati, democratici dibattiti sulle scelte strategiche della città. Né il giornalismo "ufficiale" è mai stato capace di incalzare a dovere i poteri locali – come avviene, del resto, un po' in tutta Italia. Perciò la lista di cittadinanza perUnaltracittà è stato uno strumento sia politico sia, in senso lato, giornalistico: diffondeva informazioni, scopriva carte nascoste, le metteva a disposizione dell'opinione pubblica. È stato quindi naturale, alla fine dell'esperienza consiliare, partire con un nuovo progetto: un Laboratorio politico (non più una Lista) e una rivista online, per l'appunto La Città Invisibile. Sia chiaro, si trattò di un azzardo, o almeno del classico lancio del cuore oltre l'ostacolo: pochi nel 2014 avrebbero scommesso sulla possibilità di tagliare il traguardo dei (primi) dieci anni, perché non è facile tenere insieme un collettivo, e semmai allargarlo, senza più avere una voce in consiglio comunale.
Ma La Città Invisibile, proprio puntando sul tema dello svelamento, rendendo quindi note e visibili le verità nascoste, ha tenuto fede al suo nome: è riuscita a mostrare quella città che si vorrebbe tenere invisibile, perché il potere preferisce agire nell'ombra. E ha reso visibili gli invisibili: gli esclusi, i poveri, le voci critiche, i sognatori, quelli che già vivono in una società di giustizia, prefigurazione di un mondo nuovo.
Oggi, chi volesse raccontare la storia di Firenze degli ultimi dieci, venti anni, cogliendo le tendenze di fondo, gli interessi prevalenti, gli indirizzi politici concreti (non quelli dichiarati) non potrebbe prescindere dall'archivio de La Città Invisibile. La mercificazione del centro storico, l'abbandono delle periferie, il cedimento all'industria pesante del turismo, l'inquinamento, l'asservimento alla logica perversa delle Grandi Opere inutili e dannose, gli effetti disgregativi e antisociali della retorica sul decoro e la sicurezza, lo scivolamento delle varie amministrazioni di centrosinistra sul terreno tipico delle destre sono fenomeni ampiamente documentati nelle pagine della rivista, nelle inchieste, nelle analisi, negli ebook prodotti in gran numero in questi dieci anni.
Possiamo ben dire che la città ufficiale, quella che racconta sé stessa e che viene raccontata dai grandi media, è una città fittizia, più immaginaria che reale: la Firenze città della cultura, della bellezza, dell'alta qualità della vita per tutti, della buona amministrazione. Questo è uno stereotipo ancora radicato e nasconde una realtà ben più fosca, il profilo cioè di una città che vive nel culto del proprio passato ma che ha perso la sua vocazione popolare, lo slancio internazionale, una certa attitudine a essere luogo dell'accoglienza, del dibattito, della prefigurazione di scenari nuovi. La Firenze dei partigiani, dei La Pira, della tenace classe operaia, degli intellettuali capaci d'essere voci originali nel panorama nazionale è diventata un mito, evocato per coprire il vuoto e il provincialismo del presente.
Una Firenze diversa tuttavia esiste: vive fuori dei canali ufficiali, non è raccontata dai media più diffusi, è snobbata o vissuta con fastidio dagli abitanti del Palazzo. È la Firenze che sa dire no quando serve, che promuove giustizia e solidarietà, che agisce localmente ma pensa globalmente. Magari è una città che resterà sempre nell'ombra, schiacciata dagli interessi prevalenti, ma intanto esiste, e il futuro – chissà - potrebbe sorprenderci. La Città Invisibile, nel suo piccolo, sta facendo la sua parte, e può darsi che un giorno le sarà riconosciuto di avere svolto un ruolo cruciale nella storia popolare della città. Intanto è un esempio di impegno civico e di "attivismo giornalistico", ossia di attivismo che produce informazione di qualità (e viceversa).
Info: perunaltracitta.org
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Marchi irresponsabiliDeborah Lucchetti · Attualità
!Attualità moda
Autore: Deborah Lucchetti | Coordinatrice Campagna Abiti Puliti per Fuori Binario
Dietro le grandi firme caporalato e lavoro irregolare mentre il settore moda è in crisi in tutto il mondo
Da settimane la moda occupa la cronaca politica della stampa. Da una parte, operai e operaie dell'intero settore tessile toscano composto da 110mila occupati, sono scesi in piazza lo scorso 12 novembre con le federazioni dei sindacati tessili e metalmeccanici per chiedere più ammortizzatori sociali e più commesse, in netto calo da due anni, per tutelare i livelli occupazionali e non sprofondare ulteriormente in una crisi che pare senza fine.
In parallelo ci sono gli operai da mesi in lotta a causa delle condizioni di lavoro para-schiavistiche nelle fabbriche di Prato, il cuore produttivo tessile d'Europa con quasi 7mila aziende di cui circa la metà a conduzione cinese. Vengono dal Pakistan, dal Bangladesh, da diversi paesi dell'Africa e lavorano anche 12 ore al giorno per paghe da fame, nella miriade di piccole e piccolissime imprese del macrolotto pratese o della piana alle porte di Firenze, al servizio del pronto moda e del lusso mondiale. Niente diritti, contratti, ferie o malattia oltre a minacce, mobbing e anche violenza, se provano ad organizzarsi. Sono i lavoratori del movimento "8x5" coordinato dal Sudd Cobas, sindacato di base combattivo che ha messo al centro della sua azione sindacale l'organizzazione dei lavoratori più vulnerabili della filiera degli appalti.
Il mondo di sopra e il mondo di sotto, pezzi delle stesse filiere globali che la narrazione prevalente cerca di non collegare, specialmente quando si parla di made in Italy.
Secondo gli ultimi rapporti di McKinsey sullo stato dell'industria della moda nel mondo, la parola d'ordine è incertezza, per le tensioni geopolitiche, le economie indebolite e consumatori sempre più inclini al risparmio. In cima alle preoccupazioni dei manager ci sono i tassi di crescita rallentati e la vulnerabilità delle filiere, messe a rischio anche dalla crisi climatica (oltre 65 miliardi di dollari di esportazioni di abbigliamento potrebbero essere spazzati via da eventi climatici estremi). Eppure la sostenibilità perde terreno, mentre le imprese scommettono sui silver spenders, cioè gli over 50 in costante aumento e gli unici, a parte i super ricchi, in grado di viaggiare, di spendere e di nutrire le grandi aspettative riposte dai brand della moda, proprio sul rilancio del turismo e dei viaggi, tornati a livelli pre-pandemia.
Se però lasciamo le lenti del mercato, i numeri fanno spazio a persone, con bisogni e diritti negati. La pandemia prima, poi le guerre con i livelli conseguenti di instabilità politica, hanno colpito a più riprese le catene globali di fornitura (di cui il distretto toscano è parte integrante) ma le grandi imprese hanno reagito, anteponendo al galateo della condotta responsabile d'impresa gli interessi dei loro azionisti, congelando ordini e pagamenti ai fornitori che hanno scaricato i problemi sulle operaie. Sono ancora migliaia quelle che attendono stipendi e TFR, mai pagati a seguito dei licenziamenti per Covid19, e molte di più quelle tornate al lavoro con meno diritti e salario. Alla ripresa, i marchi hanno imposto prezzi di acquisto ancora più bassi, costringendo i fornitori ad accettare commesse a condizioni commerciali capestro, pur di restare sul mercato. Nel frattempo, in molti casi, le imprese hanno modificato le strategie di esternalizzazione dei prodotti, messe a rischio da traiettorie logistiche troppo esposte alle perturbazioni internazionali, cercando di avvicinare e accorciare le filiere, alla ricerca di maggiori risparmi e di più sicurezza. Questi processi di rilocalizzazione e, talvolta, di reinternalizzazione non sono indolori e generano grande instabilità nella miriade di fornitori ritenuti oggi meno strategici o meno competitivi. Così, ad esempio, capita che Selezione, fornitore rumeno di marchi del lusso come Gucci, Dior e Tods, dopo l'aumento del salario minimo nel 2023, chiuda i battenti, lasciando a casa almeno 150 operaie per assenza di commesse. Secondo il sindacato UNICONF è solo uno dei tanti casi di aziende che chiudono, lasciando i lavoratori senza lavoro e senza protezione sociale, perché ormai la Romania non è più competitiva.
L'Italia invece resta uno dei poli produttivi più importanti, sia per le produzioni di alta gamma che per il pronto moda. Il motivo? La sua grande vocazione manifatturiera, unita a bassi salari e flessibilità, proprio in virtù della innominabile contiguità del mondo di sopra con quello, irregolare, di sotto. Le indagini della Procura di Milano, che ha posto in amministrazione controllata icone del lusso mondiale come Armani e Dior per uso di caporalato e sfruttamento di manodopera irregolare tramite il subappalto, sono la punta dell'iceberg di un sistema di violazioni sistematiche che le imprese non sono state in grado di prevenire e arginare. Esattamente ciò cui invece le obbligherà la nuova direttiva europea sulla dovuta diligenza in materia di diritti umani e dell'ambiente, frutto di anni di campagne della società civile internazionale. La cruda realtà rivelata delle inchieste di Milano e dai lavoratori immigrati in lotta, mette in luce una verità scomoda che aiuta ad unire i puntini di una crisi valoriale, prima ancora che industriale e occupazionale. La sua soluzione non è nel mercato ma in un cambio di paradigma che metta al centro la giusta transizione ecologica, una rinnovata stagione regolatoria e la capacità trasformatrice dei lavoratori e delle lavoratrici.
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Un medico per i senza dimoraFuori Binario · Attualità
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Fuori Binario
Legge Furfaro approvata e finanziata (poco). Anche Firenze sarà nella sperimentazione
C'è anche Firenze tra le città che sperimenteranno la possibilità per i senza dimora di disporre finalmente di un medico di base. Fino ad oggi infatti potevano accedere alle sole prestazioni di emergenza in pronto soccorso.
È stata approvata in via definitiva la Legge Furfaro, dall'omonimo senatore, che garantisce l'assistenza sanitaria ai senza dimora e che finanzia un programma sperimentale, con l'obiettivo di assicurare progressivamente questo diritto a coloro che sono senza residenza anagrafica nel territorio nazionale o all'estero o che soggiornano regolarmente nel territorio italiano.
Lo stanziamento della legge, a dire il vero molto misero, è di due milioni di euro, uno l'anno, per il biennio 2025-2026, tenuto conto che i senza dimora "ufficiali" rilevati dall'Istat sono circa 100.000 ma che nelle strade ce ne sono molti di più. Ciò vuol dire che la salute di un senza dimora vale per lo Stato un misero biglietto da 10 euro. La legge è comunque importante. In primo luogo per la tutela di chi è esposto alle intemperie, al freddo e al caldo estremi, a chi più di ogni altro non ha un ricovero sicuro per curarsi.
Furfaro ha dichiarato che questa legge è comunque un compromesso, perché la proposta iniziale prevedeva di assegnare a tutti i senza dimora, nessuno escluso, un medico di famiglia. "Avrei voluto che riguardasse anche le persone senza permesso di soggiorno (ora escluse n.d.r.). Ma con questo governo e questa maggioranza era impensabile intervenire. C'è un tema gigantesco che riguarda decine di migliaia di invisibili, che la destra vuole lasciare nell'illegalità per evocare paura e rabbia. Bisogna avere il coraggio di dire che la miglior sicurezza, per loro e per le comunità, è portarli in percorsi di legalità".
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Di libero lavoro autogestitoBeppe e il gruppo carcere della Comunità di base delle Piagge · Attualità
!Attualità carcere
Autore: Beppe e il gruppo carcere della Comunità di base delle Piagge
Ascoltare, sostenere, accompagnare: dal volontariato in carcere è nato un laboratorio ecologico che apre la strada alla vita fuori
Articolo 27 secondo comma Costituzione della Repubblica Italiana: Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Il senso del volontariato in carcere per la Comunità delle Piagge è chiaro da sempre: ascoltare, sostenere, accompagnare, dove possibile elaborare insieme all'interessato percorsi di liberazione, individuali o di piccolo gruppo. In nessun caso intendiamo sostituirci a servizi che il carcere o comunque l'amministrazione pubblica devono fornire alle persone che amministrano. Il nostro volontario ascolta, osserva, eventualmente propone, in accordo con la persona interessata. Essenzialmente siamo sempre alla ricerca di tutti i percorsi che possano ridurre, fosse anche di un solo giorno, il tempo morto e mortificante della prigione, convinti come siamo che il carcere è null'altro che l'ombra lunga del fallimento di una comunità, male per il male, occhio per occhio che alla fine accieca il mondo! Oltretutto, con lo sviluppo della scienza e della tecnica, il carcere sempre più si rivela quale un costosissimo reperto archeologico da superare, abbandonando l'idea della vendetta, della tagliola assolutamente gratuita. Non è un caso che nella Costituzione Repubblicana mai ricorre la parola "carcere".
Può succedere che, per agevolare percorsi di liberazione, si possa utilizzare lo strumento del lavoro all'interno del carcere, ma è lontana da noi l'idea che "il lavoro possa rendere liberi i prigionieri", parafrasando le sciocchezze inventate dai nazisti per giustificare i campi di concentramento. E il lavoro sfruttato è una condanna dalla quale emanciparsi. Meno che mai possiamo accettare il lavoro alienante dentro il carcere. Alcuni dicono che serve per imparare un mestiere, altri per ingannare il tempo, qualcuno si è spinto in passato a definirlo "terapeutico", altri ancora se ne vergognano ma vorrebbero il lavoro forzato per le persone detenute.
Tuttavia, talvolta, l'attività lavorativa dentro il carcere può diventare il grimaldello per allentare la tagliola. È il caso del lavoro autogestito che stiamo sperimentando alla Casa Circondariale M. Gozzini di Firenze.
Si tratta di un laboratorio Raee. Una piccola officina con quattro postazioni di lavoro (tre persone detenute ed un maestro d'arte), dove si smontano gli apparecchi elettrici ed elettronici, separandone ogni componente con rigore omogeneo: il ferro col ferro, l'alluminio con l'alluminio, così il rame, l'ottone, l'acciaio, la plastica, cavi elettrici ecc. Tutti materiali riciclabili, piuttosto che macinarli per le discariche! Il progetto prevede l'autogestione, col reperimento della materia prima e recupero dei materiali smontati, nonché il conferimento dei materiali alle agenzie che acquistano tali prodotti. Il carcere ci mette il locale, l'acqua e la luce, ma il direttore ha sottoscritto l'impegno a proporre l'art. 21 dell'ordinamento penitenziario, ossia il lavoro esterno, a chi si è formato presso il laboratorio.
L'intero ciclo virtuoso è stato compiuto nell'arco degli ultimi 11 mesi per tre detenuti, di cui due hanno già percorso l'intero ciclo e si trovano occupati all'esterno.
In questo caso il lavoro si configura come un estrattore dal carcere creando al tempo stesso i presupposti essenziali (un salario vero) per l'allontanamento progressivo dal carcere fino al suo abbandono definitivo.
Si può perciò dire che il laboratorio interno al carcere e la stessa officina presso la Comunità delle Piagge, nonché il lavoro in convenzione con Alia, non solo producono un nuovo modo di guardare e riguardare l'ambiente (cosa che ancora non riesce al mondo dei liberi!), ma producono essenzialmente liberazione dalle mura del carcere ed una responsabilità, personale e collettiva, verso se stessi ed il mondo che li circonda, di una qualità che il mondo libero non sa ancora fare!
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Fragilità in cerca di aiutoCristina Niccoletti · Attualità
Autrice: Cristina Niccoletti
Trent'anni insieme, un'infanzia dura, la droga: incontro con una coppia in crisi
Inizio a parlare con Beatrice che mi racconta della sua relazione, se così si può definire. Mauro, a suo dire, è un ragazzo in difficoltà, insicuro, tanto da provare una gelosia così ossessiva da sfociare nello stalking. Mentre Beatrice racconta, c'è Mauro che mi dice che anche lei è una stalker. Lo stalker è una persona che mette in atto comportamenti persecutori nei confronti di una seconda persona, alla quale sia stata legata o meno da una relazione affettiva o professionale.
Lei mi racconta che non può nemmeno andare a trovare sua madre un paio di ore, che lui la chiama ogni venti minuti. Allora lo guardo e gli chiedo: sei cosciente che è dipendenza affettiva? Iniziano a parlare, poi a urlare sovrastandosi a vicenda, capisco che ci vuole una piccola pausa sigaretta. Gli animi si calmano. Ricominciamo a parlare. Stanno insieme da trent'anni, tutti e due con una vita familiare difficile. Chiedo con gentilezza di parlare uno alla volta. Beatrice è cresciuta in orfanotrofio, è stata abbandonata in una ruota degli esposti, chiamata attualmente culla per la vita o culla termica. Adesso premendo un pulsante è possibile far aprire la nicchia, depositare il neonato e allontanarsi senza essere inquadrati dalle telecamere. Viene rivelata solo la presenza del neonato, attraverso un sensore, e il personale sanitario si attiva. Prima era un po' diverso, ma l'obiettivo è lo stesso, cosa che è bene che le donne sappiano. Anche Mauro è cresciuto in orfanotrofio. Si sono sentiti abbandonati.
Gli chiedo perché si maltrattano a vicenda e a questa domanda hanno la solita risposta. Dipendenza da sostanze, alcol, eroina e il peggio - mi dicono - è successo da quando fumano cocaina. È da lì che hanno iniziato a controllarsi a vicenda il cellulare e addirittura ogni tanto ad alzare le mani. Non vengono assistiti da nessuno, perché non vogliono ritrovarsi in situazioni strane, a detta loro. Spiego che c'è un Ser.D dove possono essere seguiti nel loro quartiere e un diurno, ma capisco che non sono convinti.
Gli lascio un Fuori Binario perché alla penultima pagina ci sono vari numeri per ogni esigenza e gli parlo delle nuove iniziative nella nostra sede, in via Del Leone: centro di ascolto, consulenza psicologica e il banco alimentare, oltre ovviamente la redazione. Mi promettono che andranno a fare un percorso. "Un percorso per separarsi?" chiedo. "Nooooo! Percorso di coppia!". Li saluto con la speranza che mantengano la loro promessa.
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Violenza e indifferenzaClara Baldasseroni e Francesco Raffaele Venuto · Attualità
Autori: Clara Baldasseroni e Francesco Raffaele Venuto (detto Balú)
Un adulto aggredisce un ragazzo e intorno nessuno interviene
Nostro figlio Paolo è stato aggredito da un uomo nel parco pubblico, la sera di Halloween, a 100 metri dalla nostra abitazione a Londa. L'aggressione sarebbe scoppiata in seguito a un lancio di petardi, in cui Paolo tra l'altro non era coinvolto direttamente. L'uomo è arrivato improvvisamente e ha iniziato a insultare e minacciare nostro figlio e i suoi amici. I ragazzi sono scappati, mentre Paolo è scivolato ed è rimasto indietro. Quell'uomo allora ha preso la rincorsa e gli ha tirato una forte ginocchiata sulla spalla, mentre lui si trovava a terra. E poi, dopo che Paolo si era rialzato, l'uomo ha di nuovo tentato di tirargli un cazzotto. Paolo l'ha bloccato ma l'aggressore, a quel punto, l'ha preso per il collo con le mani, stringendo forte, per quattro o cinque volte. Alla fine l'ha anche schiaffeggiato. L'aggressione è durata per almeno 20 minuti. Oltre ai numerosi graffi e ferite sul collo e all'orecchio destro, Paolo ha avuto la spalla dolorante per parecchi giorni: al pronto soccorso gli hanno dato 7 giorni di prognosi. Abbiamo sporto denuncia.
Una delle cose più gravi è che altri adulti, che erano lì, hanno assistito alla scena e non sono intervenuti, hanno guardato senza dire niente. Un segnale allarmante, a dimostrazione di un tessuto sociale oramai disgregato.
Il padre, Balù, in seguito all'aggressione, ha iniziato uno sciopero della fame chiedendo l'intervento dell'istituzione pubblica. La mattina del quinto giorno il sindaco di Londa è venuto a trovarci a casa. Siamo stati ascoltati e compresi. Con la solidarietà, molte persone hanno dimostrato la loro grande umanità e cogliamo l'occasione per ringraziarle.
I genitori di Paolo, Clara Baldasseroni e Francesco Raffaele Venuto (detto Balú)
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Per Giulia, per tutteRiccardo Boni · Attualità
!Attualità donne
Autore: Riccardo Boni
Un anno fa moriva Giulia Cecchettin, uccisa da un "bravo ragazzo". Intanto la morale del patriarcato continua a fare vittime
Il 1 febbraio del 1945 viene emanato il decreto legislativo n. 23 che sancisce il diritto di voto, per la prima volta in Italia, alle donne che avessero compiuto 21 anni. Una conquista storica per le donne italiane che avevano partecipato attivamente alla Resistenza e alla lotta armata contro il nazifascismo, uccise e torturate come e forse più degli uomini. Vigeva comunque (dopo la nascita della Repubblica italiana) l'articolo n. 587 (Delitto d'onore) e l'articolo n. 544 (Matrimonio riparatore) con condanne irrisorie dai 3 ai 7 anni, inoltre non era consentito il divorzio e l'aborto era illegale.
Dopo lunghe battaglie sociali, negli anni '70 vennero emanate prima la legge sul divorzio, poi quella sull'aborto e solo nel 1981, con la legge n. 442, vennero abrogati il delitto d'onore e il matrimonio riparatore. L'abrogazione di quest'ultima legge si deve al coraggio di una donna in particolare: Franca Viola, rapita e violentata. Viveva a Alcamo, una città siciliana che negli anni Settanta non brillava certamente come luogo evoluto per i diritti sociali. Franca Viola andò contro tutti e, appoggiata dai suoi genitori, rifiutò il matrimonio dichiarando: "Io non sono di proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare e sposare una persona che non rispetto. L'onore non lo perde chi certe cose le subisce, l'onore lo perde chi certe cose le fa subire".
1981-2024, sono solo 43 anni che abbiamo abrogato queste leggi da terzo mondo, ma poco è cambiato. Sì, le pene sono più pesanti, ma i femminicidi si succedono uno dopo l'altro con una media di uno ogni tre giorni (dati 2022-2023). È da questo retaggio culturale che nasce l'omicidio di Giulia Cecchettin, che mi ha colpito particolarmente per l'efferatezza e per il fatto che la persona che lo ha compiuto era considerato un "bravo" ragazzo di buona famiglia, laureato ed apparentemente "inquadrato".
Giulia, 22 anni, stava per laurearsi e sognava perché aveva tutta una vita davanti. Giulia ha fatto il solo errore di essere stata troppo buona con il suo ex, che la riteneva sua, e di rimanergli accanto come amica per non farlo soffrire… lui l'ha "ringraziata" con 22 coltellate, 22 come gli anni di Giulia, gettandola in una scarpata per poi scappare in Germania. I genitori del ragazzo, ormai non più ragazzo ma omicida, non potevano credere che avesse compiuto una tale cosa finché non è stato trovato il cadavere di Giulia. Tanto increduli che non trovavano il coraggio di andare a trovarlo in carcere per la vergogna, pensando di averlo educato nel migliore dei modi. Oggi, ad un anno di distanza, è in corso il processo.
Ma voi, vi sentite uomini solo quando umiliate una donna? Vi sentite uomini solo quando alzate la voce per impaurire o quando alzate le mani su di loro per sottomettere? Vi sentite uomini solo perché pensate alla vostra mascolinità? Ragionate solo con quella? Ma in testa cosa avete?
Uomo, pensa, ma chi ti ha messo al mondo? Una donna. Uomo, ma chi ti ha portato dentro di sé per nove mesi fornendoti sostanze nutritive importanti per farti crescere? Una donna. Uomo, ma chi ha rischiato la propria vita mettendoti al mondo? Una donna. Uomo, ma chi ti ha pulito il culo? Una donna. Uomo, ma chi ti ha nutrito con il suo latte donandotelo dal proprio seno? Una donna. Uomo, e adesso, oggi, chi stai uccidendo? Una donna. Uomo, ma sai perché stai uccidendo una donna? Perché sei solo un represso, incapace di confrontarti!
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Nuovo sportello di ascolto alla sede di Fuori BinarioClara Baldasseroni · Dal Basso
Autrice: Clara Baldasseroni
"Solida Alternativa" offrirà consulenze gratuite per resistere al neoliberismo
A partire dal mese di novembre il gruppo Solidarietà e Alternativa ha aperto uno sportello di ascolto e orientamento presso la sede di Fuori Binario, in via del Leone 76. Lo sportello "Solida alternativa" è aperto il lunedì e il sabato dalle 15 alle 18. Ne abbiamo parlato con Paolo "Pablo" Bartoli.
Quali sono i vostri obiettivi? Cercheremo di alleviare le difficoltà imposte dall'attacco che il capitalismo sferra verso le persone meno abbienti e di bloccare la barbarie che si sta infiltrando nel nostro tessuto sociale. Vogliamo farlo attraverso il mutualismo sociale e il soccorso. In un momento come l'attuale, quando i tagli agli investimenti nei settori pubblici e la conseguente carenza dei servizi, stanno mettendo in ginocchio la società, cercheremo di offrire una consulenza appoggiandoci a professionisti che prestano la loro opera gratuitamente. Tra i nostri obiettivi c'è quello di offrire consulenze gratuite sui vari problemi che affliggono le persone, ma anche costruire momenti di aggregazione solidale e presentando anche alternative possibili.
Come nasce il vostro gruppo? Abbiamo creato il collettivo di Unità Anticapitalista, che da subito ha aderito al Fronte di Lotta No Austerity (FLNA). Lavoriamo sia in ambito culturale che sociale. Proveniamo da realtà diverse. Io vengo dal FLNA e prima ero attivo in Lotta Continua e nel Partito Comunista dei Lavoratori. Gli altri compagni sono tutti impegnati in varie lotte: alcuni provengono dall'ex sindacato dell'USI di Careggi e dalla CUB; Marzia dal Movimento di Lotta per la Casa; Maurizio è stato presidente di un circolo Arci, è da sempre a sinistra dei movimenti progressisti. Abbiamo dei contatti con dei professionisti, un avvocato ha già dato la disponibilità a collaborare.
Come si può beneficiare delle vostre prestazioni? Potete passare nei giorni di apertura o contattarci tramite Whatsapp ai numeri 3935895698 (Marzia) e 3314545549 (Maurizio) o via mail su solidalternativa@gmail.com.
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Ciao Oscar, non ti scorderemoClara e Balù · Dal Basso
Autori: Clara e Balù
Il 18 ottobre è morta Oscar, la nostra cagnolona che avevamo adottato 10 anni fa. È stata una nostra cara compagna, in particolare di tutti i bambini, perché è cresciuta con i miei due figli, Paolo e Yamuna. Anche se quando prendiamo un cane, in famiglia sappiamo che la sua vita sarà più breve della nostra, quando arriva il momento dell'addio è sempre molto doloroso. Oscar era sempre con noi: al mare, in montagna, alle manifestazioni, a Fuori Binario. Ci infondeva sicurezza e conforto. Ci manca tantissimo, ma l'amore non muore mai quindi resterà con noi per sempre nei nostri cuori, nei nostri ricordi.
Clara e Balù
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Coltivando il futuroJason Nardi · Dal Basso
!Dal basso
Autore: Jason Nardi
A Mondeggi la Scuola Contadina Libera e Gratuita che unisce saperi antichi e transizione ecologica
Finita la vendemmia, abbiamo passato ottobre e novembre a raccogliere le olive, grazie al progetto MOTA (acronimo per Mondeggi Terreni Autogestiti): 250 persone tra famiglie o gruppi di amici che hanno preso in affido particelle da 35 olivi ciascuna, delle più di diecimila presenti nella tenuta. Questo gruppo di persone, in cambio della presa in cura e della raccolta (molti partecipano anche alla parte di oliveta collettiva), ricevono un quantitativo di olio uguale per tutti. E lauti pranzi condivisi nel fine settimana.
Sin da quando abbiamo cominciato a prenderci cura degli olivi si è reso manifesto il bisogno di imparare il lavoro agricolo, principalmente a potare e raccogliere. Chi lo sapeva già fare insegnava agli altri e si sono organizzate giornate di potature, poi dei piccoli corsi e infine quella che abbiamo chiamato la Scuola Contadina, Libera e Gratuita. Il sapere non deve avere prezzo ma va condiviso: questo è sempre stato il nostro pensiero. Professionisti, docenti e amici esperti hanno tenuto lezioni teoriche e pratiche su diversi argomenti, dalla potatura alla coltivazione dell'orto, dalla rigenerazione del suolo al risparmio energetico, dallo yoga alle danze popolari. L'affluenza è stata sorprendente, anche centinaia di persone; la nostra sfida è stata anche dare da mangiare a tutti!
Dalla fine di quest'anno e per buona parte del 2025, alla Scuola Contadina si aggiunge "Coltivare Gaia", un percorso di formazione in agroecologia organizzato insieme a Rete Semi Rurali e con il sostegno dell'UBI (Unione Buddisti Italiani). Coltivare Gaia si propone di connettere i mondi del "ritorno alla terra" con le mobilitazioni urbane in difesa dei territori, i saperi dell'agroecologia con quelli dell'ecologia politica, il pensiero ecologico e le pratiche quotidiane di transizione ecologica: vogliamo creare e condividere saperi, fare rete e costruire un percorso di formazione e ricerca per la trasformazione socio-ecologica, che si collochi all'intreccio tra costruzione di comunità solidali e riparazione ecologica di suoli e territori.
Una formazione in agroecologia è per noi una scuola aperta, fatta di incontri con scienziati, attivisti, contadini, aziende agricole agroecologiche; una scuola ambiziosa, che vuole connettere, attraverso la tematica della riparazione dei territori, mondi rurali e mondi urbani; una scuola fatta di pratiche e di idee che mirano a una nuova visione del mondo basata sulle relazioni ecologiche. Insomma, una scuola con docenti che rappresentano il meglio dell'agroecologia, uno strumento per formare una nuova generazione di attivisti consapevoli.
Informazioni su: https://mondeggibenecomune.org
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In attesa degli avvoltoiSimona Baldanzi · Mugello
Autrice: Simona Baldanzi per Fuori Binario
Ex Rifle, a Barberino una carcassa vuota e lo spettro di nuove speculazioni
Le insegne luminose della Rifle sono ancora accese a presidiare 60.000 metri quadri di vuoto. In certe notti di nebbia le lettere da lontano sembrano occhi arrossati di bestie enormi.
La chiusura dello stabilimento produttivo dei famosi jeans, avvenuta nel 1999, presuppose la nascita dell'outlet. Nell'accordo sugli esuberi, nel nuovo centro commerciale costruito su somiglianza di un paese, c'era infatti la ricollocazione di 60 operaie, diventate però solo una dozzina perché l'apertura avvenne concretamente un bel po' di anni dopo. Nel paese finto che scimmiotta la forma di Firenze, adiacente al casello autostradale, ci sono decine di negozi di qua e di là dal torrente; nel paese vero, proprio all'ingresso del centro, una carcassa di bestia morta fatta dai resti della fabbrica, coi suoi capannoni, i suoi magazzini e i suoi uffici inutilizzati.
La famiglia Fratini, dopo aver delocalizzato la produzione e venduto il marchio, ha ceduto anche le quote dell'outlet e ora pare concretizzarsi una proposta per la riconversione della ex Rifle. Di alcuni spazi è rimasto un utilizzo ridotto per la logistica, di altri si paventa un centro smistamento carni, ma per il resto? Si è detto di tutto, da una residenza per anziani, ad un centro sanitario privato, ad una clinica di chirurgia estetica. Si cita la sanità pubblica come concessione: se ci fate fare la clinica, lasciamo delle stanze per le Asl. Funzionò più o meno così anche per l'outlet: c'era l'asilo, la stanza sindacale e l'ufficio pubblico turistico, ma poi non è arrivato nessuno di questi spazi. Al posto dei jeans, servizi sanitari privati, un settore in crescita per molti ex industriali, guarda caso coincidente con lo smantellamento del servizio pubblico sanitario nazionale e universale.
La politica urbanistica è ancora uno strumento di potere pubblico: il cambio di destinazione di uso è la leva che misura i rapporti di forza rimasti. Dopo decenni di utilizzo di suolo, di umanità che ha lavorato lì per decenni, cosa concederemo di fargli fare? Prima usufruiscono di sgravi per portare le aziende in terre marginali, con la promessa di emancipazione dalla fatica della terra, poi chiudono e ti prendono per la gola con l'outlet e il consumismo e posti di lavoro sempre più precari, poi lasciano il vuoto a marcire e quando il deterioramento comincia a pesare, tornano come avvoltoi sui corpi cadaveri dei nostri territori.
La casa dove è nata mia mamma (ex vestaglia blu che ha lavorato alla Rifle) non esiste più. Fa parte delle poche case sparse sommerse dall'invaso di Bilancino costruito per regimentare l'Arno dopo l'alluvione del '66 e ormai considerato bene essenziale per via dell'acqua, risorsa collettiva per tutta la piana da Pistoia a Firenze. Spesso quando ci battiamo contro le grandi opere inutili ci accusano di Nimby, not in my back yard. Ma il cortile di ex poveri mezzadri è diventato un abbeveratoio collettivo e c'è da esserne orgogliosi considerando il cambiamento climatico.
E le loro fabbriche private invece? Non vogliono interferenze sui loro profitti. I cortili dei capannoni serviranno per andare a spianarsi le rughe, prima di portarci a decomporre definitivamente al cimitero che sta proprio in fondo al viale? Produci, consuma, crepa. Sbattiti, rifatti, crepa. Vogliamo finisca così?
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Ecco la distruzione \"green\"Fuori Binario · Mugello
!Mugello
Fuori Binario
I lavori per il parco eolico del Monte Giogo di Villore hanno già massacrato ettari di foresta. Fermiamoli!
Mentre la valle vive in un silenzio inquietante, i martelli pneumatici, gli escavatori e le ruspe stanno massacrando l'Appennino mugellano a nord di Vicchio, nell'area tra Corella e il Giogo di Villore: sono i lavori per la costruzione di un impianto eolico industriale. La denuncia arriva dal Comitato Tutela Crinale Mugellano Crinali Liberi: "nell'indifferenza generale, enormi parti di montagna sono asportate e portate giù insieme agli alberi (...) Il Sentiero CAI 12, che si snoda nelle marronete d'eccellenza dei nostri territori, è ora sventrato, sbancato, allargato e reso impercorribile". A fianco del sentiero, ettari ed ettari di foresta e di marroneti fruttiferi sono stati espropriati e abbattuti, un habitat ricco di specie protette tra cui l'Aquila reale, il Biancone, il Gatto selvatico, 5 specie di chirotteri, la Salamandra pezzata, la Salamandra perspicillata, il Geotritone, la Rana italica, l'Austrapotamobius pallipes.
Il progetto, definito di "pubblica utilità", i cui dati sul vento sono però segreti al pubblico, prevede un cavidotto di 20 km per portare l'energia dal Monte Giogo di Villore alla cabina elettrica di Rufina Contea. Tutto ciò naturalmente nel nome del "progresso" e della "transizione ecologica". Pale eoliche costruite non tanto per sostituire le fonti energetiche fossili, in un programma di riduzione dei consumi, e garantire un domani alle future generazioni, ma semplicemente per assicurare nuovi e maggiori consumi di elettricità che soddisfino i bisogni infiniti della crescita capitalista. Si continua così "ecologicamente" a fare profitti.
"Interi boschi spazzati via, sbancamenti, cementificazione, consumo di suolo vergine", continua il Comitato, "chilometri di strade e infrastrutture, torrenti tombati per far passare i pesanti mezzi delle mega pale dentro le foreste che proseguono nelle faggete, cancellando e coprendo per sempre i Sentieri Italia 00, il Sentiero Europa E1 e la GEA Grande Escursione Appenninica dal Monte Peschiena passando per il Giogo di Corella fino a Porcellecchi, al Monte Giogo di Villore, al Rifugio Pian dei Laghi fino alla Colla in direzione Poggio al Tiglio".
Per gli attivisti e le attiviste in difesa dell'Appennino "non c'è niente di green e di sostenibile in questo progetto che offende l'identità paesaggistica, ambientale, turistica ed economica del Mugello, che cambia la destinazione e declassa il territorio appenninico svalutandolo per sempre a zona industriale priva di tutele ambientali e di vincoli paesaggistici, preda di interessi speculativi". Per questo, dicono, "non c'è più tempo. Questo è un progetto che va fermato. Alle comunità del Mugello rimarrà lo sfregio dell'Appennino, dei suoi Sentieri, il dissesto idrogeologico, la modifica dei suoi splendidi crinali, (ritenuti dal Piano di Indirizzo Territoriale immodificabili) enormi torri eoliche di 170 metri di fronte al Monte Falterona, il rischio idrico, la compromissione di habitat e di ecosistemi naturali ricchi di biodiversità, la svalutazione turistica, economica e delle produzioni locali di tutto il territorio".
Intanto la coalizione Transizione energetica senza speculazione (TESS) - costituita da una miriade di gruppi, comitati e associazioni in difesa della natura, tra i quali Italia Nostra, WWF e LIPU - ha inviato una lettera aperta alla Regione per chiedere l'immediata sospensione dei lavori per l'impianto industriale eolico sul crinale Monte Giogo di Villore-Corella, a causa di criticità palesi e sempre più rischiose per l'ambiente, il territorio e le persone che lo abitano.
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L'Oltrarno si raccontaFuori Binario · Cultura
Fuori Binario
Mostra fotografica e testimonianze del quartiere di San Frediano
Resta aperta fino al 15 dicembre nel Giardino dell'Ardiglione la mostra "Oltrarno si racconta. Storie in evoluzione", un progetto animato dalla passione di Valentina De Pascale e Lorenzo Bonosi. Racconta le persone che hanno reso unico il quartiere fiorentino di San Frediano, attraverso la loro storia e il loro vissuto. L'ultimo giorno culminerà con un evento speciale di chiusura, un'occasione per incontrare i custodi della memoria e condividere un ultimo momento di riflessione e celebrazione.
Partendo dalle piazze iconiche nel quartiere sono stati infatti intervistati residenti, artigiani, persone che hanno vissuto e che vivono il quartiere. Tramite il racconto orale autobiografico, il progetto vuole preservare la memoria storica del rione e coinvolgere le giovani generazioni nella sua cultura e tradizione. La mostra è allestita nel Giardino dell'Ardiglione, un bene comune autogestito. Il Giardino è infatti da una parte il luogo rappresentativo per eccellenza del quartiere e dall'altra uno spazio di riappropriazione dove si intrecciano pluralità di esperienze.
Nel percorso espositivo, finanziato dalla Fondazione Marchi, sono disponibili mappe per esplorare autonomamente i luoghi menzionati nelle interviste, invitando a un'esperienza di ascolto lento, da vivere in più momenti. Per i bambini c'è anche l'ocarina player, un dispositivo che offre narrazioni semplificate per rendere la visita più coinvolgente e divertente. A disposizione dei visitatori un libriccino con citazioni dei "custodi della memoria", una mappa del quartiere e codici QR per ascoltare le storie in formato audio.
La mostra è aperta in via d'Ardiglione 30b il martedì e giovedì dalle 15 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15. Info e contatti: sanfrediano.tours@gmail.com
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In equilibrio sul mondoLaura Tabegna · Cultura
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Autrice: Laura Tabegna
A Firenze la scuola di circo Passe Passe propone corsi aperti a bambini e adulti. "Creare insieme uno spettacolo significa riappropriarsi del senso di comunità"
I girotondi gioiosi, dolorosi e deliranti dei mondi felliniani ci ricordano che dentro ognuno di noi c'è un giocoliere di emozioni, un artista di strada in cerca del proprio cammino. Entrare dentro il tendone dell'Instabile e nello spazio del cinema dell'Antella (zona Firenze Sud), dove si allena il circo Passe Passe, significa amplificare il proprio spazio vitale e mentale, lasciarsi andare in volo sul trapezio, trovare nuovi equilibri, trasmettere emozioni parlando con il corpo. Ma soprattutto, la scuola di Circo Passe Passe è un luogo dove lo spettacolo non può che nascere dall'accoglienza, dalla condivisione e dall'ascolto.
Julien Morot, direttore artistico di Passe Passe, educatore e artista, riesce a riassumere perfettamente il significato di circo sociale. "La danza sul tessuto aereo diventa simbolo di libertà – spiega Morot - e l'equilibrio sul monociclo espressione di divertimento ma anche di difficoltà di fronte ai pericoli del mondo. Passe Passe è una comunità aperta a tutti, formata da bambini, adolescenti e adulti. Collaborare e responsabilizzare alla realizzazione dello spettacolo rieduca a quel senso di comunità che consumismo e tecnologia hanno oscurato. L'autostima nasce dall'accettazione reciproca e si consolida nel confronto con il pubblico. Tanti bambini certificati, con disturbi motori o altro, che non trovano posto nelle competizioni sportive, arrivano da noi, sempre accolti".
Passe passe è ente del terzo settore, nato dieci anni fa come associazione sportiva. Musica, arti performative e attività psicomotorie sono insegnate da docenti qualificati. Ci sono tre livelli di corsi, per bambini, adolescenti e adulti, per un totale di duecento allievi. La stagione degli spettacoli inizia a maggio, in estate sono previste tournée fuori sede, e molte iniziative sono a scopo di beneficenza. Per i piccoli gli spettacoli sono legati al gioco. Per i ragazzi si parla di una vera compagnia, che lavora su temi importanti, come migrazione, carceri e, quest'anno, donne e mafia.
I giovani artisti si preparano con grande autonomia per far arrivare un messaggio autentico al pubblico. "Lo spettacolo sui migranti naufraghi – continua Morot – nasce dall'idea di fragilità di un viaggio dove si rischia la vita. Per capire se avevano dato dignità alla realtà dei migranti, i ragazzi si sono confrontati con i rifugiati di un centro di accoglienza a Firenze. I racconti di speranza di queste persone sono stati utilizzati nello spettacolo". Le ragazze hanno interpretato con il tessuto aereo il volo verso la libertà di una giovane iraniana, cantando "Bella ciao" tradotta nella sua lingua. Al ritmo della canzone Cabaret, giocolieri e clown hanno mimato uomini d'affari concentrati nel delirio del denaro. Infine, la chiusura con la canzone "Stessa spiaggia stesso mare", un tormentone estivo dal valore ambivalente: in quello stesso mare delle nostre vacanze muoiono ancora migliaia di persone.
Info: www.passepasse.it
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Memoria in prestitoFrancesco Martinelli · Cultura
Autore: Francesco Martinelli
La biblioteca vivente dei partigiani fiorentini e dei loro familiari incontra i giovani delle scuole: così la Storia diventa cosa viva
In un mondo che tende sempre più a dimenticare e a revisionare la storia, mentre a Roma si reprime chi protesta contro la guerra sionista in Palestina, a Firenze parlano i parenti dei nostri partigiani, che hanno combattuto contro il nazifascismo durante la Resistenza. Il 5 ottobre scorso, giorno della manifestazione nazionale per il cessate il fuoco a Gaza, abbiamo partecipato all'iniziativa "Biblioteca vivente", promossa dalle biblioteche fiorentine nell'ambito di Memorie di Resistenza Fiorentina. L'evento, organizzato dalla Biblioteca Pietro Thouar e curato da Fulvia Alidori, si è svolto al Conventino di via Giano della Bella. La biblioteca vivente è una biblioteca delle persone, un progetto di restituzione di esperienze, che ci porta indietro nel tempo, con l'obiettivo di non dare per scontato ciò che abbiamo. Questo sabato mattina parte così, attraverso quindici persone che diventano narratori delle proprie vite e di quelle dei loro parenti che hanno liberato l'Italia dal fascismo. I narratori si prestano per 15 minuti a turno ai grandi e piccini accorsi per l'evento. Una biblioteca che offre un prestito di... esperienze!
Ha introdotto Mirco Rufilli, presidente del Q1; poi nel giardino del Conventino è cominciato un colloquio tra narratori, cittadini e scuole (presente il Liceo artistico porta Romana e il Machiavelli), dove ognuno poteva saltare da una postazione narrativa all'altra. Una giornata con un bel sole, dove si parlava tuttavia di scelte difficili, come quella di "uccidere per vivere": così tanti partigiani testimoniavano la loro scelta. È una frase che mi ha colpito perché molto forte, ma il racconto aiuta a capire il contesto e come tutto fosse conseguente alla violenza fascista verso le opposizioni - per non parlare della propensione nazista per la morte. Era parte di tante piccole storie che salvano dall'oblio centinaia di vite, spesso di ragazzi dell'età di quelli che hanno partecipato oggi all'iniziativa, ma che dalla vita, invece dell'opportunità della scuola, hanno avuto in mano un fucile e decisioni complesse.
Le storie raccontate sono fatte da persone comuni e reali, spesso in pochi e disorganizzati, ma con un profondo senso della giustizia. Evidente la voglia di raccontare, ma anche di raccontarsi, degli adulti che hanno partecipato, creando emozione e una memoria trasversale tra più e meno giovani.
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La carità come cruna dell'agoTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo
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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
Nel dipinto di Ochtervelt è dai poveri che viene la salvezza
A Nurse and child in an Elegant Foyer. Il titolo con cui il web presenta questo quadro elimina i poveri: come sempre, invisibili. D'altra parte, il pittore (Jacob Ochtervelt, che nacque a Rotterdam nel 1634 e morì ad Amsterdam nel 1682) non si sarebbe stupito. La carità era coltivata come una virtù religiosa e civile, nell'Olanda protestante del Seicento: ed è questa virtù che ritrae, il nostro pittore. Due ricchi, fierissimi genitori guardano il loro pupo, agghindato come un idolo borghese e scortato dalla fidata governante, mentre elargisce un soldino a un quasi coetaneo assai più sfortunato, che bussa alla porta di casa tendendogli un lacero cappello.
Eppure, qualcosa nelle viscere del buon Jacob deve aver sentito una nota falsa, in questo edificantissimo aneddoto sociale e familiare. Perché il quadro che ha dipinto mette i brividi. Non è carità, questa: semmai beneficenza. Ricordo di aver letto da bambino una striscia della saggia e dolce Mafalda di Quino che diceva più o meno così: «la beneficenza è quella cosa per cui signore ricche ed elegantissime spendono molti soldi per organizzare un banchetto con ostriche e foie gras in cui raccogliere qualche soldo con cui comprare pane e acqua per i poveri». Ecco. La prospettiva dei pavimenti tirati a lucido conduce alla coppia dei genitori, i committenti del quadro. Non c'è un briciolo di calore umano nel loro sguardo, e il piccolo è delegato alla servitù. Il bambino ricco (che guarda in camera come un politico che va all'ospedale a trovare le vittime di una sciagura) è una bambola odiosa, ed è spaventoso il contrasto tra l'enorme medaglione d'oro che pende dalla catena che porta al collo e il minuscolo soldino d'argento che egli fa scivolare nel cappello di un ragazzino che non ha nemmeno il coraggio di guardare negli occhi.
E poi c'è la madre povera, così vergognosa della sua povertà da stare un passo indietro: lei sì che sembra una Carità, con quel bambino attaccato alle poppe, e altri tre da tenere al mondo. L'interno della casa dei ricchi è dominato da una luce fredda, che nemmeno i grandi quadri di paesaggio riescono a temperare: i poveri, invece, sono avvolti da una luce calda, accogliente, gioiosa. E una cosa è chiara. Questi ricchi pietrificati nei loro costumi e nel loro rigido perbenismo non stanno aiutando i poveri. È proprio il contrario: da quella porta aperta è entrata la salvezza, la luce, il calore. È entrata la loro unica occasione di diventare umani: quella porta è la famosa cruna di un ago: chissà se quel bambino ricco avrà la forza di attraversarla.
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Voci migrantiVania Valoriani · Esperienze
Autrice: Vania Valoriani
Il progetto DiMMi raccoglie storie di vita vera da chi arriva da altri paesi
DiMMi (Diari Multimediali Migranti) è un'iniziativa che raccoglie e valorizza le storie di vita dei migranti in Italia, per dare voce a chi viene spesso ridotto a semplice numero o a stereotipo. Paule Yao, una migrante che guida il progetto, racconta come DiMMi offra uno spazio in cui le persone che si raccontano possono esprimersi in modo autentico, rivelando aspetti delle loro vite che vanno oltre la narrazione di dolore e difficoltà alla quale spesso sono associati. Il progetto vuole superare l'immagine del migrante come vittima, restituendo complessità e dignità a ogni testimonianza.
Invitata a Firenze per la rassegna Dialoghi Urbani, Yao ha presentato il progetto DiMMi e il Premio Saverio Tutino 2024, che arriva fino all'Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano dove le storie vengono raccolte e non se ne vanno più, diventando memoria collettiva. Yao ha incontrato le Commissioni Territoriali di Lettura e Cura delle Testimonianze di Migrazione, le giurie del premio, formate da persone che leggono e si prendono cura delle storie dei migranti con un approccio affettivo, valutando senza il filtro di una narrazione romanzata, mettendo in atto un processo di contestualizzazione. Il lavoro delle Commissioni non si limita alla valutazione letteraria: è un'esperienza di incontro profondo con l'Altro, una sorta di esercizio di empatia che permette ai membri delle giurie di confrontarsi con realtà che, senza il progetto, resterebbero spesso ignote o relegate a categorie generiche.
Le storie di DiMMi non parlano solo di viaggi tragici e di esperienze disperate: "Il progetto racconta il lato umano della migrazione - racconta Paule Yao -, con testimonianze che esplorano la vita quotidiana sia nei paesi d'origine che in Italia. Si abbatte così il muro di diffidenza e pregiudizio che circonda spesso l'immigrazione, promuovendo una cultura dell'accoglienza e della comprensione reciproca. Le storie possono essere scritte in italiano o nelle lingue d'origine e non sempre sono narrative letterarie tradizionali: possono anche prendere la forma di video o di altre modalità creative".
DiMMi rappresenta "un invito a costruire un'immagine collettiva dell'Italia, che riconosca il valore dei migranti e che vada oltre la semplice logica dell'assistenzialismo o della carità". Yao sottolinea come la scrittura sia un mezzo potente per affermare la propria identità, per superare le esperienze di dolore e discriminazione e per trasformarle in un contributo per la società ospitante. Il progetto vuole quindi abbattere i pregiudizi che vedono il migrante sempre come una persona "disgraziata", raccontando anche storie di successo, resilienza e quotidianità.
Infine Yao osserva come "questa esperienza miri a sensibilizzare non solo i lettori, ma l'intera società, sui processi di inclusione reale, perché la scrittura e la condivisione dei diari contribuiscono a creare una cultura dove la diversità sia una risorsa preziosa e non un ostacolo". Abbiamo un compito, ripete Yao, "dobbiamo soltanto costruire nuove narrazioni culturali in cui l'immigrazione non sia vista come un problema, ma come un'opportunità per conoscere, crescere e creare comunità".
https://www.dimmidistoriemigranti.it/
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Lebowski, molto più del calcioFrancesco Martinelli · Esperienze
!Esperienze
Autore: Francesco Martinelli
Il piacere di stare insieme tra cori, goal, parole e pensieri. Perché nello sport dal basso le partite si vincono sempre
Quando sono stato invitato al Centro Storico Lebowski, a tutto avrei pensato meno che a una partita di calcio. E invece è il nome dell'associazione sportiva, anche se il Lebowski è tutto, con in più una partita di calcio.
Quando sono stato invitato a partecipare ad un incontro giocato in casa, non sapevo cosa aspettarmi, ma poi tutto è venuto da sé. Tante persone riunite, tavolate per mangiare insieme, parole e pensieri, grandi e piccini nello stesso campo. Talmente tanta gente che il cibo quasi non bastava per tutti. Tramite Gianni (socio di Fuori Binario e mio Cicerone) ho potuto parlare con diverse persone e ho avuto la fortuna di conoscere la storia di questa realtà. Ma più che sulla cronologia, che si può trovare su un qualsiasi motore di ricerca, vorrei soffermarmi su ciò che ha voluto dire per me questa esperienza, le mie impressioni.
Sono impressioni lasciate da un pranzo e da una comunità di famiglie che sono solite incontrarsi; e poi i ragazzi e le ragazze del bar, un giro nella struttura - quella della Trave a Novoli - guadagnata dopo tanti anni di lotte, la partita. Cori che non finiscono mai, da parte dei tifosi a cui nemmeno interessa il risultato finale, ma piuttosto dare tutto il sostegno a chi gioca. Calciatori che ad un occhio inesperto come il mio (ma forse non solo) si mangerebbero un giocatore di serie A con la loro energia. Il risultato non è nel finale deciso dal fischietto dell'arbitro, ma da quanto è stato utile e gioioso stare insieme, condividere il tempo libero, dare possibilità e spazio ai giovani, ai ragazzi e alle ragazze che si avvicinano allo sport. Infine, condividere una giornata lontana dalle menate di tutti i giorni, uniti da una passione.
Parlo con Tommaso, che mi racconta di come il tutto nacque da una lotta di un gruppo di giovani, per salvare un parco dalla speculazione edilizia, a San Frediano. Questo stesso gruppo poi decide, quasi per gioco, di diventare il gruppo di "ultras" e quasi tutori di una piccola squadra di calcio del quartiere. Alla fine è sbocciato il Centro Storico Lebowski, che nel tempo è diventato uno spazio aperto a tutte e tutti dove riunirsi, socializzare, giocare, conoscersi e fare sport. Tutto attraverso autofinanziamento, merchandising, promozione.
Le battaglie continuano, ma il Lebowski le vince tutte (nonostante il risultato delle partite). A me è sempre piaciuta la vecchia boxe, dove si incassavano colpi duri ed il campione rimaneva in piedi fino all'ultimo round per perdere all'ultimo. Forse perché sono melodrammatico; ma qui, oggi, mi sono sentito vivo e allegro. E il Lebowski spacca!
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Rubriche - Millefoglie, Un mondo ganzoVari (Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Rubriche
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Un bagolaro gigante a Terenzano
Rubrica: MILLEFOGLIE | Autrice: Valentina Nicastro
Esistono individui straordinari che nel mentre che producono ossigeno riducono le emissioni di CO2, combattono lo smog e bloccano anche le micidiali polveri sottili. Sto parlando degli alberi. Ci sono studi che hanno dimostrato come alcune specie di albero sarebbero in grado di assorbire quasi 4000 chili di anidride carbonica (CO2) nell'arco di vent'anni, bloccando le polveri sottili PM10 e abbassando la temperatura dell'ambiente circostante durante le estati più calde. Uno degli alberi più efficienti nel fare pulizia ovunque viva, si chiama bagolaro. E se voleste vederne uno secolare, monumentale, dal valore inestimabile, recatevi presso la Fattoria di Terenzano, percorrendo - fra Ponte a Mensola e Compiobbi - via della Rosa, immersi in un caratteristico paesaggio di terrazzamenti ad olivo ancora ben conservati. Lì, poco prima del borgo, in un tratto rettilineo e pianeggiante della strada, troverete questo imponente spazzino, visibile già da una certa distanza in tutta la sua maestosità, con la folta chioma che invade tutto l'asse stradale fino a lambire gli olivi adiacenti. Il Celtis australis, oltre a chiamarsi tecnicamente bagolaro ha anche molti nomi "volgari": Arcidiavolo, Albero dei rosari e Spaccasassi, quest'ultimo forse perché su terreni sassosi le sue radici robuste riescono a penetrare nelle fessure tra le rocce provocandone lo sgretolamento. Gli alberi sono i nostri alleati: e noi come ci stiamo comportando con loro? Più foreste urbane, più bagolari, meno auto: questa potrebbe essere una proposta per vivere meglio nelle nostre città.
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La turbovela di Cousteau
Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Un'invenzione importante prende corpo intorno al 1980, quando il Comandante Jacques Yves Cousteau e la sua équipe maturano la convinzione che la loro nave da ricerche oceanografiche, la Calypso, comincia ad essere troppo malandata per continuare a lavorare in mare e decidono di sostituirla con una nuova, spinta però soltanto dalla forza del vento, che dovrà essere l'ambasciatrice della difesa dell'ambiente su tutti i mari del mondo.
Sebbene l'idea di una barca a vela non sembri particolarmente innovativa, rivoluzionaria è invece la vela che verrà realizzata partendo dalla vela cilindrica rotante del tedesco Alton Flettner, ma eliminando la rotazione e praticando due feritoie sui lati opposti del cilindro stesso. Qui sarà inserito un ventilatore che provvederà ad aspirare le correnti parassitarie che si frappongono all'avanzare dell'albero, spingendone l'aria nella direzione desiderata. Il cilindro dovrà essere orientato sul filo del vento ma per fare questo serve soltanto una persona ed un calcolatore.
Il primo battello equipaggiato con una turbovela prenderà il mare il 26 gennaio del 1983 e si chiamerà "Le Moulin a Vent": la sua turbovela è un cilindro in fibra di vetro con rinforzi di acciaio, alto 13,5 metri con un diametro di 2,25, copre una superficie utile di 30 metri quadrati e risulta avere una efficienza dalle 5 alle 6 volte maggiore di una vela tradizionale.
Il 13 maggio del 1985 poi verrà varata "Alcyone", che avrà due turbovele e come viaggio inaugurale farà quasi il giro del mondo, spinta dalla sola forza del vento.
Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.
- bagolaro
- Celtis australis
- albero monumentale
- Terenzano
- Compiobbi
- CO2
- polveri sottili
- foreste urbane
12Abitare1 articolo
L'amara casa dei fuorisedeFelice Simeone · Abitare
!Abitare
Autore: Felice Simeone
Gli affitti a prezzi impossibili colpiscono il diritto allo studio. Dilagano "nero" e speculazioni, mentre lo Stato sta a guardare
Casa dolce casa; ma non sempre, specialmente se si è studenti fuori sede. È sempre stato difficile trovare una camera durante gli anni di università, ed anche ripiegare su un posto letto in condivisione con altri non era una passeggiata.
Negli ultimi anni, l'esplosione degli affitti brevi, facilitati da portali digitali dedicati (e lucrativi), ha reso l'impresa quasi impossibile. Non sono passati molti mesi da quando gli studenti di diverse università italiane hanno piantato le loro tende davanti ai rettorati, riuscendo a strappare la coltre di omertà e indifferenza che nascondeva la realtà del mercato degli affitti per studenti, ma non solo per loro. Nelle città turistiche, poi, la domanda di posti letto di visitatori occasionali si sovrappone a quella degli studenti, a cui si aggiunge la richiesta di case anche da parte di famiglie di lavoratori e di gruppi di immigrati.
La CGIL, attraverso il sindacato degli Inquilini SUNIA, e l'Unione degli Studenti Universitari (UDU) ha fotografato in uno studio la situazione disperata a pochi mesi dall'inizio dell'anno accademico. La difficoltà contro cui sbatte la testa il 70% degli studenti fuori sede è duplice: la bassa disponibilità di camere o posti-letto, e gli affitti altissimi per le poche camere disponibili. Il costo di una camera singola in Italia è, in media, di circa 500 €; a Milano e Roma si superano i 700 €. Rispetto al 2022, gli affitti sono aumentati in tutte le città sede di università o turistiche fino a toccare un +16% a Firenze in un solo anno.
L'agenzia Immobiliare.it ha rilevato che, quand'anche degli studenti riescono ad ottenere un'offerta d'affitto, nel 50% dei casi si riscontrano una o più irregolarità. Si va dall'affitto completamente in nero, a contratti non registrati, o ad ambigui accordi di subaffitto, fino all'estremo di proprietari che esigono una copia delle chiavi e il diritto di fare controlli a sorpresa. Al tempo stesso, si è registrato un aumento delle case e camere offerte per affitti brevi (sono 680.000 in Italia; erano 89.000 10 anni fa) che hanno inevitabilmente finito per sottrarre tetti a studenti e lavoratori.
"Tourists go home" (turisti, tornatevene a casa) si è letto sui muri, quasi a sancire la guerra fra studenti e turisti e lasciare al "mercato" il compito di risolverla. Ovviamente, il mercato non potrà farlo, perché il mercato è solo parzialmente responsabile della diffusa crisi abitativa italiana. La difficoltà per uno studente o una studentessa a trovare un letto, infatti, è un ostacolo all'esercizio del diritto allo studio.
In questo senso, colpevolizzare solo i proprietari di case per la speculazione sugli affitti è ipocrita oltre che sbagliato: lo Stato, che dovrebbe garantire e preservare il diritto allo studio è, ed è sempre stato, latitante. Secondo i dati del Ministero dell'Università e Ricerca (cioè, lo Stato) i fuori sede che abitano nelle città universitarie sfiorano i 900.000, a cui si risponde con 51.000 posti letto negli studentati: per raggiungere la soglia Europea del 20% di posti letto pubblici disponibili, se ne dovrebbero costruire altri 125.000. Una parte dei fondi del PNRR dovrebbe servire proprio a creare nuovi posti letto: il problema è che in molte città non si riuscirà a dar seguito alle proposte fatte in sede europea, in altre i lavori sono in forte ritardo. A Firenze, per esempio, si dovrebbero generare 5.121 posti letto. Una caratteristica di questi progetti, però, è che non costruiranno nuovi alloggi, ma acquisiranno quelli già esistenti: la maggior parte del primo target del PNRR (208 milioni su 287) va ai privati.
Ilaria Lamera, la studentessa che ha lanciato la protesta delle tende a Milano ha intanto lasciato la città. In previsione di anni ancora difficili, ed ingiusti, per gli studenti fuori sede, la CGIL e l'UDU hanno redatto una guida agli affitti che affronta molti aspetti pratici e mette in guardia dalle truffe e insegna a riconoscerle. La guida è scaricabile gratuitamente dal sito unioneuniversitari.it.
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Un cerotto per FirenzeValentina Baronti · Sorellanze - Ultima pagina
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Rubrica: SORELLANZE | Autrice: Valentina Baronti
Quando fu esperto nell'uso e nel maneggio dei suoi strumenti, ebbe una nozione dello spazio che gli permise di navigare per mari incogniti, di visitare territori disabitati e di allacciare rapporti con esseri splendidi, senza bisogno di lasciare il suo laboratorio. Per camminare per le vie del centro di Firenze, ci vorrebbe "Cent'anni di solitudine" nelle cuffie. Forse quei viaggiatori dell'anima ci aiuterebbero a sopravvivere alla sua atmosfera falsa, che nei mesi invernali diventa ancora più asfissiante, tra addobbi posticci, vetrine ipocrite e strade ingombre di corpi mercificati. Forse, ascoltando i viaggi immaginari di José Arcadio Buendìa, riusciremmo a non sentirla ormai perduta, questa nostra città.
Basta camminare in strade altrettanto antiche di luoghi un po' meno famosi, per capire quanto violento sia il turismo a Firenze, perché poi alla fine ci abbiamo anche fatto l'abitudine a questa occupazione illegale degli spazi comuni. Forse non ci stonano più di troppo le cassette per il check-in degli affitti brevi attaccate ovunque, i palazzi storici con le sfilze di campanelli tutte con lo stesso nome, quello dell'host. Forse non li vediamo nemmeno più. Ma qualcuno che resiste ancora c'è e sono, semplicemente, i cittadini e le cittadine che non vogliono saperne di abbandonare questa città.
Il Comitato Salviamo Firenze, che da due anni promuove campagne contro la speculazione e la gentrificazione, sta portando avanti una protesta contro le keybox, su cui vengono attaccate croci rosse con scritto: "Salviamo Firenze X viverci". Una X che rappresenta, si legge sui social del comitato, "un segnale di allarme per i danni in corso, un PER per gridare una possibilità di resistenza e rilancio. Un CEROTTO sulle ferite di questo sfruttamento". Per partecipare basta un nastro adesivo qualsiasi, ma sui social si trova anche un kit fai da te per stampare lo slogan. Ecco un modo per sopravvivere alla "magia del Natale" fiorentino, anche senza la poesia di Gabo nelle orecchie.
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Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone
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Rubrica: ALFABETO | Autore: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori. Seguiteci!
A come ANTIFASCISTI - Avremmo già dovuto superarlo da un pezzo, ma la realtà ce lo ributta in faccia ogni giorno: l'antifascismo. Patria e Libertà - Vite di donne e uomini antifascisti è un podcast di radio-Rai che intreccia documenti, diari, lettere e materiali di repertorio. Un archivio sonoro delle biografie di uomini e donne che fin dal principio del ventennio hanno alimentato, articolato, teorizzato e praticato l'antifascismo: operaie e operai, docenti universitari, artigiani, maestre e maestri, musicisti, poeti, intellettuali, contadine e contadini.
B come BOLOGNA - La strage di Bologna è una ferita della nostra vita comune che non smette di sanguinare. Alle 10:25 del 2 Agosto del 1980 possiamo dire che è iniziata una nuova storia d'Italia, che non si può smettere di ri-raccontare. Gabriele Cruciata non era ancora nato e Dario De Santis aveva pochi mesi ai tempi della strage, ma hanno deciso comunque di raccontare La vera storia della strage di Bologna nel loro podcast omonimo. La distanza anagrafica degli autori dall'accaduto mette a riparo da ideologie ed emozioni fuorvianti.
C come CIRCOLARE - Affrontare le questioni ambientali è difficile: i temi sono quasi sempre specialistici e altamente tecnici; la retorica può confondere i problemi, le truffe ambientali sono quotidiane. EconomiaCircolare è una rivista on-line che vuole vincere la sfida della comunicazione della complessità. Esperti e professionisti sono il cuore della battaglia, ma la guerra da vincere è quella della giusta comunicazione. E con i tempi che corrono, disporre di notizie affidabili senza doverle pagare è un'opportunità ghiotta. economiacircolare.com
D come DIRETTRICE - Vogliamo dare un annuncio, l'hanno già fatto tanti altri, e vogliamo farlo anche noi: Caterina Barbieri sarà la prossima Direttrice Artistica della Biennale di Venezia - Musica. In un mondo dominato dai capelli bianchi, Caterina è giovanissima e autorevole al tempo stesso. Dopo il diploma al conservatorio di Bologna, ha esplorato le diverse possibilità della musica elettronica, riuscendo a creare atmosfere ipnotiche con il suo sintetizzatore. Molte delle sue composizioni sono disponibili sulla sua pagina bandcamp: caterinabarbieri.bandcamp.com/
E come ESPULSIONI - Il collettivo di giornalismo investigativo IRPI ha condotto un'inchiesta sul sistema delle espulsioni di massa dei migranti nel deserto. Paesi come Tunisia, Marocco e Mauritania espellono ogni anno decine di migliaia di esseri umani nel deserto o in aree remote, per impedire loro di arrivare in Europa. I migranti "vengono arrestati arbitrariamente dopo essere stati intercettati in mare o alle frontiere, presi nelle loro case o fermati per strada, poi abbandonati a centinaia di chilometri di distanza senza accesso ai beni di prima necessità". L'inchiesta si intitola Come spazzatura, e si può leggere solo on-line.
F come FILO - Il legame fra una madre e una figlia è insondabile e profondo, sia quando strozza che quando libera. Torill Kove, una regista norvegese, l'ha immaginato come un filo che lega madre e figlia ovunque; un filo estensibile che fa sentire la presenza dell'altra anche a grandi distanze. Ne è nato un cartone animato, Piccolo film sulla maternità, delicato e poetico, da nodo alla gola quando alla fine il filo diventa gomitolo che si scioglie nel cuore delle due donne.
G come GORLA - Nel documentario Finché sono al mondo, il giornalista Mario Calabresi ritorna al quartiere Gorla di Milano che ottant'anni fa fu bombardato dagli americani. Durante il bombardamento, avvenuto il 20 Ottobre 1944, morirono, tra gli altri, 184 alunni della scuola elementare Francesco Crispi. Il documentario è disponibile per chiunque sul sito di raiplay. Noi lo segnaliamo anche perché ci ricorda che le guerre non le vince nessuno.
H come HOLYLAND - Per quanto le cronache cercano di nascondercelo, Oriente e Occidente sono inseparabili. Uno dei ponti che li unisce è fatto di suoni e parole: a costruirlo è Lana Lubany, una musicista Palestinese-Americana, nata e cresciuta a Jaffa, in Israele. Il suo ultimo album si intitola The Holy Land (Terra Santa) e non è una metafora. Le canzoni, però, affondano le loro radici ben oltre quello spicchio di Mediterraneo, e mescolano musica araba, ritmi andalusi, rap, lingue araba e inglese. Anche se qualcuno vuole ridurlo solo ad un cumulo di macerie, il medioriente si ostina ad essere terra fertile per la bellezza.
I come INVENTARIO - Sappiamo ormai che la causa principale dei cambiamenti climatici indotti dall'uomo sono i gas che producono l'effetto serra, cioè quei gas che creano uno scudo alla dispersione del calore, proprio come il telo della nostra serra nell'orto. L'anidride carbonica, o bi-ossido di carbonio, o CO2, è il principale gas serra. Domanda: quanta CO2 si immette nell'atmosfera in un anno dall'Italia? La risposta è nell'aggiornamento dell'Inventario delle Emissioni in Atmosfera dell'ISPRA: un documento che dice molto di noi. (La risposta, comunque, è: 400 milioni di tonnellate).
L come LANGER - Ogni anno, la Fondazione Alexander Langer assegna un premio internazionale alle realtà che mantengono viva la memoria e l'impegno dell'indimenticato attivista. Per il 2024 il premio va alla collaborazione tra due ONG: la palestinese Youth Of Sumud ("Gioventù della resilienza") e l'israeliana Ta'ayush ("Vivere insieme"). La prima è impegnata nella resistenza palestinese non violenta a Hebron, in Cisgiordania, mentre la seconda nella coesistenza pacifica tra palestinesi e israeliani. Grazie alle due ONG per alimentare la nostra speranza. alexanderlanger.org/it/2
M come MAMME - Le mamme animano diverse battaglie di giustizia ambientale in Italia: le "Mamme No Pfas" del vicentino, le "Mamme Volanti" di Brescia, le madri contro le basi militari in Sardegna, le "Mamme Antismog" nella Pianura Padana, le mamme di Venafro, quelle No Tap. Linda Maggiori è una giornalista indipendente romagnola che ha da poco pubblicato Mamme Ribelli, le mille battaglie da Nord a Sud contro l'inquinamento e per la salute di tutti. Oltre che un ottimo regalo di Natale, comprarlo è un aiuto fattivo al giornalismo libero. Mandando un messaggio al 333-3520627, Linda vi manderà una copia autografata.
N come NARRAZIONI - Perché comprare e sostenere Fuori Binario? Delle ottime ragioni ce le dà Francesco Filippi, che ha scritto Cinquecento anni di rabbia, un saggio che traccia il profondo legame tra la rabbia popolare e i mezzi di comunicazione. Il saggio analizza questo legame dai tempi di Gutenberg fino all'assalto a Capitol Hill, giungendo alla critica dell'informazione sul web, dove circa il 90% di chi vi naviga resta un fruitore passivo di contenuti creati da una schiacciante minoranza non sempre disinteressata. Fidatevi, allora, di Fuori Binario più che del Web.
O come ONESTO - Uno dei tratti della nostra contemporaneità è l'obsolescenza degli oggetti di cui ci circondiamo: è possibile riparare solo una piccola parte di loro. Le cause sono tante, ma la più incisiva è l'impossibilità del riutilizzo imposta dai costruttori. Il problema è evidente soprattutto negli oggetti elettronici: computer, televisioni, telefoni. Una azienda olandese ha deciso di andare in direzione opposta e mettere sul mercato un telefonino smontabile e riparabile nelle sue componenti più importanti. Questo telefono non poteva che chiamarsi Fairphone (telefono onesto!). fairphone.com
P come POVERTÀ - I miliardari stanno prendendo il potere un po' ovunque. In Italia le persone in povertà assoluta aumentano ogni anno. Il precariato sta paralizzando intere generazioni. "Mentre i ricchi guadagnano sempre di piú e pagano sempre meno tasse, l'Italia raggiunge nuovi record di povertà. Oltre a essere l'unico Paese europeo in cui, negli ultimi trent'anni, i salari sono diminuiti. Fino a quando ci sembrerà normale?" Se lo è chiesto Riccardo Staglianò nel suo libretto Hanno vinto i ricchi, pubblicato da Einaudi.
Q come QUI - Ogni anno, il regista Armando Punzo crea il suo teatro di ricerca in Toscana, nel carcere di Volterra, con i detenuti-attori della Compagnia della Fortezza, da lui stesso fondata 35 anni fa. Nel film Qui è altrove, Gianfranco Pannone ha seguito all'interno del carcere parte delle prove di Armando Punzo con i suoi attori; un'esperienza che vede il teatro al centro di tutto, fino ad annullare il tabù del carcere, sostituendo alla parola detenuto la persona. Il film è stato presentato all'ultimo Festival dei Popoli.
R come R1PUD1A - I tam-tam di guerra sono ormai assordanti e quasi ci soffocano. I saggi, gli esperti, i duri cercano di convincerci che la guerra non solo è necessaria, ma inevitabile. Questa omologazione alla violenza, questa indifferenza verso le vittime, sbatte contro l'articolo 11 della nostra Costituzione. In reazione all'atmosfera guerrafondaia odierna, è nata la campagna R1PUD1A La Guerra lanciata da Emergency: "la nostra storia ci dice di non tacere", si legge sul manifesto di lancio. Tutte le informazioni per aderire al sito: ripudia.it
S come SUD - Esiste un gruppo di attiviste e attivisti che da vent'anni sono impegnate per la giustizia ambientale e climatica. È il collettivo A Sud. Si tratta di un'organizzazione ecologista indipendente che indaga le cause delle crisi ambientali, denunciano i responsabili, difendono i diritti umani, costruiscono strumenti per le comunità locali, formano e informano. Fra le loro aree di attività, segnaliamo l'educazione ambientale, l'economia circolare, mutualismo e comunità. asud.net
T come TOUMANI - A luglio di quest'anno, Toumani Diabatè, un ambasciatore della cultura del Mali nel mondo, è morto. È stato uno dei massimi suonatori della Kora, uno strumento che potremmo definire un misto di chitarra e arpa, dal suono immediatamente riconoscibile. Una delle caratteristiche di Toumani è stata la continua ricerca di contaminazione delle proprie radici musicali e non solo, portandolo a collaborare con musicisti sparsi ovunque nel mondo. La trasmissione Battiti di Radio3 ha dedicato un'intera notte alla riposta delle atmosfere di questo incredibile musicista.
U come UNIVERSITARI - Essere studenti fuori sede è una sfida sotto tanti punti di vista. La prima difficoltà, quella che accende le ansie più disperate, è il trovare un tetto che permetta una vita dignitosa e assicuri le condizioni giuste per studiare. Questo scoglio sta portando tanti studenti e studentesse verso la disperazione. Per agevolare la ricerca, la CGIL ha pubblicato una Guida Affitti in cui si trovano tanti consigli pratici, per la ricerca e la difesa dalle truffe. La guida è scaricabile dal sito della CGIL o quelle dell'UDU.
V come VITA - Ci piaccia o no, il carcere è sempre lo specchio di ciò che siamo, anche della nostra libertà. Diverse associazioni di volontariato penitenziario hanno organizzato a Firenze un ciclo di incontri che analizzeranno, e mostreranno a chi in carcere non ci è mai stato, La vita in carcere: il disagio psichico, la genitorialità, e soprattutto la maternità, i legami con l'esterno. Fatalmente, gli incontri si terranno al caffè letterario Le Murate con inizio alle 18. Informazioni al 348-6958486.
Z come ZION - Ormai diversi osservatori definiscono l'offensiva Israeliana a Gaza come un tentativo di espulsione di tutti i Palestinesi, fiancheggiatori o meno di Hamas. Nel suo libro Il suicidio di Israele, Anna Foa, voce storica dell'ebraismo italiano, propone un'altra prospettiva: «Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo.»
a cura di Felice Simeone
