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CULTURA
Memoria in prestito
Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 268, Dicembre 2024, pagina 9
Autore: Francesco Martinelli
La biblioteca vivente dei partigiani fiorentini e dei loro familiari incontra i giovani delle scuole: così la Storia diventa cosa viva
In un mondo che tende sempre più a dimenticare e a revisionare la storia, mentre a Roma si reprime chi protesta contro la guerra sionista in Palestina, a Firenze parlano i parenti dei nostri partigiani, che hanno combattuto contro il nazifascismo durante la Resistenza. Il 5 ottobre scorso, giorno della manifestazione nazionale per il cessate il fuoco a Gaza, abbiamo partecipato all'iniziativa "Biblioteca vivente", promossa dalle biblioteche fiorentine nell'ambito di Memorie di Resistenza Fiorentina. L'evento, organizzato dalla Biblioteca Pietro Thouar e curato da Fulvia Alidori, si è svolto al Conventino di via Giano della Bella. La biblioteca vivente è una biblioteca delle persone, un progetto di restituzione di esperienze, che ci porta indietro nel tempo, con l'obiettivo di non dare per scontato ciò che abbiamo. Questo sabato mattina parte così, attraverso quindici persone che diventano narratori delle proprie vite e di quelle dei loro parenti che hanno liberato l'Italia dal fascismo. I narratori si prestano per 15 minuti a turno ai grandi e piccini accorsi per l'evento. Una biblioteca che offre un prestito di... esperienze!
Ha introdotto Mirco Rufilli, presidente del Q1; poi nel giardino del Conventino è cominciato un colloquio tra narratori, cittadini e scuole (presente il Liceo artistico porta Romana e il Machiavelli), dove ognuno poteva saltare da una postazione narrativa all'altra. Una giornata con un bel sole, dove si parlava tuttavia di scelte difficili, come quella di "uccidere per vivere": così tanti partigiani testimoniavano la loro scelta. È una frase che mi ha colpito perché molto forte, ma il racconto aiuta a capire il contesto e come tutto fosse conseguente alla violenza fascista verso le opposizioni - per non parlare della propensione nazista per la morte. Era parte di tante piccole storie che salvano dall'oblio centinaia di vite, spesso di ragazzi dell'età di quelli che hanno partecipato oggi all'iniziativa, ma che dalla vita, invece dell'opportunità della scuola, hanno avuto in mano un fucile e decisioni complesse.
Le storie raccontate sono fatte da persone comuni e reali, spesso in pochi e disorganizzati, ma con un profondo senso della giustizia. Evidente la voglia di raccontare, ma anche di raccontarsi, degli adulti che hanno partecipato, creando emozione e una memoria trasversale tra più e meno giovani.
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Uscito sul numero 268 (Dicembre 2024), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
