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Archivio › Fuori Binario n. 268 · Dicembre 2024 › pagina 4

ATTUALITÀ

Di libero lavoro autogestito

Beppe e il gruppo carcere della Comunità di base delle Piagge · Fuori Binario n. 268, Dicembre 2024, pagina 4

!Attualità carcere

Autore: Beppe e il gruppo carcere della Comunità di base delle Piagge

Ascoltare, sostenere, accompagnare: dal volontariato in carcere è nato un laboratorio ecologico che apre la strada alla vita fuori

Articolo 27 secondo comma Costituzione della Repubblica Italiana: Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Il senso del volontariato in carcere per la Comunità delle Piagge è chiaro da sempre: ascoltare, sostenere, accompagnare, dove possibile elaborare insieme all'interessato percorsi di liberazione, individuali o di piccolo gruppo. In nessun caso intendiamo sostituirci a servizi che il carcere o comunque l'amministrazione pubblica devono fornire alle persone che amministrano. Il nostro volontario ascolta, osserva, eventualmente propone, in accordo con la persona interessata. Essenzialmente siamo sempre alla ricerca di tutti i percorsi che possano ridurre, fosse anche di un solo giorno, il tempo morto e mortificante della prigione, convinti come siamo che il carcere è null'altro che l'ombra lunga del fallimento di una comunità, male per il male, occhio per occhio che alla fine accieca il mondo! Oltretutto, con lo sviluppo della scienza e della tecnica, il carcere sempre più si rivela quale un costosissimo reperto archeologico da superare, abbandonando l'idea della vendetta, della tagliola assolutamente gratuita. Non è un caso che nella Costituzione Repubblicana mai ricorre la parola "carcere".

Può succedere che, per agevolare percorsi di liberazione, si possa utilizzare lo strumento del lavoro all'interno del carcere, ma è lontana da noi l'idea che "il lavoro possa rendere liberi i prigionieri", parafrasando le sciocchezze inventate dai nazisti per giustificare i campi di concentramento. E il lavoro sfruttato è una condanna dalla quale emanciparsi. Meno che mai possiamo accettare il lavoro alienante dentro il carcere. Alcuni dicono che serve per imparare un mestiere, altri per ingannare il tempo, qualcuno si è spinto in passato a definirlo "terapeutico", altri ancora se ne vergognano ma vorrebbero il lavoro forzato per le persone detenute.

Tuttavia, talvolta, l'attività lavorativa dentro il carcere può diventare il grimaldello per allentare la tagliola. È il caso del lavoro autogestito che stiamo sperimentando alla Casa Circondariale M. Gozzini di Firenze.

Si tratta di un laboratorio Raee. Una piccola officina con quattro postazioni di lavoro (tre persone detenute ed un maestro d'arte), dove si smontano gli apparecchi elettrici ed elettronici, separandone ogni componente con rigore omogeneo: il ferro col ferro, l'alluminio con l'alluminio, così il rame, l'ottone, l'acciaio, la plastica, cavi elettrici ecc. Tutti materiali riciclabili, piuttosto che macinarli per le discariche! Il progetto prevede l'autogestione, col reperimento della materia prima e recupero dei materiali smontati, nonché il conferimento dei materiali alle agenzie che acquistano tali prodotti. Il carcere ci mette il locale, l'acqua e la luce, ma il direttore ha sottoscritto l'impegno a proporre l'art. 21 dell'ordinamento penitenziario, ossia il lavoro esterno, a chi si è formato presso il laboratorio.

L'intero ciclo virtuoso è stato compiuto nell'arco degli ultimi 11 mesi per tre detenuti, di cui due hanno già percorso l'intero ciclo e si trovano occupati all'esterno.

In questo caso il lavoro si configura come un estrattore dal carcere creando al tempo stesso i presupposti essenziali (un salario vero) per l'allontanamento progressivo dal carcere fino al suo abbandono definitivo.

Si può perciò dire che il laboratorio interno al carcere e la stessa officina presso la Comunità delle Piagge, nonché il lavoro in convenzione con Alia, non solo producono un nuovo modo di guardare e riguardare l'ambiente (cosa che ancora non riesce al mondo dei liberi!), ma producono essenzialmente liberazione dalle mura del carcere ed una responsabilità, personale e collettiva, verso se stessi ed il mondo che li circonda, di una qualità che il mondo libero non sa ancora fare!

Pagina 4 del numero 268 Uscito sul numero 268 (Dicembre 2024), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero