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Primi combattentiCristiano Lucchi · Resistenze
Siamo dei pugili suonati, la nostra vita è colpita da scelte politiche prive di prospettive e agite dal capobastone di turno che pensa alla mera sopravvivenza, propria e della sua tribù. Se pensiamo al nostro futuro, e alle mani a cui è stato affidato, siamo impotenti e carichi di frustrazione. Dobbiamo tornare protagonisti, alzarci dal divano, passare dall'indignazione all'azione, iniziare a coltivare produttivamente i nostri bisogni e i nostri desideri. Siamo però armati di una forte consapevolezza. Sappiamo esattamente da che parte sta la ragione: dalla parte di chi lotta contro uno sviluppo economico che sta uccidendo il pianeta, di chi è senza casa o lavoro e viene sfruttato o privato del reddito di cittadinanza, di chi vive in condizioni pietose e/o torturato in carcere e nei centri per i migranti, di chi annega nel Mediterraneo o muore nei boschi dei Balcani, di chi non arriva a fine mese mentre le grandi aziende fanno profitti miliardari.
La fine della politica intesa come agente di cambiamento a servizio delle persone non è ineluttabile. Un esempio arriva dalla proposta di referendum comunale per fermare gli studentati di lusso, apice del processo di gentrificazione e turistificazione che sta subendo Firenze. Il 14 gennaio scorso oltre 500 persone hanno firmato la richiesta per ottenerlo e aprire così un dibattito pubblico con un'amministrazione mai come oggi sorda ai bisogni reali di chi abita, vive o lavora in città. Negli occhi di quelle persone in coda con penna e carta di identità per invertire democraticamente la rotta, abbiamo trovato dei veri e propri protagonisti del proprio destino. E a questi "primi combattenti" - dal greco prōtagōnistḗs, composto da prôtos "primo" e agōnistḗs "combattente" - dedichiamo la rubrica di questo mese.
Nel prossimo numero approfondiremo invece i contenuti del referendum e le ricadute che potrà avere sul futuro di Firenze. Sempre fermamente convinti che vivere come cittadini portatori di diritti sia bello oltre che necessario, invece di limitarsi supinamente ad essere sudditi nel regno dei poteri capitalisti.
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Lo sai che...Redazione · Prima pagina
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Le chiavi di una storiaLaura Bardelli · Controvento
La Pira, le case popolari, la chiesa diffusa di Mazzi: memorie di un tempo da cui ripartire
Il 6 novembre scorso, in una sala intenta fino all'ultima poltrona (fenomeno inusuale per le proiezioni mattutine), il documentario realizzato da Federico Micali sulla Comunità dell'Isolotto ha inaugurato il 63° Festival dei Popoli. In un mix liquido di testimonianze vive e documenti d'archivio, questo epos popolare si dipana per quasi 70 anni di vita intorno alla potente simbologia delle chiavi, come annunciato dal titolo. Quelle effettivamente consegnate da La Pira, per l'appunto il 6 novembre del 1954, alle mille famiglie di diversa provenienza (sfollati, sfrattati, esuli, emigranti) che attendevano di trovare casa in quel nuovo, sguarnito quartiere; quelle ben presto affidate da un giovane sacerdote, Enzo Mazzi (poco dopo affiancato da Sergio Gomiti) agli ex-detenuti, ai responsabili delle case-famiglia, alle persone con disabilità, agli operai della Galilei minacciati di licenziamento, ai comitati di aiuto per l'alluvione del '66; quelle duplicate all'infinito per tutti gli uomini e le donne di buona volontà che volevano far parte di quella chiesa diffusa, in una lettura non autoritaria del sacro (la radice indoeuropea del termine rimanda al significato di avvincere al divino ma anche a quello di onorare e accompagnare) che si ispirava al Vaticano II, e magari lo superava pure.
Morto Elia Dalla Costa, il successore Florit tenta di portare indietro le lancette della storia, ingiunge a Enzo Mazzi la ritrattazione delle proprie posizioni (vizietto della Chiesa già messo in atto con un tal Galileo), lo rimuove dall'incarico togliendogli le chiavi, che il sacerdote riconsegna il 22 gennaio 1969 in una chiesa affollatissima in cui i presenti gli si stringono intorno, alzando in aria e facendo tintinnare quelle delle proprie case: potenza dei gesti simbolici e collettivi. È a questo punto che la chiesa viene sprangata e la comunità si diffonde sul sagrato, nella piazza, per le vie, aprendosi al mondo per celebrare ogni domenica la messa con preti e laici provenienti da ogni parte del pianeta e levare la voce a sostegno delle tante battaglie degli anni '70: per la pace, per la liberazione dei popoli oppressi, per i diritti delle donne, per le leggi sul divorzio e l'aborto, per una scuola popolare e non classista. Virtualmente riconsegnate dal cardinal Piovanelli nel 1985, le chiavi tornano per affrontare un'ansa che, fra gli anni '90 e l'affacciarsi del nuovo millennio, vede la comunità fronteggiare le sfide sempre più stringenti del capitalismo e dei diritti civili.
Morti Enzo Mazzi e Sergio Gomiti, rispettivamente nel 2011 e nel 2020, la Comunità dell'Isolotto ha continuato a ritrovarsi e a celebrare la vita, dal 2005 non più nella Piazza ma alla ex Baracche verdi di via degli Aceri. Sono locali conosciuti nel quartiere perché gestiti come bene comune: chiunque può averne le chiavi per iniziative di fratellanza, solidarietà, inclusione, non violenza, salvaguardia del pianeta, all'insegna della gratuità e della co-responsabilità.
È il canto del cigno? «Una necessità autocelebrativa e nostalgica di un gruppo residuale di persone», ci si chiede nella brochure che accompagna il documentario? È forse il necessario seppure un po' malinconico passaggio di consegne ad una nuova generazione, quella dei giovani interpellati nell'ultima parte del docufilm, che si incontrano ormai altrove, ma che in quella consapevolezza, in quella partecipazione (che è diversa e più feconda dell'appartenenza), in quell'"I care" è cresciuta, respirando a pieni polmoni particelle di umanità?
Ma ha davvero senso parlare di un testimone da consegnare, di soglie anagrafiche, di confini generazionali e quant'altro? Lo stesso regista, trasferitosi all'Isolotto una dozzina di anni fa, pur non avendo preso storicamente parte a quell'esperienza, si considera figlio di essa. E lo è, così come in fondo lo siamo per osmosi un po' tutti, compresi i cani e le cagne sciolte che in sala e dopo si chiederanno dov'erano mentre tutto questo accadeva intorno a loro, se non altro per il propagarsi delle risonanze sprigionate dalla lunga epopea che torna a vivere grazie a questo documentario. La Comunità, con la consapevolezza che quest'esperienza è destinata a finire, in realtà non fa passaggi di consegne, ma lascia alla città una storia e una memoria: la testimonianza di un modo diverso di stare al mondo e di essere ecclesìa, nuovo e insieme antichissimo, laico, orizzontale.
Il dio minore che anima queste contrade sa se, e quanto, ce n'è bisogno. Forse, ha commentato al termine della proiezione Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge, a un certo punto occorre saper lasciare andare proprio le storie più fortemente identitarie, disseminandosi con esse per le vie del mondo, a incarnarne l'essenza. E sì, magari buttare via le chiavi, avendo prima lasciato tutte le porte spalancate.
In alto, Enzo Mazzi in una delle assemblee domenicali dopo la chiusura della chiesa. A sinistra il cardinal Florit alla riapertura della chiesa con preti venuti da Vicenza. Qui sotto il sagrato affollato con l'ombrellone della Comunità. Foto di Fernando Vannini
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Resistenza CasaBeatrice Montini · Diritti
È il nome dello sportello solidale: offre supporto a chi è sotto sfratto ed esige risposte dalla politica
Secondo gli ultimi dati dal Tribunale a Firenze escono più di 50 convalide di sfratto a settimana. Il 98% per morosità. "Nell'area metropolitana fiorentina i numeri sono devastanti, con 15mila famiglie a rischio. Cinquemila sono già sotto sfratto, le altre impiegano il 50% del reddito per pagare l'affitto", aveva spiegato alcuni mesi fa Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia.
Di fronte a una cosiddetta "emergenza casa" che ormai non possiamo più definire "emergenza" ma un dato di fatto cronicizzato (e irrisolto), si aggiungono anche numeri difficili da comprendere: solo a Firenze sono oltre 700 gli alloggi Erp (cioè di edilizia popolare) non assegnati. Vuoti. E in tutta la Toscana sono circa 3.600. "Quando, ad esempio, un inquilino anziano muore - ci spiega Duccio Vignoli dello Sportello solidale Resistenza casa - l'alloggio da lui occupato viene subito sigillato e non riassegnato. La difficoltà, ci dicono, sia quella della mancanza di fondi per la ristrutturazione. Ma almeno per le case più nuove, basterebbe una sistemata, un'imbiancatura e invece così il problema diventa sempre più grande, perché col passare del tempo la situazione in un appartamento chiuso e disabitato non può che peggiorare. E tutto questo di fronte a un numero sempre crescente, purtroppo, di famiglie che non sono più in grado di pagare l'affitto".
Secondo Sunia e Cgil l'emergenza abitativa in Toscana è diffusa su tutto il territorio ed è, ovviamente aggravata dalla crisi economica degli ultimi anni. Sempre secondo le analisi, dagli anni Ottanta, in tutta Italia, le richieste di sfratto sono aumentate del 111%, di cui il 136% per morosità e gli sfratti eseguiti sono cresciuti quasi del 50%. "Lo stato di precarietà lavorativa ed economica delle famiglie toscane in affitto - spiegano - unito alla difficoltà di canoni sempre troppo alti rispetto alla minore capacità di reddito (circa il 49% dello stipendio va nel canone) e alla insufficiente disponibilità di abitazioni di edilizia pubblica, ha portato a 175mila il numero delle famiglie in crisi abitativa in Toscana: il 30% sono lavoratori dipendenti, il 15% cittadini che lavorano irregolarmente e il 23% commercianti/partite iva".
Lo sanno bene i volontari dello Sportello solidale Resistenza casa che ha aperto diverse sedi a Firenze e provincia. "Sono sportelli inizialmente di ascolto delle diverse storie delle persone che, per lo più, si rivolgono a noi per sfratti legati a morosità incolpevole, dovuta alla perdita del lavoro, o a difficoltà economiche di vario genere e quindi all'impossibilità di pagare l'affitto. In sintesi facciamo un'opera di indirizzamento e di informazione sul da farsi perché non sono persone che potremmo definire 'nate povere' ma che si trovano adesso in questa situazione".
Il primo passo - ci spiega ancora Duccio Vignoli - è quello di iniziare il percorso istituzionale, rivolgendosi all'assistente sociale e all'Ufficio Case del Comune e quindi avviare l'iter per il riconoscimento della morosità incolpevole ed eventualmente accedere ai fondi che vengono dati per dare respiro alle famiglie colpite.
Poi se lo sfratto è in atto inizia anche l'appoggio di un gruppo solidale di persone a cui partecipano associazioni e movimenti (dallo Sportello al Movimento di lotta per la casa a Via del Leone, etc). Il gruppo solidale il giorno previsto per lo sfratto non lascia la famiglia da sola. "Si tratta di persone - continua Duccio - a cui il Comune non ha dato ancora risposta o che hanno bisogno di più tempo. Se allo sfratto è presente la forza pubblica cerchiamo di essere presenti in diversi in modo che il rapporto di forza sia sbilanciato verso la famiglia e sia possibile un'azione di mediazione tra l'avvocato che rappresenta i proprietari e l'agente giudiziario. Anche perché - sottolinea - le famiglie sotto sfratto vogliono lasciare l'abitazione e il nostro intervento serve solo a garantire che ci sia un passaggio da tetto a tetto e non finiscano invece in strada."
Un obiettivo non sempre facile da raggiungere anche perché, spesso, quando si tratta di nuclei familiari sotto sfratto magari con figli minori, accade che il Comune fornisca come alternativa di passaggio dei luoghi dove la madre e i figli minori vengono divisi dal padre e da eventuali figli maschi maggiori. "Questo perché gli appartamenti disponibili sono quasi sempre delle case protette dei centri antiviolenza per le donne. Insomma - conclude Vignoli - visto che non ci sono stati investimenti specifici su questo tema, si sta semplicemente tirando la coperta che è sempre più corta. Per questo chiediamo da tempo a Comune e Casa spa un censimento degli immobili sfitti disponibili. Le possibilità sono diverse, prima fra tutte quella dell'autorecupero. Prima del Covid era stata presentata anche una mozione in Consiglio comunale ma poi si è fermato tutto".
Per contattare lo sportello: tel/whatsapp 340 5795928 · resistenzacasa@gmail.com · Facebook ResistenzaCasa
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...e il governo azzera i fondiRedazione · Diritti
Di fronte a una situazione sempre più difficile, è arrivata poi un'ulteriore mannaia: la Legge di Bilancio appena approvata dal governo Meloni ha azzerato i fondi per il contributo all'affitto e alla morosità incolpevole. Risultato: in Toscana - spiegano ancora Cgil e Sunia - non arriveranno 20 milioni di euro e 22mila famiglie non riceveranno più l'aiuto per pagare i canoni di locazione.
"Le richieste di contributo sono ogni anno più di tremila solo a Firenze, e il Comune riesce a far fronte alla maggior parte delle domande prevedendo risorse proprie. Alle nostre sedi iniziano ad arrivare le prime telefonate preoccupate delle persone che solo grazie a questo strumento riuscivano a corrispondere l'affitto. Si assisterà quindi - concludono - ad un aumento di sfratti per morosità, in aggiunta alle circa diecimila esecuzioni pendenti nella regione".
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Ultima generazione: visti da vicinoBarbara Imbergamo · Ambiente
Imbrattano opere d'arte e bloccano il traffico: sono vandali, disturbatori, terroristi? Abbiamo partecipato ad una delle loro riunioni aperte. Ecco cosa abbiamo capito
Giovani. Consapevoli. Determinati. Coraggiosi. Queste sono le impressioni più forti che ho ricavato dalla partecipazione a una riunione on line con Martina, Samuele, Laura, Simone, Daniele e altre/i ancora di Ultima Generazione una domenica pomeriggio di gennaio.
Molti i partecipanti, di tutte le età, ospitati da attiviste e attivisti che spiegano, pacatamente, senza retorica, la loro preoccupazione per il cambiamento climatico, offrono dati, evidenze scientifiche, forniscono link a materiali e cercano di offrire chiarimenti. Spiegano che un aumento medio di 1,5 gradi sul globo terrestre significa circa 7 gradi in più nei territori abitati, che questo comporterà siccità, carenza di cibo, nuove grandi migrazioni, rappresaglie, guerre. Fanno presente che l'Italia, e il Mediterraneo nel suo insieme, diventerà presto, almeno in parte, inabitabile, che a breve saremo noi i migranti climatici in cerca di cibo che saranno respinti ai confini. Insomma - dicono - non c'è altro tempo da perdere.
Gli attivisti di Ultima generazione sanno molto bene che affrontare questo argomento produce malessere, depressione, senso di impotenza. Affermano di ritenere molto più doloroso e deprimente non agire e accettano di buon grado una o più denunce, il carcere, i tribunali piuttosto che i rischi che l'umanità sta correndo. Dicono: "Essere arrestati non è la fine del mondo: è più bello fare finta di essere normali in un mondo che sta crollando a pezzi?"
Conducono la riunione con autorevolezza e tranquillità, non si ergono a "eletti", sanno includere, cercando di chiamare altre/i ad agire, scelgono una modalità di conduzione partecipata e diffusa, non c'è un portavoce, la parola viene presa a turno, da chi pensa di poter parlare e, a differenza di molti altri contesti, le donne che prendono parola sono tante. Tutte/i parlano per dire qualcosa, non per bearsi all'ascolto della propria voce. Sono radicali senza fare appello a slogan conosciuti. I loro modelli ispiratori sono quelli della disobbedienza civile non violenta come ad esempio, dicono, le suffraggette ottocentesche. La loro idea è di fare azioni semplici, replicabili, non azioni eclatanti alla Greenpeace che richiedono denaro e non sono alla portata di tutte/i.
Sembrano qualcosa di veramente nuovo nel panorama politico italiano. Qualcosa che bisognerebbe stare attenti a non "sporcare" con le solite dinamiche politiche e di movimento già note e collaudate nella loro inutilità. E la differenza la si coglie quasi tutte le volte che i meno giovani in ascolto prendono la parola nell'assemblea facendo le solite proposte - pavide, prevedibili, ripetute, stanche - di creazione di reti con le associazioni di categoria, piccoli bio-distretti, di una lettera, una raccolta firme, un appello. Loro ascoltano. Non cestinano nulla ma dicono: "Abbiamo solo bisogno di persone che si aggiungano a questa resistenza civile non violenta. Noi abbiamo solo due semplici richieste per il governo: Immediato NO alla riapertura delle centrali a carbone e no nuove trivellazioni e immediato Sì all'attivazione di 20 gigawatt di rinnovabili. Noi sappiamo che petizioni, cortei, non vengono documentate dai media, non portano nessun cambiamento. Le azioni di disturbo ai musei, sul muro del Senato, provocano dibattito, scandalizzano è vero, ma riescono a farci ascoltare se non (ancora) dalla politica almeno dai cittadini".
Nel corso della riunione molti adulti hanno declinato l'invito all'attivismo, qualche giovane sembra avere, invece, intenzione di unirsi. Martina, che di professione fa la maestra, e avrà poco più di vent'anni, a più riprese parla a nome di Ultima generazione dicendo: "Occorre attivarsi, non pensiamo tanto a noi stessi pensiamo ai bambini, ai vostri figli, ai vostri nipoti".
Tutti noi, fin quando non troveremo il coraggio di partecipare in prima persona, possiamo almeno sostenerli con un contributo economico che serva per le spese legali, è spiegato qui: https://ultima-generazione.com/donazione/.
"Ci siamo trovati seduti per un'ora sulla neve e in pozzanghere gelate, maledicendo la nostra idea di salire pur sapendo che avrebbe nevicato. Ho capito solo dopo che eravamo al cospetto di un gigante e che, nonostante il collasso climatico, era giusto che anche il Monte Bianco si facesse sentire. Avevamo bene in mente che c'è chi attraversa queste Alpi in scarpe da ginnastica, di giorno e di notte, senza aver mai visto la neve nella propria vita. A noi sono toccate coperte termiche e tè caldo in commissariato. A loro che cosa tocca? E che cosa vivremo tutti tra pochi anni? È stata l'azione più umana a cui abbia partecipato". - Beatrice, 29 anni
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Un nome che dice già tuttoBarbara Imbergamo · Ambiente
Ultima generazione significa che la Terra per come la conosciamo potrebbe finire entro i prossimi 80 anni oppure, anche, come dicono presentandosi nel loro sito: "Siamo l'Ultima generazione che può agire concretamente per bloccare tutto questo e garantire un futuro".
Le attiviste e gli attivisti di Ultima generazione sono impegnati in azioni eclatanti ma sempre non violente dal 2021. Hanno organizzato blocchi stradali, azioni in musei e alla Scala di Milano e di recente, nel mese di gennaio, hanno colorato di rosso il muro di Palazzo Madama.
Le loro azioni polarizzano: c'è chi condivide l'idea che la preoccupazione per il futuro del pianeta sia più importante rispetto ad azioni eclatanti sì (ma mai irreparabili e sempre non violente) e chi reputa più importante difendere il "decoro", le buone maniere e lo status quo, proteggendo le opere d'arte e la placida vita quotidiana.
Le attiviste e gli attivisti di Ultima generazione sono convinti che non basta qualche azione che finge di occuparsi del problema, un semplice green washing, ma occorre prendere delle decisioni più chiare e a volte scomode.
Le loro richieste sono semplici:
1) interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse e cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale;
2) procedere immediatamente a un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20GW e creare migliaia di nuovi posti di lavoro nell'energia rinnovabile, aiutando gli operai dell'industria fossile a trovare impiego in mansioni più sostenibili.
Ultima generazione si coordina con una rete internazionale di altri 10 paesi in cui ci sono attivisti impegnati sul clima che si chiama A22network: https://ultima-generazione.com/a22network/
Per seguire e sostenere: https://ultima-generazione.com/
(b.i.)
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Sorvegliato speciale: il dissensoValentina Baronti · Diritti
Sull'abuso delle misure di prevenzione a carico di militanti e attivisti politici, Sofia Ciuffoletti de L'altro diritto precisa: "La nostra Costituzione non le prevede"
Il caso più recente è stato quello degli attivisti di Ultima Generazione, alcuni dei quali sono in attesa della decisione in merito alla sorveglianza speciale, per intenderci quella del Codice Antimafia. Ma l'elenco delle misure di prevenzione applicate a militanti politici o sindacali è lungo, per non parlare poi delle condanne vere e proprie, spesso sproporzionate rispetto al reato, come nel caso Cospito. Ne abbiamo parlato con Sofia Ciuffoletti, direttrice de L'altro diritto ODV e ricercatrice del Centro di ricerca interuniversitario ADIR, Unifi.
È in atto in Italia una repressione generalizzata del dissenso?
Tutti gli ambiti di potere hanno la necessità di costruire retoriche maggioritarie, non solo i regimi autocratici ma anche gli stati di diritto. La differenza sta nel fatto che abbiamo gli anticorpi: la Costituzione Italiana e la Convenzione Europea per i Diritti Umani. Dobbiamo continuare a lottare, ognuno con le proprie responsabilità. Io, da giurista, credo si debba lottare per i diritti attraverso il diritto, interpretandolo come pratica sociale e non come strumento di repressione.
Lei crede che le misure di prevenzione siano illegittime?
La Costituzione Italiana non le prevede in alcun modo. Sono state istituite da una legge del 1956 che quasi prescinde un ambito costituzionale. Sono misure di polizia, adottate in base a indizi e sospetti, per evitare future commissioni di reato da parte di soggetti considerati socialmente pericolosi. Si dice che non sono misure penali ma in realtà sono penalizzanti e la cosa peggiore è che vengono applicate in assenza di reato.
Però né la Corte Costituzionale né la Corte Europea per i Diritti Umani le hanno dichiarate illegittime.
In senso generale no. Nel 2017 però c'è stata la sentenza sul caso De Tommaso che, sottoposto a sorveglianza speciale a causa di condanne precedenti, si è rivolto alla Corte Europea. L'Italia è stata condannata per la violazione di due diritti: la libertà di circolazione e il giusto processo. Non c'è stata invece la condanna per la violazione della libertà personale, cosa che avrebbe reso la sentenza dirompente rispetto al sistema italiano delle misure di prevenzione. Però c'è stata l'opinione separata di un giudice che ha considerato le misure di prevenzione vere e proprie misure penali altamente desocializzanti, perché isolano l'individuo e, invece di recuperarlo, lo spingono ancora di più a entrare in un circuito criminale.
Anche perché nel frattempo chi è sottoposto a misura di prevenzione viene bollato dall'opinione pubblica.
È proprio questo il punto. La persona viene colpita nella sua libertà personale e nella sua identità pubblica e sociale. Io sono convinta che ci sia una forte frizione sia con la Costituzione che con la Convenzione Europea, proprio per l'effetto desocializzante e la mancanza delle garanzie associate dalla nostra civiltà giuridica alla limitazione della libertà personale. Bisogna ripartire da qui e continuare a provare, con altre argomentazioni, fino a che non sia dimostrata l'illegittimità costituzionale e convenzionale delle misure di prevenzione. È un lavoro lungo e portato avanti lontano dai riflettori, ma sono convinta che darà i suoi frutti. Mi preoccupa invece la mera espressione di un'idea di repressione, che non vede spazi di manovra. Questi ci sono e li dobbiamo usare. È molto più rivoluzionario usarli in modo costruttivo e creativo che lamentarsi della situazione, ma lasciare le cose come stanno.
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Il tempo stringe per Cospito, l'appello onlineValentina Baronti · Diritti
L'anarchico è da mesi in sciopero della fame contro il carcere duro del 41bis. "La Consulta potrebbe arrivare tardi, firmiamo" esorta l'avvocato Michele Passione
In Italia ci sono circa 780 detenuti in regime di carcere duro, noto come "41bis". Uno solo di loro però, Alfredo Cospito, lo è in virtù della definizione del tipo di reato commesso e non in ragione della sua appartenenza alla criminalità organizzata. Ecco perché quello dell'anarchico detenuto nel carcere di Sassari è un caso unico in Italia, tanto da provocare la protesta estrema del detenuto che, nel momento in cui andiamo in stampa, ha superato il terzo mese di sciopero della fame. Cospito ha perso 35 chili e le sue condizioni cliniche, per quanto ancora rassicuranti, presentano un preoccupante calo di potassio, necessario a far funzionare muscoli involontari come il cuore.
All'inizio di gennaio una quarantina di soggetti di diverse realtà professionali, politiche e sociali hanno firmato un appello al Ministro della Giustizia e all'amministrazione penitenziaria per la revoca del regime di 41bis, con oltre 4mila adesioni online solo nella prima settimana. Tra i firmatari c'è anche l'avvocato fiorentino Michele Passione, a cui abbiamo chiesto di entrare nei dettagli di questo caso: "A Cospito inizialmente è stato contestato il reato di strage politica che, non ritenuto tale nel primo e secondo grado di giudizio, è stato poi ripreso dalla Cassazione, che ha rinviato gli atti alla Corte di Assise di Appello di Torino."
Cospito è in carcere dal 2014, condannato prima a 10 anni per il ferimento dell'ad di Ansaldo Nucleare e poi condannato a 20 anni per l'esplosione di due ordigni a bassa intensità all'ingresso di una scuola di allievi carabinieri, che non provocarono né morti né feriti. Nel maggio scorso viene poi sottoposto al regime di carcere duro e, dopo la sentenza della Cassazione, condannato all'ergastolo ostativo, ossia senza la possibilità di avvalersi di attenuanti. Una pena esemplare e sproporzionata dato che, per fare qualche esempio, non è stata inflitta neanche agli autori di stragi come quelle di Capaci, via d'Amelio, piazza Fontana o stazione di Bologna.
"La Corte di Assise aveva le mani legate, poteva solo determinare la pena che doveva necessariamente essere l'ergastolo - spiega Passione -, però ha sollevato questioni di illegittimità costituzionale, proprio per l'impossibilità di riconoscere le attenuanti. Io credo che la Corte Costituzionale le accoglierà, perché già è successo in altri casi in cui erano state vietate le attenuanti per recidivi qualificati. Qui però c'è un problema di tempo. In media la Corte impiega un anno per esprimersi e Cospito potrebbe non esserci più quando questo avviene. Per questo abbiamo firmato l'appello perché venga revocato il 41bis, in attesa che la Corte si esprima. Quando siamo davanti all'uso politico del corpo, non per ricattare ma per segnalare le storture di un sistema come il 41bis, ancora più irragionevole quando viene applicato per una ipotesi difforme da quelle sino ad oggi ritenute, io credo che dobbiamo fermarci. Perché la vita, la dignità e l'incolumità sono beni costituzionali che lo Stato deve difendere."
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No ai CPR in ToscanaJacopo Stefani · Attualità
"Centri di permanenza per il rimpatrio": prigioni per migranti. L'appello promosso dall'ASGI contro una nuova apertura
Oltre 40 Associazioni, fra le quali Periferie al centro-Fuori Binario, hanno firmato un appello in risposta alle dichiarazioni del Prefetto Valenti e del sindaco di Firenze, Dario Nardella, durante la Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, in merito ad una possibile apertura di un Centro di Permanenza e Rimpatrio (CPR) in Toscana.
Come si può leggere sul sito del promotore dell'appello, l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), "Le ragioni contro l'idea di istituire un nuovo CPR in Italia sono innumerevoli e nel corso degli anni si è accumulata una vasta gamma di rapporti, libri, documentari e studi di vario genere che confermano il pesante impatto negativo sulla vita e sui diritti delle persone trattenute. [...] dalla legge Turco-Napolitano del 1998 ad oggi, i CPR sono diventati teatro di profonda sofferenza, caratterizzati da sostanziali e innumerevoli violazioni di quei diritti inviolabili di cui all'art. 2 della Costituzione, del diritto alla difesa, del diritto alla salute, del diritto a una vita dignitosa, della libertà di comunicazione con l'esterno".
"L'entusiasmo del Sindaco Nardella verso l'apertura di un CPR in Toscana si trova inoltre in perfetta continuità con le istanze del Governo a guida Fratelli d'Italia, che nella bozza preliminare alla legge di bilancio pone le basi per l'allocazione di 42 milioni di euro dedicata all'ampliamento della rete dei CPR. Una continuità di intenti che ha origini a partire dal Ministero dell'Interno a guida Minniti, il quale chiedeva la realizzazione di un CPR per ogni regione, istanza ripresa da allora da ogni governo succeduto", prosegue l'appello, che riassume poi l'ampia e triste problematica di questo istituto giuridico.
Innanzitutto la scarsa trasparenza, legata alla gestione privata dei centri e a quanto vi accade all'interno. È con grandi difficoltà che nel corso degli anni si è riusciti a ottenere documenti e testimonianze che evidenziano una realtà indegna di uno Stato civile, con atti di autolesionismo e tentativi di suicidio che avvengono quotidianamente. Le morti all'interno dei CPR sono, ad oggi, più di trenta.
Il documento ricorda anche che il presupposto per essere trattenuto in un CPR non è la commissione di un reato, bensì la mancanza di un permesso di soggiorno, ai fini dell'esecuzione del rimpatrio qualora sia ragionevole ritenere che possa essere effettuato. Il trattenimento viene attuato anche nei confronti dei richiedenti protezione internazionale fino a un termine massimo di un anno di privazione della libertà personale, talvolta in maniera automatica. Non si tratta quindi di detenere criminali, ma persone in condizioni di mera irregolarità amministrativa. Peraltro più della metà delle persone che transitano dai CPR italiani viene rilasciata dopo mesi di trattenimento, rimanendo sul territorio in condizioni di marginalità sociale e forte disagio psichico, anche e soprattutto in conseguenza del trattenimento stesso.
Infine l'appello ricorda anche che non solamente la società civile si è espressa a denuncia delle gravi criticità del "sistema CPR": bisogna ricordare la Commissione De Mistura, voluta dal Ministro Amato nel 2006, nonché il lavoro della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani e del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale, che da anni rimangono, purtroppo, inascoltati.
L'appello si conclude esprimendo 3 punti fondamentali: "Le associazioni firmatarie
1. Si oppongono fermamente alla realizzazione di un nuovo CPR in Toscana, chiedendo una netta e immediata inversione di tendenza sia a livello territoriale che a livello nazionale;
2. Esprimono incondizionata solidarietà a chi è rinchiuso nei CPR, alle loro famiglie e a quelle di chi, nel corso di ormai 25 anni di detenzione amministrativa, vi ha trovato la morte;
3. Denunciano la gravità della continua riproposizione di un modello incostituzionale basato sulla privazione della libertà personale che inevitabilmente e quotidianamente dimostra le sue pesanti ricadute sui diritti umani delle persone trattenute".
Per consultare l'elenco delle associazioni firmatarie e per aderire è possibile scaricare l'appello completo sul sito dell'ASGI: https://www.asgi.it/allontanamento-espulsione/oltre-40-associazioni-contro-lapertura-di-un-centro-di-detenzione-per-migranti-in-toscana/.
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Sei bugie sulle ONGLuigi Manconi · Attualità
Contro la propaganda antimigranti della destra, Manconi smonta le fascio-menzogne sulle navi soccorso
1) «Le Ong sono un fattore di attrazione che incentiva l'arrivo di migranti e profughi». È un'affermazione smentita da un dato storico e da uno congiunturale. È incontestabile che la percentuale delle persone sbarcate sulle nostre coste, nel corso del 2021 e del 2022, grazie alle imbarcazioni delle Ong, oscilla tra il 10 e il 15 percento del totale. La gran parte arriva in Italia grazie alle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza o con propri mezzi di piccole dimensioni. In particolare, nelle ultime tre settimane - in assenza delle navi delle Ong - gli arrivi sono stati il doppio rispetto al corrispettivo periodo dell'anno precedente. Ne è una conferma quanto dichiarato al Manifesto da un portavoce di Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, tradizionalmente ostile verso le Ong, secondo il quale queste ultime sarebbero solo uno dei «molti fattori di spinta e attrazione».
2) «Le Ong operano in accordo con i trafficanti di esseri umani». È, va da sé, la più velenosa delle accuse, ripetuta dagli esponenti del governo e dai loro trombettieri. La verità dei fatti dice l'esatto contrario: dal 2015 a oggi non c'è stata alcuna condanna, nemmeno in primo grado, relativa a complicità tra appartenenti a Ong e scafisti. Per scrupolo ricordo che una indagine della Procura di Trapani, relativa a fatti avvenuti nel 2016, accusa alcune Ong di favoreggiamento dell'ingresso illegale sulla base di intercettazioni ambientali e di affermazioni di agenti sotto copertura. Un solo episodio, tutto da dimostrare, in oltre sette anni di attività.
3) «Le Ong non salvano naufraghi ma traghettano migranti». Le convenzioni in materia di naufragio e di soccorso, recepite dal nostro Codice della navigazione, prescrivono che chiunque si trovi in stato di pericolo in mare ha il diritto di essere salvato. E non si fa alcuna differenza tra chi «provenga da uno yacht in avaria davanti a Posillipo, da una imbarcazione monoposto per regate nell'Atlantico o da una carretta del mare partita dalla Libia» (Valigia Blu). E l'opera di salvataggio trova la sua conclusione solo con lo sbarco sulla terra ferma più prossima.
4) «Le navi delle Ong battenti bandiera straniera devono portare i naufraghi nei porti dei rispettivi paesi». Non è affatto così. Secondo le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare, elaborate dall'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), il comandante della nave che ha prestato soccorso ha la piena responsabilità di trarre in salvo i naufraghi, mentre spetta agli Stati delle aree di soccorso interessate coordinarsi per individuare un porto sicuro dove liberare quanto prima la nave dai suoi obblighi. Non esiste al proposito alcuna differenza tra navi Ong e navi mercantili. Dunque, i requisiti della prossimità e della rapidità sono determinanti.
5) «Non possono essere gli scafisti a selezionare gli arrivi in Italia». Certo, ma non può essere una autorità italiana a respingere i profughi in base a un giudizio preventivo e generalizzato. Dunque, la decisione su chi può entrare e chi non può entrare deve essere assunta da organismi istituiti a tale scopo, previsti e regolamentati dalla legge: non quindi attraverso «ordini del governo relativi a gruppi di persone costretti per lunghi giorni a bordo delle navi, le cui origini e condizioni sono sconosciute alle autorità» (Vladimiro Zagrebelsky).
6) «Le Ong salvano i migranti privilegiati». È l'indecente imputazione indirizzata alle Ong dall'autorevole direttore di un autorevole giornale di destra. I «migranti privilegiati» sarebbero quelli in grado di pagare migliaia di euro per ottenere la possibilità di tentare la via del Mediterraneo. Con ciò si vorrebbe ignorare che dietro quelle migliaia di euro c'è la sofferenza di individui e famiglie che, per anni, hanno messo da parte denari da investire in quell'ultima chance di salvezza che è la traversata. E che arrivano a quella tappa estrema dopo un percorso fatto di violenza e prigionia, di persecuzioni e torture. Se non si riesce non dico a vedere, ma a immaginare tutto ciò, è fatale che le Ong rappresentino un fattore di turbamento per le nostre false coscienze; e che deturparne l'immagine costituisca una sorta di rivalsa per la vergogna - che è responsabilità di tutti, sia chiaro - di quelle migliaia di morti nelle acque del Mediterraneo.
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7Attualità4 articoli
Senza residenza, addio dirittiAlessandro Simoni e Gianna Innocenti · Attualità
L'Associazione Periferie al Centro, editrice di Fuori Binario, è impegnata da anni a fianco dei senza dimora in questa battaglia fondamentale per l'accesso ai servizi
In questo spazio mensile dedicato alle attività di "Periferie al Centro", editore di Fuori Binario, era inevitabile incominciare con quella che è stata una delle prime battaglie dell'associazione, ossia agire concretamente per dare a più persone possibile una "residenza", che può sembrare questione meramente burocratica, ma è invece il presupposto inaggirabile per godere pienamente di molti diritti, anche essenziali.
Chi ci venga a trovare noterà uno scaffale con tante cartelle in ordine alfabetico, dove si accumula la corrispondenza di persone con storie e percorsi di vita molto differenti, che quando possono si fermano a scambiare due parole e a ritirare quanto è arrivato a loro nome. Quasi mai lettere personali, ma tanta corrispondenza per pratiche varie.
Queste persone sono un pezzo di storia vivente dell'associazione, visto che il loro legame con la sede di via del Leone risale a quando Periferie al Centro era stata autorizzata dal Comune di Firenze a fungere da residenza ufficiale di molte persone senza tetto o comunque senza una dimora stabile. Anni in cui da parte dell'amministrazione comunale vi era uno sforzo concreto di creare condizioni che facilitassero l'accesso ai servizi di base da parte di persone in ogni caso legate alla città.
È passata molta acqua sotto i ponti della politica, e il vento è cambiato ovunque in una direzione favorevole all'allontanamento piuttosto che all'inclusione, e l'iscrizione anagrafica è stata piegata a nuove funzioni. Nelle città "di destra" come in quelle "di sinistra".
Nella pratica, questo si è tradotto a Firenze nel divieto di concedere nuove "residenze virtuali", che ora possono essere accordate solo in sedi direttamente gestite dal comune a patto di sottoporsi a percorsi controllati di integrazione. Non più un diritto quindi, ma un "premio" per chi accetta di riorientare la propria vita in una certa direzione, inevitabilmente decisa da altri.
Questa è stata però solo una prima tappa, a cui è seguita una politica ancora più aggressiva, nella quale l'amministrazione cercava ogni appiglio possibile per revocare anche le residenze già concesse presso Periferie al Centro, e così eliminare questa imperfezione nella geometria impeccabile del nuovo sistema. L'associazione ha opposto - legittimamente e gentilmente - resistenza, non per un interesse proprio (non traendo beneficio alcuno da questo servizio), ma in nome di quello dei propri "residenti", che preferivano avere a che fare con amici piuttosto che occhiuti funzionari e solerti assistenti sociali.
Va detto, a onor del vero, che l'atteggiamento attuale di Palazzo Vecchio è di "non belligeranza" e l'atipicità di Periferie al Centro non sembra oggi disturbare più di tanto, non fosse altro che per i numeri limitati dei residenti residui. Vi sono poi fronti più complessi per le amministrazioni che cercano di liberarsi delle presenze scomode e non prendersi carico, con la concessione della residenza, di persone che non corrispondono alla tipologia di cittadine e cittadini "ideali", come ad esempio quello delle decisioni giudiziarie che stanno cercando di ricondurre l'anagrafe a quello che dovrebbe essere il suo compito, che non è certo quello di strumento per il respingimento artificioso di specifiche categorie di persone.
Se Periferie al Centro non può più "offrire la residenza" ad altre persone che ne avrebbero la necessità, certamente rimane un luogo dove si è andato accumulando un capitale di competenze, esperienze, riflessioni e una rete di contatti sui problemi correlati all'iscrizione anagrafica e alla sua occulta, ma molto incisiva, strumentalizzazione politica. Se vi interessano questi temi, avete già una buona ragione per venirci a trovare.
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Il mercato della sorveglianzaGinox · Cyber Bluff
Nei corsi e ricorsi del dibattito parlamentare spunta spesso il tema delle intercettazioni. La questione legislativa è arenata da anni, ma oggi vorrei invece proporre un altro tipo di analisi: lo Stato italiano non è in grado di produrre da solo gli strumenti per effettuare le intercettazioni, in primis perché non possiede più le infrastrutture, tutte privatizzate, e secondariamente perché non ha le competenze necessarie.
Questa situazione ha dato vita a un lucroso mercato della sorveglianza, dove privati rivendono i propri prodotti a forze dell'ordine e intelligence, creando spesso situazioni ambigue e imbarazzanti. A titolo di esempio vediamo le evoluzioni societarie di una nota ditta milanese, RCS Lab. L'azienda opera sia sul mercato italiano, che estero. Da 20 anni circa compare in vicende di cronaca giudiziaria e audizioni parlamentari o viene chiamata in causa dai vari Google o Apple per aver prodotto software utili a spiare le attività degli utenti. A metà del 2021 il gruppo Elettronica tramite l'azienda Cy4gate acquisisce Aurora spa, che controllava al 100% RCS Lab. Elettronica group opera nel settore della difesa dal 1951, appartiene alla famiglia Benigni, ha diverse propaggini in mezza Europa e un fatturato di 275 milioni di euro.
Gli Stati non possono fare a meno di queste aziende, e si trova sempre un modo per salvare capra e cavoli. Le ditte chiudono, riaprono, modificano gli assetti societari. Inutile quindi prendersi in giro: il dibattito parlamentare, se non tiene conto delle questioni finanziarie, non potrà mai rendere conto della pervasività della sorveglianza.
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Schiavi, strage dimenticataGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
librichegirano.blogspot.com
Dalla comparsa della schiavitù in nord America, agli inizi del Seicento, fino alla fine della Guerra Civile Americana, nel 1865, si stima che siano morti oltre 60 milioni di schiavi: ecco il prezzo del cosiddetto Middle Passage, la traversata dell'Atlantico compiuta dalle navi negriere. Un'odissea in cui gli africani nudi e marchiati a fuoco venivano ammassati nelle stive e incatenati per impedire loro di ribellarsi alle violenze continue dell'equipaggio o di gettarsi in acqua in preda alla disperazione.
Toni Morrison (premio Nobel nel 1993) scrive "Amatissima" attingendo ai racconti e ai ricordi di chi in prima persona ha vissuto la schiavitù, punto di vista ignorato per troppo tempo: nel suo racconto si narra dei tormenti fisici, ma soprattutto di quelli psicologici che la schiavitù ha inflitto ai neri, e soprattutto alle donne.
Difficile ridurre alla sola trama questo romanzo fatto di cronaca, memoria e magia: la storia di Sethe e della figlia Beloved si ricostruisce pian piano, fra flashback, allucinazioni e frammenti di memoria: il fantasma di una bambina che torna per farsi amare dalla madre si fa memoria collettiva e chiede riscatto per quei milioni di morti che l'oceano ha reso senza nome, senza volto, senza parole che li raccontino.
Qualcosa ricorda i morti del nostro tempo, nel Mediterraneo: anch'essi reclamano di non essere dimenticati e ci chiedono di testimoniare le loro storie e le loro vite. Fino, per lo meno, a un grido di rabbia contro l'ingiustizia: «Al mondo la sfortuna non esiste, esiste solo l'uomo bianco».
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Ieri in Italia, oggi in UcrainaRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
Esattamente sessant'anni fa, quando la Fortezza da Basso ospitava ancora un carcere militare, vi venne rinchiuso un giovane lombardo che era destinato a cambiare per sempre la dinamica dei diritti civili nel nostro Paese. Giuseppe Gozzini aveva ricevuto la cartolina con l'ordine di presentarsi al Centro addestramento reclute di Pistoia, ma si era rifiutato di indossare la divisa militare. Irremovibile nella sua scelta, era stato portato in carcere in attesa del processo per disobbedienza continuata. In una lettera che scrisse dalla cella, spiegò che il servizio di leva contrastava con la sua coscienza di cattolico.
Non era la prima volta che un giovane italiano finiva in carcere per aver rifiutato il servizio militare ma fino ad allora gli obiettori di coscienza erano stati protestanti, Testimoni di Geova o anarchici. La scelta di Gozzini (al quale vennero inflitti sei mesi di carcere in base all'articolo 137 del Codice penale militare) pose il problema all'attenzione dell'opinione pubblica e innescò una grande campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza che sarebbe culminata nel 1972 con la promulgazione della legge 772. All'epoca presero le sue difese il sindaco La Pira, padre Balducci e don Milani, che anni dopo avrebbe diffuso la sua famosa lettera aperta ai cappellani militari e poi il suo libro più noto, L'obbedienza non è più una virtù.
La vicenda di Gozzini ricorda quella di Vitaliy Alekseienko, l'obiettore di coscienza ucraino che nei mesi scorsi è stato condannato a un anno di carcere per il suo rifiuto di andare a combattere. Dall'inizio della guerra in Ucraina, la Procura generale di Kiev ha avviato indagini penali a carico di circa un migliaio di obiettori di coscienza.
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E tutti mi guardavano...Fraska · Il racconto
Verso la Terra dei Desideri, osservo un orizzonte obliquo
Io sono un viaggiatore, un vagabondo, vado verso la Terra dei Desideri. Invece mio fratello ha scambiato la propria vita con un diamante, lasciandomi con una specie di rimorso tra i polmoni ed il cuore. Non chiedere chi sono, non chiedere il mio nome: non riusciresti neanche a pronunciarlo. Ho pregato il Re del Mondo, chiedendogli di salvarmi, mentre viaggiavo per mari e terre straniere, spesso assassine come i suoi abitanti e la maggior parte degli uomini. Sono scappato con il sole alle spalle, ma con il gelo nel cuore.
Mentre tutti mi guardavano in quella notte di saluti e addii, prima della partenza, mi tirai addosso la giubba e, con voce profonda, dissi ad amici e parenti: «Tutti sapete dei nostri antenati. La nonna era una madonna ed il nonno... beh, era lì come un san Giuseppe, accidenti alle malinconie! Io me ne vado come un Giuda e se avessi il tempo di nominare tutti i santi li bestemmierei uno ad uno, vi venga un colpo e non fatemi piangere!»
Le fiamme del fuoco nel camino crepitarono e qualcuno bisbigliò impune. Io impunemente me ne andai.
Quando scopri qualcosa non decidi cosa, lo scopri e basta: nel bene o nel male. Io scoprii che nulla mi tratteneva oltre se non i miei pensieri. Così sono andato verso un altrove sconosciuto, o una terra promessa, chissà...
Partito carico come un mercante, vivo adesso con solo i miei vestiti come averi.
Non ho più il mio fucile e di conseguenza mi fido meno della gente - puoi scappare dalla realtà, ma la merda è sempre là per ricordarti che più la giri e più puzza.
Mentre cammino ascolto spezzoni di parole: "io non sono razzista però...", "io non sono fascista, ma prima...", "io sono dalla tua parte, ma anche te..."
Anche io casco nella retorica e penso che non sono un violento, ma due schiaffi dati bene ogni tanto avrei voglia di distribuirli.
Sulla strada rifletto, accendo una miccia; fumo e tabacco bruciano sulla lingua ed anestetizzano i sapori delle nostalgie. Tra un male minore ed uno maggiore non scelgo affatto: o si sceglie di fare bene o si sceglie di fare male.
Osservo gli uomini e le donne attorno a me pensierosi, le ragazze nei vestiti insieme sexy e sgraziati dei poveri, i cuccioli con gli occhi curiosi e spaventati; mi accorgo che i vecchi hanno disertato o sono stati abbandonati. Osservo me stesso che ho mani troppo grandi per questa vita corta. Osservo oggettivamente che ero straniero nella mia patria colonizzata e lo sarò ovunque andrò. Osservo come sia solo il caso e la metratura delle nazioni che ti fa nascere al di qua o al di là di un confine. Osservo un orizzonte obliquo.
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Il pioppo dell'ArgingrossoValentina Nicastro · Millefoglie
C'è un pioppo in via dell'Argingrosso, a Firenze, che prende il nome da quell'argine costruito nel '500 per bonificare l'area. Prima d'allora il fiume Arno presentava un susseguirsi di pescaie e l'intera zona somigliava a una palude. Nel '300 la Repubblica Fiorentina ordinò lo smantellamento di tutte le pescaie a valle di Firenze fino a Capraia, con scarsi risultati.
Dal '400 la situazione si aggravò sia per le alluvioni che per le numerose pescaie abusive che avevano causato la ramificazione del fiume in una moltitudine di rigagnoli e laghetti: la "Piana di Legnaia" era diventata una palude. Re Teodorico decise la costruzione di uno sbarramento di pali in legno (detti steccaie), canali e ulteriori pescaie, per favorire la produzione agricola e la fertilizzazione dei campi, decisione che portò a un innalzamento dell'alveo del fiume.
Nel '500 con la costruzione dell'argine le cose cambiarono: l'area compresa tra l'Argingrosso e l'Arno, che fungeva da cassa d'espansione in caso di piene, come accadeva anche con le Cascine sulla riva opposta, venne lasciata incolta assumendo un aspetto di canneto e boscaglia che gli valse il nome "Bosco d'Arno" o "Bandita di Legnaia", in memoria di boschi molti più antichi, dove si era soliti cacciare.
La toponomastica ricorda il passato palustre di quell'area: Sardigna, via del Saletto, via dei Bassi, via Torcicoda, via dello Scalo, via delle Isole e, ovviamente, lo stesso nome del quartiere: l'Isolotto. Anche il pioppo porta nel suo tronco i segni di alcuni ferri, inglobati in un passato non troppo remoto.
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Un'idea diversa di finanzaMaria Chiara Manetti · Se hai, hai per dare
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Quando si parla di banche, mercato dei capitali e finanza l'immaginario collettivo si ritrova intrappolato, trattandosi di una questione complessa che evoca soprattutto frustrazioni. Frasi come "il debito pubblico è alle stelle" o "abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità", contribuiscono ad allontanarci dalle dinamiche fondamentali che riguardano la vita di tutti e sulle quali i cittadini hanno rinunciato alla propria sovranità, delegando in pieno alla tecnocrazia finanziaria.
Intanto lo Stato italiano spende fra i 70 e i 90 miliardi di interessi annui, il terzo capitolo di spesa dopo sanità e previdenza. Con 90 miliardi di euro l'anno si potrebbe istituire un reddito universale di base, far diventare la scuola uno strumento di formazione per veri "cittadini sovrani", investire nella ricerca pubblica, sulla messa in sicurezza del territorio. Magari cogliere l'occasione presente per riconvertire l'economia lineare in un'economia circolare e sostenibile, dal punto di vista economico, sociale e ambientale.
MAG Firenze agisce su base locale tenendo in mente tutto questo. Si fonda su un'idea di condivisione e liberazione dalla centralità del denaro, semplice strumento per creare relazioni sul territorio e accompagnare in modo partecipato i progetti di cambiamento positivo, per la persona richiedente e per l'ambiente dove vive. Si realizza così un rovesciamento di priorità rispetto alla finanza tradizionale: al primo posto riusciamo a mettere a mutualità, la solidarietà, la crescita delle relazioni. Con un ribaltamento dei ruoli fra chi per le circostanze della vita si trova a chiedere un prestito e chi ha una ricchezza in eccesso da restituire.
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Lo Stato contro i selvaticiGuadagnucci e Lattanzi · Restiamo Animali
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Via libera alle doppiette: governo Meloni e nuova maggioranza di destra, con un emendamento alla legge di bilancio, hanno deciso di sposare in toto le tesi di cacciatori, allevatori e agricoltori per affrontare quella che chiamano "emergenza selvatici": via libera alla caccia detta "di selezione", in deroga a buona parte delle norme che disciplinano i modi di uccisione degli animali.
Si potrà sparare ai cinghiali, ma non solo ai cinghiali, nelle aree urbane, nelle zone protette e senza limiti temporali: lo scopo dichiarato è difendere produzioni, coltivazioni e centri abitati dalla pressione degli animali selvatici. Non è una misura così nuova ma è la più radicale mai vista in quanto non limita le uccisioni agli ungulati, aprendo la via alle eliminazioni di animali come lupi e orsi, che pure sono protetti dalle leggi.
Negli ultimi anni siamo stati abituati, anche dai precedenti governi, e quasi in ogni campo, a provvedimenti presi sul limite o al di fuori della legalità normativa e costituzionale. Perché tanto accanimento contro gli animali selvatici, anche in spregio delle conoscenze etologiche, ambientaliste e dell'esperienza concreta già nota? Forse perché sono fra i pochi individui veramente liberi della nostra società: non vivono in quel clima di condizionamento e di ammaestramento che accomuna noi umani, sono un esempio vivente di ciò che non riusciamo più ad essere. E così l'odio del potere si concentra su di loro, col consenso, almeno apparente, dei poco liberi cittadini.
Per quanto ci riguarda, staremo sempre dalla parte dei selvatici e del loro diritto alla vita e alla libertà.
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Una mensa solidale in via Sant'AgostinoJacopo Stefani · Attualità
Grazie a una donazione privata la Fratellanza militare offrirà pasti a 30 persone. Con la benedizione del Comune, che invece boccia la proposta del reddito alimentare.
In via Sant'Agostino, sede della Fratellanza Militare, è nata la "Mensa Solidale Bruno Paoletti", uno spazio in cui persone in difficoltà potranno trovare un pasto caldo da condividere allo stesso tavolo con i volontari. Già tagliato il nastro del progetto, finanziato interamente da una donazione anonima, ma varato dall'assessore al welfare Funaro insieme ai presidenti di Fratellanza Militare e dell'ANPAS. L'assessore, esprimendo il proprio entusiasmo, ha sottolineato come iniziative del genere possono rinsaldare le relazioni con il territorio, creando una forte sinergia tra le diverse realtà cittadine. E in effetti nel 2023 sono previsti nuovi progetti, fra cui il banco alimentare realizzato con le scuole elementari Agnesi, che prepareranno scatole pronte da distribuire a chiunque ne abbia bisogno.
Approvazione per le iniziative è giunta anche dall'opposizione del M5S, che però ha espresso perplessità per i due pesi e le due misure tenute dall'amministrazione nei confronti di iniziative altrettanto progressiste. Prendendo spunto dall'idea che coinvolgerà gli alunni dell'Agnesi, Roberto de Blasi e Lorenzo Masi hanno dichiarato che "quest'ultima iniziativa è l'ennesima e giusta conferma che la nostra proposta di istituzione del reddito alimentare che, ricordiamolo, ci è stata bocciata in Commissione 4 dall'amministrazione comunale, non solo era corretta, ma rappresenta un'importante necessità anche per il territorio fiorentino". Questo peraltro nello stesso periodo in cui lo stesso PD nazionale ha approvato l'introduzione del reddito alimentare, sotto forma dell'emendamento proposto dall'onorevole Furfaro.
Ricordiamo che il reddito alimentare consiste nel recuperare l'enorme quantità di cibo sprecato a fine ciclo dalla GDO per ridistribuirlo gratuitamente a famiglie in difficoltà. Senza dubbio un'altra buona idea, ma che può apparire come una battaglia di retroguardia rispetto agli aspetti più progressivi del sempre più vituperato Reddito di cittadinanza. L'impressione è, come sempre, quella di un paese colonizzato fuori tempo massimo da miti ottocenteschi del merito, incapace di concepire la solidarietà e la coesione sociale come fattori di sviluppo anche materiale, oltre che umano. Mentre le nuove generazioni crescono sempre più distanti dalle esperienze che davano un senso all'espressione "Repubblica fondata sul lavoro", e sempre più sull'orlo di un Far West occupazionale dove è sempre meno chiara la distinzione fra lavoro, arte di arrangiarsi e schiavitù.
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La lezione dei Muiska: cercare armonia e unitàClara Baldasseroni · Attualità
Incontro con l'antico popolo colombiano.
Il popolo Muiska viveva cinquecento anni fa nell'attuale Colombia quando arrivarono i conquistadores spagnoli. La loro economia si basava su agricoltura, metallurgia e manifattura. Qualche settimana fa, dai territori di El Dorado, una delegazione è giunta al Bosco sacro dell'Incontro a Firenze e ha portato i semi per una nuova umanità, carica di saperi ancestrali e di consapevolezza. Lo ha fatto attraverso canti e danze, con cerimonie e rituali della parola e del bosco sacro.
Abbiamo incontrato la guida Enio Provaroni, che era presente, a cui abbiamo chiesto di raccontarci cosa è avvenuto e quali indicazioni possono riguardare anche la nostra ricerca interiore.
"Si tratta di persone venute per essere conosciute e per trovare risorse sia fisiche che energetiche, facendo cerimonie in onore della sacre direzioni cardinali della religione universale della riconnessione con il divino dentro noi stessi. Ognuno cammina la sua strada e gli indigeni insegnano come camminare senza lasciare tracce profonde dietro: in leggerezza, per vivere in pace con la natura.
Sono arrivati vestiti di bianco, con indumenti fatti di tela grossa tessuti da loro. Ogni cosa che è stata utilizzata è prodotta da loro. Ogni cosa ha un certo valore se non si lascia nessuno scarto quando la si usa.
La cerimonia del cacao si è svolta attraverso alcune fasi dove ogni atto ha trovato una propria sacralità: abbrustolire i semi, aprirli, pulirli, schiacciarli, accendere il fuoco, santificare l'acqua, rendere ognuno del gruppo partecipe alla cerimonia. Il cacao è una pianta-medicina, porta calma, leggerezza, aiuta la circolazione, e, oltre che nutritiva e energetica, è stimolante a livello spirituale.
Il messaggio degli indigeni è che sono i nostri fratelli più anziani su questa terra, perché con essa hanno vissuto in armonia e sono ancora in armonia, e non ne distruggono le risorse. Per cambiare le cose al di fuori di noi si deve partire dal nostro cuore.
C'è bisogno di ritrovare la sacralità in tutto quello che c'è, noi compresi, partendo dal fatto che il creato è uno e sacro. Si tratta di un modo di operare che deve essere integrato nei movimenti, specialmente nei movimenti politici, perché se non c'è connessione spirituale, e se quindi non si seguono i precetti più alti di buon comportamento, le decisioni che prendiamo oggi avranno delle ripercussioni sulle generazioni future.
Non è più possibile insegnare a competere, altrimenti avrai sempre un nemico da affrontare e da abbattere. Se cooperi, se collabori, tutto si trasforma in una grande famiglia con un sogno unico, universale. Ognuno lavora per quel fine, al massimo che può, con le sue risorse e le sua capacità, nel punto dove è e con ciò che ha, con il suo tempo; però la direzione è sempre quella di espandere la propria coscienza, e la comprensione dell'unità con gli altri esseri".
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Effimere ma solide: le case di pagliaFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile
La transitorietà regala uno spazio inesplorato alla creatività aprendo a soluzioni dell'abitare forse inedite ma funzionali ad attraversare, senza danneggiare ancora la natura, i momenti di crisi.
Costruire con la paglia permette di realizzare costruzioni effimere di alta qualità che sono perfettamente riciclabili: le pareti di paglia sono la pacciamatura di domani la cui conservazione in forma di casa organica può permettere un vivere transitorio di lusso a chi le abiterà.
La costruzione in paglia e terra cruda può durare cent'anni, può essere costruita in pochi giorni e visto che abitiamo un territorio a rischio idrogeologico per il 90% riveste l'importanza di un presidio di protezione civile preventiva che con poca spesa permette di creare villaggi effimeri che possono risolvere subito anche le emergenze abituali, basta aspettare il maturare della stagione e ricordare agli operatori delle mietitrebbie di comprimere parecchio le presse che diventeranno i grossi mattoni delle costruzioni.
Le tecniche costruttive sono diverse ed anche se di facile realizzazione conviene dotarsi di un manuale specifico; noi abbiamo adottato "Costruire con le balle di paglia" di Barbara Jones edito da AAM Terranuova; poi bisogna realizzare un cantiere scuola per costruire la prima casa e continuare fino a che ce n'è bisogno e cioè fino a quando non si capirà tutta la tristezza delle case abbandonate che guariranno soltanto riempiendole di gente.
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25mila migranti uccisi nel MediterraneoRedazione · Tragedia
25.341 persone sono state uccise dall'indifferenza dell'Europa e sono annegate nel Mar Mediterraneo dal 2014 ad oggi. È la stima dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni che prova a dare un'identità alle vittime. Per l'Omi il conteggio è sicuramente sottostimato, dal momento che reperire informazioni sui migranti risulta sempre molto complicato. Dal 2014 ad oggi sono stati più di 194 mila i tentativi di arrivo in Europa. Oltre 20.000 morti sono riferibili alla tratta tra Africa, Malta e Italia, gli altri nelle tratte verso la Spagna e, ad oriente, verso Grecia, Cipro e Bulgaria.
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ReferendumRedazione · La fotonotizia
Una raccolta firme promuove il "Referendum comunale Salviamo Firenze" per impedire che i ricchi del mondo si comprino Firenze e fermare così l'espulsione di chi ci vive stabilmente o ci studia. Si chiede l'abolizione di due norme: quella che favorisce gli studentati di lusso e quella che consente agli immobili pubblici di diventare studentati senza pianificazione urbanistica.
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Dov'è finito il fondo \"Dopo di noi\"?Redazione · Welfare
Dei circa 466 milioni di euro stanziati tra il 2016 e il 2022 per l'autonomia e l'inclusione delle persone con disabilità grave e senza sostegno famigliare, soltanto 240 sono stati effettivamente trasferiti alle Regioni, che non hanno provveduto a rendicontare l'effettiva attribuzione ai destinatari. È emerso dall'analisi che la Corte dei conti ha condotto sulle misure previste nel "Fondo Dopo di Noi", che ha evidenziato la mancanza di strumenti idonei a evitare i ritardi e le inadempienze delle Regioni, rendendo difficile valutare il loro effettivo impiego. Intanto solo 8424 persone hanno potuto beneficiarne, per giunta in modo fortemente sbilanciato verso il Nord.
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Festival artivista di CarnevaleRedazione · Arte
Domenica 19 febbraio dalle 11 alle 21 in piazza Ss. Annunziata si terrà un festival artivista (arte + attivismo), organizzato da un gruppo di associazioni e artisti dell'area fiorentina. Saranno previsti anche spettacoli ed attività per bambini.
L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica su temi come l'ecologia, la democrazia e internazionalismo. Il gruppo si propone anche di fare dei flashmob e perciò lancia un appello a chiunque faccia arte ad unirsi all'evento e/o a partecipare agli incontri che si svolgono ogni domenica alle 21 al pub Braumeister in via Madonna della Tosse.
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La diseguaglianza non conosce crisiRedazione · Povertà
Secondo l'ultimo rapporto Oxfam, lo 0,1% degli italiani possiede il 60% della ricchezza nazionale, mentre a livello globale, nei due anni di pandemia l'1% più ricco ha visto crescere il valore dei propri patrimoni di 26.000 miliardi di dollari, pari al 63% dell'incremento complessivo della ricchezza netta globale. Percentuali che hanno superato il record registrato nel decennio 2012-2021, in cui lo stesso 1% aveva beneficiato del 54% dell'incremento della ricchezza planetaria. In pratica, più le cose si complicano più loro guadagnano, mentre di pari passo aumenta la povertà assoluta.
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Ciao MariellaRoberto Pelozzi · Brevi
Vogliamo dedicare un ricordo a un'amica speciale, che ci ha lasciato il 23 dicembre. Mariella è stata la nostra distributrice più longeva, amatissima da tutte le persone della redazione e da\ nostr\* lettor\. Una donna straordinaria, che noi chiamavamo anche "mamma", una grandissima signora, coraggiosa e anticonformista.
Conobbi Mariella alla stazione di Firenze negli anni '90, dove come altri ci si riparava al coperto nell'inverno a quel tempo molto freddo. C'era molta comunità tra i senza tetto, ci si conosceva e aiutava volentieri, la sera vari gruppi si riunivano per mangiare, ragionare, riposare insieme.
Di lei, ricordo, mi colpì il suo modo d'essere: signorile rispettoso genuino disponibile, nonostante la realtà di senza tetto. Molte anche le serate felici, c'era più socialità nella città.
Arrivò nel '94 Fuori Binario, giornale di strada dei senza dimora, autoprodotto e autogestito da loro stessi, una realtà voluta a Firenze dall'Associazione Periferie al Centro.
Anche Mariella vi aderì seguendo in prima persona le varie iniziative in città, si aveva tanta voglia di farci conoscere e la gente rispondeva interessata.
Iniziò la distribuzione del giornale nel luogo da lei più frequentato la stazione di Santa Maria Novella, dove era conosciuta e benvoluta, con garbo offriva la lettura ai passeggeri. Con il tempo riuscì finalmente a trovare una casa. La ricordo con amicizia e gratitudine, tante volte ha dato buoni consigli a tutti noi.
Ciao Mariella, un caro abbraccio da me e da tutta la redazione.
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Il racconto di MariellaSabrina Tosi Cambini · Brevi
Dunque, finalmente nacque la bambina, che sarei io, il 16 Maggio del 1934. Io sono stata concepita in Egitto perché mio padre era ingegnere e dirigeva i lavori del lungomare; [...] mia madre, da buona siciliana, ha chiamato suo zio, che era il suo tutore, a Palermo e ha fatto andare da lui i suoi quattro maschi e, siccome era molto gelosa di mio padre, ha preteso che mio padre lasciasse il lavoro per andare di nuovo a Palermo. Però mio padre, fino a quando non finiva il contratto, non gli era possibile lasciare l'Egitto [...] e in tutti questi casini sono stata concepita io.
Dunque, io non sono bella però credo di essere molto simpatica, ma quando ero piccola ero di una bruttezza unica. Magra, esile, ho paura di rivedere le mie fotografie (risata).
[Estratto da un'intervista a Mariella, in "Gente di sentimento" di Sabrina Tosi Cambini (2004)]
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11Per non perdersi2 articoli
Fuori dal tunnel - la mappa della solidarietà a FirenzeRedazione · Per non perdersi
Segnalazioni alla email redazione@fuoribinario.org
Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.
PER MANGIARE
STAZIONE CAMPO MARTE - Ore 19.30: Ve/Sa. Ore 20.30: Lunedì. Ore 21: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa. Ore 21.30: Domenica
STAZIONE S.M. NOVELLA - Ore 7: Ma/Gi/Do. Ore 9.30: Mercoledì. Ore 11.30: Mercoledì
CARITAS - Pranzo: Lu/Ma/Me/Gio/Ve/Sa/Do. Piazza S.S. Annunziata 055282263 • Via Baracca 150/e 05530609230
PER CURARSI
ANELLI MANCANTI - Ore 19-21: Mercoledì. Via Palazzuolo 8 0552399533
CENTRO STENONE - Ore 15-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 8-10: Venerdì. Via della Chiesa 66 055280960
L.I.L.A. TOSCANA - Ore 17-19.30: Me/Gi. Via delle Casine 12r 0552479013
CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE - Via dei Pucci 2 055282008
CONSULTORIO FAMILIARE - Via Villani 21a 0552298922
AUSER AMBULATORIO SOLIDALE - c/o Montedomini, via Malcontenti 6. Ore 9-12 martedì; 15-18 giovedì. 3457357711
PER ESSERE ACCOLTE E VESTIRSI (DONNE)
PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9 055280052
PROGETTO SANT'AGOSTINO - Via Sant'Agostino 19 055294093
PRONTO DIMMI - Via del Pesciolino 11/M 055316925
SAN FELICE - Via Romana 2 055222455
CENTRO AIUTO VITA - Ragazze madri in difficoltà. Piazza San Lorenzo 055291516
ANELLI MANCANTI - Ore 18-20: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
PER ESSERE ACCOLTI E VESTIRSI (UOMINI)
ALBERGO POPOLARE - Via della Chiesa 66 055211632
IL SAMARITANO - Via Baracca 150/E 05530609270, 05530609270
CENTRO OASI - Via Accursio 19 0552049112
CASA CACIOLLE - Via delle Panche 30 055429711
CASA DEL MELOGRANO - Via S. Pellico 2, 0552469146, 3397798479
CASA SAN PAOLINO - Via del Porcellana 30 055463891, 0552646182
ANELLI MANCANTI - Ore 18-20: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
PER PARLARE
NOSOTRAS - DONNE STRANIERE - Via Faenza 103 0552776326
CARITAS - Ore 14.30-17: Lunedì. Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve. Via Faentina, 34 055463891
LA FENICE - Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 9.30-12: Sabato. Via del Leone 35 3312144403
C.I.A.O. - Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via delle Ruote 39 0554630876
ACISJF HELP CENTER - 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Valfonda 1 3472494777
ANGELI DELLA CITTÀ - Ore 15-18: Martedì. Ore 10-12.30: Lu/Gio. Via Sant'Agostino 19 3405239889
VINCENZIANI - Ore 9.30-11.30: Mercoledì. Via Ronco Corto 20 0550128846
PROGETTO ARCOBALENO - Ore 18-19.30: Lu/Me. Via del Leone 9 055288150
SPAZIO CIP - Ore 13-16: Ma. Ore 14-17: Gio. Via dell'Agnolo 5 055284823
MADONNINA DEL GRAPPA - Ore 8.30-11.30: Mercoledì. Ore 8.30-10.30: Venerdì. Via delle Panche 28 3703169581
ANELLI MANCANTI - Sportello Consumatori Ore 19-21: Giovedì. Sportello Lavoro Ore 19-21: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
CENAC - Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Pratesi 11 0556122035
SANT'EGIDIO - 18.30-20: Martedì. Via della Pergola 8 0552342712
CENTRO ATTAVANTE - Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve. Ore 14-20: Martedì. Help Center Ore 10-13: Lu/Ve. Ore 14-18: Lu/Gi. Via Attavante 0557364043
PREZIOSISSIMO SANGUE - Ore 17-18: Mercoledì. Via Boccherini 23 055361046
ASCENSIONE - Via G. da Empoli 2 055366433
DIVINA PROVVIDENZA - Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese. Via D. Compagni 6 055583008
SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani. Ore 9.30-12: Ma/Gi per persone straniere. Piazza Santa Maria al Pignone 1 055229188 0552276388
SACRA FAMIGLIA - Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì. Via Gioberti 33 055666928
SAN MARCO VECCHIO - Ore 10-11.30 Ma/Gi. Via Faentina 131 055588274
SANT'ANTONIO AL ROMITO - Ore 11-12: Ma/Sa. Via Corridoni 19r 055486329
SPORTELLO LEGALE
ANELLI MANCANTI - Ore 19-21: Martedì e Giovedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
AVVOCATI DI STRADA - Ore 17.30-19: Giovedì. Piazza Alpi-Hrovatin 1 3396171468
L'ALTRO DIRITTO - adir@altrodiritto.unifi.it
PROGETTO ARCOBALENO - legale@progettoarcobaleno.it
PER IMPARARE L'ITALIANO
CENTRO "G. BARBERI" - Borgo Pinti 74 0552480067
CENTRO LA PIRA - Via de' Pescioni 3 055213557
PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9, 055288150 055280052
ANELLI MANCANTI - Via Palazzuolo 8 0552399533
IL COLLE - Da Settembre a Giugno. Via R. Giuliani 115/n 3482324967
COMUNITÀ DELLE PIAGGE - Piazza Alpi-Hrovatin 1 055373737
CENAC - Via Rubieri 5r 055667604
PER FARSI UNA DOCCIA
CARITAS - Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do. Via Baracca 150/e
SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini. Piazza S. Maria al Pignone 1 055229188
LA FENICE - Ore 9-12: Ma/Gi/Sa. Via del Leone 35 055211632
INFO DIPENDENZE
PORTE APERTE "ALDO TANAS" - Via del Romito 19 0558493526, 055683627
CENTRO JAVA - Ore 15-19: Ma/Ve. Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte. Via Pietrapiana angolo via Fiesolana 0552340884
BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI
MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA - Ore 17-20: Venerdì. Via dei Pepi 47r 5895698 393
RESISTENZA CASA SOLIDALE - Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese Via Palazzuolo 95. Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese Via Palazzuolo 8 3311673985. Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese Piazza Baldinucci 8r 3311673985
SPORTELLO CASA RESISTENZE - Ore 16-17: Sabato. Via Rocca Tedalda 3935895698
SPORTELLO UNIONE INQUILINI - Ore 17-19: Ma/Me/Gi. Via dei Pilastri 41r 055244430
SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO - Ore 17-19.30: Martedì. Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio 3351246551
LAVORO
SPORTELLO CUB - 2° e 4° Mercoledì del mese. Via Palazzuolo 95
STOP VIOLENZA
ARTEMISIA - Via Mezzetta 1 055601375
CENTRO UOMINI MALTRATTANTI - Via Enrico il Navigatore 17 3398926550
DEPOSITO BAGAGLI
CARITAS - Ore 9-11 Tutti i giorni. Via G. Pietri 1. Via Baracca 150/e
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Diventare \"strillone\"Redazione · Servizio
Guadagnare qualcosa vendendo il giornale.
Cari aspiranti diffusori,
se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete contattare la redazione allo 0552286348 o via email su redazione@fuoribinario.org per proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui a sinistra. Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione libera e indipendente. Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte. Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.
La redazione di Fuori Binario
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Come sostenerciRedazione · Servizio
Cara lettrice, caro lettore, il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, ed è da sempre autogestito e autofinanziato.
I nostri diffusori
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- P.zza SS. Annunziata, S. Marco - da Comitet
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- Anelli Mancanti in via Palazzuolo 8
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- Centro Salute Mentale in via G. D'Annunzio 31
- CinemAnemico in via San Romano 1, Settignano
- Comunità delle Piagge in piazza Alpi-Hrovatin 2
- Comunità dell'Isolotto in via degli Aceri 1
- Csa Next Emerson in via di Bellagio 15
- Fattoria di Mondeggi sulle colline di Bagno a Ripoli
- Firenze Città Aperta in via delle Porte Nuove 33
- Forimercato in via di Ripoli 209e
- I' Vino a scroscio in via Aretina 44r
- Orto Collettivo in via degli Ulivi 30, Calenzano
- Palazzuolo Strada Aperta in via Palazzuolo 95
- Villaggio dei Popoli in via dei Pilastri 45r
Una rete solidale di gruppi, realtà, associazioni, movimenti che accompagnano la crescita dei diffusori di Fuori Binario: per ridurre i costi di acquisto a loro carico, per rinsaldare i rapporti con la città, per ampliare il numero dei lettori e delle lettrici. Hai un luogo amico da proporre? Scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.
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ColophonRedazione · Colophon
DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi
REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Cecilia Stefani & Valentina Baronti (desk), Veronica Urbano (grafica), Rossella Giglietti e Ginox (sito), Barbara Imbergamo e Gianna Innocenti (social & segreteria redazione), Maria Veltri (luoghi amici), Alessandro Simoni, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Clara Baldasseroni, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gian Luca Garetti, Gilberto Pierazzuoli, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Jacopo Stefani, Lorenzo Guadagnucci, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Stefania Valbonesi, Valentina Nicastro.
SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348.
DIFFUSORI - Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni e Raffaele Venuto (Livorno, Pontassieve, Mugello), Comitet Stanescu (P.zza S.S Annunziata, S. Marco), Cristina (Rifredi), Daniel Petrache (Sant'Ambrogio, Pietrapiana), Danila Remus (Tramvia S.M.N.), Fraska (Rifredi), Giovanni Minervino (Piazza Tasso e Piazza del Carmine), Grafian Stanescu (P.zza Repubblica, Feltrinelli), Robert Ionita (Masaccio e Milanesi), Totò Orlando (Le Cure), Teodor Stanescu (Piagge, Cimabue).
ABBONAMENTI - Annuale 29 euro | Ordinario 49 euro | Sostenitore 99 euro. www.paypal.me/fuoribinario | Ccp 20267506. Iban IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506.
RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno di tre persone speciali: Alessandro De Angeli, Mariapia Passigli e Sondra Latini.
CREDITI FOTOGRAFICI - Ultima Generazione (1, 4, 5), Fernando Vannini (2), Cecilia Stefani (3), Patrizia Corsica (5), Cristiano Lucchi (7), Diego della Posta (8), Carlo Galletti (10), Luca Lovato (10).
OBBLIGHI DI LEGGE - Testata registrata al Tribunale di Firenze con il n°4393 del 23 giugno 1994. ISSN 2784-9384. Edito dall'Associazione Periferie al Centro. Sede legale via del Leone 76, Firenze. Stampa Litografia IP, Firenze.
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