Archivio › Fuori Binario n. 248 · Febbraio 2023 › pagina 5
DIRITTI
Il tempo stringe per Cospito, l'appello online
L'anarchico è da mesi in sciopero della fame contro il carcere duro del 41bis. "La Consulta potrebbe arrivare tardi, firmiamo" esorta l'avvocato Michele Passione
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 248, Febbraio 2023, pagina 5
In Italia ci sono circa 780 detenuti in regime di carcere duro, noto come "41bis". Uno solo di loro però, Alfredo Cospito, lo è in virtù della definizione del tipo di reato commesso e non in ragione della sua appartenenza alla criminalità organizzata. Ecco perché quello dell'anarchico detenuto nel carcere di Sassari è un caso unico in Italia, tanto da provocare la protesta estrema del detenuto che, nel momento in cui andiamo in stampa, ha superato il terzo mese di sciopero della fame. Cospito ha perso 35 chili e le sue condizioni cliniche, per quanto ancora rassicuranti, presentano un preoccupante calo di potassio, necessario a far funzionare muscoli involontari come il cuore.
All'inizio di gennaio una quarantina di soggetti di diverse realtà professionali, politiche e sociali hanno firmato un appello al Ministro della Giustizia e all'amministrazione penitenziaria per la revoca del regime di 41bis, con oltre 4mila adesioni online solo nella prima settimana. Tra i firmatari c'è anche l'avvocato fiorentino Michele Passione, a cui abbiamo chiesto di entrare nei dettagli di questo caso: "A Cospito inizialmente è stato contestato il reato di strage politica che, non ritenuto tale nel primo e secondo grado di giudizio, è stato poi ripreso dalla Cassazione, che ha rinviato gli atti alla Corte di Assise di Appello di Torino."
Cospito è in carcere dal 2014, condannato prima a 10 anni per il ferimento dell'ad di Ansaldo Nucleare e poi condannato a 20 anni per l'esplosione di due ordigni a bassa intensità all'ingresso di una scuola di allievi carabinieri, che non provocarono né morti né feriti. Nel maggio scorso viene poi sottoposto al regime di carcere duro e, dopo la sentenza della Cassazione, condannato all'ergastolo ostativo, ossia senza la possibilità di avvalersi di attenuanti. Una pena esemplare e sproporzionata dato che, per fare qualche esempio, non è stata inflitta neanche agli autori di stragi come quelle di Capaci, via d'Amelio, piazza Fontana o stazione di Bologna.
"La Corte di Assise aveva le mani legate, poteva solo determinare la pena che doveva necessariamente essere l'ergastolo - spiega Passione -, però ha sollevato questioni di illegittimità costituzionale, proprio per l'impossibilità di riconoscere le attenuanti. Io credo che la Corte Costituzionale le accoglierà, perché già è successo in altri casi in cui erano state vietate le attenuanti per recidivi qualificati. Qui però c'è un problema di tempo. In media la Corte impiega un anno per esprimersi e Cospito potrebbe non esserci più quando questo avviene. Per questo abbiamo firmato l'appello perché venga revocato il 41bis, in attesa che la Corte si esprima. Quando siamo davanti all'uso politico del corpo, non per ricattare ma per segnalare le storture di un sistema come il 41bis, ancora più irragionevole quando viene applicato per una ipotesi difforme da quelle sino ad oggi ritenute, io credo che dobbiamo fermarci. Perché la vita, la dignità e l'incolumità sono beni costituzionali che lo Stato deve difendere."
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Uscito sul numero 248 (Febbraio 2023), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
