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IL RACCONTO
E tutti mi guardavano...
Verso la Terra dei Desideri, osservo un orizzonte obliquo
Fraska · Fuori Binario n. 248, Febbraio 2023, pagina 8
Io sono un viaggiatore, un vagabondo, vado verso la Terra dei Desideri. Invece mio fratello ha scambiato la propria vita con un diamante, lasciandomi con una specie di rimorso tra i polmoni ed il cuore. Non chiedere chi sono, non chiedere il mio nome: non riusciresti neanche a pronunciarlo. Ho pregato il Re del Mondo, chiedendogli di salvarmi, mentre viaggiavo per mari e terre straniere, spesso assassine come i suoi abitanti e la maggior parte degli uomini. Sono scappato con il sole alle spalle, ma con il gelo nel cuore.
Mentre tutti mi guardavano in quella notte di saluti e addii, prima della partenza, mi tirai addosso la giubba e, con voce profonda, dissi ad amici e parenti: «Tutti sapete dei nostri antenati. La nonna era una madonna ed il nonno... beh, era lì come un san Giuseppe, accidenti alle malinconie! Io me ne vado come un Giuda e se avessi il tempo di nominare tutti i santi li bestemmierei uno ad uno, vi venga un colpo e non fatemi piangere!»
Le fiamme del fuoco nel camino crepitarono e qualcuno bisbigliò impune. Io impunemente me ne andai.
Quando scopri qualcosa non decidi cosa, lo scopri e basta: nel bene o nel male. Io scoprii che nulla mi tratteneva oltre se non i miei pensieri. Così sono andato verso un altrove sconosciuto, o una terra promessa, chissà...
Partito carico come un mercante, vivo adesso con solo i miei vestiti come averi.
Non ho più il mio fucile e di conseguenza mi fido meno della gente - puoi scappare dalla realtà, ma la merda è sempre là per ricordarti che più la giri e più puzza.
Mentre cammino ascolto spezzoni di parole: "io non sono razzista però...", "io non sono fascista, ma prima...", "io sono dalla tua parte, ma anche te..."
Anche io casco nella retorica e penso che non sono un violento, ma due schiaffi dati bene ogni tanto avrei voglia di distribuirli.
Sulla strada rifletto, accendo una miccia; fumo e tabacco bruciano sulla lingua ed anestetizzano i sapori delle nostalgie. Tra un male minore ed uno maggiore non scelgo affatto: o si sceglie di fare bene o si sceglie di fare male.
Osservo gli uomini e le donne attorno a me pensierosi, le ragazze nei vestiti insieme sexy e sgraziati dei poveri, i cuccioli con gli occhi curiosi e spaventati; mi accorgo che i vecchi hanno disertato o sono stati abbandonati. Osservo me stesso che ho mani troppo grandi per questa vita corta. Osservo oggettivamente che ero straniero nella mia patria colonizzata e lo sarò ovunque andrò. Osservo come sia solo il caso e la metratura delle nazioni che ti fa nascere al di qua o al di là di un confine. Osservo un orizzonte obliquo.
- racconto
- viaggio
- migrazione
- marginalità
- identità
- razzismo
- strada
- narrativa
Uscito sul numero 248 (Febbraio 2023), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
