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Fuori Binario n. 246

Dicembre 2022 · 27 articoli · ISSN 2784-9384

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La normalità di una strageCristiano Lucchi · Resistenze

Morire di calcio. Un album con più di 6500 figurine: sono le vittime del lavoro per i Mondiali 2022

Il numero minimo di morti utile a garantire lo svolgimento dei Mondiali di calcio in Qatar nel rispetto degli standard imposti dalla Fifa è di 6.500. 6.500 persone uccise dall'assenza di sicurezza dei cantieri, dagli stenti, dalla fame, dalle precarie condizioni di salute, dalla depressione causata da una situazione così insostenibile da portarle ad uccidersi.

Su Fuori Binario raccontiamo alcune delle loro storie e delle dinamiche di potere all'origine di questo dramma. Ma il dato vero è che si tratta di 6.500 invisibili che sono nei fatti cancellati da uno sport, il calcio, che è ormai diventato simbolo del sistema di morte in cui viviamo, in cui i diritti della persona sono cancellati dal profitto economico: secondo alcune valutazioni indipendenti il Mondiale del Qatar è un affare da oltre 25 miliardi di dollari.

Alle vittime del sistema siamo ormai assuefatti. In Italia, nei primi sei mesi dell'anno, ci sono stati 1.450 morti sulle strade (8 al giorno, 1 ogni 3 ore); 677 vittime sui luoghi di lavoro nei primi otto mesi (3 al giorno); 3.231 sono gli uccisi dalle politiche migratorie imposte dai governi nei nostri mari nel solo 2021 (9 al giorno); 187 morti in carcere mentre scriviamo (1 ogni 2 giorni) di cui ben 78 suicidi.

E noi zitti, in un misto di cinismo, impotenza e frustrazione. Abbiamo trasformato fenomeni inaccettabili in eventi normali, distratti, tra uno scroll e l'altro, da un gol, uno scivolone o da un cane che ci fa tenerezza. Finché non siamo noi le vittime del sistema niente ci preoccupa. Ogni cinque anni avalliamo con il nostro voto un sistema politico trasversale che ha annichilito i diritti costituzionali favorendo, sempre e comunque, l'imprenditore che deve fare quattrini. Le necessità e le ragioni di donne, uomini, bambini e bambine, la nostra salute, il cibo che ci nutre, l'aria che respiriamo, l'ambiente in cui viviamo, tutto viene messo in secondo piano con il nostro assenso. È la nostra ignavia che ha costruito il sistema che ci opprime, a cui abbiamo concesso il diritto di vita o di morte su ognuno di noi. Quando la smetteremo?

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2Pagina 21 articolo
L'elfo degli F-16Valentina Baronti e Camilla Lattanzi · Controvento

Nomade della nonviolenza, pacifista radicale, ha pagato con il carcere le sue azioni di sabotaggio contro aerei da guerra e sistemi satellitari

Turi cita Battiato e la sua canzone Mesopotamia: dormo spesso dentro un sacco a pelo perché non voglio perdere il contatto con la terra. La temperatura è calata e lui vuole dormire all'aperto, per terra, senza una branda. Comiso, Niscemi, Val di Susa, Dal Molin ma anche l'Olanda: sono tanti gli scenari di protesta che lo hanno visto protagonista di disobbedienze e azioni dirette, spesso spettacolari e degne di un vero acrobata.

Pacifista e anarchico, irriducibile profeta della nonviolenza, Turi Vaccaro a fine luglio è uscito dal carcere: sconterà il resto della sua pena presso la Comunità delle Piagge, dove lo incontriamo. È stato arrestato nel dicembre 2021 a Firenze, per un residuo di pena, dopo aver scontato quasi due anni di carcere in Sicilia, dove ha danneggiato una delle quattro stazioni di terra del sistema di difesa satellitare della Marina degli Stati Uniti, il MUOS (Mobile User Objective System), un sofisticato sistema di comunicazione militare che permette al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di guidare forze navali, aeree e terrestri in qualsiasi parte del mondo. Turi è uno specialista dell'azione diretta nonviolenta. Due le sue azioni più eclatanti, una contro aerei F-16 in Olanda e l'altra contro la parabola del MUOS di Niscemi. Lui dice che quella in Olanda è stata un'azione di MATURITÀ mentre quella in Sicilia di SENILITÀ. "Ma non sarà il canto del cigno" dice.

Una mazza contro gli F-16

"Il movimento nonviolento è diviso tra concretezza e simbolismo - racconta Turi - i fondatori erano orientati alla simbolicità dei gesti". Turi invece gli aerei F-16 li ha danneggiati sul serio, e lo ha fatto con una mazza in ferro che aveva trovato ad Assisi, casualmente, in una baracca abbandonata, e che ha portato con sé fino in Olanda. In treno naturalmente, perché Turi non usa l'auto, non indossa scarpe, non ha il cellulare, non possiede una casa: è un nomade della nonviolenza che si sposta dove sente la necessità di esserci e fare qualcosa. Ogni volta possibile pratica anche il nudismo, come campo di libertà, ed è una pratica che in carcere gli ha procurato non pochi problemi.

Gli chiediamo se ha avuto paura: "Sì, ma per questo genere di azioni bisogna dominare le proprie paure".

È il 2005 quando Turi decide di scavalcare la recinzione di una base militare in Olanda: "Quando ormai ero nella base entra una macchina e mi punta i fari da lontano. Io me la faccio addosso. Faccio appena in tempo a nascondermi dietro a un container. Poi vanno via. Il cuore mi batteva, avevo paura, e cercavo ogni scusa per non farlo. Una voce interiore mi diceva 'Vado fuori, la rete è qui vicino, ne parlo con gli amici e la prepariamo meglio'. Mi sono detto 'No, mia figlia ha firmato la mazza con un pennarello nero, sono anni e anni che preparo questa azione'. Ho avuto quaranta minuti di campo libero. Gli aerei erano lì in riparazione, dovevano installare il nuovo sistema di comunicazione della NATO, chiamato Orange Jumper System. Consisteva in un computer e una televisione piccolina che stavano lì, per terra, io li ho presi a mazzate. Poi, usando il loro scotch, ho attaccato tanti disegni di bambini, scrivendo per terra con il gesso 'non più pronti per la prossima guerra'. Intanto io stavo lì, facevo yoga sulla testa e suonavo il mio flauto e sono arrivati gli operai, era la loro ora di lavoro. Un operaio è sceso in mensa e ha detto 'sapete che c'è un elfo sopra l'aereo?' Gli altri pensavano che scherzasse".

Cuore, parabola e martello

A Niscemi invece? "L'azione di Niscemi l'ho pensata tre giorni prima, stavo in silenzio non parlavo, scrivevo sui bigliettini così l'azione rimaneva segreta. Era l'11 novembre, San Martino, che mi ispira perché è stato obiettore militare, aiuta i poveri ed è patrono dei pellegrini".

Siamo nel 2015, dieci anni dopo le mazzate agli F-16, Turi entra in azione la mattina presto, dopo aver verificato con il cannocchiale. Con sé ha soltanto un martello, un paio di pinze e il disegno della nipote di due anni in cui è raffigurato un cuore. Taglia la rete, sale la scaletta che porta alla parabola, poi si arrampica fino in cima e la prende a martellate.

Rimane lì, legato alla parabola, per tutta la notte. "Era facile passare e volendo avrei potuto fare anche altre azioni di sabotaggio. Sono rimasto in cima, tagliuzzando con le pinze pezzi di parabola e buttando giù i pezzettini. Poi è arrivato il comandante della base di Sigonella e io ho rotto una luce di avvistamento rischiando che ci fosse alta tensione, ho fatto piccoli sabotaggi".

Chi lo ha osservato da lontano ha notato che Turi era di buon umore: "Canta, rompe lampadine e prende a martellate la parabola".

Sogni e incubi

Turi sogna molto e scrive quello che vede. Sogna di fare un lungo cammino per la pace, forse il giro del mondo, ma sogna anche la più terribile delle armi, le bombe B61-12, che presto avremo in tante basi europee. Sono atomiche di ultima generazione, progettate per essere utilizzate dai discussi F-35, aerei da bombardamento, non da difesa e quindi anticostituzionali. La nuova bomba B61-12 può essere "regolata" nella sua potenza distruttiva, un po' come si fa con il volume della radio: la sua potenza massima è almeno di 27 volte quella di Hiroshima, ma può calare fino a meno di mezzo chilotone, ovvero 20 volte inferiore alla prima atomica.

In Italia abbiamo alcuni siti produttivi per gli F-35 a Cameri e Novara, mentre a Ghedi e Aviano probabilmente abbiamo già le bombe B61-12.

Luoghi simbolici e reali, da abbattere, chissà, a forza di martellate.

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3Tecnologie2 articoli
Proletari digitaliGilberto Pierazzuoli · Tecnologie

La scissione tra lavoro e salario nel capitalismo della gig economy

Lavori menomanti, lavoretti, bullshit jobs o lavori del cavolo: un intreccio al quale il Capitale Digitale dà una veste in prima istanza proletarizzante, per arruolare gli umani alla subalternità produttiva. Le rappresentazioni vitalistiche nella società dell'esposizione e delle merci sono in presa diretta, e la presa è la morsa che il Capitale Digitale esercita sul modo di produzione, ma ancor più su quello della riproduzione e della cura.

L'automazione della produzione ha diminuito il bisogno di manodopera in certi settori manifatturieri, ma anche in quello dei servizi, della comunicazione e della informazione. Questo significa che l'incorporazione dei "saper fare" nella macchina capitalistica ha spogliato e messo a tacere quei saperi. Sostituendoli non con nuovi incarichi che le nuove produzioni hanno permesso, ma con quelli che Graeber chiamava "bullshit jobs", lavori senza senso, o lavori di merda, prodotti dalla proletarizzazione della rivoluzione digitale. Questo fenomeno rimanda a più problematiche. Di fondo, comunque, un'operazione culturale per la quale il lavoro è dispensatore non tanto del salario, ma della dignità individuale, per la quale si assiste al paradosso per il quale gli individui avrebbero bisogno di un lavoro e non di un salario. Se lavoro e salario andavano di pari passo, costituendo un assunto acquisito dell'economia classica, adesso si dà la possibilità di pensare a lavori senza salario. Vedi tutte le frange dell'offerta di lavoro in forma di stage o - in Italia - l'alternanza scuola-lavoro. Se la consistenza del salario in qualche modo corrispondeva a quel minimo indispensabile per la riproduzione della forza lavoro del singolo e dei familiari che da lui dipendevano (cibo, vestiario, abitazione e - in maniera occulta - lavoro domestico e di cura), adesso si può parlare di lavoretti: è la gig economy. Abbiamo già parlato di queste forme ossimoriche di dipendenza da indipendente, con subordinazioni a ritmi e comportamenti che sfociano nel taylorismo perfetto, con l'uso del corpo totalmente assoggettato alla logica delle piattaforme digitali (le App che controllano i percorsi, le soste, le pause dei riders o degli autisti di Uber).

L'operazione che sottomette tutto al mercato lo ha insinuato ovunque, anche là dove un tempo regnava il senso comune, il sapere collettivo, il saper fare e il saper dire di base. Queste cose, che fanno degli umani quelli che sono, sono diventate le professioni che Illich chiama menomanti, i lavori che non paiono lavori di Graeber. Ecco il coach individuale, l'addetto alle relazioni sociali, il produttore di libri o di tutorial dove si impara come comportarsi con il/la partner, come farsi il nodo alla cravatta, in definitiva ad essere uomini e donne: disposte/i e costrette/i a pagare per uno svezzamento che diventa generatore di profitti. Una varietà di tipologie anch'esse estorte al sapere comune, che non ha più tempo per allevare i figli e le figlie. È quella proliferazione di offerte che di ricco non hanno niente, perché contengono soltanto quello che era già nostro. È la proliferazione che ti profila, le innumerevoli categorie di gusto sulle quali lavora l'algoritmo di Netflix. L'apparente abbondanza di toni di colore che sembrano darti la libertà di scelta che la Cuba sotto embargo pare negare. A Cuba, se vuoi colorare le tapparelle di giallo, non hai la "libertà" di farlo, nei negozi in quel dato periodo si trova soltanto il blu. Allora i turisti provenienti dalla società dello spreco dicono che lì non c'è la libertà, perché non pensano al fatto che altrove la libertà c'è soltanto nel senso che si può scegliere, ci si può tuffare nell'esuberante mostrarsi del tripudio delle merci. Sì, ma non tutti. C'è chi non soltanto non ha la possibilità di scegliere il colore, ma non ha la possibilità di accedere a nessuna vernice, gialla o blu che sia.

L'analfabetismo di ritorno è il frutto di questo stile di vita. Dell'intrattenimento forzato reclamato dagli algoritmi del capitale. Siamo al lavoro 24/7, al consumo 24/7, in una commistione temporale che non ha ritmi riconoscibili. Non c'è più il tempo per fare qualcosa di specifico. Il tempo non basta. Il tempo viene metodicamente sottratto. Non c'è storia. Il passato non si ha il tempo di ricordarlo, non ci ricordiamo più come fare a ricordare. La vita è in diretta e il futuro è soltanto il prossimo frame, quello che l'algoritmo ha deciso.

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I piedi d'argilla dei giganti big techGinox · Cyber Bluff

L'universo informatico promuove se stesso come qualcosa di immateriale, fluttuante al di sopra del reale: rappresentazione, espansione, razionalizzazione a volte - più spesso stampella comunicativa. In ogni caso è difficile immaginare la materialità del digitale, perché questo mondo tende a celare il dietro le quinte a favore del palcoscenico. A ricondurre tutto a una dimensione più vicina alla miseria quotidiana interviene la ristrutturazione in atto di alcuni colossi del big tech. L'acquisizione di Twitter da parte del miliardario Elon Musk è divenuta una vera e propria saga contemporanea, per lo più consumata tra le contrade dell'alta finanza. E dopo che l'affare è andato in porto, la prima conseguenza è stata che metà del personale è stato licenziato in fretta e furia, con modi a dir poco raccapriccianti: una mail in cui si spiegava al dipendente che, se non fosse stato ricontattato sulla propria casella di posta aziendale, si poteva considerare licenziato. Questa operazione ha interessato un po' meno di 4000 persone, alcune delle quali sono state poi ripescate, mano a mano che l'azienda si rendeva conto di avere ancora bisogno di loro. Una dinamica che rende chiara la volontà di ribadire un rapporto di forza: tutto fluttua, tutto è fluido, ma dove va la marea lo decide l'azienda. Questa notizia anticipa di poco l'annuncio di migliaia di tagli anche tra il personale di Meta, l'azienda a cui fa capo Facebook.

Si tratta però di un'emorragia che interessa molte medie e grandi imprese del settore tecnologico americano. Amazon ha bloccato le assunzioni, mentre Stripe, una grossa compagnia di pagamenti online, ha licenziato il 14% del personale; anche strutture minori, ma più note al grosso pubblico, come Netflix e Spotify, hanno annunciato piani di ristrutturazione. Le ragioni di questa crisi sono diverse: dal boom anabolizzato della pandemia, alla generale crisi macro-economica dovuta alla guerra in Ucraina, fino alla situazione internazionale instabile.

Ma se si guarda oltre le contingenze, si intravede la crisi di un modello economico concepito per macinare la vita di carne e sangue delle persone, anche quando sul palcoscenico appaiono solo i pixel colorati di uno schermo ad alta definizione.

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Qatar, 6.500 mortiPippo Russo · Boycott

Immigrati, sottopagati, sfruttati: sono i lavoratori le vittime invisibili dei cantieri per i Mondiali 2022. Con tanti saluti alla responsabilità sociale del calcio

I Mondiali di calcio che si terranno in Qatar dal 20 novembre al 18 dicembre segnano un pesante arretramento dell'agenda relativa alla responsabilità sociale del calcio. Un'agenda che giusto negli anni più recenti ha preso a essere formulata con sforzo di sistematicità. Rispetto a questa tendenza, che in linea generale stava dando buoni risultati, Qatar 2022 rappresenta una clamorosa battuta d'arresto con rischio di compiere passi indietro.

Tutto il sangue versato

Il segno di questa controtendenza viene dallo spaventoso numero di operai morti per l'edificazione degli stadi che ospiteranno la competizione. Il numero esatto non è noto e forse non sarà mai possibile conoscerlo, ma la stima di 6.500 morti indicata dal quotidiano inglese Guardian non viene data come irrealistica. I lavoratori morti sono tutti stranieri, provenienti prevalentemente da India, Nepal, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka. E con la prospettiva di ricevere paghe da fame hanno finito per pagare loro un tributo di sangue per la costruzione degli stadi e, più in generale, per l'edificazione di ciò che il Qatar vede come la propria occasione storica. Rispetto a queste statistiche di morte si è registrata una costante tendenza a rimuovere. E laddove ciò non è stato possibile si è scatenata la corsa a sminuire. Con annesso sforzo di magnificare, come se si trattasse di grandi conquiste sociali e civili, i minimi avanzamenti in materia di legislazione sulla tutela del lavoro.

Sfratti e violenze, spazio ai turisti

Resta invece la vergogna di un paese che si regge sul lavoro degli immigrati (ben il 90% della sua popolazione) ma ciononostante continua a trattarli come cittadini di serie B. Gente che si ha persino ansia di nascondere, se non di sloggiare, come è successo tre settimane prima dell'inaugurazione della manifestazione. Quando migliaia di lavoratori stranieri sono stati sfrattati, con intervento delle forze di polizia, dalle abitazioni del centro di Doha. Con soltanto due ore di preavviso e senza che nemmeno fosse arrangiata per loro una sistemazione alternativa. I vani da loro occupati andavano affittati ai turisti del calcio, per prezzi che vanno dai 260 ai 450 dollari a notte. Un'enorme ricchezza che si rovescia su uno stato già ricco di suo, ma della quale ai lavoratori stranieri in Qatar non deriverà alcun beneficio.

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Il mondiale del cinismoPippo Russo · Boycott

Sconfitta annunciata per i diritti umani e civili, travolti dal potere dei soldi di un paese per nulla democratico

Man mano che si avvicina la data dell'inaugurazione non ci si preoccupa nemmeno più di eludere la questione dei diritti. Piuttosto la si affronta di petto per invitare a parlare d'altro, o per separare gli esseri umani fra eticamente adatti o peccatori. È il mondiale del cinismo, quello di Qatar 2022. Assegnato a un paese che per decine di ragioni non avrebbe mai dovuto vederselo conferire, ma che infine lo ha avuto in dote per la sola ragione possibile: la forza schiacciante del denaro, cioè l'unico linguaggio che a qualsiasi latitudine (dal globale al locale) i governanti del calcio siano in grado di intendere.

Per certo lo intende benissimo il capo del calcio mondiale, l'avvocato italo-svizzero Gianni Infantino che per una serie di fortunate (e forse nemmeno tutte causali) circostanze si è trovato a presiedere la Fifa. E sarà per il fatto che in patria è finito sotto inchiesta per una questione di incontri segreti con l'ex procuratore generale della confederazione svizzera, Michael Lauber, e che in conseguenza di ciò ha deciso nei mesi scorsi di trasferire la residenza per sé e la famiglia proprio in Qatar, è andata a finire che a due settimane dal calcio d'inizio della competizione lo stesso Infantino ha lanciato attraverso il sito ufficiale dell'organizzazione un messaggio imbarazzante. Ha infatti sollecitato le federazioni dei paesi partecipanti al mondiale affinché, a loro volta, invitino calciatori e staff tecnici a parlare soltanto di calcio, senza lasciarsi coinvolgere nella discussione di altri temi. Ciò che, oltre a voler perpetuare l'irreale immagine di un mondo del calcio avulso dal resto della società, pone definitivamente la Fifa in posizione di complicità con un regime che fa del rispetto dei diritti umani una variabile men che dipendente, assolutamente marginale rispetto agli obiettivi di realizzare la propria politica di potenza e di rimarcare una posizione dominante nell'economia globale del segmento Sport & Entertainment.

I primi a essere pienamente consapevoli di questo stato delle cose sono l'emiro e la sua cerchia che governa il minuscolo emirato proiettato per un mese al centro dell'attenzione mediatica. Di quella cerchia fa parte anche Khalid Salman, ex calciatore che all'età di 60 anni è diventato ambasciatore del Qatar per i mondiali. Intervistato dall'emittente tedesca ZDF l'ambasciatore non ha avuto remora alcuna a definire haram ('peccato') l'omosessualità, per poi passare a etichettarla come "un problema mentale". A quel punto i suoi assistenti alla comunicazione sono intervenuti per interrompere l'intervista, senza evitare però che la frase diventasse patrimonio di questa gigantesca infamia che è la kermesse calcistica celebrata nel posto sbagliato e in un momento storico particolarmente delicato.

Si torna al punto: la questione dei diritti non è dirimente per gli organizzatori, siano essi locali o internazionali. E se si arriva a parlarne in termini minimizzatori, se non addirittura con atteggiamento infastidito, significa che chi si fa portatore di una visione dei diritti umani come tema non cruciale ha compreso di aver guadagnato terreno. Barattarli in un contesto di scambio che assegna il primato alla ragione economica ha cessato di essere un tabù.

(P.R.)

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Carne da cantiereMihir Vasavda · Boycott

Emigrati da regioni poverissime, hanno trovato la morte nel ricco paese del Golfo. Un giornalista indiano ha ricostruito alcune delle loro storie, tragicamente simili.

di Mihir Vasavda/Indian Express, da Il Post

In vista dell'inizio dei Mondiali di calcio in Qatar, Mihir Vasavda, giornalista del quotidiano indiano in lingua inglese Indian Express, ha ricostruito le storie di nove operai morti nel paese arabo, la maggior parte dei quali provenienti da India, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal, mentre erano impiegati nella costruzione di alcune delle tante infrastrutture richieste per ospitare la manifestazione. Per farlo ha rintracciato in varie zone dell'India le loro famiglie, che hanno raccontato storie con molti tratti comuni.

Per organizzare i Mondiali di calcio il Qatar ha avuto bisogno di manodopera dall'estero, fatta arrivare in massa da alcune delle zone più povere del mondo, e quindi a basso costo. In questo modo migliaia di operai sono stati ridotti di fatto a condizioni di schiavitù fin dal loro arrivo nel paese. Le testimonianze raccolte da Vasavda raccontano tante sfaccettature della stessa storia, spesso accomunate da inganni, sfruttamenti e totale noncuranza delle vite umane. Sono nove ma riassumono quelle che sono state le condizioni di migliaia di lavoratori nel corso degli ultimi dieci anni.

Rajendra Prabhu Mandaloji, carpentiere di quarant'anni, raggiunse il Qatar nel 2016 attratto dalla promessa di un salario mensile di 2.700 riyal - l'equivalente di circa 700 euro - che sarebbe servito a saldare i debiti che la sua famiglia aveva in India. La moglie rimasta vedova ha spiegato però che il marito si rese conto che qualcosa non andava già al suo arrivo a Doha, quando scoprì che non c'era nessuno ad aspettarlo o perlomeno a condurlo verso i luoghi in cui avrebbe vissuto e lavorato. Successivamente gli fu presentato il suo vero contratto di lavoro, che prevedeva una paga di mille riyal, meno della metà dei 2.700 precedentemente pattuiti.

Le dure condizioni di lavoro, il salario inferiore a quello promesso - non sufficiente alle sue esigenze - e la lontananza forzata da casa portarono Mandaloji al suicidio, scrive Vasavda. La moglie lo venne a sapere da una chiamata di un collega indiano in Qatar: "Dopo la sua morte i datori di lavoro ci chiesero di pagare 500mila rupie (più di 6mila euro) per trasportare il corpo in India. Alla fine dovette intervenire l'ambasciata".

C'è poi la storia di Jagan Surukanti e Akhilesh Kumar, entrambi idraulici, rispettivamente di 32 e 22 anni. Stavano posando un tubo di drenaggio in una delle zone adiacenti allo stadio di Lusail, quello che ospiterà la finale dei Mondiali di calcio. Il 3 ottobre del 2021 Surukanti e Kumar si calarono in profondità per installare il tubo, ma la terra crollò sotto i loro piedi. Entrambi rimasero sepolti e morirono, come riportato nei referti, per «asfissia traumatica». Le famiglie lo vennero a sapere indirettamente da alcuni conoscenti e ricevettero le salme dopo oltre un mese. Ora hanno intentato causa in Qatar contro le società appaltatrici e chiedono risarcimenti.

Un anno prima, nel 2020, Abdul Majid era morto per cause che ancora oggi non sono state comunicate. Aveva 56 anni, era autista di mezzi pesanti, aveva lavorato in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti e nel 2014 si era trasferito in Qatar, dove la richiesta di autisti era molto alta, vista la quantità di cantieri aperti. I suoi familiari sostengono che non avesse grossi problemi di salute e furono quindi colti di sorpresa quando una chiamata di un supervisore li informò dell'avvenuta morte. Da allora sono passati due anni e la famiglia non ha ancora ricevuto né una spiegazione adeguata né alcun compenso, se non 125.000 rupie (circa 1.500 euro) per due mesi di stipendi arretrati.

Faceva l'autista anche Hardaljit Singh, 25 anni, che nel giugno del 2015 morì in un incidente stradale a Doha. La famiglia lo seppe una settimana dopo e aspettò più di un mese per avere il corpo. E riuscì ad averlo solo perché un loro conoscente fu in grado di occuparsene raccogliendo i soldi necessari a sbrigare le pratiche e garantire i trasporti. I datori di lavoro se ne disinteressarono completamente, ha raccontato la moglie, e non hanno mai comunicato nulla a riguardo.

La famiglia di Rada Chinna Ramoji, addetto alle pulizie morto a quarant'anni per arresto cardiaco, è l'unica ad aver ricevuto un qualche tipo di risarcimento fra quelle raggiunte da Vasavda: ma solo perché, prima di partire, Ramoji aveva stipulato una polizza assicurativa sulla vita valida per l'India. Nel 2014 era stato costretto ad accettare una delle tante offerte di lavoro provenienti dal Qatar perché senza alcuna fonte di reddito, e una moglie e due figli a carico. Passò sette anni lavorando dodici ore al giorno per un massimo di 15.000 rupie, circa 180 euro. Il 25 gennaio del 2021 stava aspettando l'autobus per tornare al suo alloggio quando ebbe l'infarto che ne provocò la morte.

Soltanto nel 2020 - cioè a grandi opere quasi terminate - il governo qatariota ha approvato una riforma del lavoro volta a migliorare le condizioni di vita dei circa due milioni di lavoratori migranti impiegati nel paese. Da allora agli operai è consentito lasciare o cambiare il posto di lavoro senza il permesso della propria azienda, come accadeva in precedenza secondo il sistema locale della kafala. È stato inoltre riconosciuto loro un salario minimo mensile di 1.000 riyal (circa 230 euro) e ad altre piccole forme di indennità aggiuntive.

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Frontex, vergogna europeaLuca Rondi · Attualità

Emerse gravi illegalità dell'agenzia che "gestisce" le frontiere. Ma i respingimenti continuano in spregio dei diritti umani.

di Luca Rondi, via Altreconomia

Frontex, l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea, ha coperto centinaia di respingimenti illegali ai confini esterni dell'Unione e al suo interno ha ostacolato chi voleva denunciare queste pratiche. Il rapporto dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) sull'Agenzia, che aveva portato nell'aprile 2022 alle dimissioni dell'ex direttore esecutivo Fabrice Leggeri, è stato reso pubblico a metà ottobre 2022 dal settimanale tedesco Der Spiegel, testata che con le sue inchieste aveva dato avvio proprio all'indagine dell'Olaf sull'operato di Frontex. E martedì 18 ottobre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (con 345 voti favorevoli, 284 contrari e otto astenuti) contro la cosiddetta "procedura di discarico" del bilancio dell'Agenzia, ovvero una valutazione ex post che ha l'obiettivo di monitorarne l'attività degli anni precedenti (in questo caso del 2020).

"Un segnale importante ma dalle conseguenze solo politiche: l'Agenzia purtroppo continuerà a fare quello che ha sempre fatto e di certo questo voto non bloccherà le sue attività - spiega Laura Salzano, dottoranda in Diritto europeo dell'immigrazione presso l'Università di Barcellona. Così Frontex continua a poter utilizzare il suo ampio budget nonostante la votazione degli eurodeputati".

Un bilancio che per il 2022 ammonta a 754 milioni di euro: un aumento di più del 100% rispetto al 2006, il primo anno di piena operatività dell'Agenzia e che continuerà a crescere fino a toccare i 5,6 miliardi di euro entro il 2027 come ricostruito anche nel libro "Respinti" pubblicato da Altreconomia. Scorrendo il report di 123 pagine dell'Olaf emergono chiaramente le lacune nei meccanismi di denuncia di situazioni di violazione dei diritti umani delle persone coinvolte nell'attività dell'Agenzia e come queste non siano emerse in precedenza per motivi politici. In altri termini le istituzioni europee hanno fatto finta di nulla perché l'obiettivo perseguito da Frontex, "chiudere" le frontiere, doveva essere raggiunto a qualsiasi costo.

L'Agenzia oggi è ancora attiva sulle frontiere dove i respingimenti sono proseguiti sistematicamente. E la scusa del "se c'è Frontex si rispettano maggiormente i diritti umani" vacilla ancora di più. Fa poi riflettere che il rapporto Olaf, chiuso nel febbraio 2022, sia rimasto per mesi inaccessibile anche agli stessi parlamentari europei e che solo la sua pubblicazione da parte di alcuni quotidiani e Ong abbia portato l'assemblea di Strasburgo a votare nuovamente il discarico sul bilancio di Frontex e a parlare apertamente di quanto successo.

Il libro: "Respinti"

I migranti forzati nel mondo sono oltre 100 milioni: sono in fuga da povertà, guerre, violenze, in cerca d'una vita migliore. L'Europa "democratica", Italia compresa, ha però chiuso occhi e frontiere, delegando ai Paesi terzi il "lavoro sporco", rinnegando i diritti umani, disseminando le rotte di ostacoli.

Che cos'ha in comune Madina, bambina afghana, con il giovane curdo Abdul o con Awira, donna siriana? Sono tutti "respinti", persone che la ricca Europa ha relegato ai margini dei propri confini e della storia. Questo libro non si limita a spiegare il significato di parole cupe, come "respingimenti", "riammissioni", "confinamenti", ma ricostruisce con pazienza - dati alla mano e storie nel cuore - i tasselli della "strategia" che i Paesi Ue, Italia in primis, hanno adottato, nel silenzio dei media, per difendere le "sporche frontiere" di mare e di terra. La negazione del diritto di asilo, la vergogna dei campi, la violenza costantemente praticata nei confronti di persone inermi, costrette a vivere sospese e in condizioni inumane, a rischiare la vita nelle traversate, tra le dune, le onde, i boschi, la corrente dei fiumi e il filo spinato. Una decisa denuncia delle ipocrisie dei governi e delle istituzioni europee (inclusa l'Agenzia Frontex), pronti ad accogliere gli ucraini, applicando un odioso "due pesi e due misure". Una nota di speranza grazie all'impegno delle Ong e dei "solidali", singoli od organizzati.

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Infedeli a don MilaniClara Baldasseroni · Attualità

A colloquio con Edoardo Martinelli, allievo del priore di Barbiana e autore di* Pedagogia di don Lorenzo Milani, *che sarà presto in libreria.

Abbiamo incontrato Edoardo Martinelli mentre sta chiudendo la riedizione del suo testo, presto in libreria, che ha un sottotitolo impegnativo "Aderenza tra la parola e il pensiero". Ecco come ha risposto alle nostre sollecitazioni.

La riedizione di questo libro è il frutto di una reinterpretazione del pensiero pedagogico e della pratica di insegnamento che il priore aveva sviluppato alla scuola di Barbiana. Mi ricordo che prima di morire disse queste parole: "rimanere fedeli a un morto è il massimo dell'infedeltà" invitandoci in futuro a essere anche un po' infedeli per continuare il nostro percorso in maniera indipendente. Ed è stato giusto, soprattutto osservando che la società del tempo, a prevalenza contadina, è oggi molto cambiata in senso globalizzato.

Qual è il significato di conoscenza per don Milani?

Don Milani partiva dalla motivazione - interesse di tutto il gruppo classe in quel momento, e dedicava tutto il dovuto tempo alla riflessione, veicolando i contenuti che emergevano verso la realtà del tempo presente. Proseguiva in modo da far scaturire delle discussioni spontanee; credeva fortemente, come anche altri educatori del suo tempo da Piaget a Montessori, che il ragazzo in sé avesse delle risorse. Teneva sempre presente la "cultura informale" posseduta dal ragazzo, che traeva origini dalla provenienza, dalla condizione economica, dalle risorse familiari. Era un educatore che non pianificava tutto a monte ma programmava in itinere e impostava la lezione in modo dialogico rendendo l'allievo protagonista.

Puoi farci qualche esempio?

Don Milani aveva ideato la tecnica della scrittura collettiva, che io oggi definirei come la sintesi di un processo. Dopo aver letto insieme ed aver acquisito conoscenza circa l'argomento, ognuno scriveva la sua opinione circa un fatto. Rimesse insieme secondo un nesso logico comune così costruivamo le nostre regole e le nostre parole, non allineandosi od omologandosi, ma tendendo verso una verità, un'oggettività. La scrittura collettiva rappresentava una palestra di democrazia, e si diceva: "finché l'ultimo non va avanti, nessuno va avanti". Quando un ragazzo sapeva leggere e interpretare l'articolo di fondo del giornale, se sapeva cioè adattare i contenuti scolastici ai contesti di vita reale era, per così dire, "abilitato".

È ancora attuale il metodo don Milani?

Fino agli anni Novanta si parlava ancora di didattiche alternative, come quella attiva di Gianfranco Zavalloni o come quella di Mario Lodi. Oggi tutta la scuola pare ritornata a logiche gentiliane, basti pensare al neonato Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Intanto voi l'avete attualizzato con "Barbiana 2040", un progetto dedicato ai nativi digitali.

Si tratta di una rete di scuole che da qualche anno lavora e riflette analizzando la realtà del "nativo digitale". Bambini accuditi sempre più da "tate display" (computer, televisione, smartphone) arrivano all'apprendimento con prerequisiti fragili e con logiche spazio temporali differenti rispetto alle generazioni precedenti. Si abituano a una forma alienante che non insegna niente, ma che li isola e gli impedisce di riflettere. Incontrarsi insieme nelle scuole, ragionarne, è un primo passo verso la risoluzione del problema.

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7Convivenze3 articoli
C'era una volta una gattaTroglodita Tribe · Convivenze

Sono milioni nel mondo gli animali che muoiono investiti dalle nostre auto. A Gela una targa ricorda la piccola Freedom e le altre vittime della strada.

Poco più di un anno fa, sulla strada statale Gela-Licata, nei pressi della rotonda all'angolo con via Venezia, una gattina incinta è stata investita ed è morta dopo lunghe ore di agonia, nella solita indifferenza. Il suo nome è Freedom e la sezione Oipa di Gela, in questi giorni, ha deciso di porre, proprio in quel luogo, una targa dedicata alla sua memoria e a tutti i randagi vittime di investimenti. A quanto riferiscono le volontarie che la seguivano, era una micia serena che conduceva la sua esistenza adattandosi alle difficoltà della vita di strada. Il nome che le è stato dato, Freedom, ricorda proprio il suo desiderio di vivere libera, di voler stare in strada.

Commemorarla con una targa è stato davvero un bel gesto perché i monumenti che rappresentano animali come soggetti e non come accessori (come ad esempio i numerosi monumenti equestri), sono pochissimi e quindi, anche solo una targa con il suo nome e una dedica scritta espressamente per lei che è morta proprio in quel luogo, assume una notevole importanza, attira l'attenzione, provoca una sorta di straniamento perché pone finalmente l'animale sullo stesso piano di noi umani. Una targa commemorativa per una gattina morta sulla strada, per Freedom che viveva libera tra di noi, ci permette di sentirla ancora come dovremmo sentire tutti gli animali che abbiamo intorno: ovvero come parte integrante delle nostre comunità, la cui perdita genera un lutto, un momento di sconforto, un attimo di raccoglimento. La targa ci dice che gli animali liberi sulle strade non sono solo degli scarti, degli individui sfortunati e disgraziati da catturare e rinchiudere, ma, più semplicemente, dei terrestri come noi che cercano di resistere alle difficoltà dell'esistenza. La sua morte brutale, avrebbe forse potuto essere evitata, se solo qualcuno si fosse fermato a prestarle il dovuto soccorso.

Gli animali morti sulla strada a causa di investimenti sono tantissimi, tanto che, nel mondo, è stato coniato l'apposito termine "ROADKILL" per definire questo dilagante fenomeno. È quasi impossibile avere dati certi sul numero di vittime: si parla comunque, ogni anno, di 194 milioni di uccelli e 29 milioni di mammiferi. Sono gli animali che vediamo spesso a terra quando ci spostiamo in automobile, a cui dedichiamo pensieri di un secondo passando via veloci. Se vi capita di passare sulla statale Gela-Licata, fermatevi nei pressi della rotonda all'angolo con via Venezia e lasciate un fiore, un pensiero o un sorriso a Freedom ricordando la sua vita libera.

A Braunschweig in Germania, c'è un monumento dedicato ai gatti di strada che ritrae una decina di gatti liberi nelle loro movenze più classiche: velocità, bellezza, agilità, scatto, aggressività, giocosità, mistero e quel loro infilarsi ovunque, nascondersi ovunque. Non sono simboli di nulla, se non di loro stessi: compagni felini di un'umanità sempre più metropolitana alla quale continuano inesorabilmente ad adattarsi con intelligenza, leggerezza e grazia.

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Da Palermo a Firenze il cipresso di MontezumaValentina Nicastro · Mille Foglie

Taxodium mucronatum: non è un farmaco, ma uno splendido albero, anche detto "cipresso di palude messicano" o "cipresso di Montezuma". Il vocabolo Taxodium deriva dalle parole greche taxos, ossia tasso, ed eidos, aspetto, in riferimento alla somiglianza delle foglie del cipresso di Montezuma con quelle del tasso. Si tratta di una specie arborea diffusa allo stato spontaneo nel Messico e nel Texas sud-occidentale, che può superare i 30 m di altezza. Presenta una chioma ampia e irregolare sostenuta da un grosso tronco ricoperto da una corteccia di colore grigio chiaro. È una pianta ornamentale apprezzata per la rapida crescita e la bellezza della chioma. Il suo legno, leggero e facilmente lavorabile, è usato in lavori di carpenteria e per costruzioni di varia natura; inoltre, la sua idroresistenza lo rende adatto alla realizzazione di parti che devono stare a contatto con l'acqua.

Per ammirare un esemplare di questa specie non è necessario prendere l'aereo: basta recarsi al Giardino dei Semplici a Firenze, più conosciuto come Orto botanico, dove tra tanti esemplari verdi presenti da secoli, in un angolo nascosto e quasi appartato, troverete un Taxodium mucronatum circondato da un laghetto. È la stessa curatrice dell'Orto, Giulia Torta, a raccontarne la storia. L'albero, o meglio il seme che gli avrebbe dato origine, venne regalato al Giardino dei Semplici di Firenze dall'Orto Botanico di Palermo circa 170 anni fa. Germogliato, diede origine al gigante che oggi ha raggiunto la poderosa circonferenza di 6,98 metri, e che costituisce un primato - in Italia - per questa specie.

Oggi l'Orto Botanico di Palermo ha comunicato al suo omologo di Firenze di essere rimasto privo di alberi di questa specie, dunque sarebbe il caso che l'Orto di Firenze, a distanza di 170 anni, ricambiasse la gentilezza. Merita davvero passare un pomeriggio nel Giardino dei Semplici, uno tra i più antichi di Firenze, dove sarete accolti da alberi secolari e specie arboree meravigliose.

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L'orrore degli animali astronauti per forzaRestiamo Animali · Restiamo Animali

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È stato da poco celebrato, con cordoglio e angoscia, il 65mo anniversario del vigliacco invio nello spazio della cagnolina Laika a bordo della capsula spaziale Sputnik 2. Era il 3 novembre 1957 e la cagnolina era stata imbarcata con cibo e acqua, ma c'era un particolare: il viaggio non prevedeva ritorno. Alcune fonti sostengono che sia vissuta solo poche ore e che sia morta d'infarto per il terrore o per un malfunzionamento del sistema di refrigerazione: in sostanza bruciò viva. Quella volta furono i russi, ma tutte le agenzie spaziali del mondo hanno inviato animali nello spazio, senza il loro consenso: cani, gatti, scimmie e persino tartarughe.

Oggi ci procura grande sgomento una notizia diffusa il 3 novembre scorso dal South China Morning Post: "La Cina proverà a far accoppiare scimmie nello spazio". "Esperimenti simili - sostengono i sedicenti scienziati - aiuteranno a migliorare la nostra comprensione dell'adattamento di un organismo alla microgravità e gli altri contesti nello spazio". Massimo Filippi, filosofo antispecista, ricordò in un suo articolo del 2019 come le spedizioni spaziali siano state considerate da sempre come un passo fondamentale verso la liberazione degli uomini dalla prigione terrestre, dunque verso la liberazione dal fardello del nostro corpo animale: sono operazioni che negano la nostra animalità che consiste soprattutto nel radicamento con il territorio. Costringere con la forza e la violenza una creatura vivente, una creatura animale, alla sfida di sopravvivere oltre l'atmosfera terrestre è forse la più insuperabile tra le tante violenze che agiamo continuamente sui non umani. "Laika - scriveva Filippi - ha inaugurato la retorica del benessere animale, quella secondo la quale è benessere se ti condanno a morte ma prima ti tratto bene o fingo di trattarti bene. Ci basta guardare una delle oscene fotografie che ritraggono Laika che si abbandonava agli abbracci letali dei suoi addestratori, coloro che avevano già pianificato la sua morte".

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Laurearsi in carcereFuori Binario · Attualità

Rinnovato l'accordo fra la Regione e gli atenei toscani. Più di quattrocento gli immatricolati nello scorso triennio.

Studiare e laurearsi mentre si sta scontando la pena prevista dalla legge. Questa opportunità, avviata in Toscana da oltre vent'anni, si rinnova e si potenzia: è stato infatti firmato il nuovo accordo triennale per le attività del Polo Universitario Penitenziario della Toscana.

Grazie a questo patto potrà proseguire la collaborazione esistente tra la Regione, le Università toscane (Atenei di Firenze, Pisa, Siena e Università per stranieri di Siena), il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria e la Regione, che contribuirà con 120.000 euro.

In Toscana le persone detenute sono oltre 3.000, mentre altre 7.000 scontano la pena all'esterno del carcere. Ben diecimila potenziali studenti per le università toscane. Il trend di partecipazione è in costante crescita: nell'ultimo triennio, nonostante le limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria, gli immatricolati sono stati oltre 400, con un record di 151 nell'anno accademico 2020-2021.

L'area degli studi di scienze politiche e umanistici e della formazione è la più richiesta, ma negli ultimi anni è cresciuta la presenza anche nelle discipline economiche e nelle scienze naturali, fisiche e matematiche. Complessivamente nell'ultimo triennio gli studenti hanno sostenuto quasi 850 esami (record di 259 nel 2021) mentre 15 sono stati i laureati, 6 a Firenze e Siena e 3 a Pisa.

L'esperienza dell'Università per i detenuti è partita a Firenze nel 2000, poi nel 2003 si è allargata Pisa e Siena. Nel 2010 le tre Università si sono consorziate, con il supporto della Regione. Infine nell'ottobre 2017 è stato firmato per la prima volta l'Accordo di Collaborazione tra il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, la Regione Toscana e le Università.

Tra le novità dell'accordo, l'impegno a promuovere la creazione di sale studio e luoghi funzionali ai colloqui con gli studenti negli istituti, e ancora l'impegno a sviluppare un polo bibliotecario universitario. Ogni singola Università organizza e gestisce in autonomia i propri percorsi formativi. Una segreteria regionale, che ha sede presso l'Università di Firenze, svolge un ruolo di coordinamento e supporto. Le Università garantiscono la didattica per tutti i corsi di studio attivati, compatibilmente con le risorse logistiche offerte dai singoli istituti penitenziari, impegnando personale docente e amministrativo secondo le necessità e adottando metodiche formative flessibili.

Si tratta di un incontro particolare, quello tra Università e carcere, dove la prima è costretta a rivedere completamente la gestione degli spazi e dei tempi, dovendosi rendere disponibile a entrare in contatto con lo studente nei tempi e luoghi stabiliti dall'amministrazione penitenziaria.

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Al capitalismo non piace la liberazione animaleAssemblea Antispecista · Intersexioni

di Assemblea Antispecista per Intersexioni

SHAC, ovvero Stop Huntingdon Animal Cruelty, è stata una delle più importanti campagne per la liberazione animale.

Nel 1999 viene girato un video sotto copertura nei laboratori della Huntingdon Life Science (HLS), il più grande laboratorio di vivisezione europeo, che mostra il personale maltrattare e prendere a pugni alcuni beagle. Allora un gruppo di attivistə, che avevano già partecipato con successo ad altre campagne, inizia una lotta per ottenere la chiusura di HLS.

Per raggiungere lo scopo, target della campagna sono stati non solo HLS e i suoi dipendenti, ma tutta una serie di obiettivi secondari. L'idea è di mettere sotto pressione aziende e finanziatori che hanno un legame con HLS, facendo terra bruciata attorno a loro e ottenendo così una serie di importanti successi.

SHAC ha lottato per mettere in crisi un sistema che sembrava intoccabile, e, riuscendoci, è diventata non solo la campagna di liberazione più importante, ma anche quella che ha subito la maggiore repressione da parte dello Stato e del sistema capitalistico. Non si poteva permettere che un gruppo di lotta riuscisse a incrinare un modello come quello capitalista: così lo Stato americano ha inasprito le sanzioni penali, approvando l'Animal Enterprise Protection Act e trasformando le lotte contro le aziende di sperimentazione animale in atti di terrorismo.

Uno dei problemi di questa repressione è stato il fatto che molti attivisti sono stati condannati non per aver commesso dei reati, ma per aver partecipato a questa campagna, un evidente problema riguardo alla libertà di espressione. Si inaugura un modello che verrà utilizzato contro altri gruppi di lotta.

La storia di SHAC è raccontata in un bel documentario, The Animal People. È da vedere, perché ci fa capire che quando si hanno obiettivi chiari e si pianifica e adotta con perseveranza una strategia, si riescono ad ottenere risultati rilevanti nelle lotte sociali e di liberazione.

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Rolland, un pacifista controcorrenteRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle

Nella primavera del 1911 anche Firenze celebrava il cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia con una serie di iniziative nell'ambito dell'Esposizione universale. Niente faceva presagire che appena tre anni dopo l'Europa sarebbe caduta nel baratro della Grande guerra.

In quell'aprile arrivò in città il grande scrittore e drammaturgo Romain Rolland, da poco nominato direttore della sezione musicale dell'Istituto francese di piazza Ognissanti. Il suo rapporto con Firenze era iniziato alcuni anni prima, quando era diventato uno degli autori di maggior spicco della rivista culturale La Voce di Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini.

Rolland era uno dei pensatori più liberi dell'epoca, e come tale dava spesso fastidio. Non mancò di farsi sentire anche quando la guerra scoppiò, cercando di risvegliare le coscienze degli intellettuali europei, in particolare quelli tedeschi. Scrisse un manifesto pacifista destinato a entrare nella storia, Au-dessus de la mêlée (Al di sopra della mischia), nel quale accusava gli intellettuali europei di essere colpevoli di quanto stava accadendo, perché non si erano messi alla ricerca della verità ma avevano giustificato la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. I toni fortemente antimilitaristi del suo appello, inconsueti per l'epoca, sollevarono l'ira dei tedeschi e dei francesi, specie quando si spinse ad accusare il suo stesso Paese d'aver diffuso false notizie contro il nemico. Fu criticato, attaccato, in alcuni casi persino deriso, ma nel 1915 si prese una straordinaria rivincita, vincendo il premio Nobel per la letteratura per "aver dimostrato con lucidità e passione l'insensatezza delle atrocità belliche".

Convinto pacifista e antifascista, Rolland avrebbe dedicato il resto della sua vita a un credo umanitario di pace, adoperandosi per elaborare, soprattutto in campo teatrale, un'arte "per il popolo". Una lapide sulla facciata dell'hotel Berchielli, di fronte al Ponte Vecchio, ricorda la sua permanenza in città.

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La città più bella del mondoFraska · Il racconto

Moti interiori di un senza dimora

Piccioni beccano cemento in cerca di briciole mentre uomini si beccano briciole di cemento. Il cemento becca tutti. Tutti si beccano nella grottesca giostra della città più bella del mondo.

Al margine della strada Ale si guarda intorno, poi chiude la tenda in cui dorme all'angolo del giardino. Boia che notte! Un freddo maledetto nelle ossa che quasi viene da ringraziare l'effetto serra sennò era peggio, ma alle quattro di mattina l'umidità dell'Arno ti mangia l'anima anche se sei ateo - porco il duce!

Bisogna sbrigarsi a levare le tende: letteralmente, perché gli spazzini, dal comune, hanno avuto l'ordine di gettare via anche i sacchi a pelo di chi dorme per strada. C'è rischio, ad essere troppo leggeri, che buttino via anche te per sbaglio. Quindi tocca alzarsi presto per non passare da rifiuto. Tanto già ci trattano da rifiuti, che viene la voglia di buttarsi via da soli e in culo tutti quanti.

La sera prima un fiume di persone aveva attraversato la via: turisti, acquirenti, clienti, passanti e, di nascosto, anche una festa con musica e danze, lasciando Ale spossato e confuso. Ma niente paura! Sembra che ai piani alti si stiano muovendo svelti per evitare incidenti del genere. Il governo vieta questo tipo di assembramenti, anzi dà l'idea che stia per vietare ogni tipo di assembramento. Che ne sarà delle care file alle poste e del pigia pigia sugli autobus? Ale sorride dentro di sé, ma sa bene chi sarà colpito da questo provvedimento. Ha già perso il lavoro una volta per l'aver troppo scioperato con i suoi compagni, per essersi troppo esposto, ed ecco il risultato: una vacanza a tempo indeterminato nei giardini del centro!

Allora meglio levare via la tenda, levarsi proprio dai coglioni prima che qualcuno ti noti troppo. Ora i primi bar e le botteghe stanno aprendo. Si avverte il malcontento nell'aver avuto per vicino un ospite indesiderato, uno che la mattina non paga neanche il caffè e, se lo fa, pretende di andare al cesso, "il piccolo figlio di troia".

Meglio cacare altrove, oppure ovunque... questa città bellissima dà tanti spunti. La si potrebbe fare su dal piazzale Michelangelo fino alle Murate, o inondare il fiume e portare a giro il tutto gridando: "mi sono liberato!". La libertà è sempre una bella parola, anche quando passa per le budella.

Ci si potrebbe liberare sul Palazzo Vecchio e smerdare i turisti fino al Duomo o magari, chissà, Santa Maria Novella. O sul pretestuoso decoro che i cittadini bene si tengono stretti, chiudendo gli occhi ad ogni passo per non contraddirsi, senza buona fede.

Mentre Ale si riprende dai suoi sogni (e moti intestinali) si accorge, però, che ormai il camion dei rifiuti è passato e con esso i suoi pochi averi. Hanno lasciato solo la merda, in effetti.

"Beh!", riflette, "Questo è il prezzo per vivere nella città più bella del mondo!"

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Cento anni dalla parte giustaGiuliana Mesina · Fuori Scaffale

Noi di Fuori Binario ci teniamo, prima che termini l'anno, a ricordare una delle importanti ricorrenze di questo 2022, i cento anni dalla nascita di Beppe Fenoglio, scrittore partigiano, senza la "e" di congiunzione in mezzo, come lui stesso chiedeva di essere ricordato.

Il libro che abbiamo scelto per onorare il grande scrittore è Una questione privata: per molti è sicuramente una rilettura, magari un ricordo scolastico, ma la riteniamo un'opera preziosa, un piccolo gioiello di umanità e valore, di giovinezza e idealità, di grandi speranze e grande Resistenza, un romanzo sul senso del vivere e del sopravvivere, fra amore, delusione e paesaggio.

Ci sono infatti le Langhe, grandi protagoniste della vicenda, con il fango e la nebbia che protegge e insidia allo stesso tempo, c'è il jazz, la musica americana tanto amata dall'autore, ci sono i libri e l'amore non detto, lasciato ai margini di una sfida più grande, ci sono le corse disperate e le missioni impossibili, l'amicizia e il tradimento, e la solitudine di un partigiano descritta con la fedeltà di una fotografia.

Pubblicato postumo dopo la morte prematura dell'autore, Una questione privata è ormai diventato un libro cult, un classico non solo della letteratura resistenziale, ma della letteratura italiana in generale. Privo di retorica, dallo stile asciutto e tuttavia profondamente poetico, soprattutto nelle descrizioni e nel ritmo, è un libro che tutti, ma in particolare i giovani, dovrebbero leggere e rileggere: l'antifascismo non è solo impegno pubblico, ma è soprattutto una dimensione interiore, privata, sentimentale, come lo era per Milton, che nel bel mezzo della sua lotta partigiana trova nell'amore impossibile per Fulvia il suo moto perpetuo verso la libertà.

Il romanzo di formazione necessario a guardare dalla parte giusta, oggi come allora.

Beppe Fenoglio, Una questione privata, Einaudi 2014

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Sobri e solidali: così ci sosteniamoAlessandra Anguillesi · Se hai, hai per dare

di Alessandra Anguillesi per Mag Firenze

Mag Firenze persegue con rigore il tasso zero. Pertanto l'attività di concessione dei prestiti non viene retribuita.

Una delle prime leve di sostenibilità della cooperativa, sul lato dei costi, è rappresentata dalla sobrietà gestionale.

La sede della Cooperativa è collocata nel quartiere periferico delle Piagge, in un edificio di edilizia residenziale pubblica. Gli spazi sono condivisi con altre realtà comunitarie, sia pur nel rispetto della privacy. Vi è una scelta critica nell'uso dei software, sempre gratuiti. Massimo il risparmio per gli articoli di cancelleria. Ogni socio è inoltre chiamato a mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze su base volontaria. Anche così si contengono i costi fissi.

All'interno della sede tutto è essenziale, ma non manca niente. La sobrietà per Mag è uno stile di vita. È un modo di interpretare noi stessi all'interno della realtà che ci circonda; per capire quali scelte fare e da che parte stare. È il presupposto di ogni pratica politica.

Il denaro non è più al centro. Al centro ci sono le persone. La sobrietà è declinata come scelta di leggerezza, capacità di sapere distinguere l'utile dal superfluo. E quanto più riusciamo ad andare verso l'essenziale, tanto più diventeremo ricchi di relazioni con uno sguardo attento verso gli altri.

Altra leva importante di sostenibilità, stavolta sul lato dei ricavi, è l'autotassazione dei soci, o contributo di partecipazione responsabile. Tutto ciò rappresenta uno degli aspetti più innovativi e radicali di Mag Firenze. È un atto di responsabilità e presa di coscienza da parte dei soci. Gli stessi, all'interno dei Nodi territoriali, sono anche invitati a organizzare occasioni per autofinanziarsi (cene, mercatini dell'usato ecc.), dando così spazio alla creatività di ognuno.

L'Associazione Verso MAG Firenze, oltre a sostenere i Nodi in tale attività, si occupa poi di raccogliere il denaro versato e di riversarlo in Mag.

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PoveroStefano · Attualità

Poesia di Stefano

Anche chi vive in maniera disastrosa Sotto d'un tetto da dove l'acqua passa Spende i suoi giorni per rincorrere qualcosa Senza mangiare, mentre il mondo ingrassa

E guarda gl'altri in festa, andare fuori A fare moda per le vie del centro Giacche firmate su camicie a fiori Per mascherare quello che hanno dentro.

Però non piange sulla sua miseria E coraggioso affronta la sua vita Che sì per lui, resta una cosa seria Fin'al momento che sarà finita

Beve di rado, non fuma sigarette Che costan troppo e fan pure male Di scarpe un paio sole ed anche strette Avute in dono il giorno di Natale

Di pasti è festa se c'è da mangiare Giusto qualcosa per sopravvivenza Non ha importanza neanch'apparecchiare Visto che in casa ha sempre fatto senza

Presto si desta per recarsi a lavorare Con la corriera perché non ha mezzi Fin a che 'l sole sta per tramontare E torn'afflitto, con la schiena a pezzi

Ma c'è una cosa che lo fa lottare Anche se povero, però pieno d'amore è la coscienza di poter sperare Che un giorno la sua vita sia migliore!

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#Luoghiamici: dove trovare il giornale?Redazione · Servizio

Una rete solidale di gruppi, realtà, associazioni, movimenti che accompagnano la crescita dei diffusori di Fuori Binario: per ridurre i costi di acquisto a loro carico, per rinsaldare i rapporti con la città, per ampliare il numero dei lettori e delle lettrici.

Hai un luogo amico da proporre? Scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.

  • Anelli Mancanti in via Palazzuolo 8
  • Casa del Popolo 25 Aprile in via del Bronzino 117
  • Centro Salute Mentale in via G. D'Annunzio 31
  • CinemAnemico in via San Romano 1, Settignano
  • Comunità delle Piagge in piazza Alpi-Hrovatin 2
  • Comunità dell'Isolotto in via degli Aceri 1
  • Csa Next Emerson in via di Bellagio 15
  • Fattoria di Mondeggi sulle colline di Bagno a Ripoli
  • Firenze Città Aperta in via delle Porte Nuove 33
  • Forimercato in via di Ripoli 96
  • Orto Collettivo in via degli Ulivi 30, Calenzano
  • Palazzuolo Strada Aperta in via Palazzuolo 95
  • Villaggio dei Popoli in via dei Pilastri 45r
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Per una decrescita felice le energie rinnovabili vanno a pedaliFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile

La decrescita è inevitabile per motivi planetari per cui bisogna decidere se subire una decrescita infelice oppure conquistare il diritto ad una decrescita felice.

Può succedere che le fabbriche i cui prodotti non servono più vengano abbandonate a se stesse con tutte le maestranze, e direi che questa è una decrescita parecchio infelice, oppure possono essere recuperate dagli operai come "Fabbrica Pubblica Socialmente Integrata" capace di produrre tutto ciò che serve da ora in avanti. Bisogna che l'amministrazione pubblica accolga come una benedizione celeste tutte queste mani capaci di costruire il futuro e che le mettano in condizione di farlo, come fecero Mattei e La Pira con il "Pignone".

Serve però un obbiettivo ideale verso cui orientare la produzione e secondo noi dovrebbe essere quello del benessere di tutte le persone e l'eliminazione della povertà. Non sarebbe difficile, basterebbe considerare che è una necessità strategica che tutti stiano bene ed allora spostare risorse dalle armi ai mezzi per resistere e combattere i cambiamenti climatici e la miseria.

Noi, che ce ne inventiamo di tutti i colori, mettiamo a disposizione di questa impresa tutte le nostre invenzioni e in particolare vi proponiamo di considerare che l'energia muscolare è tra le fonti energetiche rinnovabili la più preziosa e spesso dimenticata: si capisce il motivo, ma con il progetto in allegato si possono godere i benefici produttivi e l'emozione dell'equilibrio dinamico delle ruote in movimento.

Si tratta di usare la bicicletta per produrre energia elettrica in libertà: parecchio tempo fa vidi un allenamento ciclistico in palestra, dove l'atleta viaggiava beatamente in bicicletta su due coppie di rulli restando però fermo e perfettamente in equilibrio: è la magia dei giroscopi.

Ora possiamo mettere una dinamo sui rulli della ruota di dietro, un regolatore e una batteria, e avremo un impianto per la produzione di energia elettrica rinnovabile che funziona anche in cantina. Dotando la casa di un impianto così, potrai finalmente allenarti in casa e produrre energia, ma la cosa più ganza è che la bicicletta è libera e si può muovere a destra e sinistra per tutta la lunghezza dei rulli.

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Fuori dal tunnelRedazione · Per non perdersi

Segnalazioni alla email redazione@fuoribinario.org

Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.

PER MANGIARE

  • STAZIONE CAMPO MARTE - Ore 19.30: Ve/Sa. Ore 20.30: Lunedì. Ore 21: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa. Ore 21.30: Domenica
  • STAZIONE S.M. NOVELLA - Ore 7: Ma/Gi/Do. Ore 9.30: Mercoledì. Ore 11.30: Mercoledì
  • CARITAS - Pranzo: Lu/Ma/Me/Gio/Ve/Sa/Do. Piazza S.S. Annunziata, tel. 055282263. Via Baracca 150/e, tel. 05530609230

PER CURARSI

  • ANELLI MANCANTI - Ore 19-21: Mercoledì. Via Palazzuolo 8, tel. 0552399533
  • CENTRO STENONE - Ore 15-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 8-10: Venerdì. Via della Chiesa 66, tel. 055280960
  • L.I.L.A. TOSCANA - Ore 17-19.30: Me/Gi. Via delle Casine 12r, tel. 0552479013
  • CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE - Via dei Pucci 2, tel. 055282008
  • CONSULTORIO FAMILIARE - Via Villani 21a, tel. 0552298922
  • AUSER AMBULATORIO SOLIDALE - c/o Montedomini, via Malcontenti 6. Ore 9-12 martedì; 15-18 giovedì, tel. 3457357711

PER ESSERE ACCOLTE E VESTIRSI (DONNE)

  • PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9, tel. 055280052
  • PROGETTO SANT'AGOSTINO - Via Sant'Agostino 19, tel. 055294093
  • PRONTO DIMMI - Via del Pesciolino 11/M, tel. 055316925
  • SAN FELICE - Via Romana 2, tel. 055222455
  • CENTRO AIUTO VITA - Ragazze madri in difficoltà. Piazza San Lorenzo, tel. 055291516
  • ANELLI MANCANTI - Ore 18-20: Martedì. Via Palazzuolo 8, tel. 0552399533

PER ESSERE ACCOLTI E VESTIRSI (UOMINI)

  • ALBERGO POPOLARE - Via della Chiesa 66, tel. 055211632
  • IL SAMARITANO - Via Baracca 150/E, tel. 05530609270
  • CENTRO OASI - Via Accursio 19, tel. 0552049112
  • CASA CACIOLLE - Via delle Panche 30, tel. 055429711
  • CASA DEL MELOGRANO - Via S. Pellico 2, tel. 0552469146 - 3397798479
  • CASA SAN PAOLINO - Via del Porcellana 30, tel. 055463891 - 0552646182
  • ANELLI MANCANTI - Ore 18-20: Martedì. Via Palazzuolo 8, tel. 0552399533

PER PARLARE

  • NOSOTRAS - DONNE STRANIERE - Via Faenza 103, tel. 0552776326
  • CARITAS - Ore 14.30-17: Lunedì. Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve. Via Faentina 34, tel. 055463891
  • LA FENICE - Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 9.30-12: Sabato. Via del Leone 35, tel. 3312144403
  • C.I.A.O. - Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via delle Ruote 39, tel. 0554630876
  • ACISJF HELP CENTER - 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Valfonda 1, tel. 3472494777
  • ANGELI DELLA CITTÀ - Ore 15-18: Martedì. Ore 10-12.30: Lu/Gio. Via Sant'Agostino 19, tel. 3405239889
  • VINCENZIANI - Ore 9.30-11.30: Mercoledì. Via Ronco Corto 20, tel. 0550128846
  • PROGETTO ARCOBALENO - Ore 18-19.30: Lu/Me. Via del Leone 9, tel. 055288150
  • SPAZIO CIP - Ore 13-16: Ma. Ore 14-17: Gio. Via dell'Agnolo 5, tel. 055284823
  • MADONNINA DEL GRAPPA - Ore 8.30-11.30: Mercoledì. Ore 8.30-10.30: Venerdì. Via delle Panche 28, tel. 3703169581
  • ANELLI MANCANTI - Sportello Consumatori Ore 19-21: Giovedì. Sportello Lavoro Ore 19-21: Martedì. Via Palazzuolo 8, tel. 0552399533
  • CENAC - Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Pratesi 11, tel. 0556122035
  • SANT'EGIDIO - 18.30-20: Martedì. Via della Pergola 8, tel. 0552342712
  • CENTRO ATTAVANTE - Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve. Ore 14-20: Martedì. Help Center Ore 10-13: Lu/Ve. Ore 14-18: Lu/Gi. Via Attavante, tel. 0557364043
  • PREZIOSISSIMO SANGUE - Ore 17-18: Mercoledì. Via Boccherini 23, tel. 055361046
  • ASCENSIONE - Via G. da Empoli 2, tel. 055366433
  • DIVINA PROVVIDENZA - Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese. Via D. Compagni 6, tel. 055583008
  • SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani. Ore 9-12: Ma/Gi per persone straniere. Piazza Santa Maria al Pignone 1, tel. 055229188 - 0552276388
  • SACRA FAMIGLIA - Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì. Via Gioberti 33, tel. 055666928
  • SAN MARCO VECCHIO - Ore 10-11.30: Ma/Gi. Via Faentina 131, tel. 055588274
  • SANT'ANTONIO AL ROMITO - Ore 11-12: Ma/Sa. Via Corridoni 19r, tel. 055486329

SPORTELLO LEGALE

  • ANELLI MANCANTI - Ore 19-21: Martedì e Giovedì. Via Palazzuolo 8, tel. 0552399533
  • AVVOCATI DI STRADA - Ore 17.30-19: Giovedì. Piazza Alpi-Hrovatin 1, tel. 3396171468
  • L'ALTRO DIRITTO - adir@altrodiritto.unifi.it
  • PROGETTO ARCOBALENO - legale@progettoarcobaleno.it

PER IMPARARE L'ITALIANO

  • CENTRO "G. BARBERI" - Borgo Pinti 74, tel. 0552480067
  • CENTRO LA PIRA - Via de' Pescioni 3, tel. 055213557
  • PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9, tel. 055288150 - 055280052
  • ANELLI MANCANTI - Via Palazzuolo 8, tel. 0552399533
  • IL COLLE - Da Settembre a Giugno. Via R. Giuliani 115/n, tel. 3482324967
  • COMUNITÀ DELLE PIAGGE - Piazza Alpi-Hrovatin 1, tel. 055373737
  • CENAC - Via Rubieri 5r, tel. 055667604

PER FARSI UNA DOCCIA

  • CARITAS - Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do. Via Baracca 150/e
  • SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini. Piazza S. Maria al Pignone 1, tel. 055229188
  • LA FENICE - Ore 9-12: Ma/Gi/Sa. Via del Leone 35, tel. 055211632

INFO DIPENDENZE

  • PORTE APERTE "ALDO TANAS" - Via del Romito 19, tel. 0558493526 - 055683627
  • CENTRO JAVA - Ore 15-19: Ma/Ve. Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte. Via Pietrapiana angolo via Fiesolana, tel. 0552340884

BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI

  • MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA - Ore 17-20: Venerdì. Via dei Pepi 47r, tel. 393 5895698
  • RESISTENZA CASA SOLIDALE - Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese, Via Palazzuolo 95. Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese, Via Palazzuolo 8, tel. 3311673985. Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese, Piazza Baldinucci 8r, tel. 3311673985
  • SPORTELLO CASA RESISTENZE - Ore 16-17: Sabato. Via Rocca Tedalda, tel. 3935895698
  • SPORTELLO UNIONE INQUILINI - Ore 17-19: Ma/Me/Gi. Via dei Pilastri 41r, tel. 055244430
  • SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO - Ore 17-19.30: Martedì. Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio, tel. 3351246551

LAVORO

  • SPORTELLO CUB - 2° e 4° Mercoledì del mese. Via Palazzuolo 95

STOP VIOLENZA

  • ARTEMISIA - Via Mezzetta 1, tel. 055601375
  • CENTRO UOMINI MALTRATTANTI - Via Enrico il Navigatore 17, tel. 3398926550

DEPOSITO BAGAGLI

  • CARITAS - Ore 9-11 tutti i giorni. Via G. Pietri 1. Via Baracca 150/e
  • mappa della solidarietà
  • servizi sociali
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Diventare strilloneRedazione · Servizio

Guadagnare qualcosa vendendo il giornale

Cari aspiranti diffusori,

se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete contattare la redazione allo 0552286348 o via email su redazione@fuoribinario.org per proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui a sinistra.

Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione libera e indipendente. Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte.

Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.

La redazione di Fuori Binario

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  • informazione indipendente
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Come sostenerciRedazione · Servizio

Cara lettrice, caro lettore,

il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, ed è da sempre autogestito e autofinanziato.

I nostri diffusori

La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, ma non solo, che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.

Un piccolo reddito grazie al tuo acquisto

La loro possibilità di costruire un reddito grazie al giornale dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Appena uscita dalla tipografia questa copia viene affidata al costo di un euro al diffusore: si tratta del costo vivo della stampa e della spedizione postale, dell'affitto della sede e delle utenze. Ciò che offrirai in più costituirà il suo guadagno.

Come sostenerci

Se questo progetto di economia frugale ti convince, ti chiediamo di farla conoscere e sostenerla nel tempo, puoi infatti anche abbonarti per ricevere Fuori Binario direttamente a casa o contribuire con il tuo 5x1000. Grazie al tuo aiuto, inoltre, Fuori Binario viene diffuso all'interno del carcere di Sollicciano e saltuariamente vengono pubblicati libri sui temi trattati dal giornale.

Le altre attività

L'editore è l'associazione Periferie al Centro che si impegna affinché i senza dimora abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e coperte per chi dorme in strada.

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Puoi farlo su Paypal.me/fuoribinario o con un bonifico postale sul conto 20267506 o tramite l'IBAN: IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506 intestati all'Associazione Periferie al Centro. La causale da usare è Abbonamento Fuori Binario e ricorda sempre di scrivere il tuo indirizzo a redazione@fuoribinario.org. Grazie!

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  • ABBONAMENTO BASE - 29 euro: 11 numeri tutti per te
  • ABBONAMENTO DONATORE - 49 euro: 11 numeri per te, altri 11 in regalo a chi vorrai
  • ABBONAMENTO STRAORDINARIO - 99 euro: 11 numeri per te; 11 da regalare a chi vorrai; 3 libri da scegliere tra quelli pubblicati dall'editore Periferie al Centro
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Dove trovarciRedazione · Servizio

In strada

  • Oltrarno - da Cezar
  • Piazza Repubblica, Via Cimabue, Comunità delle Piagge - da Teodor
  • Piazza Tasso, Piazza del Carmine - da Giovanni
  • Piazza delle Cure - da Totò
  • Rifredi - da Cristina e Fraska
  • Via Masaccio, Via Milanesi - da Robert
  • Sant'Ambrogio, FS Campo di Marte, Borgo San Lorenzo - da Nanu
  • Novoli e Peretola - da Filippo
  • Tramvia Santa Maria Novella - da Danila
  • Viale XI Agosto - da Berisa
  • Pontassieve, Mugello, Livorno - da Clara e Raffaele

Online

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ColophonRedazione · Colophon

DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi

REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Cecilia Stefani & Valentina Baronti (desk), Veronica Urbano (grafica), Rossella Giglietti e Ginox (sito), Barbara Imbergamo e Gianna Innocenti (social & segreteria redazione), Maria Veltri (luoghi amici), Alessandro Simoni, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Clara Baldasseroni, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gian Luca Garetti, Gilberto Pierazzuoli, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Jacopo Stefani, Lorenzo Guadagnucci, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Stefania Valbonesi, Valentina Nicastro.

SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348.

DIFFUSORI - Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni e Raffaele Venuto (Livorno, Pontassieve, Mugello), Cristina (Rifredi), Danila Remus (Tranvia S.M.N.), Filippo Bartoletti Teloni (Novoli e Peretola), Fraska (Rifredi), Giovanni Minervino (Piazza Tasso e Piazza del Carmine), Nanu Ghiocel (Sant'Ambrogio, F.S. Campo di Marte e Borgo San Lorenzo), Robert Ionita (Masaccio e Milanesi), Totò Orlando (Le Cure), Teodor Stanescu (Piagge, Repubblica, Cimabue).

SU INTERNET - www.fuoribinario.org | redazione@fuoribinario.org

CREDITI FOTOGRAFICI - cardsofqatar.com (1), Centro studi Sereno Regis (2), Paolo Feser (3), barbiana.it (6), Valentina Nicastro (7), Cecilia Stefani (10).

OBBLIGHI DI LEGGE - Testata registrata al Tribunale di Firenze con il n°4393 del 23 giugno 1994. ISSN 2784-9384. Edito dall'Associazione Periferie al Centro. Sede legale via del Leone 76, Firenze. Stampa Litografia IP, Firenze.

ABBONAMENTI - Annuale 29 euro | Ordinario 49 euro | Sostenitore 99 euro. www.paypal.me/fuoribinario | Ccp 20267506. Iban IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506.

RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno di tre persone speciali: Alessandro De Angeli, Mariapia Passigli e Sondra Latini.

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