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Archivio › Fuori Binario n. 246 · Dicembre 2022 › pagina 2

CONTROVENTO

L'elfo degli F-16

Nomade della nonviolenza, pacifista radicale, ha pagato con il carcere le sue azioni di sabotaggio contro aerei da guerra e sistemi satellitari

Valentina Baronti e Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 246, Dicembre 2022, pagina 2

Turi cita Battiato e la sua canzone Mesopotamia: dormo spesso dentro un sacco a pelo perché non voglio perdere il contatto con la terra. La temperatura è calata e lui vuole dormire all'aperto, per terra, senza una branda. Comiso, Niscemi, Val di Susa, Dal Molin ma anche l'Olanda: sono tanti gli scenari di protesta che lo hanno visto protagonista di disobbedienze e azioni dirette, spesso spettacolari e degne di un vero acrobata.

Pacifista e anarchico, irriducibile profeta della nonviolenza, Turi Vaccaro a fine luglio è uscito dal carcere: sconterà il resto della sua pena presso la Comunità delle Piagge, dove lo incontriamo. È stato arrestato nel dicembre 2021 a Firenze, per un residuo di pena, dopo aver scontato quasi due anni di carcere in Sicilia, dove ha danneggiato una delle quattro stazioni di terra del sistema di difesa satellitare della Marina degli Stati Uniti, il MUOS (Mobile User Objective System), un sofisticato sistema di comunicazione militare che permette al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di guidare forze navali, aeree e terrestri in qualsiasi parte del mondo. Turi è uno specialista dell'azione diretta nonviolenta. Due le sue azioni più eclatanti, una contro aerei F-16 in Olanda e l'altra contro la parabola del MUOS di Niscemi. Lui dice che quella in Olanda è stata un'azione di MATURITÀ mentre quella in Sicilia di SENILITÀ. "Ma non sarà il canto del cigno" dice.

Una mazza contro gli F-16

"Il movimento nonviolento è diviso tra concretezza e simbolismo - racconta Turi - i fondatori erano orientati alla simbolicità dei gesti". Turi invece gli aerei F-16 li ha danneggiati sul serio, e lo ha fatto con una mazza in ferro che aveva trovato ad Assisi, casualmente, in una baracca abbandonata, e che ha portato con sé fino in Olanda. In treno naturalmente, perché Turi non usa l'auto, non indossa scarpe, non ha il cellulare, non possiede una casa: è un nomade della nonviolenza che si sposta dove sente la necessità di esserci e fare qualcosa. Ogni volta possibile pratica anche il nudismo, come campo di libertà, ed è una pratica che in carcere gli ha procurato non pochi problemi.

Gli chiediamo se ha avuto paura: "Sì, ma per questo genere di azioni bisogna dominare le proprie paure".

È il 2005 quando Turi decide di scavalcare la recinzione di una base militare in Olanda: "Quando ormai ero nella base entra una macchina e mi punta i fari da lontano. Io me la faccio addosso. Faccio appena in tempo a nascondermi dietro a un container. Poi vanno via. Il cuore mi batteva, avevo paura, e cercavo ogni scusa per non farlo. Una voce interiore mi diceva 'Vado fuori, la rete è qui vicino, ne parlo con gli amici e la prepariamo meglio'. Mi sono detto 'No, mia figlia ha firmato la mazza con un pennarello nero, sono anni e anni che preparo questa azione'. Ho avuto quaranta minuti di campo libero. Gli aerei erano lì in riparazione, dovevano installare il nuovo sistema di comunicazione della NATO, chiamato Orange Jumper System. Consisteva in un computer e una televisione piccolina che stavano lì, per terra, io li ho presi a mazzate. Poi, usando il loro scotch, ho attaccato tanti disegni di bambini, scrivendo per terra con il gesso 'non più pronti per la prossima guerra'. Intanto io stavo lì, facevo yoga sulla testa e suonavo il mio flauto e sono arrivati gli operai, era la loro ora di lavoro. Un operaio è sceso in mensa e ha detto 'sapete che c'è un elfo sopra l'aereo?' Gli altri pensavano che scherzasse".

Cuore, parabola e martello

A Niscemi invece? "L'azione di Niscemi l'ho pensata tre giorni prima, stavo in silenzio non parlavo, scrivevo sui bigliettini così l'azione rimaneva segreta. Era l'11 novembre, San Martino, che mi ispira perché è stato obiettore militare, aiuta i poveri ed è patrono dei pellegrini".

Siamo nel 2015, dieci anni dopo le mazzate agli F-16, Turi entra in azione la mattina presto, dopo aver verificato con il cannocchiale. Con sé ha soltanto un martello, un paio di pinze e il disegno della nipote di due anni in cui è raffigurato un cuore. Taglia la rete, sale la scaletta che porta alla parabola, poi si arrampica fino in cima e la prende a martellate.

Rimane lì, legato alla parabola, per tutta la notte. "Era facile passare e volendo avrei potuto fare anche altre azioni di sabotaggio. Sono rimasto in cima, tagliuzzando con le pinze pezzi di parabola e buttando giù i pezzettini. Poi è arrivato il comandante della base di Sigonella e io ho rotto una luce di avvistamento rischiando che ci fosse alta tensione, ho fatto piccoli sabotaggi".

Chi lo ha osservato da lontano ha notato che Turi era di buon umore: "Canta, rompe lampadine e prende a martellate la parabola".

Sogni e incubi

Turi sogna molto e scrive quello che vede. Sogna di fare un lungo cammino per la pace, forse il giro del mondo, ma sogna anche la più terribile delle armi, le bombe B61-12, che presto avremo in tante basi europee. Sono atomiche di ultima generazione, progettate per essere utilizzate dai discussi F-35, aerei da bombardamento, non da difesa e quindi anticostituzionali. La nuova bomba B61-12 può essere "regolata" nella sua potenza distruttiva, un po' come si fa con il volume della radio: la sua potenza massima è almeno di 27 volte quella di Hiroshima, ma può calare fino a meno di mezzo chilotone, ovvero 20 volte inferiore alla prima atomica.

In Italia abbiamo alcuni siti produttivi per gli F-35 a Cameri e Novara, mentre a Ghedi e Aviano probabilmente abbiamo già le bombe B61-12.

Luoghi simbolici e reali, da abbattere, chissà, a forza di martellate.

Pagina 2 del numero 246 Uscito sul numero 246 (Dicembre 2022), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero