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Fuori Binario n. 263

Giugno 2024 · 23 articoli · ISSN 2784-9384

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Il corpoCristiano Lucchi · Resistenze

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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

Il corpo torna ad essere centrale per chi lotta per una società più equa, rispettosa dell'ecosistema e del bene comune. Tanti corpi che insieme escono dai social, si mettono in gioco e presidiano i punti critici delle nostre vetuste democrazie. Corpi che abitano lo spazio pubblico togliendolo dall'abituale mercificazione per esercitare una pressione concreta su una classe dirigente inadeguata ma ancora forte e protetta da una narrazione dominante irreale.

Succede a Firenze grazie all'accampata di Piazza San Marco, con gli studenti che scuotono rettrice e Senato Accademico e ottengono - dopo 8 mesi di immobilismo - una posizione di condanna di Israele per il genocidio in atto.

Succede in Toscana grazie all'accampata sotto la Regione, con gli operai della Gkn che spronano partiti e gruppi politici affinché sia considerata la loro proposta di legge - fino a quel momento ignorata - per la reindustrializzazione dello stabilimento.

Succede in Italia a Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli, città in cui le accampate dei giovani obbligano a discutere del diritto all'abitare, dell'emergenza climatica e di Palestina. O a Trieste, dove le tende dei migranti in centro costringono le istituzioni ad occuparsi della loro accoglienza.

Le giovani e i giovani, soprattutto loro al momento, sembrano aver chiuso con la smaterializzazione della politica e ottengono i primi successi riproponendo azioni che ai più sembrano anacronistiche. Si organizzano in chat per stare concretamente nelle piazze. La messa in scena del possibile, grazie al corpo, torna ad essere uno strumento politico efficace. Tutti ne abbiamo uno. Approfittiamone.

  • corpo
  • accampate
  • Piazza San Marco
  • studenti
  • Palestina
  • Gkn
  • Regione Toscana
  • reindustrializzazione

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Le amicizie che non ti aspettiJacopo Stefani · Controvento

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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Jacopo Stefani

L'idea che tutti gli esseri viventi abbiano gli stessi diritti – che non solo cibarsi di un animale, ma anche solo comprarlo o venderlo sia un crimine contro la vita – per moltissime persone, oggi non meno di ieri, è del tutto irrealistica. Eppure stiamo vivendo anni in cui gli incubi per lungo tempo solo teorici del riscaldamento globale diventano realtà davanti ai nostri occhi – e lo stesso fanno le guerre e la bancarotta culturale e morale di tanti aspetti della nostra società "progredita". Allora, se a volte la realtà supera i sogni, forse bisognerebbe esaminare più da vicino il senso profondo di idee come queste.

Rachele è una volontaria del Rifugio Chico Mendes, situato all'interno dell'omonimo Parco, a San Donnino. È uno dei rifugi della Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia, un'aggregazione di progetti sparsi in tutta Italia che cresce dal 2014. Il Parco c'era già prima che arrivassero loro: nato molti anni fa dalla riconversione di una discarica di periferia, oggi si presenta come uno strano incrocio fra un giardino pubblico e un'oasi naturalistica. Qui si possono incontrare varie specie endemiche del luogo, come nutrie e gabbiani, ma anche uccelli migratori che fanno una sosta prima di soggiornare all'Oasi naturalistica di Focognano, più in là nella Piana di Sesto.

Grazie al rifugio, da alcuni anni sono presenti anche tanti ospiti – dai cavalli a un maiale, dalle galline ai conigli – che altrimenti non avrebbero casa. La Rete smista ai rifugi animali che in gran parte vengono salvati da attività di allevamento che non saprebbero che farsene, o che sono stati abbandonati. "All'inizio eravamo volontari per un progetto di fattoria didattica. Più i giorni passavano, più ci avvicinavamo all'ambiente animalista e ci rendevamo conto che per quanto la pet therapy possa avvicinare le persone agli animali, non lo fa nel modo giusto. Perché il tempo degli animali è loro, dovrebbero poterlo spendere come meglio credono."

Nasce così, durante la pandemia, il progetto di creare il Rifugio al Chico Mendes, assicurando anche la riapertura e la cura del luogo. Una delle prime battaglie è quella per ottenere un'ordinanza che vietasse le grigliate e simili attività dannose dell'ecosistema. "Non c'era solo un problema di rifiuti, ma anche molte persone che se ne approfittavano. Poteva succedere di essere importunati, noi stessi siamo stati accerchiati diverse volte. I vigili urbani ci hanno ringraziato per il calo del lavoro che hanno avuto con la nostra presenza".

Mi colpisce di trovare in sempre nuovi ambiti l'esempio di un'idea differente di sicurezza, frutto di una comunità di persone che abita uno spazio, che se ne prende cura e lo mette a frutto. Dopo aver fatto richiesta per entrare nella Rete, sono stati valutati su parametri che riguardano soprattutto la natura del progetto: "un rifugio animalista vegan non si deve solo prendere cura degli animali, ma farlo nell'ottica di sensibilizzare le persone a una visione del mondo non egocentrica, ma ecocentrica. Che poi significa soprattutto che ognuno è libero, e che il principio della libertà è il rispetto della libertà degli altri – comprese le specie non umane". Insomma, anche il mutualismo è un concetto qui di casa.

"Dato che all'inizio eravamo tutti cittadini comuni, senza conoscenze specialistiche, gli altri rifugi via via hanno condiviso con noi le loro esperienze, non solo sulla cura degli animali, ma anche amministrative o finanziarie. E a volte, banalmente, ci hanno offerto un passaggio per portare un animale dal veterinario".

"Fin dall'inizio volevamo tenere gli animali più liberi possibile, ma esitavamo a incoraggiare i rapporti interspecie, perché avevamo un filtro tutto umano per il quale esseri diversi si sarebbero aggrediti. Invece stando a contatto con loro abbiamo visto che è solo il nostro sguardo che sottolinea la differenza fra la gallina e il coniglio. Perché ti devo fare qualcosa solo perché sei diverso da me? Ci sono casi come quello del cavallo Joe e la maialina Sonia, che sono inseparabili. Se lei fa un passo lui fa un passo, se lei sparisce lui dà di matto finché non può stare di nuovo con lei. In fondo questa per noi è la cosa fondamentale: rieducarci tutti insieme a vedere gli animali, le persone, tutti quanti come esseri viventi, con gli stessi diritti e dignità. Vorremmo recuperare un po' di quell'empatia che porta al rispetto".

Attualmente il Parco e il Rifugio sono in piena attività, e la squadra dei volontari, sia pure con grandi sforzi di formazione, è agguerrita. Per quanto riguarda i fondi Rachele sottolinea che quasi tutto viene da donazioni private, anche attraverso attività come lotterie, visite guidate, adozioni a distanza. Anche l'Arci San Donnino, che fino a poco tempo fa aveva la gestione del Parco, contribuisce alla sua manutenzione. Non c'è stato però il rinnovo, e, come spesso nel nostro paese, il rifugio si trova in un limbo burocratico non chiaro.

Rachele preferisce non pensarci troppo. Quando scambiamo qualche considerazione sulle cose brutte che apprendiamo giornalmente, ha lo stesso sguardo un po' stanco e malinconico di tanti altri con cui mi capita di parlare. Ma è con un sorriso che mi dice che in ogni caso, finché siamo in tempo, vale la pena di tentare un'alternativa.

  • Rifugio Chico Mendes
  • San Donnino
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3Resistenze2 articoli
Quando la repressione del dissenso diventa normalitàOrnella De Zordo · Resistenze

!Resistenze

Autrice: Ornella De Zordo

"L'articolo 18 della legge in materia di sicurezza pubblica prevede, è vero, l'obbligo per i promotori di una riunione in luogo pubblico di darne avviso almeno tre giorni prima al questore, ma l'omesso avviso non rappresenta una condizione di illegittimità della riunione né un'automatica presunzione di pericolo per l'ordine pubblico. All'omissione dell'avviso, infatti, consegue solo la facoltà (non l'obbligo), per il questore, di ordinare lo scioglimento della riunione. Tale facoltà, incidendo su un diritto costituzionalmente garantito, deve essere di stretta interpretazione, il che significa, in primo luogo, che il motivo dello scioglimento deve rigorosamente inerire a ragioni di sicurezza e non al merito o al tema della manifestazione. In secondo luogo, sono previste delle modalità per lo scioglimento della riunione agli articoli 24 e 25 del regolamento di attuazione della stessa legge, le quali non autorizzano in alcun modo un uso indiscriminato o sproporzionato della forza".

A scriverlo è nientemeno che l'esecutivo di Magistratura Democratica, smentito clamorosamente dal ministro Piantedosi e dai vari questori che, in nome dell'ordine pubblico, criminalizzano le proteste che anche in Italia si stanno espandendo. Decreti contro le occupazioni, DASPO urbani, pene aggravate per le azioni degli eco-attivisti, e poi manganellate e processi per chi continua a scendere in piazza. La repressione del dissenso è diventata normalità, come dimostra quanto accaduto negli ultimi mesi.

A Pisa e Firenze studenti minorenni pestati nel corso di una pacifica manifestazione per il Cessate il fuoco a Gaza. A Torino, Napoli e Bologna violente cariche contro giovani che protestavano sotto la RAI dopo i tentativi di censura degli artisti che si erano espressi in solidarietà con la popolazione di Gaza. Qualche settimana dopo, cariche poliziesche all'Università La Sapienza, dove gli studenti si sono mobilitati contro la collaborazione degli atenei con Israele. Manganelli, lacrimogeni e idranti usati a Torino durante le mobilitazioni contro il G7 sull'ambiente su studenti inermi. Addirittura arrestata la giovane attivista che ha tentato di esporre una bandiera palestinese durante il Giro d'Italia. Pochi mesi fa, dodici persone erano state arrestate e portate in prigione per aver bloccato l'autostrada Roma-Civitavecchia contro l'inazione al cambiamento climatico. E si potrebbe continuare.

La resistenza a pubblico ufficiale, reato punito dai 6 mesi ai 5 anni di carcere, e l'interruzione di pubblico servizio sono tra i reati più contestati (e più vaghi e opinabili). Ma i Giovani Palestinesi che organizzano manifestazioni per Gaza in molte città, come anche gli Universitari che con le loro "accampate" contestano il silenzio delle Università sul genocidio in atto, non si fanno intimidire. Forti della moltitudine di analoghe azioni in altri atenei del mondo. Impariamo da loro. Non accettiamo di vivere in uno Stato che solo nel 2023 ha venduto armi a Israele per 13,7 milioni di euro.

  • art. 18
  • legge sicurezza pubblica
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  • Piantedosi
  • DASPO urbani
  • eco-attivisti
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Fiorisce la speranzaAida Kapetanovic · Resistenze

!Resistenze

Rubrica: RESISTENZE | Autrice: Aida Kapetanovic, dottoranda della Scuola Normale

Firenze può essere umana. Per fermare lo scolasticidio in corso a Gaza e la complicità delle Università, gli studenti aprono alla vita Piazza San Marco. Con i primi risultati.

Lo spirito internazionale della città di Firenze, invece di essere sfruttato esclusivamente per il profitto di palazzinari e politici che la svendono al turismo di massa, si è manifestato virtuosamente nella lotta in difesa della Palestina. Dal 15 maggio studenti e studentesse, ricercatori e ricercatrici dell'Università di Firenze, dell'Istituto Europeo e della Scuola Normale Superiore (sede di Firenze) sono accampati in Piazza San Marco, sotto il Rettorato, per chiedere alle istituzioni accademiche una presa di posizione esplicita ed immediata contro il genocidio del popolo palestinese e l'invasione di Rafah. Insieme ai Giovani Palestinesi, ci siamo uniti alle mobilitazioni che a partire dai campus statunitensi si sono diffuse in diverse parti del mondo, coinvolgendo anche le università italiane tra cui Palermo, Bologna, Torino, Milano, Pavia, Pisa, Siena.

A Firenze, la partecipazione di studenti provenienti da diverse parti del mondo esprime in maniera concreta la portata globale della mobilitazione. Oltre ad una presa di posizione delle nostre Università, chiediamo che venga reciso ogni accordo sia con le aziende che armano il genocidio sia con le università israeliane; chiediamo inoltre che venga offerta assistenza e supporto concreto alle comunità accademiche palestinesi affinché sia garantita la loro libertà di pensiero e il fondamentale diritto allo studio.

Inoltre, rimandiamo al mittente le accuse di antisemitismo, già prontamente espresse dal presidente dell'associazione Fiorentina Amici di Israele. Condanniamo ogni tentativo di sovrapporre l'antisemitismo con l'antisionismo per delegittimare e censurare chi protesta contro i crimini perpetuati dal governo israeliano. Rispondiamo esprimendoci con la parole del nostro collega ebreo americano presente con noi in piazza a protestare: "Il sionismo non riguarda la protezione del popolo ebraico, è un progetto fascista e coloniale, che ferisce il popolo ebraico e porta in maniera assurda gli ebrei come me ad essere accusati di antisemitismo. Questo conflitto non è tra ebrei e palestinesi, è tra fascisti e noi antifascisti. L'antisionismo non è antisemitismo."

Fin da subito oltre sessanta tende hanno costituito il presidio, e la partecipazione è continuata a crescere nei giorni successivi. Il sostegno all'accampamento ha coinvolto tutta la città e ha coinvolto i lavoratori dell'Università di Firenze e i professori. Ogni giorno organizziamo eventi e discussioni che favoriscono la formazione collettiva. Sul piano istituzionale la direttrice dell'Istituto Europeo ha avviato un dialogo, mentre alla Scuola Normale questo processo era già in corso e si sta lavorando per renderlo efficace e trasparente. Dopo sei giorni di presidio anche il Senato Accademico dell'Università di Firenze ha approvato una mozione in cui la rettrice si impegna a prendere una posizione pubblica di condanna di Israele e portare questa posizione alla Conferenza dei Rettori Universitari (Crui). Abbiamo ottenuto anche una raccomandazione vincolante per la costituzione di una commissione di valutazione e inserito un punto sui criteri per la valutazione nel codice etico alla quale potranno partecipare anche gli studenti. Una prima piccola vittoria, che rafforza la mobilitazione ma non la ferma. La lotta continua finché gli accordi non sono recisi. Perché di fronte a quasi cinquantamila vittime palestinesi, a centinaia di migliaia di profughi, di fronte ad uno scolasticidio che ha portato alla distruzione di tutte le Università di Gaza e dell'80% delle scuole, consideriamo inaccettabile che le nostre ricerche, conoscenze e tecnologie vengano utilizzate per alimentare la guerra.

  • accampata
  • Piazza San Marco
  • Palestina
  • genocidio
  • Università Firenze
  • Istituto Europeo
  • Scuola Normale Superiore
  • 60 tende

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4Attualità1 articolo
Italia-Albania, accordo inutileFelice Simeone · Attualità

!Attualità

Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Felice Simeone

Prevista una spesa di 650 milioni di euro, mentre i dati ufficiali smentiscono l'esistenza di un'emergenza immigrazione

La politica dell'immigrazione promossa dal Governo presieduto da Giorgia Meloni ha voluto far fronte, a partire dal 2023, ad una presunta ondata eccezionale di arrivi che avrebbero imposto azioni e decisioni d'emergenza. Questa visione ha portato, nel novembre 2023, ad un accordo con il governo albanese per il "rafforzamento della cooperazione tra i due paesi nella gestione dei flussi migratori" diretti verso l'Italia dal Mediterraneo. Questo accordo è giunto a coronamento di una serie di misure urgenti inaugurate dal decreto Cutro del marzo 2023, seguito un mese dopo dalla dichiarazione dello stato di emergenza "per far fronte all'eccezionale incremento dei flussi migratori" (cit. Gazzetta Ufficiale).

I numeri disponibili presso gli stessi ministeri che hanno promosso queste misure non supportano però l'esistenza di nessuna emergenza, a meno che non si voglia definire eccezionale un fenomeno strutturale che negli ultimi anni non ha fatto registrare nessuna anomalia significativa, se non una forte riduzione degli ingressi durante gli anni della pandemia da Covid. Ancora più oscuro appare l'accordo con il governo albanese se si tiene presente che il numero massimo di immigrati che il sistema di accoglienza sul nostro territorio nazionale può prendere in carico non è mai stato raggiunto.

Negli anni invece, si è assistito al sovrapporsi di provvedimenti che hanno generato confusione e usi impropri delle strutture di accoglienza. Prima del decreto Cutro, infatti, il sistema di accoglienza prevedeva i Centri di prima accoglienza (CPA), che sono luoghi di identificazione e di indirizzo verso altre strutture, il sistema diffuso di accoglienza e integrazione (SAI), e i centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) che vengono attivati dalle autorità locali solo in casi eccezionali e per un tempo limitato.

I dati del ministero dell'interno elaborati dalla piattaforma centriditalia.it rivelano, per il periodo che va dal 2018 al 2022, un numero medio di 30.000 posti che ogni anno rimangono inoccupati nelle varie strutture esistenti. Se c'è un'anomalia in questo sistema è l'abuso dei Centri di Accoglienza Straordinaria che hanno ospitato circa 70.000 persone contro i 31.000 del Sistema diffuso di Accoglienza e Integrazione, che invece dovrebbe essere lo strumento principale di accoglienza dei migranti.

Nel 2023, si è registrato effettivamente un eccesso di circa 30.000 presenze, che comunque il sistema è stato in grado di assorbire. In contrasto con i suoi stessi dati, il governo ha istituito, con lo stato di emergenza, due nuovi tipi di strutture, in aggiunta a quelle già esistenti: i Centri di prima accoglienza - HOTSPOT (fa sorridere l'uso di una parola inglese da parte di un governo patriottico!), e i Centri di Detenzione e Rimpatrio (CPR). Questi sono anche i due tipi di centri che si dovrebbero costruire in Albania a carico dello Stato Italiano e rendere operativi entro la fine di Maggio 2024.

Queste strutture dovrebbero accogliere, insieme, 36.000 persone al massimo delle 160.000 che, secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sbarcano mediamente ogni anno sulle coste italiane; cioè, in termini percentuali, solo il 22% degli arrivi totali potrà essere trasferito in Albania. La relazione tecnica depositata in Senato stima una spesa di circa 650 milioni di euro in quattro anni per l'operazione: la notizia è che la maggior parte di questa spesa non ci sarebbe se i migranti fossero trattenuti in Italia.

Dei 650 milioni, infatti, 280 serviranno solo a rimborsare i viaggi del personale dei ministeri italiani, circa 100 serviranno a noleggiare le navi, e 60 milioni serviranno a nuove assunzioni in Italia. La costruzione dei centri di accoglienza e di rimpatrio in Albania costerà circa 36 milioni. Da notare che in caso di espulsione e rimpatrio, i migranti non potranno essere rilasciati su suolo albanese, e dovranno prima essere ri-trasferiti in Italia.

Giusto per avere un termine di paragone, 700 milioni di euro sono anche la somma stimata dalla contro-finanziaria di Sbilanciamoci.it per politiche di assistenza agli anziani, programmi di pace e disarmo, o per misure alternative al carcere.

Dobbiamo infine riportare che i dati discussi in questo articolo sono stati ottenuti dai ministeri solo dopo ripetute richieste di accesso da parte del collettivo openpolis.it, qualcuna arrivata perfino in tribunale vista la riluttanza degli stessi a rilasciare dati pubblici.

  • 650 milioni euro
  • accordo Albania
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Sfruttati e senza scarpeFuori Binario · Attualità

!Politica

Autore: Fuori Binario

Manodopera agricola con paghe miserabili reclutata tra i rifugiati del Cas. Dieci arresti in Toscana tra imprenditori e "caporali"

Rastrellavano uomini ogni giorno, a rotazione, da un gruppo di una settantina di rifugiati pakistani e bengalesi ospiti del Centro di accoglienza straordinaria (Cas) Le Caravelle a Riotorto, nel comune di Piombino. Li impiegavano in condizioni di totale sfruttamento in aziende agricole delle province di Livorno e Grosseto. È quanto scoperto dai carabinieri di Piombino che, incuriositi da un insolito viavai di furgoni, hanno condotto l'indagine che ha portato all'arresto per dieci tra imprenditori e "caporali", tra i 30 e i 56 anni. Destinatari dell'ordinanza sono infatti sei titolari di altrettante ditte individuali fornitrici di lavori e servizi nel settore agricolo e altre quattro persone che li supportavano nel reclutamento dei lavoratori. Il reato ipotizzato è quello di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I carabinieri hanno intitolato l'operazione "Piedi scalzi" dopo aver ascoltato un'intercettazione in cui uno degli indagati era preoccupato che il fango bagnato potesse intralciare il lavoro degli sfruttati. All'altro capo del telefono il compare lo ha rassicurato "I nostri li mandiamo a piedi scalzi, così non c'è il problema che rimangano impantanati con le scarpe".

Gli imprenditori impiegavano i migranti, approfittando del loro stato di necessità, per la raccolta di olive, ortaggi, uva e nella pulizia di vigneti con turni anche di oltre 10 ore giornaliere, senza pause e con retribuzioni al nero inferiori a quanto previsto dai contratti collettivi, oltre che in violazione delle normative in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, sui riposi e sulle ferie. La paga oraria variava tra i 3 e i 9 euro circa, in un caso appena 0.97 euro all'ora. Gli operai erano anche pagati in ritardo, fino a 3 mesi e c'è chi non avrebbe ricevuto nulla. Durante l'operazione è stato eseguito anche un decreto di sequestro preventivo di 45.000 euro quale profitto accertato dall'Inps a seguito del mancato versamento dei contributi previdenziali e assicurativi per i lavoratori illecitamente impiegati.

  • caporalato
  • Toscana
  • Piombino
  • Riotorto
  • Le Caravelle
  • Cas
  • pakistani
  • bengalesi

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Peste o colera?Giorgia Bulli · Politica

!Politica

Rubrica: POLITICA | Autrice: Giorgia Bulli

In Europa epidemia di alleanze tra destra moderata e radicale con riflessi preoccupanti anche sulle agende della sinistra

La lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e, subito dopo, la creazione di nuovi posti di lavoro e il sostegno all'economia. È quanto emerge da un recente sondaggio realizzato per conto della Commissione europea alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Secondo lo studio, inoltre, il nuovo Parlamento dovrebbe lavorare in primo luogo per la promozione di pace e democrazia, i due valori citati con più frequenza.

Si può avere poca fiducia nei sondaggi, e ritenere che questi dati siano il frutto di un'illusione costruita ad arte per promuovere una visione idealizzata di Europa, distante dalla realtà e poco rispondente alle ansie e alle preoccupazioni dei cittadini. Ma se vogliamo prendere sul serio queste ricerche – e c'è buon motivo per farlo – la lettura dei sondaggi a livello nazionale aiuta a comprendere lo scenario delle prossime elezioni europee.

Stando alle proiezioni più recenti, i partiti della destra radicale e estrema sono in cima alle intenzioni di voto in non pochi paesi europei e in ottima posizione in molti altri. La formazione di coalizioni di governo già sperimentata in diversi paesi tra partiti di destra moderata e partiti di destra radicale sembra pagare. Ne è una prova la recente dichiarazione del presidente del Consiglio europeo, il liberale Charles Michel, che a tre settimane dalle elezioni ha espresso l'intenzione di cooperare con alcune personalità della "cosiddetta" destra radicale che condividerebbero con la destra conservatrice obiettivi e visioni su alcuni dei temi in agenda.

Viene da chiedersi quali siano questi temi, oltre ai classici dell'immigrazione, della legge e dell'ordine, e del ritorno a valori tradizionali. E c'è da sospettare che la convergenza tra partiti della destra radicale e conservatrice-liberista intenda rispondere alle richieste di pace e democrazia con le ricette utilizzate negli ultimi mesi. In effetti lo sta facendo, con un linguaggio standardizzato e pervasivo che nasconde dietro ai richiami del rispetto dello stato di diritto nazionale e internazionale un conformismo lontano dagli ideali di pace dell'Unione europea, sbandierati retoricamente e poco perseguiti nella pratica.

E la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale? Nel corso degli ultimi anni i partiti della destra radicale sono stati capaci di crearsi spazi importanti nell'elettorato un tempo affiliato ai partiti di sinistra. Qualche anno fa al fenomeno veniva dato il nome di "proletarizzazione" del voto della destra estrema. Oggi l'etichetta non si usa quasi più, un po' per una sorta di pudore a evocare il concetto stesso di proletariato, un po' perché i temi della destra radicale e estrema si sono così normalizzati da diventare la base della discussione per il varo di norme lesive di diritti individuali e collettivi, come il recente regolamento sull'immigrazione e l'asilo UE.

In questo scenario già cupo non rallegra constatare la nascita di formazioni che si collocano sul versante sinistro con venature populiste anti-immigrazione, né solleva la tenuta dei partiti ecologisti, poco capaci di riattivare le istanze sociali e la piattaforma pacifista che ne avevano caratterizzato le origini.

Un modo di dire tedesco descrive l'opzione tra due scenari poco desiderabili come la scelta tra peste e colera. L'influenza ormai stabile delle agende delle destre radicali sugli altri partiti, di destra e sinistra, configura uno spazio di manovra molto ristretto per le possibili maggioranze nel rinnovato parlamento europeo.

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6Città2 articoli
Benvenuti nel ghettoFrancesco Martinelli · Città

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Rubrica: CITTÀ | Autore: Francesco Martinelli

Incontri con il popolo invisibile dei sottopassi fiorentini

Nell'ultimo numero di Fuori Binario abbiamo iniziato una serie di articoli che comporranno un'inchiesta, che vogliamo portare avanti caparbi. L'idea è quella di girare i sottopassaggi di Firenze e verificare cosa succede in questi micromondi che fanno parte della città, ma allo stesso tempo ne sono separati, come ghetti.

Non c'è periferia senza sotto o sovrappasso. Sono il ponte levatoio del castello medievale, la chiave per entrare in un mondo parallelo, la liana che ti permette di attraversare il fossato. Senza scherzi: se un sottopasso è allagato non arrivi a casa, se un sovrapassaggio è chiuso devi fare due chilometri per aggirare l'ostacolo. L'ostacolo spesso è la ferrovia o un viale, per quanto riguarda Firenze.

Sottigliezze per molti, ma per chi ci vive può diventare un vero incubo perché costringe chi ci abita a percorrere un labirinto inutile e scomodo. L'ultimo giornale, parlando delle Cure, ha raccontato una storia quasi a lieto fine. Voglia la sorte poter fare tanti articoli di questo tipo.

Oggi invece vorrei parlare di una situazione che per il momento non ha sbocchi. Osservate la foto. Un uomo che riposa sotto una scritta di benvenuto nel quartiere. Proprio lì dorme una persona che non sente e non parla, in un giaciglio di fortuna che si è costruito.

Come ti comporteresti tu in questa situazione? Lasci cibo ed acqua e poi? Fa impazzire il cercare la comunicazione con una persona che non riesce ad ascoltarti. Gli ho fatto buh! Ho battuto le mani e mi sono sentito ridicolo mentre cercavo di dirgli che avevo da lasciare un sacchetto con cose da mangiare e lui non mi rispondeva. Per assurdo mi sono quasi incazzato, ma sapete che anche io sono umano. Tralasciando il tutto però ho pensato che forse, sapendo leggere l'inglese, questa persona ha interpretato la scritta "Welcome to Rifredi" come un invito a rimanere. In fondo non sarebbe una cattiva idea quella di lasciare segnali che diano indicazioni a chi è al momento disorientato. Facciamone di più, rendiamoci visibili, in tutti i sensi e con tutti i sensi!

Le periferie fiorentine sono lasciate a se stesse da parte delle istituzioni. Vi racconto un aneddoto: tempo fa il quartiere costruì una panchina e una tettoia alla fermata del bus in via Sestese. La risposta dell'azienda degli autobus fu spostare la fermata. Questo atteggiamento lasciò tuttx sbigottitx e depressx. La voglia di fare per fortuna non si è spenta e si è creato anche un comitato di quartiere indipendente, ma lo sconforto rimane. Eppure la panchina è concreta, ci si può sedere senza orecchie e senza lingua, senza sapere l'italiano o le leggi del bel paese.

Mentre vengono falciate piazze per fare spazio a tramvie e nuovi alberghi, noi che siamo a qualche chilometro dal centro città ci sentiamo sempre più esclusi.

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Oltre il cancello: la visita in carcereFrancesco Martinelli · Città

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Autore: Francesco Martinelli

Tra frustrazioni e solidarietà

Si cerca di tenerlo fuori dalla propria vita, ma spesso (troppo spesso) ritorna a farne parte. Almeno nella mia esperienza. A volte come spettatore ed altre come protagonista. Quell'ambiente si incunea comunque sottopelle e nel cervello, anche semplicemente facendo un colloquio con i propri cari.

Ovviamente stiamo parlando un'altra volta di carcere. Sarà un caso? Su Fuori Binario c'è quasi sempre un articolo a proposito. Il lettore viene portato dietro le sbarre insieme a chi non ne può uscire semplicemente chiudendo le pagine del giornale.

Vorrei testimoniare questa volta la difficoltà e la violenza subita quando si entra come visitatori all'interno di una struttura penitenziaria, la tortura psicologica (che non è una metafora forte per descrivere il concetto, ma una realtà) di chi subisce suo malgrado la prassi del visitatore e di chi deve attraversare quel cancello manicheo per andare in visita ad un detenuto o detenuta.

Fidanzate e fidanzati, figlie e figli, madri e padri, fratelli e sorelle in attesa negli squallidi e angusti corridoi della casa circondariale in attesa di essere perquisiti/e dopo aver fatto chilometri per vedere il proprio caro, vedendosi rifiutati i beni portati per dare conforto (dal cibo al vestiario) per un cavillo o un semplice dispetto a seconda dell'appuntato addetto quel giorno in guardiola. Si vive tanta frustrazione, se non fosse per la solidarietà di chi in quei corridoi vive la tua stessa esperienza e spesso dà conforto, consigli, aiuto.

In linea di massima si possono fare quattro colloqui al mese, che per chi è all'interno della struttura penitenziaria vuol dire tanto. In tutti i sensi: è bello riabbracciare la propria donna o il fratello o chi sia, e allo stesso tempo spezza la routine che fa del carcere il tuo mondo e quindi ti ricorda che esiste anche un luogo che è al di fuori delle mura e in qualche modo butta giù le tue difese. Crea una frizione.

Lo stesso vale per chi va in visita. Trovi il tuo caro in condizioni che non sono quelle a cui sei abituato, cambia anche il modo di parlare perché è parte di un'istituzione che priva il/la detenuto/a del contesto da cui proviene. Questa schizofrenia carceraria è per me una delle armi più subdole dello Stato.

Nonostante ci siano molte associazioni e persone che si impegnano in prima linea alla riabilitazione dei rei, non prendiamoci in giro. Quando si esce non c'è redenzione, non diciamo cazzate. Diventiamo tutti e tutte parte di una giostra che ha il solo obiettivo di isolare i cosiddetti buoni dai cattivi.

A voi decidere chi è buono e chi il cattivo. Con la complicità delle istituzioni.

  • carcere
  • visita detenuti
  • frustrazione
  • solidarietà
  • perquisizione
  • 4 colloqui mese
  • schizofrenia carceraria
  • istituzioni

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7Migrazioni1 articolo
Somalia, Pakistan, Guinea - Minori stranieri non accompagnatiIsabella Mancini · Migrazioni

!Migrazioni

Rubrica: MIGRAZIONI | Autrice: Isabella Mancini

Alle spalle miseria e violenza, in Europa quale futuro?

"Voglio tornare in Africa". "Scusa, in che senso? Poi l'Africa è grande, nel tuo paese non puoi rientrare, hai il riconoscimento dell'asilo politico, oltre a tutto il resto". "Voglio tornare in Africa, mi aiutate? Qui trovo solo porte chiuse, tutto è difficile, la mia famiglia non capisce che sono qua, nel posto più ricco del mondo e io sembro essere l'unico che non riesce a fare soldi".

Mohamed (nome di finzione) oggi ha 21 anni. È arrivato in Italia attraversando Etiopia, Sudan, Egitto, Libia. I lavori forzati, la reclusione dentro a un carcere libico, la fame, le botte, poi il buio vero e proprio quando i suoi aguzzini hanno deciso di uccidere a colpi di mitra tutto il gruppo che con lui condivideva la cella. I corpi, anche il suo, collassato per lo choc e la paura assieme a quelli dei deceduti, buttati in un fosso ai margini di una strada dietro a un ospedale. Grazie al soccorso di una passante, con infermieri e dottori complici, esce miracolosamente vivo da questo orrore e sale su una barca. Aveva 16 anni Mohamed, era partito da casa che ne aveva poco più di quattordici. Il suo è un paese senza governo e senza futuro per i giovani, tribale, rurale, senza accesso ai diritti fondamentali: e ci chiediamo perché mai sarà voluto venire via il giovane Mohamed da questo luogo ameno?

"Ciao, come stai? Volevo solo dirti che sto bene, che proseguo con il lavoro ma non ho ancora novità sul permesso di soggiorno". "Ciao, felici di sapere che al lavoro va tutto bene, vuoi passare da noi che valutiamo se il problema è solo quello dei consueti ritardi delle amministrazioni italiane?"

Kamel è arrivato in Italia dal Pakistan. Il suo viaggio è incredibile, fatto a piedi, su mezzi di fortuna, racimolando soldi con piccoli lavoretti a destra e a manca, attraversando terre mitologiche, dall'Iran fino in Turchia. Nel paese di Erdogan, degli accordi con l'unione Europea per fermare l'arrivo dei profughi dai paesi di certa concessione dei permessi di asilo (Siria, Afganistan ma anche Pakistan appunto), Kamel, appena quindicenne, si ferma nove mesi a lavorare in una fabbrica che produce jeans che acquistiamo nei nostri negozi europei. Messi via i soldi passa il confine con la Grecia, anche qui lavora, al nero, in una cava di marmo, si rompe una clavicola, perde l'appuntamento con la commissione che avrebbe dovuto valutare il suo diritto a rimanere in Europa, riparte attraversando i Balcani, a piedi, novello pellegrino sedicenne. Tra amici persi e ritrovati ha finito i suoi soldi a Firenze, diretto a Roma e qui si è fermato.

Khaltoum è l'unica ragazza di questo breve racconto di vite. È stata rapita dallo zio materno a quattordici anni e portata con lui attraverso il Mali, il Niger, l'Algeria e poi la Tunisia: la vendeva per pagarsi il viaggio, per evitare la tortura o altri supplizi. Il mare li ha poi divisi, un naufragio, lei recuperata e portata a Catania, lui a Palermo. Lui l'ha cercata chiedendo un ricongiungimento ma per fortuna lei aveva già imparato l'italiano, aveva trovato persone che le volevano bene e aiutata a seguire un percorso scolastico, iniziare a curarsi le ferite e l'HIV, regalo di questo viaggio in prima classe. È arrivata a Firenze chiedendo: "Ma in questa città, già non avete il mare, almeno un posto dove si fa una granita decente, lo avete?"

Quando si parla di minori stranieri non accompagnati di questo si parla, di questi ragazzi, che arrivano alle porte dell'Europa per chiedere che anche loro siano considerati umani, per trovare quello Stato che non hanno trovato nel luogo di nascita sapendo che i loro diritti erano, sono, e saranno universali. Lo troveranno qui in Italia, Europa, 2024?

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Il quadro normativo italiano

La Legge 47/2017 (legge Zampa), che disciplina in modo organico l'accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati sul territorio italiano, ha rappresentato un punto di svolta importante. Legge avanzata a livello europeo, guarda al minore con un atteggiamento olistico, come soggetto vulnerabile, bisognoso di interventi e garanzie su più livelli. Ma nei suoi sette anni di vita non si è ancora superato l'approccio emergenziale messo a dura prova dall'ultimo decreto del 2023, il cosiddetto Decreto Cutro, dove le deroghe alla norma sono pesanti e invalidanti del sistema di tutela e garanzia. Importante figura di tutela della legge Zampa per i Minori rimangono i tutori volontari: la gran parte sono donne, ma ancora non in numero sufficiente a dare supporto alla tutela di tutti i giovani presenti nel paese.

Minori stranieri: gli ultimi dati

Al 31 marzo del 2024 i Msna presenti in Italia (secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che li pubblica regolarmente online) erano 21.247. Un numero, un giovane: di centinaia di loro si perdono le tracce durante i mesi che li portano verso la maggiore età. L'88% di questi ragazzi è maschio e quasi il 50% ha 17 anni. Sul podio dei paesi di provenienza abbiamo: Egitto, Ucraina, Tunisia. Il 25% di loro si trova in Sicilia: la Toscana ne ospita il 4,73%. Dei 1393 arrivati a marzo di quest'anno, 368 sono stati rintracciati sul territorio mentre 1005 sono arrivati dal mare, 900 di loro sono in Sicilia e 58 sono arrivati in Toscana.

  • Mohamed
  • Kamel
  • Khaltoum
  • MSNA
  • 21247 al 31 marzo 2024
  • legge Zampa 47/2017
  • decreto Cutro
  • tutori volontari

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Il Banti torna all'astaBarbara Picozzi · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autrice: Barbara Picozzi

12.000 metri quadri su cinque piani alle porte del Mugello. L'azione dei cittadini per il recupero di un bene comune

L'ex Sanatorio Guido Banti si trova in quel di Pratolino, a 13 chilometri a nord di Firenze. Inaugurato nel 1939, dopo la donazione del terreno e del parco da parte della Principessa Maria Demidoff, l'edificio dispone di 12.000mq disposti su cinque piani, è immerso nel verde, e ha mantenuto la sua funzione ospedaliera fino ai primi anni Novanta. Dopodiché è rimasto inutilizzato e abbandonato a causa di scelte che giudichiamo scellerate da parte della proprietà, la Ausl Toscana Centro. Dal 2006 è vincolato a tutela del valore storico-architettonico dell'ex Sanatorio e del suo parco.

Dopo 30 anni di abbandono, molti progetti naufragati e quattro aste pubbliche andate deserte, il complesso, come prevedibile, è stato depredato e vandalizzato. Stanca di assistere a questa ingiustizia, ho conosciuto Daria B. Urbex, che da sempre si batte per il recupero dei beni pubblici abbandonati, e nel 2019 abbiamo creato insieme la pagina Facebook "Salviamo l'Ex Sanatorio Guido Banti". Abbiamo così iniziato a combattere per far conoscere questa realtà, molto preziosa per la cittadinanza ma abbandonata a se stessa. Abbiamo cercato di sensibilizzare le istituzioni, a partire dal Comune di Vaglia e dalla Regione Toscana. Gli abbiamo spiegato che il recupero ad uso pubblico del Banti potrebbe essere una grande risorsa per tutta la zona, per chi vi abita e chi vi potrebbe lavorare. Un bene pubblico di questo valore non può essere lasciato andare in rovina così.

A colpi di posta certificata, richieste di accesso agli atti, articoli sui quotidiani locali e nazionali, abbiamo raccontato lo scandalo di un patrimonio che oggi rappresenta un costo per il contribuente a causa della doverosa manutenzione, ma che, al tempo stesso, è inutile, non rende niente e perde addirittura valore.

In questi anni, grazie al nostro impegno e all'azione di sensibilizzazione presso la popolazione, qualche battaglia l'abbiamo vinta: siamo riuscite ad ottenere la bonifica dell'amianto, il rifacimento del tetto, a dotare il complesso di un'illuminazione notturna. Oggi anche il magnifico parco che circonda l'edificio è messo in sicurezza ed esiste una vigilanza.

Recentemente la proprietà ha comunicato che dovrebbe riaprire un'asta pubblica per la vendita, e indiscrezioni annunciano un potenziale compratore disponibile a fare un'offerta. Anche a causa del vincolo di donazione voluto dalla Principessa Demidoff il complesso ha delle destinazioni d'uso specifiche: residenziale, turistico-ricettivo, direzionale, servizi.

A Pratolino auspichiamo che l'asta vada a buon fine e che "l'Ospedale dell'aria bona", come un tempo veniva chiamato, torni a vivere in un'ottica certamente più moderna, ma sempre a beneficio delle persone, così come fu pensato tanti anni fa da colei che ne permise, con un grande gesto benefico, la costruzione e l'utilizzo per 50 anni.

  • ex Sanatorio Guido Banti
  • Pratolino
  • 13 km Firenze
  • 12000 mq
  • 5 piani
  • Principessa Maria Demidoff
  • 1939
  • Ausl Toscana Centro

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CinematograFica, progetto aperto per l'emancipazioneValentina Baronti · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autrice: Valentina Baronti

CinematograFica è cinema, femminismo, formazione, solidarietà. Il progetto è nato a Firenze ma spazia in tutta Italia e anche all'estero, soprattutto in Medio Oriente. Ha l'obiettivo di dare alle donne, di tutte le età e di tutte le culture, gli strumenti per discutere, confrontarsi, mettere a frutto le proprie competenze, rivendicare equità. E lo fa attraverso il cinema perché, si legge sul loro sito, "è il nostro strumento per costruire nuovi immaginari".

Fin dalla nascita, all'inizio del 2020, il progetto ha avuto una prospettiva internazionale, come racconta Simona Castoldi, una delle tre fondatrici, insieme a Claudia Morini di Tocco e Daniela Colamartini: "Ci piace l'idea di confrontarci sulle tematiche che riguardano le donne, senza chiuderci nel nostro mondo di privilegio, rivolgendo il nostro sguardo verso altre culture, dove magari le donne hanno meno libertà o possibilità culturali, ma hanno rispetto a noi più esperienza di resistenza e anche straordinarie capacità creative. Dal confronto con queste culture, in Giordania, nei campi profughi palestinesi o in Turchia, abbiamo sperimentato che, anche se abbiamo strumenti diversi, il problema è lo stesso, perché non c'è nel mondo una zona franca dal patriarcato". La pandemia, esplosa nei primi mesi di vita del progetto, ha sul momento frenato questa prospettiva internazionalista e CinematograFica nei primi anni si è rivolta soprattutto a esperienze in Italia, tra cui il festival Mai Mute al Cinema della Compagnia a Firenze e il programma per le scuole Educatə, che ha coinvolto istituti in diverse regioni italiane. "Sono stati momenti di grande arricchimento culturale, emotivo e personale – continua Simona Castoldi – che ci hanno restituito un grande entusiasmo da parte delle giovani generazioni, perché a scuola difficilmente si parla di questi temi e alcunə di loro non erano nemmeno mai entratə in un cinema!". CinematograFica è un progetto aperto a contributi e collaborazioni. Tutte le informazioni si trovano online sul sito cinematograficaproject.com.

  • cinema
  • femminismo
  • Simona Castoldi
  • Claudia Morini di Tocco
  • Daniela Colamartini
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  • Mai Mute
  • Cinema Compagnia

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Catechismo per la natalitàMarta Benettin · Femminismi

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Rubrica: FEMMINISMI | Autrice: Marta Benettin

Scrivo a maggio, nel mese della festa della mamma e degli Stati Generali della Natalità che ormai si tengono tutti gli anni. Sono molto irritata. Pare che si possa riassumere la ricetta contro il calo demografico, un problema imminente che dovrebbe necessariamente far ragionare a uno stesso tavolo politici, studiosi, economisti e la gente tutta, con questi tre ingredienti:

Credere. Gli anticoncezionali impediscono la vita: "C'è un dato che mi ha detto uno studioso di demografia: in questo momento gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche di armi e gli anticoncezionali. Uno distrugge la vita, l'altro impedisce la vita". Così Papa Bergoglio agli Stati Generali della Natalità 2024.

Obbedire. Meno aborto per tutte: da fine aprile il decreto Pnrr è diventato legge e contiene una norma per finanziare la presenza nei consultori delle associazioni antiaborto (già prima potevano esserci, secondo la legge 194/78 sull'interruzione volontaria di gravidanza, ora però possono essere finanziati) utilizzando i fondi del PNRR dedicati alla salute. Li togliamo alla sanità pubblica per occuparci di una "problematica" in calo in Italia da oltre 10 anni e con un tasso inferiore alla media europea.

Combattere. Ecco l'azione proposta recentemente da un dirigente scolastico della provincia di Padova: in un incontro coi genitori di una scuola statale, la sua ricetta per far fronte al calo demografico è stata testualmente "Quindi mamme producete". Buttiamo pure a mare gli ultimi 40 anni di femminismo e lotta per l'autodeterminazione.

Credere, obbedire, combattere. Catechismo per la natalità 2024.

  • Stati Generali Natalità
  • Papa Bergoglio
  • anticoncezionali
  • PNRR
  • consultori
  • associazioni antiaborto
  • legge 194/78
  • calo demografico

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11Attualità3 articoli
Zahid, una morte come troppe altreFuori Binario · Attualità

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Autore: Fuori Binario

Dopo la strage di Esselunga in via Mariti gli incidenti non si sono fermati. Tra le ultime vittime c'è anche un operaio morto mentre svolgeva il suo lavoro presso la ditta "Ferraiolo 2000" che si occupa del recupero del ferro a Sieci, nel Comune di Pontassieve. Il suo nome era Qureshi Muhammad Zahid, aveva 36 anni ed era originario del Pakistan. La mattina del 29 marzo guidava un mezzo meccanico cabinato e munito di una gru quando si è ribaltato su un fianco. Nel tentativo di uscire fuori Zahid è rimasto schiacciato. In serata è morto.

Zahid era immigrato nel 2021 dal Pakistan insieme al fratello Saddam perché erano stati vittime di atteggiamenti persecutori da parte di un parente. Ad aprile 2021 aveva trovato accoglienza in un Cas della Piana mentre nel 2022, a seguito dell'assegnazione del permesso di soggiorno per Protezione Speciale migranti (concesso solo a chi corre il rischio di subire un grave danno nel paese d'origine), gli era stato consentito l'accesso al centro Sai di Dicomano dove era rimasto fino ad Ottobre quando aveva trovato lavoro.

L'11 aprile si è svolto un presidio dei sindacati di fronte all'azienda per chiedere al governo interventi forti per contrastare la deregulation del lavoro.

  • Qureshi Muhammad Zahid
  • 36 anni
  • Pakistan
  • Sieci
  • Pontassieve
  • Ferraiolo 2000
  • gru ribaltata
  • fratello Saddam

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Assemblea 16 febbraio: in via Mariti vogliamo un parco alla memoriac.b. · Attualità

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Autore: (c.b.)

Il 16 Febbraio in seguito al crollo del cantiere di Esselunga in via Mariti molte persone hanno udito un enorme boato che ha raggiunto tutto il quartiere e dintorni e sono accorse sul luogo dell'incidente.

Dopo lo smarrimento iniziale si è subito iniziato a parlare spontaneamente dell'accaduto ed è così che è nata l'Assemblea 16 Febbraio che ha convocato diversi incontri, presidi e manifestazioni, per non rimanere in silenzio di fronte alla morte dei cinque operai. Già da tempo la cittadinanza proponeva di fare un'area verde al posto dell'ex Panificio Militare, ma è rimasta inascoltata dalle precedenti amministrazioni e anche dalla giunta Nardella che aveva deciso di costruire ancora in un'area altamente cementificata e già fittamente fornita di supermercati (tra i quali diversi Esselunga).

L'obiettivo dell'Assemblea è ottenere la costruzione del parco e intitolarlo alle vittime Taoufik Haidar, Luigi Coclite, Mohamed Toukabri, Mohamed El Farhane, Bouzekri Rahimi e a tutte le persone che ogni anno muoiono sul lavoro. Morti a causa di leggi che favoriscono la speculazione, il profitto e lavoro deregolamentato con la proliferazione di innumerevoli appalti e subappalti (in via Mariti erano più di 60), che costringono i lavoratori a orari estenuanti, che utilizzano il caporalato come mezzo d'affermazione, che guadagnano sul costo della manodopera, che risparmiano sui materiali utilizzati e tanto altro.

Tutto questo è inaccettabile, è tempo di perseguire progetti sostenibili per la vita, e allo stesso tempo bloccare le politiche che criminalizzano gli immigrati e li costringono a sottomettersi all'ingiustizia per non venire espulsi o rinchiusi, per non essere torturati e respinti.

  • crollo cantiere Esselunga
  • via Mariti
  • 5 vittime
  • Taoufik Haidar
  • Luigi Coclite
  • Mohamed Toukabri
  • Mohamed El Farhane
  • Bouzekri Rahimi

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A Gaza si muore anche di fameClara Baldasseroni · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autrice: Clara Baldasseroni

Israele ostacola l'ingresso degli aiuti. Blocco alla frontiera per Music for Peace

La Striscia di Gaza continua ad essere una gabbia in cui milioni di civili sono intrappolati e sotto assedio. Al momento in cui chiudiamo questo articolo (11 maggio) l'esercito di Israele sta stringendo la morsa su Rafah e ha ordinato nuove evacuazioni della popolazione, costringendo altre decine di migliaia di persone a spostarsi mentre si prepara ad espandere le sue operazioni militari più vicino all'area centrale densamente popolata. L'assedio, iniziato dopo il 7 ottobre, diventa sempre più duro e disumano. Gli aiuti umanitari, di cui la popolazione di Gaza ha bisogno per sopravvivere, sono totalmente bloccati. Sempre l'11 maggio otto delle 12 panetterie aperte finora nel sud della Striscia hanno dovuto chiudere e anche le quattro rimaste aperte saranno presto costrette ad abbassare le saracinesche.

Una situazione sempre più drammatica. Ma già nei mesi scorsi fare arrivare i beni di prima necessità è stato difficile, se non impossibile.

L'organizzazione umanitaria Music for Peace è da anni in prima fila per portare sostegno nelle zone del mondo in conflitto ed è presente a Gaza dal 2009. Dall'assedio di Israele ha lavorato per far entrare nella Striscia beni umanitari, con sempre maggiori ostacoli, via via che la guerra prosegue. Il confine egiziano si conferma, ancora una volta, come un reale ostacolo per raggiungere la Palestina, visto che da sempre ha sottoposto a fermi e blocchi molti che cercavano di transitarvi per raggiungere il Medio Oriente già prima della chiusura del valico, soprattutto se con scopi umanitari, mentre d'altra parte rimane attivo nella distribuzione di aiuti materiali come alimenti e presidi medici.

Stefano Rebora, con Matteo Di Domenico e Matteo Montaldo, in collaborazione con l'Ambasciata italiana in Egitto e la ERC (Egyptian Red Crescent), sono partiti dall'aeroporto di Bergamo alle 5 del mattino del 26 marzo per raggiungere i 2 container spediti dall'associazione con 60 tonnellate di aiuti in arrivo al porto di Alessandria d'Egitto. La missione di prova serviva proprio a comprendere la reale fattibilità per l'apertura di un corridoio umanitario. Ma nonostante il permesso ottenuto dall'Ambasciata, Rebora è stato bloccato alla frontiera d'Egitto, perquisito e dopo chiuso per 8 ore in una stanza, privato dei suoi oggetti personali compreso il cellulare e i medicinali salvavita, per cui al rilascio è ritornato indietro con gli altri 2 volontari.

Il 14 Aprile alle ore 18:29, il convoglio con il carico di MfP è invece riuscito ad entrare nella Striscia di Gaza, e dal 16 Aprile l'associazione Mezzaluna Rossa lo ha distribuito alle famiglie porta a porta.

MfP è già al lavoro per la raccolta di beni di prima necessità in vista della prossima partenza tra giugno e luglio (se sarà possibile) con l'intenzione di far arrivare altre 250 tonnellate, mentre è partita un'interrogazione parlamentare a Bruxelles al vicepresidente della Commissione Europea Josef Borrell per dibattere sul trattamento inumano che ha subito Rebora e quali siano le azioni per consentirgli di entrare.

Adesso la guerra che avanza renderà ancora tutto più difficile.

  • Music for Peace
  • Stefano Rebora
  • Matteo Di Domenico
  • Matteo Montaldo
  • Rafah
  • 60 tonnellate aiuti
  • Alessandria d'Egitto
  • Mezzaluna Rossa

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12Attualità4 articoli
La robinia di RosanoValentina Nicastro · Mille foglie

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Rubrica: MILLE FOGLIE | Autrice: Valentina Nicastro

Non è una robinia qualsiasi quella che ho conosciuto grazie alla segnalazione di un'amica. Si trova in un'area di sosta di fronte alla bottega di Rosano, sosta molto gettonata per deliziose merende a suon di schiacciata e "vino bono" nel Comune di Rignano sull'Arno. Ha una corteccia rugosa e la sua circonferenza è di oltre 4 metri, a indicare un albero secolare degno di essere tutelato come albero monumentale.

Carlo Linneo, il naturalista con la smania delle classificazioni, le attribuì il nome scientifico di "Robinia", dal nome del botanico che nel XVII secolo l'aveva introdotta in Europa a scopo ornamentale, che si chiamava Jean Robin. All'epoca funzionava così, come se l'avesse inventata lui quella pianta, che probabilmente nell'America del Nord, da dove proveniva, esisteva da secoli o millenni.

Nel periodo della fioritura attorno alla robinia c'è tutto un ronzare, tutta una danza di api tra i suoi fiori bianchi posizionati a grappolo e da quella danza, da quel gran lavorare di insetti si ottiene (se così si può dire, perché il miele è delle api e non nostro) un miele dolce che profuma di acacia. Sarà per questo che la pianta è detta anche "pseudoacacia".

C'è chi come me cerca alberi per passione disinteressata, per amore di queste splendide creature vetuste, chi ne fa un lavoro, chi scrive un libro o cento libri su di essi. La sostanza non cambia: gli alberi sono la memoria e la storia di ognuno di noi.

  • robinia pseudoacacia
  • Rosano
  • Rignano sull'Arno
  • Carlo Linneo
  • Jean Robin
  • albero monumentale
  • 4 metri circonferenza
  • api

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L'era del petrolio è finitaFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile

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Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Una volta preso coscienza che un'era è finita, dobbiamo aprirne un'altra e per fare questo bisogna mettere al primo posto le necessità delle persone, tutte, e poi vedere come si possono accontentare senza petrolio e derivati. Non è poco, specialmente se si pensa che sono tanti quelli che ancora non vedono soddisfatte le proprie esigenze primarie come ad esempio una casa autonoma e quindi è da qui che bisogna partire.

Il Sole è la centrale nucleare comune, che sta alla distanza giusta e che ci manda l'energia in forma di luce pronta da essere usata in tutti i modi. Il più semplice è scaldare l'acqua e con gli impianti di ora si riesce a trasformare facilmente in calore la metà dell'energia ricevuta ogni giorno: in una casa ben isolata la produzione di acqua calda sanitaria assorbe la metà dell'energia ancora necessaria e tutto il patrimonio abitativo (quasi) è rimasto vecchio come era.

Bisogna allora adottare dei piani quinquennali per l'adeguamento di tutto quanto partendo dagli edifici pubblici, in special modo da quelli di edilizia popolare, rilevando per pubblica utilità le fabbriche dismesse ed assumendo tutto il personale messo in mobilità o buttato per la strada che sarà necessario per la costruzione, la messa in opera e la manutenzione degli impianti. I fondi si possono trovare facilmente levandoli dall'acquisto di oggetti dannosi come le armi, poi verranno da sé con tutta la ricchezza che il Sole ci avrà dato nel frattempo, facendo ridurre l'indebitamento della bilancia commerciale, e invece aumentare il Pil e la felicità.

  • energia solare
  • acqua calda
  • edilizia popolare
  • piani quinquennali
  • fabbriche dismesse
  • armi
  • Sole
  • pannelli fotovoltaici

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Il sapore... l'odore...Roberto Pelozzi · Poesia

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Autore: Roberto Pelozzi

Inciampò l'inesperto sullo scalino esperto, no, non lo riconobbe subito ed ebbe a farne spesa di tempo.

Eppure glielo dissero rassicurandolo.

Che lì in quel quadro avrebbe trovato quel che cercava; un domani, un domani...

e lo cercò, si mise d'animo e lo cercò vivendo del tempo che contento lo soddisfò portandolo a vedere di tutto, dalla a alla zeta, standone dentro fino ad esserne pieno.

Dopo lo scoppio, dopo, chi, dove, quando, come, perché... originale sogno dei media.

  • poesia
  • tempo
  • ricerca
  • sogno
  • media
  • vita

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Un voto per la paceGiampaolo Pancetti · Nonviolenza

!Rubriche

Rubrica: NONVIOLENZA | Autore: Giampaolo Pancetti

Siamo sull'orlo di una Terza Guerra Mondiale. In Ucraina, nonostante la propaganda agita da ambo le parti, siamo ragionevolmente sicuri che i morti abbiano raggiunto la cifra enorme di 500.000 dall'invasione del 24 febbraio 2022.

In Palestina alle oltre 1.000 vittime nell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 si sommano le oltre 35.000 vittime palestinesi, ad oggi, perite a causa dei bombardamenti israeliani. In entrambi i casi il rischio di un'ulteriore escalation è dietro l'angolo.

La guerra in Ucraina sta diventando una disfatta per Zelenski. Mancano uomini e quando l'Europa - come minaccia continuamente Macron - invierà truppe armate a sostegno dell'Ucraina sarà la fine, perché ci sarà la rivalsa della Russia con il sostegno della Cina. Sul fronte palestinese Israele sta allargando il conflitto all'Iran, cosa che potrebbe tirare dentro Russia e Nato.

Siamo sull'orlo di una Terza Guerra Mondiale. I governi europei e americani stanno solo cercando di tirare avanti fino alle elezioni tentando di nascondere il disastro delle loro politiche fallimentari e guerresche. In Italia le elezioni europee sono state trasformate in meschini e miopi sondaggi sul governo italiano... ma chi se ne frega! Per noi adesso esiste una sola priorità: fermare il disastro mondiale. Alle elezioni europee votate un partito che si schiera nettamente per la pace. Guardate bene i candidati e i partiti e scegliete chi rifugge le logiche da stadio, chi non si intruppa nei conflitti inviando armi, chi promuove una vera negoziazione e chiede il cessate il fuoco immediato. Siamo sull'orlo di una Terza Guerra Mondiale. Alle Europee votiamo la pace!

  • Terza Guerra Mondiale
  • Ucraina
  • 500mila morti
  • Palestina
  • 35mila vittime
  • Zelenski
  • Macron
  • Iran

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13Attualità1 articolo
Periferie al centro - Cronaca di una rinascitaCristiano Lucchi · Attualità

!Periferie al centro

Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Cristiano Lucchi

L'associazione che edita Fuori Binario rinnova le cariche: nuovo direttivo con 10 donne e 5 uomini, tra di essi il nuovo presidente. Scopri anche tu che stai leggendo come puoi diventare protagonista

Centottanta socie e soci iscritti dall'inizio dell'anno, quindici persone disponibili a regalare tempo, competenze e passione all'interno del nuovo direttivo, un presidente che si è avvicinato alla nostra esperienza sollecitato dall'interrogativo "E tu cosa puoi fare per Fuori Binario?". Decine di attiviste e attivisti, di giornalisti e diffusori, di volontarie e volontarie, di luoghi amici, associazioni e gruppi informali pronti ad accompagnare il nuovo corso dell'associazione Periferie al centro a tre anni dal rilancio del giornale che avete tra le mani.

I nuovi incarichi

Si è tenuta lo scorso 10 maggio l'assemblea per il rinnovo delle cariche della società editrice di Fuori Binario che si occupa di gestire, nella sede di via del Leone angolo piazza Tasso, le residenze per i senza dimora, lo sportello sociale, il sostegno alimentare, l'accoglienza, gli inserimenti e le messe alla prova, l'organizzazione di eventi e occasioni di partecipazione. Vi hanno partecipato oltre cento persone che hanno eletto presidente Francesco Cuccuini e il nuovo direttivo composto da Alessandro De Angeli, Anna Piana Agostinetti, Camilla Lattanzi, Claudia Daurù, Consuelo Mongelli (vicepresidente), Cristiano Lucchi, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Giorgia Bulli, Ilaria Di Biagio, Isabella Mancini, Nadia Galletti, Ornella De Zordo, Sabrina Bargioni.

I gruppi di lavoro

Tra i primi compiti del nuovo direttivo risollevare le sorti economiche dell'associazione e rafforzare il rapporto con le persone che distribuiscono il giornale in strada affinché sia garantito loro un reddito di sussistenza. L'occasione è stata utile anche per rendere più efficiente l'impegno all'interno dell'associazione. Sono stati costituiti dei gruppi di lavoro, coordinati dai singoli membri del direttivo, il cui compito è quello di attivarsi celermente per dare una soluzione alle tante questioni aperte. Il primo gruppo si occupa di accoglienza, residenze e inserimenti attraverso lo sportello sociale; allo stesso tempo sta lavorando per ripensare gli spazi della sede, renderli più fruibili e accoglienti, aprire alle realtà del quartiere e garantire orari di apertura più lunghi. Ci sono inoltre due gruppi dedicati alla raccolta fondi, se il primo organizza eventi di autofinanziamento (cene, aperitivi, presentazioni, concerti, proiezioni…) il secondo dedica i suoi sforzi al trovare risorse attraverso una progettazione utile alla partecipazione a bandi e concorsi. Un discorso a parte meritano il gruppo dei luoghi amici che, oltre a garantire un'entrata mensile per il giornale, sono molto importanti per rafforzare le nostre relazioni e la diffusione del giornale in città. Per la prima volta Periferie al centro avrà un gruppo dedicato al bilancio e alle entrate/uscite contabili, un'innovazione preziosa che non può che far bene alla salute dell'associazione sia nell'immediato che in prospettiva. Per il giornale - oltre alla squadra che pensa, discute, scrive, fotografa, disegna, impagina, spedisce Fuori Binario - è stato costituito un gruppo di lavoro dedicato alle vendite in strada, ad accrescere la consapevolezza del progetto in chi ne ricava un reddito, e rafforzare il rapporto tra diffusore e lettore che resta spesso occasionale.

E tu? Cosa puoi fare?

Periferie al centro non aveva mai avuto nella sua storia un numero così alto di soci e di socie. Centottanta persone sono un bel numero che può far bene e migliorare questo progetto di giornalismo redistributivo e accoglienza. Molte di loro si sono avvicinate per scongiurare una possibile e irreversibile crisi economica dell'associazione, un crollo che avrebbe portato all'annichilimento del giornale e alle ovvie ricadute negative per coloro che contano su Fuori Binario per sostenersi economicamente. Questo rischio è stato scampato e il nuovo gruppo che guida l'associazione si sta già impegnando a risollevare le sorti del progetto.

In questa fase però c'è bisogno di tutti e di tutte. Di chi è socio come degli attivisti e dei volontari, di chi compra il giornale in strada e di chi si abbona, delle persone che animano i luoghi amici e di coloro che hanno idee, passioni, competenze e un po' di tempo per sostenerci. In questa fase tutti i nuovi gruppi di lavoro sono attivi, è il momento giusto per passare dalla lettura all'impegno per garantire il futuro ad un progetto che ha già trenta anni di vita e che guarda con ottimismo al futuro. Sarai anche tu dei nostri? Ti aspettiamo!

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Un ringraziamento e una richiesta alla nostra comunità

Francesco Cuccuini

Assumo la carica di presidente dell'associazione Periferie al Centro OdV dopo l'esito delle votazione nell'assemblea del 10 maggio scorso. Ringrazio il presidente e il consiglio direttivo uscenti per il lavoro svolto. Ringrazio anche l'assemblea dei soci per la fiducia dimostratami. Un pensiero riconoscente anche ai soci fondatori dell'associazione - Alessandro, Giovanni, Mariapia e Sondra - per la pregevole e lungimirante intuizione avuta.

Assumo l'incarico avendo come destinatari ultimi dell'azione della associazione i senza dimora, i poveri, sicuro della fattiva collaborazione del consiglio direttivo innanzi tutto e di chiunque gradisca e sappia aiutare l'associazione, con le sue numerose attività prima fra tutte il giornale Fuori Binario. Credo che la nostra azione debba essere improntata al perseguimento del bene comune, concetto appannato e messo in disparte da qualche decennio dove l'interesse particolare, al massimo l'interesse generale, sono diventati i riferimenti principe di ogni azione. Un'associazione - una comunità - crolla se confida nella sola azione del presidente. Un'associazione si sfalda senza l'azione fattiva del consiglio direttivo. Un'associazione deperisce senza l'intervento generoso degli associati.

Per questo confido nella fattiva collaborazione di tutti e tutte e ringrazio in anticipo chi vorrà incoraggiarci e incoraggiarmi. Ma ringrazierò ancora di più chi ci indicherà elementi da migliorare, potenziare e sviluppare. Un grazie particolare a chiunque ci indicherà criticità o errori. Confidando quindi nella voglia dell'associazione di consolidare e fare crescere il molto e il buono realizzato fino ad oggi, auguro a tutti e a tutte un buon lavoro.

  • assemblea 10 maggio
  • 180 soci
  • Francesco Cuccuini presidente
  • direttivo 10 donne 5 uomini
  • gruppi lavoro
  • sportello sociale
  • residenze
  • via del Leone

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La destra nella panciaValentina Baronti · Sorellanze - Ultima pagina

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Rubrica: SORELLANZE | Autrice: Valentina Baronti

Quando si parla di politiche reazionarie, spesso si tende a pensare che poi alla fine non ci riguardino. Non nell'immediato. Si pensa che magari possano interessare un'attivista che si oppone a una manifestazione nazista e viene arrestata in Ungheria. Oppure i profughi costretti a lunghi tragitti prima di trovare un porto che li faccia sbarcare.

E se invece questo peso lo sentissimo nella pancia? Magari ancora non ne abbiamo viste le conseguenze, ma l'emendamento proposto da Fratelli d'Italia il 23 aprile scorso al decreto-legge per la ripartizione dei fondi del PNRR nella sanità territoriale, è quanto più di destra possa esserci. Infatti prevede l'accesso delle associazioni antiabortiste nei consultori, in teoria per consulenze sulla maternità, in pratica per manipolare la libera scelta della donna, sancita dalla legge 194. E non basta che la commissione europea per gli affari economici e finanziari lo abbia etichettato come uso improprio dei fondi del PNRR.

Il problema è un altro: si tratta di un pericoloso attacco al diritto di aborto, reso possibile da anni di smantellamento dei consultori pubblici. La legge, infatti, ne prevede uno ogni 20mila abitanti, mentre in Italia, a seconda delle zone, ce n'è uno ogni 45mila o addirittura 75mila abitanti, e sono stati talmente svuotati delle proprie finalità, che oggi sono diventati semplici ambulatori. Per non parlare poi dei ginecologi obiettori, che in alcune strutture toccano quota 100%, rendendo di fatto impossibile abortire.

E se questo ennesimo attacco alla 194 fosse l'occasione per svegliarci dal torpore e riprendere la lotta per il diritto all'aborto? Non solo per difendere la legge 194 ma per renderla migliore, ripulendola da quei meccanismi che ne hanno reso possibile il suo graduale smantellamento, come l'obiezione di coscienza o la settimana di riflessione.

  • PNRR sanità
  • Fratelli d'Italia
  • emendamento 23 aprile
  • consultori antiabortisti
  • legge 194
  • obiettori 100%
  • 1 consultorio ogni 45-75mila abitanti
  • settimana riflessione

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Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone

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Rubrica: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori. Seguiteci!

A come AMICIZIA - Valentine Cuny-Le Callet aveva 19 anni quando iniziò una corrispondenza con Renaldo, un condannato a morte detenuto in un carcere della Florida. La corrispondenza evolve in una forte amicizia che Valentine racconta ed elabora nel suo libro d'esordio a fumetti Perpendicolare al sole (Coconino Press, 29 €). Il racconto fa emergere la brutalità del carcere, la lotta dei detenuti per sopravvivere ad una condizione che li sospende fra la vita e la morte, il rifugio nell'irrazionalità e nel sogno. Il libro ha vinto, nel 2023, il prestigioso Premio Artemisia e il Premio Fnac France Inter per i fumetti.

B come BAMBINI - Una mattina di pioggia, il bus di una gita di una scuola elementare palestinese si ribalta su una strada sterrata poco fuori Gerusalemme. L'autista e cinque bambini muoiono. In "Un giorno nella vita di Abed Salama" (Neri Pozza, 19 €), Nathan Thrall, giornalista ebreo statunitense che vive da anni a Gerusalemme, ricostruisce tutti i passaggi, tutte le scelte, tutte le storie delle persone coinvolte che non potevano non condurre a quella tragedia, solo apparentemente dovuta al caso. Premio Pulitzer 2024.

C come CORRISPONDENZE - Nel 2024 celebriamo il centenario della nascita di Franco Basaglia, il maggiore promotore della riforma della psichiatria in Italia, quella della chiusura dei manicomi. Corrispondenze immaginarie è un progetto d'arte pubblica partecipata dell'artista Mariangela Capossela, che intende riportare alla luce le lettere che i pazienti degli ex manicomi non ebbero la possibilità di spedire, e che come loro rimasero recluse, per reindirizzarle a chi accoglie l'invito di diventare un nuovo interlocutore.

D come DIFESA - Agostino Di Bartolomei era il capitano della Roma che vinse lo scudetto nel 1983 ed arrivò in finale di Coppa dei Campioni, perdendola il 30 Maggio del 1984. Il 30 Maggio di 10 anni dopo, Agostino si uccise con una pistola che aveva comprato per difendere la famiglia, ma che, invece, rivolse contro se stesso. Luca Di Bartolomei ha raccolto le sue riflessioni nel libro Dritto al cuore. Perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure (Baldini & Castoldi): "Voi ve la sentireste di diffondere più armi in un Paese che ha già una criminalità organizzata radicata sul territorio? E vi sentireste più sereni circondati da giustizieri della notte?"

E come ECOSIA - Quando pensiamo alle cause dello stravolgimento climatico, una delle prime immagini che si forma nel nostro cervello è quella di una ciminiera industriale che butta fumo nero nel cielo. La realtà è purtroppo diversa. L'anidride carbonica è trasparente ed è emessa in conseguenza a quasi tutte le azioni che compiamo ogni giorno, compreso l'uso di internet. Ecosia è un browser dotato di motore di ricerca che nasce con l'obiettivo di mitigare questi effetti. L'azienda usa i proventi della pubblicità on-line per finanziare programmi di riforestazione.

F come FORTEZZA - Kayhan Kalhor dall'Iran, e Toumani Diabaté dal Mali. Due musicisti molto conosciuti come solisti che hanno deciso di incidere un disco in coppia: The Sky is the Same Colour Everywhere (Real World Records). Si tratta di una meditazione spirituale composta da atmosfere eteree in cui si alternano o si accompagnano i due strumenti, il kamancheh e la kora, generando mondi che nel mondo reale non esistono ancora. La rivista Songlines lo ha eletto Miglior Disco Fusion del 2024.

G come GUERRA - Hayao Miyazaki, il famosissimo regista e scrittore giapponese di film d'animazione, aveva annunciato il ritiro circa dieci anni fa. Ma non ha mantenuto la promessa, e all'inizio di quest'anno è uscito il suo nuovo film, Il ragazzo e l'aquilone. Si tratta di un viaggio di andata e ritorno dal reale al fantastico, dove i vivi e i morti convivono sullo schermo. Ricordiamo che nel 2003, quando La città incantata ha vinto l'Oscar come miglior film d'animazione, Miyazaki non ha partecipato personalmente alla premiazione, perché, parole sue: «non volevo visitare un paese che stava bombardando l'Iraq».

H come HROVATIN - Trent'anni fa, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin venivano assassinati a Mogadiscio, Somalia. Dopo trent'anni, le ragioni, i mandanti, e gli esecutori dell'assassinio non sono ancora noti. I due giornalisti avevano completato un'inchiesta sul traffico di rifiuti tossici che si incrociava con quello delle armi. Il podcast dell'agenzia giornalistica Ansa, Trent'anni senza Ilaria Alpi. Una storia di donne che lottano per la verità, ricostruisce l'assassinio che ormai fa parte della lunga lista dei crimini italiani rimasti senza colpevole.

I come INEDITO - Come accade ormai dal 2011, ad aprile di quest'anno si è svolto a l'Aia, Paesi Bassi, il festival musicale Rewire. È un festival che esplora il panorama musicale contemporaneo fuori dal mainstream. Fra gli ospiti di quest'anno, Youmna Saba, musicista libanese che ha reinventato il suono tradizionale mediorientale dell'oud, e Phew, musicista giapponese già collaboratrice del compianto Ryuki Sakamoto.

L come LAMPEDUSA - La mostra 'FOCUS SU LAMPEDUSA' espone le fotografie dell'isola ad opera di 4 autori: Alfredo Allegri, Silvana Elena Grippi, Simone Fierucci e Tommaso Capecchi. Uno sguardo da vicino ad una realtà che nei reportage mainstream viene descritta in maniera molto distante. Un'isola che con la sua bellezza ospita una delle realtà più drammatiche della storia dei nostri tempi. La mostra è oggi disponibile in una pubblicazione DEA edizioni presso gli spazi della 'Studio Life' in via degli Alfani 24r.

M come MERCI - In Per giusta causa (Milieu Editore), Danilo Conte fa una specie di catalogo di vite precarie nel lavoro, ricattabili e ricattate; persone di carne e sangue usate come merci da scaffale. L'importanza di questo tipo di libri è quella di far emergere una realtà che, seppur molto diffusa e comune a molti, viene negata, opportunisticamente occultata, misconosciuta anche a chi dovrebbe farsene carico politicamente, socialmente, culturalmente.

N come NONVIOLENZA - Biblioteca della Nonviolenza "Abbiamo aperto": questo è il che legge chi arriva sul sito della Biblioteca della Nonviolenza di Milano. Questa Biblioteca si rivolge soprattutto a lettori molto giovani ed è un'iniziativa del Centro antiviolenza di Milano.

O come OPPRESSI - La storia l'hanno raccontata sempre i forti e i vincitori. Il Podcast di Cronache Ribelli prova a ribaltare questa visione. Si tratta di "un progetto di rinnovamento della narrativa storica. Raccontiamo la storia degli ultimi, degli oppressi, degli sfruttati e di chi ha sempre lottato, nel corso della storia, contro questa condizione."

P come PACE - Julian Assange. In Il Nemico (Feltrinelli), Assange mette in guardia noi "felici utenti dei social network, amanti dello shopping online" dalla trappola che è diventata la rete, il World Wide Web (www), ormai efficientissimo a condizionare le nostre azioni.

Q come QUEENSLAND - "La Natura è ufficialmente un'artista, e come tale, devono esserle riconosciuti i diritti d'autore." All'appello hanno aderito musicisti come David Bowie e Brian Eno. Ne è nata una compilation, Sounds Rights, che continua ad arricchirsi. Il 50% degli introiti sarà destinato a progetti di protezione della Natura.

R come RACCONTADINA - Francesca Pacchetti ha iniziato a riflettere sulla cultura del cibo sui social, dove è meglio conosciuta come La Raccontadina. Nel suo ultimo libro I sapori di una volta (ed. Temposospeso), affronta la questione della ciclicità: "In dicembre è difficile desiderare l'anguria, come in agosto sentire la voglia della ribollita."

S come SATELLITI - Un gruppo di giornalisti del Guardian è riuscito a documentare gli effetti dei bombardamenti su Gaza sfruttando la rete di satelliti. Ashley Kirk, il coordinatore, ha definito ciò che emerso dall'inchiesta "democidio", cioè la distruzione delle case, delle scuole, dei mercati, di tutti i luoghi residenziali e perfino dei cimiteri.

T come TIJOUX - Ana Tijoux, rapper nata in Francia nel 1977 da una coppia di esuli cileni. A inizio del 2024 ha pubblicato Vida, un album in cui la vita si prende la rivincita sulla morte. Universalmente conosciuta per Antifa Dance.

U come UTOPIA - Carmen Pellegrino è una scrittrice e saggista che nei suoi testi esplora la scienza dell'abbandono. Nel suo ultimo libro, Dove la Luce (La Nave di Teseo), racconta dell'incontro ideale con Federico Caffè, l'economista che scomparve misteriosamente per non riapparire mai più.

V come VITA - Asmaa Alghoul ne La Ribelle di Gaza (Edizioni E/O) racconta a Sélim Nassib la sua vita a Gaza, dove "la voglia di vita è incontenibile, ha una forza tale che ti fa credere che la morte non esista". Alghoul rifiuta di essere etichettata come vittima: "Ma io non piangerò, scriverò fino alla fine".

Z come ZEITGEIST - Durante una manifestazione a New York, Naomi Klein, attivista e giornalista nata in una famiglia ebrea, si è rivolta ad altri ebrei, chiedendo cosa c'entri il messaggio di liberazione della Bibbia con l'uccisione di bambini, la pulizia etnica, e il genocidio. "Il Sionismo ha voluto rendere reale una metafora, la terra promessa, creando uno stato repressivo e coloniale, un falso idolo che ha tradito tutti i valori dell'ebraismo, correlando la libertà degli ebrei con le cluster bombs".

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