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RESISTENZE
Quando la repressione del dissenso diventa normalità
Ornella De Zordo · Fuori Binario n. 263, Giugno 2024, pagina 3
!Resistenze
Autrice: Ornella De Zordo
"L'articolo 18 della legge in materia di sicurezza pubblica prevede, è vero, l'obbligo per i promotori di una riunione in luogo pubblico di darne avviso almeno tre giorni prima al questore, ma l'omesso avviso non rappresenta una condizione di illegittimità della riunione né un'automatica presunzione di pericolo per l'ordine pubblico. All'omissione dell'avviso, infatti, consegue solo la facoltà (non l'obbligo), per il questore, di ordinare lo scioglimento della riunione. Tale facoltà, incidendo su un diritto costituzionalmente garantito, deve essere di stretta interpretazione, il che significa, in primo luogo, che il motivo dello scioglimento deve rigorosamente inerire a ragioni di sicurezza e non al merito o al tema della manifestazione. In secondo luogo, sono previste delle modalità per lo scioglimento della riunione agli articoli 24 e 25 del regolamento di attuazione della stessa legge, le quali non autorizzano in alcun modo un uso indiscriminato o sproporzionato della forza".
A scriverlo è nientemeno che l'esecutivo di Magistratura Democratica, smentito clamorosamente dal ministro Piantedosi e dai vari questori che, in nome dell'ordine pubblico, criminalizzano le proteste che anche in Italia si stanno espandendo. Decreti contro le occupazioni, DASPO urbani, pene aggravate per le azioni degli eco-attivisti, e poi manganellate e processi per chi continua a scendere in piazza. La repressione del dissenso è diventata normalità, come dimostra quanto accaduto negli ultimi mesi.
A Pisa e Firenze studenti minorenni pestati nel corso di una pacifica manifestazione per il Cessate il fuoco a Gaza. A Torino, Napoli e Bologna violente cariche contro giovani che protestavano sotto la RAI dopo i tentativi di censura degli artisti che si erano espressi in solidarietà con la popolazione di Gaza. Qualche settimana dopo, cariche poliziesche all'Università La Sapienza, dove gli studenti si sono mobilitati contro la collaborazione degli atenei con Israele. Manganelli, lacrimogeni e idranti usati a Torino durante le mobilitazioni contro il G7 sull'ambiente su studenti inermi. Addirittura arrestata la giovane attivista che ha tentato di esporre una bandiera palestinese durante il Giro d'Italia. Pochi mesi fa, dodici persone erano state arrestate e portate in prigione per aver bloccato l'autostrada Roma-Civitavecchia contro l'inazione al cambiamento climatico. E si potrebbe continuare.
La resistenza a pubblico ufficiale, reato punito dai 6 mesi ai 5 anni di carcere, e l'interruzione di pubblico servizio sono tra i reati più contestati (e più vaghi e opinabili). Ma i Giovani Palestinesi che organizzano manifestazioni per Gaza in molte città, come anche gli Universitari che con le loro "accampate" contestano il silenzio delle Università sul genocidio in atto, non si fanno intimidire. Forti della moltitudine di analoghe azioni in altri atenei del mondo. Impariamo da loro. Non accettiamo di vivere in uno Stato che solo nel 2023 ha venduto armi a Israele per 13,7 milioni di euro.
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Uscito sul numero 263 (Giugno 2024), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
