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CONTROVENTO
Le amicizie che non ti aspetti
Jacopo Stefani · Fuori Binario n. 263, Giugno 2024, pagina 2
!Controvento
Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Jacopo Stefani
L'idea che tutti gli esseri viventi abbiano gli stessi diritti – che non solo cibarsi di un animale, ma anche solo comprarlo o venderlo sia un crimine contro la vita – per moltissime persone, oggi non meno di ieri, è del tutto irrealistica. Eppure stiamo vivendo anni in cui gli incubi per lungo tempo solo teorici del riscaldamento globale diventano realtà davanti ai nostri occhi – e lo stesso fanno le guerre e la bancarotta culturale e morale di tanti aspetti della nostra società "progredita". Allora, se a volte la realtà supera i sogni, forse bisognerebbe esaminare più da vicino il senso profondo di idee come queste.
Rachele è una volontaria del Rifugio Chico Mendes, situato all'interno dell'omonimo Parco, a San Donnino. È uno dei rifugi della Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia, un'aggregazione di progetti sparsi in tutta Italia che cresce dal 2014. Il Parco c'era già prima che arrivassero loro: nato molti anni fa dalla riconversione di una discarica di periferia, oggi si presenta come uno strano incrocio fra un giardino pubblico e un'oasi naturalistica. Qui si possono incontrare varie specie endemiche del luogo, come nutrie e gabbiani, ma anche uccelli migratori che fanno una sosta prima di soggiornare all'Oasi naturalistica di Focognano, più in là nella Piana di Sesto.
Grazie al rifugio, da alcuni anni sono presenti anche tanti ospiti – dai cavalli a un maiale, dalle galline ai conigli – che altrimenti non avrebbero casa. La Rete smista ai rifugi animali che in gran parte vengono salvati da attività di allevamento che non saprebbero che farsene, o che sono stati abbandonati. "All'inizio eravamo volontari per un progetto di fattoria didattica. Più i giorni passavano, più ci avvicinavamo all'ambiente animalista e ci rendevamo conto che per quanto la pet therapy possa avvicinare le persone agli animali, non lo fa nel modo giusto. Perché il tempo degli animali è loro, dovrebbero poterlo spendere come meglio credono."
Nasce così, durante la pandemia, il progetto di creare il Rifugio al Chico Mendes, assicurando anche la riapertura e la cura del luogo. Una delle prime battaglie è quella per ottenere un'ordinanza che vietasse le grigliate e simili attività dannose dell'ecosistema. "Non c'era solo un problema di rifiuti, ma anche molte persone che se ne approfittavano. Poteva succedere di essere importunati, noi stessi siamo stati accerchiati diverse volte. I vigili urbani ci hanno ringraziato per il calo del lavoro che hanno avuto con la nostra presenza".
Mi colpisce di trovare in sempre nuovi ambiti l'esempio di un'idea differente di sicurezza, frutto di una comunità di persone che abita uno spazio, che se ne prende cura e lo mette a frutto. Dopo aver fatto richiesta per entrare nella Rete, sono stati valutati su parametri che riguardano soprattutto la natura del progetto: "un rifugio animalista vegan non si deve solo prendere cura degli animali, ma farlo nell'ottica di sensibilizzare le persone a una visione del mondo non egocentrica, ma ecocentrica. Che poi significa soprattutto che ognuno è libero, e che il principio della libertà è il rispetto della libertà degli altri – comprese le specie non umane". Insomma, anche il mutualismo è un concetto qui di casa.
"Dato che all'inizio eravamo tutti cittadini comuni, senza conoscenze specialistiche, gli altri rifugi via via hanno condiviso con noi le loro esperienze, non solo sulla cura degli animali, ma anche amministrative o finanziarie. E a volte, banalmente, ci hanno offerto un passaggio per portare un animale dal veterinario".
"Fin dall'inizio volevamo tenere gli animali più liberi possibile, ma esitavamo a incoraggiare i rapporti interspecie, perché avevamo un filtro tutto umano per il quale esseri diversi si sarebbero aggrediti. Invece stando a contatto con loro abbiamo visto che è solo il nostro sguardo che sottolinea la differenza fra la gallina e il coniglio. Perché ti devo fare qualcosa solo perché sei diverso da me? Ci sono casi come quello del cavallo Joe e la maialina Sonia, che sono inseparabili. Se lei fa un passo lui fa un passo, se lei sparisce lui dà di matto finché non può stare di nuovo con lei. In fondo questa per noi è la cosa fondamentale: rieducarci tutti insieme a vedere gli animali, le persone, tutti quanti come esseri viventi, con gli stessi diritti e dignità. Vorremmo recuperare un po' di quell'empatia che porta al rispetto".
Attualmente il Parco e il Rifugio sono in piena attività, e la squadra dei volontari, sia pure con grandi sforzi di formazione, è agguerrita. Per quanto riguarda i fondi Rachele sottolinea che quasi tutto viene da donazioni private, anche attraverso attività come lotterie, visite guidate, adozioni a distanza. Anche l'Arci San Donnino, che fino a poco tempo fa aveva la gestione del Parco, contribuisce alla sua manutenzione. Non c'è stato però il rinnovo, e, come spesso nel nostro paese, il rifugio si trova in un limbo burocratico non chiaro.
Rachele preferisce non pensarci troppo. Quando scambiamo qualche considerazione sulle cose brutte che apprendiamo giornalmente, ha lo stesso sguardo un po' stanco e malinconico di tanti altri con cui mi capita di parlare. Ma è con un sorriso che mi dice che in ogni caso, finché siamo in tempo, vale la pena di tentare un'alternativa.
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Uscito sul numero 263 (Giugno 2024), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
