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ATTUALITÀ

A Gaza si muore anche di fame

Clara Baldasseroni · Fuori Binario n. 263, Giugno 2024, pagina 11

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autrice: Clara Baldasseroni

Israele ostacola l'ingresso degli aiuti. Blocco alla frontiera per Music for Peace

La Striscia di Gaza continua ad essere una gabbia in cui milioni di civili sono intrappolati e sotto assedio. Al momento in cui chiudiamo questo articolo (11 maggio) l'esercito di Israele sta stringendo la morsa su Rafah e ha ordinato nuove evacuazioni della popolazione, costringendo altre decine di migliaia di persone a spostarsi mentre si prepara ad espandere le sue operazioni militari più vicino all'area centrale densamente popolata. L'assedio, iniziato dopo il 7 ottobre, diventa sempre più duro e disumano. Gli aiuti umanitari, di cui la popolazione di Gaza ha bisogno per sopravvivere, sono totalmente bloccati. Sempre l'11 maggio otto delle 12 panetterie aperte finora nel sud della Striscia hanno dovuto chiudere e anche le quattro rimaste aperte saranno presto costrette ad abbassare le saracinesche.

Una situazione sempre più drammatica. Ma già nei mesi scorsi fare arrivare i beni di prima necessità è stato difficile, se non impossibile.

L'organizzazione umanitaria Music for Peace è da anni in prima fila per portare sostegno nelle zone del mondo in conflitto ed è presente a Gaza dal 2009. Dall'assedio di Israele ha lavorato per far entrare nella Striscia beni umanitari, con sempre maggiori ostacoli, via via che la guerra prosegue. Il confine egiziano si conferma, ancora una volta, come un reale ostacolo per raggiungere la Palestina, visto che da sempre ha sottoposto a fermi e blocchi molti che cercavano di transitarvi per raggiungere il Medio Oriente già prima della chiusura del valico, soprattutto se con scopi umanitari, mentre d'altra parte rimane attivo nella distribuzione di aiuti materiali come alimenti e presidi medici.

Stefano Rebora, con Matteo Di Domenico e Matteo Montaldo, in collaborazione con l'Ambasciata italiana in Egitto e la ERC (Egyptian Red Crescent), sono partiti dall'aeroporto di Bergamo alle 5 del mattino del 26 marzo per raggiungere i 2 container spediti dall'associazione con 60 tonnellate di aiuti in arrivo al porto di Alessandria d'Egitto. La missione di prova serviva proprio a comprendere la reale fattibilità per l'apertura di un corridoio umanitario. Ma nonostante il permesso ottenuto dall'Ambasciata, Rebora è stato bloccato alla frontiera d'Egitto, perquisito e dopo chiuso per 8 ore in una stanza, privato dei suoi oggetti personali compreso il cellulare e i medicinali salvavita, per cui al rilascio è ritornato indietro con gli altri 2 volontari.

Il 14 Aprile alle ore 18:29, il convoglio con il carico di MfP è invece riuscito ad entrare nella Striscia di Gaza, e dal 16 Aprile l'associazione Mezzaluna Rossa lo ha distribuito alle famiglie porta a porta.

MfP è già al lavoro per la raccolta di beni di prima necessità in vista della prossima partenza tra giugno e luglio (se sarà possibile) con l'intenzione di far arrivare altre 250 tonnellate, mentre è partita un'interrogazione parlamentare a Bruxelles al vicepresidente della Commissione Europea Josef Borrell per dibattere sul trattamento inumano che ha subito Rebora e quali siano le azioni per consentirgli di entrare.

Adesso la guerra che avanza renderà ancora tutto più difficile.

Pagina 11 del numero 263 Uscito sul numero 263 (Giugno 2024), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero