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POLITICA
Peste o colera?
Giorgia Bulli · Fuori Binario n. 263, Giugno 2024, pagina 5
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Rubrica: POLITICA | Autrice: Giorgia Bulli
In Europa epidemia di alleanze tra destra moderata e radicale con riflessi preoccupanti anche sulle agende della sinistra
La lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e, subito dopo, la creazione di nuovi posti di lavoro e il sostegno all'economia. È quanto emerge da un recente sondaggio realizzato per conto della Commissione europea alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Secondo lo studio, inoltre, il nuovo Parlamento dovrebbe lavorare in primo luogo per la promozione di pace e democrazia, i due valori citati con più frequenza.
Si può avere poca fiducia nei sondaggi, e ritenere che questi dati siano il frutto di un'illusione costruita ad arte per promuovere una visione idealizzata di Europa, distante dalla realtà e poco rispondente alle ansie e alle preoccupazioni dei cittadini. Ma se vogliamo prendere sul serio queste ricerche – e c'è buon motivo per farlo – la lettura dei sondaggi a livello nazionale aiuta a comprendere lo scenario delle prossime elezioni europee.
Stando alle proiezioni più recenti, i partiti della destra radicale e estrema sono in cima alle intenzioni di voto in non pochi paesi europei e in ottima posizione in molti altri. La formazione di coalizioni di governo già sperimentata in diversi paesi tra partiti di destra moderata e partiti di destra radicale sembra pagare. Ne è una prova la recente dichiarazione del presidente del Consiglio europeo, il liberale Charles Michel, che a tre settimane dalle elezioni ha espresso l'intenzione di cooperare con alcune personalità della "cosiddetta" destra radicale che condividerebbero con la destra conservatrice obiettivi e visioni su alcuni dei temi in agenda.
Viene da chiedersi quali siano questi temi, oltre ai classici dell'immigrazione, della legge e dell'ordine, e del ritorno a valori tradizionali. E c'è da sospettare che la convergenza tra partiti della destra radicale e conservatrice-liberista intenda rispondere alle richieste di pace e democrazia con le ricette utilizzate negli ultimi mesi. In effetti lo sta facendo, con un linguaggio standardizzato e pervasivo che nasconde dietro ai richiami del rispetto dello stato di diritto nazionale e internazionale un conformismo lontano dagli ideali di pace dell'Unione europea, sbandierati retoricamente e poco perseguiti nella pratica.
E la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale? Nel corso degli ultimi anni i partiti della destra radicale sono stati capaci di crearsi spazi importanti nell'elettorato un tempo affiliato ai partiti di sinistra. Qualche anno fa al fenomeno veniva dato il nome di "proletarizzazione" del voto della destra estrema. Oggi l'etichetta non si usa quasi più, un po' per una sorta di pudore a evocare il concetto stesso di proletariato, un po' perché i temi della destra radicale e estrema si sono così normalizzati da diventare la base della discussione per il varo di norme lesive di diritti individuali e collettivi, come il recente regolamento sull'immigrazione e l'asilo UE.
In questo scenario già cupo non rallegra constatare la nascita di formazioni che si collocano sul versante sinistro con venature populiste anti-immigrazione, né solleva la tenuta dei partiti ecologisti, poco capaci di riattivare le istanze sociali e la piattaforma pacifista che ne avevano caratterizzato le origini.
Un modo di dire tedesco descrive l'opzione tra due scenari poco desiderabili come la scelta tra peste e colera. L'influenza ormai stabile delle agende delle destre radicali sugli altri partiti, di destra e sinistra, configura uno spazio di manovra molto ristretto per le possibili maggioranze nel rinnovato parlamento europeo.
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Uscito sul numero 263 (Giugno 2024), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
