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Fuori Binario n. 262

Maggio 2024 · 30 articoli · ISSN 2784-9384

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Case e votoCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina

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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

Tra poche settimane a Firenze si vota per il sindaco. Uno dei dibattiti portanti di questa campagna elettorale è la casa, o meglio il diritto all'abitare per tutte e tutti in condizioni dignitose, ad un prezzo accessibile, possibilmente in case popolari per chi non ha denaro a sufficienza.

Il problema è il livello del dibattito. Basso, terribilmente basso per chi ha governato compiendo negli anni scelte urbanistiche che hanno ridotto la città ad un luogo di mera "accoglienza" per turisti danarosi, studenti di ottima famiglia, speculatori che vivono di rendita. Basso anche per chi a destra si propone come alternativa ma è espressione di un governo che ha semplicemente cancellato il reddito di cittadinanza e i poveri dalla legge di bilancio.

Firenze è tra le città con la più alta incidenza del costo dell'abitare sui redditi familiari e l'amministrazione non ha mai attuato politiche serie per adeguare il suo patrimonio ai bisogni di chi la abita. Nel 2022 - ce lo dice l'Irpet - le famiglie fiorentine con un Isee sotto i 16.000 euro e aventi diritto a una casa popolare erano ben 16.073, di cui ben 6.848 versavano in povertà assoluta (43%). Per soddisfare questa domanda, stima l'Istituto statistico, servirebbero al Comune 248 milioni di risorse aggiuntive. Li ha? No. Può ottenerli dal governo? Nemmeno, per i motivi espressi sopra.

Di cosa stiamo (stanno) parlando quindi? Come finanziamo i nuovi alloggi necessari e il sostegno al reddito per il pagamento dell'affitto? Storniamo gli enormi finanziamenti destinati alle armi? È un'idea, visto che le prime vittime della guerra sono il sistema sociale del paese e la verità. Le urne, anche quelle europee, sono lì che ci aspettano.

  • elezioni Firenze
  • sindaco
  • diritto all'abitare
  • case popolari
  • 16.073 famiglie
  • Isee sotto 16.000 euro
  • 6.848 povertà assoluta
  • 43%

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Una voce libera contro la guerra - Quanto ci manca Tiziano TerzaniRiccardo Michelucci · Controvento

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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Riccardo Michelucci

La lettura lucida e onesta dei fatti del presente negli scritti di un grande giornalista capace di una visione profetica

Quanto ci manchi, Tiziano. Nel 2001 avevi già intuito che la cosiddetta "guerra al terrorismo" scoppiata dopo l'attacco alle Torri gemelle avrebbe avviato lo smantellamento dei pilastri del diritto internazionale, l'attacco definitivo a un'idea di mondo che si era formata dopo la Seconda guerra mondiale. Quell'11 settembre fu l'ultimo spartiacque della tua vita. Di fronte agli attacchi a New York e Washington scegliesti di impegnarsi con tutte le sue forze per far capire all'Occidente che la strada giusta non era quella della vendetta ma quella del dialogo. Quelle tue parole oggi suonano profetiche: "l'orrore indicibile è appena cominciato ma è ancora possibile fermarlo facendo di questa fase una grande occasione di ripensamento. Certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi e a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere".

Poi sei partito subito per il Pakistan e per l'Afghanistan, per denunciare senza mezzi termini l'intervento militare statunitense, i bombardamenti sui civili, la strage di tanti innocenti. Il tuo libro Lettere contro la guerra fu l'antidoto alle violente invettive anti-islamiche della tua illustre concittadina Oriana Fallaci, le riflessioni di un uomo che per tutta la vita aveva fatto il corrispondente di guerra, e in quel momento sentiva il dovere di portare un messaggio di pace. Il governo statunitense rimase indignato da alcuni passaggi del tuo libro, che venne rifiutato da tutti gli editori di lingua inglese proprio per la sua onestà intellettuale. Proprio come sta accadendo adesso alle voci critiche che si levano coraggiosamente contro il governo di Israele. Quanto servirebbe, anche oggi, la tua voce libera e autorevole in questo mondo alla deriva.

Allora ci provasti in tutti i modi, partecipando alla campagna "Fuori l'Italia dalla guerra" di Emergency a fianco di Gino Strada. Nelle scuole, nelle piazze, ovunque ti chiamassero, continuavi a ripetere che la moralità andava rimessa al centro della nostra vita. Dopo essere stato uno straordinario testimone del XX secolo, cercavi di insegnarci la necessità di recuperare il senso della misura, di sentirci parte dell'universo e non suoi padroni, di saper guardare alle cose non solo come a puri oggetti di possesso e di dominio. L'hai fatto con la semplicità che soltanto i grandi riescono ad avere. La tua autorevolezza non derivava solo dal fatto di aver vissuto in Asia per decenni viaggiando e raccontando i fatti più significativi del Secondo dopoguerra, dalla guerra del Vietnam alla morte di Mao, dalla caduta del comunismo alla strage di piazza Tien An Men. A renderti un gigante fu la tua straordinaria onestà intellettuale.

In Cambogia avevi visto con i tuoi occhi i rivoluzionari di Pol Pot in preda a un fanatismo cieco, causare in poco tempo la morte di circa un terzo della popolazione. Eri abituato a raccontare sempre la verità, perché ritenevi che fosse quello il tuo primo dovere. Per questo un giorno sei stato costretto a prendere le distanze dall'idea che le guerre e le rivoluzioni potessero in qualche modo contribuire a migliorare il mondo. La tua fu una presa di coscienza graduale e ineluttabile, che in un memorabile articolo dal titolo "Ci eravamo sbagliati", ti portò ad ammettere un fatale errore di valutazione nei confronti dei khmer rossi, che incarnavano inizialmente una speranza di riscatto per il popolo cambogiano. Quell'articolo fu un duro atto d'accusa verso te stesso e verso tutti quelli che avevano creduto che la rivoluzione cambogiana potesse portare la pace e il benessere al piccolo paese asiatico. Da sinistra ti definirono allora un reazionario mentre da destra ti accusarono di esserti lavato la coscienza troppo tardi.

In Cina sei diventato il primo corrispondente di un periodico occidentale ammesso nel regime di Mao Tse Tung. Speravi di poter testimoniare l'esistenza di un sistema alternativo al capitalismo e al consumismo. Ancora una volta sei stato costretto però a scontrarti con una fatale disillusione. Da lontano, la Cina di Mao ti sembrava un luogo dove sarebbe stato possibile ristabilire la giustizia sociale. Ma osservando il regime comunista dall'interno ti sei reso conto di quanto quell'idea di uguaglianza e giustizia fosse del tutto utopistica. E anche in quel caso hai avuto il coraggio di ammettere la tua sconfitta ideologica, raccontando fino in fondo quello che vedevi e criticando apertamente il regime maoista. I tuoi articoli sul Der Spiegel smascherarono l'orrore e la devastazione della Rivoluzione culturale di Mao. Rivelarono con lucidità e rigore come la Cina fosse diventata una dittatura brutale che si reggeva su delazioni e sospetti. Finché nel 1984 non ti espulsero con l'accusa di aver svolto "attività controrivoluzionarie". Con altrettanto coraggio, nella seconda metà degli anni '80, non hai mancato di denunciare anche le profonde contraddizioni del capitalismo giapponese.

Quelle che ci hai lasciato, Tiziano, non sono soltanto grandi testimonianze letterarie, pietre miliari del giornalismo contemporaneo in cui sei riuscito a raccontarci i fatti un attimo prima che diventassero storia. Ci hai trasmesso anche una grande eredità spirituale, un richiamo alle nostre coscienze, tracciando il possibile percorso verso un futuro migliore.

  • Tiziano Terzani
  • guerra al terrorismo
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  • Torri gemelle
  • Lettere contro la guerra
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Baci proibitiFrancesco Martinelli · Queer

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Rubrica: QUEER | Autore: Francesco Martinelli

Aggressione omofoba contro due giovani picchiati a Firenze. La nostra solidarietà alle vittime di tanta vigliacca stupidità

Maggio è il mese dedicato al movimento queer. Il 17 maggio 1990 l'Organizzazione Mondiale per la Sanità cancellò l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. In seguito, da un'idea dell'attivista Louis-Georges Tin, si decise di istituire proprio in quella data la Giornata contro le discriminazioni verso le persone LGBTQIA+.

Da allora sono passati più di vent'anni. Nonostante ciò, personaggi discutibili si arrogano il diritto di decidere se due persone dello stesso sesso che si scambiano un bacio a Firenze possano o meno rischiare il pubblico linciaggio. Quanto segue è successo sabato 9 marzo nel centro cittadino.

Dopo una serata tranquilla tra amici, verso le 3 di notte, fuori da un locale dietro Palazzo Vecchio, due giovani si salutano con un bacio. Tre sconosciuti si avvicinano proferendo parole omofobe nei confronti degli innamorati, parole che non vale la pena riportare. Parole dette a muso duro dai tre bulli a due persone che si stavano semplicemente salutando. Ne nasce una colluttazione dopo la quale, a parte gli aggressori che si danno alla fuga, segue un ricovero ospedaliero per gli aggrediti.

Ci si potrebbe ancora dilungare sulla dinamica dei fatti ma, fondamentalmente, è questo che interessa? È stata inoltrata una denuncia contro ignoti ai carabinieri, che non si sono fatti mancare commenti decisamente fuori luogo, del tipo "se fossi stato io con la mia ragazza nessuno avrebbe detto niente, ah ah!…". Che ridere.

Questa è la Firenze città sicura? Resta tanta rabbia e delusione nei confronti del bel paese che si professa democratico, del bigottismo di chi assiste ma non vuole vedere, di chi prende le parti dei deboli solo quando non rischia di esporsi. Massima solidarietà per le vittime di questo ennesimo atto di intolleranza, anche se vittime non è la parola giusta. Augurando a questi figuri tutto quello che augurano a noi, salutiamo con prognosi riservata.

  • aggressione omofoba
  • bacio
  • Palazzo Vecchio
  • 9 marzo
  • carabinieri
  • commenti fuori luogo
  • 17 maggio 1990
  • OMS

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Amare come ci pareFrancesco Martinelli · Queer

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Rubrica: QUEER | Autore: Francesco Martinelli

L'associazione Love My Way è attiva a tutto campo per i diritti delle persone queer e non solo

La parola "queer" si traduce dall'inglese all'italiano con "strano, originale, bizzarro, curioso, eccentrico". Il presidente dell'associazione Love My Way, che abbiamo intervistato per questo articolo, si riconosce in questo termine quando parla della sua esperienza fiorentina e di come, a volte, un movimento si riappropria con gusto delle definizioni con cui la società benpensante crede di discriminare ed etichettare. In questo caso il movimento LGBTQIA+.

L'associazione Love My Way si occupa delle tematiche legate alle persone queer tramite intersezioni che partono dal lavoro fino al diritto alla casa, l'antirazzismo e l'ambiente. Quando si ripercorre la storia di questo movimento si parte dalla strada e dalle esperienze spesso violente di chi ha subito discriminazione e soprusi da parte di una società che era capace di pensarsi solo a partire da codici patriarcali e maschilisti.

Lo stesso "pride" deriva da una rivolta avvenuta negli USA a Stonewall nel 1969 dopo l'ennesima irruzione della polizia all'interno dell'omonimo pub newyorkese. A questa seguirono moti che hanno dato voce e forza in tutto il mondo al movimento. Le persone che hanno partecipato alla battaglia ai tempi erano razzializzate, stigmatizzate, sia sessualmente che a livello lavorativo, complici l'ambiente bigotto che ha stereotipato il sex working ed in seguito il movimento... è cambiato qualcosa?

Love My Way è un'associazione di spirito collettivista e rimarca l'affinità con i senza dimora e quindi anche con Fuori Binario. Ci viene fatto un appunto, che personalmente piace molto, in cui Love My Way si dissocia dall'approccio capitalista e commerciale nei confronti di chi utilizza le "tematiche queer" quando diventano utili solo per fare profitto. Ci vuole coscienza nell'affrontare la battaglia perché, come detto prima, si tocca tanti argomenti spesso sfruttati dai media per scandalizzare e ridicolizzare.

I fondatori dell'associazione hanno sentito l'esigenza di fare qualcosa a Firenze dopo aver scoperto spazi sociali in Germania durante un erasmus+ che dava spazio alla comunità.

Su Instagram si può trovare un calendario delle iniziative dove, anche assieme ad altri collettivi, vengono creati momenti ricreativi e culturali, il tutto in forma assembleare orizzontale.

L'associazione, oltre a proporre psicologi professionisti in sede per chi vuole, si propone nel prossimo futuro di fare un banco alimentare e sostegno per le persone sul territorio in un'ottica sociale, solidale, climatica, decoloniale, antispecista, antiabilista.

Contatti: www.lovemyway.it | instagram lovemyway_aps | Sede: via Ghibellina 40 R, Firenze 50122, Italia

  • Love My Way
  • LGBTQIA+
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  • Stonewall 1969
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  • casa
  • antirazzismo
  • ambiente

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4Attualità2 articoli
Maggio, il lavoro al centroValentina Baronti · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autrice: Valentina Baronti

Stragi, licenziamenti, schiavitù, precariato, lavoro povero... Il 18 maggio nuova mobilitazione dell'ex Gkn: tenetevi liber\*

Fondata sul lavoro. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale. La legge garantisce la proprietà privata e ne determina i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. Sono questi estratti di tre articoli della nostra Costituzione a risuonare in mente nel mese che celebra la Festa dei Lavoratori, quando l'ex Gkn, al quarto mese senza stipendio, chiama la comunità solidale a una nuova mobilitazione: il 18 maggio alle 14.30 a Firenze, per il reddito, i posti di lavoro, l'intervento pubblico.

E la Repubblica invece? La Repubblica come lo onora quest'anno il primo maggio? Contiamo in questo periodo due gravissime stragi sul lavoro: quella del cantiere Esselunga di Firenze e quella della centrale idroelettrica di Suviana. Intanto il lavoro diventa povero, si moltiplicano le denunce di schiavitù nel distretto tessile pratese, il precariato fiacca le speranze delle nuove generazioni, perfino la scuola uccide nelle ore di alternanza scuola-lavoro. In questo contesto si può ancora parlare di una Costituzione che rimuove gli ostacoli economici e sociali, che garantisce i limiti della proprietà privata? Oppure c'è bisogno di una rinascita costituzionale?

Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo visto una classe dirigente organizzarsi dal basso, lottare, difendere, proporre e costruire un'alternativa. La lotta sindacale più lunga della storia del nostro paese è a due passi da noi, all'ex Gkn di Campi Bisenzio, dove dal licenziamento collettivo del 9 luglio 2021 è nata una convergenza sempre più larga, capace di produrre un pezzetto di economia giusta, una proposta di riconversione ecologica e pacifica della nostra industria. Il tutto fatto in completa solitudine, con l'unico fondamentale appoggio della comunità solidale, che ha messo a disposizione tempo, competenze e passione per portare avanti un progetto industriale all'avanguardia, un'azione legislativa, un sistema mutualistico e di autoproduzione che possa sostenere gli operai, lasciati senza stipendio né ammortizzatori sociali, vittime anche di attacchi criminali, come il sabotaggio della cabina elettrica che ha spento le luci della fabbrica. Il Governo non ha alcuna intenzione di richiamare la proprietà privata alle proprie responsabilità, sancite anche da due sentenze del tribunale, così come non ha intenzione di vagliare quel progetto industriale e finanziarlo. Allora gli operai si sono rivolti alla Regione Toscana, proponendo una legge regionale sui consorzi industriali, che dia gli strumenti non solo all'ex Gkn ma a tutte le realtà industriali che hanno bisogno di una riconversione ecologica, per rimuovere appunto gli ostacoli economici e sociali dei cittadini toscani.

Nel momento in cui andiamo in stampa però, dai palazzi della Regione tutto tace, tranne che per i lavoratori della Regione stessa, che attraverso la propria Rsu hanno inviato una lettera al Consiglio Regionale: discutete quella legge. Sarebbe un buon modo per onorare la Festa dei Lavoratori.

  • ex Gkn
  • Campi Bisenzio
  • 9 luglio 2021
  • licenziamento collettivo
  • 18 maggio
  • mobilitazione
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Cultura undergroundJacopo Stefani, Francesco Martinelli · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autori: Jacopo Stefani e Francesco Martinelli

Marco vende libri a offerta libera nel sottopasso delle Cure dove si è creata una piccola comunità pacifica e solidale

Sarebbe bello nel quartiere avere una bancarella di libri, magari nella piazza delle Cure di Firenze, quando c'è il mercato. È quello che piacerebbe fare a Marco, che faticosamente sta ripartendo da zero, e che ha lanciato in questo senso un appello alle istituzioni, finora con scarsa risposta. Di origine italo-thailandese, ci racconta di aver perso il lavoro solo sei mesi fa. Dopo un periodo di crisi che l'ha condotto sulla strada, riceve una donazione di alcuni libri. Allora pensa di ripartire dalle sue passioni, dalla dignità di una professione della cultura. Ne è nata una vera libreria di strada, dove persino lui è rimasto sorpreso da quanto "nessun libro sia invendibile".

L'amore per i libri sembrerebbe l'unica cosa che ha in comune con la sua socia Giulia, diplomata al linguistico e impegnata nel servizio civile. Ma non è vero. Parlandone con lei emerge il senso di straniamento che entrambi sentono rispetto a una società da decenni sembra offrire ai propri figli soltanto carrierismo, consumismo, culto della personalità. "Possibile che noi siamo davvero così strani, così diversi?" Già: possibile?

Intanto, nelle due ore passate insieme, abbiamo chiacchierato e condiviso il pranzo, offerto a tutti da una signora del quartiere. I passanti salutano, fanno domande, si complimentano e riconoscono anche noi intrusi di Fuori Binario. In molti si fermano a curiosare, comprare, chiedere un libro o un fumetto; edizioni, anche rare, tutte accuratamente catalogate. Oppure si fermano per un saluto e due chiacchiere. È così che anche Giulia, quando Marco era agli inizi, l'ha incontrato.

Nel sottopassaggio vivono almeno cinque persone che condividono gli spazi pacificamente, e anzi spesso ricevono aiuto dai librai, o viceversa contribuiscono al lavoro. Evidentemente qualcuno trovava la cosa strana, perché Marco ricorda che in un certo periodo si era diffusa la voce che avesse stabilito un "racket degli affitti" per senza fissa dimora (di per sé già una bella contraddizione).

Ma la storia di integrazione fra quartiere e sottopasso è antica, e nasce per l'azione di Totò "Dinamite", soprannominato dalla stampa anche "L'Angelo delle Cure". Totò nel 1994 iniziò a prendersi cura degli spazi, allora abbandonati dalle istituzioni. Da allora li ha sempre tenuti puliti e ha garantito un senso di sicurezza, anche la notte, ben più sostanziale di quello offerto dalle idee cosmetiche e istituzionali di "ordine pubblico". Forse, senza di lui, Marco e Giulia non avremmo potuto incontrarli qui. Si tratta della dimostrazione di un semplice fatto: dove c'è comunità e mutualismo non c'è delinquenza, perché sono le stesse persone che abitano gli spazi a volerne garantire la vivibilità.

Marco conclude la nostra chiacchierata estendendo il suo appello: ci sono realtà resistenti nella nostra città interessate a collaborare e ospitare un suo banchino? Se il fare rete e il fare cultura sono due cardini del costruire un mondo differente, forse anche il suo contributo non sarebbe da sottovalutare.

Facebook: Il Rifugio Libreria | Instagram: ilrifugiodimakegiu

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  • Angelo delle Cure
  • 1994

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Accademici contro il genocidioFuori Binario · Palestina

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Sezione: PALESTINA

Sono oltre 200 gli accademici dell'ateneo fiorentino ad aver chiesto attraverso la sottoscrizione di una lettera-appello rivolta ai propri rappresentanti di "non aderire al bando di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra Italia e Israele pubblicato dal Maeci". Presente anche il richiamo alla protesta nazionale in corso contro il bando "che ha raccolto la sottoscrizione di quasi 2.000 accademici italiani e richiamato le istituzioni italiane al proprio obbligo di prevenire e di non essere complici in atti di genocidio secondo la Convenzione ONU del 1948".

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  • 2000 accademici italiani
  • Convenzione ONU 1948

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Moderni partigianiFuori Binario · Palestina

!Palestina

Sezione: PALESTINA

Moderni partigiani: così vengono definiti i medici e gli operatori sanitari palestinesi dai "Sanitari per Gaza". Lo scrivono nel documento con cui lo scorso 25 aprile hanno invitato i loro colleghi in Piazza S. Spirito, la piazza degli antifascisti e delle antifasciste fiorentine nel giorno della Festa della Liberazione dal nazifascismo. E hanno aggiunto: "si battono per assicurarsi che il diritto alla salute non venga completamente abolito a Gaza. Qui, in Italia, non possiamo rimanere indifferenti mentre il nostro sistema sanitario viene smantellato a favore della spesa militare".

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Oltre il crimine di guerraSara Benedetti · Palestina

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Rubrica: PALESTINA | Autrice: Sara Benedetti

"Sanitari per Gaza" in centinaia a fianco delle vittime palestinesi mentre nella Striscia si continuano a distruggere gli ospedali

La rete dei "Sanitari per Gaza" nasce nel dicembre 2023 a Firenze. Raccoglie centinaia di operatrici e operatori sanitari di diverse città italiane, uniti dallo scopo di offrire solidarietà ai colleghi che operano nella striscia e al popolo palestinese sotto attacco.

A parlare a nome di Sanitari per Gaza per Fuori Binario è Saverio Benedetti, 47 anni, medico fiorentino di pronto soccorso: "Ci proponiamo di informare e sensibilizzare l'opinione pubblica su come la distruzione del sistema sanitario palestinese comporti conseguenze catastrofiche. Da un lato comporta un grandissimo aumento della mortalità generale per l'impossibilità di curare malati e feriti e dall'altro comporta un arresto della capacità riproduttiva della popolazione per l'altissimo numero di donne e bambini uccisi. Sono state soppresse oltre 10.000 donne di cui molte in gravidanza, c'è stato un aumento degli aborti spontanei del 300%, la mortalità neonatale già elevata è salita ancora di più e inoltre oltre 14.000 bambini e adolescenti sono morti sotto le bombe. Se il bombardamento di un ospedale è un crimine di guerra, la distruzione di un intero sistema sanitario è sicuramente qualcosa di molto più grave. Anche su questo si basa l'accusa di genocidio intentata dal Sudafrica contro Israele".

In questi mesi il loro impegno è stato instancabile. Numerosi gli incontri pubblici per informare sulla distruzione del sistema sanitario a Gaza e sulle catastrofiche conseguenze che questo comporta. Da menzionare anche la campagna per il boicottaggio dei farmaci TEVA (un'impresa farmaceutica israeliana che produce farmaci generici) e la redazione di un opuscolo dal titolo "Distruzione del Sistema sanitario a Gaza" che racconta in dettaglio il sistematico attacco agli ospedali. Ma il lavoro dei Sanitari non è solo divulgativo e di sensibilizzazione: "Il gruppo di Brescia, in collaborazione con l'associazione dei Medici Palestinesi in Italia, è riuscito a far arrivare attrezzature mediche a Rafah" racconta Benedetti.

Il divario tra "noi" e "loro" pare sempre più assottigliarsi mostrando un intreccio di destini che rende difficile voltarsi dall'altra parte: "Quanto sta accadendo a Gaza da un lato è una catastrofe umanitaria di proporzioni tali da giustificare un'accusa di genocidio, ma dall'altro è anche la distruzione del diritto internazionale che Stati Uniti ed Europa non hanno difeso nonostante le numerose violazioni. Anzi, mentre i tir carichi di aiuti sono bloccati al valico di Rafah e la popolazione muore di fame, hanno continuato a rifornire Israele di armi e munizioni. La Carta dell'ONU, la Convenzione di Ginevra, la Dichiarazione universale dei diritti umani, il principio di autodeterminazione dei popoli, la convenzione dei diritti dell'infanzia: tutto sembra diventato carta straccia. Gaza è un pericoloso precedente per tutti noi, per la pace e per il nostro futuro".

Una delle più importanti conquiste dei Sanitari per Gaza è stata la campagna sul ruolo del Console onorario di Israele e allo stesso tempo presidente della Fondazione Meyer. "Assieme ad altre associazioni e ai dipendenti dell'ospedale pediatrico fiorentino abbiamo raccolto oltre 10.000 firme chiedendo la sua destituzione. Ci sembra veramente un terribile paradosso che il console di uno Stato accusato di genocidio possa essere un degno rappresentante di un ente benefico quale l'ospedale dei bambini".

Sono diverse le categorie prese di mira dall'esercito israeliano oltre ai sanitari, una tra queste è la categoria dei giornalisti. Euro-Med Human Rights Monitor riporta che da ottobre ne sono stati uccisi 136. Secondo Benedetti "ci sono molti condizionamenti che impediscono di esprimere liberamente il proprio pensiero. Basti pensare all'intervento del direttore generale della Rai a Sanremo contro la frase pronunciata da Ghali 'Stop al genocidio'. I media promuovono la narrazione di Israele e censurano le iniziative a favore dei palestinesi. È facile essere accusati strumentalmente di antisemitismo. Immagino dunque che i giornalisti possano subire condizionamenti date le condizioni di precariato e ricattabilità in cui spesso lavorano. Del resto l'Italia non è certo ai primi posti per la libertà di stampa".

Dall'ottobre scorso una storia che ha segnato nel profondo Benedetti, sia come persona che come medico, è l'esecuzione del dottor Muhammad Zaher al-Nono: "È stato giustiziato all'interno dell'ospedale di Al Shifa in aprile scorso dai soldati israeliani perché si rifiutava di evacuare l'ospedale e di abbandonare i propri pazienti. Nessuno ne ha parlato".

Da sei mesi a questa parte la vita di molti è cambiata, anche se per Saverio Benedetti la vita non deve cambiare per forza: "Basterebbe non restare indifferenti, informarsi, farsi un'opinione così da non credere alla propaganda. Dovremmo anche avere bene presente tutti coloro che non hanno preso posizione per il cessate il fuoco e contro il genocidio e ricordarsene al momento del voto".

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Un trauma colonialeFuori Binario · Palestina

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Sezione: PALESTINA

Si è tenuto presso il CPA Firenze Sud lo scorso 12 aprile l'incontro con la psichiatra palestinese Samah Jabr, presidente dell'Unità di salute mentale presso il Ministero della Salute Palestinese. Di enorme spessore le sue parole sul "trauma storico": "Molti testi sono stati pubblicati sul disordine da stress post traumatico, ma in Palestina non esiste mai un post, il trauma è stato lungo, continuativo, ripetitivo. È meglio definirlo col concetto di "trauma storico", un trauma che è coloniale, collettivo, cronico, cumulativo". Jabr è autrice del libro Dietro i fronti, pubblicato dall'editrice Sensibili alle foglie nel 2017.

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Giornali di strada: facciamo reteJacopo Stefani · Città

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Sezione: CITTÀ | Autore: (j.s.)

Non siamo soli: almeno questo – e non è poco – emerge dall'incontro fra le testate di strada organizzato nell'ambito del convegno per il trentennale di Fuori Binario. Era facile pensarlo, in un'epoca così dominata dal senso di impotenza, e dopo molti anni dall'ultimo incontro. Invece Piazza Grande, Scarp de' Tenis, Zebra e L'Osservatore di Strada non solo hanno onorato la storia di questo giornale, ma hanno anche risposto all'appello che sempre più echeggia fra chi vuole immaginare modelli alternativi rispetto alle logiche dominanti: "facciamo rete". Credo che questa esigenza di incontrarsi sia anche il tentativo di riscoprire in forme nuove il fare comunità, un'esigenza forse essenziale dell'essere umano. Oggi siamo stretti nelle maglie di una modernità occidentalizzata a senso unico, un capitalismo tecnocratico che impiega concetti come "merito" per nascondere la fragilità della propria idea di democrazia. Ma proprio l'ineludibilità di questo paradigma introduce il problema di come adattarcisi persino dentro a realtà di frontiera come i giornali di strada. Per questo ho trovato importante che nella mattinata molto spazio fosse dato al confronto fra i modelli organizzativi delle diverse testate. Due sono i temi emersi come base su cui da qui in avanti si potrebbe – proprio nell'ottica di far rete – intavolare ulteriori riflessioni. Da un lato la tensione fra l'idea di "riscatto sociale" e quella di "gratuità"; dall'altro il livello di organizzazione e indipendenza della testata rispetto a logiche ed enti (anche finanziatori) esterni. Nel corso del dibattito è emersa una certa distanza fra modelli più strutturati in termini economici, persino imprenditoriali, che pensano l'attività dei diffusori come riscatto lavorativo – per poi trovare altri impieghi? Ma, poi, quali? – e modelli organizzativi più caotici, che concepiscono l'attività dei collaboratori come una fonte di reddito, sì, ma anche un approccio diverso al tema del lavoro, fortemente connotato in senso culturale e politico. La debolezza dei primi mi pare politica: sembra ovvia l'impossibilità di sostenerli in modo indipendente, se non da fonti di finanziamento, sicuramente dalle logiche in cui si vuole reinserire il collaboratore. La debolezza dei secondi è promuovere una minore capacità organizzativa, insieme al fatto che l'ambiguità sul senso del lavoro dei collaboratori rischia di depotenziarlo come leva per migliorare la propria vita. Ma dove ci sono punti di debolezza, ci sono anche punti di forza. Se davvero il convegno sarà l'inizio di un percorso di conoscenza e relazione, credo che tutte le realtà coinvolte potrebbero trarne insegnamenti insospettati. Certo, ci sarà da ascoltare, riflettere, mettersi in discussione. Ma quando si tratta di comunità, non sono queste le capacità che fanno la differenza?

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  • Fuori Binario
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  • Zebra
  • L'Osservatore di Strada
  • riscatto sociale

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Di chi è la Terza piazza?Jacopo Stefani · Città

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Rubrica: CITTÀ | Autore: Jacopo Stefani

Un nostro diffusore aggredito e minacciato dalle guardie della Coop. La risposta solidale del quartiere in difesa di uno spazio pubblico

Per Francesco "Fraska" Martinelli, uno dei nostri redattori più impegnati, marzo è stato un mese difficile. Giovedì 7, mentre svolge la sua attività di diffusore all'esterno della Coop di piazza Leopoldo, viene aggredito dalla security del supermercato: "Già altre volte erano usciti fuori il direttore e alcune guardie giurate, offendendomi e dicendomi che lì non potevo stare". Stavolta Fraska cerca di filmare l'accaduto col telefono, ma riceve spintoni ed è costretto ad allontanarsi per evitare una colluttazione.

La parte della piazza davanti al supermercato – chiamata "terza piazza" perché le strutture esterne dell'esercizio la racchiudono come se fosse uno spazio separato – è snodo naturale per il passaggio e l'incontro con le persone. Tanto che qui si trovano sia banchini dell'UNICEF – "anche a loro, a quanto so, è capitato di essere allontanati" – sia problemi di degrado. A quanto apprendiamo, è suolo pubblico, che il supermercato ha soltanto in gestione. "Queste persone potrebbero fare molto bene alla piazza. Invece le uniche cose che hanno fatto è stato tagliare gli alberi e togliere un orto e un'area cani che erano aperti a tutti. Adesso il direttore sembra comportarsi come se lo spazio fosse loro".

Dopo lo smarrimento iniziale, Fraska mi racconta che è riuscito a reagire anche grazie a realtà mutualistiche come l'Assemblea Spazi Comuni del Quartiere 5 e l'Assemblea 16 febbraio, il movimento sorto in seguito alle morti sul lavoro causate dal cantiere dell'Esselunga di via Mariti. "Era già prevista per il 23 marzo una manifestazione che partisse da via Mariti, con un corteo che si sarebbe snodato fra i tanti supermercati del quartiere. Parlandone con loro e dando una mano, abbiamo pensato: 'perché non terminare davanti alla Coop di piazza Leopoldo'? La cosa che mi ha fatto piacere è stato ricevere solidarietà da tante persone, che per prime si sono attivate. Perché il nostro problema era lo stesso: è il supermercato che sta nel quartiere, non il quartiere che deve chiedere permesso al supermercato".

La manifestazione ha avuto un certo successo; stando a Francesco, la sera, in piazza Leopoldo, c'erano quasi 200 persone. "C'è stato un piccolo aperitivo, con un po' di musica. Ho parlato io, ma ha parlato anche una ex-dipendente della Coop, che ha raccontato delle condizioni di lavoro che contribuiscono alle tensioni". Alla fine della serata sono stati distribuiti anche dei Fuori Binario, mentre alcune fondatrici dell'Assemblea Spazi Comuni facevano giochi con i bambini.

Mentre ci salutiamo, Fraska mi ripete che "gli spazi sono pubblici. Firenze in questi anni è diventata una città per turisti, sottoposta a gentrificazione, come se non ci fossero ancora persone che vogliono vivere gli spazi che gli spettano. Ma queste persone non sono sempre passive come ci raccontano. Pensa che in due delle occasioni in cui le guardie giurate volevano allontanarmi, ci sono stati anziani che hanno cercato di difendermi, urlando 'ma io voglio comprare il giornale!' Per loro ero io il problema della piazza?".

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7Femminismi3 articoli
Violenza assistitaFuori Binario · Femminismi

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Sezione: FEMMINISMI

I bambini sono i primi testimoni di violenza domestica, fino ad arrivare all'estremo e diventare "orfani speciali" quando è il padre stesso ad ammazzare la madre. Per i bambini è molto difficile riuscire a chiedere aiuto, non solo perché chi commette violenza nei loro confronti è molto spesso qualcuno a cui vogliono bene, ma anche perché si vergognano, si sentono in colpa, hanno timore di quello che potrebbe accadere se raccontassero. Diventano adulti senza aver mai parlato di quello che gli è accaduto. Artemisia propone progetti rivolti ai bambini e adolescenti vittime o testimoni di violenza e supporta gli adulti che hanno subito danni nell'infanzia proponendo percorsi di elaborazione del trauma, sostegno psicologico e legale.

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È tempo di agireFuori Binario · Femminismi

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Sezione: FEMMINISMI

Come genitore, familiare o amico/a di una donna che sta subendo o sospettiamo che stia subendo violenza, spesso non sappiamo come comportarci e ci chiediamo se sia giusto intervenire o affrontare l'argomento. Oggi come oggi non possiamo più voltarci dall'altra parte, è tempo di agire! Se siamo in difficoltà, possiamo contattare Artemisia per farci consigliare il modo migliore per supportare la vittima. Telefono 055601375, email info@artemisiacentroantiviolenza.it. Oppure possiamo usare l'app Youpol, realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare, anche anonimamente, casi di violenza domestica. Le donne vittime di abusi possono trovare supporto al numero antiviolenza e stalking 1522, gratuito, multilingue e attivo 24h su 24.

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Violenza sulle donne? L'alleanza con gli uomini chiave del cambiamentoMarta Benettin · Femminismi

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Rubrica: FEMMINISMI | Autrice: Marta Benettin

La violenza fisica, psicologica o economica è altamente democratica, chi la subisce proviene infatti da tutti i ceti sociali, culturali e religiosi. Ne abbiamo parlato con Elena Baragli, presidente dell'associazione Artemisia fondata a Firenze nel 1991

Più di mille donne ogni anno si rivolgono all'associazione Artemisia di Firenze per avere un supporto in situazioni di violenza. Un numero cresciuto nell'ultimo anno, sia per il "ritorno alla normalità" post covid sia perché, complice anche l'ondata emotiva dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin a novembre 2023, la cultura della denuncia sta lentamente aumentando, soprattutto tra le giovanissime. Su questi temi abbiamo intervistato la presidente Elena Baragli.

Esiste un identikit delle donne che si rivolgono a voi? Le donne che chiedono il nostro aiuto provengono da tutti i ceti sociali, culturali e religiosi. Hanno principalmente tra i 30 e i 50 anni, il 70% italiane e il 30% straniere. In questo la violenza è "altamente democratica". Subiscono violenza fisica, psicologica, ma è molto presente anche quella economica: gli uomini intestano prestiti aziendali o ditte alle compagne e poi, una volta falliti, tutti i debiti rimangono solo sulle spalle delle donne. Spesso coloro che si rivolgono a noi non hanno un conto bancario proprio.

Una volta contattati, cosa fate? I nostri Centri Antiviolenza svolgono un ruolo fondamentale nella valutazione del rischio. Le segnalazioni possono provenire direttamente dalle vittime o da familiari, amici o conoscenti. Seguiamo un protocollo rigoroso che prevede colloqui iniziali per valutare la situazione e decidere le azioni necessarie, compresa la messa in protezione, se necessario.

Quanto è riconoscibile una situazione di rischio? Ci sono molti segnali che possono essere riconosciuti, registrati e interpretati dalle donne stesse e dalle persone attorno a loro. Il problema è che spesso le donne non denunciano per paura di sentirsi sole, non credute o, peggio, giudicate.

Dopo la denuncia, come vengono gestite queste situazioni? Dipende molto dalla preparazione delle persone coinvolte. In Italia spesso giudici, pubblici ministeri, avvocati e forze dell'ordine non sono stati formati per riconoscere e trattare la violenza. E dove non c'è formazione specifica viene fuori la propria cultura di appartenenza, spesso patriarcale e giudicante: da sempre la colpa è della donna… La formazione è importante, ma più che a scuola, dove si fanno dei piccoli interventi non strutturati, è necessario formare i futuri insegnanti, i futuri poliziotti o carabinieri, ecc.

Qual è il ruolo degli uomini? Ultimamente molti uomini sostengono l'associazione in varie forme. Il separatismo femminista di 30-40 anni fa è stato giusto per dare vita ai servizi dalle donne alle donne ma ora serve alleanza. Questa non è solo una battaglia delle donne, ma di tutti. Se non ci poniamo il problema di coinvolgere gli uomini, siamo in ritardo con la storia e la battaglia non si vince. Il cambiamento culturale è essenziale, e riusciremo ad ottenerlo solo se uomini e donne lavoreranno insieme.

La cultura sta davvero cambiando o assistiamo ad un fenomeno passeggero? Sono convinta che il cambiamento culturale stia avvenendo. I giovani soprattutto sono più consapevoli, c'è più dimestichezza coi termini, ci sono film sulla violenza di genere o sul femminismo che tanta gente va a vedere, tanti articoli sui giornali, podcast, libri che prima nessuno conosceva...

Cosa fare per sostenervi? Potete farlo tramite la campagna "Tu da che parte stai" sul nostro sito, ma soprattutto informatevi, organizzate dibattiti a scuola, all'università, iniziative nei circoli o in piazza… la cultura si cambia un passo alla volta. Artemisia è a disposizione per raccontare la propria esperienza.

Artemisia Centro Antiviolenza si trova a Firenze in via del Mezzetta. Il sito è www.artemisiacentroantiviolenza.it

  • Artemisia
  • Elena Baragli
  • presidente
  • 1000 donne l'anno
  • Giulia Cecchettin
  • novembre 2023
  • 70% italiane 30% straniere
  • violenza fisica

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Due lettere in difesa della Palestina, contro ogni censuraPiero Caramelli, Niccolò Rinaldi · Convivenze

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Sezione: CONVIVENZE

Cara assessora Funaro

di Piero Caramelli, Assopace Palestina

Sono un referente dell'Associazione Assopace Palestina. Nel 2022 facemmo apporre alle pensiline degli autobus, naturalmente sostenendo una spesa, manifesti nei quali veniva riportato il rapporto di Amnesty International, in cui si denunciava l'apartheid del governo di Israele. Ci arrivò la condanna dell'ineffabile consigliere leghista Emanuele Cocollini, ma anche del Pd e della Comunità Ebraica, da sempre appiattita sul sostegno tout court a Israele. Ed ecco che entra in gioco Lei, assessora Funaro, pronta a condannare i manifesti perché "non possiamo accettare messaggi di divisione tra i popoli".

Con quale animo si è arrogata il diritto di condannare un rapporto di Amnesty International, negando una realtà riconosciuta dalle Nazioni Unite e dalla Corte Internazionale di Giustizia? Ci si sarebbe aspettato che persone intellettualmente oneste e informate sui fatti si schierassero dalla parte degli oppressi, invece che con lo stato coloniale e razzista di Israele, come ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterrez. Israele, che proprio in questi giorni a Gaza sta mostrando il suo vero obiettivo: portare a compimento quella pulizia etnica iniziata con la Nakba e l'autoproclamazione dello Stato di Israele per diritto divino nel 1948, pulizia etnica che è frutto dell'ideologia sionista, nata agli inizi del secolo scorso e che oggi viene attuata a Gaza con la carneficina genocida di bambini e palestinesi innocenti.

Assessora Funaro, la divisione fra i popoli si concretizza quando ci si schiera dalla parte degli oppressori, non quando si racconta la verità.

Cara redazione

di Niccolò Rinaldi

Vorrei raccontare la storia di due gemellini di quattro mesi, nati a Gaza all'inizio della guerra, uccisi mentre dormivano, insieme ad altri dodici familiari: 14 sacchetti di plastica neri. Altro non hanno conosciuto, nella loro brevissima esistenza, che la guerra. Ma vorrei parlare soprattutto di come questa atrocità viene raccontata da Repubblica, in una specie di lezione di giornalismo al contrario: non si scrive che sono stati colpiti da una bomba israeliana lanciata su un obiettivo civile, ma "durante uno degli ultimi raid notturni di Israele su Rafah" - pare quasi una fatalità, un colpo di sfortuna; non si scrive che sono le ultime delle oltre 30.000 vittime uccise da Israele, a seguito del crimine di Hamas contro 1.300 civili israeliani, ma si parla bensì di "una delle innumerevoli cronache di orrore cominciate con l'attacco di Hamas".

Io penso che Hamas sia una banda di integralisti molto abili, che espone deliberatamente la popolazione palestinese. Ma questo articolista pare ignorare la causa e l'effetto di questo eccidio, proprio non ce la fa a scrivere che questi gemellini sono stati uccisi "da" Israele. Con questo modo di fare informazione, non ci si rende conto di quanto cresca, soprattutto nei nostri giovani, l'indignazione per i silenzi, i doppi standard, la credibilità dell'informazione, le nostre cadute morali.

  • Assopace Palestina
  • assessora Funaro
  • Amnesty International
  • apartheid
  • Cocollini
  • Lega
  • Pd
  • Comunità Ebraica

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Vite senza collareTroglodita Tribe · Convivenze

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Rubrica: CONVIVENZE | Autore: Troglodita Tribe

L'incontro con un cane randagio può far cambiare prospettiva e spingerci a superare le barriere che dividono gli esseri viventi

Non è vero che "la strada è di tutti": è solo per gli umani, che si muovono continuamente e rapidamente. Chi si ferma in strada, chi mangia in strada, chi dorme in strada, chi vive in strada mina questa regola basilare e nel ribellarsi al suo significato, ai confini di senso per cui è stata progettata e costruita, finisce per cambiarla. È anche per questo che in presenza di un cane di strada molti pretendono che qualcuno lo tolga da lì, dove stona, dove non può e non deve stare. E accade perché i cani liberi interpretano la strada e il quartiere in modo radicalmente differente, amplificandone la portata e sbaragliandone i confini. (Da "E il cane incontrò il quartiere - Dal sud una nuova idea di convivenza" di Troglodita Tribe - Pop Edizioni).

Il racconto che segue è stato ispirato da un fatto realmente accaduto in una grande città e a cui assistemmo diversi anni or sono. È un fatto che, nella sua semplicità e immediatezza, ha cambiato il nostro modo di osservare e considerare chi vive in strada.

In fondo non è così complesso immaginare diverse architetture urbane, spazi, luoghi e non luoghi che possano temporaneamente ospitare e accogliere chi vive in strada. Ma occorrerebbe ammettere con semplicità che chiunque può trovarsi nella complessa situazione di vivere la strada in questo modo, occorrerebbe allentare la sprezzante morsa della normalità, della superiorità, del giudizio sommario. Occorrerebbe rivedere e correggere un immaginario che marcia inesorabile sulle autostrade dell'esclusione.

A questo proposito i cani, soprattutto i cani di strada, i cani di quartiere, ci stanno indicando da millenni la giusta direzione, l'indispensabile necessità di superare tutte le barriere che ci dividono. Sì, anche quella di specie.

Era un bel pezzo di pane neanche tanto sporco. Probabile che qualcuno lo avesse comprato per farci un panino o per mangiarlo al volo seduto su una panchina, insieme a un etto di qualcosa. Ma si sa, il pane è sempre troppo. L'uomo e il cane lo avevano subito notato.

Quando sei sulla strada certe cose ti attirano come calamite. Tu non lo dai a vedere, fingi noncuranza, ma ti ci avvicini irresistibilmente. Lo sai che devi andarci piano, che sulla strada è importante passare inosservati, prendere rapidamente senza farsi notare. Sulla strada non puoi muoverti spontaneamente, tranquillamente. Sulla strada c'è sempre qualcuno che ti guarda. La strada è libertà, ma quando ci vivi a lungo scopri che è piena di trappole.

L'uomo aveva calcolato di camminare tranquillamente fino al pane per poi chinarsi e infilarselo nel tascone dell'impermeabile con un gesto semplice e veloce, ma poi aveva visto il cane, aveva capito che il cane poteva essere un problema.

Il cane si era fermato. In realtà aveva visto il pane prima dell'uomo, ne aveva percepito l'odore decine di metri prima, se n'era inebriato e già se lo sentiva in bocca, ma si era fermato. Era sulla strada da alcuni anni e conosceva bene la regola numero uno. L'umano aveva sempre ragione: se lo infastidivi, se gli ringhiavi o lo mordevi ti avrebbero preso e rinchiuso per sempre.

L'uomo stava pensando di lasciar perdere. Si vedeva bene che il cane era affamato e che avrebbe potuto morderlo. Un morso sarebbe stato un vero disastro perché sulla strada anche una piccola influenza è un lusso che non puoi permetterti, figurarsi un braccio o una gamba inutilizzabili per giorni. Eppure continuava a guardare il cane, non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, sentiva una strana e amichevole confidenza che lo rilassava, che mitigava la paura, che allontanava il senso di pericolo.

Quasi senza accorgersene, senza calcoli, l'uomo e il cane si avvicinavano al pane, ma lo facevano molto lentamente, passo dopo passo, zampa dopo zampa. Pareva che tutto il resto del mondo, tutte le automobili, tutti i passanti che camminavano veloci, tutti i turisti e tutti gli impiegati, tutto il frastuono del mondo che produce, che consuma, che vende e che compra fossero scomparsi. Pareva che ci fossero solo un uomo e un cane che si avvicinavano lentamente ad un pezzo di pane sul marciapiede.

Fu l'uomo a chinarsi e a raccoglierlo. Il cane non lo avrebbe mai fatto per via della regola numero uno. Fu l'uomo a spezzarlo in due e a porger la sua parte al cane.

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La sporca industria della carneMariella Marzuoli · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autrice: Mariella Marzuoli

Finanziamenti miliardari per gli allevamenti intensivi: il documentario d'inchiesta Food for profit svela i collegamenti fra la politica dell'UE e le lobbies

È tra i film più visti nelle sale in Italia con 722 proiezioni nel mese di marzo e centinaia già programmate per i mesi successivi. Migliaia di spettatori hanno già visto Food for Profit, docufilm della giornalista Giulia Innocenzi e del regista Paolo d'Ambrosi, che rende noti i collegamenti fra l'industria della carne, le lobby e i politici. Si tratta di un lavoro durato cinque anni, di un'inchiesta che si è avvalsa anche della collaborazione di operatori sotto copertura coordinati da Lav, e di esperti internazionali (uno fra tutti lo scrittore Jonathan Safran Foer). L'inchiesta svela come i 387 miliardi destinati in sette anni dalla UE all'agricoltura, abbiano in prevalenza finanziato in modo diretto o indiretto gli allevamenti intensivi e, grazie al coraggioso lavoro di operatori infiltrati, mostra gli orrori perpetrati al loro interno. Maltrattamenti, abuso di farmaci, crudeltà che impattano anche sulla salute dei consumatori. La complicità del potere politico con le lobby dell'agroindustria si rivela tanto più grave se si pensa alle conseguenze della produzione della carne su consumi e inquinamento delle acque, riduzione della biodiversità, antibiotico resistenza e, non meno importante, sfruttamento dei lavoratori, soprattutto immigrati.

Il senso di questo lavoro è che se non ci sarà un'inversione di rotta, determinata anche dalle scelte quotidiane di milioni di consumatori, sarà difficile che il pianeta possa continuare a essere abitabile per gli umani e per la gran parte degli altri esseri viventi. Il film deve essere sostenuto dal basso anche perché si avvale di una distribuzione totalmente indipendente. Tutti, dalle associazioni alle case del popolo, possono organizzare una proiezione. Info su www.foodforprofit.com.

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  • Giulia Innocenzi
  • Paolo d'Ambrosi
  • 722 proiezioni
  • 387 miliardi UE
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  • allevamenti intensivi
  • lobby

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La guerra non è mai giustaGennaro Guida · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Gennaro Guida

Dai ricordi di un vecchio bambino che l'ha conosciuta nasce la consapevolezza della necessità di costruire la pace

Nonna, perché piangi mentre il Duce parla alla radio? Piango perché presto il tuo papà andrà alla guerra.

La nonna aveva ragione, papà fu presto richiamato e l'8 settembre 1943 finì prigioniero in un lager nazista, nei pressi di Neubrandenburg, una cittadina di 60.000 abitanti tra Berlino e il Mar Baltico.

Ci siamo andati nel settembre scorso per cercare fra le pietre e nella memoria della gente ciò che resta del suo pesante passato. La città si offre alla vista con un susseguirsi di pietre d'inciampo e di lapidi che forniscono testimonianza della tragica normalità della guerra, della storia che si ripete, della rabbia che cova sotto la cenere in attesa della vendetta. Neubrandenburg, distrutta e risorta, rappresenta entro le mura medievali la difficile coesistenza fra l'antica chiesa e il grattacielo che la sovrasta, efficace metafora dei contrasti sull'idea di un futuro di pace che ciascuno declina a proprio vantaggio e finisce per abbandonare.

I nostri incontri si svolgono nella sontuosa gelateria di Nicola, stimato interprete del gelato italiano, giornali e televisione parlano di noi, conosciamo gente, condividiamo il pane, qualcuno ci offre ospitalità. Da questi contatti nasce un'associazione, Freunde des Friedens NB, fra persone di ogni provenienza e condizione, unite dal solo vincolo del comune amore per la pace.

Sul Sacrario, cerimonia solenne introdotta da Joachim Gauck, già pastore luterano e presidente della Germania. Suona la banda militare, soldati disarmati formano il picchetto d'onore. Il sindaco ascolta con apparente interesse le parole di Carmen, venuta dalla lontana Nardò, in Puglia. Ha con sé un libretto intitolato "La mia prigionia", scritto dal padre, catturato in panni militari quando aveva 18 anni, un dono che va ad aggiungersi al diario del protagonista di questa storia, offerto per l'archivio storico della città. Altri componenti del gruppo consegnano porcellane con lo stemma di Firenze, in ricordo di Padre Balducci e di Giorgio La Pira, che vedevano nelle alleanze fra le città una tappa fondamentale sulle vie della pace. Accompagna la scena il suono del telefonino che porta gli auguri di Padre Bernardo, l'abate della Basilica di San Miniato.

Piazza del mercato, manifestazione politica, gente agitata, rancoroSa. Un manifestante si avvicina, mi offre il microfono e raccomanda toni pacati, alcuni potrebbero non gradire. Eduardo si avvicina e mi sorride con sguardo protettivo. Siamo lontani da ogni violenza, considerare la guerra come una semplice continuazione della politica con altri mezzi non ha più senso, nell'età del nucleare non possiamo più permettercelo. Parliamo con tutti e rispettiamo tutte le opinioni. La guerra non è mai giusta, non vince chi ha ragione, ma chi rinuncia ad affermare con la forza le proprie ragioni. Applausi, cenni di assenso, nessuna contestazione. A conclusione dell'incontro ci viene donato un libro di Micheline Maurel, Die Liebe besiegt alles (L'amore prevale su tutto).

\*amico della Pace e lettore di Fuori Binario

  • Seconda guerra mondiale
  • Neubrandenburg
  • lager nazista
  • Stalag IIA
  • 8 settembre 1943
  • Freunde des Friedens
  • Joachim Gauck
  • presidente Germania

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Il Leccione di MontespertoliValentina Nicastro · Mille Foglie

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Rubrica: MILLE FOGLIE | Autrice: Valentina Nicastro

Abbiamo fatto una gita fuori porta, immergendoci tra le dolci colline del Chianti, salendo da via di Castiglioni, attraversando poderi e antiche ville, e siamo arrivati alla Fattoria "Cortina e Mandorli", nella campagna di Montespertoli, tra vigneti e uliveti. All'orizzonte ci hanno prima guidato e poi accolto due bellissimi mandorli di circa 70 anni, due grandi patriarchi che abbiamo deciso di conoscere meglio. Mentre parliamo con la signora della fattoria però notiamo, in fondo all'aia, un albero speciale che sembrava ci stesse aspettando. È "il Leccione": lo chiamano così gli abitanti della zona, non ha misure da monumentalità perché siamo sui 3 metri di circonferenza: e quindi? dove risiede la sua monumentalità? Risiede nel valore paesaggistico, storico e culturale di questo luogo. Tra i criteri di monumentalità c'è anche questo: l'albero si trova vicino alla piccola chiesa e un tavolo in ferro battuto è stato piazzato ai suoi piedi. Il Leccione accoglie e ristora nei periodi di calura, la sua età è ignota ma dovrebbe aggirarsi intorno ai 110 anni, perché la signora Puccioni, che è del posto ed è quasi centenaria, si ricorda di quando è stato piantato. Alberi: creature viventi, individui di un'altra specie, amici che ci fanno comprendere quale inestimabile valore possano avere queste presenze verdi per il benessere e la vita. Sulla targa apposta lì vicino si ricorda che questo luogo e i suoi alberi furono partecipi dello scenario del film dei fratelli Taviani "La notte di San Lorenzo" del 1982.

  • Fattoria Cortina e Mandorli
  • Montespertoli
  • Chianti
  • leccio
  • 3 metri circonferenza
  • 110 anni
  • signora Puccioni
  • centenaria

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Le nostre utopie concrete in un libro ganzoCristiano Lucchi · Un mondo ganzo è possibile

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Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Cristiano Lucchi

È appena uscito per i tipi di Fuori Binario Libri "Un mondo ganzo è possibile" del nostro redattore Fabio Bussonati. Quella che segue è la prefazione al testo del direttore Cristiano Lucchi. Per avere il libro o per organizzare presentazioni contattateci all'indirizzo mail redazione@fuoribinario.org.

Fuori Binario da sempre assolve a una doppia funzione: se da una parte offre l'opportunità di un reddito di sussistenza a chi lo vende in strada, dall'altra ha l'ambizione di fare una buona informazione, offrendo strumenti di interpretazione della complessa realtà in cui siamo chiamati a vivere. Allo stesso tempo cerca di coltivare, suggerire e praticare alternative possibili all'attuale sistema economico, carico di ingiustizie e diseguaglianze.

In questo contesto, l'impegno di Fabio Bussonati, curatore e realizzatore della rubrica mensile "Un mondo ganzo è possibile", è prezioso per i lettori e le lettrici e anche, in primo luogo, per noi redattori del giornale, che in anteprima ci misuriamo con le "utopie concrete" proposte un mese dopo l'altro. Fabio ha un linguaggio piano e lineare, molto comprensibile, e ispira la propria opera all'idea del filosofo marxista tedesco Ernst Bloch che definì per primo il concetto di "utopia concreta": qualcosa che è perfettamente fattibile, ma che nessuno al momento fa. "Un mondo ganzo è possibile" ci indica i primi passi in una strada ad oggi ancora irta di ostacoli.

Il sistema in cui viviamo è fondato sulle energie fossili e su tutto ciò che questa scelta comporta in termini di gestione del potere, regimi più o meno democratici, tutela degli interessi di pochi a discapito delle comunità, disastri naturali, conflitti e guerre. Noi di Fuori Binario vogliamo cambiarlo e per tenere fede a questo intento crediamo sia giusto far sapere a tutti che per produrre energia esistono e funzionano le "fattorie marine" o quelle del "vento", e che i "raccoglitori di sole" sono utili a fianco delle "case in paglia o canapa". O che quando accendiamo il fuoco sotto ai fornelli possiamo utilizzare quel calore per scaldare la casa.

Nella sua rubrica Fabio parla spesso anche di mobilità, togliendo dalle grinfie dei greenwasher il termine "sostenibile" e restituendo nuova dignità a questa parola. Ecco che arrivano le città armoniche, dove non ci sono più gli incroci o le rotonde ma solo grandi anelli contigui dove circolare rapidamente a senso unico, semplicemente spostandosi da un anello all'altro. Altrettanto interessanti sono le pagine dedicate alla ristrutturazione degli spazi delle strade, oggi troppo autocentriche.

Tutto è possibile, a patto che ci sia la volontà, personale e politica, di cambiare le cose. Fabio ne è convinto e noi con lui. Per capire meglio come fare il primo passo, affidatevi a queste pagine e poi non perdete l'occasione di frequentare i suoi laboratori di autocostruzione. Ne vale la pena, come vale la pena leggere ogni mese il nostro giornale con i pezzi di Fabio e di tutta la comunità di Fuori Binario.

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Reddito alimentareClara Baldasseroni · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autrice: Clara Baldasseroni

Firenze coinvolge il terzo settore in una sperimentazione triennale

Sta partendo a Firenze una sperimentazione della durata di tre anni, con il duplice obiettivo di fornire un reddito alimentare alle persone che convivono con problemi economici e allo stesso tempo ridurre lo spreco. Esiste già (a Firenze come in tutta Italia) un percorso per accedere a risorse alimentari che si basa su disposizioni nazionali e dell'Unione europea, al quale aderisce anche Fuori Binario con la distribuzione diretta di cibo e bevande il mercoledì pomeriggio alla redazione. La novità è che il Comune ha richiesto l'aiuto delle aziende del terzo settore per la raccolta del cibo invenduto, lo stoccaggio e la distribuzione: coloro che hanno fatto richiesta per la collaborazione dovranno presentare un progetto da approvare, per poi essere presentato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per la validazione e l'ammissione al finanziamento. Oltre alla lotta alla povertà, l'obiettivo è consolidare una rete di solidarietà che si organizzi anche con la collaborazione ufficiale di aziende oltre che su associazioni e soggetti indipendenti. Anche noi da tempo abbiamo pensato e proposto l'apertura di una mensa sociale: gli alimenti già pronti provenienti da vari punti ristorazione, sporzionati, ma non consumati (come le mense ad es. quelle scolastiche) si presentano di facile utilizzo per il pasto successivo.

  • Firenze
  • sperimentazione triennale
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  • spreco alimentare
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  • Ministero del Lavoro
  • Politiche sociali
  • povertà

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13Attualità6 articoli
Anticapitalismo o capitalismo perfetto?Tommaso Martinelli · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Tommaso Martinelli

Giorni fa ho visto una vecchia trasmissione in cui erano invitati Pasolini e alcuni suoi ex compagni di liceo negli anni 1937-39 (programma: III B facciamo l'appello, 1971). Guardando il video mi sono fermato a riflettere su come maturò l'antifascismo negli adolescenti di allora cresciuti all'interno dello stato fascista e della sua propaganda. A quell'età i ragazzi sognavano di cambiare il mondo e gli invitati spiegano che la classe era divisa in due gruppi: chi, vedendo i limiti del sistema fascista, cercava il "fascismo perfetto" che avrebbe superato i problemi del momento e chi aveva maturato l'idea che il fascismo in sé fosse un sistema da cambiare radicalmente per trovare vie completamente nuove; quelli che oggi chiamiamo antifascisti.

La riflessione mi ha portato ai giorni nostri. Anche noi abbiamo conosciuto un unico sistema socioeconomico, il tecno-capitalismo globale, e vediamo gli enormi danni che questo causa (cambiamento climatico, inquinamento, estinzione di massa, guerre, migrazioni, psicopatologie, omologazione, solitudine, ecc.) danni che, se per una volta abbiamo il coraggio di guardarli per quel che sono, si mostrano peggiori di quelli causati da qualunque fascismo. Anche oggi, per analogia, potremmo quindi dividerci in due gruppi: chi persegue il sogno di un "tecno-capitalismo perfetto" (vedi "green new deal", "economia circolare", ecc.) capace di superare i suoi limiti, e chi invece pensa che quello attuale sia un sistema che va cambiato alla radice; questo gruppo potrebbe essere chiamato oggi degli "anticapitalisti". Forse questa sarebbe la sola contrapposizione politica degna di nota in un momento in cui le alternative appaiono sempre parziali. Bisognerebbe avere il coraggio di parlare nuovamente di "anticapitalismo" per metterlo a confronto con il "tecno-capitalismo perfetto" che quotidianamente ci viene proposto come la sola alternativa possibile. Riparlare quindi di anticapitalismo in modo nuovo e inaspettato, scoprire insieme cosa potrebbe essere oggi l'anticapitalismo prendendo insegnamento da tutti i precedenti tentativi di creare alternative (comunismi, socialismi, le religioni istituzionali, il Sessantotto e, più in piccolo, il movimento no global).

Nel video che citavo è bello osservare quanto rispetto ci fosse all'epoca tra persone che avevano preso vie così diverse. Non esisteva la polarizzazione di un giudizio "facile": buoni contro cattivi. Molti avevano amici cari e parenti che avevano fatto, onestamente, scelte opposte e che magari erano morti nella tragedia di quegli anni; il discorso non poteva essere semplificato. Si può immaginare che, domani come allora, non ci sarà rancore tra chi farà scelte diverse. Siamo tutti parte della stessa storia, abbiamo tutti visto una sola "idea di mondo", e l'unica cosa certa è che dobbiamo cambiarla. Sarà per tutti doloroso perché dovremo mettere in discussione quello che intimamente siamo nell'onesta ricerca di qualcosa di nuovo e di bello. Lungo questo lento e complesso percorso di cambiamento ognuno troverà un bivio e sarà importante, oggi come allora, scegliere nei nostri cuori la direzione da prendere: anticapitalismo o capitalismo perfetto?

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Bonus miliardario per MuskFuori Binario · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ

Il 13 giugno prossimo è la data in cui il consiglio d'amministrazione di Tesla chiederà all'assemblea dei soci di conferire 56 miliardi di dollari a Elon Musk, fondatore e amministratore delegato dell'azienda famosa per le auto elettriche e molte altre cose. Solo due mesi prima, il 15 aprile, Musk ha deciso di licenziare oltre 14.000 dipendenti con questa motivazione: "Mentre prepariamo l'azienda per la nostra prossima fase di crescita, è estremamente importante esaminare ogni aspetto per ridurre i costi e aumentare la produttività". Inutile dire che quei 56 miliardi, se investiti in altra innovazione e, soprattutto, per pagare i dipendenti licenziati, potrebbero garantire un'enorme futuro di prosperità alla stessa Tesla. Ma forse Musk tiene famiglia e un mutuo da pagare.

  • Tesla
  • 56 miliardi dollari
  • Elon Musk
  • 14.000 licenziati
  • 15 aprile
  • 13 giugno
  • consiglio amministrazione
  • auto elettriche

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Sanità pubblica, siamo alla fruttaFuori Binario · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ

Trentaduemila500 posti letto persi negli ospedali per i cittadini e le cittadine italiani dal 2020 al 2022. Nello stesso periodo oltre 11.000 medici hanno abbandonato il servizio sanitario nazionale. Sono i dati choc comunicati dal Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri ed universitari, che denuncia anche la carenza di almeno 100mila posti letto di degenza ordinaria e 12mila di terapia intensiva, oltre al definanziamento del Fondo sanitario nazionale, dovuto anche all'inflazione che ha colpito il paese negli ultimi anni.

Questo è il risultato delle scelte politiche compiute negli ultimi anni dallo Stato e dalle Regioni, sia di centrodestra che di centrosinistra. Non servono grandi riforme per favorire i privati, è sufficiente abbandonare la sanità pubblica al suo destino. A pagare il conto, naturalmente, è sempre chi fatica ad arrivare a fine mese.

  • 32.500 posti letto persi
  • 2020-2022
  • 11.000 medici
  • servizio sanitario nazionale
  • Forum società scientifiche
  • clinici ospedalieri
  • universitari
  • 100.000 posti letto mancanti

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San Salvi, no alla strada nel parcoFuori Binario · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ

Gli abitanti di San Salvi e Coverciano dicono no ad una nuova strada dentro l'ex manicomio. In piena emergenza climatica uno dei parchi più preziosi per la salute dei fiorentini sta per essere stravolto da una scelta scellerata del Comune che vuole costruire una striscia di asfalto che buchi il parco da una parate all'altra. Chi vive nella zona evidenzia il rischio di compromettere il parco storico con un aumento del traffico e dell'inquinamento. Nonostante le proteste delle associazioni e dei cittadini, l'amministrazione sembra favorire l'uso dell'automobile anziché considerare alternative sostenibili. Le proposte virtuose, al momento ignorate, prevedono la riduzione del traffico privato, il divieto di sosta in tutta l'area, la riduzione della velocità, l'uso del trasporto pubblico. La lotta per proteggere il parco di San Salvi continua anche attraverso questa petizione https://chng.it/8RZDLb6NxQ.

  • San Salvi
  • Coverciano
  • ex manicomio
  • parco storico
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  • nuova strada
  • asfalto
  • traffico

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Burro o cannoni?Fuori Binario · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ

Cresce la spesa per gli armamenti

Il segretario di Stato americano William Jennings Bryan durante la Prima guerra mondiale spiegò che si deve scegliere tra avere burro o cannoni. Fuor di metafora, i soldi che gli Stati destinano alle armi sono presi direttamente dal welfare e dai servizi/diritti pubblici: sanità, assistenza, scuola, casa, trasporti, ecc. La retorica guerrafondaia dei nostri governi "Presto saremo in guerra con il mondo!" colpisce ancora una volta uomini e donne, soprattutto tra i più poveri, che mai si sognerebbero di sparare a chicchessia.

Secondo gli economisti di Bloomberg, nei prossimi 10 anni i soli paesi del G7, inclusa l'Italia, spenderanno in armi la cifra mostruosa di 10mila miliardi di dollari. Una spesa che è circa il 4% del Pil. Il doppio rispetto a quanto chiesto dalla Nato ai suoi membri come obiettivo minimo. Per la sola Italia questo significa un conto da 30 miliardi di euro.

  • G7
  • 10mila miliardi dollari
  • armi
  • 4% Pil
  • Italia 30 miliardi euro
  • Nato
  • spesa militare
  • welfare

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Innocenti in carcere, scandalo italianoFuori Binario · Attualità

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Sezione: ATTUALITÀ

Ventisette milioni e 844.794 di euro è la cifra assurdamente alta che lo Stato italiano ha dovuto risarcire nel 2023 agli ospiti delle patrie galere per ingiusta detenzione. Dal 2018 al 2023 sono state risarcite dallo Stato ben 4.368 persone ingiustamente arrestate per una somma complessiva di 193.547.821. Il caso più clamoroso quello di Beniamino Zuncheddu, detenuto ingiustamente per quasi 33 anni dopo essere stato condannato all'ergastolo per un triplice omicidio che non ha mai commesso. Se estendiamo il periodo di analisi del fenomeno dal 1991 al 2023 i casi sono stati 31.397 (951 l'anno), il tutto con un costo umano enorme e un costo economico per la collettività che oltrepassa i 960 milioni.

  • 27.844.794 euro
  • risarcimenti 2023
  • ingiusta detenzione
  • Beniamino Zuncheddu
  • 33 anni
  • ergastolo
  • triplice omicidio
  • 31.397 casi

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Achtung! Banditi!Valentina Baronti · Sorellanze - Ultima pagina

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Rubrica: SORELLANZE | Autrice: Valentina Baronti

"Questo non è manifestare ma delinquere". Sono le parole della presidente del consiglio, nel giorno delle cariche delle forze dell'ordine alla Sapienza di Roma, quando il Senato accademico si è rifiutato di discutere una lettera, sottoscritta da studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo, per la sospensione delle relazioni con gli atenei israeliani e la rescissione degli accordi con l'industria bellica. Quei "delinquenti" sono colpevoli di non essersi voltati dall'altra parte davanti a un genocidio in diretta mondiale.

"Scene di violenza inaccettabile. Dividere gli ambientalisti dai violenti". Questa volta è il sindaco di Bologna a parlare, a proposito degli scontri al parco Don Bosco, dove cittadine e cittadini di ogni provenienza ed età stanno difendendo un parco pubblico da ruspe e motoseghe. I violenti sono il settantenne finito all'ospedale con un braccio rotto o il minorenne con la mano fratturata?

Sono solo due episodi, che ci raccontano una straordinaria mobilitazione dal basso per difendere quello che abbiamo di più caro: l'ambiente e la pace. E come rispondono le istituzioni su questi due temi di stretta sopravvivenza? Con i manganelli. Perché si può protestare, ci mancherebbe, siamo in democrazia! Ma addirittura proporre soluzioni e organizzarsi. Eh no, questo proprio no!

Si inizia difendendo un parco e si finisce per costruire la riconversione ecologica dell'economia. Si inizia chiedendo che l'Università prenda posizione e si finisce per chiedere il cessate il fuoco subito. Ci si pone di fatto come classe dirigente, laddove governi, partiti, sindacati si dimostrano invece inadeguati o perlomeno poco incisivi, fermi, ad aspettare che arrivi il disastro climatico o l'inverno nucleare.

E li chiamano delinquenti. E li manganellano. E li processano per direttissima. Del resto, anche i partigiani li chiamavano banditi. E voi? Voi da che parte state della storia?

  • La Sapienza Roma
  • cariche polizia
  • Senato accademico
  • lettera sottoscritta
  • atenei israeliani
  • industria bellica
  • delinquenti
  • Bologna

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·Altri articoli del numero1
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone

!Segnalazioni

Rubrica: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori.

A come AMORE — Rooting for love, che si può tradurre con "fare il tifo per l'amore" è il titolo che Laetitia Sadier ha dato al suo ultimo disco. Laetitia è la voce degli Stereolab, ma continua a pubblicare dischi anche da solista. Questo nuovo lavoro è una sorprendente scorribanda fra generi musicali, lingue, e suoni sia naturali che elettronici. L'aspirazione della Sadier è stata quella di trasmettere un senso di espansione e di armonia, una spinta a trascendere in musica la quotidianità ed "espandersi" in una realtà altra. Sulle note di copertina si legge che Rooting for Love è un "appello alle civiltà traumatizzate della terra ad evolversi e a liberarsi dai millenni di sofferenza e alienazione". I testi tracciano la mappa di una ricerca che inizia con delle domande (Who+What) per arrivare non ad un nuovo mondo, ma ad una nuova luna (New Moon).

B come BUIO — Fuori dal buio - un racconto illustrato sui braccianti invisibili della piana di Gioia Tauro è un incastro di disegni e parole che si sono sviluppate durante il lavoro quotidiano dell'autore, Francesco Piobbichi, nelle notti dell'inverno nella Piana di Gioia Tauro dove vivono e lavorano migliaia di braccianti africani durante la raccolta agrumicola. È un libro in cui poche linee emergono per far luce sulla condizione di vita dei lavoratori braccianti, sulla frontiera che ne cancella i corpi, le storie, i diritti quale prezzo da pagare perché 5 Kg di agrumi possano essere venduti a non più di 2 € da qualche parte. Per ogni copia venduta, tre euro andranno a sostenere l'ostello sociale Dambe So di San Ferdinando.

C come CARCERE — Varcare la soglia di un carcere, sentire il chiavistello che serra le uscite alle proprie spalle, segna il passaggio, non mediato, da un mondo ad un altro, da una vita ad un'altra. Allo stomaco - Una storia di sopravvivenza in carcere è un podcast che cerca di raccontare cosa vuol dire essere detenuto, e soprattutto cosa vuol dire esserlo in un carcere italiano. Protagonista è Fabrizio Locatelli, un detenuto appunto, e Cristina Morrone, un'avvocata.

D come DIRITTI — Cosa c'entrano gli animali con la politica? A queste domande prova a dare una risposta Gianluca Felicetti, presidente della Lega Antivivisezionista, nel libro La Politica degli animali (People). "Perché giustizia, immigrazione, sicurezza, lavoro, sanità, questione sociale, economia, pandemie, cambiamenti climatici c'entrano (e tanto) con gli animali".

E come ESTATE — Nel 1970, Miles Davies pubblicò "Bitches Brew", un disco che fin nel titolo volle sovvertire i canoni musicali dell'epoca. Dopo cinquant'anni, un festival irriverente riprende lo spirito dissacrante di quel disco divenuto ormai leggendario. Si tratta di "Beaches Brew", primo festival dell'estate. A Ravenna dal 4 al 6 Giugno 2024.

F come FELICITAZIONI — La mostra Felicitazioni con la quale i CCCP hanno ripercorso i loro 40 anni di attività è stata il pretesto per molti di riascoltare canzoni iconiche. Valerio Corzani ha prodotto il podcast "CCCP - il suono del crollo". Il crollo a cui fa riferimento il titolo è quello del muro di Berlino.

G come GARANTISMO — Viviamo in un'epoca in cui difendere la Costituzione può essere percepito come un atto sovversivo. Luigi Ferrajoli nel libro Giustizia e politica (Laterza) ci spiega come la criminalità in Italia è crollata negli ultimi trent'anni ma la popolazione carceraria è quasi raddoppiata e il numero degli ergastoli è più che quadruplicato.

H come HAIYU — Aziza Brahim, nata in un campo profughi Saharawi algerino, nel suo disco Mawja (onda) celebra i nodi che ci legano gli uni agli altri, ai vivi e ai morti.

I come IMPERIALISMO — Badawi (Raz Mesinai), newyorkese nato in Israele, nel disco Sonically Dismantling Western Imperialism crea atmosfere cupe, un grido di dolore e di rabbia per i bombardamenti di Gaza.

L come LAMPEGGIATORE — Il nuovo codice della strada è stato denunciato da un gruppo di associazioni riunite intorno al sito codicedellastrage.it, che ricordano che gli incidenti stradali in Italia sono causati per il 94% da veicoli a motore, e nel 74% dei casi su strade urbane.

M come MAFIA — Nel 1985 a Pizzolungo, un'auto imbottita di esplosivo uccise Barbara Rizzo e i suoi figli gemelli Salvatore e Giuseppe Asta. Margherita Asta ha incontrato in carcere uno dei responsabili, in una storia di giustizia riparativa raccontata dalla rivista La via Libera.

N come NONVIOLENZA — La terza edizione di Eirenefest, il Festival del libro per la Pace e la Nonviolenza, si svolgerà dal 31 Maggio al 2 Giugno 2024 presso i Giardini del Verano a Roma.

O come ORCHE — Roberto Inchingolo nel libro La vendetta delle orche (Codice Edizioni) racconta storie di animali che si ribellano alla morsa di sfruttamento impostagli dagli umani.

P come PROFUGO — Matthieu Aikins (premio Pulitzer 2022) nel libro Chi è nudo non teme l'acqua (Iperborea) racconta l'amicizia con Omar, un giovane afghano. "Una grande epica contemporanea, una storia universale di amicizia e coraggio".

Q come QASSEM — Selma Qassem, profuga palestinese costretta ad emigrare nel sud della Striscia di Gaza. Al-Jazeera ha pubblicato una mappa della migrazione interna alla striscia di Gaza a seguito del 7 Ottobre 2023.

R come ROSI — Citizen Rosi è il primo podcast prodotto dal museo del cinema di Torino dedicato alla vita e all'arte di Francesco Rosi, regista di Le mani sulla città, Salvatore Giuliano, Cristo si è fermato a Eboli e Il caso Mattei.

S come STRANIERI — Il portale stranieriinitalia.it offre assistenza per le procedure di regolarizzazione, video interviste, notizie in inglese, e una sezione dedicata a colf e badanti.

T come TRADIZIONI — Pop Palestine - Viaggio nella cucina popolare palestinese di Fidaa Abuhamdiya e Silvia Chiarantini (Meltemi Editore). Un percorso tra strade, pentole e fornelli, da Hebron a Jenin.

U come USCITA — Uscire dalla guerra, per una economia di pace (Cittadella Editrice), a cura di Antonio De Lellis, Stefano Risso e Rosetta Placido. Il libro dimostra come l'aumento delle spese militari non ha creato nessun nuovo posto di lavoro.

V come VISIONARIO — Pierluigi Barberio racconta la vicenda di Luciano Bianciardi nel libro Vita da Bianciardi (Momo edizioni), illustrato da Marco Petrella.

Z come ZAGA — Il film Lala (2024) di Ludovica Fales racconta la vita di una ragazza Rom diciassettenne, ispirato alla vicenda di Zaga Jovanovic che, nata e cresciuta in Italia, deve emigrare clandestinamente in Serbia per ottenere la cittadinanza e un documento.

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