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CONVIVENZE
Vite senza collare
Troglodita Tribe · Fuori Binario n. 262, Maggio 2024, pagina 10
!Convivenze
Rubrica: CONVIVENZE | Autore: Troglodita Tribe
L'incontro con un cane randagio può far cambiare prospettiva e spingerci a superare le barriere che dividono gli esseri viventi
Non è vero che "la strada è di tutti": è solo per gli umani, che si muovono continuamente e rapidamente. Chi si ferma in strada, chi mangia in strada, chi dorme in strada, chi vive in strada mina questa regola basilare e nel ribellarsi al suo significato, ai confini di senso per cui è stata progettata e costruita, finisce per cambiarla. È anche per questo che in presenza di un cane di strada molti pretendono che qualcuno lo tolga da lì, dove stona, dove non può e non deve stare. E accade perché i cani liberi interpretano la strada e il quartiere in modo radicalmente differente, amplificandone la portata e sbaragliandone i confini. (Da "E il cane incontrò il quartiere - Dal sud una nuova idea di convivenza" di Troglodita Tribe - Pop Edizioni).
Il racconto che segue è stato ispirato da un fatto realmente accaduto in una grande città e a cui assistemmo diversi anni or sono. È un fatto che, nella sua semplicità e immediatezza, ha cambiato il nostro modo di osservare e considerare chi vive in strada.
In fondo non è così complesso immaginare diverse architetture urbane, spazi, luoghi e non luoghi che possano temporaneamente ospitare e accogliere chi vive in strada. Ma occorrerebbe ammettere con semplicità che chiunque può trovarsi nella complessa situazione di vivere la strada in questo modo, occorrerebbe allentare la sprezzante morsa della normalità, della superiorità, del giudizio sommario. Occorrerebbe rivedere e correggere un immaginario che marcia inesorabile sulle autostrade dell'esclusione.
A questo proposito i cani, soprattutto i cani di strada, i cani di quartiere, ci stanno indicando da millenni la giusta direzione, l'indispensabile necessità di superare tutte le barriere che ci dividono. Sì, anche quella di specie.
Era un bel pezzo di pane neanche tanto sporco. Probabile che qualcuno lo avesse comprato per farci un panino o per mangiarlo al volo seduto su una panchina, insieme a un etto di qualcosa. Ma si sa, il pane è sempre troppo. L'uomo e il cane lo avevano subito notato.
Quando sei sulla strada certe cose ti attirano come calamite. Tu non lo dai a vedere, fingi noncuranza, ma ti ci avvicini irresistibilmente. Lo sai che devi andarci piano, che sulla strada è importante passare inosservati, prendere rapidamente senza farsi notare. Sulla strada non puoi muoverti spontaneamente, tranquillamente. Sulla strada c'è sempre qualcuno che ti guarda. La strada è libertà, ma quando ci vivi a lungo scopri che è piena di trappole.
L'uomo aveva calcolato di camminare tranquillamente fino al pane per poi chinarsi e infilarselo nel tascone dell'impermeabile con un gesto semplice e veloce, ma poi aveva visto il cane, aveva capito che il cane poteva essere un problema.
Il cane si era fermato. In realtà aveva visto il pane prima dell'uomo, ne aveva percepito l'odore decine di metri prima, se n'era inebriato e già se lo sentiva in bocca, ma si era fermato. Era sulla strada da alcuni anni e conosceva bene la regola numero uno. L'umano aveva sempre ragione: se lo infastidivi, se gli ringhiavi o lo mordevi ti avrebbero preso e rinchiuso per sempre.
L'uomo stava pensando di lasciar perdere. Si vedeva bene che il cane era affamato e che avrebbe potuto morderlo. Un morso sarebbe stato un vero disastro perché sulla strada anche una piccola influenza è un lusso che non puoi permetterti, figurarsi un braccio o una gamba inutilizzabili per giorni. Eppure continuava a guardare il cane, non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, sentiva una strana e amichevole confidenza che lo rilassava, che mitigava la paura, che allontanava il senso di pericolo.
Quasi senza accorgersene, senza calcoli, l'uomo e il cane si avvicinavano al pane, ma lo facevano molto lentamente, passo dopo passo, zampa dopo zampa. Pareva che tutto il resto del mondo, tutte le automobili, tutti i passanti che camminavano veloci, tutti i turisti e tutti gli impiegati, tutto il frastuono del mondo che produce, che consuma, che vende e che compra fossero scomparsi. Pareva che ci fossero solo un uomo e un cane che si avvicinavano lentamente ad un pezzo di pane sul marciapiede.
Fu l'uomo a chinarsi e a raccoglierlo. Il cane non lo avrebbe mai fatto per via della regola numero uno. Fu l'uomo a spezzarlo in due e a porger la sua parte al cane.
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Uscito sul numero 262 (Maggio 2024), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
