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Fuori Binario n. 275

Estate 2025 · 20 articoli · ISSN 2784-9384

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Welfare addioCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina

!Welfare addio

Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

"Un'idea, un concetto, un'idea, finché resta un'idea, è soltanto un'astrazione, se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione". Giorgio Gaber

Quattrocento miliardi di euro in 10 anni, il 5% del PIL. Ecco quanto il governo ha deciso di spendere in armamenti per soddisfare la voglia di riarmo di un Occidente che ha ormai rinnegato i suoi valori, fondati sulla dignità della persona e non sulla sopraffazione del più forte.

Saranno i più poveri e la classe media a pagare questa cifra. Non si parla infatti di aumentare le tasse, o di patrimoniali verso i più ricchi. 40 miliardi annui saranno così sottratti a sanità, scuola, trasporto pubblico, pensioni e lotta alla povertà. Saranno tagliati ancor di più i servizi essenziali e il debito dello Stato, che già oggi pregiudica molto delle nostre vite, diventerà insostenibile.

Eppure l'Italia ha firmato molti trattati internazionali orientati al disarmo. Aumentare le spese militari alimenta invece una logica di competizione armata, minando la diplomazia e la risoluzione pacifica dei conflitti. Si investe in morte anziché in prevenzione delle guerre, cooperazione internazionale e aiuti umanitari. Cresce il rischio di coinvolgimento nei conflitti come quello in Ucraina o in Medio Oriente e aumenta il rischio di terrorismo e di instabilità regionali con un enorme impatto sulla sicurezza globale.

La cosa più incredibile è stata l'assenza di un dibattito pubblico diffuso e trasparente: il controllo democratico è stato sostituito dai capricci di Trump e dalle pessime e anacronistiche influenze della NATO. Il nostro governo ha tutelato l'economia degli Stati Uniti invece del bene comune del nostro Paese.

Aumentano le diseguaglianze e i poveri, la crisi climatica viene ignorata, ma saremo pieni di armi che andranno usate. È così che muore una democrazia.

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Fotografia come atto politicoEmanuela Bavazzano · Controvento - Ritratti

!Fotografia come atto politico

Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Emanuela Bavazzano

Rispetto e amore per ogni soggetto sono alla base degli scatti più emozionanti e significativi dei due artisti

Salgado e Modotti

"Sono nato nel 1944 nello Stato del Minas Gerais, in una fattoria, all'interno di una vasta valle, che si chiama Rio Doce e che prende il nome del fiume che la irriga. È una valle, famosa per le miniere d'oro e di ferro. Ai tempi della mia infanzia, era ricoperta per metà dalla foresta atlantica. Ma questo prima che il Brasile entrasse in una economia di mercato e cominciasse il massacro della foresta."

Salgado, nato l'8 febbraio 1944 in Brasile, morto il 23 maggio 2025 in Francia, viaggerà in tutti i continenti, attraverso le sue scelte. Inizia a incontrare compagni militanti di sinistra mentre frequenta la facoltà di economia, con l'idea di creare progettualità di sviluppo; incontra Léila, iniziano a maturare le scelte che li porteranno a Parigi, nella Francia considerata "patria dei diritti dell'uomo e della democrazia". È il 1969, Salgado partecipa all'organizzazione di progetti in Africa ("l'altro mio Brasile"), lavorando per un'organizzazione internazionale con base a Londra. Ed è il 1973 quando decide di diventare fotografo, lasciando la carriera di economista, sentita come limitata e limitante; torna quindi a vivere a Parigi, insieme a Léila, spostandosi dall'economia politica alla "fotografia sociale", quale prolungamento del suo (e loro) impegno politico.

Perché Fuori Binario sceglie di dedicare "spazio" ad un personaggio tanto famoso? Di Salgado, Sebastião il Fotografo (cercando di enuclearne il senso sociale, che vorrei qui rappresentare), recupero il ricordo di una mostra al MAXXI di Roma, di intensità e bellezza rare che, tra il 2021 e il 2022, portava in Amazzonia: raffigurava paesaggi e spazi, le "ocas" tipiche abitazioni indigene, piccoli "insediamenti umani nel cuore della giungla", oltre ai ritratti di donne e di uomini, intrecciati insieme a suoni suggestivi, coinvolgenti, provocanti.

"Ho capito che il paesaggio è vivo. Con i minerali, i vegetali, gli animali, il nostro pianeta è vivo a tutti i livelli. Ho preso coscienza di quanto rispetto gli dobbiamo. Un rispetto immenso."

Attraverso le fotografie, Salgado denuncia il suo posizionamento rispetto alla sua storia personale e alle sue radici politiche, etiche ed esistenziali: dallo sguardo sulla terra si passa allo sguardo su e insieme a tutti gli esseri viventi. L'obiettivo della macchina fotografica si fa strumento di avvicinamento sensibile, rispettoso verso le soggettività rappresentate (siano esse fiori e frutti della natura, piuttosto che esseri animali, non umani e umani) e provocatorio verso i soggetti (fruitori di mostre) che ne andranno visionando le immagini.

Per capire cosa intendo per "avvicinamento sensibile" riporto il racconto di Salgado stesso, quando spiega il percorso fatto per ritrarre, ad esempio, una tartaruga: "(…) ho cominciato a imitare il suo comportamento; mi sono accovacciato e ho camminato alla sua stessa altezza, con mani e ginocchia per terra".

Sicuramente abile nel trovare una tecnica funzionale alla creazione di quelle immagini che lo hanno reso famoso, in questo atteggiamento si legge qualcosa che va oltre il fine creativo/artistico/professionale: "(…) ho capito che per fotografare un animale bisogna amarlo, provare piacere nel guardare la sua bellezza, le sue forme. Bisogna rispettarlo, entrare gradualmente in contatto con lui, preservare il suo spazio e il suo benessere." E, così come accade con gli esseri animali, deve accadere con tutte le soggettività viventi.

Quello stesso senso del fotografare, intimo e politico insieme, mi ricorda un'altra persona famosa, che mi piace far entrare in questo articolo. Un'artista sicuramente complessa nel suo essere stata esposta e nell'avere esposto se stessa al mondo: Modotti, Tina l'attrice, Tina la fotografa, Tina la musa di artisti: anche lei nel suo farsi tramite disvela il senso di un impegno a denunciare. Nata nel 1896 in Italia, morta nel 1942 in Messico, Tina scrive, a proposito del fotografare a fine artistico – sociale – politico: "La fotografia, proprio perché può essere prodotta solo nel presente e perché si basa su ciò che esiste oggettivamente davanti alla macchina fotografica, rappresenta il medium più soddisfacente per registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti, è da ciò che deriva il suo valore di documento. Se a questa si aggiungono sensibilità e intelligenza e un'idea chiara sul ruolo che dovrebbero avere nello sviluppo storico, credo che il risultato sia qualcosa che merita un posto nella produzione sociale, a cui tutti noi dovremmo contribuire."

Il contributo alla raffigurazione dell'im-perfetto è nel ruolo di chi sceglie di portare immagini e parole che abitano le periferie: Fuori Binario si fa strumento che veicola posizionamenti. Sta a noi recuperare il senso e l'utilità politica del rappresentare: ho ricordato Salgado e Modotti, che hanno usato la fotografia con valenza etica. Le immagini dell'Amazzonia, così come i ritratti del Messico, parlano di realtà viventi di cui prenderci cura, pongono domande e sollecitano risposte, creano ponti tra la scienza e la coscienza. Le immagini e le parole di Fuori Binario ricordano e spingono il pensiero verso l'azione sociale, che restituisca dignità a chi abita le periferie e sollecita progettualità etiche.

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3Lavoro2 articoli
Valanga operaiaValentina Baronti · Lavoro

!Valanga operaia

Sezione: LAVORO | Autore: Valentina Baronti

Sciopero a staffetta tra i capannoni del pronto-moda a Prato. Ventotto accordi firmati in quattro giorni: è la primavera 8x5

Uno sciopero a staffetta, dove il testimone sono i diritti dei lavoratori, a partire dai più basilari: contratto, otto ore per cinque giorni, ferie, malattia. Alla fine della corsa, a salire sul podio sono 28 accordi firmati in fabbriche dove il sindacato non era mai entrato.

È il bilancio della "primavera 8x5", la mobilitazione portata avanti dagli operai del distretto tessile pratese insieme al sindacato SUDD Cobas tra aprile e maggio. Una protesta, quella dell'8x5, che va avanti da sei anni nella piana tra Firenze e Prato. Lo schema è sempre lo stesso: si chiede di lavorare otto ore per cinque giorni, in fabbriche in cui si lavora sette giorni su sette fino a 12-13 ore al giorno, l'applicazione del contratto nazionale con i relativi diritti al riposo, all'indennità di malattia, alle ferie. Per ottenere tutto questo si sciopera e si picchetta il cancello.

E così, la protesta degli invisibili si è fatta sempre più larga, con il passaparola, forte del fatto che è un metodo vincente. Finora le lotte si erano concentrate sulle medie e grandi fabbriche del distretto, tintorie, stamperie, fabbriche di grucce, stirerie industriali, magazzini di logistica. Tra maggio e giugno, l'accelerazione, con la proclamazione degli "Strike days" nelle piccole confezioni. "Non chiamatele 'piccole aziende' – si legge sui canali social dei SUDD Cobas Firenze Prato e Pistoia –. Perché dietro la miriade di piccoli capannoni e di partite IVA intestate a prestanome, si celano pochi grandi padroni delle filiere del pronto-moda". Un sistema soffocante, fatto di sfruttamento e lavoro nero, messo in discussione dalla lotta di quelli che sono stati definiti gli "insindacalizzabili", gli operai stranieri del distretto, ricattati e senza tutele, che però hanno alzato la testa, si sono rivolti a un sindacato, hanno ottenuto diritti e, appena firmato un accordo in una fabbrica, si sono spostati alla fabbrica più in là, in solidarietà a chi ancora lavorava schiavo.

Così, la staffetta dell'8x5 si è trasformata in valanga e in soli quattro giorni il sindacato è entrato in 28 fabbriche e ha firmato 28 accordi.

In un momento in cui attorno alla parola sciopero c'è quanto meno freddezza, se non paura di essere ricattati, quelli che più hanno da perdere da questa forma di lotta, perché dal loro posto di lavoro dipende il permesso di soggiorno e anche le rimesse da mandare alla famiglia in patria, ci ridanno la forza di pronunciare questa parola e di gridarla sempre più forte, contro le ingiustizie di un capitalismo alla deriva. "È sciopero – si legge sui social dei SUDD Cobas - per ribadire il concetto: non si può scappare dalla sindacalizzazione, perché chi si incammina nella lotta per una vita più bella, lo fa andando dritto senza guardarsi indietro".

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Le mani sulla fabbricav.b. · Lavoro

!Le mani sulla fabbrica

Sezione: LAVORO | Autore: v.b.

Il presidio ex Gkn a rischio sgombero mentre spunta un'altra immobiliare. 11 e 12 luglio si torna in piazza con un concerto e un'assemblea

Intanto sgomberate, poi vi diremo se, quando e come saranno pagati i vostri stipendi, contributi, ferie, ecc., quei debiti che il Tribunale del lavoro ha imposto all'azienda di saldare. Potrebbe riassumersi così la complessa procedura di concordato preventivo dell'ex-Gkn, sulla quale a fine giugno il Tribunale fallimentare si è espresso con un decreto. Si tratta ovviamente di una semplificazione, perché la questione è molto intricata e gli sviluppi li conosceremo solo in seguito.

Quel che però balza subito agli occhi è la tempistica con cui tutto questo avviene. Queste notizie sono uscite proprio mentre il piano industriale della cooperativa Gff, l'unico mai presentato, entra nei dettagli; proprio mentre la Regione delibera la nascita del consorzio industriale pubblico e i tre Comuni della Piana preparano gli atti per entrarci. Allora la domanda è: perché ora? Da cosa si vuole distrarre l'attenzione? Probabilmente dall'ombra della speculazione che sembra allungarsi sempre più sulla fabbrica di Campi Bisenzio.

Il primo dubbio lo abbiamo avuto nel 2022-2023, con le variazioni societarie che spostarono il controllo di QF verso società con finalità immobiliare. Il secondo con la vendita dello stabilimento a queste società nel 2024. Il terzo con la comparsa nel concordato preventivo di un'altra società immobiliare, citata per la copertura del debito di 18 milioni, in gran parte nei confronti dei lavoratori: Idea Sgv, specializzata nella creazione di hub della logistica.

Una finalità speculativa che sembra emergere anche dall'analisi dei bilanci di QF: tra il 2020 e il 2021 l'immobile della ex Gkn viene rivalutato da 2 a 29 milioni, giusto in tempo per l'acquisizione, il 23 dicembre 2021, della società Gkn Driveline Firenze Spa da parte di Francesco Borgomeo che la rinomina QF Spa. Nel marzo 2024 due società controllanti di QF, Tuscany Industry Srl e Sviluppo Immobiliare Toscana Srl, il cui capitale è intestato prima alla Monte dei Paschi Fiduciaria Spa e, attualmente, a Fiditalia Società Fiduciaria a responsabilità limitata, acquistano lo stabilimento per 7 milioni, con un'operazione che viene definita "infragruppo" e che, di fatto, affossa il patrimonio di QF, avendo svalutato lo stabilimento per ben 22 milioni. Questo avviene proprio nel momento in cui la società sceglie di non pagare più gli stipendi, accumulando debiti verso i propri dipendenti.

Rivalutare il fabbricato nel 2021 è funzionale alla chiusura della fabbrica e a lucrarci sopra successivamente? La "svendita" dello stabilimento nel 2024 serve a diminuire il patrimonio della società, che quindi non può pagare i propri debiti, tra cui gli stipendi? Le risposte a queste domande non le abbiamo. Sappiamo però che da quattro anni la comunità operaia e solidale sta lavorando a un piano di reindustrializzazione ecologica per riportare nell'immobile il lavoro. Chi lo possiede, invece, cosa vuole farci?

Luglio diventa il momento in cui si decide il futuro di questo progetto che, ora più che mai, nel momento in cui i governi incitano alla riconversione bellica dell'industria, diventa il baluardo di un futuro diverso.

Venerdì 11 e sabato 12 luglio si torna in piazza, con un concerto e un'assemblea di lotta, il cui programma verrà via via aggiornato su insorgiamo.org e sui canali social del Collettivo di Fabbrica. Fermiamo lo sgombero, facciamo arretrare le ombre della speculazione. Giù le mani dal presidio ex Gkn.

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Frontiere mortaliFelice Simeone · Infografica

!Frontiere mortali

Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

Ignorata ma non casuale: è la strage continua di migliaia di migranti sulle rotte europee

Dal 2014 a oggi, circa 75.000 persone nel mondo hanno perso la vita nel tentativo di attraversare confini in cerca di un futuro migliore. È quanto emerge dai dati raccolti dal Missing Migrants Project dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), che da oltre dieci anni documenta le morti e le sparizioni di migranti in tutto il mondo. Si tratta, è bene chiarirlo, di una stima al ribasso: molte morti, infatti, non vengono segnalate, i corpi non ritrovati, le identità non accertate.

Nel solo 2024, sono state riportate più di 9.000 persone morte o disperse: un numero mai così alto da quando è iniziata la rilevazione sistematica. La rotta più pericolosa resta il Mediterraneo, dove sono morte più di 30.000 persone. La gran parte di questi decessi si concentra lungo la rotta del Mediterraneo centrale, quella che collega la Libia e la Tunisia con le coste italiane. A queste si sommano i decessi della rotta del Mediterraneo Occidentale (rotta verso la Spagna, 4.400 morti) e del Mediterraneo Orientale (persone che partono dal Medio Oriente, 2.500 morti). Le cause di morte sono principalmente legate ad annegamenti, naufragi, incidenti in mare aperto.

Tra le tragedie simbolo di questi anni, resta indelebile il ricordo del naufragio di Cutro, avvenuto il 26 febbraio 2023 al largo delle coste calabresi. Un'imbarcazione con a bordo circa 180 persone, provenienti in gran parte da Afghanistan, Pakistan, Iran e Siria, si è spezzata a poche decine di metri dalla riva. Le vittime furono almeno 94, tra cui 35 bambini. Anche il naufragio al largo di Pylos, in Grecia, avvenuto nel giugno 2023, ha lasciato un bilancio devastante: circa 600 persone disperse, probabilmente morte. Erano stipate su un peschereccio partito dalla Libia, ignorato per ore dalle autorità malgrado le segnalazioni.

Migliaia sono stati anche i morti fra chi cercava di oltrepassare le frontiere terrestri, sia interne che esterne, dell'Europa; qui, molti migranti muoiono soprattutto per ipotermia, sete, fame o in seguito a incidenti durante la traversata terrestre; altri ancora vengono uccisi da trafficanti o restano vittime di violenze lungo le rotte.

I dati dell'IOM rivelano che oltre il 65% dei corpi non viene identificato. Questo fatto non solo testimonia l'estrema vulnerabilità dei migranti, ma rappresenta una ferita collettiva: uomini, donne e bambini scompaiono nel silenzio, senza nome né storia.

È una realtà che sostiene l'accusa di molte ONG: le politiche di contenimento dei flussi, attuate attraverso accordi con paesi terzi e respingimenti sistematici, aumentano la pericolosità delle rotte e alimentano il mercato illegale dei trafficanti: è proprio in seguito a queste politiche che il Mediterraneo è diventato, negli anni, un cimitero liquido. E l'Europa, nonostante la consapevolezza e i proclami, continua a tralasciare un piano strutturale che metta al centro la vita umana, e non i consensi elettorali. I corridoi umanitari restano marginali, le vie legali d'accesso insufficienti. La gestione securitaria ha preso il sopravvento su quella umanitaria, con risultati sotto gli occhi di tutti: migliaia di morti, migliaia di famiglie che non sapranno mai dove piangere i propri cari.

Nel linguaggio istituzionale, questi decessi vengono spesso classificati come "incidenti", come se fossero inevitabili. Ma la ripetitività, la prevedibilità e l'assenza di risposte strutturate dimostrano il contrario: siamo di fronte a una strage che si consuma sotto gli occhi di tutti e destinata a ripetersi.

Il progetto Missing Migrants non nasce per fini statistici, ma per denunciare una realtà invisibile, per restituire almeno un frammento di memoria a chi ha perso tutto, persino il diritto di essere ricordato. Un dato è certo: queste morti non sono un effetto collaterale. Sono il prodotto di scelte politiche, di omissioni, di un'Europa che ha smarrito la sua vocazione originaria di rifugio e di pace.

https://missingmigrants.iom.int/

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Tutte le bugie sulla bomba dell'IranMassimo Zucchetti · Propaganda

!Tutte le bugie sulla bomba dell'Iran

Sezione: PROPAGANDA | Autore: Massimo Zucchetti

Popoli costretti alla guerra per colpa di una politica che (prima) uccide la verità

La guerra che Israele e Stati Uniti hanno condotto contro l'Iran ci è parsa una grande messa in scena, con motivazioni che ancora non comprendiamo e che hanno certamente origine nella politica interna dei due paesi. Sappiate però che anche questa volta le "democrazie liberali" hanno usato l'arma della bugia e della propaganda per giustificare un'aggressione. Era già successo quando gli Usa devastarono l'Iraq nel 2003 dopo che il segretario di Stato statunitense Colin Powell mostrò una boccetta farlocca di antrace all'Onu. Per capire meglio la storia dell'arricchimento dell'uranio iraniano lasciamo la parola quindi a Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare al Politecnico di Torino e ricercatore presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, che ha il merito di costringerci a ragionare sulla violenza dell'Occidente e delle sue politiche imperialiste. Zucchetti è uno scienziato specializzato in fusione termonucleare controllata, nello smantellamento degli impianti nucleari, negli effetti delle radiazioni sull'uomo e sull'ambiente, in scorie radioattive, uranio impoverito, sicurezza industriale, cambiamenti climatici e nell'impatto ambientale delle grandi opere, utili e inutili. Coordina per l'Agenzia Internazionale dell'Energia un progetto sulla gestione delle scorie radioattive. È membro del "Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra".

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Insegno al MIT un corso dal titolo: "Protect yourself at all times. Nuclear proliferation and control strategies through technology". La prima frase del titolo è quello che dicono gli arbitri ai due pugili prima dell'incontro. Succede che il sottoscritto sia il maggior esperto italiano di disarmo nucleare. Ho partecipato ai negoziati per l'Accordo sul nucleare iraniano nel 2015. Leggo in questi giorni sterminati branchi di castronerie. Proviamo a smentirle, non si sa mai che uno su un milione capisca in quale oceano di bullshit lo stanno affogando.

1) L'Iran NON ha la bomba atomica. Non ci è neanche vicino, ad averla.

2) L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ha ultimamente intensificato la frequenza delle ispezioni, dati i timori USA sulla non-adempienza dell'Iran ad alcune regolette, soprattutto sull'arricchimento dell'uranio. USA e Iran stavano facendo colloqui bilaterali, Trump al solito giocava sporco, mettendo avanti dei proclami ideologici del direttore dell'AIEA che purtroppo non è un El Baradei, ma un amico del carota. Gli Iraniani facevano notare che nei rapporti ufficiali degli ispettori AIEA non c'erano dati che giustificassero tutto il cancan di Trump, che però quando va in fissa, difficile farlo ragionare. Ma pian piano si sarebbe arrivati a un accordo.

3) L'AIEA è fatta apposta per quei controlli: dato che abbiamo "convinto" gli iraniani a firmare il Protocollo Aggiuntivo del Trattato di Non Proliferazione, ha potere di intromissione totale nel nucleare iraniano: ispezioni a sorpresa, controlli distruttivi, etc. sappiamo davvero tutto, anche quante volte vanno al bagno.

4) In 80 anni, la tecnologia nucleare bellica ha fatto molti passi avanti, non si parla più di "bombe atomiche" come ai tempi di Oppenheimer, ma di ordigni come minimo a tre stadi fusione-fissione-fusione termonucleare. La "bomba atomica" vecchio stile è solo più un innesco per le moderne bombe. E per queste, non serve una bomba all'Uranio, ma al Plutonio weapons-grade a implosione: parlando come al tempo dei nonni, qualcosa di simile al Fat Man caduto su Nagasaki.

5) Oggi la strada per dotarsi di un'arma termonucleare non passa più attraverso l'Uranio arricchito, ma attraverso il Plutonio. Quindi tutte queste beghe sull'arricchimento dell'uranio sono senza senso. In Iran in questo momento non c'è un grammo di Plutonio weapons-grade. I controlli sono così stretti che li teniamo letteralmente per le palle. Certamente, uno può in teoria pensare ancora a fabbricare una bomba all'uranio arricchito al 90% come Little Boy: è un vicolo cieco e da 70 anni non le fa più nessuno, però è sempre una atomica. L'Iran è lontanissimo da questo. Piccolo particolare: 90% è l'arricchimento richiesto, la disputa USA-Iran riguardava se loro avessero superato il limite imposto dall'Accordo sul nucleare iraniano, intorno al 3,5%. Si noti che l'Accordo del 2015, per il quale si son sudate sette camicie, è stato denunciato proprio dagli USA. I quali per metterla in caciara hanno addirittura chiesto che l'Iran non arricchisse più l'Uranio. Al che gli iraniani han chiesto: e i nostri reattori con cosa li facciamo funzionare? A brillantina?

6) Israele, che di punto in bianco si sostituisce alla AIEA e al TNP, al diritto internazionale a suon di bombe, sa bene queste cose. E comunque da che pulpito: Israele non ha mai sottoscritto il TNP (gli altri stati-canaglia come loro si contano sulle dita di una mano) perché "non vuole controlli" per "motivi di sicurezza". Ed ha circa 150 ordigni termonucleari "mai dichiarati" e pronti all'uso.

7) La Russia, la Cina, la Corea del Nord non aiuteranno mai l'Iran fornendo loro assistenza per sviluppare atomiche o addirittura dandogliele "chiavi in mano"; verrebbero beccate all'istante e sarebbero guai serissimi.

8) Anche se le installazioni nucleari iraniane sono state bombardate, non si tratta di esplosioni atomiche, ma di contaminazioni radioattive localizzate che sono davvero un piccolo problema rispetto a questo enorme casino.

Mi fermo qui. Qualche volta sogno di aprire la televisione e ascoltare un giornalista o un politico fare su questi argomenti un discorso sensato e privo di minchiate da ignoranti. Esempio per assurdo di discorso "sionista": beh, Israele vuole l'egemonia nell'area, è una potenza nucleare bellica, non tollera l'Iran, e ha deciso - vista l'impunità di cui gode specialmente ultimamente - di infliggergli un'umiliazione cosmica, colpirlo nel suo punto di orgoglio, il loro programma nucleare. Che non è un pericolo: ma è dove abbiamo potuto dar loro una bella ridimensionata. Questo può portare all'escalation e alla guerra? Eccoci, siamo qua pronti. Siete solo chiacchere e distintivo: chiunque ci dà un minimo fastidio, lo attacchiamo e lo facciamo a pezzi. Ecco. Nessun "erano a due settimane dall'aver la bomba" ahahahahah "ci sentivamo minacciati" ihihihih "bombardiamo per la liberazione delle donne" eheheheh. Basta castronerie!

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Devastazione fascista alla PolverieraRedazione · Dal Basso

!Devastazione fascista alla Polveriera

Sezione: DAL BASSO

A quanto pare la pervasiva presenza sui media e nelle istituzioni non basta. A fine giugno, naturalmente di notte, un gruppo di fascisti è entrato in Polveriera, lo spazio occupato nei locali del Chiostro di Sant'Apollonia, in via Santa Reparata. Hanno distrutto il bagno, l'impianto audio, gli amplificatori, i microfoni della sala concerti. Infine, prima di andarsene, hanno firmato la loro azione e riempito di svastiche e minacce la sala principale e i locali adibiti ad attività sociali.

Fuori Binario esprime, per quel che conta, la solidarietà alle ragazze e ai ragazzi che dal 2014 hanno restituito a nuova vita uno spazio vitale per il centro di Firenze. Il Chiostro e i locali attigui sono stati infatti abbandonati per oltre 15 anni dalle istituzioni e oggi la Polveriera è uno spazio tolto alla turistificazione e alla mercificazione che le stesse istituzioni hanno scelto come destino per Firenze. Decine di attività sociali e culturali decise in assemblee autogestite dove ognuno può portare il suo contributo di idee e partecipazione.

"La Polveriera è uno spazio occupato e restituito alla comunità", scrivono su lapolveriera.noblogs.org. "L'autogestione degli spazi è una pratica politica di cambiamento e di conflitto con l'esistente, perché non è possibile – e non ci interessa – un'auletta dove rinchiuderci al sicuro dall'impero del mercato, ma un laboratorio dove le persone ed i progetti si incontrano e sostengono l'un altro, per produrre una ricchezza che è comune, sottratta alla speculazione e all'interesse privato".

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Il dovere di raccontareMaddalena Giannelli · Dal Basso

!Il dovere di raccontare

Sezione: DAL BASSO | Autore: Maddalena Giannelli

Un murales in piazza Nannotti è l'ultima azione di Florence Must Act: dall'indignazione tante iniziative nel segno dell'accoglienza

Piazza Nannotti, dietro piazza Alberti, cuoce al sole ardente dei primi giorni di giugno. Una bambina in bicicletta e un cane si rincorrono, un gruppo di persone è riunito attorno al casotto arancione al centro della piazza mentre quattro artisti di strada stanno realizzando un grande murales sulle pareti di un piccolo edificio. Si tratta del graffito in omaggio a Ousmane Sylla e Moussa Balde, morti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio, le "nostre" strutture di detenzione amministrativa per persone straniere.

L'omaggio a Ousmane e Moussa è stato voluto dal gruppo di attivisti e attiviste di Florence Must Act. "Quest'opera fa eco a quella realizzata a Roma questo inverno", mi dicono i ragazzi che hanno preso parte al progetto. Anche a Roma, infatti, i grandi volti dei due ventenni risaltano tra i tanti murales del Parco delle Energie.

Florence Must Act nasce nel settembre 2020, a seguito dell'incendio nel campo profughi greco di Moria, sull'Isola di Lesbo, avvenuto nella notte tra l'8 e il 9 settembre. Allegra Salvini, che in quel campo ci ha vissuto e operato per 6 mesi, chiama l'amico Giacomo Alberto Vieri: "Dobbiamo organizzare qualcosa", si dicono.

Contattano alcune associazioni fiorentine e coinvolgono le persone a loro vicine per manifestare insieme e chiedere l'evacuazione immediata dei campi profughi di Lesbo. Così nasce Florence Must Act: un ritrovo improvvisato e forse ancora intimorito dal clima del Covid, ma attivo e comunitario, animato dallo sdegno e dalla volontà di provare a fare qualcosa per i richiedenti asilo, che ancora oggi vivono una drammatica realtà.

Il gruppo fiorentino, ispirandosi al più grande Europe Must Act, cerca di portare una narrativa diversa sui migranti, che abbatta gli stereotipi e i pregiudizi "occidentalisti". Una narrazione che ascolti le storie delle persone e che sia pronta non solo a costruire alternative di accoglienza e inclusione, nelle quali tutti e tutte possano avere pari opportunità, ma anche a trasformare queste storie in racconti e testimonianze. Il mezzo che utilizza è quello dell'arte, della letteratura, dei flash mob e delle più varie forme di spettacolo: dalla presentazione di libri, a cicli di lezioni di filosofia delle migrazioni, a sit-in nelle piazze contro le politiche del governo sull'immigrazione, fino ad azioni più grandi, di cui raccontano con orgoglio, come quella del marzo 2022 quando, in occasione dell'anniversario degli accordi tra Unione Europea e Turchia del 2016, hanno manifestato con un gommone sull'Arno, tra Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita, portando uno striscione con la scritta "Europe Must Act // Accoglienza per tutti".

Ma Florence Must Act non è solo questo. È prima di tutto una coralità, fatta di uomini e donne, di tutte le età – dai venti ai settant'anni – che non lascia indietro nessuno. Anche l'intervista che faccio è un'intervista corale: ci apriamo a cerchio e ascolto voci diverse e diversi racconti.

Oltre ad Allegra Salvini, che dalla sua esperienza nel campo profughi greco ha scritto il libro Cartoline da Lesbo (pubblicato da Edizioni Clichy nel 2019), ci sono persone come Francesco Festini che ha fondato, nel 2019, l'associazione Casa Simonetta, che a Campo di Marte ospita sei ragazzi stranieri. Il desiderio di Francesco era quello di dare la possibilità alle persone migranti – le principali vittime dell'assurdo sistema di affitti fiorentino – di avere una casa in cui abitare, fondamentale aiuto nel cammino verso l'indipendenza. Il clima dell'appartamento vuole essere prima di tutto comunitario, per costruire legami con gli altri inquilini condividendo spazi e pasti. Come in una famiglia, ci sono alcune regole per la convivenza, tra queste, la più importante, è quella di parlare sempre italiano, in modo da aiutare i ragazzi a praticare la lingua, costruendo rapporti di fiducia.

Molte altre sono le iniziative che il gruppo porta quotidianamente avanti: l'accoglienza, il microcredito, la tutela legale e altri progetti. Dopo aver fondato, nel 2022, l'APS Italy Must Act, il gruppo fiorentino si apre e cerca di costruire una rete nazionale, affinché sempre più persone possano prendere parte ai movimenti di protesta. È ciò di cui oggi abbiamo forse più bisogno: la presenza di una cittadinanza attiva, comunitaria e indignata, davanti alla quale – con quel must di cui si fa paladina – anche le nostre più radicate pigrizie vacillano.

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7Diritti2 articoli
Come adottare un caneRiccardo Boni · Diritti

!Come adottare un cane

Sezione: DIRITTI | Autore: Riccardo Boni

Consigli utili su come vivere insieme agli animali rispettandoli e prendendosi cura dei loro bisogni

Negli ultimi anni le persone che hanno un cane sono molto aumentate e spesso per strada incontriamo della gente che urla al proprio animale di non tirare il guinzaglio, quando sono loro per primi a strattonarlo invece di usare i comandi adeguati, che probabilmente non conoscono, spesso per mancanza di informazioni.

Ho pensato che potrebbe essere utile dare delle informazioni e dei consigli di cinofilia, partendo da come si sceglie un cucciolo, per continuare, nei numeri seguenti, a seguirne il percorso di vita.

Ho una grande passione per i cani ed una lunga esperienza come addestratore e dog sitter e i miei consigli derivano proprio da questa esperienza.

Cosa fare in termini legali quando si compra o si adotta un cane

Questa prima parte sarà un po' noiosa, ma è necessaria perché, quando compri o adotti un cucciolo, entro 60 giorni dalla nascita, o entro dieci giorni da quando lo hai adottato, devi seguire dei passaggi stabiliti per legge:

1) Recarti da un veterinario accreditato al registro ASL, o direttamente dal veterinario dell'ASL, per Firenze, in Viale Corsica.

2) Apporre il microchip, grande come un chicco di riso, solitamente nel collo. È come la targa per un'automobile: la mancanza del chip come l'uso del collare a strozzo o elettrico è un reato penale.

3) Ti può capitare di essere fermato da agenti in borghese, legalmente un "fermo di polizia". Ti chiederanno di esibire la carta d'identità, fornire verbalmente i dati del cane e dell'intestatario del chip, mostrare almeno tre sacchetti per le deiezioni. Tutti i cani, dal più piccolo al più grande, devono essere al guinzaglio, mai liberi, devi avere la museruola, obbligatoria sui mezzi pubblici. Per la mancanza del chip c'è l'immediato sequestro del cane, una denuncia penale per il detentore, il dog sitter e il proprietario con pene fino a 4 anni. Le sanzioni accessorie vanno da 80/100 euro l'una.

4) Il primo vaccino lo somministri a 40 giorni, entro i 60 giorni il richiamo. Prima dei 60 giorni e alcuni giorni dopo il vaccino è sconsigliato il contatto del cucciolo con qualsiasi altro animale, oltre a fargli annusare o leccare le deiezioni, bere e mangiare da ciotole di altri.

5) Dopo 30 giorni di latte materno, inizi con omogeneizzati alla carne alternandoli al latte. Questi, con un dito, li spalmi sulle gengive del cane poi lo riattacchi alla madre, almeno 3/4 volte al giorno. Inizierà a leccare gli omogeneizzati dal tuo dito. Fai attenzione alle deiezioni per capire se l'alimentazione è corretta. Poi passerai ai croccantini secchi, obbligatoriamente multiproteici, fino ai 18/24 mesi, alla fine cioè dello sviluppo a seconda della razza e del fisico del cane.

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Ricominciare da capoAntonio Quarta · Diritti

!Ricominciare da capo

Sezione: DIRITTI | Autore: Antonio Quarta

Gli aiuti non bastano, servono progetti di vita

Sono passati quasi 4 anni da quando Flo mi ha ridato una vita dignitosa. Questi anni qui a Pisa sono stati un modo per far crescere ancora di più i valori che già erano dentro di me. Non è stato facile, ma il supporto ricevuto è stato fondamentale per desiderare di restituire ciò che mi era stato donato 4 anni fa. Oggi siamo di nuovo qui, a chiedere aiuto. Ad agosto dobbiamo lasciare questa casa: a causa di una convivenza condominiale molto difficile, Floriana e la sua famiglia devono trasferirsi. Abbiamo bussato a porte che contano qui a Pisa, come il Vescovato, il Comune e aspettiamo risposte.

Quelle stesse porte in cui si trovano gesti di assistenzialismo, come "il pranzo per i poveri" di Don Maurizio una volta al mese, un gesto di umanità. Tutti gli altri giorni, lo vedo con i miei occhi, i senza dimora sono costretti a mangiare quello che trovano, dove possono, spesso un marciapiede. E allora cade tutta l'illusione della solidarietà.

Spero che non mi succeda di nuovo ciò che ho vissuto negli anni passati: col cambio continuo di assistente sociale, che spariva, io rimanevo senza nessun aiuto progettuale. Ho visto andarsene ragazzi e ragazze giovani e spero adesso che la mia storia possa essere motivo di riflessione per chi aiuta quelli come me a sopravvivere, quelli come me che hanno bisogno di un progetto reale di rinascita e aspettano solo un gesto di speranza.

  • senza dimora
  • assistenzialismo
  • progetto di vita
  • rinascita
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  • speranza
  • servizi sociali
  • povertà

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8Dal basso2 articoli
Anticonsumismo contadinoClara Baldasseroni · Dal Basso

!Anticonsumismo contadino

Sezione: DAL BASSO | Autore: Clara Baldasseroni

Musica, canti e balli autoprodotti alle pendici di Monte Giovi. L'associazione La Leggera riscopre le tradizioni e le reinterpreta

In una mattina di fine maggio presso l'archivio dell'associazione 'La Leggera', che si trova all'interno della biblioteca di Rufina, mi incontro con Filippo Marranci e Marco Magistrali, due storici componenti dell'associazione, per parlare della loro esperienza partita nel 1997 con un periodo di formazione musicale attraverso i 'Suonatori terra terra' e proseguita con la nascita de 'La Leggera' nel 2001.

Inizialmente furono svolte delle campagne di ricerca etno-musicale sui linguaggi espressivi della cultura contadina, artigiana e pastorale nelle zone della Valdisieve, del Valdarno e del Casentino, consultabili nell'archivio L.A.S.C.I.T.O (Leggera Archivio Sociale della cultura immateriale nella Toscana Orientale).

"Secondo noi l'aspetto più importante della società si ritrova proprio nella cultura - raccontano Filippo e Marco -. Gli anziani contadini che incontrammo furono intervistati e si presentarono non solo come fruitori, ma come dei veri e propri produttori di cultura. Diversamente oggi si trovano tanti spettatori-consumatori che sono stati espropriati della cultura. Noi siamo stanchi di vivere il consumismo. Reinterpretare il passato è servito a dare la possibilità di colmare dei vuoti e vivere il futuro in modo migliore. Autoproducendo musica, canti, balli si può uscire dall'isolamento dettato dalla società capitalista e allo stesso tempo può servire a curare tutta la comunità".

Oggi 'la Leggera' ha una convenzione con il Comune di Pontassieve e gestisce anche uno spazio fisico nel circolo C.C.C.C. (Circolo Culturale Contadino di Colognole) in via di Colognole 42, in una posizione stupenda alle pendici del monte Giovi. Lì si organizzano iniziative di vario genere: laboratori settimanali intergenerazionali (di musica contadina, canto e teatro popolare-contadino, laboratori artigianali) e si ospitano tante realtà amiche provenienti da tutta Italia. Chi andrà in visita li troverà come allora, festeggiando in modo popolare, a partire da eventi annuali rituali come la 'Befanata', la notte tra il 5 e il 6 gennaio, o la Zingarata a Carnevale. Prossimamente arriverà da Monghidoro (Appennino bolognese) il duo composto da Placida Staro (violino e voce) e Ricardo Tomba (percussione e voce) per presentare il loro nuovo disco: 'Catene d'oro e coltelli d'argento', e sabato 13 luglio si cenerà insieme, aspettando il ritrovo antifascista in ricordo della resistenza partigiana, che si tiene ogni anno in cima al Monte Giovi.

Info su tesseramento ed eventi su: www.laleggera.eu. Email: info@laleggera.eu

  • musica contadina
  • cultura popolare
  • La Leggera
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  • Rufina
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Il buon sangue non mente, si versaFrancesco Martinelli · Dal Basso

!Il buon sangue non mente, si versa

Sezione: DAL BASSO | Autore: Francesco Martinelli

Quando le mafie comandano il mondo. Quando non c'è vita degna, quando mi sento un atomo che non si lega. Io voto la mia zona morta. Il passivo aggressivo è di moda, ma piace come un cazzo pieno di chiodi da succhiare, la fica con i denti da scopare. L'ho detto. Qualcuno l'ha fatto. È andata bene fino ad ora e vorrei non sapere, non so cosa aspettarmi. Non so cosa posso aspettare da me, vivo, almeno per ora. Seguo il mio solco della fortuna segnato sul palmo della mano e a volte sono mancino. Per convenienza.

Cambio residenza Cambio ottico Cambio sponda Cambio sponsor Banalmente il pusher Vorrei essere the Punisher Willy coyote, la mano nera, l'arancia meccanica, I like her, Polly, anche me. La depressione è un ghetto. Quartieri chiusi creano persone chiuse, sole e ghetti incuneati nel cervello. Il muesli è di sinistra, i corn flakes di destra. Gli alieni non esistono, ghetti.

Le parole sono le nostre ultime cartucce. Poi passeremo alle molotov. Ma trank, avremo tank, non cambierà niente nel gioco dei ruoli per il trono: avremo il fuoco e il sangue, siamo fatti così; come il corpo umano, una battaglia continua dentro noi stessi. Cancrene a iosa e tanto pus da spremere, fottuti pervertiti del cazzo. Stiamo spremendo popoli via dal loro territorio. Stiamo spremendo la salute via dalla gente. La coscienza via dalle persone. Non c'è anima.

Devo ancora vedere tanti stragisti, mafiosi e di destra, a cui lo stato, da buon corrotto vigliacco si inchina, liberi. Perché quando si ha la coscienza sporca non si può giocare pulito. Io lo so.

Il saluto romano: bella fratè, te vojo bbene Un abbraccio forte.

Post Scriptum: quando scrivo ho una dose di cattiveria e una dose di compromesso. Non so come finirà la storia, lascio l'interpretazione a voi. Questo numero è un bimensile. Sarebbe bello parlare con i lettori. Gli anarchici fanno la rivoluzione, i comunisti sostituiscono il governo, la democrazia si incarica di gestire il potere, possibilmente con dei farmaceutici.

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Fiori d'asfalto - La tendaYousef Elqedra · Fiori d'asfalto

!Fiori d'asfalto

Rubrica: FIORI D'ASFALTO - Esercizi di sguardo poetico dalle periferie | A cura di: Laura Bardelli

Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, il volume (Fazi Editore, 2025) propone una selezione di poesie di autori e autrici palestinesi, in buona parte composte dopo il 7 ottobre 2023. Osserva Ilan Pappé (professore di Storia presso l'Istituto di studi arabi e islamici dell'Università di Exeter) nella prefazione: «Scrivere poesie durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinesi. […]. Forse questa raccolta contribuirà a erodere in qualche misura lo scudo di silenzio e disinteresse che garantisce immunità ai responsabili del genocidio a Gaza».

La tenda

La tenda è un corpo fragile, la sua pelle di stoffa stanca, le sue costole bastoni esili oscillano a ogni sussurro del vento. Il vento non chiede permesso, entra da ogni fessura, apre le porte su un vuoto infinito, ruba il calore dell'istante e lascia dietro di sé un silenzio tremante. La tenda non è una casa, è una promessa d'attesa, e ogni impeto di vento ti ricorda che sei di passaggio su una terra che non porta il tuo nome. Poi arriva la pioggia, pesante come un'antica tristezza, colpisce il tetto della tenda come a mettere alla prova la sua resistenza. S'insinua all'interno, disegnando mappe di macchie d'acqua su un suolo che mai si asciugherà.

Il vento scuote la tenda, la tenda abbraccia la pioggia, e la pioggia lava via tutto, ma non la memoria di chi ci vive. Così la tenda rimane in piedi, a testimoniare che la fragilità è l'altro volto del Sumūd¹.

¹ Con il termine Sumūd si intende un misto di 'fermezza' e 'perseveranza incrollabile' di fronte alle avversità.

Yousef Elqedra, autore di questa lirica, è nato a Khan Yunis nel 1983, ha studiato Lingua e letteratura araba all'Università al-Azhar di Gaza. Attualmente risiede nella Striscia.

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Una vita a ostacoliBarbara Cremoncini · Storie

!Una vita a ostacoli

Sezione: STORIE | Autore: Barbara Cremoncini

"Scappavo, scappavo sempre": Bianca oggi vuole mettere radici. La comunità di Fuori Binario le dà la spinta per alzarsi la mattina

"Io di vite ne ho avute cinque o sei, forse anche sette. In un anno potevo averne tante e tutte diverse. Ma ora sono stanca, mi guardo allo specchio e mi vedo vecchia, ho quarant'anni e mi sembra di averne sessanta".

Bianca in realtà di anni ne ha ancora trentanove e non li dimostra affatto, figurarsi sessanta. Però mette le mani avanti, avverte subito che la vita per lei non è stata e non è un percorso lineare, ma piuttosto una strada tortuosa in cui non di rado si è persa. Per questo per lei raccontarsi non è una cosa facile, i ricordi affiorano a tratti e non vanno sempre in ordine. Emergono a volte come un pugno nello stomaco: "A tredici anni ho avuto il mio primo coma etilico, a sedici la mia prima pera di coca. Nel mezzo qualche canna, ma tanto è bastato per farmi chiudere in un istituto".

Bianca, un punto di partenza, un filo conduttore e forse anche un punto di arrivo poi, alla fine, lo trova, dimostrando una rara capacità nel districarsi fra le sue molte vite, che nel racconto ogni tanto appaiono e scompaiono, scappano e tornano, proprio come lei. "Scappavo, scappavo sempre". Dalla casa della sua famiglia, dal suo paese, vicino a Livorno, prima per non andare a scuola, poi per seguire quelle che chiama le sue "tante cavolate".

Scappa da quella casa dei nonni che l'hanno cresciuta con affetto, dove ha vissuto con la sua mamma e poi solo con lei e il nonno, che per Bianca è stato un faro fino alla fine. "Senza i miei nonni io sarei già morta. C'era affetto, mi bastava. Le altre bimbe avevano le scarpe con le luci, a me non importava, bastava uno zucchero filato, andare al mercato con la mamma".

Ma poi in quella casa ci torna sempre, fra una vita e l'altra. Anche se mai per restare. Ci torna quando si ammala il nonno, passando le notti in ospedale e non riuscendo a separarsi da lui nemmeno quando i medici passano per la visita mattutina. Poi, di nuovo, dopo altre mille avventure, per occuparsi di lui e della mamma, anche lei malata e con problemi di dipendenza.

La scuola non la finisce, lavora ogni tanto, non dura. La dipendenza, l'alcol ma anche le droghe. "Ora però da anni ne sono fuori. Ho smesso tutto, a parte l'alcol. So che se voglio posso smettere. L'ho già fatto. Non sarà facile, serve un contesto che me lo permetta", dice con grande lucidità. Ma le sue storie ingombranti non facilitano.

Prima dei diciotto anni è al G8 di Genova dove per un pelo scampa alla Diaz: "Mi hanno massacrata di botte, dei ragazzi mi hanno salvata portandomi a casa loro". A diciotto anni va a vivere a Firenze con un'amica. E poi a Roma, case occupate, vita di strada. E viaggia, sempre gratis o quasi, approfittando di passaggi, scoprendo i rave, dormendo sotto i ponti di mezzo mondo: dall'India al Brasile, da Amsterdam a Londra. A ventisette anni incontra il suo compagno, mette radici. "Stiamo insieme da tredici anni, siamo complementari, so che posso contare su di lui".

Da anni ormai frequenta Fuori Binario, dove diffonde il giornale, partecipa alle attività. E, soprattutto, comincia a scrivere. Perché ci sarebbero tante cose che Bianca sente di saper fare, ma per farle ha bisogno di qualcuno che la spinga. Scrivere è una di queste. Ma prima di tutto deve crederci, deve volersi bene e, forse, per questo non è ancora del tutto pronta.

"Qui ho trovato una famiglia, persone con cui condividere i problemi, aiutarci a vicenda e questo mi fa svegliare la mattina con la voglia di andare avanti". Avanti, con tutte le sue sette vite. Che poi, a guardar bene, sono una sola, la sua.

  • senza dimora
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  • alcol
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  • G8 Genova
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10Cultura2 articoli
Un LABirinto d'arte in cui ritrovarsiLaura Tabegna · Cultura

!Un LABirinto d'arte

Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna

Aperto in via della Chiesa un nuovo centro culturale polifunzionale già ricco di cento opere donate da cinquanta artisti contemporanei

Che cos'è l'arte, se non uno spazio senza confini in cui abbandonarsi per poi ritrovarsi? La strada e le sue espressioni entrano in un luogo che offre stanze, pareti, porte e pavimenti a ospiti cosmopoliti, portatori di visioni e narrazioni. Nasce a Firenze, in via della Chiesa 23, nel cuore dell'Oltrarno, LABirinto, centro culturale polifunzionale dedicato alle arti contemporanee, a cui oltre 50 artisti provenienti da tutta Italia hanno donato circa 100 opere.

In una città che si sta rassegnando sempre più al turismo di massa e al diktat del guadagno veloce senza creatività, LABirinto rappresenta una controcultura che guarda all'inclusione e alla condivisione. Tutto questo è stato fortemente voluto da realtà del territorio che operano da anni nel segno dell'integrazione e della solidarietà: Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, Casa Caciolle, che ha messo a disposizione lo spazio, attiva nel processo di integrazione, A testa alta ETS, Street Levels Gallery (arte urbana). In particolare, gli artisti del progetto fanno parte della rete creata nel corso degli anni proprio dall'associazione "A testa alta".

"LABirinto - ci spiegano gli organizzatori, un gruppo di artisti che curano il progetto -, è nato come approdo, punto focale, di una rete culturale preesistente, che necessitava di uno spazio fisico attraverso cui esprimersi". La radice 'Lab' rimanda all'idea di un luogo dove creare insieme, un laboratorio di idee. "Anche il nome è arrivato spontaneamente – continuano gli organizzatori -. Labirinto deriva dalla planimetria dello spazio, un dedalo di camere e corridoi, ma anche dal fatto che abbiamo realizzato un posto di ricerca personale, verso il superamento delle proprie possibilità".

Dopo l'inaugurazione della grande collettiva di apertura, il futuro è tutto declinato alla condivisione: residenze per artisti, laboratori per scuole sperimentali di arti visive, e non solo. "Non ci sono confini: ogni tipo espressione artistica è benvenuta – continuano i referenti di "A testa alta"-, questo labirinto 'aperto' è di per sé un'azione compiuta di inclusività, un centro cosmopolita, essendo gli artisti, ospitati e donatori, una costellazione dalla provenienza variegata". Tante le espressioni artistiche: fotografia, stampa, pittura, graffito, scrittura, musica, arti visuali e scultoree. Tutti linguaggi che co-abitano. Fondamentale, essendo un'associazione culturale, è la partecipazione attiva del pubblico a forme virtuose di finanziamento, come donazioni liberali, o di autofinanziamento, come la vendita delle opere in mostra.

Per rimanere sempre connessi a LABirinto e ai suoi artisti seguire la pagina Instagram: @labirinto.fi - email: labirinto.firenze@gmail.com.

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L'omaggio dell'uomo sempliceTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo

!L'omaggio dell'uomo semplice

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - Arte e povertà | Autore: Tomaso Montanari

Giotto ambienta l'episodio della vita di san Francesco nella vera piazza di Assisi, protagonista del dipinto

La prima rappresentazione riconoscibile di una piazza italiana si trova probabilmente in uno degli episodi della vita di San Francesco affrescata da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi: vale a dire in un testo sommo, che è per la nostra lingua delle figure quello che la Commedia di Dante è per le lingua delle parole.

È il riquadro in cui "un uomo semplice di Assisi stese le vesti dinanzi al beato Francesco e rese omaggio a lui che passava; oltre a ciò – si crede per ammaestramento di Dio – asserì essere Francesco degno di ogni riverenza, come chi era per fare in un tempo prossimo grandi cose, e perciò dover essere onorato da tutti".

Si tratta della prima consacrazione pubblica di Francesco: e per farlo capire Giotto la ambienta in uno spazio pubblico. Non uno vago, o inventato, ma la piazza del Comune di Assisi, cioè in quello che era il centro della vita pubblica della città da quando vi si trovava il foro romano.

Giotto ritrae fedelmente il palazzo civico, con la sua alta torre, e il tempio antico 'di Minerva' (un edificio di età augustea probabilmente invece consacrato ad Ercole). Per far comprendere che si trattava ormai di una chiesa, Giotto colloca al centro del frontone del tempio un rosone gotico affiancato da due angeli in volo a bassorilievo: tutti dettagli che non esistevano, ma che servono a far percepire lo spazio dipinto come un protagonista del presente, al pari delle figure umane che lo abitano.

Lo statuto pubblico della piazza rimarrà una costante della vita sociale italiana: ancora 'scendere in piazza' vuol dire manifestare pubblicamente un'opinione. Del resto, anche nell'affresco di Giotto si annuncia un conflitto: Francesco uscirà dalla comunità recintata dei ricchi (quella che occupa la scena con i suoi lussuosi abiti) per esaltare i poveri e la povertà stessa.

Nella tradizione che dall'Italia si è estesa all'Europa, e quindi all'Occidente, è lo spazio pubblico a caratterizzare la vita democratica. Se in casa, in chiesa, e sul luogo di lavoro impariamo ad esercitare alcune funzioni fondamentali della nostra vita, è nella piazza civica che diventiamo appunto 'cittadini', cioè soggetti politici (e 'politica', ricordiamolo, viene da polis, che in greco vuol dire 'città').

Quando riconosciamo nell'affresco di Giotto la vera piazza di Assisi, con la sua stratificazione storica, non parliamo dunque solo di passato: ma dell'inizio di un futuro che è ancora il nostro presente.

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Attualità - Notizie breviVari (redazione) · Attualità

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I soci Coop Firenze dicono no a Israele

La campagna "No ai Prodotti Israeliani nella Grande Distribuzione" ha centrato un obiettivo: il 30 maggio scorso Unicoop Firenze ha deciso lo stop alla vendita dei prodotti alimentari provenienti da Israele nei suoi punti vendita. Quei prodotti, magari coltivati in terre sottratte con la forza e la prepotenza alla popolazione palestinese, verranno sostituiti da merci provenienti da altri Paesi, rispettando "l'obbligo di astenersi da relazioni commerciali con Israele che possano contribuire o consolidare la situazione illegale creata da Israele nel Territorio Palestinese Occupato" affermato dalla Corte internazionale di giustizia il 19 luglio 2024.

Finite le scorte, le arachidi la salsa tahina e altri prodotti inclusi quelli "occultati" dal marchio Coop ma dall'origine opaca, non saranno riforniti. C'è la fatica di Coop nel maturare questa decisione quando altri supermercati vendono di tutto. Ma se "la Coop sei tu", non si poteva ignorare la mobilitazione straordinaria in atto da parte dei soci e delle socie di cui abbiamo dato conto nel numero di giugno di Fuori Binario. Una decisione giusta ma tardiva: è stato necessario che la situazione a Gaza e in Cisgiordania arrivasse a livelli così imbarazzanti e insostenibili da trasformare in complicità omicida qualsiasi posizione "super partes". (Cam)

Sesto Fiorentino contro il genocidio

Il Comune di Sesto Fiorentino ha deciso di sospendere la vendita di farmaci israeliani nelle farmacie comunali, aderendo alla campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro lo Stato di Israele. Un atto di protesta simbolico ma significativo contro quello che sempre più organizzazioni internazionali – tra cui l'ONU e la Corte Penale Internazionale – definiscono "il genocidio del popolo palestinese a Gaza".

La scelta del Comune non è isolata: rientra in un movimento globale che punta a colpire economicamente Israele per costringerlo a fermare l'occupazione e le violenze in Palestina. "Non possiamo restare indifferenti di fronte a quello che sta accadendo a Gaza – ha dichiarato Falchi – dove migliaia di civili, tra cui bambini, vengono uccisi con il sostegno politico e militare dell'Occidente". L'Italia, infatti, è tra i Paesi che continua ad armare Israele, nonostante le condanne dell'ONU per i crimini di guerra.

Soddisfatto il movimento BDS: "il boicottaggio è uno strumento nonviolento che ha contribuito a porre fine all'apartheid in Sudafrica e oggi può fermare il genocidio in Palestina".

La casa prima di tutto - In Finlandia non si dorme più in strada

Negli ultimi anni, la Finlandia ha attirato l'attenzione internazionale per il suo approccio innovativo nella lotta al fenomeno dei senza dimora. Adottando il modello "Housing First - La casa prima di tutto", il paese ha ridotto drasticamente il numero di persone che vivono in strada. Si tratta di una politica innovativa che fornisce immediatamente una casa stabile e permanente, accompagnata da supporto sociale personalizzato, invece di richiedere che le persone risolvano prima i loro problemi (come dipendenze o disturbi mentali) per ottenere un alloggio. L'idea di base è semplice: la casa è un diritto umano fondamentale, e solo avendo un tetto sulla testa si possono affrontare con successo le altre difficoltà. Un metodo che funziona.

La Finlandia ha adottato ufficialmente l'Housing First nel 2008, integrandolo nelle politiche nazionali. Il governo, in collaborazione con organizzazioni non profit e comuni, ha investito nella costruzione e riqualificazione di alloggi destinati ai senzatetto, garantendo contratti di affitto regolari e supporto continuo. I risultati sono stati straordinari. Oltre 4.500 persone hanno ottenuto una casa stabile. Il numero di senzatetto è diminuito del 35% tra il 2008 e il 2021 e nelle grandi città, come Helsinki, il fenomeno è quasi scomparso. A differenza di altri paesi europei, dove i senzatetto sono spesso costretti a dormire in ostelli, centri di accoglienza o alberghi popolari (quando va bene) in Finlandia l'80% delle persone assistite mantiene la propria abitazione a lungo termine.

Sono molti i vantaggi derivati da questo ribaltamento delle politiche sociali: La casa non è un premio, ma il punto di partenza per la riabilitazione. Ogni persona riceve assistenza psicologica, medica e lavorativa su misura. Infine esistono programmi specifici di prevenzione, che aiutano chi rischia di perdere la casa, evitando nuovi casi di homelessness. L'Housing First è infine una politica economicamente vantaggiosa, visto che riduce i costi sanitari, legali e di emergenza legati al fenomeno dei senzatetto. La Finlandia dimostra così che è possibile stare dalla parte dei più poveri, ma che serve volontà politica, investimenti e un cambio di prospettiva. Altri paesi, tra cui l'Italia (anche Firenze), stanno sperimentando modelli simili, ma spesso con meno coerenza e risorse, visto e considerato che per la politica italiana, a tutti i livelli, i poveri non sono una priorità. Non quanto il riarmo almeno.

Semi di resistenza - Una mostra fotografica sul lavoro di MEDU

Fino al 12 luglio la biblioteca Piero Thouar in piazza Tasso ospita la mostra "Semi di resistenza", con fotografie di Silvia Berlingozzi che raccontano il lavoro quotidiano della clinica mobile di Medici per i Diritti Umani.

Il camper di MEDU - "Un camper per i diritti" - si muove tra Firenze, Pistoia e Prato dal 2004, con l'obiettivo di raggiungere i più vulnerabili, come le persone che vivono in strada o in insediamenti informali, e offrire una prima assistenza sanitaria e un orientamento sui servizi. Il progetto promuove la tutela della salute, la conoscenza dei diritti fondamentali e l'accesso ai servizi sociosanitari presenti sul territorio, e si basa sulla presenza di un team multidisciplinare, composto da un coordinatore di progetto, un coordinatore clinico, mediatori linguistico-culturali e un ampio gruppo di volontari, tra cui medici e operatori socio-legali.

Attraverso il linguaggio della fotografia e le testimonianze raccolte dagli operatori, questa esposizione vuole raccontare le storie di chi spesso resta invisibile, e avvicinare la cittadinanza alle dinamiche che portano alla marginalità e alla negazione dei diritti fondamentali, come quello alla salute. Problemi che colpiscono un numero crescente di persone, anche nel territorio fiorentino.

A Firenze la sede di MEDU è in via Monsignor Leto Casini, 11 (ex FILA). co-firenze@mediciperidirittiumani.org - https://mediciperidirittiumani.org/

Fine Vita, firmare per una legge dal basso

È partita anche a Firenze la raccolta firme per una proposta di legge che mira a legalizzare tutte le scelte di fine vita, inclusa l'eutanasia, garantendo il pieno coinvolgimento del Servizio Sanitario Nazionale. L'iniziativa, promossa da realtà come l'Associazione Luca Coscioni e altre, punta a colmare il vuoto legislativo su un tema chiave delle nostre esistenze.

La proposta prevede che i maggiorenni capaci di intendere e volere, affetti da malattie irreversibili o sofferenze insopportabili, possano richiedere l'accesso a misure di morte medicalmente assistita, con garanzie di tutela e controllo pubblico. Il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe un ruolo chiave nel garantire percorsi sicuri, evitando disparità tra chi può permettersi cure all'estero e chi no. "È una questione di dignità e libertà", sostengono i promotori, ricordando casi come quelli di Dj Fabo e di altri italiani costretti a rivolgersi a cliniche svizzere. Per tutte le altre informazioni è possibile visitare il sito https://www.associazionelucacoscioni.it/

La lotta 8x5 diventa un film

Dopo "E tu come stai?", il film dedicato alla ex Gkn, Filippo Maria Gori torna con un progetto di film-documentario sul lavoro. "Una vita più bella", sostenuto dall'Istituto Ernesto De Martino e dall'archivio Aamod di Roma, racconterà la storia della vertenza "8X5", attraverso i volti, i racconti, le esperienze di vita degli operai dei macrolotti pratesi e dei giovani sindacalisti e sindacaliste dei SUDD Cobas che accompagnano la loro lotta.

Le storie di Emma, Riccardo e Sofia si intrecciano con quelle di Abbas, Mehdi e Faisal, tra scioperi, tendate, picchetti, cortei, momenti conviviali e iniziative mutualistiche, tra cui una scuola di italiano. "Senza paura - si legge nel progetto-, per un tempo di vita che non attende l'esito delle vertenze per liberarsi". Una vita più bella appunto. Bella come la lotta di classe.

  • boicottaggio
  • Israele
  • Coop Firenze
  • BDS
  • Palestina
  • Gaza
  • Housing First
  • Finlandia

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Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzoVari (Marta Benettin, Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Rubriche

!Rubriche

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Quanto ne sai di femminismo?

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Dodici punti per giocare a Vero/Falso sotto l'ombrellone.

1. Il femminismo italiano è nato nel secondo dopoguerra. 2. La legge sul divorzio è stata introdotta in Italia nel 1970. 3. In Italia, le donne hanno potuto diventare magistrate a partire dal 1953. 4. La legge sul "delitto d'onore" è stata abolita in Italia nel 1981. 5. La parola "femminicidio" è stata usata per la prima volta in Italia negli anni 2000. 6. Il movimento "Non una di meno" è nato in Italia negli anni Novanta. 7. Il femminismo italiano si è identificato con i partiti di sinistra. 8. Margherita Hack ha sostenuto pubblicamente battaglie femministe. 9. Il femminismo intersezionale tiene conto solo delle questioni di genere. 10. Nel 2023, in Italia è stato istituito il "giorno per tutti i femminismi". 11. Lina Merlin è stata una delle prime donne parlamentari e ha lottato per i diritti civili. 12. Il catbruising rientra nella violenza di genere.

RISPOSTE: 1. Falso – Le prime forme di femminismo in Italia risalgono già all'Ottocento. 2. Vero 3. Falso – Le donne italiane sono potute diventare magistrate solo a partire dal 1963. 4. Vero – Fino al 1981 il delitto d'onore era previsto dal codice penale italiano. 5. Vero – Ha cominciato a diffondersi grazie a inchieste giornalistiche e attivismo sociale. 6. Falso – È nato nel 2016, ispirandosi al movimento argentino "Ni Una Menos". 7. Falso - Pur avendo forti legami, molti movimenti femministi hanno criticato anche la sinistra per il suo maschilismo. 8. Vero 9. Falso – Il femminismo intersezionale considera anche razza, classe, orientamento sessuale, ecc. 10. Falso – Purtroppo non esiste (ancora) un giorno ufficiale in Italia. 11. Vero – Fu anche promotrice dell'abolizione delle case chiuse. 12. Falso - si tratta del catcalling.

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Il platano delle Mulina

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Nel cuore verde del Parco delle Cascine, a Firenze, si erge un platano (Platanus hispanica Mill. ex Münchh), tanto splendido quanto dimenticato, con una gran forma, una bella chioma, un magnifico portamento. Le sue misure sono notevoli e quando in inverno le sue foglie sono a terra si può apprezzare ancor più la maestosa struttura che lo sostiene. Quando ebbi la fortuna d'incontrarlo era un giorno d'inverno, con un amico visitavamo il parco dove passeggiavano tanti altri cittadini e cittadine, e durante il nostro percorso a piedi ci riempivamo gli occhi di bellezza e raccontavamo aneddoti sul legame fortissimo tra gli alberi e le genti della città.

Stavamo aggiornando le misure degli alberi monumentali delle Cascine quando ai margini del Parco, nascosto dal vicino torrente Mugnone, in terra di nessuno, abbiamo incontrato il magnifico platano, libero di vegetare, indisturbato, i falsi frutti tondi come acheni di colore marrone, palline pronte sui rami a dissolversi con il vento: è stata una sorpresa anche per noi, non pensavamo che il torrente sfociasse qui, da questo lato del Parco.

Il Mugnone compie un lungo viaggio dalla Vetta alle Croci e scorre giù fino alla città di Firenze dove nei pressi del Ponte all'Indiano sfocia in Arno. A qualche centinaio di metri c'è l'Ippodromo le Mulina, per fortuna in stato di abbandono, e così abbiamo deciso di dare un nome a questo individuo maestoso: "il platano del Mugnone/Le Mulina", ed è così che è stato inserito nel Registro degli alberi.

Il torrente Mugnone scende dal monte e la sua acqua ha dato la possibilità al platano di crescere bene. A noi il platano dona l'ossigeno che ci permette di respirare: ringraziamo il Mugnone e questo platano, e assieme a loro ringraziamo ogni fratello fiume e ogni fratello albero.

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È tempo di copiare i cinesi

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Nel 2024 la Cina ha ridotto le emissioni di CO2 dell'1%. Lo sviluppo rurale e la riduzione della povertà nelle aree più remote e svantaggiate, insieme alla necessità di creare energia pulita e fermare l'avanzata dei deserti, crea le condizioni necessarie a realizzare progetti come "la grande muraglia solare", che nasce in Cina nel deserto del Kubuqui, conosciuto anche come Mare della morte. Questa muraglia di pannelli avrà una capacità di 100 GW, l'energia necessaria ad una città di 20 milioni di abitanti, sarà larga cinque chilometri e si estenderà per quattrocento Km nel deserto, evitando l'emissione di 31 milioni di tonnellate di CO2 all'anno.

Si tratta soltanto di una parte del progetto che prevede di installare 455 GW di fotovoltaico nei deserti cinesi più inospitali prima del 2030.

Dello stesso progetto fa parte anche Ruoquiang nel Deserto di Taklamakan e Midong, che con i suoi 5.260.000 pannelli solari si avvia a diventare l'impianto solare più grande del mondo.

I pannelli solari fissano la sabbia delle dune e smorzano i venti su 27 milioni di ettari di deserto, creando aree ombreggiate che riducono l'evaporazione e proteggono le colture dalle ondate di calore.

Inoltre, l'installazione dei pannelli solari può invertire il declino delle popolazioni di api ed aumentare in maniera esponenziale la diversità degli insetti e dei fiori: uno studio di Lee Walston, condotto per cinque anni su due impianti solari su larga scala nel sud del Minnesota, ha rilevato che anche i campi adiacenti agli impianti hanno beneficiato della maggior quantità di impollinatori; l'abbondanza di insetti è triplicata su queste terre.

  • femminismo
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  • delitto d'onore
  • femminicidio
  • Non una di meno
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13Segnalazioni1 articolo
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni

!Alfabeto - 21 proposte

Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.

  • A - ATTIVISMO: Nel suo libro "Rompere il Gioco - L'attivismo nel Ventunesimo secolo", Fabrizio Acanfora esplora il ruolo della protesta in un mondo dominato da sistemi oppressivi. Partendo dalla sua esperienza di attivista autistico, Fabrizio riflette sul senso della disabilità e l'impatto dell'attivismo sui diritti civili. Il libro affronta l'interconnessione delle lotte per un futuro più giusto, presentando l'attivismo come essenza quotidiana e strumento contro il nichilismo pervasivo tipico del capitalismo oppressivo. https://bit.ly/4mXnqVm
  • B - BANDIERA: Il 2 giugno, dopo 22 anni, è tornata a sfilare per le strade di Prato la bandiera della pace più grande del mondo: un chilometro di lunghezza per 13 metri di larghezza per mandare un messaggio di speranza e solidarietà al Paese e al mondo. Cucita nel 2003 con stoffe pratesi per protestare contro la guerra in Iraq, era scomparsa fino al recente ritrovamento in un magazzino a Vergaio. Restaurata e restituita al Circolo "I Risorti" de La Querce, è tornata simbolo di pace, unità e impegno collettivo. https://bit.ly/43Elfi1
  • C - CITTADINANZA: Il libro "Confini di classe - Disuguaglianze, migrazione e cittadinanza nello stato capitalista" di Lea Ypi decostruisce le narrazioni contemporanee su cittadinanza e immigrazione, dimostrando come la cittadinanza sia diventata strumento di esclusione anziché conquista universale. L'autrice, nata in Albania, immigrata in Italia e poi emigrata a Londra, argomenta che la vera frattura non passa tra nativi e stranieri, ma tra chi ha diritti e chi ne è privato. Critica la sinistra per aver smarrito la bussola di classe, inseguendo narrazioni identitarie mentre le politiche migratorie rafforzano divisioni sociali. https://bit.ly/4dUGMGu
  • D - DENUNCIA: Artists for Palestinians (Artisti per i Palestinesi) è un collettivo di artisti e attivisti attivo da oltre 20 anni a sostegno della Palestina. Il gruppo ha operato in Irlanda, Gaza, Cisgiordania e nei campi palestinesi, organizzando più di 100 eventi e fornendo aiuti umanitari. Denuncia quello che definisce genocidio a Gaza, dove 2,3 milioni di persone vivono sotto assedio, e chiede al governo irlandese di bannare completamente tutti i beni e servizi israeliani. Sui loro siti vengono pubblicate opere (foto, dipinti, grafiche) a sostegno della loro lotta. https://artistsforpalestinians.org/
  • E - EREDITÀ: "Ciò che era giusto" di Goffredo Fofi ripropone la figura di Alexander Langer (1946-1995), intellettuale eterodosso e visionario. A trent'anni dalla morte, Fofi racconta l'uomo del dialogo dalle radici cristiane, precursore dell'ambientalismo e fautore della nonviolenza. Attraverso testimonianze e scritti inediti, emerge il ritratto di una generazione "sconfitta ma non perduta". L'eredità spirituale di Langer resta straordinariamente attuale in un mondo scosso da conflitti e nazionalismi, offrendo idee per immaginare un futuro diverso. https://www.raetia.com/it/
  • F - FOSSILI: "Il prezzo che paghiamo" è un documentario prodotto da Greenpeace Italia e Recommon che indaga le conseguenze dell'inazione climatica dei governi e dell'avidità delle compagnie fossili. Il film svela il potere pervasivo delle aziende fossili nella società. Le testimonianze di Maria Gordini, colpita dalle alluvioni in Emilia-Romagna, e di abitanti della Basilicata vittime delle attività estrattive di ENI, mostrano le devastanti ricadute sociali e ambientali dell'estrazione petrolifera, dalle contaminazioni ai fenomeni climatici estremi. https://bit.ly/4453doe
  • G - GIORNALISMO: Durante la puntata del 25 Maggio scorso di "In mezz'ora" (Rai 3) Monica Maggioni intervista Anna Foa, storica e autrice del libro "Il suicidio di Israele", per capire cosa accade dentro la Stato ebraico, le critiche al governo Netanyahu, le manifestazioni, ma anche l'apparente impossibilità di un cambio di passo. "In Israele c'è un governo di estremisti, di terroristi, di assassini," afferma Anna Foa "che va avanti per la sua strada indipendentemente dalle critiche. Le proteste ci sono, sono cresciute, ma non hanno effetto. Non bastano". Sono stati 10 minuti di televisione molto rara di questi tempi. Disponibile su raiplay.it. https://bit.ly/3HDylU4
  • H - HASSAN: "Hassan e il genocidio" è il diario illustrato dell'assedio di Gaza, nato dall'incontro tra le parole del giornalista Alhassan Selmi e i disegni di Marcella Brancaforte, curato da Raffaele Oriani. Alhassan Selmi è un giornalista, fotografo e videomaker palestinese. Nato a Gaza; scrive tra freddo e paura, con i caccia sopra la testa; Brancaforte gli dà voce e colore. Insieme denunciano l'orrore ignorato dai media, portando la loro mostra Be my Voice nei luoghi dimenticati, lontani da quella narrazione che anestetizza coscienze e normalizza la violenza. https://bit.ly/4jQbXEu
  • I - INDIGENZE: "Bird" di Andrea Arnold è un film che racconta Bailey, dodicenne, che vive in una casa occupata con il padre Bug, spacciatore di muco allucinogeno di rospo. La regista si conferma come narratrice delle nuove indigenze londinesi, con camera a mano, e immersione totale nel mondo degli emarginati. Quella di Arnold è l'Inghilterra delle sub-culture a modo loro resistenti, una povertà ribelle, non quella della working class orgogliosa e bastonata di Mike Leigh e Ken Loach. https://bit.ly/3SISD0R
  • L - LOBBY: The Greenmonki si definisce come attivista sociale e ambientale, oltre che EU-nerd. Il suo ultimo video è un tour delle lobby più potenti dell'UE che stanno cambiando la nostra vita senza che ce ne accorgiamo. Questo lavoro si concentra sul FTI Consulting, una delle più grandi aziende di lobbying al mondo con un budget annuale di 8 milioni di euro, oggetto di un'inchiesta del New York Times per le sue pratiche molto discutibili nel settore dei combustibili fossili. Se avete bisogno di una consulenza per salvare la vostra reputazione mentre state distruggendo il pianeta, rivolgetevi pure a loro. https://bit.ly/44bvWbV
  • M - MATITA: Mona Chalabi è una giornalista visiva: i suoi disegni le hanno già valso un premio Pulitzer. In un articolo per il Guardian, ha "disegnato" i numeri della devastazione a Gaza: cibo bloccato, case distrutte, vite perdute. Questi i numeri: il 25% muore di fame. L'85% è sfollato, Rafah ospita 1,5 milioni in tende inadeguate. Malattie si diffondono, bambini muoiono di malnutrizione. Dall'1% ucciso a gennaio, ricercatori prevedono fino a 85.750 morti aggiuntivi se la violenza crescesse. Senza dire una sola parola, Mona Chalabi ci ha informato, con la sola forza della matita, che Gaza è il posto più pericoloso al mondo per essere bambini. https://bit.ly/440PVcg
  • N - NAHARINA: Naharina significa "popolo del fiume", ma oggi quei fiumi – l'Eufrate e il Khabur – sono prosciugati da scelte politiche distruttive. Il documentario "Naharina", del giovane regista catalano Ferran Domènech Tona, parte da questa assenza per raccontare una Siria che resiste: tra comuni autogestite, cooperative orizzontali, case delle donne e forze di sicurezza comunitarie, emerge un esperimento sociale fondato sulla democrazia dal basso. In un contesto di guerra strisciante, il film testimonia una lotta silenziosa per la dignità e l'autonomia. Disponibile sulla piattaforma opendbb.it. https://openddb.it/film/naharina/
  • O - OVERSHOOT: Il 24 luglio 2025 cade l'Earth Overshoot Day: da quel giorno l'umanità avrà esaurito le risorse che la Terra può rigenerare in un anno. In un anno, consumiamo il 180% della capacità del pianeta, come se avessimo 1,8 Terre. Il sovrasfruttamento accelera crisi ambientali globali. L'anticipo di otto giorni rispetto al 2024 è dovuto a una stima rivista sugli oceani e a un lieve aumento dell'impronta ecologica. Ci vorrebbero 22 anni per ricreare un equilibrio ecologico. L'Italia, invece, ha raggiunto il suo overshoot day già il 6 Maggio scorso. https://bit.ly/4jPneF9
  • P - PACE: Il virtuoso mandolinista Avi Avital presenta una nuova serie di registrazioni che esplorano tre regioni geografiche distinte: Italia, Spagna, Mar Nero. Il risultato è stato il disco "Song of the Birds". Il progetto celebra le tradizioni popolari e la loro influenza sui compositori classici, con la partecipazione di artisti ospiti. Qui segnaliamo una rilettura della pizzica salentina affidata alla voce di Alessia Tondo. L'album si conclude con "Song of the Birds", canzone catalana resa famosa da Casals che simboleggia il desiderio universale di pace. https://bit.ly/3Zqxc8z
  • Q - QUESTIONI: "Uguaglianza. Che cosa significa e perché è importante" è un dialogo, pubblicato da Feltrinelli, tra Thomas Piketty e Michael J. Sandel sulle radici della disuguaglianza e sulle vie per superarla. Giustizia sociale, meritocrazia, potere e ricchezza sono al centro di un confronto serrato che interroga il presente democratico. Dalla tassazione al clima, dal populismo alle migrazioni, i due autori offrono visioni lucide e complementari, mostrando come l'uguaglianza sia una meta difficile, ma necessaria per una società più giusta. https://bit.ly/4mS8AiV
  • R - RIVOLUZIONE: Il podcast "La pace rivoluzionaria secondo Claudio Napoleoni" (Radio Rai) curato da Gabriele Guzzi, ripercorre le idee di uno degli economisti più significativi d'Italia. Si esplorano concetti chiave come laicità, alienazione e liberazione. Per l'economista, la teoria deve trasformarsi in critica dell'economia politica, mantenendo rigore scientifico e passione politica. Il suo pensiero radicale punta a una trasformazione sociale profonda, legando la disciplina al movimento reale contro alienazione e sfruttamento. "La rivoluzione è quella che si fa con la pace" dice Napoleoni, "e non con le armi". https://bit.ly/43EpABJ
  • S - SPIRE: Federica Fragapane è una illustratrice di dati. In un suo lavoro recente, ha visualizzato l'intensificarsi della densità di popolazione nella regione di Rafah, la porta d'accesso a Gaza, in seguito ai bombardamenti Israeliani. Ha visualizzato il numero di persone che si concentravano in quella regione con delle spire che si infittiscono con il passare del tempo fino a sovrapporsi, tanto da non lasciare più intravedere il fondo. Prima della guerra, la regione di Rafah ospitava circa 250.000 abitanti. A febbraio 2024, la popolazione è cresciuta fino a 1,5 milioni. Un aggiornamento al 2025 delle illustrazioni di Federica forse non sarebbe possibile perché già allora, un anno e mezzo fa, non c'era più spazio per aggiungere nuove spire. https://bit.ly/4kVkkA5
  • T - TERRA: "TerraLenta" è un nuovo festival cinematografico internazionale dedicato all'ambiente. Dal 23 al 27 luglio 2025 trasformerà il borgo di Pignola (Basilicata) in un centro d'avanguardia della riflessione sulle questioni ambientali con proiezioni, convegni, dibattiti, laboratori e incontri con ospiti speciali. Un progetto plasmato da Fuorsentiero, associazione di promozione dell'Appennino Lucano, che da anni diffonde cinema di tema ambientale attraverso rassegne cinematografiche indipendenti in alta montagna, in contesti desueti, volutamente diversi dagli ambienti urbani. terralentaff.it
  • U - UNIVERSITÀ: Nel suo ultimo film, "Fuori", Mario Martone esplora il condizionamento infinito del carcere attraverso il racconto della detenzione della scrittrice Goliarda Sapienza. Ispirato al diario "L'università di Rebibbia", il film racconta come le detenute rimangano "dentro anche quando sono fuori". Per Goliarda, Rebibbia diventa una vera università che insegna, senza illusioni, l'autentica dimensione della convivenza umana. In quell'universo spietato, Sapienza scopre solidarietà, calore e amicizia, impossibili nel mondo esterno dove paradossalmente si è meno liberi. https://bit.ly/43Ujdcn
  • V - VOCE: Anoushka Shankar, figlia del leggendario Ravi Shankar, ha fatto del sitar, lo strumento della tradizione indiana, la sua voce personale e universale. Dalla musica classica indiana alle contaminazioni con pop, soul e folk, ha costruito un linguaggio sonoro inedito, che l'ha portata sui palchi più prestigiosi del mondo. A Luglio si esibisce Spoleto con una formazione d'eccezione, presentando "Chapter III: We Return to Light", conclusione di una trilogia che unisce echi ancestrali e visioni contemporanee, in un viaggio musicale intimo, potente e trasformativo. https://bit.ly/3FhQzt5
  • Z - ZUCCA: Dal 25 al 28 luglio, nel carcere di Volterra va in scena "Cenerentola", nuovo spettacolo della Compagnia della Fortezza fondata da Armando Punzo. Riscrittura originale della fiaba, è un viaggio, dentro la zucca trasformata in carrozza, attraverso arte, scienza e conoscenza, alla ricerca di una "vita senza paura". Con scenografie visionarie e tableaux vivants in trasformazione, lo spettacolo ambisce a dar forma concreta a un'utopia. Per realizzarlo, è attiva una campagna di crowdfunding fino al 1° agosto, con ricompense esclusive per chi sostiene il progetto. Passiamo parola! https://bit.ly/4e4xU1q
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Vite di scartoValentina Baronti · Infine - Ultima pagina

!Vite di scarto

Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti

Wasteocene. Il termine è stato coniato dallo storico dell'ambiente Marco Armiero, autore del libro "L'era degli scarti", che non parla di rifiuti, ma di scarti, appunto, dove a essere sacrificati non sono solo oggetti e imballaggi che invadono il pianeta, ma anche uomini, animali e intere comunità. In nome del profitto, si sfruttano i territori per il benessere di pochi e il sacrificio di molti. Così, i processi economici e produttivi che regolano le nostre vite lasciano dietro di sé macerie, morti e distruzione fino a influire in maniera devastante non solo sull'ambiente e sulla salute, ma anche nelle relazioni umane, creando una miriade di comunità discarica.

È un concetto che, in qualche modo, politicizza il più noto termine Antropocene: "L'idea che sta dietro al concetto di Antropocene – ci ha detto Armiero – è che l'intera specie umana sia responsabile della grande crisi socio-ecologica in cui ci troviamo, senza definire chi è responsabile di cosa. Sarebbe come dire che l'Europa colonialista ha le stesse responsabilità dei paesi che sono stati invece colonizzati".

E questa è la prima parte della storia, la seconda invece racconta come reagiscono queste comunità subalterne alle relazioni di scarto che il capitalismo impone. "L'antidoto – ci dice Armiero – sono le relazioni di cura e condivisione, che spesso si sviluppano proprio nelle comunità discarica. Nel libro, in particolare nell'ultimo capitolo, che si intitola 'Sabotare il Wasteocene', racconto una serie di storie in cui queste relazioni, che chiamo di commoning, sono state particolarmente potenti".

Si va dalla resistenza di una piccola cittadina catalana sommersa dalle polveri di un cementificio che incenerisce rifiuti, al lago che combatte all'ex Snia di Roma.

La narrazione è lo strumento più potente che abbiamo ed è una delle migliori operazioni di cura che possiamo mettere in campo, noi subalterni. Tramandare una storia vuol dire raccontare che una vita bella è possibile e che sta a noi costruirla, pezzettino per pezzettino.

  • Wasteocene
  • Antropocene
  • scarti
  • ambiente
  • capitalismo
  • comunità discarica
  • commoning
  • resistenza

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