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INFOGRAFICA
Frontiere mortali
Felice Simeone · Fuori Binario n. 275, Estate 2025, pagina 4
!Frontiere mortali
Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone
Ignorata ma non casuale: è la strage continua di migliaia di migranti sulle rotte europee
Dal 2014 a oggi, circa 75.000 persone nel mondo hanno perso la vita nel tentativo di attraversare confini in cerca di un futuro migliore. È quanto emerge dai dati raccolti dal Missing Migrants Project dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), che da oltre dieci anni documenta le morti e le sparizioni di migranti in tutto il mondo. Si tratta, è bene chiarirlo, di una stima al ribasso: molte morti, infatti, non vengono segnalate, i corpi non ritrovati, le identità non accertate.
Nel solo 2024, sono state riportate più di 9.000 persone morte o disperse: un numero mai così alto da quando è iniziata la rilevazione sistematica. La rotta più pericolosa resta il Mediterraneo, dove sono morte più di 30.000 persone. La gran parte di questi decessi si concentra lungo la rotta del Mediterraneo centrale, quella che collega la Libia e la Tunisia con le coste italiane. A queste si sommano i decessi della rotta del Mediterraneo Occidentale (rotta verso la Spagna, 4.400 morti) e del Mediterraneo Orientale (persone che partono dal Medio Oriente, 2.500 morti). Le cause di morte sono principalmente legate ad annegamenti, naufragi, incidenti in mare aperto.
Tra le tragedie simbolo di questi anni, resta indelebile il ricordo del naufragio di Cutro, avvenuto il 26 febbraio 2023 al largo delle coste calabresi. Un'imbarcazione con a bordo circa 180 persone, provenienti in gran parte da Afghanistan, Pakistan, Iran e Siria, si è spezzata a poche decine di metri dalla riva. Le vittime furono almeno 94, tra cui 35 bambini. Anche il naufragio al largo di Pylos, in Grecia, avvenuto nel giugno 2023, ha lasciato un bilancio devastante: circa 600 persone disperse, probabilmente morte. Erano stipate su un peschereccio partito dalla Libia, ignorato per ore dalle autorità malgrado le segnalazioni.
Migliaia sono stati anche i morti fra chi cercava di oltrepassare le frontiere terrestri, sia interne che esterne, dell'Europa; qui, molti migranti muoiono soprattutto per ipotermia, sete, fame o in seguito a incidenti durante la traversata terrestre; altri ancora vengono uccisi da trafficanti o restano vittime di violenze lungo le rotte.
I dati dell'IOM rivelano che oltre il 65% dei corpi non viene identificato. Questo fatto non solo testimonia l'estrema vulnerabilità dei migranti, ma rappresenta una ferita collettiva: uomini, donne e bambini scompaiono nel silenzio, senza nome né storia.
È una realtà che sostiene l'accusa di molte ONG: le politiche di contenimento dei flussi, attuate attraverso accordi con paesi terzi e respingimenti sistematici, aumentano la pericolosità delle rotte e alimentano il mercato illegale dei trafficanti: è proprio in seguito a queste politiche che il Mediterraneo è diventato, negli anni, un cimitero liquido. E l'Europa, nonostante la consapevolezza e i proclami, continua a tralasciare un piano strutturale che metta al centro la vita umana, e non i consensi elettorali. I corridoi umanitari restano marginali, le vie legali d'accesso insufficienti. La gestione securitaria ha preso il sopravvento su quella umanitaria, con risultati sotto gli occhi di tutti: migliaia di morti, migliaia di famiglie che non sapranno mai dove piangere i propri cari.
Nel linguaggio istituzionale, questi decessi vengono spesso classificati come "incidenti", come se fossero inevitabili. Ma la ripetitività, la prevedibilità e l'assenza di risposte strutturate dimostrano il contrario: siamo di fronte a una strage che si consuma sotto gli occhi di tutti e destinata a ripetersi.
Il progetto Missing Migrants non nasce per fini statistici, ma per denunciare una realtà invisibile, per restituire almeno un frammento di memoria a chi ha perso tutto, persino il diritto di essere ricordato. Un dato è certo: queste morti non sono un effetto collaterale. Sono il prodotto di scelte politiche, di omissioni, di un'Europa che ha smarrito la sua vocazione originaria di rifugio e di pace.
https://missingmigrants.iom.int/
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Uscito sul numero 275 (Estate 2025), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
